martedì 27 novembre 2018

Ed Wood - Recensione


Anno: 1994
Durata: 127 min
Dati tecnici: B/N
Genere: biografico, commedia, drammatico
Regia: Tim Burton
Soggetto: Rudolph Grey (romanzo)
Sceneggiatura: Scott Alexander, Larry Karaszewski

Considerato ingiustamente il peggior regista di sempre Ed Wood ebbe una esistenza sfortunata afflitta anche da gravi problemi di alcolismo (nonché l'attrazione per l'intimo femminile che indossava spesso). Grande appassionato di cinema non riuscì mai a sfondare in quel mondo, ma continuò a sfornare pellicole per passione, spesso grazie all'aiuto di attori altrettanto sfortunati come Bela Lugosi. La sua figura colpi positivamente il regista Tim Burton che rimase profondamente impressionato dal profondo amore per la settima arte del suo sfortunato collega.

lunedì 19 novembre 2018

Il Grande Dio Pan di Arthur Machen - Recensione -


Arthur Machen non è di certo un autore che spunti facilmente nella memoria del genere horror, di quelli che basta sussurrare l'opera x per attirare subito sguardi di complicità nel lettore a voi più prossimo o l'autore che ha ricevuto mille adattamenti filmici dal proprio romanzo. Machen è in verità un personaggio che ha goduto e gode di un forte influsso nel panorama letterario, basti pensare che autori come Howard Philip Lovecraft (scrittore che stravedeva per Machen, tanto da omaggiarlo e citarlo in molti suoi scritti) e King hanno ricevuto una forte influenza dalla prosa dell'autore anglosassone.


Arthur Machen, vero nome Arthur Llewelyn Jones (il cognome Machen è preso dalla famiglia della madre), nasce a Caerlon in Galles nel 1863. La sua vita sarà sempre caratterizzata da continui e repentini cambi di fortuna, il primo dei quali lo porterà a non concludere mai gli studi universitari a causa delle difficoltà economiche sopraggiunte per alcuni investimenti sbagliati. Machen sarà quindi costretto a svolgere vari lavori, tra cui il giornalista e a farsi strada in una soffitta colma di libri esoterici per redigere il catalogo di una libreria, cosa che gli fornirà molto del materiale necessario per la redazione nel 1891 del suo libro più famoso "Il grande Dio Pan". Libro che non viene accolto benissimo nel clima puritano dell'epoca vittoriana, forse anche complice i fatto che "Il Grande Dio Pan" ne mostra il lato più oscuro e morboso espresso in un latente desiderio di spiritualità e un interesse segreto per l’occulto (che nel racconto viene rappresentato benissimo dal personaggio di Clarke), con il Dio Pan elevato a potere primordiale della natura contro il potere della scienza e della filosofia materialista del tempo. Vittima del suo stesso successo nel genere decadentista Machen finirà per rimanerne intrappolato, tanto che i suoi successivi racconti non avranno moltissimo successo, facendolo finire nuovamente in povertà.  Solo durante la prima guerra mondiale ritroverà un effimero successo con la storia degli Angeli di Mons. Anni dopo grazie all'aiuto di amici e conoscenti riesce a ottenere un piccola pensione che gli permette di vivere serenamente la sua vecchiaia, morendo a 87 anni nel 1947.

sabato 17 novembre 2018

Fantasy & Science Fiction 4 (Ottobre 2013) - Recensione -


Volume incentrato questa volta sull'amore e sulle derive tragiche che questo può portare. La copertina questa volta non sembra avere una reale connessione con gli eventi trattati e a mio giudizio si ricollega principalmente al primo racconto proposto L’Uomo che Amava gli Aquiloni di Dean Whitlock.

I racconti proposti sono i seguenti:

L'uomo che amava gli aquiloni di Dean Whitlock: Un racconto a metà tra il fantasy e un racconto mitologico, nel quale ci viene la triste storia di colui che invento per gli aquiloni per far vedere le proprie preghiere agli Dei, di come questa invenzione finisca invece inizialmente per spaventare i contadini dei dintorni per poi essere usata come arma da un gruppo di invasori, finendo per sminuirne la bellezza. Nonostante il triste destino del suo inventore e di una strega muta-forma conquistata dalla bellezza di questi oggetti, il loro fascino della bellezza rimane inalterato nonostante ogni tentativo di macchiarlo. Probabilmente assieme a "Nimitseahpah" di Nancy Etchemendy il miglior racconto di questo volume

lunedì 12 novembre 2018

Gli allegri pirati dell'isola del tesoro - Recensione -


Titolo originale: Dōbutsu takarajima (letteralmente "L'isola del tesoro degli animali")
Paese di produzione: Giappone
Anno: 1971
Durata: 78 min
Genere: animazione, azione, avventura
Regia: Hiroshi Ikeda
Soggetto: Robert Louis Stevenson
Sceneggiatura: Kei Iijima

Quanto ho sognato una barchetta così per partire all'avventura.
Gli allegri pirati dell'isola del tesoro è uno di quei film di animazioni che più mi sono rimasti impressi da bambino e che hanno fatto nascere in me la passione per la filibusta. Sopratutto per alcune scene che nella loro semplicità fin da bambino mi hanno conquistato e lanciato in fantasticherie dove ripercorrevo le gesta del film. 

Film del  1971 uscito per commemorare il ventesimo anniversario dalla fondazione dello studio, vede tra i suoi realizzatori un allora trentenne Hayao Miyazaki, che come suo solito si fece il mazzo lavorando in diversi ruoli (character designer, autore dei fondali, animatore chiave e secondo alcuni anche come consulente per la sceneggiatura).

giovedì 8 novembre 2018

Il mistero della casa del tempo - Recensione -


Titolo originale: The House with a Clock in Its Walls
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2018
Durata: 105 min
Genere: fantastico, fantascienza, orrore, thriller
Regia: Eli Roth
Soggetto dal romanzo di John Bellairs
Sceneggiatura: Eric Kripke

La pellicola è l’adattamento del romanzo “La pendola magica” del 1973 scritto da john bellairs. Non avendo letto il libro la recensione si baserà solo sul materiale filmico e non terrà conto delle possibili differenze tra libro e pellicola.

Una coppia di apparenti stramboidi 
Non avevo grosse aspettative per questo film, complice un trailer che sembrava promette un film per ragazzi a base di magia alla Harry Potter, cosa effettivamente mantenuta ma con piacevoli sorprese e altre decisamente meno riuscite.

Dopo la morte dei propri genitori, il giovane e precisino Lewis Barnavelt si ritrova catapultato nella casa dello strambo zio Janathan. Una notte Lewis svegliato dai forti rumori scopre che suo zio sta colpendo i muri di casa con un'ascia. Dopo un iniziale spavento il ragazzo scopre che suo zio è in realtà uno stregone alla ricerca di un orologio magico che il precedente malvagio proprietario, Isaac Izard, aveva nascosto prima della sua morte a causa di un disastroso rito magico. Per il ragazzo sarà l’inizio di una grande avventura, ma anche il più indomito degli eroi deve prima o poi affrontare i suoi problemi.

lunedì 5 novembre 2018

La vegetariana di Han Kang - Recensione -



Il titolo di cui oggi voglio parlarvi è decisamente particolare e per certi versi di difficile comprensione per la nostra mentalità occidentale, romanzo che però ho trovato veramente interessante e in cui ho trovato diversi punti di riflessione. Sopratutto una interessante esplorazione della società coreana che difficilmente si vede nei drama o nelle canzoni Kpop.

La protagonista della storia è una donna coreana mite e remissiva, da cui non ci si aspetterebbe nulla di straordinario, tanto che il suo stesso marito ammette chiaramente di averla sposata per la sua insipidezza caratteriale che gli permette di padroneggiare come ogni vero uomo coreano che si rispetti. Questo "mondo idilliaco" si spezza quando improvvisamente la donna decide di diventare vegana con profondo sconcerto del marito e della sua famiglia. I tentativi egocentrici dei parenti di far ritornare la donna sui suoi passi portano solo a un sempre più rigido isolamento della donna, tanto che alla fine la donna intraprenderà un percorso autodistruttivo pur di raggiungere lo scopo di diventare un vegetale. Nessuno riuscirà a capire il motivo di tale scelta, tranne che tutto è partito da uno strano sogno.

giovedì 1 novembre 2018

Crociata spaziale di Poul Anderson - Recensione -



Crociata spaziale di Poul Anderson è una di quelle strane idee che normalmente nessuno di noi considererebbe fattibili, sopratutto pensando a quanto siano difficilmente coniugare ambietnazione medievale e fantascienza a base di navi spaziali e imperi gallatici. Però Poul Anderson non è un comune scribacchino e nel 1960 scrisse questo interessante romanzo in tre puntate sulla rivista mensile Analog Science Fiction and Fact. L'opera non è considerata una delle produzioni più interessanti dello scrittore ma ha riscosso un notevole successo tra il pubblico.

La trama vede un signorotto inglese, Sir Roger de Tourneville, prepararsi a combattere i francesi per il suo re, nel frattempo però una nave aliena atterra improvvisamente nei pressi nel suo castello. Nonostante l'iniziale spavento e il divario tecnologico mostruoso i soldati inglesi riescono in breve tempo ad avere la meglio sugli alieni, complice anche il fatto che la loro tecnologia avanzatissima si dimostra nei confronti della praticità e della immediatezza delle armi bianche medievali totalmente inutile. Purtroppo un tradimento porterà il lord inglese, i suoi soldati e tutti gli abitanti del borgo a intraprende la più grande delle crociate, quello della conquista dello spazio.