sabato 18 gennaio 2020

Conan - La fenice sulla lama - Recensione - Robert E. Howard

Davvero uno strano inizio per la saga di Conan, di fatti non si inizia come si sarebbe abituati a pensare dalla sua infanzia, ma la storia è invece ambientata nel massimo del suo splendore come Re di Aquilonia. Un avvio decisamente spiazzante, ma Howard seminando sapientemente indizi durante il racconto sulle precedenti avventure di Conan incuriosisce il lettore e lo porta a bramare nuove avventure del cimmero, nonostante alla fine il lettore sappia già la conclusione (e poi dicono che anticipare il finale di una storia porta solo astio e rancore).

La prima storia pubblicata su Conan nacque come riscrittura di una storia mai stampata di Kull di Valusia (Quest'ascia è il mio scettro) che venne più volte rifiutata da vari editori (invece la prima storia scritta da Howard su Conan fu " La figlia del gigante dei ghiacci", ma che non venne mai pubblicata durante la vita dello scrittore perché ritenuta troppo scollacciata). Il bardo prese la storia, ne modificò alcuni punti, anche se ampi pezzi di entrambi racconti sono simili, e aggiunse diversi elementi di magia e orrifici. Con queste modifiche venne pubblicata su Weird Tales nel Dicembre del 1932.

lunedì 13 gennaio 2020

Il piccolo popolo decolla (Saga del Piccolo Popolo n° 3) di Terry Pratchett - Recensione -


Masklin, Angalo e Gurder; i niomi protagonisti del primo volume, sono alla ricerca di un mezzo che gli permetta di raggiungere Richard Arnold (ovvero il nipote Richard, 39 come riportato nel giornale. Nipote dei fondatori dell'emporio), in quanto sperano che attraverso il suo involontario aiuto di tornare a casa (una casa molto più lontana di quello che pensano gli niomi). Le vicende accadute in questo libro si svolgono in parallelo con le vicende accadute nel secondo volume.

"SCIENZA: Un modo di scoprire le cose e poi di farle funzionare. La scienza spiega cosa succede intorno a noi. Così fa anche la RELIGIONE, ma la scienza è meglio perché riesce a trovare scuse migliori quando ha torto. C'è molta più scienza di quanto si pensi. Dall'enciclopedia Scientifica del Giovane Niomo di Angalo de Haberdasheri."

Degna conclusione della trilogia del piccolo popolo, non mi potevo aspettare di meglio da Terry Pratchett. Masklin, Angalo e Gurder ancora una volta devono mettersi in gioco per scoprire la verità in un viaggio che più volte, tra un momento di stupidità e l'altro (divertentissimo a questo proposito il pezzo ambientato in aereo), devono rimettere costantemente in discussione tutto quello che avevano sempre dato per assodato (le loro origini, la quantità di niomi presenti nel mondo, gli essere umani e la loro bontà ed intelligenza).

sabato 11 gennaio 2020

Il piccolo popolo all'aria aperta (Saga del Piccolo Popolo n° 2) di Terry Pratchett - Recensione -


Dopo le rocambolesche avventure accadute nel primo libro gli niomi dell'emporio devono affrontare un nuovo e grande nemico... il mondo esterno, con tutti i suoi guai come: il freddo e la neve, il cibo da coltivare (e che non esce come dovrebbe da barattoli e scatole), ma sopratutto abituarsi al fatto che il mondo sia immenso e pieno di cose sconosciute. Ovviamente le nuove generazioni (sopratutto quelle nate dopo la fuga dai grandi magazzini) si sono abituate alla novità ma le vecchie generazioni sono ancora restie a... tutto il nuovo. E come se non bastasse gli umani stanno per sfrattarli per l'ennesima volta.

Devo essere sincero questo romanzo l'ho trovato meno divertente rispetto a precedente, Terry cerca di mescolare le sue carte allontanando gran parte dei protagonisti del precedente romanzo, una idea che sulla carta si rivela interessante, ma i nuovi protagonisti non hanno lo stesso brio dei precedenti e non aiuta che l'ambientazione della cava non riesce ricreare lo stesse opportunità narrative dei grandi magazzini. Alcuni nuovi personaggi sono interessanti, sopratutto una sorta di Savonarola a misura di niomo che vorrebbe riportare indietro lo spirito di "F.lli Arnold (dal 1905)" e cancellare le novità, peccato che il romanzo sia fin troppo breve per sviluppare questa interessante tematica. 

martedì 31 dicembre 2019

Il pianeta del tesoro - Recensione -


Titolo originale: Treasure Planet
Anno: 2002
Durata: 95 min
Genere: animazione, fantascienza, avventura
Regia: Ron Clements, John Musker
Soggetto: Robert Louis Stevenson (romanzo)

Per il sottoscritto parlare del Pianeta del tesoro è estremamente difficile, sopratutto per il profondo legame nostalgico e affettivo che mi lega a questa pellicola. Sapete ci sono sempre due o tre film che per qualche arcano motivo si legano alla nostra anima e finiscono per identificare una parte di noi stessi. Quindi dopo un bel respiro vediamo di parlare con calma di questo di piccolo capolavoro del cinema che fece un bel tonfo al botteghino.

Altro che immersione nella storia...
Il pianeta del tesoro (Treasure Planet) è un film d'animazione del 2002 diretto da Ron Clements e John Musker. Liberamente tratto dal romanzo "L'isola del tesoro" di Robert Louis Stevenson, ne ripercorre a grandi linee la storia, aggiungendo una ambientazione spaziale e tematiche fantascientifiche e steampunk. Una idea sulla carta rischiosa ma che era già stata usata con profitto in altri show, basti pensare per esempio alla serie anime "Hakugei: Legend of the Moby Dick" di Osamu Denzaki (che aveva già diretto la meravigliosa versione animata dell'isola del tesoro) o la versione kolossal del 1987 per la TV "L'isola del tesoro della RAI" di Antonio Margheriti (a cui questo film deve diverse strizzate d'occhio).

Il film si apre con il piccolo Jim Hawkins leggere di nascosto un libro che genera ologrammi* sulle avventure del temibile capitano Nathaniel Flint e del suo Pianeta del Tesoro. Passano gli anni e Jim è diventato un ragazzo problematico che sembra aver perso la propria strada, ma il ritrovamento fortuito della mappa per il pianeta del tesoro di Flint può cambiare per sempre il destino del ragazzo e dei suoi amici. Purtroppo la mappa è ricercata anche dalla peggiore feccia della galassia.

mercoledì 25 dicembre 2019

Festa in casa Muppet - Recensione -



Titolo originale: The Muppet Christmas Carol
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1992
Durata: 85 min
Genere: commedia, fantastico, avventura, musicale
Regia: Brian Henson
Soggetto: Charles Dickens
Sceneggiatura: Jerry Juhl

Festa in casa Muppet (o The Muppet Christmas Carol in originale, perché qui in Italia siamo bravissimi a cannare titoli) si è rivelato una piacevole sorpresa, un film che riesce nel difficile compito di coniugare le atmosfere prevalentemente cupe del canto di Natale di Dickens con le tematiche più allegre dei Muppet. Rilevandosi un ottimo film natalizio (di quelli che scaldano il cuore) e con Michael Caine praticamente perfetto nel ruolo dell'avaro Scrooge. Questo è il primo prodotto dei Muppet senza l'intervento del loro creatore, Jim Henson, morto qualche mese prima e alla cui memoria il film viene dedicato, che di fatti passa nelle mani del figlio Brian.

sabato 21 dicembre 2019

Quando il cartone dei Ghostbuster (The real Ghostbuster) incontrò i mostri di Lovecraft (41 - Un libro pericoloso)


Ma quanto era bella serie cartoon dei Ghostbuster?

Oggi la figura di Lovecraft è più popolare che mai, tra videogiochi e film in prossima uscita che ne hanno ampliato la fama e arrichito il suo pantheon immaginario. Ma se vi dicessi che nel 1987 gli sceneggiatori del cartone dei Ghostbuster avevano già realizzato una puntata Crossover con i mostri di H. P. Lovecraft? Per di più rimanendo molto più fedeli all'opera originale di tanti prodotti moderni? Ovviamente Target per ragazzi permettendo.

Mostri lovecrafitiani
La trama vede la Miskatonic University prestare il Necronomicon alla libreria nazionale di New York (evidentemente la lezione con Wilbur Whateley è stata completamente dimenticata), un prestito bibliotecario che equivarrebbe al prestito di una bomba atomica da parte dell'esercito a un museo di scienze per fare un paragone spicciolo. Ovviamente tempo zero e il libro viene rubato. I nostri eroi preoccupati della cosa decidono d'indagare sul caso visto il possibile pericolo che si scateni la fine del mondo (Carino il siparietto comico dove il sarcastico Venkman zittisce tutti indovinando che la notte speciale per risvegliare Cthulhu e soci ci sarà proprio in quei giorni).

sabato 14 dicembre 2019

Redline - Recensione -


Titolo originale: Redline
Regia: Takeshi Koike
Soggetto: Katsuhito Ishii
Studio: Mad House
Durata: 101 min.
Anno di uscita: 2009

In un modo futuristico e stravagante l'intrattenimento principale sono le corse automobilistiche, in cui i piloti mettono in pericolo la loro vita sfrecciando su bolidi iperveloci e armati con le più variegate e mortali armi a disposizione per sconfiggere l'avversario. L'unico a fare eccezione è JP (detto JP il bravo ragazzo o il gentiluomo), un pilota umano che si basa unicamente sulla velocità per vincere le gare, anche se girano oscure voci sul suo conto. L'obbiettivo finale di ogni pilota della galassia è partecipare alla Redline: la gara più complessa e pericolosa mai organizzata, e che vede partecipare i migliori piloti dell'universo (Ognuno come nella migliore tradizione delle Wacky Races dallo stile e armamento unico). Quest’anno la Redline è ancora più mortale del solito visto che è organizzata sul pianeta Roboworld, un mondo abitato da robot simil-nazisti super tecnologici, che non vedo di buon occhio una gara organizzata sul loro territorio.