venerdì 24 giugno 2022

Il grande potere del Chninkel di Rosinski e Van Hamme - Recensione -

Nel 1976 Grzegorz Rosinski conosce per la prima volta Jean Van Hamme e instaura con lui una collaborazione artistica che darà grandi frutti negli anni seguenti. Esattamente dieci anni dopo Rosinski e Van Hamme mettono in piedi un progetto che si discosta molto dal classico canovaccio del fumetto franco-belga, ma si rivelerà un vero e proprio capolavoro nascosto della produzione fumettistica europea. Si tratta infatti di un inusuale fumetto fantasy con elementi molto cupi e temi esistenziali e nichilistici.

I discepoli di J'on
Ci sono tutti gli elementi del grande fantasy: L'eletto scelto da una entità superiore, una grande missione da compiere per salvare il suo popolo chiamato Chninkel (che seppur dalle fattezze leggermente topesche sono innegabilmente ispirati agli Hobbit di Tolkien) da una grande minaccia, una serie di ostacoli e missioni secondarie per raggiungere la meta, cattivi potentissimi e ispirati ai cavalieri dell'apocalisse ecc (chissà se Miura non ha preso ispirazione da loro per la creazione dei componenti della mano di Dio in Bersek). Non manca  poi un tocco di fantascienza con la rappresentazione del Dio del pianeta nelle forme non molto diverse dal monolite nero di "2001 Odissea nello spazio" di Kubrick. Una storia che parte con i topoi classici del genere fantastico ma che vira entro breve tempo su riflessioni decisamente più negative, per esempio il rimando alla figura messianica del Cristo, anche se in un contesto molto più cinico e oscuro.

venerdì 17 giugno 2022

In viaggio con Pippo - Recensione -

 
Titolo originale: A Goofy Movie
Anno: 1995
Durata: 78 min
Genere: Animazione, Commedia, Avventura, Musicale
Regia Kevin Lima
Soggetto Jymn Magon

Pippo è da sempre associato a un personaggio sempliciotto, con la testa fra le nuvole e adorabilmente goffo. Una vera e propria fabbrica ambulante di gag, perfetta spalla di Topolino o Paperino. Eppure nel corso del tempo il pippide ha saputo modificare e arricchire di nuovi elementi la sua figura a seconda della storia da raccontare (Primeggiando in quella arte di adattabilità, partendo da un canovaccio di caratteristiche base, in cui tutti i personaggi Walt Disney sono maestri). 

Pippo nella sua prima comparsata
Il nostro eroe esordisce nel cortometraggio "La rivista di Topolino" (Mickey's Revue) del 1932, in cui era caratterizzato da un character design che lo dipingeva molto più vecchio di quello attuale ma che già denotava alcune delle caratteristiche lo avrebbero reso uno dei tre moschettieri dello studios. Sarà però con il cortometraggio del 1940 "Pippo e l'aliante" che il personaggio comincerà veramente a... decollare, inaugurando quella collana di brevi episodi intitolata "How to..." (in cui un narratore posato e impostato spiega il tema della puntata mentre Pippo cerca di metterlo in pratica con risultati gustosamente disastrosi) che lo consacrerà definitivamente. 

Nel 1950 lo stile dei corti cambia ancora, viene inserita una comicità più graffiante ma allo stesso tempo più moralizzante, dove Pippo è costretto ad affrontare i dilemmi della società americana del periodo. Sarà proprio da questa serie che nascerà uno dei tanti alter ego di Pippo, forse quello più famoso, George Geef. Una delle caratteristiche più salienti del personaggio è quello di avere una moglie (che credo non venga mai mostrata in volto) e un figlio, Junior. Sarà proprio da questa collana che la Disney prenderà ispirazione per realizzare negli anni 90 la serie "Ecco Pippo!".

venerdì 10 giugno 2022

Playmobil: The Movie - Recensione -

 
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Francia
Anno: 2019
Durata: 110 min
Genere: commedia, animazione, avventura, fantastico, musicale
Regia: Lino DiSalvo
Soggetto: Lino DiSalvo

Hans Beck e la sua creatura
Nel 1973 la crisi petrolifera costringe moltissime società a ripensare in modo radicale alla loro produzione, tra di esse c'è la Geobra Brandstätter, società tedesca che produceva giocatoli in plastica di generose proporzioni. L'aumento del costo delle materie prime infatti costringe la società a pensare a una nuova linea di giocatoli di dimensioni ridotte. A capo del progetto viene messo Hans Beck (considerato il padre del brand), che ispirandosi ai disegni dei bambini mette in campo una serie di pupazzi alti 7,5 cm e con una dotazione di pezzi molto dettagliata che saranno poi conosciuti come "Playmobil", diventando in breve tempo un successo commerciale (e una sorta di rivale per i Lego). 

Una rivalità giocattolosa che si è trascinata nel corso di decenni, set dopo set, licenza dopo licenza. Era ovviamente solo questione di tempo prima che la controparte tedesca tentasse una qualche risposta allo strabordante successo di The Lego Movie. Infatti nel dicembre 2019 viene portato nelle sale il film "Playmobil: The Movie", che nonostante le poche velleità artistiche, è risultato alla fine uno dei peggiori flop della stagione (prima che i cinema chiudessero per il covid-19). 

giovedì 2 giugno 2022

John DeLorean: mito e magnate - Recensione -

 

Uno dei miti fondanti della nazione americana è sicuramente quello dell'uomo capace di forgiare il proprio successo tramite l'impegno e le proprie capacità personali. John DeLorean, il creatore di una delle macchine più iconiche della storia, è stato un araldo nel bene e nel male di questa idea. La recente serie Netflix dedicata al creatore della DMC-12 narra dell’ascesa e del declino dell’ex ingegnere della General Motors che aveva il sogno di creare la propria rivoluzionaria industria automobilistica.

John DeLorean nacque a Detroit nel 1925. I genitori erano degli immigrati rumeni che facevano estrema difficoltà nello sbarcare il lunario. Infatti per tutta l'infanzia John vivrà in povertà in uno dei quartieri più malfamati della città. Questa situazione precaria, unita al fatto che il padre del ragazzo sperperava i pochi risparmi della famiglia in alcool (Infatti non avendo dimestichezza con l'inglese era relegato alle mansioni più semplici e umili, e l'alcool era un disperato tentativo di attenuare la sua frustrazione per la propria situazione sociale), spinsero John a tentare qualsiasi sistema pur di ottenere fama e la ricchezza, anche i metodi più scorretti. Il fantasma della sua infanzia infatti spinse John per tutta la sua vita a cercare approvazione e riscatto sociale, cosa che lo portò a diventare prima uno dei migliori studenti del suo liceo, e poi a studiare attentamente la cura del proprio corpo e gli atteggiamenti migliori  per risultare accattivante presso il prossimo (per esempio fece anche uso della plastica facciale). 

Il documentario realizzato da Netflix riesce perfettamente grazie a una serie enorme di immagini di repertorio, interviste inedite al figlio Zach e all’ex moglie Cristina Ferrare, e ai molteplici interventi dei suoi ex colleghi a mostrare sia il genio dell'imprenditore che gli aspetti più luciferini della sua personalità. Capace allo stesso tempo di trovare soluzioni geniali in campo automobilistico quanto di sfruttare e ingannare tutto e tutti pur di ottenere il proprio tornaconto personale. 

venerdì 20 maggio 2022

Lupin III - Il segreto del Diamante Penombra - Recensione -

 

Regia: Gisaburō Sugii
Sceneggiatura: Hideki Mitsui, Gisaburō Sugii, Naoya Higashi
Char. design: Minoru Maeda
Musiche: Yūji Ōno, Takayuki Negishi
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV Giap: 2 agosto 1996
Durata: 92 min
Rete it: Italia 1
1ª TV it: 24 ottobre 1999 

Oggi parliamo di uno degli special che apprezzo di più, con atmosfere e una storia molto particolare, in un periodo storico dove le pellicole rivolte al mercato televisive dedicate al ladro gentiluomo avevano ancora voglia di osare e non erano ancora piegate per esigenze di fretta e di mercato a riusare gli stessi canovacci. 

La trama vede il signore della criminalità francese Dolun affidare al suo "cucciolo" Lupin la metà di un diamante che dovrebbe dargli l'accesso ad un incredibile tesoro ubicato in Marocco. Tra Zazà in forma smagliante, "ribelli" Gelthi e società segrete interessate allo stesso tesoro per Lupin non sarà facile districarsi in questa avventura ricca di dettagli nascosti. 

Lupin il bianco
Uscito in Giappone nell’agosto del 1996 è arrivato da noi tre anni dopo su Italia 1 (con titolo che come da tradizione di quel periodo omaggia i film di 007: "Lupin III - Una cascata di diamanti"). 

Un titolo decisamente originale per molti aspetti, sicuramente quello che spunta immediatamente è l'inusuale giacca bianca nella sua unica rappresentazione in formato animato (forse un omaggio alla pellicola live action del 1974? In cui il ladro gentiluomo indossava un abito simile). Meno appariscente ma molto più interessante il fatto che la trama abbandoni lo stile corale usuale per concentrarsi su altri aspetti più intimi come: il rispetto per le tradizioni del proprio popolo,  la parola data, la tristezza per i conflitti etnici ma anche l'amore profondo che possiamo provare per persone e paesi molto lontani dal nostro modo di vivere e pensare quotidiano.

venerdì 13 maggio 2022

The Secret of Monkey Island - I Wanna Be A Pirate! - Recensione -

 

Nel profondo dei Caraibi, l'isola di Mêlée...
Guybrush Threepwood, un giovane aspirante pirata, approda sull'isola di Mêlée per ottenere l'agognato riconoscimento delle sue qualità piratesche. Per riuscirci dovrà affrontare tre prove (che dimostreranno la sua padronanza nell'arte del furto, del combattimento con la spada e ovviamente la caccia ai tesori). Come se non bastasse nel corso della sua avventura troverà nell'ordine: la compagna della sua vita, la bella governatrice Elaine Marley; il suo arcinemico per tutta la serie, il pirata fantasma LeChuck (anche lui invaghito di Elaine) e dovrà prendere parte (volente o dolente) a una serie di avventure pericolosissime. Riuscirà il nostro eroe a coronare il suo sogno di diventare un temibile pirata?

Se sei veramente un temibile pirata puoi sentire il tema del gioco solo guardando questa immagine.

The Secret of Monkey Island è uno di quei titoli che ogni appassionato di avventure grafiche ha provato o perlomeno sentito in qualche occasione. Non solo per la sua storia entusiasmante e divertente (ci sono tutti gli stilemi del genere avventuroso piratesco come: tesori da trovare, navi ed equipaggi da assoldare, riti voodoo da compiere, carismatici antagonisti da battere, romanticismo, isole da esplorare, combattimenti di spade in cui chi vince è il più abile con la parlantina e non quello con la spada, pirati fantasmi e una caterva di elementi comici uno più riuscito dell'altro) ma soprattutto per il suo riuscito game design.