martedì 16 luglio 2019

I racconti dell'occultismo di Vasco Mariotti - Recensione -

Copertina realizzata da Riccardo Fabiani

Vasco Mariotti oggi è sconosciuto ai più, tranne forse a qualche sparuto gruppo di appassionati del giallo che lo ricordano ancora per alcune sue opere uscite nella collana giallo della Mondadori: L’uomo dai piedi di fauno (1934) e La valle del pianto grigio (1935). Ridurre però la produzione di Mariotti a solo questo settore della narrativa sarebbe  un vero sbaglio. Mariotti fu un scrittore dalle grandi capacità, abile nello spaziare in molti generi, dai romanzi storici ai cappa e spada, con puntate anche nel mondo dell'orrore, denotando un aspirazione per la letteratura popolare riuscita e vivace.

I destini dello scrittore si legano a doppio filo con la casa editrice Nerbini, che nell'anteguerra non aveva nulla da invidiare alla Mondadori (con tanto di pubblicazioni direttamente concorrenti a quelle della casa rivale come i "disco giallo", rivali dei gialli Mondadori), tanto da pubblicare per prima le avventure di Topolino sul suolo nostrano. Le pubblicazioni della Nerbini erano popolari nel vero senso del termine, con una produzione concentrata su piccoli libretti dal formato ridotto (e dal prezzo molto allettante), denotati da un linguaggio semplice e con storie che si concentravano su patos e senso d'avventura (con una qualità dei testi non sempre ottimale, con alcuni strafalcioni anche durante la fase di stampa). La collana nacque nel dopoguerra per le esigenze naturali dopo un periodo di dittatura, di fatti le storie presenti in questa raccolta hanno le più disparate localizzazioni (dalla Norvegia al Marocco, Dal Sud America all'Irlanda) cosa che durante il fascismo era ovviamente improponibile, purtroppo la serie non ebbe fortuna e si concluse al quarto volume (come la gran parte della produzione della casa editrice, che di li a poco perse pian piano il terreno contro la diretta rivale).

sabato 13 luglio 2019

I celebri casi del giudice Dee (autore anonimo. Recuperato e tradotto da Robert Van Gulik) - Recensione -



Durante la seconda guerra mondiale il diplomatico Robert van Gulik decise di tradurre un romanzo cinese anonimo quasi totalmente dimenticato (si trattava proprio di "Celebri casi del giudice Dee", stampato a Tokyo in 1949). Grazie a questo lavoro l'autore si appassionò a questo genere letterario e convito delle sue potenzialità rispetto alla sua controparte occidentale decise di scrivere nuove storie sull’infallibile giudice Dee, protagonista del romanzo, realmente vissuto in epoca Tang.

L'opera come detto è probabilmente il lavoro di un animo cinese del XVIII secolo, sullo stile delle cronache delle avventure dei magistrati distrettuali,  un genere che però non era ben visto dall'élite culturale cinese che lo considerava un genere poco degno per i letterati di alto livello (probabilmente per questo motivo il romanzo è arrivato in forma anonima).

Il giudice Dee in una antica stampa
La trama vede il giudice Dee affrontare tre diversi casi molto complessi: un doppio omicidio che vede coinvolti alcuni mercanti della seta, un caso di morte naturale ma che ha lasciato alcune ombre di dubbio e la morte improvvisa di una sposa durante la prima notte di nozze.

Questo giallo cinese è come tutti i suoi simili molto diverso dalla controparte occidentale. Per prima cosa si tratta di un genere formatosi molto prima che in occidente (nella sua forma definitiva si parla del sedicesimo secolo ma i primi tentativi sono molto più antichi). Altro aspetto interessante è il fatto che il ruolo del "detective" è assunto dal giudice, un funzionario statale che viene considerato come il “padre e madre del popolo” visto che non solo dirige le funzioni civili del distretto di cui è incaricato ma ha anche il compito di amministrare la giustizia.

lunedì 1 luglio 2019

El Borak - Avventuriero del Deserto di Robert E. Howard - Recensione


Questo volume inaugura la nuova veste grafica delle pubblicazioni Elara (perlomeno nella collana Libra Fantastica) e con l'annuncio che il 2019 sarà un anno ricco di pubblicazioni per gli amanti del bardo texano.

Francis Xavier Gordon detto El Borak ha l'incredibile primato di essere stato il primo dei personaggi howardiani a venire alla luce (Howard dice di averlo iniziato ad immaginare intorno ai dieci anni) ma paradossalmente anche uno degli ultimi a venire pubblicato. Subendo quindi un continuo processo creativo di revisione e ripensamenti di cui non è facile trovare i giusti punti di collegamento.

Della vita Francis Xavier Gordon prima del suo arrivo nell'arrido Afghanistan all'inizio ‘900, si sa poco e nulla, si mormora solo che sia stato costretto a fuggire dalla legge dopo qualche fattaccio nel Sudovest americano e abbia perciò abbandonato la sua attività come pistolero. Grazie alla sua rapidità nell'estrarre la pistole, coraggio e affinità al barbaro codice d'onore delle popolazioni locali si è costruttivo una propria leggenda di astuzia e forza micidiale che ha fatto presa anche tra le feroci tribù degli altipiani.

Non solo un grande fan di questo personaggio, visto la sua tendenza ad essere fin troppo abile e misterioso, ma il luogo in cui si muove e le razze che abitano i posti da lui visitati sono veramente interessanti.

I racconti presenti in questa edizione sono:

La figlia di Erlik Khan: fu pubblicato su Top-Notch nel Decembre 1934 e rappresenta la prima avventura in cui compare El Borak. In questa avventura il nostro protagonista viene prima ingannato da un gruppo di inglesi che lo hanno assunto come guida, poi parte al loro inseguimento per vendicarsi della morte di un suo caro amico in una città dove si praticano ancora antichi e diabolici riti. Qui trova una sua giovane amica imprigionata a causa dalla propria vanità che gli chiede aiuto per scappare. I due eventi si uniranno in una sanguinaria vendetta da parte di El Borak. A mio giudizio un racconto molto carino ma nulla di eccezionale.

Il Falco delle Colline: Pubbicato nel Giugno del 1935 sul pulp magazine "Top-Notch", con tanto di copertina dedicata (una delle poche storie di El Borak che Howard vide pubblicare). La trama vede El Borak coinvolto in una faida sanguinaria con Afdal Khan, evento che sta sconvolgendo i traffici commerciali della regione. Ovviamente l'impero inglese non può gradire la situazione e infatti manda un suo intermediario, Geoffrey Willoughby, per tentare di redigere un accordo di pace. I piani di Willoughby vanno in breve tempo in fumo a causa della resistenza delle due parti. Alla fine sarà proprio El Borak a giocare l'inglese in modo da far uscire allo scoperto Afdal Khan e ucciderlo. Questo è sicuramente uno dei miei racconti preferiti tra quelli proposti, sia per l'interessante scontro di visioni tra il pacifico Willoughby e il guerresco El Borak proposta da Howard, sia per l'ottimo combattimento finale tra i due contendenti. Il racconto mostra poi che Francis Xavier Gordon ha sempre un piano e una meta da raggiungere.

Il Sangue degli Dei: Fu pubblicato sul numero di luglio 1935 sul pulp magazine Top-Notch. Un gruppo di soldati di fortuna cerca un modo per rubare un pugno di rubini chiamati "Il Sangue degli Dei" in possesso dell'eremita Al Wazir. A mettergli i bastoni tra le ruote ci pensa Gordon, visto che l'eremita è un suo vecchio amico. A causa di una serie di eventi il capo della banda ed El Borak finiranno per formare un breve alleanza difensiva prima della scontro finale. Il racconto mi è piaciuto, sopratutto nella parte dove El Borak assieme al suo avversario deve difendersi dall'assedio di un gruppo di arabi. Peccato che poi il finale frettoloso e anticlimatico rovini completamente tutto lo sviluppo intrapreso, con tanto di rinsavimento da un personaggio a causa di una forte botta in testa.

La Terra del Coltello (I Figli del Falco): pubblicato nell'agosto del 1936 sul pulp magazine "Complete Stories": Staurt Brent è un campione del gioco d'azzardo ma nonostante la sua anima nera ha un proprio codice morale che non gli permette di evitare di accettare la richiesta di un suo amico in punto di morte. Brent si ritrova quindi coinvolto in un gigantesco complotto orientale volto a sconvolgere il mondo (nel classico stilema del pericolo giallo in voga nelle pubblicazioni pulp). L'unico che può fermalo è El Borak, che però non si sa dove sia, quindi il protagonista parte alla sua ricerca nel temibile oriente. La storia riprende in parte il canovaccio presente in "Il Falco delle Colline", ma lo arricchisce di ulteriori interessanti dettagli e personaggi. Sicuramente il racconto migliore tra quelli presenti, forse anche perché El Borak non è al centro della vicenda fino alla quasi conclusione del racconto, lasciando quindi molto spazio a vari personaggi orientali.

Il Figlio del Lupo Bianco: pubblicato nel Dicembre del 1936 sul pulp magazine "Thrilling Adventures". Una rivolta araba sta per portare ulteriore caos nel già traballante equilibro della prima guerra mondiale, sta a El Borak trovare il modo di sconfiggere la minaccia. Racconto abbastanza deludente, senza vizzi o virtù particolari.

L'Arrivo di El Borak: Frammento di difficile datazione, probabilmente uno dei primi tentativi da parte di Howard di mettere su carta il suo personaggio. Il pezzo si interrompe poco dopo un enigmatico sorriso da parte di Francis Xavier Gordon. Che Howard in quel momento avesse avuto l'idea di creare un personaggio più solare? O era solo una strategia del pistolero per conquistare l'amicizia dei predoni? Non lo sapremo mai.

Le Spade delle Colline: Interessante racconto dove il protagonista deve fare i conti con la scoperta di un piccolo villaggio di discendenti di guerrieri di Alessandro Magno che hanno mantenuto quasi totalmente le loro conoscenze al livello della Grecia classica.

Il ciclo di El Borak è in corso di pubblicazione sia presso la casa editrice Elara che presso Providence Press, cosa che ha creato una certa acredine tra le due case editrici, anche se bisogna dire che l'approccio utilizzato per la pubblicazione è completamente diverso (Elara segue l'ordine di pubblicazione dei racconti su rivista, mentre Providence si basa su una sua cronologia interna stabilità attraverso i racconti). Sicuramente al lettore che preferisce la "ciccia" ad approfondimenti e aggiunte non propriamente in linea con personaggio è sicuramente consigliata l'edizione Elara, mentre a chi interessa anche a Lovecraft (visto la presenza di una parte dell'epistolario tra i due scrittori) e una maggiore cura nella prefazione (a discapito del contenuto di racconti) è consigliata l'edizione Providence. Oppure potete fare come il sottoscritto è prendete entrambe per manie di collezione.

sabato 29 giugno 2019

Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes - Recensione -


Don Chisciotte è un romanzo spagnolo pubblicato in due volumi, tra il 1605 e il 1615, considerato non solo uno dei massimi esponenti del "Siglo de Oro" ma anche il papà del romanzo moderno. Della sua stesura si poco e nulla, il pretesto narrativo è quella di una traduzione da parte di Cervantes di un manoscritto arabo di un tale Cide Hamete Benengeli, nel quale si trovano narrate le fantastiche avventure del grande Don Chisciotte. Una trovata narrativa che permette a Cervantes di lanciarsi in storie ambigue e dubbie ma dal forte impatto narrativo.

Ma perché Don Chisciotte della Mancia è ancora oggi un romanzo letto e amato dal pubblico? Portato decine di volte su grande schermo (qui potete trovare la mia recensione del recente film di Gilliam dedicato a Don Chisciotte) in infinite versioni? In fondo a una superficiale lettura si potrebbe dire che si tratta di una semplice storia goliardica su un ometto lunatico e delle sue pazzie causate dal troppo leggere. La risposta è nel sogno che rappresenta Don Chisciotte.

Don Alonso Quijano (vero nome di Don Chisciotte) è un signorotto di campagna dalla vita tranquilla, il cui unico diletto è la lettura dei romanzi cavallereschi. La sua passione a un tratto si trasforma in apparente pazzia, visto che decide di farsi anch'egli cavaliere e partire per raddrizzare torti e ingiustizie nonostante il parere contrario dei parenti, con tanto di bella  a cui dedicare le sue imprese per non farsi mancare nulla (anche se poi nella realtà questa damigella tanto nobile e bella non era). Quindi una volta risolta l'investitura grazie a un compiacente oste (creduto un castellano) e a due damigelle volenterose (in realtà due prostitute della locanda), il nostro è pronto a compiere le sue avventure in un crescendo di sfide sempre più avventate e assurde.

Degno compare delle sue pazzie è Sancio Panza, villico gretto e concreto, che fa da contraltare al glorioso sogno di Don Chisciotte con la sua rozza razionalità, anche se accadde che anche lui finisca poi per farsi conquistare dalle avventure e dalla gesta del suo padrone (ricavandoci molti lividi e poco denaro). Due amici fatti nello stesso stampo e per questo inseparabili, tanto che l'uno senza l'altro non sarebbe lo stesso.

La seconda parte inizialmente non prevista dall'autore nasce come risposta al libro apocrifo di Alonso Fernández de Avellaneda  nel 1614 (che si dimostra però un testo di ottima qualità) e per dirimere finalmente le discussioni e dare un finale effettivo al girovagare dell'hidalgo.

Le avventure del "Cavaliere dalla Trista Figura" (visto che in uno scontro contro dei inferociti pastori perde due denti dopo aver scambiato i loro greggi per un enorme esercito) sono apparentemente folli e comiche, ma in esse si nasconde la volontà nei protagonisti di credere ciecamente ai propri ideali (La gentilezza, la giustizia, l’onore, l’onestà nello scontro, la fedeltà all’amata), ma che nel mondo reale e razionale non posso essere compresi e perciò vengo derisi e osteggiati da chi si sente "normale" e superiore. Alla fine capire cosa ci sia di effettivamente reale o cosa no diventa sempre più difficile, tanto il sogno dell'hidalgo diventa sempre più vivido e affascinate rispetto alla proclamata triste realtà quotidiana.

lunedì 10 giugno 2019

La saga di El Borak di Robert E. Howard Volume 1 - Recensione -


Francis Xavier Gordon detto El Borak è uno degli ultimi grandi personaggi howardiani ad non essere stato fino a qualche tempo fa disponibile in Italia. Per fortuna grazie a Providence Press questa lacuna è stata sopperita. In questo volume (il primo di cinque) verranno presentate le prime due storie di questo personaggio.

El Borak come immaginato da Tim Bradstreet
El Borak (il Fulmine, visto la sua abilità con la pistola) è un avventuriero texano che come il conterraneo Kirby O’Donnell è partito dal Texas per l'Afghanistan all'inizio 900. Un tigre più pericolosa dei feroci lupi afgani, che affronta le sue avventura usando tutto il suo coraggio e astuzia, ottenendo così il rispetto dalla popolazione locale.

Questo volume è una edizione veramente di gran pregio, con una cura per i dettagli veramente maniacale e ricca di un interessante glossario terminologico.

Francis Xavier Gordon è un personaggio che rispecchia moltissimo il topoi howardiano, visto la sua capacità fisica quasi sovrumana e l'uso di un codice morale duro ma applicato con rigore. Protagonista di storie che fanno del mistero e del gusto per l'avventura il loro punto di forza e tengono il lettore incollato alle pagine, il tutto contornato dal tema storico del grande gioco (pagina storica semi-sconosciuta dai più, che vide coinvolti l'impero russo e quello inglese in una guerra silenziosa per il controllo dell'Asia centrale e della ricca india, e che per certi versi ricorda molto la successiva guerra fredda).

venerdì 7 giugno 2019

Lupin III - La lampada di Aladino - Recensione -


Regia: Tetsurō Amino
Char. design: Satoshi Hirayama
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV Jap: 25 luglio 2008
Durata: 90 min
1ª TV It: 14 marzo 2009 (Hiro)


Davanti a certi spettacoli si fa tutto, anche tentare di rubare
la Gioconda usando solo un apriscatole. 
Lupin è di nuovo alla ricerca di un oggetto prezioso da donare a Fujiko (anche se bisogna dire che le armi di persuasione usate dalla ladra sono così potenti da giustificare gli intenti del re dei ladri), in questo caso la famosa lampada di Aladino. Trovata la lampada, Lupin evoca il genio, che ovviamente si palesa sotto le forme di una bellissima ragazza e chiede come premio un bacio. Il Genio però lo avvisa che per realizzare il suo desiderio si prenderà metà della sua vita, Lupin accetta e perde coscienza. Quando si risveglia si accorge di non avere alcuna memoria di quanto gli è successo nella notte passata. Il ladro non fa in tempo a rielaborare i pochi punti chiari della vicenda, che scoppia il finimondo visto che tutti sembrano essere alla sua ricerca, ma forse la bella Drew potrà mettere fine al mistero. 

lunedì 3 giugno 2019

Fantasy & Science Fiction 7 (Febbraio 2014) - Recensione



Elara con questo numero propone una serie di racconti veramente interessanti, tutti legati alla magia (sopratutto quella legata al significato recondito delle parole) e dei nefasti effetti che colpiscono i protagonisti dei racconti nell'usare in modo inappropriato tali poteri. Interessante anche l'idea che le parole possano essere un potente mezzo di comunicazione con le forze superiori.

I racconti proposti sono:

Letteromante di Ken Liu: a mio giudizio il miglior racconto di questo volume. La storia è ambientata sull'isola di Formosa o Taiwan negli anni 60 in piena guerra fredda, dove la caccia alle spie comuniste continentali è all'ordine del giorno e basta un semplice sospetto di collaborazionismo per finire sotto le grinfie della polizia segreta. Decisamente un ambiente difficile per una bambina americana, che si trova a vivere in un paese a lei completamente alieno, ma sarà proprio l'amicizia con due abitanti del posto a dargli la serenità tanto cercata. Purtroppo non sempre la realtà finisce con un lieto fine. Storia dolceamara sulla potenza nascosta nelle parole, e di come dietro a vari segni degli ideogrammi si nascondono molteplici livelli di significato e magia, tanto da rappresentare una specie di strumento divinatorio per chi è capace di leggerne il significato nascosto.

venerdì 31 maggio 2019

Zenobia - Ollio sposo mattacchione - Recensione -



Chi ha visto il film biografico di Stanlio e Ollio uscito recentemente al cinema si ricorderà che uno dei suoi temi portanti era la partecipazione di Oliver in un film senza il suo compagno di gag, definito "il film dell'elefante", che molto attrito avrebbe portato nella coppia. Quindi grazie a un recente passaggio televisivo mi sono detto che forse era l'occasione giusta per rivederlo e parlarne un po'.

Harry Langdon, Oliver Hardy e l'elefantessa Zenobia.
Nel doppiaggio italiano con il geniale nome di Gelsomina 
Nel film al contrario di quello che si crede (e su cui molti hanno speculato per trovare le prove su un certo astio nella coppia comica. Cosa falsa e ingiusta visto il profondo rapporto di amicizia del del duo) era prevista la presenza anche di Stan Laurel, ma visto che l'attore rescisse il contratto con Hal Roach per una diversa idea su come gestire i film, fu recitato da solo Hardy (e non fu il solo visto che successivamente uscirono: "Dopo Waterloo" nel 1949 assieme a John Wayne e "Le gioie della vita" (1950) di Frank Capra. Alla faccia della presunta influenza nefasta del film "con l'elefante").

Nel film Ollio (in originale Dr. Tibbett) è un medico condotto di un tranquillo paese americano in pieno ottocento, talmente buono da offrire assistenza anche a chi non ha i soldi per pagarlo, cosa che lo porta ad avere grosse difficoltà economiche. La figlia di Ollio, Mary, è innamorata dell'erede di una ricca famiglia del paese ma la sua posizione sociale è ritenuta troppo bassa dalla famiglia di lui per acconsentire al matrimonio. A portare ulteriore confusione ci pensa l'elefantessa Zenobia, che dopo le cure del dottor Ollio lo segue ovunque vada, cosa che verrà sfruttata dalla famiglia dello sposo per tentare di screditare del tutto la posizione del medico. 

lunedì 27 maggio 2019

Circe di Madeline Miller - Recensione


«Di un mortale ho la voce, che io abbia tutto il resto.»
Circe dipinta da Beatrice Offor
Circe è figlia del dio Elios e della ninfa Perseide, ma rispetto ai suoi fratelli e sorelle divini ha in se fin dalla nascita qualcosa che la rende diversa dall'infinita schiera degli altri esseri olimpici. Infatti ha un aspetto fosco, un carattere introverso e taciturno, tanto diventare quasi un peso per i propri genitori, ma sopratutto prova una forte empatia verso gli essere mortali. Dopo una serie di disavventure, tra cui la scoperta dei propri poteri magici (detti anche pharmakeia, cioè non sottostanti ai comuni vincoli degli dei ma comunque dalla difficile realizzazione), finirà esiliata sull’isola di Eea dove migliorerà le sue arti magiche e imparerà come addomesticare le bestie. Qui come un faro porterà una breve luce nelle vite di vari eroi della mitologia classica come l’inventore Dedalo, il mostruoso Minotauro, l’avventuroso Giasone e la tragica Medea, e poi naturalmente, il suo amato Odisseo, ma anche il figlio di lui Telemaco e la moglie di Ulisse, Penelope.

lunedì 20 maggio 2019

Casablanca (film) - Recensione -


Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1942
Durata: 102 min
Dati tecnici: B/N
Genere: drammatico, sentimentale
Regia: Michael Curtiz
Soggetto dall'opera teatrale di Murray Burnett, Joan Alison

Casablanca è uno di quei film storici che almeno una volta nella vita abbiamo citato o perlomeno sentito parlare da qualcuno. Uno di quelle pellicole che sono diventate il simbolo dell'era d'oro del cinema di Hollywood. Ma cosa rende così grande Casablanca? A mio giudizio non sono un singolo dettaglio o un qualche attore ma tutto l'insieme di elementi che lo compongono, quasi che il film abbia vita propria, diventando una delle storie romantiche per eccellenza.

Infatti gli elementi presi singolarmente non sono eccezionali, anzi alcuni sono abbastanza classici (l'eroe burbero ma dal cuore d'oro, il cattivo che alla fine si redime, la bella innamorata del tenebroso eroe), ma un cliché dietro l'altro e una meccanica perfetta dei vari ingranaggi del film lo rendono un capolavoro. Una continua passerella di scene emozionanti che scaldano il cuore e si fanno ricordare per sempre.

La trama: La seconda guerra sta sconvolgendo l'Europa e per chi si batte contro i nazisti sono tempi duri, tanto che molti per sfuggire alla guerra si rifugiano a Casablanca (nella cosiddetta "Francia non occupata", una sorta di porto franco dalle autorità tedesche, dove tutti sperano di ottenere un visto per espatriare poi in America. A fare da centro alle vicende c'è il famoso bar di Rick Blaine, il Rick's Café Américain, dove molti richiedenti asilo si fermano. Blaine ha un passato eroico, ma sembra essere diventato per qualche motivo un uomo freddo e indifferente delle sorti belliche. A smuovere la situazione ci penserà una sua vecchia fiamma.

martedì 14 maggio 2019

Stanlio & Ollio (2018) - Recensione -


Titolo originale: Stan & Ollie
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito, Canada
Anno: 2018
Durata: 98 min
Genere: biografico, commedia, drammatico
Regia: Jon S. Baird
Soggetto dal libro di 'A.J.' Marriot
Sceneggiatura: Jeff Pope

Stanlio e Ollio sono due dei più grandi comici di tutti i tempi, dotati di un umorismo semplice ma non banale, comicità di classe e mai volgare. Erano l'incarnazione della sempre verde coppia composta da: uno stupido irrecuperabile ma in realtà molto più intelligente di quello che si direbbe e del suo compagno, che si crede il più intelligente e furbo della coppia, ma che in realtà è più svampito del suo compagno. Una coppia comica talmente riuscita da essere conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. 

La vita dei due comici per quanto ricca di successi e soddisfazioni in campo professionale non è mai stata facile. Stan Laurel era la mente creativa del duo e molte scene presenti nei loro film devono molto della loro riuscita al suo costante lavoro dietro alle scene (tanto che negli anni della televisione Stan si dispiacesse del fatto che la pubblicità spezzasse irrimediabilmente il ritmo delle comiche), cosa non molto gradita da Hal Roach che non gradiva intromissioni nei suoi progetti. Oliver Hardy era invece un ottimo attore ma appena finivano le riprese scappava per coltivare le sue passioni (il golf, le scommesse e le donne) che lo lasciavano in breve tempo pieno di debiti e con gli alimenti delle ex mogli da pagare. Quello che però gli faceva più dividere era il loro contratto con il produttore Roach, un vero e proprio contratto capestro, dove la coppia non aveva nessuna partecipazione nei guadagni del film (o dei diritti annessi) ma riceva un semplice compenso da stabilire ad ogni contratto (e Roach poteva licenziare liberamente una delle parti senza particolari ostacoli).

martedì 7 maggio 2019

Katitzi di Katarina Taikon - Recensione -


Il 27 gennaio di ogni anno è dal 2005 giornata commemorativa stabilita dall'ONU per ricordare le vittime dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, ma anche delle altre etnie o orientamenti sessuali non accettati dall'establishment del regime. Giornata per molti inutile e pesante, ma incredibilmente utile sopratutto oggi dove il rigurgito fascista e xenofobo è sulla bocca di molti (basta andare in qualsiasi pagina FB a tema populista) sopratutto per quanto riguarda rom e immigrati. Anche l'attuale governo si è dimostrato spesso vicino a queste tendenze. Ben vengano quindi libri come quello di Katarina Taikon per farci riflettere su come spesso preconcetti e paure ativiche infondate siano spesso la causa stessa del fenomeno e sviluppo di ingiuste azioni di segregazione e rifiuto di una parte della popolazione.

La trama vede la giovane Katitzi, una bambina molto intelligente e curiosa di etnia rom di sette anni, vivere una vita tranquilla e riparata nell'istituto di cui è ospite. Diventando in breve tempo una piccola peste per la direttrice ma la beniamina degli altri bambini dell'istituto. Un giorno il papà di Katitzi torna per venirla a prendere e la bambina deve fare i conti con la scoperta della sua etnia e della loro difficile vita fatta di xenofobia e diffidenza che caratterizza la vita di tutti i giorni da zingari (come vengono chiamati da chi non è rom), che la bambina nonostante il suo impegno non riesce inizialmente a comprendere. A mitigare le difficoltà della sua nuova vita la ragazza scoprirà di avere una famiglia numerosa e molto affiata composta da un fratello maggiore, Paul, le due sorelle maggiori, Rosa e Paulina, e tre fratellini minori, due femmine e un maschio, nati dal secondo matrimonio del padre con una donna svedese che passa le giornate nella roulotte mentre il resto della famiglia deve lavorare per portare avanti il piccolo lunapark di famiglia.

venerdì 3 maggio 2019

Le Avventure di TinTin- Il Segreto dell'Unicorno


Titolo originale: The Adventures of Tintin
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Nuova Zelanda
Anno: 2011
Durata: 107 min
Genere: azione, avventura, animazione
Regia: Steven Spielberg

Creato nel 1929 dal grande fumettista belga Georges Remi, in arte Hergè, Tintin è l'eroe di una serie di fumetti che arriverà a ben 23 volumi (il ventiquattresimo non verrà mai completato a causa della morte dell'autore). Il reporter belga è il protagonista di una serie di avventure dal genere più disparato (dallo spionistico alle storie pulp, dalle imprese sottomarine allo sventamento di complotti di stato), il tutto con un tono sempre realistico ed emozionante. Ad aumentare il successo del fumetto ci sono anche un cast di comprimari veramente riusciti. Come dimenticare il capitano Haddock, burbero e inizialmente alcolizzato, dagli insulti talmente assurdi da diventare epici? I buffi Dupond e Dupont, diligentissimi ma imbranati poliziotti? Lo stralunato professor Girasole? Ma sopratutto il fidato e indispensabile cagnolino Milù, spalla fidata, che molte volte salva il proprio padrone dai guai?

Nessuno tocchi il mio amato Tintin!
Che poi che dire dello stesso Tintin? Reporter sempre alla ricerca di nuovi misteri da svelare, dalla fama di integerrimo, dalla intelligenza viva e capace anche di sporcarsi le mani con le armi da fuoco se la situazione lo richiede. Se non lo avete capito la creatura di Hergè è dopo Lupin il mio personaggio preferito, non ricordo più quante volte ho rivisto la serie tv animata.

venerdì 26 aprile 2019

I Medici - Splendore e segreti di una dinastia senza pari di Alexandre Dumas - Recensione -



I medici sono una delle stirpi più illustri e rinomate nel panorama italiano, sicuramente la più importante tra quelle che hanno arricchito il panorama artistico e scientifico italiano. Una dinastia di non illustri origini, visto che la loro ascendenza arriva fino al tredicesimo secolo in una normale famiglia borghese di stampo mercantile. Sempre pronti a grandi imprese riuscirono dome dice lo stesso Dumas a incatenare la città di Firenze prima con catene d'oro (Cosimo il Vecchio), poi d'argento (Lorenzo il magnifico) e alla fine con la nascita del ducato con catene di ferro (Cosimo I).

Tra i tamti loro primati possiamo annoverare ben tre Papi (Leone X, Clemente VII e Leone XI) e due regine di Francia (Caterina e Maria).

Come detto furono grandi mecenati e tra i più fortunati visto che in toscana in quel periodo nacquero o fiorirono i migliori artisti rinascimentali (Leonardo da Vinci, Brunelleschi e Michelangelo per citarne alcuni). Grazie alla loro attività di finanziamento collezionarono una quantità enorme di oggetti preziosi. Alla fine della dinastia il loro ultimo colpo di grandezza fu proprio quello di preservare all'interno del territorio nazionale e bloccarne l'uscita da parte della nuova dinastia regnante facendoli diventare beni indisponibili dello stato.

venerdì 12 aprile 2019

Gomòria di Carlo H. De' Medici - Recensione -



Gomòria è l'ultima pubblicazione che ho letto della mai troppo lodata Cliquot, casa editrice indirizzata alla scoperta di piccole gemme letterarie dimenticate da molti, nonostante la profonda influenza che queste ebbero nel panorama letterario dell'epoca (basti pensare che forse una copia del qui presente romanzo era presente nella libreria di Italo Svevo, con tanto di annotazioni e segnature dei punti più interessanti, da cui poi l'autore triestino avrebbe preso spunto per descrivere le nevrosi dei suoi personaggi).

Disegno dello scrittore
Di Carlo Hakim De’ Medici si sa ben poco, di probabili origini friulane sarebbe nato a Parigi nel 1887. Si interessa molto giovane all'esoterismo e alla magia bianca di stampo cristiano e all'Ordine dei Rosacroce, sviluppandola poi un contesto letterario di narrativa erotica-esoterica, molto di moda nei primi del novecento, ma che fu anche la causa del suo scarso successo letterario (visto che i pochi critici che si soffermarono sulla sua opera lo relegarono ingiustamente nel genere "Triviallitteratur" o letteratura marginale). Provetto disegnatore sarà lui stesso a illustrare con alcune tavole lo stesso romanzo. Di lui si ricordano anche altre opere come: "Nirvana d’amore" (Trieste, Bottega d’Arte, 1925), "I topi del cimitero" (Trieste, Bottega d’Arte, 1924) e Leggende friulane (Trieste, Bottega d’Arte, 1924; stampata ad Udine).

lunedì 8 aprile 2019

Monkey Island 2 l'infinito mistero dietro al finale (spoiler presenti)


Oggi vorrei parlare di uno dei più controversi finali della storia dei videogiochi, Monkey Island 2: LeChuck's Revenge. Nella stesura di questo post è probabile che faccia qualche anticipazione sulla trama del gioco, quindi se non avete giocato a questo gioco (questo è veramente male) vi consiglio di stoppare la lettura fino a quando non avrete concluso il gioco. Le conclusioni tratte sono basate sulle teorie più in voga su internet e su mie considerazioni personali, quindi non prendetele come oro colato, la verità la sa solo Ron Gilbert (e probabilmente nemmeno lui).

La copertina del primo capitolo
LeChuck's Revenge è una delle migliori avventure grafiche di sempre, forse per molti aspetti la migliore mai prodotta. Sicuramente è uno dei pochi giochi umoristici veramente divertenti da giocare in ogni suo aspetto.

Quello in cui voglio cimentarmi oggi però è il suo controverso finale. Infatti dopo aver sconfitto LeChuck nel primo capitolo e averlo apparentemente ucciso, Guybrush con la sua nota goffaggine dopo una serie di disavventure permette per errore a Largo LaGrande di resuscitare il suo vecchio capo, che ovviamente medita una tremenda vendetta sul nostro "temile pirata". In seguito a una serie di traversie Guybrush si ritrova faccia a faccia con il suo arcinemico, ma c'è qualcosa di totalmente inaspettato, LeChuck afferma di essere il fratello di Guybrush (Con il temibile pirata che si lancia nella migliore citazione di Star Wars di sempre. Infondo ci troviamo sotto lo stesso tetto), dopo una lotta accanita Guybrush scopre il vero volto umano di LeChuck mentre i genitori dei ragazzi entrano in scena arrabbiandosi con Guybrush per averli fatti preoccupare e ringraziando LeChuck per aver ritrovato il fratello. Scopriamo infatti che tutta l'avventura del temibile pirata sarebbe in realtà le attrazioni di un parco di divertimenti per ragazzi. Una finale veramente esplosivo.

martedì 2 aprile 2019

PROVIDENCE TALES n° 2 (Febbraio 2018)


Dopo la ristampa del primo volume la Providence Tales rende disponibile sempre a febbraio il secondo volume (la copertina è di Iosif Chezan). La qualità dei testi proposti è veramente di alto livello.

I racconti:

Arthur Machen
Tre racconti di Arthur Machen (La storia del sergente Richard Haughton, Il calvario di Azay e il canto di guerra dei gallesi): Tutti i racconti sono ambientati durante la prima guerra mondiale e raccontano eventi ai limiti del fantastico. Questi racconti fanno parte di un progetto di recupero e riscoperta delle opere di Machen da parte di Providence Press e di altri editori come Hypnos. Le opere di Machen furono molto elogiate da Lovecraft e personalmente non posso dissentire dal suo giudizio (anche se il secondo racconto l'ho trovato decisamente sottotono rispetto agli altri due racconti), anche se in questi racconti subiscono l'allora l'imperante influenza della propaganda alleata, con i tedeschi spesso dipinti come bruti e demoniaci. 

Saga di Steve Costigan: Il bulldog di razza di Robert E. Howard: Un marinaio, un bulldog, botte da orbi come se non ci fosse un domani e filosofia Howardiana. Cosa volete di più? Da amante dei cani non posso che promuovere questo racconto.

Il treno per Flushing di Malcolm Jameson: Una interessante rivisitazione del mito dell'Olandese Volante e dei viaggi del tempo, il tutto in chiave ferroviaria. I protagonisti sono un uomo e una donna costretti a subire le angherie di un losco pirata alla ricerca della sua nave perduta, ma più passa il tempo e più i due si accorgono che stanno tornando sempre più giovani, fino al misterioso finale.

sabato 30 marzo 2019

Fantasy & Science Fiction 6 (Dicembre 2013/Gennaio 2014) - recensione



Primo segno di difficoltà da parte di Elara di mantenere un chiaro programma editoriale nel lungo periodo (Successivamente le cose si faranno più complicate) ma visto l'alta qualità del materiale proposto non possiamo lamentarci troppo. La copertina questa volta sembra non avere una chiara attinenza con il materiale proposto, anche perché il tema principale all'interno della raccolta è molto vario.

Come Avvenne che Seosiris Perse il Favore del Re di James L. Cambias: Bella storia a tema antico Egitto, che mi ha ricordato molto il cartone Papyrus e il film "Il principe d'Egitto". La trama vede un potente mago, parente del faraone, combattere una difficile battaglia contro un mago straniere divenuto nel frattempo il preferito del sovrano (tanto da scalzarlo da tutti i suoi prestigiosi compiti e prebende). La battaglia finale finisce a favore del mago autoctono ma non tutto è volto al lieto fine. Storia carina e ben orchestrata, James L. Cambias si dimostra bravissimo nella scrittura.

Miss Prinks di Gordon R. Dickson: Miss Prinks è una tranquilla e rispettabile zitella che vive la sua vita di tutti i giorni nell'america degli anni 50. O perlomeno fino a quando la sua vita viene sconvolta dall'incontro inaspettato con un alieno di un altra dimensione che ne scombussola con le sue buone intenzioni il tran tran quotidiano. Ora Miss Prinks ha gli stessi poteri di Superman e tutte le sue problematiche, ma l'unica che cosa che conta per la donna è la sua rispettabilità minacciata dal suo nuovo status. Racconto molto divertente di Dickson che si diverte a prendere in giro una certa rigidità morale dell'America degli anni 50.


"Giudice, giuria ed esecutore legale" Plumage from Pegasus di Paul Di Filippo: Di Filippo come sempre non delude e sforna un nuovo piccolo capolavoro. Partendo da una critica di Martin per degli spoiler con rivelazioni molto importanti arrivati prima dell'uscita di un suo libro. Paul si inventa un mondo dove esiste una intera sezione giudiziaria nella quale finalmente gli scrittori potranno essere tutelati dagli ingrati lettori. Attenti a voi lettori che abbandonate una trita saga fantasy, recensori onesti o troppo falsi e truculenti fanzinari seriali! La corte distrettuale è su di voi! Il punto sicuramente più bello è quello dove il giudice dopo una lunga giornata passata a giudicare i più duri e tenaci criminali dei libri riposarsi ascoltando un audiolibro, ma facendo molta attenzione a che la propria fantasia non prenda il sopravento e sostituisca le facce degli attori della trasposizione.   

Altra Gente di Neil Gaiman: Breve racconto che parla dell'inferno e dalla redenzione delle anime. Un posto dove il dolore fisico è una doccia rinfrescante rispetto al processo vero e proprio. Tanto che alla fine sono gli stessi torturati a bramare il dolore fisico piuttosto che rivivere per l'ennesima volta un dolore provocato o un peccato commesso in vita. Il finale è sicuramente la ciliegina sulla torta della storia per quanto è ben orchestrata. 

Viaggio nel regno di M. Rickert: Avete mai avuto la sensazione che un racconto fosse così vivido da sembrare vero? Tanto da sperare che una volta alzata la testa quel mondo esista ancora? Bene questo racconto tratta qualcosa di molto simile. Inizialmente sembra una banale storia di fantasmi, ma verso la metà del racconto si scopre che quello che si è letto fa parte di un racconto scritto da una giovane scrittrice in erba che lavora in un bar dove il lettore/protagonista della storia si rifugia. Al lettore però non basta leggere la storia, lui vuole molto di più, lui vuole vivere veramente la storia. Alla fine otterrà quella che vuole ma a un prezzo salatissimo.

Gita turistica, 2179 di Robert Sheckley: L'umanità si è lasciata indietro guerre ed inquinamento, i sensi e la vita si sono espansi e allungati. Nel bene e nel male la morte è comunque sempre attiva, cosa che il malato protagonista di questo racconto dovrebbe tenere bene in mente, ma volete mettere vivere un giorno dell'edonismo più sfrenato nella bellissima Venezia? Non è un prezzo onesto da pagare alla cupa mietitrice?

Il Giorno più Felice della sua Vita di James L. Cambias: Reba Cameron sta per sposarsi e realizzare il sogno della sua vita. Strano ma vero fin da bambina è stata sempre vittima di incidenti mortali, da quali è sempre uscita fortunosamente illesa. Purtroppo sembra che tutti siano interessati a prelevare una goccia del suo sangue per scoprirne il segreto, il suo corpo però in un modo o nell'altro non permette di essere toccato. Racconto carino ma non mi ha entusiasmato, ci sono troppi salti di logica.

Fabularium di Ray Aldridge: Un essere/robot racconta per lavoro storie consolatorie oppure riflessive. Chi si rivolge a lui raramente esce con lo stesso io interiore con cui era entrato, ma nessuno può dire se in meglio o in peggio. Il protagonista è un demone volto alla distruzione delle povere vittime o un angelo che cerca di salvare delle vite? Sta a voi decidere quale visione vi aggrada di più.

Le Ragazze Corvo di Charles De Lint: Newford è un luogo magico e strane creature ne fanno il loro punto di ritrovo. Bellissimo racconto dove due ragazze corvo che lasciano una struggente malinconia a chiunque le veda.

mercoledì 27 marzo 2019

I luoghi di Lovecraft - Novissima guida ad uso del viaggiatore - recensione -


Lovecraft con i suoi racconti ha creato una serie di mondi immaginari dal fascino irresistibile (o sarebbe meglio dire folle?) che hanno trovato terreno fertile in libri, fumetti e film di ogni genere. Luoghi che ormai sono diventati quasi reali e con una propria logica, ma sempre pericolosi per chi ci si avventura, quindi una guida è sicuramente d'obbligo.

Per sfuggire alla follia un goccio
fa sempre bene.
Quindi se avete sempre sognato di visitare i luoghi descritti da Lovecraft ma siete spaventati dai possibili pericoli che la vostra persona potrebbe correre per aver chiesto informazioni alla persona sbagliata? Vorreste visitare la città di R'lyeh senza però finire per impazzire alla prima svolta? Magari ormai stanchi dopo una lunga passeggiata nella ridente e soleggiata città di Innsmouth assaggiare le rinomate specialità locali senza subire mostruose mutazioni? In questo caso questa guida fa al caso vostro.

Il libro scritto da tali Michele Mingrone, Caterina Scardillo e Sara Vettori (ma molto più probabilmente realizzato da qualche oscuro essere per ghermire fiduciosi turist ehm... volevo dire aumentare il turismo locale) vi permetterà di immergervi totalmente nel mondo creato da H.P. Lovecraft.

sabato 23 marzo 2019

Sherlock Holmes: La leggenda del Barone Nero di James Lovegrove



"Una spaventosa figura si aggira sui tetti della Londra notturna. Grazie a una forza sovrumana e a un arsenale avveniristico, il misterioso Barone Cauchemar semina il terrore fra i criminali della metropoli. Un giustiziere solitario alleato della polizia oppure un criminale a sua volta? O forse solo un personaggio nato dalla superstizione popolare? Non è l’unico rebus da risolvere in questo fosco autunno del 1890, dopo che ben tre attentati dinamitardi hanno sconvolto la popolazione di Londra."

La creatura di Conan Doyle continua ancora oggi come al momento della pubblicazione a riscuotere un grande successo tra il pubblico. Logico quindi che vari autori nel corso del tempo si siano cimentati nell'impresa di aggiungere qualche nuovo tassello nelle avventure del detective di Baker Street. Il risultato è spesso altalenante, ma come successo anche per il pastiche "Conan e la strada dei re", questo genere di opere o lo si apprezza per quello che sono (un semplice divertimento per il lettore e la possibilità per lo scrittore di dire qualcosa in più sull'argomento) o da puristi lo si odia a prescindere visto che non potranno mai raggiungere la purezza del maestro.

giovedì 21 marzo 2019

Helen O'Loy di Lester del Rey - Recensione -



I robot ormai non spaventano più l'essere umano, qualcosa da temere nella sua somiglianza/alienità all'essere umano e che in un futuro vicino potrebbero prendere il sopravento e sostituire l'umanità. Anzi oggi l'uomo vedere con favore l'uso dei robot, sia negli ambiti lavorativi sia nelle attività sociali più disperate, dotate di una intelligenza artificiale sempre più avanzata. Alla fine è naturale chiedersi se in un futuro prossimo sarà ancora possibile capire se la persona che ci troviamo di fronte sia una reale essere umano o una sua copia androide. Pubblicato nel 1938 sulla rivista "Astounding" e diventato in breve tempo un classico della fantascienza, Helen O'Loy di Lester del Rey, è un interessante racconto che mostra un ipotetico futuro, tra visioni maschiliste della donna e una visione ingenua ma affascinate sul rapporto esseri umani e robot.

venerdì 15 marzo 2019

Il Negus - Splendori e miserie di un autocrate di Ryszard Kapuscinski - Recensione -




Haile Selassie (1892-1975), ultimo imperatore d'Etiopia è stata una figura contraddittoria, da un lato un statista capace di tenere in piedi uno stato dalle forti problematiche e minato dalla povertà, dall'altro un imperatore sanguinario a cui interessava solo il proprio potere personale e l'arricchimento senza remore. Il 12 settembre 1974 viene deposto da un colpo di stato, nonostante l'oppressivo regime poliziesco imperante. Kapuscinski qualche mese dopo la caduta del regime riesce ad incontrare i pochi rappresentati dell'entourage imperiale scampati alle liste di prescrizione dei rivoluzionari raccogliendole le testimonianze. A volte si tratta di racconti quasi favolistici, in altri la storia raccontata raggiunge vette di spregevolezza e cinismo veramente spaventosi. Un libro che si divide in tre parti: la prima racconta della prima parte del regno di Hailé Selassié, la seconda del primo tentativo di golpe nel 1960, per poi chiudersi con il colpo di stato del 1974.

“Se osserviamo il comportamento dei polli in un pollaio, notiamo che gli esemplari di rango inferiore vengono beccati e cedono il passo a quelli di rango superiore. L’ideale caso teorico sarebbe quello di una lista gerarchica a capo della quale stia un superpollo che becca tutti gli altri, mentre i polli al centro della lista beccano i loro inferiori, rispettando i superiori. Al livello più basso sta un pollo Cenerentola, che le prende da tutti.”
A. REMANE, I vertebrati e il loro comportamento

Kapuscinski ci fa entrare in un mondo kafkiano, in una corte dove avere il favore dell'imperatore è il massimo dei meriti e le prebende sono all'ordine del giorno, tanto che i ministri preferiscono complottare tra di loro per ottenere un maggior numero di visite presso l'imperatore che svolgere le proprie mansioni.

martedì 12 marzo 2019

KING KONG (1933) - Recensione -


Paese di produzione: USA
Anno: 1933
Durata: 100 min
Genere: avventura, fantastico
Regia: Merian C. Cooper, Ernest B. Schoedsack
Soggetto: Merian C. Cooper, Edgar Wallace
Sceneggiatura: James Ashmore Creelman, Ruth Rose


Nella New York degli anni 30, nel pieno della Grande Depressione, Carl Denham, un regista cinico e affarista specializzato in documentari è prossimo al fallimento commerciale, per risollevare la sua situazione il regista cerca disperatamente una protagonista per il suo nuovo misterioso film. Dopo numerosi insuccessi Denham trovare per caso tra la gente comune la sua stella, la bionda e bellissima  Ann Darrow, che accetta la parte visto il fatto che versa in gravi difficoltà economiche. Quando tutto è pronto il regista imbarca la truppa su una nave per raggiungere un'isola misteriosa, chiamata Isola del Teschio, non segnata sulle carte. Sarà l'inizio di una grande avventura ma anche la fine per la più maestosa tra le creature.

giovedì 7 marzo 2019

Il gatto con gli stivali in giro per il mondo - Recensione -


Titolo originale: Nagagutsu o haita neko: 
Hachijû nichikan sekai isshû
Paese di produzione: Giappone
Anno: 1976
Durata: 68 min
Genere: animazione, fantastico
Regia: Hiroshi Shidara
Soggetto: Jules Verne
Sceneggiatura: Tomoharu Katsumata
Casa di produzione: Toei Animation

Con "Il gatto con gli stivali in giro per il mondo" si conclude la trilogia del gatto con gli stivali (iniziata con il film del 1969 "Il gatto con gli stivali" e continuata nel 1972 con il medio metraggio "...continuavano a chiamarlo il gatto con gli stivali"). Questo terzo e conclusivo capitolo si riallaccia al capostipite prendendo come spunto un'opera letteraria come base per la trama (anche se molto alla leggera), in questo caso Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne.

La classe di Lord Porkon è decisamente inimitabile
Ci troviamo nella città di Dondra, nel 1880. Il nostro protagonista Biagio (nelle recensioni dei precedenti capitoli mi ero scordato di dire che nel doppiaggio italiano il protagonista viene ribattezzato Geo nel primo film e Biagio nel terzo capitolo della saga. Solo nel secondo capitolo mantiene il suo nome ufficiale) lavora come cameriere in un ristorante frequentato dal cinico e perfido Lord Porkon (uno dei colpi di genio del doppiaggio italiano, visto che in originale è il più banale Monsieru Gourmont). Alla notizia dell'apertura del canale di Cuez, Biagio scommette con il lord di riuscire a fare il giro del mondo in 80 giorni esatti, se perderà dovrà diventare lo schiavo di Lord Porkon in caso contrario sarà il Lord a cedergli tutte le sue ricchezze. Ovviamente Lord Porkon non ci sta a perdere il suo patrimonio e assolda il prof. Pelagatti e tre gattolieri, storici nemici di gatto, per non farlo arrivare al traguardo.

sabato 2 marzo 2019

Almuric di Robert E. Howard - Recensione -



Almuric è l'unico romanzo di "fantascienza" da Robert E. Howard (anche se appartiene più propriamente al sottogenere del Planetary Romance, stile inventato da Burroughs con John Carter di Marte, un tipo di storie dove un eroe solitario vive una serie di avventure in un mondo alieno e ostile.

In realtà il romanzo è un escamotage narrativo per introdurre un mondo scevro dalle avvilenti etichette della civiltà moderna, che reprime le pulsioni attive dell'individuo e la sua forza vitale ingabbiandola in una serie di blocchi mentali. Un mondo barbarico dove il collerico protagonista e lo stesso Howard possano esprimere liberamente la propria visione.

Esaù Cairn è un personaggio inquieto, insofferente all'ordine borghese, incapace di assoggettarsi alla pigra società moderna. Un essere alieno alla comune razza umana, dalla forza prorompente (tanto che nonostante si trattenga finisce sempre per ferire i propri avversari sportivi), in definitiva un uomo che sembra essere nato in un tempo sbagliato. Incapace di trovare un lavoro adatto al suo modo di vivere finisce nelle grinfie di un corrotto uomo politico, che lo usa per compiere i suoi crimini, ma Cairn non è uno stupido e dopo poco tempo si ribella finendo per uccidere il losco criminale. Braccato dalla polizia e dai sottoposti del boss, finisce per rifugiarsi da un suo amico scienziato, che grazie a un antico dispositivo riesce a spedirlo verso il pianeta Almuric. La nuova casa è dura ma Esaù Cairn si sente finalmente libero.

Si tratta di un mondo semplice e allo stesso tempo pericoloso, dove la sopravvivenza è garantita solo al più forte e le poche regoli sono semplici ma giuste, guidate da un barbarico senso dell'onore. Una comunità dove spesso i litigi e rivalità vengono risolti con una scazzottata e il coraggio è un valore universalmente apprezzato negli uomini, tanto da stabilirne assieme alla forza muscolare il grado di comando nella società. Il mondo escapista per eccellenza per Howard.

martedì 26 febbraio 2019

Batman Ninja - Recensione -


Anno: 2018
Durata: 85 minuti
Genere: animazione
Regia: Junpei Mizusaki Tetsuro Satomi
Soggetto: Leo Chu, Eric S. Garcia (versione americana)

Batman Ninja (ニンジャバットマン) è un film d'animazione giapponese del 2018 diretto da Junpei Mizusaki e prodotto dalla Warner Bros Animation, pellicola che assieme a Lego Batman si dimostra una delle pellicola più riuscite tra quelle incentrate sulla figura dell'uomo pipistrello (perlomeno dai film di Nolan).

La trama vede Batman affrontare Gorilla Grood (gorilla parlante e superintelligente, con tanto di capacità di controllare il pensiero altrui per non farsi mancare nulla) intenzionato a testare una macchina del tempo nel penitenziario di Gotham. Nonostante gli sforzi di Batman la macchina viene attivata e tutti i buoni e cattivi presenti in zona vengono trasportati nel Giappone feudale. Il nostro eroe per qualche motivo arriva due anni dopo gli altri, con Biff che grazie all'almanacco sportivo... ehm!... Volevo dire con i cattivoni che nel frattempo si spartiti il Giappone in zone d'influenza e si sono costruiti anche dei castelli mecha giganti con cui bramano di sconfiggere i rivali e diventare i padroni indiscussi dell'intero Giappone. Il nostro eroe ovviamente interviene per firmarli ma senza il supporto della tecnologia e l'industria moderna le armi di Batman, si esauriscono subito, e lo costringono a tornare a un armamentario più antico, ma non per questo meno efficacie (con tanto di super clan ninja a tema pipistrello a fargli da spalla).