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lunedì 15 novembre 2021

L'isola del tesoro (1934) - Recensione -

La bellissima locandina del film
Titolo originale: Treasure Island
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1934
Durata: 105 min
Genere: avventura
Regia: Victor Fleming
Soggetto: Robert Louis Stevenson
Sceneggiatura: John Lee Mahin

Chi mi segue potrebbe aver notato la mia "piccola" passione per il romanzo "L'isola del Tesoro" di Stevenson e dei prodotti da esso derivati. Oggi facciamo un tuffo nel passato e andiamo dritti alla trasposizione del  1934, diretta da Victor Fleming, e che nel cast vanta ben due premi oscar (Wallace Berry qui nel ruolo di Silver e Lionel Barrymore come Billy Bones).

Jim e il sott... Long John Silver
Il piccolo Jim dirige la locanda dell'ammiraglio Benbow assieme alla sua mamma. Un giorno uno scorbutico e prepotente marinaio dalla faccia poco raccomandabile decide di "gettare l'ancora lì". Nessuno può immaginare che il vecchio lupo di mare sia stato uno degli uomini della ciurma di Flint e che adesso i suoi vecchi compagni lo stiano cercando per qualche oscuro motivo. Fiaccato dall'alcool e dal terrore di essere stato scoperto Billy Bones, questo il nome del marinaio, muore e lascia a Jim la mappa per trovare un fantastico tesoro, ma non sarà per nulla facile arrivare alla meta.

La versione diretta da Fleming è a mio giudizio una tra le più riuscite, grazie anche a un cast formidabile e un set realizzato con cura. Elementi che ti fanno sentire l'avventura nelle vene come se dovessi partire con Jim da un momento all'altro.

venerdì 26 marzo 2021

Angry Joe Bass - Recensione -

 

Angry Joe Bass è un titolo decisamente particolare, con una buona idea di partenza e con un tema centrale inusuale e molto interessante (le condizioni di vita un pellerossa nell'America degli anni 70), anche se poi il risultato finale per una serie da fattori di cui parleremo non è dei migliori. Per prima cosa parliamo della trama:

George Hanson e sua figlia
Joe Bass è un taciturno e pacifico indiano d’America che vive di pesca sulle rive del lago Michigan. Il pellerossa si scontra per i diritti di pesca con il potente e ricchissimo George Hanson, un affarista che vuole trasformare la zona in una riserva per la pesca sportiva. La loro rivalità si inasprisce ulteriormente quando Karen, la bella e intraprendente figlia di George, si innamora di Joe. Il magnate roso dall'odio razziale e dallo smacco di vedere la propria figlia in compagnia di quello che considera feccia, scatena le corrotte autorità locali e tutte le sue conoscenze contro Joe. Abusi che portarono i protagonisti al punto di rottura, scatenando una dura e tragica risoluzione finale.

domenica 21 marzo 2021

Railyways (2010) - recensione -

 

Diretto da Yoshinari Nishikori
Prodotto da Shūji Abe
Con: Kiichi Nakai, Reiko Takashima, Takahiro Miura, Yuika Motokariya, Tomoko Naraoka
Uscito nei cinema giapponesi il: 29 Maggio 2010
Durata: 130 minuti

Uno dei temi cari dei paesi capitalisti è il mito dell'uomo/donna di successo, quel soggetto che grazie alla proprie abilità e spirito di sacrificio è riuscito a scalare la società/posizione sociale fino a raggiungere dopo anni la massima posizione (poi ci sono pesi come l'Italia dove il vero sogno lavorativo, soprattutto al centro e al sud, è quello di ottenere il posto fisso, magari statale). Un obbiettivo che però ha molti lati oscuri: come il costante fattore di stress, l'abuso di straordinari e nei casi peggiori il suicidio.

Un Esempio di questa evoluzione del lavoratore è il nostro protagonista Hajime. Un impiegato che dopo anni di lavoro indefesso sta per arrivare in seno al consiglio dirigenziale in una grande azienda di elettronica. Per raggiungere questo obbiettivo il nostro impiegato ha tralasciato ogni aspetto che non fosse legato alla sua professione, con il risultato di trovarsi con una famiglia con cui non riesce più a comunicare ne a comprendere e che lo tratta freddamente, non ha più tempo per stare con gli amici o di andare a trovare la sua anziana madre. Un giorno però Hajime dopo la morte di un suo caro amico e la scoperta della grave malattia della madre ha un momento di crisi che lo costringe a rivalutare tutto l'insieme di valori su cui aveva basato la sua vita fino a quel momento. Sarà proprio mentre sta accudendo la madre malata che l'uomo vede passare il vecchio treno che fin da piccolo aveva sognato di guidare e che lo porterà ad una epifania. Il protagonista infatti comprende che non è felice del suo lavoro, anche se sta finalmente per raggiungere la posizione di successo che credeva di volere e quindi molla tutto per realizzare ottenere il suo vero lavoro ideale.

lunedì 22 febbraio 2021

La finestra sul cortile - Recensione -


Poster realizzato da Laurent Durieux

Titolo originale: Rear Window
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1954
Durata: 112 min
Genere: giallo, thriller
Regia: Alfred Hitchcock
Soggetto: Cornell Woolrich (racconto)
Sceneggiatura: John Michael Hayes

Jeff è un fotografo d'assalto che durante un reportage rimane ferito a una gamba ed è costretto a passare un periodo di degenza presso il proprio appartamento, con la sola presenza occasionale dell'infermiera Stella e della bella Lisa (Grace Kelly), innamorata persa di lui. Jeff è un tipo troppo pratico per passare il tempo tra libri e radio (senza contare che nel 1954 computer ed internet esistevano solo nei romanzi di fantascienza). Jeff passa il suo tempo in un mix di semplice curiosità e diabolico voyerismo a spiare dalla finestra  del suo appartamento le azioni quotidiane dei propri vicini. Tutto procede nella normalità fino a quando il protagonista nota dei particolari che potrebbero indicare che un qualche evento tragico è accaduto. Stai a lui ora trovare le prove che provino la fondatezza dei propri dubbi.

La finestra sul cortile è un film perfetto, senza elementi accessori, ma che Hitchock dirige in maniera perfetta. Oltretutto offrendo vari livelli di analisi. Infatti la storia è: 
 
1) Un accattivante giallo, che punta tutto sull'apparente impossibilità di compiere il misfatto e delle deduzioni del novello detective (il film è tratto molto liberamente da un racconto di Cornell Woolrich).
 
2) È anche un un film che ci parla delle pulsioni da "guardone" del protagonista, a volte prendendole alla berlina visto che il nostro eroe non riesce trovare un passatempo più sano, a volte mostrandoci come spesso le nostre azioni siano mosse da preconcetti vari (un luogo tanto idilliaco non può nascondere il male, la morbosità porta a soluzioni sconclusionate ecc). 

sabato 16 gennaio 2021

Il maggiore Payne - Voi conoscete la storia della piccola locomotiva coraggiosa? - Recensione -

Titolo originale: Major Payne
Anno: 1995
Durata: 95 min
Genere: commedia
Regia: Nick Castle
Soggetto: Joe Connelly, Bob Mosher
Sceneggiatura: Damon Wayans, Dean Lorey, Gary Rosen

Il maggiore Payne è un film che fa parte della mia infanzia, uno di quelle pellicole che da bambino mi sono rivisto un milione di volte e che grazie anche alle sue battute cattivissime (almeno per il target di riferimento) ricordo con molto piacere. Qualche giorno fa su Netflix ho visto tra le novità il faccione sorridente di Payne, potevo io rifiutarmi di dargli una visione in onore dei vecchi tempi?

Marine: "Il mio braccio! Il mio braccio!"
Payne: "Fammi dare un'occhiata. Ehi, amico, conosco un giochetto che ti farà dimenticare il tuo braccio. Dammi la mano! Ora sentirai un leggera pressione." [spezza il dito anulare del marine] 
Marine: "Aaaahh. Il mio dito! Il mio dito!"
Payne: "Funziona sempre!"


Il maggiore sa come rendere emozionante anche la giornata più grigia
Benson Winifred Payne è una vera e propria macchina da guerra, nonché un maggiore dei Marines, che ha praticamente sconfitto da solo tutti i nemici degli Stati Uniti (probabilmente a suon di frasi virili ma il film purtroppo sorvola su questo dettaglio). Il suo problema è ch'è stato così efficiente che l'esercito non ha più bisogno di lui e quindi decide "saggiamente" di rimandarlo nella società civile. Ovviamente lo stile di Payne poco si adatta alla vita comune, ma per nostra fortuna prima che il maggiore incontri un "sceriffo Teasle" con cui scatenare la propria guerra, viene richiamato da un  suo superiore per addestrare uno scapestrato gruppo di ragazzi in una scuola militare della Virginia, in attesa di un più guerresca occupazione.

lunedì 4 gennaio 2021

Sabrina (1954) - Recensione -

Titolo originale: Sabrina
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1954
Durata: 113 min
Dati tecnici: B/N
Genere: commedia, sentimentale
Regia: Billy Wilder
Soggetto: dalla commedia Sabrina Fair di Samuel A. Taylor

Sabrina è una commedia romantica deliziosa e divertente, che non ha subito minimamente il passaggio dei decenni, diventando una vera e propria fiaba moderna che non può lasciare indifferenti.

La trama vede come protagonista Sabrina Fairchild, dolce e insicura fanciulla innamorata persa del bello e scanzonato David Larabee (il genitore della ragazza lavora come autista per la facoltosa famiglia dell'uomo), con già tre matrimoni fallimentari alle spalle, che invece non l'ha mai considerata. La ragazza  parte per vivere due anni a Parigi, dove la donna migliora il proprio stile e diventa più sicura di se. Ritornata a casa incontra per caso la sua vecchia fiamma che questa volta si innamora della ragazza. Ovviamente i genitori e il fratello maggiore Larry* non vedono di buon occhio questo rapporto, anche perché hanno già organizzato il matrimonio di David con una ragazza dell'alta società che gli permetterà di realizzare un affare milionario.

venerdì 1 gennaio 2021

Un magnifico ceffo da galera - Recensione -

Titolo originale: Scalawag
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Italia, Jugoslavia, Stati Uniti d'America
Anno: 1973
Durata: 92 min
Genere: avventura, western
Regia: Kirk Douglas, Zoran Calic
Soggetto: Robert Louis Stevenson ("L'isola del tesoro") 

Adattare un classico è sempre una operazione difficile, soprattutto quando si vuole adattare la storia a un contesto più originale, per questo spesso si preferisce riprende la storia del romanzo senza particolari stravolgimenti, ma rischiando di portare al cinema l'ennesimo film uguale ai precedenti e che si dimentica poco tempo dopo la visione. Eppure i classici della narrativa, se ne vengono rispettati i temi centrali si prestano benissimo a nuove interpretazioni e ambientazioni. 

Danny sei tu?
Deve essere stato proprio questo ragionamento a portare nel 1973 Kirk Douglas a dirigere un film che vuole trasporre le avventure Jim e Long John Silver (questo nome non mi è nuovo) nei polverosi e avventurosi paesaggi jugo... ehm! Paesaggi western. Si tratta del primo film diretto dal famoso attore americano. Nel film è presente in un piccolo ruolo anche un giovane Danny Devito. 

La produzione del film fu abbastanza problematica, non solo per le avverse condizioni del posto (sul set non erano previsti servizi igenici), ma anche per la indigesta cucina locale (tanto che l'unica frase in iugoslavo che il regista imparò fu per chiedere non mettere l'aglio nelle pietanze). Il titolo originale "Scalawag" sarebbe dipeso dal fatto che il pappagallo pronuncia questa strana parola durante il film.

lunedì 21 dicembre 2020

Zanna Bianca (2018) - Recensione -

Titolo originale: Croc-Blanc
Paese di produzione: Francia, Lussemburgo
Anno: 2018
Durata: 85 min
Regia: Alexandre Espigares
Soggetto: Jack London
Sceneggiatura: Philippe Lioret, Serge Frydman 

Coccoloso fuori, totalmente selvaggio dentro
Zanna Bianca è uno dei classici della letteratura, un romanzo che esplora attraverso un cucciolo di cane lupo temi come la moralità e la redenzione, ma che riflette anche sul difficile rapporto tra uomo e natura. Soprattutto il romanzo di Jack London fu uno dei primi a mettere il punto di vista dell'animale al centro della storia (seppur filtrato dall'idea di darwinismo sociale e della difficile esperienza dell'autore nel Klondike). Una storia che ha conquistato milioni di lettori, riproposta in vari film, anche se stranamente nessuno in versione animata (anche bisogna dire che il film Balto in diversi elementi riprende la storia di London). A sopperire a questa mancanza arriva nel 2018 Espigares, che realizza una storia decisamente ben realizzata anche se non scevra di difetti. 

Zanna Bianca è un cucciolo di cane-lupo (in realtà è per tre quarti un lupo) che vive nello Yukon di fine ottocento. Il capo di una tribù indiana accoglie il cucciolo per le sue qualità fisiche, l'animale cresce e dimostra una forza fisica eccezionale. Le sue caratteristiche fisiche attirano però le attenzioni di fuorilegge che scommettono sui combattimenti tra animali.

Il primo incontro con l'essere umano (da notare il particolare stile spigoloso per le fattezze umane)
Per essere un film di produzione europea (quindi con budget e maestranze inferiori rispetto alle controparti americane e giapponesi) il film visivamente è un piccolo gioiello. Grazie anche all'uso di una animazione mista, realizzata in parte con il Motion Capture per l'animazione degli esseri umani, computer grafica per gli animali e l'utilizzo della pittura per la colorazione. Un mix che funziona decisamente bene, soprattutto per i paesaggi che sono veramente spettacolari ( gli effetti di illuminazione, in special modo quelli riguardanti il tramonto sono fatti benissimo. Danno una sensazione di realismo che difficilmente ho riscontrato in altri film), gli umani sono realizzati in modo spigoloso ma considerato l'ambiente è un tocco adeguato per esprimere la durezza della vita in quei luoghi. Il character design degli animali, in special modo Zanna Bianca è fatto con cura (da cucciolo è troppo dolce). Le animazioni sono ben curate, in special modo quelle degli animali (anche se bisogna dire che gli esseri umani non godono di altrettanta cura e risultano leggermente scattosi nelle movenze).

Il difetto principale del film è che non si capisce bene a quale pubblico si rivolge: da una parte è troppo serioso e scevro di elementi comici che possono attirare il pubblico più piccolo, dall'altra film ci va con il freno a mano tirato per le scene violente o dal forte impatto emotivo (rendendo molto più difficile per lo spettatore immedesimarsi nelle sofferenze di Zanna Bianca e nel suo difficile percorso di crescita tra civiltà umana e natura selvaggia). Il film poi non è neanche totalmente fedele allo storia del romanzo, saltando una buona parte introduttiva del romanzo e modificando molti sviluppi narrativi della storia, il che ci può stare se le scelte portano a uno sviluppo interessante, peccato che le scelte in questo caso non portano a sviluppi particolarmente interessanti e anzi spesso finisco per svilire il messaggio del romanzo. 

In definitiva Zanna Bianca è un buon film, in special modo nella prima parte, quella ambientata nella foresta e prima del contatto con gli umani. Il resto del film non si dimostra altrettanto buono, ma si rimane sulla sufficienza, grazie all'ottimo comparto grafico che sopperisce alle vistose lacune narrative.

lunedì 14 dicembre 2020

Il dottor Miracolo - Recensione -

Titolo originale: Murders In The Rue Morgue
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1932
Durata: 75 min
Genere: orrore
Regia: Robert Florey
Soggetto: Edgar Allan Poe

Il successo può rappresentare per un attore sia una benedizione, portandoti nell'olimpo delle produzioni hollywoodiane di fama, sia una maledizione, relegandoti ad interpretare lo stesso identico ruolo per il resto della tua carriera artistica. Un esempio lampante di questa contraddizione fu Bela Lugosi, che nel 1931 salì nell'olimpo della celebrità del cinema con Dracula (un "filmetto" che ha solo consacrato la figura del vampiro per come la conosciamo oggi), ma che allo stesso tempo ne segnò il destino in modo indelebile, costringendolo per il resto della sua vita a vivere nell'ombra del conte (complice anche un forte accento ungherese), nonostante la sua volontà di interpretare ruolo più "umani".    

La Universal dopo l'uscita di Dracula sta preparando il suo nuovo film dell'orrore, un altro "filmetto" ispirato a un romanzo gotico di Mary Shelley, Frankenstein (anche questa pellicola ha segnato l'immaginario collettivo, tanto che immaginare il mostro senza gli iconici chiodi o l'ampia fronte sarebbe impossibile). Inizialmente si pensa di far dirigere il film a Robert Florey e far interpretare il mostro a Lugosi, ma dopo qualche prova, gli studios cambiano idea e decidono di far dirigere il film a James Whale e usare Boris Karloff per il mostro. Il film sarà un altro successo per lo studio. Per compensare il duo e sfruttare la rivalità dei due grandi attori, Lugosi e Karloff, la Universal da il via a progetto di adattamento per la storia di Poe "I delitti della Rue Morgue". 

Siamo nella Parigi di metà ottocento, in un circo itinerante il dottor Miracolo (Bela Lugosi) intrattiene il pubblico con uno Erik, un possente gorilla che ubbidisce ai suoi ordini grazie alla capacità del dottore di comprendere la lingua dei primati. Lo show in realtà è una copertura per permettere allo scienziato di compiere i suoi folli esperimenti, volti a confermare la validità della teoria sull'evoluzione dell'uomo dalla scimmia, e creare successivamente un potente ibrido uomo-gorilla tramite l'uso di sventurate ragazze a cui iniettare il sangue del primate (che dovrebbe fungere come una sorta di test di compatibilità per diventare la sua compagna). Visto che le donne non sopravvivono al trattamento, il dottore con l'aiuto del suo aiutante, se ne libera gettando i corpi nella Senna. I ritrovami dei cadaveri insospettiscono il giovane Pierre Dupin, che inizia una indagine che lo porterà a scoprire i piani del dottore appena  in tempo per salvare la sua amata, rapita da un innamorato Erik. L'epica lotta si concluderà nei tetti di Parigi.

mercoledì 9 dicembre 2020

Over the Moon - Il fantastico mondo di Lunaria - Recensione -

Titolo originale: Over the Moon
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti, Cina
Anno: 2020
Durata: 95 min
Genere: animazione, avventura
Regia: Glen Keane
Sceneggiatura: Audrey Wells

 La morte è da sempre uno dei grandi tabù della nostra società, un elemento che l'uomo ha sempre cercato di esorcizzare e analizzare in modi sempre più complessi col passare del tempo (basti pensare danza macabra medievale o il viaggio di Ulisse nell'oltre tomba per esempio), altre volte è un comodo escamotage per permettere all'eroe di partire all'avventura (la morte dell'amata per evitare l'imborghesimento del protagonista o in salsa Disney  la morte di un genitore, di solito la madre). Oggi con la sempre più lunga aspettativa di vita, la scomparsa di una persona giovane, colpisce profondamente chi vi assiste o ne subisce i cambiamenti. Sopratutto perché la signora con la falce non è più una componente quotidiana delle nostre esistenze e quindi mancano tutti gli strumenti per analizzarla e comprenderla (questo ovviamente non vuol dire che la morte sia scomparsa, ahimè! Ma semplicemente abbiamo rinchiuso questi tristi eventi in luoghi appositi, gli ospedali, e quindi la morte non è quasi più un evento a cui assistiamo di persona. Basti pensare che nel medioevo erano le donne ad assistere i moribondi, visto che assieme alla nascita era considerato loro esclusivo compito. Tanto che gli uomini ne erano estranei).  

Ben venga quindi la recente sensibilità sul tema espresso da molte pellicole di animazione. Film che spesso offrono una interessante riflessione o perlomeno un mezzo per elaborare/creare speranza al giovane spettatore. Sopratutto il film  offre una sottile e interessante metafora sul non rimanere ancorati nei propri dolorosi ricordi e vivere la propria vita.

venerdì 27 novembre 2020

SpongeBob - Amici in fuga - Recensione

Titolo originale: The SpongeBob Movie: Sponge on the Run
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2020
Durata: 83 min
Genere: animazione, commedia, fantastico, avventura, azione, musicale
Regia: Tim Hill
Sceneggiatura: Tim Hill
Produttore: Paul Tibbitt, Mary Parent


Dai i suoi esordi nei primi anni 2000 SpongeBob è ormai un personaggio affermato e amato dal grande pubblico, quasi al pari di Mickey Mouse o dei Looney Tunes. Non è un caso quindi che Nickelodeon e Viacom (che ha acquisito tempo fa la prima) stiano cercando in tutti modi di espandere ancora di più lo show con film e prodotti accessori (con tanto di una nuova serie dove il protagonista e compari sono in versione giovanile e ambientata in un campo estivo. Ma il trend delle versioni baby non era rimasto agli anni 90?). Ricordo con piacere il primo film ed ero curioso su questo terzo capitolo della saga, visto che era su Netflix a causa della pandemia Covid che ha chiuso i cinema, mi sono detto che poteva essere una buona occasione per dargli una occhiata (il primo completamente in cgi, anche se piacevolmente camuffata per assomigliare allo stile della serie animata). 

Lo stile di animazione è veramente spettacolare
Il film inizia con l'ennesimo tentativo fallito di Plankton di rubare la formula del Krabby Patty. Fallimento che lui attribuisce come sempre a Mr. Krabs, ma l'intervento di Karen, la sua caustica moglie robot, gli fa comprendere finalmente che il suo vero antagonista è sempre stato SpongeBob, in tutta la sua simpatica idiozia. Per sbarazzarsi della spugna Plakton inscena un nuovo piano che coinvolge anche Gary (la lumaca di SpongeBob) e l'odioso Re Poseidone (che però non ha nulla a che fare con quello del primo film e che vuole usare la bava di Gary per i suoi benefici effetti sulla pelle).

lunedì 16 novembre 2020

La storia fantastica - Recensione -

Titolo originale: The Princess Bride
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1987
Durata: 94 min
Genere: avventura, fantastico, commedia, sentimentale, azione
Regia: Rob Reiner
Soggetto: dal romanzo "La principessa sposa" di William Goldman
Sceneggiatura: William Goldman

Avete presente quelle iniziative che cercano in tutto i modi di farti vedere come è bello e divertente leggere, ma che alla fine falliscono tutte nell'obbiettivo? Ecco secondo me "La Storia Fantastica" riesce benissimo a farti comprendere la bellezza nel trovare un libro così emozionante da lasciarti immergere totalmente nella storia, ma sopratutto ti mostra molto chiaramente che se non sei il primo a dare l'esempio leggendo una storia come fa il nonno del film ai tuoi pargoli/parenti non puoi aspettarti che essi lo facciano da soli per magia. 

In una stanza che trasuda anni 80 il tenente Colombo (Peter Falk) racconta una storia a Brian di Piccoli mostri. Avete la mia attenzione più totale.

Vittima dell'influenza un bambino passa il tempo giocando ai videogiochi, cosa che non fa molto piacere al suo nostalgico nonno, che gli propone invece di leggerli una storia. Nonostante la sua iniziale perplessità, il bambino decide di accettare la proposta, sia per accontentare il suo vecchio sia perché in fondo è sempre più incuriosito dalla storia d'amore tra il garzone Westley e Bottondoro e dei tentativi del viscido principe Humperdink di separarli. 

domenica 27 settembre 2020

City Hunter Special 1 - Amore, Destino e una 357 Magnum - Recensione -

 

 

City Hunter era ed è una delle colonne portanti della mia infanzia (non che adesso mi possa definire il più serio e maturo degli uomini). Trasmesso nella programmazione serale di Italia 7, guardavo la serie senza sosta, anche quando il canale era ormai sull'orlo della chiusura e trasmetteva gli episodi dei cartoni senza nessun criterio logico (quindi spesso capire il senso della trama era molto complicato). In questi giorni Mediaset sta rimandando sul suo canale Italia 2 le puntate della serie tv, mentre il mercoledì sera viene dedicato alla proiezione dei vari special, ritornando dopo più di vent'anni al piano di trasmissione originale stabilito da Fininvest per questo show (infatti la serie doveva essere trasmessa su Italia 1, ma nonostante le censure e le semplificazioni culturali lo show venne considerato inadatto per il target del canale, e come accaduto per Ranma 1/2 virato verso la controllata Italia 7 che trasmise le prime due stagioni nel 1997).

"Invincibile, odiato dai criminali, amato dalle loro vittime... è City Hunter!"
Quando la programmazione della tv era un cosa seria e trovavi solo il meglio

Nell'aeroporto di Tokyo per uno strano scherzo del destino, atterrano, nello stesso momento due persone completamente diverse: Una è Kirchmann, informatore doppiogiochista che spera di vendere a caro prezzo le proprie informazioni alla polizia giapponese; l'altra è Nina Stemberg, una famosa pianista e amica di una conoscenza in comune di Ryo e Falcon. L'informatore viene ucciso prima di spifferare alcunché mentre la ragazza contatta Ryo per aiutarla a ritrovare il proprio padre scomparso prima della sua nascita, ma per qualche strano motivo degli agenti della Galeria Est sembrano molto interessati alle mosse di Nina.

lunedì 23 marzo 2020

...più forte ragazzi! - recensione -


Durata: 115 min (edizione originale)
90 min (edizione ridotta)
Genere: Commedia, Avventura, Azione
Regia: Giuseppe Colizzi
Soggetto: Giuseppe Colizzi, Amedeo Pagani
Sceneggiatura: Giuseppe Colizzi, Amedeo Pagani, Barbara Alberti

I film di Bud Spencer e Terence Hill non sono probabilmente delle gemme del cinema, di quelle che ogni appassionato "vero e puro" deve vedere almeno una volta nella vita, ne offrono sceneggiature o inquadrature di altissimo livello cinematografico, ma nella loro semplicità e bontà sono dei film sempreverdi. Film che possono essere rivisti 100 volte e avranno sempre la capacità di farvi sorridere ed essere ricordati con profondo affetto. Cosa non da poco a mio giudizio.

La trama del film vede le picaresche avventure di due piloti d'areo, Salud e Plata, amici litigiosi e soci alla "pari". Dopo una serie di avventure, compreso un tentativo di truffa per incidente aereo poi sfortunatamente accaduto per davvero, i due organizzano nella giungla un giro di affari che non fa piacere al boss criminale della zona.

martedì 17 marzo 2020

Capitan Sciabola: Il tesoro di Lama Rama - recensione -


Ho sempre avuto la passione per le storie di pirati e quando ho visto su Infinity un film intitolato "Capitan Sciabola" ho deciso di dargli una possibilità a questo strano film ambientato nei caldi mari caraibici ma realizzato nella fredda Norvegia.

Capitan Sciabola (in norvegese Kaptein Sabeltann) è un personaggio che nei paesi scandinavi ha un ottimo successo di pubblico. Pensato inizialmente come spettacolo teatrale per bambini nei primi anni novanta, nel corso del tempo ha ottenuto sempre più successo, portando alla realizzazione di: Serie televisive, cartoni animati e libri a tema. Il film in questione è il penultimo prodotto realizzato e con con un budget di 6.970.000$ è stato il più costoso film norvegese per famiglie mai realizzato.

La trama vede Pinky, un ragazzo orfano, seguire le gesta di Capitan Sciabola e della sua temibile ciurma per i sette mari. Un giorno il capitano scopre la mappa per il favoloso regno di Lama Rama e il suo grandioso tesoro, sarà l'occasione per Pinky per intraprendere una grande avventura e ottenere qualche risposta su chi sia il suo vero padre (anche io se visto il nome di palta che gli ha rifilato lo avrei mandato alla malora).

sabato 22 febbraio 2020

Sonic - il film - Recensione -


Titolo originale: Sonic the Hedgehog
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Giappone
Anno: 2020
Durata: 99 min
Genere: Azione, Fantascienza, Commedia, Avventura
Regia: Jeff Fowler
Sceneggiatura: Patrick Casey, Josh Miller

Il porcospino blu è stato uno dei simboli degli anni 90 e uno dei massimi esponenti della console war tra Nintendo e Sega, che proprio grazie a Sonic poteva mostrare uno degli aspetti più forti della propria console (un processore a ben 7 mhz). Nel corso del tempo la società giapponese di Tokyo a causa di scelte sbagliate ha perso costantemente quote di mercato (arrivando nel 2001 a chiudere definitivamente il settore console nonostante un ottimo prodotto come il Dreamcast), ma Sonic è rimasto comunque nel cuore di milioni di fans (tanto che nuovi giochi escono per le console delle terze parti). Era logico quindi aspettarsi prima o poi un film tratto dalle sue avventure.

Sonic prima e dopo il cambio di design
Le prime informazioni sul film sono trapelate nel 2013, ma il film è diventato famoso anni dopo nella rete grazie a un trailer che mostrava un Sonic decisamente troppo umanizzato (aveva perfino dei denti umani), causando l'ira dei fans e le pronte scuse della società, che ha corso subito ai ripari slittando la data di uscita del film per rifare il design del personaggio (con un aggravio di costi di circa 5 milioni di dollari). Un evento che potrebbe diventare un tassello fondamentale per i futuri rapporti tra fan e produttori di film.

La trama vede il riccio antropomorfo Sonic venire costretto ad abbandonare il suo pianeta natale a causa di loschi soggetti che vorrebbero sfruttare i suoi poteri e a rifugiarsi sulla Terra grazie agli anelli magici che gli permettono di viaggiare per i mondi. Passano gli anni e Sonic si è ormai abituato alla vita nella cittadina di Green Hills, nel Montana, anche se a causa del pericolo di essere scoperto vive nascosto da tutti, nonostante la sua voglia di farsi degli amici si faccia sempre più forte. Un giorno a causa della sua frustrazione il porcospino blu rilascia per rabbia i suoi poteri scatenando l'attenzione dei politici sulla piccola città e l'arrivo di una strambo scienziato di nome Robotnik.
Baby Sonic



Passiamo alla domanda che ogni fan del porco spino si sta domandando: "Il film di Sonic è un buon film?" La mia risposta è un sì, ma con molte riserve. Parliamoci subito chiaro questo film non è rivolto al fan cresciuto con il Sega Megadrive (anche se non mancano varie strizzatine al mondo dei videogiochi), ma piuttosto si rivolge alle famiglie generiche e al possibile coinvolgimento di nuove generazioni (in una scena Sonic fa un balletto alla Fortnite). L'idea in se non è male ma non è applicata benissimo, tanto che non mancano salti logici e stiracchiature varie durante la pellicola. Sopratutto manca una cuore pulsante in un progetto che invece sembra un freddo robot del dottor Eggman.

Jim Carrey ci sta alla grande come Robotnik
Si tratta di un buddie movie tra un porcospino e il suo amico umano eseguito bene ma senza guizzi di originalità (il vecchiotto film di Super Mario non era fedelissimo al videogioco ma non mancava di originalità. Questo film invece è decisamente fin troppo generico). Anche i possibili usi dei poteri di Sonic portano a scene riusate più volte (comprese una determinata tipologia da sempre associata alla velocità). Non mancano scene di umorismo di bassa lega con peti e battutine varie.

Sonic e Robotnik sono caratterizzati abbastanza bene e hanno un percorso di crescita semplice ma azzeccato, sopratutto lo scienziato pazzo è divertentissimo da vedere grazie a un Jim Carrey semplicemente perfetto per il ruolo. La cosa che mi ha colpito molto è che entrambi i personaggi in questo film sono ancora lontani dalla piena maturità. Sonic è per esempio molto lontano dalla figura eroica e carismatica che conosciamo, spesso è ancora infantile nelle scelte e dubbioso nelle azioni, solo alla fine entrambe le figure cominceranno a diventare più simili alle loro controparti videoludiche.

Tom Wachowski, il compagno di Sonic durante la pellicola, è un personaggio che fa il suo onesto lavoro da bravo poliziotto

Questa gag era decisamente carina
Mi è piaciuto molto l'idea di usare gli anelli di Sonic come una sorta di strumento magico per attraversare i mondi (un gradito omaggio a uno degli elementi più iconici del personaggio). La scena iniziale con la tartaruga è decisamente molto carina e divertente.

La soundtrack è decisamente orecchiabile, ma risente molto del periodo nostalgico anni 80 che stiamo vivendo ultimamente.

A mio giudizio la scelta di fare un film live action non ripaga tantissimo e sarebbe stato meglio realizzare un film totalmente in animazione. Sopratutto perché la componente "umana" non ha per la gran parte molto da dire e fa quasi solo colore sullo sfondo.

Si vede che l'intenzione è quella di continuare il brand con nuovi film come fanno comprendere alcune scene del film (vi consiglio di rimanere in sala durante i credits in quanto siamo pieno territorio Marvel style).

In definitiva un film discreto, ma senza un forte elemento di fondo, che intrattiene ma che dopo due giorni dalla visione probabilmente non ricorderete nulla.

sabato 14 dicembre 2019

Redline - Recensione -


Titolo originale: Redline
Regia: Takeshi Koike
Soggetto: Katsuhito Ishii
Studio: Mad House
Durata: 101 min.
Anno di uscita: 2009

In un modo futuristico e stravagante l'intrattenimento principale sono le corse automobilistiche, in cui i piloti mettono in pericolo la loro vita sfrecciando su bolidi iperveloci e armati con le più variegate e mortali armi a disposizione per sconfiggere l'avversario. L'unico a fare eccezione è JP (detto JP il bravo ragazzo o il gentiluomo), un pilota umano che si basa unicamente sulla velocità per vincere le gare, anche se girano oscure voci sul suo conto. L'obbiettivo finale di ogni pilota della galassia è partecipare alla Redline: la gara più complessa e pericolosa mai organizzata, e che vede partecipare i migliori piloti dell'universo (Ognuno come nella migliore tradizione delle Wacky Races dallo stile e armamento unico). Quest’anno la Redline è ancora più mortale del solito visto che è organizzata sul pianeta Roboworld, un mondo abitato da robot simil-nazisti super tecnologici, che non vedo di buon occhio una gara organizzata sul loro territorio.

lunedì 2 dicembre 2019

Power Rangers (2017) - Recensione -


Anno: 2017
Durata: 124 min
Genere: azione, avventura, fantascienza
Regia: Dean Israelite

I Power Rangers sono uno di quei tipici prodotti anni 90 che scatenano un forte senso di nostalgia canaglia, sopratutto in quei bambini ormai oggi quasi tutti trentenni che all'epoca non si perdevano una puntata dei tizi colorati in tv. Ancora oggi nella mia testa risuona la voce di Marco Destro che canta "Rosso, giallo e più, rosa, nero e blu; i colori Power Rangers!". Certo a rivederlo oggi lo show non fa di certo una bella figura, con storie banali e un po' trite; ma i Power Rangers li si vedeva per le mazzate che davano ai cattivoni e non per la ricchezza lessicale del parlato.

Lo Show è ancora in attività (saccheggiando a piene mani dallo show giapponese Super Sentai, da cui ogni serie dei Power Rangers riprende i costumi e le scene di combattimento) ma non ha più, almeno da noi, lo stesso slancio di fama della prima mitica serie (chi si ricorda dei mille cloni creati all'epoca per cercare di replicare il successo? Dei VR Troopers o i Beetleborgs? Ma sopratutto chi mi sa dire qualcosa dei Mystic Knights senza andare a cercarli in rete?).

Logico che fosse una questione di tempo prima che Hollywood con sempre meno voglia di rischiare in idee originali, dopo aver saccheggiato ampiamente gli anni 80, si sia decisa che la nuova miniera nostalgica da sfruttare fossero i vicini ma non troppo anni 90. Spesso con risultati altamente altalenanti come il deludente Ghost in the Shell o il divertente Jumanji - Benvenuti nella giungla.

mercoledì 4 settembre 2019

CITY HUNTER: PRIVATE EYES - Recensione -


"Invincibile, odiato dai criminali, amato dalle loro vittime... è City Hunter!" 

Non credo ci sia miglior modo di iniziare questa recensione se non citando il mitico spot che compariva su Italia 7 prima della messa in onda di ogni puntata dello show e che praticamente era il sunto perfetto sul personaggio.

Assieme a Jigen è il pistolero per eccellenza
Ryo Saeba (ma che nel nostro strambo venne ribattezzato nelle prime due serie con l'originalissimo nome di Hunter) è uno di quegli eroi che avrà sempre un piccolo spazio tutto suo nel mio cuore; un abile pistolero, un combattente serio e preparato (uno dei miei punti preferiti dello show era proprio quando Ryo riusciva grazie ai suoi sensi super allenati ad avvertire la presenza dei nemici pochi secondi prima delle loro mosse) ma a cui faceva da contraltare una mania esagerata ed incontrollabile per il gentil sesso, mai volgare ma sempre estremamente comica, grazie anche alle famose martellate/trappole della sua assistente Kaori Makimura (da noi Kreta Mancinelli) pronta a punirlo per ogni tentata sortita verso le sua protetta del momento (una delle regole fondamentali dello Show era che Ryo accettava solo casi in cui fossero coinvolte bellissime ragazze). Altra particolarità era il fatto che l'unico modo per contattarlo è quello di scrivere XYZ nella stazione di Shinjuku.

Lo Stallone di Shinjuku è tornato in azione!
La trama del film vede Il detective Ryo Saeba e la collega Kaori alle prese con la bella modella Ai Shindo, che si trova in pericolo per le minacce da parte di alcuni criminali. Quello che sembra un caso come un altro nasconde in realtà una complotto che punta a scatenare un evento terroristico nella città di Tokyo.

giovedì 15 agosto 2019

Il mondo intero (The Whole Wide World) - Recensione -


Titolo originale: The Whole Wide World
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1996
Durata: 111 min
Genere: drammatico, biografico
Regia: Dan Ireland
Soggetto: Novalyne Price Ellis
Sceneggiatura: Michael Scott Myers

Chi segue da tempo il blog sa della mia sconfinata ammirazione per lo scrittore texano Robert E. Howard, uno dei massimi esponenti della narrativa pulp, creatore di tanti incredibili personaggi denotati da un fascino irresistibile (da quelli più famosi come il barbaro Conan e il puritano Solomon Kane, a quelli più sconosciuti ma non meno interessanti come Bran Mak Morn o Dark Agnes). Un cantore dell'avventura e del coraggio che metteva molto di se nei suoi personaggi (un po' come il nostrano Emilio Salgari, che ne condivide anche un similare tragico epilogo). Un gigante della scrittura ma tormentato dai suoi demoni interiori, vittima ricorrente di depressioni e malinconie. La sua prosa ha ispirato decine di scrittori, ben quattro film sono stati tratti dalle storie dei suoi personaggi, ma con l'aumentare della sua fama sono sorte varie leggende intorno alla sua figura, non tutte veritiere. Per fortuna in nostro soccorso viene pubblicato il libro di Novalyne Price Ellis (intitolato "One Who Walked Alone"), una donna che aveva conosciuto in vita Robert e che per un certo periodo fu al centro di un complesso rapporto affettivo che sfociò in un quasi rapporto amoroso. Proprio dal suo libro Vincent D'Onofrio decise di trarre un film in cui prese il ruolo di produttore e attore protagonista.