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martedì 9 marzo 2021

Io sono una strega di Marina Marazza - Rensione -

 

Caterina Medici da Broni è stata una donna dalla vita complessa e molto triste. Un persona colta, infatti il padre le insegnò a leggere e a scrivere (conoscenza già molto rara per un uomo, figuriamoci in una donna del suo tempo) e dal discreto fascino. A tredici anni dopo ripetute violenze rimane incinta del signorotto locale e deve subire la prima di una lunga e interminabile serie di traumi, vedendosi portare via il suo bambino. Poco dopo finisce per sposare un uomo che prima la lusinga e poi la costringe a prostituirsi per vivere a sue spese. Caterina però ha un carattere forte e indomito, che non le permette di accettare il suo stato e alla fine trova l'occasione per fuggire. Da lì la povera donna nonostante i suoi buoni propositi dovrà combattere costantemente una battaglia persa in partenza contro le sue "macchie", che non le danno scampo, e la quiete tanto sognata rimane sempre una breve parentesi.

Caterina è una signora vittima delle maldicenze e della sfortuna, e la donna nel corso del tempo come il suo amato Po tende nel proseguo delle sue avventure a intorpidirsi e a perdere la lucentezza delle origini (e senza che nessun venga mai a prendere le sue difese). Diventerà tante cose: Prostituta, fantesca, concubina; ma una parte di sé cercherà sempre il riscatto dai propri soprusi. Soprattutto dai nobili, che nonostante la loro presunta superiorità per schiatta o per livello culturale molto spesso sono peggio dei loro sottoposti e vivono nella bambagia e godono del loro potere di fare qualsiasi sopruso impunemente sui loro cortigiani (spesso mascherando la propria ipocrisia dietro a un parvenza di buonismo). La Da Broni arriva a Milano dove la sua situazione precaria continua, passando al servizio di un padrone dietro l'altro, fino a quando l'ultimo padrone il senatore Luigi Melzi a causa di misteriosi dolori di stomaco l'accusa di avergli fatto un maleficio (più precisamente di averlo "affatturato"), dietro anche consiglio di due illustri medici come Lodovico Settala e Giovanni Battista Selvatico che non riuscivano a curarlo (è interessante notare che nonostante il "maleficio" l'illustre senatore vivrà ancora dodici anni dopo la morte di Caterina e che la sua fine sarà dovuta a una colica, segno che il suo stomaco non ne ha tratto nessun giovamento). Dopo un processo la Medici viene dichiarata colpevole di stregoneria e viene prima strangolata e poi messa al rogo.

lunedì 21 dicembre 2020

Zanna Bianca (2018) - Recensione -

Titolo originale: Croc-Blanc
Paese di produzione: Francia, Lussemburgo
Anno: 2018
Durata: 85 min
Regia: Alexandre Espigares
Soggetto: Jack London
Sceneggiatura: Philippe Lioret, Serge Frydman 

Coccoloso fuori, totalmente selvaggio dentro
Zanna Bianca è uno dei classici della letteratura, un romanzo che esplora attraverso un cucciolo di cane lupo temi come la moralità e la redenzione, ma che riflette anche sul difficile rapporto tra uomo e natura. Soprattutto il romanzo di Jack London fu uno dei primi a mettere il punto di vista dell'animale al centro della storia (seppur filtrato dall'idea di darwinismo sociale e della difficile esperienza dell'autore nel Klondike). Una storia che ha conquistato milioni di lettori, riproposta in vari film, anche se stranamente nessuno in versione animata (anche bisogna dire che il film Balto in diversi elementi riprende la storia di London). A sopperire a questa mancanza arriva nel 2018 Espigares, che realizza una storia decisamente ben realizzata anche se non scevra di difetti. 

Zanna Bianca è un cucciolo di cane-lupo (in realtà è per tre quarti un lupo) che vive nello Yukon di fine ottocento. Il capo di una tribù indiana accoglie il cucciolo per le sue qualità fisiche, l'animale cresce e dimostra una forza fisica eccezionale. Le sue caratteristiche fisiche attirano però le attenzioni di fuorilegge che scommettono sui combattimenti tra animali.

Il primo incontro con l'essere umano (da notare il particolare stile spigoloso per le fattezze umane)
Per essere un film di produzione europea (quindi con budget e maestranze inferiori rispetto alle controparti americane e giapponesi) il film visivamente è un piccolo gioiello. Grazie anche all'uso di una animazione mista, realizzata in parte con il Motion Capture per l'animazione degli esseri umani, computer grafica per gli animali e l'utilizzo della pittura per la colorazione. Un mix che funziona decisamente bene, soprattutto per i paesaggi che sono veramente spettacolari ( gli effetti di illuminazione, in special modo quelli riguardanti il tramonto sono fatti benissimo. Danno una sensazione di realismo che difficilmente ho riscontrato in altri film), gli umani sono realizzati in modo spigoloso ma considerato l'ambiente è un tocco adeguato per esprimere la durezza della vita in quei luoghi. Il character design degli animali, in special modo Zanna Bianca è fatto con cura (da cucciolo è troppo dolce). Le animazioni sono ben curate, in special modo quelle degli animali (anche se bisogna dire che gli esseri umani non godono di altrettanta cura e risultano leggermente scattosi nelle movenze).

Il difetto principale del film è che non si capisce bene a quale pubblico si rivolge: da una parte è troppo serioso e scevro di elementi comici che possono attirare il pubblico più piccolo, dall'altra film ci va con il freno a mano tirato per le scene violente o dal forte impatto emotivo (rendendo molto più difficile per lo spettatore immedesimarsi nelle sofferenze di Zanna Bianca e nel suo difficile percorso di crescita tra civiltà umana e natura selvaggia). Il film poi non è neanche totalmente fedele allo storia del romanzo, saltando una buona parte introduttiva del romanzo e modificando molti sviluppi narrativi della storia, il che ci può stare se le scelte portano a uno sviluppo interessante, peccato che le scelte in questo caso non portano a sviluppi particolarmente interessanti e anzi spesso finisco per svilire il messaggio del romanzo. 

In definitiva Zanna Bianca è un buon film, in special modo nella prima parte, quella ambientata nella foresta e prima del contatto con gli umani. Il resto del film non si dimostra altrettanto buono, ma si rimane sulla sufficienza, grazie all'ottimo comparto grafico che sopperisce alle vistose lacune narrative.

lunedì 16 novembre 2020

La storia fantastica - Recensione -

Titolo originale: The Princess Bride
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1987
Durata: 94 min
Genere: avventura, fantastico, commedia, sentimentale, azione
Regia: Rob Reiner
Soggetto: dal romanzo "La principessa sposa" di William Goldman
Sceneggiatura: William Goldman

Avete presente quelle iniziative che cercano in tutto i modi di farti vedere come è bello e divertente leggere, ma che alla fine falliscono tutte nell'obbiettivo? Ecco secondo me "La Storia Fantastica" riesce benissimo a farti comprendere la bellezza nel trovare un libro così emozionante da lasciarti immergere totalmente nella storia, ma sopratutto ti mostra molto chiaramente che se non sei il primo a dare l'esempio leggendo una storia come fa il nonno del film ai tuoi pargoli/parenti non puoi aspettarti che essi lo facciano da soli per magia. 

In una stanza che trasuda anni 80 il tenente Colombo (Peter Falk) racconta una storia a Brian di Piccoli mostri. Avete la mia attenzione più totale.

Vittima dell'influenza un bambino passa il tempo giocando ai videogiochi, cosa che non fa molto piacere al suo nostalgico nonno, che gli propone invece di leggerli una storia. Nonostante la sua iniziale perplessità, il bambino decide di accettare la proposta, sia per accontentare il suo vecchio sia perché in fondo è sempre più incuriosito dalla storia d'amore tra il garzone Westley e Bottondoro e dei tentativi del viscido principe Humperdink di separarli. 

martedì 13 ottobre 2020

Il prigioniero di Zenda di Anthony Hope - Recensione -

Nell'immaginario regno di Ruritania il futuro re Rodolfo è stato narcotizzato dal fratellastro Micheal per evitare che possa partecipare alla sua cerimonia per l'incoronazione (e tramite questo sotterfugio far salire al trono lui stesso). Per evitare che il complotto si realizzi viene chiesto a Rudolf Rassendyll di prendere il posto del re, visto la sua incredibile somiglianza con il sovrano. Tutto sembra procedere per il meglio e lo scornato Micheal sconfitto, se non fosse che poche ore dopo i nostri eroi scoprono che il vero re è stato sequestrato dall'antagonista. Inizia quindi una epica avventura per riportare il vero Rodolfo sul trono e allo stesso tempo evitare che tutti scoprano la verità (compreso la bellissima principessa Flavia, fidanzata del re, che dopo l'incoronazione ha scoperto di amare moltissimo il nuovo "carattere" del sovrano).

Il prigioniero di Zenga è sicuramente ricordato oggi più per il film del 1937 che per il romanzo in se, anche se il successo del libro spinse molti autori a riprenderne l'idea di una fittizia nazione europea, di solito nel centro o nell'est Europa per ambientare le loro storie (per esempio la Syldavia nei fumetti di Tintin).

Hope sicuramente deve qualche spunto al romanzo "Il principe e il povero" di Mark Twain, sopratutto per l'idea di un nobile e un tizio qualunque di aspetto identico che si scambiano i ruoli, anche se la storia nei due romanzi si sviluppa in modo completamente diverso.

Nonostante qualche ingenuità di fondo: Per esempio Micheal il nero è il classico cattivo per esigenze di trama, astuto e molto intelligente, ma facile all'ira e sospettoso dei suoi sottoposti. O il protagonista che impara l'etichetta di corte o il funzionamento del regno in pochi giorni. Il romanzo intrattiene veramente bene. La trama oggi potrebbe far sorridere in molti punti ma sfrutta al meglio i propri elementi, sopratutto la sua prosa avventurosa, e c'è sempre qualche spunto nuovo che attira l'attenzione. Per esempio i continui piani per salvare il vero re e gli imprevisti che guastano tutto, le nuove alleanze che si formano e si sfasciano ecc

 Il confronto tra il protagonista con Micheal mi ha ricordato moltissimo lo scontro tra Sherlock Holmes e il professor Moriarty per l'intensità delle elucubrazioni dei due rivali (ognuno riesce a gabbare più volte l'avversario, alzando sempre di più la posta). Bella anche l'idea di spiegare in parte la somiglianza tra il principe e Rudolf Rassendyll (sopratutto il discorso di naso e capelli rossi).

Il film del 1937

Hope da il meglio nel delineare i personaggi secondari: Il colonello Sapt, Fritz von Tarlenheim e l'affascinate canaglia Rupert of Hentzau sono personaggi che strappano più volte un sorriso.

Non manca poi l'elemento amoroso, con la dolce storia tra la principessa Flavia e l'impostore, combattuto tra dovere e l'amore sempre più forte per la ragazza (e con un finale che mi ha decisamente sorpreso).

Per certi versi mi ha ricordato molto i più riusciti romanzi di Salgari. Sopratutto per gli intrecci avventurosi e la tematica amorosa ricca di pathos.

In definitiva una piacevole lettura, forse oggi risente un po' il peso degli anni, ma per un lettura leggera e senza grandi pretese (anche se sono sicuro che l'avventura di Rudolf Rassendyll vi prenderà moltissimo) è sicuramente molto adatto.

giovedì 24 settembre 2020

La signora Frisby e il segreto di Nimh di Robert C. O'Brien - Recensione -

Non ero a conoscenza del fatto che il bellissimo film "Brisby e il segreto di NIMH"* fosse tratto da un romanzo ed è stato quindi un po' sorprendente trovare un giorno in una libreria di Salerno il libro in questione. Potevo resistere alla tentazione di portarmelo a casa? Ovviamente no.

Robert C. O'Brien
La primavera è sempre stato sinonimo di rinnovamento e novità, con gli animali che migrano verso nuove terre mentre gli umani svolgono le loro attività agricole. I Frisby, una famiglia di topolini che vivono nelle terre del signor Fitzgibbon, lo sanno bene e si preparano a trasferirsi prima che il fattore rivolti il terreno e distrugga la loro tana invernale. Il problema sorge quando Timothy, il topolino più piccolo della famiglia si ammala gravemente e spostarlo verso la nuova dimora potrebbe costargli la vita. Alla signora Frisby non rimane altro da fare che cercare disperatamente l'aiuto dei ratti, gli unici capaci di risolvere il suo problema, ma non sarà facile visto la l'aura di mistero e diffidenza che gli circonda.

Il libro si è rivelato una piacevole lettura, con diversi piacevoli messaggi di fondo (l'istruzione può elevare anche il più umile dei topi a svolgere grandi obbietti, il rispetto della natura e degli animali, che la perseveranza e il coraggio possono portare verso grandi mete ecc). Il personaggio della signora Frisby si rivela accattivante per diverse sue particolarità: è inusuale vedere un adulto come protagonista in una storia per bambini (che di solito vedono protagonisti personaggi della stessa età del lettore preso come target), ma anche per il fatto che si tratta di un personaggio femminile (visto che di altri personaggi femminili rilevanti nel romanzo non ce n'è traccia), attira anche il fatto che nonostante i dubbi e le incertezze la signora Frisby dimostra tutto il suo coraggio e intraprendenza quando la situazione lo richiede. Il romanzo è poi decisamente più solare della sua controparte filmica e l'elemento fantastico è completamente assente (questo secondo me è un elemento che da una marcia in più al film).

venerdì 5 giugno 2020

L'intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi di Terry Pratchett



Questo libro mi ha piacevolmente stupito non solo per la sua abile rilettura di molti elementi delle fiabe; ma anche per il suo essere un ottimo libro sul tema della crescita, dell'importanza del seguire la propria strada e non farsi inquadrare in ruoli creato da altri, prendersi le proprie responsabilità (anche quando le colpe non sono nostre), combattere per il bene di chi non può farlo ecc.

"- Mi stai ascoltando?
- Sì.
- Bene. Allora... se hai fiducia in te stessa...
- Sì?
- ... e credi nei tuoi sogni...
- Sì?
- ... e segui la tua stella...
- Sì?
- ... verrai sempre e comunque battuta da chi ha passato il proprio tempo a lavorare sodo e studiare, accantonando la pigrizia. Arrivederci."

Tiffany e gli uomini liberi
Tiffany Aching è apparentemente una bambina come tante altre che si occupa delle pecore e del fare il formaggio (anche se molto perspicace ed intelligente). Tiffany però vuole essere molto di più di una semplice contadina. Il problema è che: non è bionda quindi non può essere una principessa, non è un maschio quindi non può essere il prode principe, al massimo visto i suoi capelli bruni potrebbe ambire al ruolo di taglialegna, ma chi ambisce a tale ruolo? In verità Tiffany vorrebbe diventare una strega, non una di quelle stereotipate che si trovano nelle fiabe, ma una strega vera, di quelle che conoscono la verità e aiutano le gente (ed evitare le ingiustizie).

mercoledì 27 maggio 2020

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov - Recensione -


Bulgakov ebbe sempre un rapporto difficile con l'elitè culturale sovietica, che spesso censurava i suoi lavori pochi giorni prima della messa in scena, tanto da arrivare a mandare una lettera al governo per chiedere un permesso di emigrare all'estero (cosa ovviamente respinta ma che gli permise di ottenere il favore di Stalin). La prima stesura del romanzo risale al 1928, ma essa venne poi distrutta nel fuoco dallo stesso autore allo notizia dell'imminente censura del suo romanzo per i suoi contenuti cabalistici (un tema che nel romanzo ritornerà). L'autore però non demorde e nel corso della sua vita continuerà a riscrivere e rivedere l'opera (la quarta e definitiva stesura verrà completata dalla terza moglie dopo la morte di Bulgakov nel 1941).

Il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel numero 11 del novembre del 1966 e nel numero 1 del gennaio del 1967 appare, sulla rivista Moskva in una versione censurata del romanzo (che ne decurtata un buon dieci percento del romanzo originale).

Il romanzo dal forte spessore satirico si svolge in due piani temporali diversi. Da una parte si parla della visita a Mosca di Satana nei panni di Woland, un sarcastico professore straniero di occultismo, con la sua assurda compagnia di assistenti (Da Fagotto al mitico e gigantesco gatto Behemot, dal temibile Azazello alla strega Hella). Il loro arrivo porta caos e incredulità nel MASSOLIT, una importante associazione letteraria sovietica, mostrandone tutte le ipocrisie e loro false pretese artistiche (oltre a portare scompiglio in tutta Mosca). L'altra parte del romanzo, che interrompe la parte principale del racconto, si svolge nella Palestina al tempo del procuratore Ponzio Pilato, concentrandosi principalmente sulle vicissitudini di quest'ultimo e del suo rapporto con il predicatore Jeshua Ha-Nozri (Gesù).

lunedì 27 aprile 2020

Dark Crystal di Anthony Charles H. Smith - Recensione -



Dark Crystal è uno degli araldi del cinema fantastico per ragazzi degli anni 80 (assieme a pellicole come:"La storia infinita", "Gremlins" e "I goonies"). Un tipo di fare cinema che non aveva paura ad inserire tematiche crude, anche spaventose nelle proprie storie, e che voleva coinvolgere i propri spettatori piuttosto che rassicurare i genitori dei pargoli.

I due protagonisti del film/libro
Jim Henson per la realizzazione del film voleva tornare a fare un cinema più cupo, in modo simile alle fiabe dei Fratelli Grimm, convinto che i bambini dovessero provare un po' di paura. Il film fu uno dei più grandi successi del periodo, osannato da fan e critici

Mille anni fa sul pianeta Thra tutti vivevano in pace e armonia, questo fino a quando i tre soli che ruotavano intorno al pianeta si allinearono infrangendo il Cristallo della verità. I guardiani dell'artefatto, gli UrSkeks, si divisero a loro volta in due entità distinte: Da una parte i Mistici (detti anche urRu), creature buone e connesse alla natura ma incapaci di approcciarsi al mondo reale. Dall'altra gli Skeksis, esseri totalmente devoti al male e che hanno quasi totalmente inaridito il pianeta per la loro sete di potere (arrivando a cercare di sterminare la razza dei Gelfling per paura che potessero distruggere il loro potere). Infatti una profezia afferma che la divisione dei guardiani avrebbe avuto termine quando un prescelto avrebbe riportato allo stato originale il cristallo.

mercoledì 15 aprile 2020

Dellamorte Dellamore di Tiziano Sclavi - Recensione -



Questo periodo di quarantena sta offrendo un sacco di spunti interessanti. Da qualche giorno Tiziano Sclavi ha gratuitamente la possibilità di scaricare il suo romanzo "Dellamorte Dellamore" da tempo fuori stampa.

Un romanzo che mi ha stupito per la sua qualità narrative veramente notevoli. 

Francesco Dellamorte nel film ominimo
Francesco Dellamorte lavora come becchino nel cimitero della piccola cittadina di Buffalora. Un eroe stralunato e cinico, che combatte ogni notte i ritornanti. Infatti nel suo cimitero per qualche strano fenomeno entro sette giorni i neo morti risorgono dalla loro tombe e sorgono in una sorta di non-vita desiderosi di carne umana, ed è compito del nostro protagonista rimandarli nel mondo dei morti. L'unico a fargli compagnia è il ritardato Gnaghi (capace di esprimersi solo attraverso il termine "gna" e le sue sfumature). Nonostante il nostro protagonista sembri un eroe, in realtà un cinico e sociopatico antieroe che non disdegna di portarsi avanti nel lavoro uccidendo i propri compaesani con la stessa pistola con cui elimina gli zombi (che poi per qualche assurda logica non viene mai collegato a tali misfatti).

sabato 21 marzo 2020

La città senza cielo di Jean Malaquais - Recensione -


Jean Malaquais nacque come Wladimir Jan Pavel Malacki in Polonia nel 1908, per poi emigrare successivamente in Francia praticando i più disparati mestieri pur di riuscire a mettere qualcosa nello stomaco (il minatore e lo scaricatore per esempio) e passando il resto del tempo alla Bibliothèque Nationale per stare al caldo e per apprendere al meglio la lingua del paese che era diventato la sua nuova patria. Il suo esordio letterario avviene grazie a André Gide che riconosciuto il suo talento letterario lo incoraggiò a dedicarsi alla scrittura. I due si erano incontrati grazie a una lettera furibonda di Malaquais in reazione a un articolo di Gide su una rivista letteraria, dove l'autore si chiedeva se la sua povertà passata avesse avuto un qualche effetto sulla sua prosa, cosa che ovviamente un letterato costantemente al verde come Jean Malaquais non poteva accettare. A nulla servirono le scuse dello scrittore e una lettera con 10 franchi (che jean strappò in mille pezzi e rispedì al mittente). Nel corso della sua vita scriverà pochi romanzi (tre per la precisione), ma elaborati con cura e ricchi di metafore. Nel 1953 pubblica Le Gaffeur, pubblicato in due occasioni in Italia, la prima in versione incompleta come "Il venditore di fumo" e solo recentemente grazie all'editore Cliquot in forma completa con il nome " La città senza cielo". Un romanzo che nonostante sia stato scritto quasi settant'anni fa è oggi più attuale che mai.

venerdì 6 marzo 2020

Come si fermò la Terra di Calogero Ciancimino - recensione -


Nel lontano 3000 il mondo ha finalmente trovato pace e prosperità in ogni luogo del pianeta. L'umanità vive in gigantesche città ipertecnologiche, gli stati nazionali sono stati superati, i contatti con i marziani sono frequenti e il lavoro è un orpello quasi totalmente desueto. Il tutto grazie anche all'energia atomica, pulita e praticamente quasi infinita. Purtroppo un giorno, inspiegabilmente, il moto di rotazione della Terra rallenta sempre di più, fino a fermarsi: una parte del mondo cade nel buoi e nella morsa del gelo; l'altra è costantemente bersagliata dal sole e dal calore estremo. Solo una piccola striscia di terreno nella zona crepuscolare è abitabile, scatenando la guerra tra i vari popoli del mondo, che dimenticandosi della loro avanzata cultura sono ricaduti nelle barbarie per prendere con la forza gli ultimi pezzi di terra ancora vivibili.

Calogero Ciancimino nacque a Sciacca (AG) il 14 marzo 1899. Intraprese gli studi umanistici per la volontà del padre di farne un dottore, ma il suo rendimento scolastico si rivelò molto scostante, sopratutto in quanto insofferente della rigida disciplina che vigeva nella scuola. Per punizione, seconda la prefazione al romanzo scritta dal suo editore dopo la morte dell'autore, venne imbarcato dai genitori come mozzo su una nave mercantile diretta nell'America del sud. La nave fece naufragio lungo le coste della Guyana francese e Ciancimino fu uno dei pochi membri dell'equipaggio a sopravvivere. Da quella tragica avventura l'autore sviluppo paradossalmente una grande passione per il mare, tanto da diventare Capitano di lungo corso a 20 anni. La sua carriera come scrittore si può racchiudere nel brevissimo arco di pochi anni (dal 1932 al 1936), ma coronati da un ottimo successo di pubblico; sia come autore singolo, sia collaborando con Luigi Motta (di cui fu anche ghost writer per alcuni dei suoi romanzi). Autore di stampo salgariano, riuscì a crearsi un proprio stile grazie alla sua passione per il genere spionistico e la tecnologia (molti dei suoi romanzi, come il qui presente "Come si fermò la Terra", si possono tranquillamente inserire nel genere della protofantascienza).

mercoledì 23 ottobre 2019

La maledizione di Capistrano di Johnston McCulley - Recensione -

La bellissima copertina di Vincenzo Pratticò

Zorro è un personaggio ormai iconico, archetipo dell'eroe mascherato che raddrizza i torti celando la propria vera identità, che ha goduto nel corso del tempo di svariate trasposizioni; ma quanti sanno che in realtà il giustiziere mascherato fa la sua prima comparsa in un romanzo breve del 1919 e non in un qualche film o serie tv?

"I soprusi che i militari compiono ai danni del popolo e dei nativi restano impuniti. L’unico a ergersi a baluardo della giustizia è un bandito mascherato, Zorro, che si dice sia imprendibile come uno spettro e scaltro come una volpe. La Maledizione di Capistrano, lo chiama la gente. Tutti i militari della regione verranno sguinzagliati alla sua ricerca. Il loro capitano, Ramon, ha messo gli occhi addosso alla ragazza più bella del pueblo e farà di tutto per farla sua. Ma non è l’unico ad avere mire su di lei… Zorro: tanti i nemici, pochi gli alleati, un solo segno, impresso nella carne degli ingiusti!" Trama tratta dal sito dell'editore

Johnston McCulley per la stesura della sua storia riprende la lunga tradizione dei romanzi di cappa e spada europei (per esempio il celeberrimo "I tre moschettieri" di Dumas), ma lo arricchisce con diverse idee tipicamente americane degli inizi del novecento: Per per prima cosa l'eroe perde la sua connotazione di emarginato della società per diventare invece il rampollo di una ricca e nobile famiglia (la famiglia di Diego de La Vega è il fior fiore della nobiltà californiana); nasconde la sua vera identità tramite una maschera, mentre di giorno camuffa il suo carattere risoluto dietro una falsa ostentazione di vacuità e pusillanimità; combatte le ingiustizie non attraverso il sistema costituito ma agendo personalmente per raddrizzare i torti (pur rimanendo comunque nei limiti di un vago senso dell'onore che non lo fa sprofondare nell'anarchia), usa degli assistenti per le sue missioni ecc.

giovedì 17 ottobre 2019

Il piccolo popolo dei grandi magazzini (Saga del Piccolo Popolo n° 1) di Terry Pratchett - Recensione -



La trama vede un piccolo gruppo di gnomi (o meglio loro si definisco "niomi") vivere una esistenza sempre più difficile e precaria a causa della presenza dell'uomo. Il gruppo guidato Masklin, ormai ridotti a pochi elementi (di cui la maggior parte anziani), decide di salire su un camion per trovare una nuova sistemazione più sicura. Il viaggio li porterà all'interno del supermarket "F.lli Arnold", dove scoprono l'esistenza di altri gnomi, che nonostante l'evidente benessere sono divisi in gruppi  (che corrispondo a un determinato settore merceologico) in forte rivalità tra di loro; ma che sopratutto hanno completamente perso la concezione del mondo esterno e pensano che la loro realtà sia interamente composta dall'emporio e che tutto sia stato creato da "F.lli Arnold (dal 1905)", che loro considerano una divinità e vedono i cartelloni pubblicitari del negozio come suoi messaggi divini. Una rivelazione esterna porterà però il gruppo a scoprire che l'emporio sta per chiudere definitivamente e venire abbattuto, quindi Masklin dovrà trovare il modo per convincere gli "niomi" del posto ad evacuare e sospendere le rivalità dei gruppi per il bene comune, ma sopratutto convincerli che esista veramente "l'esterno". 

Disegno di Josh Kirby
Sir Terence David John Pratchett è stato uno scrittore noto per i suoi romanzi di fantasy umoristico, anche se ridurre la sua produzione a una determinata etichetta sarebbe molto riduttivo. Pratchett è uno di quei scrittori che con la loro prosa riescono a tenerti incollato alle pagine del libro, che anche se riletti più volte riescono sempre a farti fare nuove riflessioni e risate, grazie al fatto che il suo stile apparentemente serio permette di rendere estremamente divertente il fantasy che esce dalla sua prosa. Sopratutto quello che mi ha fatto amare questo scrittore è la sua capacità di farti prima ridere con il suo umorismo, poi farti riflettere sui significati reconditi della battuta, poi rifarti di nuovo sorridere quando hai capito cosa vuole intendere l'autore.

lunedì 5 novembre 2018

La vegetariana di Han Kang - Recensione -



Il titolo di cui oggi voglio parlarvi è decisamente particolare e per certi versi di difficile comprensione per la nostra mentalità occidentale, romanzo che però ho trovato veramente interessante e in cui ho trovato diversi punti di riflessione. Sopratutto una interessante esplorazione della società coreana che difficilmente si vede nei drama o nelle canzoni Kpop.

La protagonista della storia è una donna coreana mite e remissiva, da cui non ci si aspetterebbe nulla di straordinario, tanto che il suo stesso marito ammette chiaramente di averla sposata per la sua insipidezza caratteriale che gli permette di padroneggiare come ogni vero uomo coreano che si rispetti. Questo "mondo idilliaco" si spezza quando improvvisamente la donna decide di diventare vegana con profondo sconcerto del marito e della sua famiglia. I tentativi egocentrici dei parenti di far ritornare la donna sui suoi passi portano solo a un sempre più rigido isolamento della donna, tanto che alla fine la donna intraprenderà un percorso autodistruttivo pur di raggiungere lo scopo di diventare un vegetale. Nessuno riuscirà a capire il motivo di tale scelta, tranne che tutto è partito da uno strano sogno.

sabato 13 ottobre 2018

Gli esploratori dell’infinito di Yambo (Enrico Novelli) - Recensione -


"Giorgio Halt, allettato dalle promesse tintinnanti del vecchio miliardario Harry Stharr, si lascia convincere a intraprendere un piano stellare: trasformare Cupido, il satellite della Terra appena scoperto, nella loro nuova casa, lontano dal trambusto della vita fra gli uomini. Quando però Cupido si stacca dall'orbita terrestre, quello che doveva essere un viaggio "semplicissimo" diventa un'avventura imprevedibile e schizofrenica in giro per tutti i pianeti del sistema solare e ritorno, fra inattesi e quasi fatali incontri con banditi, elettrizzanti conoscenze aliene, curiose tribolazioni meteorologiche, alcolici piaceri e singolari festeggiamenti di Capodanno"

Yambo, pseudonimo di Enrico de' Conti Novelli da Bertinoro  (Pisa, 5 giugno 1876 – Firenze, 29 dicembre 1943) è stato un vero e proprio tuttologo del fantastico dei primi del novecento. Fu infatti giornalista, illustratore, scrittore, autore di fumetti e perfino regista. Fu pioniere con la sua produzione fantastico-avventurosa, non che con il suo film muto "Un matrimonio interplanetario del 1910", del genere fantascientifico in Italia.

Una illustrazione del film.
Novelli rispetto ai suoi contemporanei Salgari e Motta non usava uno stile realistico e serio, ma preferiva scrivere storie più fantasiose e allegre, spesso con una vena ironica o satirica ai limiti del nosense. Nelle sue opere si nota una forte voglia di sperimentare e mischiare mezzi lontani tra di loro (per esempio in questo volume sono presenti ben 70 illustrazioni fatte dall'autore medesimo con un bellissimo stile Dandy). Nonostante Yambo possa sembrare di primo acchito una sottospecie di anarchico del fantastico, nel romanzo si può notare la vasta conoscenza e passione per lo spazio (ovviamente con tutti i limiti del tempo). Non mancano nei suoi scritti le influenze di grandi scrittori come Wells, Poe e Verne, ma tutto sempre rivisitato in chiave ironica e parodistica (il mezzo con cui i nostri protagonisti arrivano sul nuovo satellite della terra, gli stessi protagonisti ecc). Una ironia mai fine a se stessa, Yambo mette sempre tra le righe delle battute una riflessione tagliente sulla società del suo tempo (ma che potrebbe benissimo adattarsi alla nostra attuale visione delle cose).

Un matrimonio interplanetario del 1910 di Yambo
Gli esploratori dell’infinito di Yambo è a mio giudizio un vero e proprio gioiello della proto-fantascienza, con nulla da invidiare ad altri grandi nomi dello stesso periodo. Un romanzo che sa regalare una forte dose di avventura di altri tempi, con uno stile proprio e perfettamente riconoscibile, alla fine è impossibile non parteggiare per i nostri protagonisti; perfino per Harry Stharr, il classico filantropo sempre pronto a dare pillole di saggezza in perenne contraddizione con le precedenti. Uno stile semplice ma che sa conquistare il lettore, anche quando le conoscenze di oggi ci fanno sorridere per determinate situazioni che si incontrano nel romanzo. Le illustrazioni nel loro piccolo sono dei veri e propri capolavori, tanto che il libro può essere letto due volte, una solo leggendo il testo e l'altra soffermandosi sulle illustrazioni. Un libro che sembra quasi solleticare il nostro piccolo Peter Pan avventuroso, alla fine è quasi impossibile rimare delusi dal risultato finale. 

Bisogna fare il plauso all'editore Cliquot per aver ristampato un altro piccolo capolavoro del panorama italiano.

mercoledì 19 settembre 2018

La legge di Manu di Vasco Mariotti - Recensione -


La comparsa della bella ballerina indiana Henie Heniewale Kho a Napoli sembra portare nel bel territorio partenopeo una antica maledizione indiana. La ballerina indiana ha assunto i due cugini Buoncompagni per proteggerla da una minaccia sconosciuta. Nonostante gli sforzi del duo la donna viene trovata morta nel suo appartamento. Chi è stato? E per quale motivo? Sarà stata veramente la vendetta del demone Rhundya? O si tratta di qualcuno di molto più tangibile?

Vasco Marriotti è un autore che apprezzo moltissimo. Uno scrittore che sa mischiare divinamente il giallo più puro con l'orrore, in un riuscito mix che unisce le tradizioni orientali più cupe con la più classica delle storie per un giallo. Questo scritto è rimasto inedito per anni fino a quando l'editore Cliquot e il figlio di Mariotti hanno finalmente messo alle stampe questo piccolo gioiellino. Si tratta infatti di uno scritto probabilmente messo in cantiere nei primi anni 50 come romanzo d'appendice di qualche giornale, vista l'esiguo numero di pagine e la trama molto semplice (cosa molto usuale per l'epoca, che poi Marriotti avrebbe rimpolpato in caso di interesse da parte di un editore).

Molto bella l'introduzione scritta dal figlio dell’autore Paolo Mariotti. Molto bella e toccante e che permette di avere un quadro più vivo sull'autore.

"il ricordo di mio padre romanziere mi accompagna fin da quando ero bambino ma la scrittura, a differenza delle altre sue passioni artistiche, fu quella che più a lungo lo interessò e quella a cui dedicò, per tutta la vita, gran parte del suo tempo una volta concluso il lavoro a fine giornata. Le immagini della mia infanzia che ho più chiare nella memoria sono quelle di lui che, dopo cena, tirava fuori la sua Olivetti 42 e cominciava a battere forte sui tasti. Io mi incantavo a guardarlo e, dopo un po’, il regolare ticchettio dei martelletti sul foglio mi tirava giù le palpebre e, pian piano, mi portava nel mondo dei sogni. Forse gli stessi sogni di cui lui scriveva, chissà"

La trama del racconto è molto semplice ma allo stesso tempo accattivante, sopratutto per la componente misteriosa dal forte sapore indiano che spunta qui e la durante il romanzo. I colpi di scena sono tutti ben congegnati e i personaggi sono veramente carismatici, sopratutto il povero Lorenzo Buoncompagni, che con il suo mix tra una vecchia cariatide e uno Sherlock Holmes scarognato mi ha conquistato. Bellissimo il finale, che per quanto tristissimo, mi ha lasciato pienamente soddisfatto.

Bisogna dire però che la trama per la sua voglia di concludere in fretta il mistero è in alcuni punti molto frettolosa e lacunosa, la spiegazioni finale poi è proprio tirata per i capelli. Non sono comunque difetti gravissimi e non pregiudicano la lettura.

In definitiva è un libro che ho apprezzato moltissimo nonostante sia stato scritto ormai più di sessant'anni fà, grazie alla trama veramente appagante e dei personaggi veramente riusciti. Un degno prodotto del periodo d’oro del giallo italiano.

lunedì 9 aprile 2018

La catena spezzata di Vasco Mariotti - recensione -


La trama vede il vecchio Gilles Le Normant confessare ai suoi amici una storia incredibile accaduta tanti anni prima nel cuore dell'Africa nera del quale era stato testimone. Anni prima infatti aveva visto nel territorio africano svolgersi strani culti bestiali e sanguinolenti, in riti nei quali era difficile discernere se fossero frutto di mera superstizione o se invece fossero veri riti di magia nera. Gilles viene però trovato morto poco tempo dopo e le ricerche condotte dai suoi amici aprono un mondo osceno fatto di licantropia, torture e sacrifici umani. 

Vasco Mariotti è un autore che apprezzo tantissimo, uno scrittore che mi ha fatto scoprire come in Italia ci sia stato un periodo in cui il giallo italiano non aveva nulla da invidiare, per quanto più rivolto al pubblico popolare delle masse, ai romanzi angloamericani. Il suo stile fatto di  intrecci narrativi complessi, ambientazioni esotiche e uno spiccato gusto per situazioni macabre e fantastiche è veramente piacevole alla lettura e attira immediatamente l'attenzione. Purtroppo questo romanzo a mio giudizio non è il massimo raggiunto da questo autore in fatto di mistero.

lunedì 18 dicembre 2017

Scompartimento n. 6 di Rosa Liksom - recensione -


Ho sempre trovato la Russia un paese affascinante, con le sue contraddizioni e pregi. Il calore dei suoi cittadini e le loro costanti furfanterie, un paese che ha cambiato tanti tipi di regimi senza mai assaggiare mai la democrazia, una terra che riesce sempre in qualche modo ad incuriosirmi. Logico quindi che un libro che parlasse dell'unione sovietica nel  periodo poco precedente al suo tracollo non poteva rimanermi indifferente, la copertina con questo treno a vapore che attraversa una landa innevata ha finito per conquistarmi.

lunedì 6 novembre 2017

Le avventure di Joe Speedboat di Tommy Wieringa - Recensione -




Nella sonnacchiosa città di Lomark vive Fransje, un ragazzo che a causa di un assurdo incidente non può più ne parlare ne muoversi (tranne che per il braccio destro), dedicandosi totalmente da quel momento in poi nel registrare ogni evento che gli arrivi alle orecchie della sua piccola e comatosa città. A interrompere la routine quotidiana arriva il giovane Joe Speedboat (nome che il ragazzo si è dato da se per nascondere il proprio vero e banale nome), ragazzo folle e geniale allo stesso tempo, che con la sua personalità magnetica creerà un gruppo di amici affiatati (di cui farà parte anche Fransje) con cui realizzare i più folli progetti, dalle bombe a un aereo fai da te per vedere le "grazie" di una vicina naturalista, arrivando perfino a modificare un escavatore per partecipare alla Parigi- Dakar. Affrontando insieme il difficile e inevitabile percorso di crescita che porterà i due protagonisti ad abbandonare il mondo dei sogni e delle possibilità infinite per il regolare e monotono mondo degli adulti. Un romanzo di formazione che fa del movimento (inteso come sviluppo) il proprio inno spirituale.

martedì 24 ottobre 2017

L’uomo dai piedi di fauno di Vasco Mariotti - Recensione -


In una Torino anni 30, ma che ricorda per molti versi la Londra di Sherlock Holmes, viene ritrovato il cadavere il barone Leone Fermentini di Brienza. Il tutto potrebbe essere frutto di un delitto passionale visto l'attitudine libertina del barone, se non fosse che il suo corpo viene ritrovato triturato da braccia potenti come una pressa industriale, per non parlare delle strane impronte a forma di zoccoli di capretto e degli strani peli trovati nell'appartamento. La polizia non sa che pesci pigliare e il commissario Lamberti chiede aiuto al geniale detective Gastone Uliani (un novello Holmes in salsa italica) per risolvere il caso. Un strano caso che crea un ottimo mix tra giallo classico e horror alla Dottor Jekyll e Mr Hyde, con una spruzzata di mad doctor e tematiche amorose. Un romanzo veramente godibile nonostante il passare del tempo.