martedì 23 luglio 2019

Atlante leggendario delle strade d'Islanda di Jón R. Hjálmarsson - Recensione


Ho sempre avuto un debole per le storie del nord, quindi un libro sui miti e le leggende islandesi è sempre il benvenuto. Jón R. Hjálmarsson, il curatore di questo libro, fai un lavoro egregio nel realizzare un atlante davvero particolare dove ogni percorso non è tanto legato a nozioni geografiche classiche ma si concentra sulle storie che ogni regione contiene dentro di se, spesso particolari e uniche.

L'atlante di Hjálmarsson ci porta in una isola dove la realtà e la leggenda si mischiano in modo inestricabile. Ogni posto, casa o villaggio ha la propria storia da raccontare, una natura viva e in continua trasformazione, in cui misteriose forze entrano in gioco per cambiare qualcosa e dietro a un masso si potrebbe nascondere un essere fatato o una minaccia. Quindi preparatevi ad essere visitati da troll, elfi, spettri, eroi e stregoni ad ogni svolta del percorso datoci dall'atlante.

martedì 16 luglio 2019

I racconti dell'occultismo di Vasco Mariotti - Recensione -

Copertina realizzata da Riccardo Fabiani

Vasco Mariotti oggi è sconosciuto ai più, tranne forse a qualche sparuto gruppo di appassionati del giallo che lo ricordano ancora per alcune sue opere uscite nella collana giallo della Mondadori: L’uomo dai piedi di fauno (1934) e La valle del pianto grigio (1935). Ridurre però la produzione di Mariotti a solo questo settore della narrativa sarebbe  un vero sbaglio. Mariotti fu un scrittore dalle grandi capacità, abile nello spaziare in molti generi, dai romanzi storici ai cappa e spada, con puntate anche nel mondo dell'orrore, denotando un aspirazione per la letteratura popolare riuscita e vivace.

I destini dello scrittore si legano a doppio filo con la casa editrice Nerbini, che nell'anteguerra non aveva nulla da invidiare alla Mondadori (con tanto di pubblicazioni direttamente concorrenti a quelle della casa rivale come i "disco giallo", rivali dei gialli Mondadori), tanto da pubblicare per prima le avventure di Topolino sul suolo nostrano. Le pubblicazioni della Nerbini erano popolari nel vero senso del termine, con una produzione concentrata su piccoli libretti dal formato ridotto (e dal prezzo molto allettante), denotati da un linguaggio semplice e con storie che si concentravano su patos e senso d'avventura (con una qualità dei testi non sempre ottimale, con alcuni strafalcioni anche durante la fase di stampa). La collana nacque nel dopoguerra per le esigenze naturali dopo un periodo di dittatura, di fatti le storie presenti in questa raccolta hanno le più disparate localizzazioni (dalla Norvegia al Marocco, Dal Sud America all'Irlanda) cosa che durante il fascismo era ovviamente improponibile, purtroppo la serie non ebbe fortuna e si concluse al quarto volume (come la gran parte della produzione della casa editrice, che di li a poco perse pian piano il terreno contro la diretta rivale).

sabato 13 luglio 2019

I celebri casi del giudice Dee (autore anonimo. Recuperato e tradotto da Robert Van Gulik) - Recensione -



Durante la seconda guerra mondiale il diplomatico Robert van Gulik decise di tradurre un romanzo cinese anonimo quasi totalmente dimenticato (si trattava proprio di "Celebri casi del giudice Dee", stampato a Tokyo in 1949). Grazie a questo lavoro l'autore si appassionò a questo genere letterario e convito delle sue potenzialità rispetto alla sua controparte occidentale decise di scrivere nuove storie sull’infallibile giudice Dee, protagonista del romanzo, realmente vissuto in epoca Tang.

L'opera come detto è probabilmente il lavoro di un animo cinese del XVIII secolo, sullo stile delle cronache delle avventure dei magistrati distrettuali,  un genere che però non era ben visto dall'élite culturale cinese che lo considerava un genere poco degno per i letterati di alto livello (probabilmente per questo motivo il romanzo è arrivato in forma anonima).

Il giudice Dee in una antica stampa
La trama vede il giudice Dee affrontare tre diversi casi molto complessi: un doppio omicidio che vede coinvolti alcuni mercanti della seta, un caso di morte naturale ma che ha lasciato alcune ombre di dubbio e la morte improvvisa di una sposa durante la prima notte di nozze.

Questo giallo cinese è come tutti i suoi simili molto diverso dalla controparte occidentale. Per prima cosa si tratta di un genere formatosi molto prima che in occidente (nella sua forma definitiva si parla del sedicesimo secolo ma i primi tentativi sono molto più antichi). Altro aspetto interessante è il fatto che il ruolo del "detective" è assunto dal giudice, un funzionario statale che viene considerato come il “padre e madre del popolo” visto che non solo dirige le funzioni civili del distretto di cui è incaricato ma ha anche il compito di amministrare la giustizia.

lunedì 1 luglio 2019

El Borak - Avventuriero del Deserto di Robert E. Howard - Recensione


Questo volume inaugura la nuova veste grafica delle pubblicazioni Elara (perlomeno nella collana Libra Fantastica) e con l'annuncio che il 2019 sarà un anno ricco di pubblicazioni per gli amanti del bardo texano.

Francis Xavier Gordon detto El Borak ha l'incredibile primato di essere stato il primo dei personaggi howardiani a venire alla luce (Howard dice di averlo iniziato ad immaginare intorno ai dieci anni) ma paradossalmente anche uno degli ultimi a venire pubblicato. Subendo quindi un continuo processo creativo di revisione e ripensamenti di cui non è facile trovare i giusti punti di collegamento.

Della vita Francis Xavier Gordon prima del suo arrivo nell'arrido Afghanistan all'inizio ‘900, si sa poco e nulla, si mormora solo che sia stato costretto a fuggire dalla legge dopo qualche fattaccio nel Sudovest americano e abbia perciò abbandonato la sua attività come pistolero. Grazie alla sua rapidità nell'estrarre la pistole, coraggio e affinità al barbaro codice d'onore delle popolazioni locali si è costruttivo una propria leggenda di astuzia e forza micidiale che ha fatto presa anche tra le feroci tribù degli altipiani.

Non solo un grande fan di questo personaggio, visto la sua tendenza ad essere fin troppo abile e misterioso, ma il luogo in cui si muove e le razze che abitano i posti da lui visitati sono veramente interessanti.

I racconti presenti in questa edizione sono:

La figlia di Erlik Khan: fu pubblicato su Top-Notch nel Decembre 1934 e rappresenta la prima avventura in cui compare El Borak. In questa avventura il nostro protagonista viene prima ingannato da un gruppo di inglesi che lo hanno assunto come guida, poi parte al loro inseguimento per vendicarsi della morte di un suo caro amico in una città dove si praticano ancora antichi e diabolici riti. Qui trova una sua giovane amica imprigionata a causa dalla propria vanità che gli chiede aiuto per scappare. I due eventi si uniranno in una sanguinaria vendetta da parte di El Borak. A mio giudizio un racconto molto carino ma nulla di eccezionale.

Il Falco delle Colline: Pubbicato nel Giugno del 1935 sul pulp magazine "Top-Notch", con tanto di copertina dedicata (una delle poche storie di El Borak che Howard vide pubblicare). La trama vede El Borak coinvolto in una faida sanguinaria con Afdal Khan, evento che sta sconvolgendo i traffici commerciali della regione. Ovviamente l'impero inglese non può gradire la situazione e infatti manda un suo intermediario, Geoffrey Willoughby, per tentare di redigere un accordo di pace. I piani di Willoughby vanno in breve tempo in fumo a causa della resistenza delle due parti. Alla fine sarà proprio El Borak a giocare l'inglese in modo da far uscire allo scoperto Afdal Khan e ucciderlo. Questo è sicuramente uno dei miei racconti preferiti tra quelli proposti, sia per l'interessante scontro di visioni tra il pacifico Willoughby e il guerresco El Borak proposta da Howard, sia per l'ottimo combattimento finale tra i due contendenti. Il racconto mostra poi che Francis Xavier Gordon ha sempre un piano e una meta da raggiungere.

Il Sangue degli Dei: Fu pubblicato sul numero di luglio 1935 sul pulp magazine Top-Notch. Un gruppo di soldati di fortuna cerca un modo per rubare un pugno di rubini chiamati "Il Sangue degli Dei" in possesso dell'eremita Al Wazir. A mettergli i bastoni tra le ruote ci pensa Gordon, visto che l'eremita è un suo vecchio amico. A causa di una serie di eventi il capo della banda ed El Borak finiranno per formare un breve alleanza difensiva prima della scontro finale. Il racconto mi è piaciuto, sopratutto nella parte dove El Borak assieme al suo avversario deve difendersi dall'assedio di un gruppo di arabi. Peccato che poi il finale frettoloso e anticlimatico rovini completamente tutto lo sviluppo intrapreso, con tanto di rinsavimento da un personaggio a causa di una forte botta in testa.

La Terra del Coltello (I Figli del Falco): pubblicato nell'agosto del 1936 sul pulp magazine "Complete Stories": Staurt Brent è un campione del gioco d'azzardo ma nonostante la sua anima nera ha un proprio codice morale che non gli permette di evitare di accettare la richiesta di un suo amico in punto di morte. Brent si ritrova quindi coinvolto in un gigantesco complotto orientale volto a sconvolgere il mondo (nel classico stilema del pericolo giallo in voga nelle pubblicazioni pulp). L'unico che può fermalo è El Borak, che però non si sa dove sia, quindi il protagonista parte alla sua ricerca nel temibile oriente. La storia riprende in parte il canovaccio presente in "Il Falco delle Colline", ma lo arricchisce di ulteriori interessanti dettagli e personaggi. Sicuramente il racconto migliore tra quelli presenti, forse anche perché El Borak non è al centro della vicenda fino alla quasi conclusione del racconto, lasciando quindi molto spazio a vari personaggi orientali.

Il Figlio del Lupo Bianco: pubblicato nel Dicembre del 1936 sul pulp magazine "Thrilling Adventures". Una rivolta araba sta per portare ulteriore caos nel già traballante equilibro della prima guerra mondiale, sta a El Borak trovare il modo di sconfiggere la minaccia. Racconto abbastanza deludente, senza vizzi o virtù particolari.

L'Arrivo di El Borak: Frammento di difficile datazione, probabilmente uno dei primi tentativi da parte di Howard di mettere su carta il suo personaggio. Il pezzo si interrompe poco dopo un enigmatico sorriso da parte di Francis Xavier Gordon. Che Howard in quel momento avesse avuto l'idea di creare un personaggio più solare? O era solo una strategia del pistolero per conquistare l'amicizia dei predoni? Non lo sapremo mai.

Le Spade delle Colline: Interessante racconto dove il protagonista deve fare i conti con la scoperta di un piccolo villaggio di discendenti di guerrieri di Alessandro Magno che hanno mantenuto quasi totalmente le loro conoscenze al livello della Grecia classica.

Il ciclo di El Borak è in corso di pubblicazione sia presso la casa editrice Elara che presso Providence Press, cosa che ha creato una certa acredine tra le due case editrici, anche se bisogna dire che l'approccio utilizzato per la pubblicazione è completamente diverso (Elara segue l'ordine di pubblicazione dei racconti su rivista, mentre Providence si basa su una sua cronologia interna stabilità attraverso i racconti). Sicuramente al lettore che preferisce la "ciccia" ad approfondimenti e aggiunte non propriamente in linea con personaggio è sicuramente consigliata l'edizione Elara, mentre a chi interessa anche a Lovecraft (visto la presenza di una parte dell'epistolario tra i due scrittori) e una maggiore cura nella prefazione (a discapito del contenuto di racconti) è consigliata l'edizione Providence. Oppure potete fare come il sottoscritto è prendete entrambe per manie di collezione.

sabato 29 giugno 2019

Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes - Recensione -


Don Chisciotte è un romanzo spagnolo pubblicato in due volumi, tra il 1605 e il 1615, considerato non solo uno dei massimi esponenti del "Siglo de Oro" ma anche il papà del romanzo moderno. Della sua stesura si poco e nulla, il pretesto narrativo è quella di una traduzione da parte di Cervantes di un manoscritto arabo di un tale Cide Hamete Benengeli, nel quale si trovano narrate le fantastiche avventure del grande Don Chisciotte. Una trovata narrativa che permette a Cervantes di lanciarsi in storie ambigue e dubbie ma dal forte impatto narrativo.

Ma perché Don Chisciotte della Mancia è ancora oggi un romanzo letto e amato dal pubblico? Portato decine di volte su grande schermo (qui potete trovare la mia recensione del recente film di Gilliam dedicato a Don Chisciotte) in infinite versioni? In fondo a una superficiale lettura si potrebbe dire che si tratta di una semplice storia goliardica su un ometto lunatico e delle sue pazzie causate dal troppo leggere. La risposta è nel sogno che rappresenta Don Chisciotte.

Don Alonso Quijano (vero nome di Don Chisciotte) è un signorotto di campagna dalla vita tranquilla, il cui unico diletto è la lettura dei romanzi cavallereschi. La sua passione a un tratto si trasforma in apparente pazzia, visto che decide di farsi anch'egli cavaliere e partire per raddrizzare torti e ingiustizie nonostante il parere contrario dei parenti, con tanto di bella  a cui dedicare le sue imprese per non farsi mancare nulla (anche se poi nella realtà questa damigella tanto nobile e bella non era). Quindi una volta risolta l'investitura grazie a un compiacente oste (creduto un castellano) e a due damigelle volenterose (in realtà due prostitute della locanda), il nostro è pronto a compiere le sue avventure in un crescendo di sfide sempre più avventate e assurde.

Degno compare delle sue pazzie è Sancio Panza, villico gretto e concreto, che fa da contraltare al glorioso sogno di Don Chisciotte con la sua rozza razionalità, anche se accadde che anche lui finisca poi per farsi conquistare dalle avventure e dalla gesta del suo padrone (ricavandoci molti lividi e poco denaro). Due amici fatti nello stesso stampo e per questo inseparabili, tanto che l'uno senza l'altro non sarebbe lo stesso.

La seconda parte inizialmente non prevista dall'autore nasce come risposta al libro apocrifo di Alonso Fernández de Avellaneda  nel 1614 (che si dimostra però un testo di ottima qualità) e per dirimere finalmente le discussioni e dare un finale effettivo al girovagare dell'hidalgo.

Le avventure del "Cavaliere dalla Trista Figura" (visto che in uno scontro contro dei inferociti pastori perde due denti dopo aver scambiato i loro greggi per un enorme esercito) sono apparentemente folli e comiche, ma in esse si nasconde la volontà nei protagonisti di credere ciecamente ai propri ideali (La gentilezza, la giustizia, l’onore, l’onestà nello scontro, la fedeltà all’amata), ma che nel mondo reale e razionale non posso essere compresi e perciò vengo derisi e osteggiati da chi si sente "normale" e superiore. Alla fine capire cosa ci sia di effettivamente reale o cosa no diventa sempre più difficile, tanto il sogno dell'hidalgo diventa sempre più vivido e affascinate rispetto alla proclamata triste realtà quotidiana.

lunedì 10 giugno 2019

La saga di El Borak di Robert E. Howard Volume 1 - Recensione -


Francis Xavier Gordon detto El Borak è uno degli ultimi grandi personaggi howardiani ad non essere stato fino a qualche tempo fa disponibile in Italia. Per fortuna grazie a Providence Press questa lacuna è stata sopperita. In questo volume (il primo di cinque) verranno presentate le prime due storie di questo personaggio.

El Borak come immaginato da Tim Bradstreet
El Borak (il Fulmine, visto la sua abilità con la pistola) è un avventuriero texano che come il conterraneo Kirby O’Donnell è partito dal Texas per l'Afghanistan all'inizio 900. Un tigre più pericolosa dei feroci lupi afgani, che affronta le sue avventura usando tutto il suo coraggio e astuzia, ottenendo così il rispetto dalla popolazione locale.

Questo volume è una edizione veramente di gran pregio, con una cura per i dettagli veramente maniacale e ricca di un interessante glossario terminologico.

Francis Xavier Gordon è un personaggio che rispecchia moltissimo il topoi howardiano, visto la sua capacità fisica quasi sovrumana e l'uso di un codice morale duro ma applicato con rigore. Protagonista di storie che fanno del mistero e del gusto per l'avventura il loro punto di forza e tengono il lettore incollato alle pagine, il tutto contornato dal tema storico del grande gioco (pagina storica semi-sconosciuta dai più, che vide coinvolti l'impero russo e quello inglese in una guerra silenziosa per il controllo dell'Asia centrale e della ricca india, e che per certi versi ricorda molto la successiva guerra fredda).

venerdì 7 giugno 2019

Lupin III - La lampada di Aladino - Recensione -


Regia: Tetsurō Amino
Char. design: Satoshi Hirayama
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV Jap: 25 luglio 2008
Durata: 90 min
1ª TV It: 14 marzo 2009 (Hiro)


Davanti a certi spettacoli si fa tutto, anche tentare di rubare
la Gioconda usando solo un apriscatole. 
Lupin è di nuovo alla ricerca di un oggetto prezioso da donare a Fujiko (anche se bisogna dire che le armi di persuasione usate dalla ladra sono così potenti da giustificare gli intenti del re dei ladri), in questo caso la famosa lampada di Aladino. Trovata la lampada, Lupin evoca il genio, che ovviamente si palesa sotto le forme di una bellissima ragazza e chiede come premio un bacio. Il Genio però lo avvisa che per realizzare il suo desiderio si prenderà metà della sua vita, Lupin accetta e perde coscienza. Quando si risveglia si accorge di non avere alcuna memoria di quanto gli è successo nella notte passata. Il ladro non fa in tempo a rielaborare i pochi punti chiari della vicenda, che scoppia il finimondo visto che tutti sembrano essere alla sua ricerca, ma forse la bella Drew potrà mettere fine al mistero.