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lunedì 19 settembre 2022

Ghostbuster Legacy - Recensione - Gli Acchiappanostalgici


Titolo originale: Ghostbusters: Afterlife
Anno: 2021
Durata: 125 min
Genere: azione, fantascienza, commedia, fantastico, avventura
Regia: Jason Reitman
Soggetto: Dan Aykroyd, Harold Ramis 
Sceneggiatura: Gil Kenan, Jason Reitman

Una famiglia con diversi problemi economici eredita da un parente una vecchia magione nelle campagne dell'Oklahoma. La casa nasconde come il suo vecchio padrone molti segreti e starà alla nostra famiglia evitare quello che si nasconde minaccioso nei paraggi si scateni in una nuova apocalisse come accaduto tanto tempo prima a New York.

Il film del 1984 è stato uno strano miscuglio di sfighe incatenate, contrattempi, attori presi all'ultimo istante, budget risicato, beghe legali per il nome, sostanze allucinogene e letteralmente una corsa contro il tempo per far uscire il film nella data stabilita. Soprattutto fu il lavoro di quattro grandi comici che hanno saputo sopperire alle lacune della pellicola con la loro verve comica, tanto che alcune delle battute presenti nel film sono tra le più riuscite della storia del cinema. Il risultato fu uno grandissimo film rimasto nei cuori dei fan.

Tutti nel corso degli anni hanno provato a ricostruire quella formula magica, che aveva trasformato un film tutto sommato semplice, in una vera e propria miniera d'oro. 

Il cast e il regista del primo ci riprovarono con il secondo capitolo ma non funzionò totalmente. Era un buon film ma non riusciva a trovare la propria identità, finendo per essere una sorta di mix tra il primo film e le atmosfere più scanzonate del cartone.

Il videogioco del 2009, pur giocando quasi sempre in casa, riproponendo i set del primo film ha una storia carina e divertente (poi vogliamo mettere che vestiamo i panni di un recluta?). Forse quello che più si avvicina al titolo di degno seguito dell'originale. 

Il Remake/sequel del 2016 aveva delle buone idee (il cast di comici come l'originale ma al femminile e una trama più orientata all'azione) ma che poi buttava tutto alle ortiche con un umorismo di bassa lega e l'incapacità come tutti i remake moderni di staccarsi dall'emulazione del predecessore (per non parlare della scellerata idea di Sony di puntare in parte sul nazifemminismo, quello più stupido e becero, e delle ovvie reazioni che avrebbe scatenato nel pubblico). 

La voglia di Ghostbuster è ancora tanta e nel 2021 esce una nuova pellicola. In questo caso si tratta di un sequel/reboot del primo capitolo (il povero Acchiappafantasmi II è ormai una sorta di appestato con cui nessuno studio vuole averci a che fare).

giovedì 11 agosto 2022

Dragonheart (1996) - E tu rispetterai l'antico codice? -Recensione -


Anno: 1996
Durata: 103 min
Genere: azione, fantastico
Regia: Rob Cohen
Soggetto: Patrick Read Johnson, Charles Edward Pogue
Sceneggiatura: Charles Edward Pogue

Chi di voi si ricorda il ciclo fantastica avventura su Italia 1? Si trattava di una sorta di contenitore televisivo che negli anni 90 (ma credo sia durato fino ai primi anni del duemila) trasmetteva il sabato e la domenica pomeriggio una serie di film fantasy accomunati dallo scarso budget a disposizione e dalle trame semplici (Io ricordo una serie di film, perlomeno credo fosse una trilogia, dove un gruppo di umani finiva in una isola piena di dinosauri senzienti). Però quando le stelle erano alienate al momento giusto potevi beccare qualche film di qualità superiore. Tra di questi c'era il mitico Dragonheart, che da bambino ricordo adoravo per: la sua storia scanzonata, il mitico codice cavalleresco, un cattivo tanto stronzo da giustificare il tuo odio nei suoi confronti, ma soprattutto Draco, il drago che con la sua saggezza e nobiltà mi ha sempre entusiasmato (e per il 1996 era realizzato veramente bene).

Dopo quasi trent'anni dalla sua uscita nelle sale il film è rimasto ancora quel campione di avventura e azione che ricordavo oppure il tempo è stato inclemente con lui? La risposta è ni.

Bowen e il suo padaw... ehm! allievo
Nel basso medioevo, il cavaliere Bowen addestra il giovane principe Einon affinché diventi un prode cavaliere, seguace del dettami del codice cavalleresco di Re Artù, e si allontani dalle tiranniche ambizioni di suo padre.

Un giorno durante una rivolta di contadini il Re viene ucciso e il principe mortalmente ferito. L'ultima speranza di salvezza è riposta in un drago, che solo usando i suoi poteri potrà guarire il ragazzo. L'antica creatura accetta di seguire il rito in cambio della promessa del futuro re di seguire i dettami del codice.

Con il tempo però il giovane diventa ancora più cinico e crudele del padre, instaurando un regime di terrore nel paese. Bowen deluso dal ragazzo e credendo che la colpa sia del drago rinnega il codice e diventa un cacciatore di creature del mondo fatato. Un incontro fortuito lo riporterà sulla retta via.

martedì 12 gennaio 2021

Mariel di Redwall (Quarto volume della saga di Redwall) di Brian Jacques - Recensione -

 

Trovato a un mercatino dell'usato a pochi spiccioli Mariel di Redwall si è rivelato una piacevole lettura.

La trama del romanzo vede una Topolina risvegliarsi sulla spiaggia, senza memoria del suo passato e circondata da gabbiani che non hanno intenzioni pacifiche nei suoi confronti. Nonostante la sua debolezza fisica la protagonista riesce a salvarsi grazie alla sua forza di volontà e il provvidenziale uso di una corda piena di nodi come arma contundente. Qualche tempo dopo la ragazza raggiunge l'abbazia di Redwall, dove trova ristoro e nuovi amici, riscopre la sua identità e organizza una missione che la porterà a confrontarsi con il nefasto ratto Gabol, capo della fortezza piratesca nell'isola di Terramort e ottenere la propria vendetta.

Brian Jacques (1939 -2011) è stato uno scrittore che fin da bambino ha avuto la passione per la scrittura (complice il fatto che il padre, grande lettore, gli leggeva i romanzi di avventura di Sir Arthur Conan Doyle, Robert Louis Stevenson e Edgar Rice Burroughs). A dieci anni Brian, sotto consegna dell'insegnante, scrivere un racconto talmente bello che il maestro è convito che il bambino abbia copiato il testo. Terminata la scuola a quindici anni si imbarca su varie navi e va in giro per il mondo, ma la vita del marinaio non fa per lui. Nel 1960 fonda la propria band, i "The Liverpool Fishermen". La saga di Redwall venne pubblicata anche grazie all'aiuto di Alan Durband, uno dei suoi insegnanti della sua infanzia, che promosse il suo libro presso diversi editori (inizialmente senza dire nulla all'autore). La saga ha avuto un grande successo in Inghilterra e nel mondo. Purtroppo in Italia non tutti i romanzi della serie sono stati tradotti e pubblicati, e per recuperarli rimane solo il mercatino dell'usato o internet.

sabato 19 dicembre 2020

Le 5 leggende - Recensione -

Titolo originale: Rise of the Guardians
Lingua originale: inglese
Anno: 2012
Durata: 97 min
Genere: animazione, avventura, fantastico, commedia
Regia: Peter Ramsey
Soggetto: tratto dai libri di William Joyce
Sceneggiatura: David Lindsay-Abaire

Tratto dalla serie di romanzi "The Guardians of Childhood" scritta da William Joyce, "Le 5 leggende" si è rilevato un film veramente piacevole e ben fatto. Sia a livello narrativo, con trovate che mi hanno conquistato, sia a livello visivo, con effetti grafici di primo piano.

Il comparto grafico di questo film è veramente spettacolare
Jack Frost è uno spirito senza memoria del proprio passato, legato all'elemento del freddo e del ghiaccio, che vive facendo scherzi ma senza che nessun bambino o essere umano in generale per qualche motivo lo possa vedere o sentire. Un giorno Pitch, il malvagio uomo nero, torna dal suo esilio per riportare la paura e il vuoto nei cuori dei bambini. Per scongiurare la minaccia e proteggere i bambini i quattro guardiani storici (Babbo Natale, Sandman, la Fata dei dentini e il Coniglietto pasquale) si alleano con Frost. 

lunedì 30 novembre 2020

Abarat di Clive Barker - Recensione -

 

Ne ho già parlato altre volte ma chi bazzica i mercatini dell'usato o in generale è un appassionato di libri sviluppa una sorta di sesto senso bibliofilo che ti guida verso libri che altrimenti non avresti mai scoperto, sepolti da chili di libri o dalla copertina così anonima da essere praticamente invisibili. Un rapporto strano da spiegare ma quando prendi in mano il libro si forma una strana connessione che ti fa capire che si tratta di un libro interessante. Abarat non fa eccezione, sopratutto mi aveva colpito la copertina, decisamente particolare e sognante (per una volta l'edizione italiana ha una copertina decisamente più carina di quella americana) e l'interno ricco di illustrazioni (fatte dallo stesso Barker con la pittura ad olio. Solo in questo volume se ne contano ben 100).

Sarà un piccolo dettaglio ma il fatto che l'interno del libro riprenda il disegno della protagonista da cui partirà tutta la vicenda è una accortezza che mi ha meravigliato

venerdì 27 novembre 2020

SpongeBob - Amici in fuga - Recensione

Titolo originale: The SpongeBob Movie: Sponge on the Run
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2020
Durata: 83 min
Genere: animazione, commedia, fantastico, avventura, azione, musicale
Regia: Tim Hill
Sceneggiatura: Tim Hill
Produttore: Paul Tibbitt, Mary Parent


Dai i suoi esordi nei primi anni 2000 SpongeBob è ormai un personaggio affermato e amato dal grande pubblico, quasi al pari di Mickey Mouse o dei Looney Tunes. Non è un caso quindi che Nickelodeon e Viacom (che ha acquisito tempo fa la prima) stiano cercando in tutti modi di espandere ancora di più lo show con film e prodotti accessori (con tanto di una nuova serie dove il protagonista e compari sono in versione giovanile e ambientata in un campo estivo. Ma il trend delle versioni baby non era rimasto agli anni 90?). Ricordo con piacere il primo film ed ero curioso su questo terzo capitolo della saga, visto che era su Netflix a causa della pandemia Covid che ha chiuso i cinema, mi sono detto che poteva essere una buona occasione per dargli una occhiata (il primo completamente in cgi, anche se piacevolmente camuffata per assomigliare allo stile della serie animata). 

Lo stile di animazione è veramente spettacolare
Il film inizia con l'ennesimo tentativo fallito di Plankton di rubare la formula del Krabby Patty. Fallimento che lui attribuisce come sempre a Mr. Krabs, ma l'intervento di Karen, la sua caustica moglie robot, gli fa comprendere finalmente che il suo vero antagonista è sempre stato SpongeBob, in tutta la sua simpatica idiozia. Per sbarazzarsi della spugna Plakton inscena un nuovo piano che coinvolge anche Gary (la lumaca di SpongeBob) e l'odioso Re Poseidone (che però non ha nulla a che fare con quello del primo film e che vuole usare la bava di Gary per i suoi benefici effetti sulla pelle).

lunedì 16 novembre 2020

La storia fantastica - Recensione -

Titolo originale: The Princess Bride
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1987
Durata: 94 min
Genere: avventura, fantastico, commedia, sentimentale, azione
Regia: Rob Reiner
Soggetto: dal romanzo "La principessa sposa" di William Goldman
Sceneggiatura: William Goldman

Avete presente quelle iniziative che cercano in tutto i modi di farti vedere come è bello e divertente leggere, ma che alla fine falliscono tutte nell'obbiettivo? Ecco secondo me "La Storia Fantastica" riesce benissimo a farti comprendere la bellezza nel trovare un libro così emozionante da lasciarti immergere totalmente nella storia, ma sopratutto ti mostra molto chiaramente che se non sei il primo a dare l'esempio leggendo una storia come fa il nonno del film ai tuoi pargoli/parenti non puoi aspettarti che essi lo facciano da soli per magia. 

In una stanza che trasuda anni 80 il tenente Colombo (Peter Falk) racconta una storia a Brian di Piccoli mostri. Avete la mia attenzione più totale.

Vittima dell'influenza un bambino passa il tempo giocando ai videogiochi, cosa che non fa molto piacere al suo nostalgico nonno, che gli propone invece di leggerli una storia. Nonostante la sua iniziale perplessità, il bambino decide di accettare la proposta, sia per accontentare il suo vecchio sia perché in fondo è sempre più incuriosito dalla storia d'amore tra il garzone Westley e Bottondoro e dei tentativi del viscido principe Humperdink di separarli. 

giovedì 22 ottobre 2020

Dampyr 246-247 ("I sussurri nel buio" e "Il segreto di Robert Howard") - Recensione -

 

Non sono una grande esperto della saga di Dampyr (devo ammettere che la cosa un po' mi dispiace perché leggendo tempo fa il primo volume della saga ne ho notato tutto il potenziale, ma purtroppo il mio difetto è che non amo molto le saghe che teoricamente possono durare all'infinito) ma leggendo sul web che per due volumi la storia sarebbe stata incentrata sul mio caro zio Bob sono corso in edicola ad acquistare il fumetto (aspettando di averli entrambi prima di leggere la storia, in modo da non morire di ansia per l'attesa dello sviluppo della trama nel successivo capitolo). Che poi sicuramente tra un po' mi ritoccherà riprendere a breve Dampyr perché i miei sensi salgariani vibrano per una vicina uscita, ma ne riparleremo. 

Quando un personaggio di un fumetto esprime perfettamente il tuo pensiero.
Il fumetto riprende la parte finale della vita di Robert E. Howard, uno dei più grandi scrittori pulp e fantasy che abbia mai camminato su questa terra. Sicuramente un grande bardo della forza e del coraggio, che infondeva molto di se nei suo personaggi e per questo ancora oggi le sue storie non annoiano e affascinano per la vividezza delle trame (spesso inserendoci riflessioni e temi così importanti da sorprendere il lettore più smaliziato). 

martedì 20 ottobre 2020

Mister Link - Recensione -

Titolo originale: Missing Link
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2019
Durata: 95 min
Genere: animazione, avventura, fantastico
Regia: Chris Butler
Sceneggiatura: Chris Butler 

Mr link è l'ultima fatica dello studio Laika, uscito lo scorso anno in America e arrivato da noi solo quest'anno. 

Come per tutti i film dello studio Laika si tratta di un film in stop motion diretto in questo caso da Chris Butler. È stato candidato agli Oscar lo scorso anno per la categoria animazione (purtroppo vinto ingiustamente dal quinto capitolo di Toy Story). 

La mia stessa espressione quando cerco di parlare delle mie passioni con dei perfetti sconosciuti.
La storia vede Sir Lionel Frost, un avventuriero scapestrato e sognatore, cercare di ottenere l'approvazione della rinomata "Society of Great Men", che però poco apprezza l'idealismo e il romanticismo che Mr Frost mette nelle sue assurde e fallimentari ricerche (che riguardano principalmente i criptidi, animali la cui esistenza è sostenuta da tradizioni e leggende, ma di cui mancano prove scientifiche). A dargli una possibilità di riscatto c'è una misteriosa lettera, che lo invita a cercare il famoso Sasquatch negli USA. Arrivato sul posto l'avventuriero scopre che la lettera è stata inviata dalla stessa mitica creatura, che spera ardentemente che Mr. Frost possa aiutarlo nella sua ricerca per ritrovare i suoi parenti tra gli Yeti, in Himalaya. Mr Frost e Mr Link (il nome dato alla creatura) partono per questa nuova grande avventura ma non tutti sono disposti a permettere che "l'evoluzione" faccia il suo corso. 

venerdì 5 giugno 2020

L'intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi di Terry Pratchett



Questo libro mi ha piacevolmente stupito non solo per la sua abile rilettura di molti elementi delle fiabe; ma anche per il suo essere un ottimo libro sul tema della crescita, dell'importanza del seguire la propria strada e non farsi inquadrare in ruoli creato da altri, prendersi le proprie responsabilità (anche quando le colpe non sono nostre), combattere per il bene di chi non può farlo ecc.

"- Mi stai ascoltando?
- Sì.
- Bene. Allora... se hai fiducia in te stessa...
- Sì?
- ... e credi nei tuoi sogni...
- Sì?
- ... e segui la tua stella...
- Sì?
- ... verrai sempre e comunque battuta da chi ha passato il proprio tempo a lavorare sodo e studiare, accantonando la pigrizia. Arrivederci."

Tiffany e gli uomini liberi
Tiffany Aching è apparentemente una bambina come tante altre che si occupa delle pecore e del fare il formaggio (anche se molto perspicace ed intelligente). Tiffany però vuole essere molto di più di una semplice contadina. Il problema è che: non è bionda quindi non può essere una principessa, non è un maschio quindi non può essere il prode principe, al massimo visto i suoi capelli bruni potrebbe ambire al ruolo di taglialegna, ma chi ambisce a tale ruolo? In verità Tiffany vorrebbe diventare una strega, non una di quelle stereotipate che si trovano nelle fiabe, ma una strega vera, di quelle che conoscono la verità e aiutano le gente (ed evitare le ingiustizie).

mercoledì 27 maggio 2020

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov - Recensione -


Bulgakov ebbe sempre un rapporto difficile con l'elitè culturale sovietica, che spesso censurava i suoi lavori pochi giorni prima della messa in scena, tanto da arrivare a mandare una lettera al governo per chiedere un permesso di emigrare all'estero (cosa ovviamente respinta ma che gli permise di ottenere il favore di Stalin). La prima stesura del romanzo risale al 1928, ma essa venne poi distrutta nel fuoco dallo stesso autore allo notizia dell'imminente censura del suo romanzo per i suoi contenuti cabalistici (un tema che nel romanzo ritornerà). L'autore però non demorde e nel corso della sua vita continuerà a riscrivere e rivedere l'opera (la quarta e definitiva stesura verrà completata dalla terza moglie dopo la morte di Bulgakov nel 1941).

Il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel numero 11 del novembre del 1966 e nel numero 1 del gennaio del 1967 appare, sulla rivista Moskva in una versione censurata del romanzo (che ne decurtata un buon dieci percento del romanzo originale).

Il romanzo dal forte spessore satirico si svolge in due piani temporali diversi. Da una parte si parla della visita a Mosca di Satana nei panni di Woland, un sarcastico professore straniero di occultismo, con la sua assurda compagnia di assistenti (Da Fagotto al mitico e gigantesco gatto Behemot, dal temibile Azazello alla strega Hella). Il loro arrivo porta caos e incredulità nel MASSOLIT, una importante associazione letteraria sovietica, mostrandone tutte le ipocrisie e loro false pretese artistiche (oltre a portare scompiglio in tutta Mosca). L'altra parte del romanzo, che interrompe la parte principale del racconto, si svolge nella Palestina al tempo del procuratore Ponzio Pilato, concentrandosi principalmente sulle vicissitudini di quest'ultimo e del suo rapporto con il predicatore Jeshua Ha-Nozri (Gesù).

martedì 12 maggio 2020

La storia di un bardo del potere (ovvero del coraggio) - parte 1



Oggi vorrei parlavi di Robert Ervin Howard padre del genere sword and sorcery (o heroic fantasy), considerato anche uno dei maestri della letteratura dell'orrore e grande interprete del romanzo d'avventura. Purtroppo come accaduto fino a qualche tempo fa con Tolkien la critica e la maggior parte del pubblico ha ancora difficoltà ad approcciarsi alla sua prosa, spesso relegandola a una produzione stereotipata a base di muscolosi eroi e donne in abiti discinti.

Un giovane Howard e famiglia
Robert E. Howard nasce a Peaster, nel Texas, il 22 gennaio del 1906, figlio unico di un medico di campagna, Isaac Mordecai Howard, e di una donna pioniera, Hester Jane Howard, a cui lo scrittore fu per tutta la vita legatissimo. Per gran parte della sua infanzia a causa del lavoro del padre si sposta in varie comunità del paese, prima di stabilirsi definitivamente con la famiglia nella cittadina di Cross Plains, dove passerà il resto della sua vita. Una città basata sul lavoro e con pochi svaghi culturali, che non vede di buon occhio chi non si applica nelle professioni manuali. Di carattere chiuso e fantasioso il giovane Howard subisce le angherie dei bulli del paese, cosa che lo porta a cimentarsi in sport fisici come la boxe in modo da sviluppare un fisico robusto. Nonostante la forte muscolatura Howard ha un carattere instabile e fortemente emotivo, soggetto a attacchi di collera improvvisi e lunghi periodi di depressione. Non aiutò il fatto che i genitori fossero una coppia decisamente male assortita (il padre aveva atteggiamenti tirannici, mentre la madre era iperprotettiva nei suoi confronti).


Sulla destra un Howard in atteggiamenti pirateschi
Insofferente a qualsiasi forma di autorità che limitasse la sua libertà personale trovò difficoltà a completare il suo percorso di studi, infatti abbandona dopo poco tempo il college. Cosa che poi Howard rimpiangerà per il resto della vita, visto che probabilmente un percorso scolastico sarebbe stata una delle poche occasioni dove lo scrittore avrebbe potuto mettere ordine al caos delle sue conoscenze e distaccarsi dall'asfissiante vincolo familiare. Non altrettanta fortuna avrà nell’ambito lavorativo, dove nonostante i vari mestieri intrapresi (barista, fattorino, impiegato…) finisce sempre per abbandonare tutto insofferente dei vincoli lavorativi, complice il fatto di essere convinto fin da ragazzino di potersi mantenere con la propria attività di scrittore.


Una rivista pulp con il racconto "La regina della costa nera" di Howard
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Infatti nel 1925 riesce a vendere la sua prima storia a Weird Tales, “Spear and Fang” (Lancia e Zanna), dopo che il suo stile rozzo e ancora acerbo gli ha negato il mercato delle riviste più celebri dell’epoca. La rivista gli offre un mercato sicuro per la sua produzione letteraria (anche se paga mezzo cents a parola e spesso i compensi arrivano con molto ritardo). Le pulp magazine diventano il mercato principale della produzione howardiana, si trattava di riviste molto economiche e qualitativamente scadenti (il nome infatti deriva dal fatto che la carta utilizzata per stampare le riviste era ricavata dalla polpa del legno), spesso con storie banali e forti stereotipi razziali (richiesti dagli stessi lettori, in modo da approcciarsi più facilmente alla storia). Bisogna dire che Robert si assocerà in modo abbastanza blando a tali tematiche, non disdegnando in più occasioni di usare personaggi di colore o orientali come protagonisti. Howard si lancerà con successo nella stesura di racconti per i più svariati generi: dal fantasy al racconto storico, dalle storie di detective a storie horror a tema lovecraftiano, dai racconti sportivi ai racconti in salsa western (spesso in stile comico), genere in cui si concentrerà nell’ultimo periodo della sua vita in quanto gli permetteva di pagare le dispendiose cure per la malattia della madre.

Solom Kane
Il primo personaggio howardiano di successo è Solomon Kane, che esce sulle pagine di Weird Tales nell’agosto del 1929, con il racconto Ombre Rosse (Red Shadows). Si tratta infatti di un spadaccino puritano che gira il mondo del XVI- XVII secolo per combattere il male in qualsiasi forma esso si presenti, considerando che nella visone dello scrittore l’influsso dell’oscurità spesso si concretizza in forma concreta (vampiri, arpie, demoni), che solo il coraggio indomito del protagonista può affrontare. Un personaggio con una grande fede in Dio che si trasforma in una esigenza, quasi maniacale, di risolvere torti e ingiustizie per il mondo, anche se questi richiedono anni per essere portati a compimento. Dall’altra parte è un personaggio tentennante e perplesso sull’utilità del suo operato, non riscontrabile nei veri puritani (per i quali tutte le risposte venivano da Dio). Per esempio nonostante i vari dubbi non si farà problemi ad usare il bastone regalatagli dallo stregone N’Longa (che poi si rivelerà lo scettro di re Salomone). Emblematico in tal senso è il nome del protagonista che da una parte ricorda proprio Re Salomone, re famoso per la sua giustizia netta, mentre il cognome Kane, nella sua pronuncia inglese ricorda molto Caino, il primo assassino della storia. Un crociato portatore di ordine nel caos (non a casa un suo avversario lo definirà un Sir Galahad), il cui nome suggerisce però la presenza di una colpa irrisolvibile, forse quello che per combattere il male egli stesso è costretto a commettere costantemente peccato. Due racconti da menzionare sono: “I passi nel mausoleo”, in cui Kane, preso prigioniero da degli schiavisti arabi viene portato in un antico mausoleo, e a causa di una loro leggerezza deve affrontare un demone sconfitto tempo prima dal re Salomone. Questo racconto è interessante anche perché mostra uno dei temi cari dello scrittore: il mito delle ciclicità delle epoche e delle civiltà, e di come gli dei amati in qualche punto del tempo finiscano nel corso dei secoli per essere corrotti in entità maligne, spesso risvegliati da una decadente civiltà con le sue azioni scellerate. L’altro racconto di cui vorrei parlarvi è “Il ritorno a casa di Solomon Kane” una struggente poesia dove l’ormai anziano spadaccino tornato al suo paese natio vorrebbe finalmente riposare le sue stanche ossa, ma il vento con le sue promesse di nuove avventure lo spinge di nuovo a partire. Poesia che a mio giudizio spiega bene il vero motivo per cui Solomon Kane agisce, anche se egli non lo ammetterebbe mai, il gusto per l’esplorazione e l'avventura, per andare a vedere cosa c’è oltre l'orizzonte. Un sentimento che l’accomuna con lo stesso Howard, che da sempre rifletterà nei suoi personaggi le sue aspirazioni e malinconie. Probabilmente è grazie a questa ricerca di verosimiglianza nelle storie che i suoi personaggi sembrano ancora oggi vivere di luce propria.

Kull di Valusia
Il 1929 è anche l’anno in cui compare per la prima volta Kull di Valusia, si tratta di un personaggio decisamente molto più cupo rispetto alle produzioni coeve, ottenendo poco successo presso il pubblico, e per questo durante la vita dell’autore solo una manciata di storie verranno pubblicate su Weird Tales (complice il fatto che il 1929 è l’anno della crisi economica e la disillusione definitiva sul sogno americano). Destino negativo dipeso anche dal fatto che il re di Valusia è come Solomon Kane diretta emanazione della psiche dello scrittore. Kull è un barbaro atlantideo che dopo un sofferto e sanguinario cursus honorum di cui sappiamo pochi dettagli, guida una rivolta contro il precedente re Borma e dopo averlo strangolato personalmente con le proprie mani ottiene la corona del regno più potente del suo tempo. La conquista ottenuta si trasforma in breve tempo in una gabbia per il barbaro, che di fronte alla complessità sociale della città e delle sue leggi millenarie si sente soffocare (degna trasfigurazione delle aspirazioni negate dell’autore). Infatti l’immagine a cui è spesso associato è quella del re seduto scompostamente sul trono, con il mento appoggiato su una mano possente, mentre guarda abulico il lento fluire della corte. Però non bisogna farsi ingannare dalla apparenze, per quanto l’energia barbarica e le aspirazioni di libertà di Kull siano frustate dall’assetto cittadino il re è sempre pronto come una tigre ad affrontare il proprio destino (uno degli aspetti più interessanti è proprio vedere come reagirà psicologicamente il barbaro alla nuova minaccia). Anche se le sue aspirazioni sono probabilmente destinate alla sconfitta egli non rinuncia a combattere, convinto come il suo ideatore che il valore di un uomo si riveli nella capacità di sopportare il dolore e nel rialzarsi sempre davanti alle sconfitte (anche se poi Howard non manterrà tale promessa, ma ne riparleremo tra un po’). Racconti degni di menzione sono: “Il teschio del silenzio”, dove lo stregone Raama è riuscito a imprigionare l’essenza stessa del silenzio in un castello a forma di teschio. Ovviamente il re nella sua baldanza fa riaprire le porte e libera il demone, che in breve tempo risucchia ogni genere di suono sulla terra, scatenando follia e terrore nella popolazione. Conscio del suo errore Kull, grazie al suo coraggio e perseveranza, riesce a rinchiudere nuovamente il demone e salvare il mondo. Questo racconto è interessante perché mostra le doti positivi che secondo Howard sono proprie del barbaro (coraggio, volontà, la forza di ribellarsi a un potere considerato assoluto). Il secondo racconto è “Gli specchi di Tuzun Thune”. In questo racconto Kull è preda di una profonda crisi depressiva e per cercare di alleviarla accetta l’invito di una sua misteriosa cortigiana di andare a visitare il potente mago Tuzun Thune, in quale grazie ai suoi specchi magici permette di vedere il passato e il futuro. Le visioni degli specchi sono così ammalianti che il re si perde sempre più in esse e nelle sue cupe riflessioni, tanto da farsi quasi totalmente dissolvere da essi e desiderando d’immergersi definitivamente negli specchi; il tutto mentre il regno in sua assenza cade nel caos e i suoi rivali ne approfittano per tentare di spodestarlo. Solo il provvidenziale aiuto di Brule il lanciere, che distrugge gli specchi permette a Kull di ritornare in se e salvare il regno (con Brule che gli mostra che il potentissimo mago alla fine non era tanto diverso dai comuni essere umani visto che ha tradito il sovrano per denaro). Il regno è salvo ma ormai il re non sarà più lo stesso, qualcosa in lui si è rotto per sempre. Il dubbio si è insinuato nel suo cuore ed egli non potrà più tornare ad essere il barbaro puro di prima, le sue solide certezze si sono trasformate in un singolo riflesso inconsistente delle infinite possibili realtà.

Può capitare di leggere su blog e forum che il personaggio di Kull sarebbe una sorta di bozza per il successivo personaggio di Conan, cosa suggerita dal fatto che la prima storia di Conan, “la fenice sulla spada”, è rimaneggiamento con aggiunta di elementi fantasy di un racconto inedito di Kull “Quest'ascia è il mio scettro!”, cosa molto dubbia per il sottoscritto (anche se ci sono varie teorie che se non vedono una revisione diretta, perlomeno ne denotano una sorta di filiazione). Se effettivamente i precedenti personaggi di Howard sono serviti per affinare le sue abilità di scrittore e indirizzare meglio le sue storie sui gusti dei lettori, bisogna comprendere che nonostante il suo successo nel mercato delle pulp magazine gli editori erano spesso restii a ad accettare i suoi testi che andassero oltre il rodato canovaccio delle loro pubblicazioni, richiedendo spesso pesanti modifiche o rifiutando totalmente le opere proposte. Howard lavorava anche 12-16 ore al giorno per mantenersi e gli editori avevano la cronica abitudine di pagarlo con ritardo. Non era quindi inusuale che lo scrittore cercasse di rivendere le storie rigettate ad altri editori che pensava potessero avere interesse nei suoi scritti se modificate secondo necessità. Non è raro quindi assistere a cambi improvvisi di nome (Steve Harrison) o l’aggiunta di elementi orrifici per venderli a riviste come Weird Tales (Dark Agnes) molto aperte a questo genere di pubblicazioni. Cosa poi paradossalmente continuata dai suoi successori editoriali.

Continua nella seconda parte...

lunedì 27 aprile 2020

Dark Crystal di Anthony Charles H. Smith - Recensione -



Dark Crystal è uno degli araldi del cinema fantastico per ragazzi degli anni 80 (assieme a pellicole come:"La storia infinita", "Gremlins" e "I goonies"). Un tipo di fare cinema che non aveva paura ad inserire tematiche crude, anche spaventose nelle proprie storie, e che voleva coinvolgere i propri spettatori piuttosto che rassicurare i genitori dei pargoli.

I due protagonisti del film/libro
Jim Henson per la realizzazione del film voleva tornare a fare un cinema più cupo, in modo simile alle fiabe dei Fratelli Grimm, convinto che i bambini dovessero provare un po' di paura. Il film fu uno dei più grandi successi del periodo, osannato da fan e critici

Mille anni fa sul pianeta Thra tutti vivevano in pace e armonia, questo fino a quando i tre soli che ruotavano intorno al pianeta si allinearono infrangendo il Cristallo della verità. I guardiani dell'artefatto, gli UrSkeks, si divisero a loro volta in due entità distinte: Da una parte i Mistici (detti anche urRu), creature buone e connesse alla natura ma incapaci di approcciarsi al mondo reale. Dall'altra gli Skeksis, esseri totalmente devoti al male e che hanno quasi totalmente inaridito il pianeta per la loro sete di potere (arrivando a cercare di sterminare la razza dei Gelfling per paura che potessero distruggere il loro potere). Infatti una profezia afferma che la divisione dei guardiani avrebbe avuto termine quando un prescelto avrebbe riportato allo stato originale il cristallo.

domenica 22 marzo 2020

Noi della compagnia dei sogni di Filomena Impicciatore - recensione -



"Cosa potrebbe succedere quando si incontrano un vispo bambino che vuole realizzare i suoi sogni e quelli di coloro che ama, un cervo, un pastore ragazzino, un uomo grosso e muscoloso, uno alto e ossuto e il più anziano dei boscaioli? Inizia questo avvincente viaggio insieme al piccolo Poseidone e lo scoprirai! …“a te, Vita, assegno il compito di custodire gli astri del firmamento. Nel corso dei secoli, chi riuscirà a far incontrare una Stella Alpina con una Stella Marina avrà la possibilità di raggiungere la propria Stella del Cielo e, dall’unione delle tre, potrà ricevere in dono la realizzazione di tutti i suoi sogni. Ma ricorda: se non sarai una guardiana attenta e sensibile, destinerai te stessa a non capire…”.

Noi della compagnia dei sogni è un piccolo libricino che mi è capitato di leggere recentemente grazie alla pregevole iniziativa della casa editrice che ha permesso ai lettori interessati di scaricare in formato pdf (qui il link).

lunedì 27 gennaio 2020

La spada nella roccia - recensione -



 Anno: 1963
Durata: 79 min
Genere: animazione, avventura, commedia, fantastico, musicale
Regia: Wolfgang Reitherman
Soggetto: T. H. White (romanzo)
Sceneggiatura: Bill Peet


La spada nella roccia non ha forse il fascino artistico di capolavori come Biancaneve o l'alto livello artistico di opere come La bella addormentata. Fu realizzato con un budget ridotto e con una storia dal taglio decisamente meno epico rispetto ad altri grandi film dello studio, venendo per questo etichettato da molti come un'opera minore. Un vero peccato considerando che al pari di un aspetto grafico meno elaborato, dimostra uno sviluppo narrativo e un intento pedagogico molto riuscito, cosa che si trova raramente in altre opere coetanee.

"Si narra che un dì l'Inghilterra fiorì
di audaci cavalier;
il buon re morì senza eredi e così
agognaron tutti al poter.
Soltanto un prodigio poté salvar
il regno da guerre e distruzion:
fu la spada nella roccia che un bel dì
laggiù comparì."

Questa scena è veramente fantastica.
La trama è ambientata nell'Inghilterra del VI d.C, dopo che la morte di Re Uther e la mancanza di eredi hanno fatto cadere nel caos il paese. A salvare il regno della guerra civile arriva la provvidenziale comparsa di una spada magica. Tale spada magica potrà essere estratta dal solo legittimo re d'Inghilterra. Purtroppo gli anni passano senza che nessuno sia risuscito nell'impresa di estrarre la spada, nel frattempo arriviamo alla conoscenza del nostro protagonista Artù (detto Semola), che sta per incontrare mago Merlino (dalla grande saggezza ma estremamente sbadato), che lo vuole addestrare per il suo grande compito.

I diritti dell'opera di White erano stati presi fin dagli anni quaranta ma varie vicissitudini avevano rinviato la produzione del film (compresa una cosina chiamata seconda guerra mondiale) che poté essere realizzato solo nei primi anni 60, quando ormai il primo periodo d'oro della Disney era finito.

mercoledì 25 dicembre 2019

Festa in casa Muppet - Recensione -



Titolo originale: The Muppet Christmas Carol
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1992
Durata: 85 min
Genere: commedia, fantastico, avventura, musicale
Regia: Brian Henson
Soggetto: Charles Dickens
Sceneggiatura: Jerry Juhl

Festa in casa Muppet (o The Muppet Christmas Carol in originale, perché qui in Italia siamo bravissimi a cannare titoli) si è rivelato una piacevole sorpresa, un film che riesce nel difficile compito di coniugare le atmosfere prevalentemente cupe del canto di Natale di Dickens con le tematiche più allegre dei Muppet. Rilevandosi un ottimo film natalizio (di quelli che scaldano il cuore) e con Michael Caine praticamente perfetto nel ruolo dell'avaro Scrooge. Questo è il primo prodotto dei Muppet senza l'intervento del loro creatore, Jim Henson, morto qualche mese prima e alla cui memoria il film viene dedicato, che di fatti passa nelle mani del figlio Brian.

lunedì 4 novembre 2019

La casa sull'abisso di William H. Hodgson - Recensione -



William Hope Hodgson è un autore che oggi come ieri rimane sconosciuto ai più. Lo stesso Lovecraft si rammaricò più volte nel corso della sua vita che l'autore inglese fosse così poco conosciuto.

William Hope Hodgson
William Hodgson nacque il 15 novembre del 1887 a Blackmore End, nell'Essex. Figlio un pastore anglicano, a causa delle opinioni radicali del padre passò una infanzia movimentata tra le varie parrocchie che il padre era costretto a cambiare per i contrasti con i suoi superiori. Con la precoce morte del genitore il giovane William fu costretto ad abbandonare gli studi ed imbarcarsi come mozzo per aiutare le disastrate finanze famigliari. L'autore odierà profondamente il periodo passato in mare, sopratutto per le pessime condizioni di vita e i vari soprusi che era costretto a subire dai suoi superiori (anche se dimostrò sempre generoso e volenteroso, arrivando a salvare un suo superiore che era cascato in mare e venendo insignito della Royal Human Society per altri atti di eroismo), ma tale esperienza fu allo stesso tempo fu la base per la maggior parte dei suoi scritti.

Nel frattempo sviluppò una delle sue passioni e divenne esperto di judo e sviluppo muscolare. Tanto da riuscire in una occasione grazie alla sua conoscenza sui muscoli gli permise di legare così bene il prestigiatore Houdini, che il prestigiatore impiegò ben due ore per liberarsi dai nodi (nessun'altro riuscì in una tale impresa). 

Aprì con alterne fortune una "scuola di cultura fisica". Solo nel 1903 Hodgson fece il suo primo tentativo di scrivere qualcosa, anche se si trattavano di articoli sulla cultura fisica e di fotografia (altra sua grande passione). Solo l'anno seguente scrisse la sua prima storia dal titolo "La Dea della Morte" ispirata da una statuetta presente nel parco di Blackburn e riguardante la vendetta di una statuetta indiana rubata dal suo luogo natio. Il vero successo arrivò con il suo racconto (A tropical Horror) che riscosse un ottimo successo dalla critica. 

Pubblicò diversi romanzi, tra cui il secondo fu proprio "La casa sull'Abisso", che venne pubblicato nel 1908. Questo romanzo influenzò moltissimo la prosa di Lovecraft, che lo considerò il suo lavoro migliore. Purtroppo i racconti orrifici gli procuravano poche entrate, tanto da costringerlo a diversificare la propria produzione verso la prosa poliziesca, visto l'enorme successo dei racconti di Sherlock Holmes di Conan Doyle (anche se con una propria originalità visto che il suo detective, Carnacki, era un investigatore dell'occulto che lottava contro le forze oscure). 

Tra il 1910 e il 1911, Hodgson scrisse quello che considerava il suo capolavoro. Un romanzo intitolato "La terra dell'eterna notte", libro a tema apocalittico di ampio respiro da altre 200000 parole.

Allo scoppio della prima guerra mondiale nonostante fosse fuori dai limiti di leva per l'età (aveva quarant'anni) partecipò come soldato volontario alla prima guerra mondiale. La terrificante esperienza lo portò ad avere il desiderio di scrivere un nuovo romanzo che riportasse le devastanti esperienze provate, cosa che purtroppo non riuscirà a fare visto che nell'aprile del 1918 morirà a causa di un bombardamento nei pressi di Ypres.

giovedì 17 ottobre 2019

Il piccolo popolo dei grandi magazzini (Saga del Piccolo Popolo n° 1) di Terry Pratchett - Recensione -



La trama vede un piccolo gruppo di gnomi (o meglio loro si definisco "niomi") vivere una esistenza sempre più difficile e precaria a causa della presenza dell'uomo. Il gruppo guidato Masklin, ormai ridotti a pochi elementi (di cui la maggior parte anziani), decide di salire su un camion per trovare una nuova sistemazione più sicura. Il viaggio li porterà all'interno del supermarket "F.lli Arnold", dove scoprono l'esistenza di altri gnomi, che nonostante l'evidente benessere sono divisi in gruppi  (che corrispondo a un determinato settore merceologico) in forte rivalità tra di loro; ma che sopratutto hanno completamente perso la concezione del mondo esterno e pensano che la loro realtà sia interamente composta dall'emporio e che tutto sia stato creato da "F.lli Arnold (dal 1905)", che loro considerano una divinità e vedono i cartelloni pubblicitari del negozio come suoi messaggi divini. Una rivelazione esterna porterà però il gruppo a scoprire che l'emporio sta per chiudere definitivamente e venire abbattuto, quindi Masklin dovrà trovare il modo per convincere gli "niomi" del posto ad evacuare e sospendere le rivalità dei gruppi per il bene comune, ma sopratutto convincerli che esista veramente "l'esterno". 

Disegno di Josh Kirby
Sir Terence David John Pratchett è stato uno scrittore noto per i suoi romanzi di fantasy umoristico, anche se ridurre la sua produzione a una determinata etichetta sarebbe molto riduttivo. Pratchett è uno di quei scrittori che con la loro prosa riescono a tenerti incollato alle pagine del libro, che anche se riletti più volte riescono sempre a farti fare nuove riflessioni e risate, grazie al fatto che il suo stile apparentemente serio permette di rendere estremamente divertente il fantasy che esce dalla sua prosa. Sopratutto quello che mi ha fatto amare questo scrittore è la sua capacità di farti prima ridere con il suo umorismo, poi farti riflettere sui significati reconditi della battuta, poi rifarti di nuovo sorridere quando hai capito cosa vuole intendere l'autore.

martedì 16 luglio 2019

I racconti dell'occultismo di Vasco Mariotti - Recensione -

Copertina realizzata da Riccardo Fabiani

Vasco Mariotti oggi è sconosciuto ai più, tranne forse a qualche sparuto gruppo di appassionati del giallo che lo ricordano ancora per alcune sue opere uscite nella collana giallo della Mondadori: L’uomo dai piedi di fauno (1934) e La valle del pianto grigio (1935). Ridurre però la produzione di Mariotti a solo questo settore della narrativa sarebbe  un vero sbaglio. Mariotti fu un scrittore dalle grandi capacità, abile nello spaziare in molti generi, dai romanzi storici ai cappa e spada, con puntate anche nel mondo dell'orrore, denotando un aspirazione per la letteratura popolare riuscita e vivace.

I destini dello scrittore si legano a doppio filo con la casa editrice Nerbini, che nell'anteguerra non aveva nulla da invidiare alla Mondadori (con tanto di pubblicazioni direttamente concorrenti a quelle della casa rivale come i "disco giallo", rivali dei gialli Mondadori), tanto da pubblicare per prima le avventure di Topolino sul suolo nostrano. Le pubblicazioni della Nerbini erano popolari nel vero senso del termine, con una produzione concentrata su piccoli libretti dal formato ridotto (e dal prezzo molto allettante), denotati da un linguaggio semplice e con storie che si concentravano su patos e senso d'avventura (con una qualità dei testi non sempre ottimale, con alcuni strafalcioni anche durante la fase di stampa). La collana nacque nel dopoguerra per le esigenze naturali dopo un periodo di dittatura, di fatti le storie presenti in questa raccolta hanno le più disparate localizzazioni (dalla Norvegia al Marocco, Dal Sud America all'Irlanda) cosa che durante il fascismo era ovviamente improponibile, purtroppo la serie non ebbe fortuna e si concluse al quarto volume (come la gran parte della produzione della casa editrice, che di li a poco perse pian piano il terreno contro la diretta rivale).

lunedì 27 maggio 2019

Circe di Madeline Miller - Recensione


«Di un mortale ho la voce, che io abbia tutto il resto.»
Circe dipinta da Beatrice Offor
Circe è figlia del dio Elios e della ninfa Perseide, ma rispetto ai suoi fratelli e sorelle divini ha in se fin dalla nascita qualcosa che la rende diversa dall'infinita schiera degli altri esseri olimpici. Infatti ha un aspetto fosco, un carattere introverso e taciturno, tanto diventare quasi un peso per i propri genitori, ma sopratutto prova una forte empatia verso gli essere mortali. Dopo una serie di disavventure, tra cui la scoperta dei propri poteri magici (detti anche pharmakeia, cioè non sottostanti ai comuni vincoli degli dei ma comunque dalla difficile realizzazione), finirà esiliata sull’isola di Eea dove migliorerà le sue arti magiche e imparerà come addomesticare le bestie. Qui come un faro porterà una breve luce nelle vite di vari eroi della mitologia classica come l’inventore Dedalo, il mostruoso Minotauro, l’avventuroso Giasone e la tragica Medea, e poi naturalmente, il suo amato Odisseo, ma anche il figlio di lui Telemaco e la moglie di Ulisse, Penelope.