lunedì 17 maggio 2021

Thunder 2 - Recensione - Non rompere mai le scatole all'indiano

 Paese di produzione: Italia
Anno: 1987
Durata: 80 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker jr., Larry Ludman
Sceneggiatura: David Parker jr., Larry Ludman

Sembra un altro attore ma è sempre Mark Gregory
Il primo Thunder deve aver riscosso un discreto successo visto che qualche anno dopo Laddy Ludman (Fabrizio De Angelis) e David Parker jr. (Dardano Sacchetti) mettono in cantiere un nuovo film sul nostrano Rambo pellerossa. Il problema è il come, visto che nel precedente film Thunder dopo aver messo a ferro e fuoco la città era stato fatto sparire in modo forzato a fine film. Forse l'idea iniziale era quella di seguire e "omaggiare" il secondo capitolo del fratello maggiore americano con protagonista Sylvester Stallone, ma evidentemente andare in qualche posto che ricordasse la giungla costava troppo. Quindi i nostri si spremono le meningi e trovano una di quelle soluzioni che apparentemente sembrano un colpo di genio ma poi passato l'entusiasmo iniziale a guardarle bene si capisce quanto sono stupide.

Infatti in questo secondo capitolo si apre con Thunder che spuntato dal nulla difendere la classica famiglia americana anni 80 da degli stereotipatati biker, pochi minuti dopo arriva lo sceriffo che ovviamente non perde tempo per arrestarlo... solo che adesso il nostro eroe è uno sbirro! Addirittura mandato dall'ufficio centrale contro ogni logica umana nella stessa cittadina del primo film. Non aiuta ad inghiottire il rospo il fatto che la sceneggiatura sbrighi tutto l'inghippo con la laconica frase "Ah, pensavo fossi morto". Voglio dire questo torna dopo aver causato milioni di dollari di danni, provocato diversi morti e messo a soqquadro il paese ma tutto viene risolto da una lapidaria alzata di spalle... Ok.

giovedì 13 maggio 2021

Tintin in Tibet - Recensione -

 

Tintin in Tibet (in originale: Tintin au Tibet ) è il ventesimo volume de "Le avventure di Tintin". La storia venne pubblicata con ritmo settimanale sulla rivista Tintin dal settembre 1958 al novembre 1959, pubblicato come libro nel 1960. Hergé la considerò la sua avventura migliore sul reporter belga (e io sono d'accordo con lui).

Tintin in tibet è una storia stupenda sulla amicizia; su quei rapporti di affetto che ne il tempo ne la lontananza non possono spezzare, un sentimento che ci porta a compiere grandi gesti di sacrificio e bontà, spesso a nostro rischio e pericolo.

Un volume che raggiunge punte di qualità tecnica e visiva eccezionali, tra i migliori della serie, basti vedere come Hergé si impegni in modo maniacale a riprodurre alla perfezione gli elementi paesaggistici e folkloristici del luogo.

Il momento della rivelazione (una delle tavole più belle e complesse di Hergé)
La trama vede il capitano Haddock, il Professor Girasole, Tintin e Milù in vacanza presso un resort nelle Alpi francesi. Durante la lettura del giornale il nostro reporter belga legge di un incidente aereo sulle montagne dell'Himalaya, in Tibet, ma inizialmente non ci fa molto caso. Una improvvisa rivelazione, di quelle che ognuno di noi prima o poi ha provato, fa intendere a Tintin che il suo amico Chang (che viaggiava proprio sul quell'areo) è gravemente ferito e gli sta chiedendo aiuto dal luogo dell'incidente. Nonostante i suoi amici cerchino di spiegarli in tutti i modi le scarse possibilità che il suo amico sia ancora vivo, il reporter convinto delle proprie idee parte per Kathmandu, da dove spera di organizzare una spedizione per ritrovare il suo compare scomparso. Ad accompagnarlo in questa avventura ci sarà l'inseparabile Milù e il capitano Haddock, che nonostante i suoi scoppi d'ira per la presunta cecità del suo compagno di avventure nel riconoscere quella che lui considera una avventura senza speranza e poi il primo ad accompagnarlo nei suoi viaggi.

lunedì 10 maggio 2021

Commando Ninja - Recensione -

 

Il nostro Hunter
Durante la guerra del Vietnam un gruppo di berretti verdi, guidati dal muscoloso John Hunter, si imbatte in una pattuglia di Ninja (con tanto di Ninja Predator) e di dinosauri che gli falciano in poco tempo. Passano gli anni e adesso il nostro Hunter è un padre divorziato che vive nei boschi canadesi. Un giorno il suo ex commilitone lo informa che un potente signore della droga e il suo esercito ninja, con mire di dominio mondiale, hanno rapito sua figlia. Ovviamente il nostro eroe non può rimanere indifferente alla sorti della figlia e scatena una lotta all'ultimo sangue che lo riporterà a rivivere il suo passato.

mercoledì 5 maggio 2021

Ciao Napoleone - Recensione -

 
 
Parlare di un prodotto della Mondo Tv non è facile, soprattutto perché c'è il forte rischio di mettere in luce più gli aspetti negati che quelli positivi. Per prima cosa bisogna dire che questa società rappresenta una realtà importante per il nostro paese e devo dargli il merito di aver creato tanti cartoni che hanno accompagnato la crescita di molti bambini, dall'altra parte è innegabile che la gran parte dei loro prodotti non hanno mai brillato per la qualità delle animazioni o delle sceneggiature (basti pensare che uno dei loro maggiori collaboratori è il famigerato Studio Sek, uno dei più famosi in negativo, studios nord coreani).
 

Il Nostalgia Critic in una recensione di un film della Mondo Tv
I loro prodotti oscillano sempre tra la sufficienza risicata e veri e propri aborti in animazione che hanno dato una nomea negativa ai loro prodotti, soprattutto all'estero.
 
Napoleone
Ma ogni tanto, quando i pianeti sono allineati, è possibile trovare qualche piccola gemma nascosta nel loro catalogo (e c'è anche da dire che la Mondo Tv ha creato un proprio universo narrativo molti anni prima che la Marvel pensasse solo lontanamente a mettere in cantiere il proprio). Se siete invece amanti del trash i loro prodotti sono una miniera di film "So bad So good". Scoperto per caso mentre ero alla ricerca di un film su Bonaparte devo ammettere che questo "Ciao Napoleone" si è rivelato una piacevole scoperta. 

Una delle mie passioni è fin da marmocchio la storia. Ho sempre trovato interessante cercare di comprendere il passato, l'evoluzione della società, come si poteva vivere all'epoca e come penasse la gente in un determinato periodo storico, lo studio delle battaglie e delle tecnologie che ogni epoca ha portato nella società.

Bonaparte arriva all'isola d'Elba. (da notare il riutilizzo della stessa donna con il vestito giallo in due posizioni diverse tra la folla. Pratica molto comune nel film)
Uno dei personaggi più controversi della storia è sicuramente Napoleone Bonaparte, che da semplice rampollo di una piccola famiglia nobiliare corsa raggiunse grazie alla sua abilità in battaglia e la sua grande capacità oratoria, lungimiranza politica e mosso profondo spirito riformatore riuscì a conquistare nel giro di pochi anni gran parte dell’Europa, lasciandovi una grande influenza che si ripercuote ancora oggi. Pochi personaggi come lui sono riusciti a dividere così tanto gli animi del suo tempo, basti pensare al nostrano Ugo Foscolo con il suo "Ultime lettere di Jacopo Ortis" e la delusione per gli ideali rivoluzionari traditi da quello che si considerava il riformatore del continente. Ancora oggi non siamo riusciti a trovare la quadra dell'uomo chiamato Napoleone, tanto che l’oppinione pubblica è letteralmente spaccata tra chi lo considera uno dei peggiori dittatori della storia, capace di distruggere la vita comune e mandare a morte centinai di miglia di persone pur di raggiungere i propri scopi personali; e chi invece nonostante i vari difetti ne riconosce la grandezza riformatrice e guerriera, classificandolo come il vero figlio della rivoluzione francese (tra cui il sottoscritto). 
 
I nostri giovani protagonisti: Nora, Giuseppe e Francesco
Un uomo che portò lo spirito della rivoluzione in tutta Europa e ne plasmò la figura secondo i propri ideali (basti pensare che il codice napoleonico è alla base del diritto civile di gran parte delle corti di giustizia europee. A lui dobbiamo l'istituzione dei cimiteri fuori dalla città, la creazione della scuola pubblica per tutti e del liceo in particolare, la propagazione dei diritti civili, la separazione dei poteri tra stato e chiesa (anche se durante il periodo dell'impero fu in parte rinnegata), burocrazia capillare e un sistema fiscale centralizzato. Arrivando a immaginare una unica grande nazione Europea, con una corte di cassazione europea, un governo centrale europeo, una unica moneta e una profonda idea di comunità, seppur guidata da un fratello maggiore più forte degli altri (Se vi dico che la capitale sarebbe stata Parigi?). Non vi ricorda qualcosa? Per non parlare del fatto che se in Europa guidiamo sulla destra della carreggiata e non a sinistra come in Inghilterra lo dobbiamo a lui). Una serie di riforme e nuove idee che ebbero un grande influsso nella vita sociale, tanto che nessuna delle precedenti monarchie quando tornò al potere riusci a riportare indietro le lancette della storia. Credo che anche i peggiori detrattori della sua figura non potranno negare che all'epoca nessuno poteva sostituire il generale corso come vero figlio del suo tempo.

lunedì 3 maggio 2021

Thunder (1983) - Recensione - Quando l'Italia non aveva paura di imitare i grandi

Anno: 1983
Durata: 86 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker Jr
Sceneggiatura: David Parker Jr, Larry Ludman
Produttore: Fabrizio De Angelis

Tra gli anni 60 e la fine degli anni 80 il cinema nostrano prende costantemente "ispirazione" dai grandi successi americani per realizzare film che possano appagare la sete di avventura e mistero di tutti gli appassionati di film (in special modo action e fantascienza, che in quel periodo vanno per la maggiore). Si tratta di pellicole che molto spesso erano fatte con mezzi limitati, in fretta e furia in pochi giorni di riprese, con attori letteralmente tirati su dai bar vicini a Cinecittà e con budget molto risicati. La qualità generale era quindi molto bassa, e nei fatti ormai quasi nessuno ricorda più questi film dozzinali ma fatti con il cuore (molto più comodo e chic ricordare sempre e solo Fellini, Leone, Pasolini e qualche altro regista da tripla AAA e di cui non si è visto neanche mezzo film) e soprattutto con una vitalità e una voglia di osare che il cinema italiano di oggi si sogna.

Mr Anonimo si presenta con un carico di film

Mr Anonimo che mi aveva già consigliato i film Angry Joe Bass e Un magnifico ceffo da galera si è ripresentato recentemente con un nuovo carico di meraviglie, tra le quali ho scelto questa trilogia nostrana che pur tra mille difetti riesce in questo primo capitolo a non far rimpiangere la saga originale con Stallone. 

Thunder, un giovane pellerossa, ritorna a casa dopo un periodo di lontananza scoprendo che durante la sua assenza un gruppo di operai sta distruggendo il cimitero della sua tribù per costruire un osservatorio nonostante la presenza di un trattato, firmato decenni prima dal nonno di Thunder con il governo americano, che sancisse che quelle terre sono di loro proprietà. Trattenendo la rabbia per i soprusi subiti il ragazzo cerca di usare dei mezzi civili per ottenere giustizia ma sia la banca (che finanzia i lavori) che lo sceriffo locale lo sbattono fuori senza neanche ascoltarlo, intimandoli di non impicciarsi ulteriormente in queste faccende. Poi mentre sta ritornando a casa, Thunder, viene aggredito da un gruppo di operai con i quali si era precedentemente scontrato per la distruzione dei luoghi sacri e che adesso vogliono vendetta. Neanche questa volta il ragazzo indiano ottiene giustizia dalla polizia locale, che tra razzismo malcelato e fastidio per le richieste di Thunder, finiscono per decidere di arrestarlo abusando del loro potere. 

lunedì 26 aprile 2021

La leggenda di Zorro - Recensione-

 

I Plonsters in tutto il loro magico splendore
Probabilmente vi sarà capitato qualche volta di andare su FB o simili e guardare il post di qualche pagina con la scritta ""ti sblocco un ricordo.", con annesso video/immagine di uno show, che raramente è veramente dimenticato (difficilmente propongono i "Plonsters", "Mighty Mouse" o "Quella strana fattoria" per dire i primi tre cartoni che ti sbloccherebbero veramente un ricordo). Alla fine non si tratta altro che dell’ennesima trovata facile per acchiappare "mi piace" ma mi ha fatto pensare a quali cartoni/anime ricordo con piacere ma raramente li vedo rimembrati in giro (forse per colpa di orari non comodissimi o semplicemente non avevano la forza di affermarsi in un panorama all'epoca assai ricco di proposte). Uno di questi è Zorro, successivamente rinominato "La leggenda di Zorro", anime prodotto nel 1994 dalla Ashi Productions in collaborazione con la nostrana Mondo Tv (che negli anni novanta tra obbrobri filmici e serie che imitavano i personaggi Disney, non disdegnava ogni tanto di mettere in coproduzione qualche anime di discreta fattura). 

lunedì 19 aprile 2021

Lupin III - Il tesoro degli zar - Recensione -

Regia: Osamu Dezaki
Char. design: Yasushi Nagaoka
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
1ª TV Jap: 24 luglio 1992
1ª TV it. 17 ottobre 1999
Durata 92 min

Da quanto tempo su questo blog non si parlava di Lupin? Era da un po' di tempo che volevo parlare del mio caro ladro gentiluomo (e non scordiamoci che quest'anno cade il cinquantesimo anniversario della prima serie... e si farà festa grande su questo blog). Oggi parliamo di "Lupin III - Il tesoro degli zar" (trasmesso da Mediaset anche con il titolo "Lupin e il tesoro di Anastasia") quarto special tv dedicato alle avventure del ladro gentiluomo. 

La famiglia imperiale
Tutti sappiamo della tragica fine della famiglia Romanov dopo la rivoluzione russa a Ekaterinburg nel luglio del 1918. Una Triste fine dovuta alla scarsa capacità di governo dell'imperatore, all'influenza oscura del santone Rasputin e dalla miopia del sovrano nel comprendere che lo stato aveva bisogno di una seria riforma strutturale della decadente autocrazia russa. Lupin però durante una ricerca presso la biblioteca civica di New York scopre un libro scritto da Jurovskij, il capo della sicurezza del luogo dove erano stati imprigionati i Romanov, che afferma di aver inscenato la  morte della famiglia imperiale per poi portarli in salvo fuori dal paese. Per i suoi servigi Jurovskij ottene una donazione di ben 500 tonnellate d'oro. Dopo varie peripezie l'oro è finito in America ma il nostro ladro gentiluomo non è l'unico a volere per se il malloppo.