lunedì 15 novembre 2021

L'isola del tesoro (1934) - Recensione -

La bellissima locandina del film
Titolo originale: Treasure Island
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1934
Durata: 105 min
Genere: avventura
Regia: Victor Fleming
Soggetto: Robert Louis Stevenson
Sceneggiatura: John Lee Mahin

Chi mi segue potrebbe aver notato la mia "piccola" passione per il romanzo "L'isola del Tesoro" di Stevenson e dei prodotti da esso derivati. Oggi facciamo un tuffo nel passato e andiamo dritti alla trasposizione del  1934, diretta da Victor Fleming, e che nel cast vanta ben due premi oscar (Wallace Berry qui nel ruolo di Silver e Lionel Barrymore come Billy Bones).

Jim e il sott... Long John Silver
Il piccolo Jim dirige la locanda dell'ammiraglio Benbow assieme alla sua mamma. Un giorno uno scorbutico e prepotente marinaio dalla faccia poco raccomandabile decide di "gettare l'ancora lì". Nessuno può immaginare che il vecchio lupo di mare sia stato uno degli uomini della ciurma di Flint e che adesso i suoi vecchi compagni lo stiano cercando per qualche oscuro motivo. Fiaccato dall'alcool e dal terrore di essere stato scoperto Billy Bones, questo il nome del marinaio, muore e lascia a Jim la mappa per trovare un fantastico tesoro, ma non sarà per nulla facile arrivare alla meta.

La versione diretta da Fleming è a mio giudizio una tra le più riuscite, grazie anche a un cast formidabile e un set realizzato con cura. Elementi che ti fanno sentire l'avventura nelle vene come se dovessi partire con Jim da un momento all'altro.

lunedì 8 novembre 2021

Quando Emilio Salgari Viaggiò con Miss Perkins - Yorick gruppo letterario attività salgariane - Recensione -

 

Oggi volevo parlarvi di un taccuino realizzato dalla Yorick, piccola realtà che dal 1987 porta aventi vari progetti editoriali volti alla esplorazione di grandi maestri della letteratura popolare di genere. Non poteva mancare all'appello prima o poi un grande nome dell'avventura, il capitano di lungo corso nei mari del fantastico, Emilio Salgari. 

Uno scrittore capace con la sua penna inesauribile di realizzare più di 90 libri (ma a tratti anche una pesante maledizione, soprattutto nell'ultimo arco della sua vita), centinaia di racconti spumeggianti e la piccola "magia" di incatenare per sempre il cuore di milioni di lettori con le sue storie (e io sono tra di loro). In questo volume sono presenti diversi saggi (tutti molto interessanti), un racconto ispirato a un libri di Salgari, interventi dei curatori e una struggente poesia di Robert E. Howard (che per alcuni aspetti lo si potrebbe definire affine al papà di Sandokan e del Corsaro nero). 

Il giorno che gli astri volsero le spalle a Emilio Salgari di Roberto Sicuteri: 

Non sono un grande esperto (ne un vero seguace) di astrologia ma il saggio di Roberto Sicuteri è stata una interessante lettura, che mischia con abilità dati bibliografici e elementi tratti dall'analisi del profilo astrale dell'autore. Il testo di Sicuteri mi ha molto incuriosito e si vede quanta passione e conoscenza della materia è stata profusa nel testo, riuscendo a ricollegare il profilo astrale dell'autore ai suoi maggiori eventi terreni (non difettando di una piacevole abilità di stesura). Il risultato è uno spaccato onesto e sfaccettato dell'autore (sempre se riuscite a sopportare espressioni del tipo"Luna in Cancro nella casa 12").

Miss Perkins e i mercanti di schiavi di Stefania Ferrari:

Un piacevole tributo alle storie di Salgari (in special modo al romanzo "Una sfida al Polo). Questa storia mi ha divertito e spero si continui l'idea con un futuro terzo capitolo. Miss Perkins è un personaggio delizioso, forte e coraggiosa quanto testarda ed emotiva. Lo stile di Stefania Ferrari mi ha ricordato molto scrittori come Conan Doyle e H. Rider Haggard, ricco di scene avventurose e sentimenti esplosivi. Promosso.

Un pirata sa di Robert E. Howard:

Una stupenda poesia, dimostrazione che Howard non eccelleva solo nella prosa ma era un innato bardo. In poche semplici righe riesce a ricreare la sensazione di smarrimento e paura che il mare può provocarci, soprattutto quando è in tempesta e un fosco monito dallo oscuro monito sembra uscire dall’orizzonte. 

Questa poesia è stata tradotta dal mio carissimo amico Michele M. N. Plaitano una vera garanzia per quanto riguarda le traduzioni howardiane.

Emilio Salgari incontra i vampiri di Mompracem di Simone Di Primio:

Nell'autunno del 2020 la serie fumettistica Dampyr dedica uno speciale ai personaggi di Emilio Salgari. Di Primio con entusiasmo ne descrive la storia, dimostra profondo amore e conoscenza dello scrittore veronese e la sua ciurma di eroi, sopperendo con la sua passione ai pochi errori da novizio. Un ottimo esordio.

A mio giudizio se si è appassionati di Sandokan e co. questo volume è da recuperare assolutamente.

lunedì 1 novembre 2021

Fantasy & Science Fiction 14 (Marzo 2016) - Recensione -


Il tema di questo volume è il miracolo, inteso secondo la definizione data dai latini: Cioè cosa meravigliosa, misteriosa, strana. Un un evento eccezionale però che si può rilevare altrettanto dannoso e doloroso di una scelta sbagliata.

Negazione di Bruce Sterling:
Un disastro naturale può distruggere e scombinare ogni aspetto della nostra vita, comprese le nostre consuetudini più radicate e portarci se sfortunati all'inevitabile incontro con la falce. O forse no? Un evento incredibile emerge da una alluvione in modo lento e sottile... forse dopo tutto le nostre abitudini possono essere più forti di quello che pensiamo. Racconto molto bello, di una grande firma internazionale, peccato che l'illustrazione che accompagna il racconto sia così sgranata da risultare decisamente fastidiosa. 

Sensale, sensale, scrivimi un testo (Plumage from Pegasus) di Paul Di Filippo: L'ispirazione si sa è una bestia difficile da domare ma la collaborazione tra un sito d'incontri e una casa editrici di libri rosa può portare a risultati decisamente interessanti per entrambi i soggetti, come imparano a loro spese una coppia in crisi. In fondo se la crisi si risolve, cosa ti importa se un autore usa il soggetto della terapia di coppia come base per un suo libro? Come sempre Di Filippo si dimostra un mostro di comicità.

lunedì 25 ottobre 2021

La congiura degli innocenti - Recensione -

Titolo originale: The Trouble with Harry
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1955
Durata: 99 min
Genere: noir, commedia
Regia: Alfred Hitchcock
Soggetto: Jack Trevor Story

Se nel precedente film tutta la trama girava sull'impressione che qualcosa nel quartiere non fosse al giusto posto e delle indagini per scoprire incastrare il colpevole, qui invece abbiamo a che fare con un cadavere che non ha nessuna intenzione di rimanere sepolto. Una commedia nera che vi renderà complici della sua ironia.

Nelle belle campagne del New England un vecchio capitano sta cacciando, ma i risultati fino a quel momento sono stati deludenti per il suo stomaco. Per sua sfortuna tra le siepi trova un cadavere e convintosi di essere stato il fautore della disgrazia, e sicuro che la polizia non crederà alla sua storia di un incidente di caccia, decide di seppellire il cadavere. Il suo piano va a farsi benedire perché ogni volta che si mette all'opera uno degli altri protagonisti della storia entra in scena (e ognuno di loro sembra avrà poi la propria versione di come sono andati i fatti e di chi sia il vero colpevole). In un assurdo crescendo di colpi di scena, affermazioni di colpevolezza e successive smentite. A farne le spese sarà il povero cadavere che verrà seppellito e riesumato più e più volte. 

Il grande successo di critica e botteghino de "La finestra sul cortile" permette al regista britannico di avere più spazio di manovra per la scelta dei soggetti dei suoi film. Tra i vari progetti decide di realizzare una pellicola basata sul romanzo di Jack Trevor Story. Un libro che Hitchock aveva letto al momento della sua uscita e che gli era piaciuto molto, tanto da chiedere allo sceneggiatore di fiducia Hayes di lavorarci sopra per creare una sceneggiatura (nonostante il parere contrario della Paramout, che considerava il tema troppo bizzarro per il pubblico).

domenica 24 ottobre 2021

Le avventure di Lupin Ep 01. Trappola su quattro ruote - Lupin contro tutti (in originale "Lupin sta bruciando...?") - Recensione -


Sceneggiatura: Tadaaki Yamazaki
Regia: Massaki Osumi
Storyboard: Kazumi Takahashi
Trasmesso in Giappone il 24 ottobre 1971

Il 24 ottobre 1971, alle 19:30, viene trasmesso per la prima volta il primo episodio della serie in giacca verde di Lupin III. Una serie sfortunatissima, che in pieno golden time raccoglie un misero 6.5 di share (oggi sarebbe oro ma all'epoca una serie animata in quella fascia raccoglieva il 20%), ma con elementi che nelle successive repliche ne avrebbe decretato il successo (prima in Giappone e poi nel mondo). Una sceneggiatura geniale, ricca di avventura e inseguimenti, belle donne, colpi e fughe rocambolesche e entusiasmanti. Una animazione veramente di alto livello, con una cura maniacale per auto e pistole (la prima del suo genere). Addirittura nei primi 7 episodi diretti da Maasaki Osumi, prima del suo licenziamo per il suo ostracismo nelle soddisfare le richieste dei produttori e sponsor modificare i toni della serie per renderli più infantili, hanno molto diverso dal resto degli episodi. Addirittura fedeli alle atmosfere adulte del manga di Monkey Punch. Con un Lupin che non si fa problemi ad uccidere, cinico, menefreghista delle regole morali ma soprattutto con un marcato erotismo tra le pagine della sceneggiatura. Quindi quale miglior modo di festeggiare l'anniversario del cinquantesimo anno della serie in giacca verde, se non commentando il primo mitico episodio? In cui Lupin non ruba nulla... Ma sarà vero? Alla fine del post l'ardua sentenza. 

Il titolo giapponese fa riferimento alla famosa frase attribuita a Adolf Hitler, che alla notizia dell'arrivo degli alleati nella capitale francese, chiese ai suoi officiali se il suo ordine di raderla al suolo fosse stato eseguito "Parigi brucia... ?"

Metà James Bond Metà Arsenio Lupin, da cinquant'anni sinonimo di epicità
La trama vede Lupin III partecipare a una corsa automobilistica per inaugurare l'autodromo di Hida. Fujiko spiando le mosse degli Scorpions (anche se il muro dice Scopion) scopre prima di essere catturata che quella che sembra una normale corsa nasconde un micidiale segreto. Infatti Mister X dopo aver legato Fujiko, in una posizione che non lascia molto spazio alla fantasia, non perde tempo e si lancia in un monologo dove spiega che ha intenzione di uccidere il ladro proprio durante la corsa, spiegando come la sua organizzazione non abbia badato a spese pur di distruggere l'impero dei Lupin (con il primo doppiaggio che lo pronuncia "Liupen" invece di "Lupen")

Per superare certe curve ci vuole un pilota di prima categoria ;) 
È interessante vedere come Masaaki Ōsumi riesca in questo episodio a riprendere in modo molto elegante lo spirito erotico dell'opera di Monkey Punch, con Mister X che usando una stecca illustra usando come base il corpo di Fujiko i punti "pericolosi" del percorso (ma direi non solo quelli).

Ovviamente Lupin non è un fesso, anche solo perché guida una stupenda Ferrari 312B, e ha già subodorato il piano degli avversari, ma sta per il momento al gioco. Il tutto solo grazie al suo udito che gli ha fatto comprendere dai rumori dei motori e dallo stile di guida dei piloti che sta affrontando delle copie e non delle vere macchine di formula uno. Tutti falsi tranne uno, l'ispettore Zenigata della Metropolitan Police di Tokyo, che in un breve ma ben sceneggiato spezzone ci fa comprendere il profondo legame spirituale che lega da generazioni i due uomini.

Lupin e motori in binomio sempre vincente
Nel frattempo gli Scorpions mettono in moto le loro trappole. Purtroppo credo la costruzione del circuito e delle macchine deve aver esaurito la maggior parte del budget (5 miliardi di yen), costringendo i tecnici a fare di necessità virtù, ripiegando su dei miseri spruzzatori di olio e dei tronchi per tentare di bloccare il percorso al ladro. Lupin invece con un barbatrucco bellissimo frega tutti. Infatti Jigen usando una seconda Ferrari entra al momento giusto per sostituirsi a Lupin, facendo credere a tutti che il ladro gentiluomo sia ancora in gara, quando invece Lupin si dirige all'hotel dove si trova la banda avversaria per organizzare un bello scherzetto. Ovviamente mentre se la ride di gusto.

Fujiko viene, per la gioia di noia maschietti, torturata con una macchina del solletico che anche questa volta dimostra che i giapponesi ne sanno una più del diavolo su come eccittare la mente. A salvare da morte certa l'intero personale del Moige ci pensa Lupin, che sabotato l'impianto idraulico e allagato lo stabile, decide di elettrizzare la giornata degli Scorpions buttando dei fili elettrici nell'acqua.

Fujiko: Certo sarebbe stato più carino da parte tua se fossi arrivato un po' prima.
Lupin: No, io penso che sarei dovuto arrivare un po' più tardi, non ti pare?  

Mi spiace per tutti i fan di Lupin nel mondo ma questo sorriso era stato riservato da Lupin per me dal lontano 1971. 

Questo sì è un finale con il botto.
Lupin risostituisce Jigen e torna in pista. Mentre il ladro gentiluomo finisce la gara partono in sottofondo le note di Afro Lupin 68, con il sottoscritto che non può fare altro che canticchiare "Machine in crime, ya pa pa, Lupin the third!" anche se ormai sarà la settecentesima volta che rivedo questa puntata. Ovviamente Arsenio Lupin vince la gara, ma dopo la consegna del premio dinamitardo (che poi viene rispedito prontamente al mittente), parte una fuga scoppiettante. Complice il fatto che il ladro gentiluomo durante la gara aveva fissato degli esplosivi alle macchine avversarie. Scoppia il finimondo e l'autodromo scompare tra le fiamme mentre Mister X si augura che anche Lupin stia bruciando (a questo si riferisce il titolo giapponese).

Lupin si sente al sicuro se non fosse che il vecchio Zenigata ha un informatore pronto a incastrare il ladro in cambio della distruzione del suo mandato di cattura. Un traditore che si rivela essere Fujiko, in quello sarà solo il primo di tanti voltagabbana dalla ladra.

Zenigata: La Libertà è il bene più prezioso dell'uomo, ma per te Lupin la libertà è finita. 

Purtroppo per Fujiko Lupin non è ancora quello mollaccione della seconda serie e da pan per focaccia alla provocazione della ladra, con il povero ispettore che si trascina inconsapevole una macchina distrutta.

Il doppiaggio italiano storico in questo episodio fa il suo onesto lavoro di adattamento. Certo ogni tanto con i sottotitoli del Blu-ray è possibile notare qualche piccola leggerezza o semplificazione nella traduzione ma onestamente in generale mi sembra un ottimo lavoro. Forse il problema più grosso è la cronica mancanza di doppiatori, male comune dei doppiaggi dell'epoca, che vede tre o quattro doppiatori fare le voci di tutti i personaggi della puntata.

Ovviamente il campione non poteva che essere lui

Il numero 4 della macchina di Lupin non è messo a caso. Infatti il numero quattro è un elemento molto sfortunato in Giappone (e nei paesi asiatici in generale), infatti la pronuncia di tale numero (shi) ha un suono identico alla parola morte.

E qui arriviamo alla risposta al quesito posto all'inizio del post: Lupin ha rubato qualcosa in questa puntata? Apparentemente no. Non lo vediamo portare via soldi, gioielli o opere d'arte. Possibile che il più grande ladro del mondo sia rimasto con le tasche vuote? Io non credo. Ci siamo illusi per anni, per sciocca ignoranza ci credevamo invincibili. La verità è che Lupin III in questa puntata ha fatto il colpo più grande di tutti, zitto zitto senza farsi scoprire fino all'ultimo, ha rubato il nostro cuore di fan. Inutile negarlo. Ci ha stregati e adesso non possiamo fare altro che inseguirlo ovunque, e dopo qualche momento esitanti, vogliamo che ci porti su "Planet O". Essere anche noi, anche solo per una notte un suo compagno in arditi colpi e come pegno a "Lupin il mio cuore darò". Perché si sa "di Lupin al mondo uno c’é ne’" e non ne faremmo a cambio con nessuno. Perché alla fine "Io voglio essere un pò come Lupin vincere e perdere un pò come fa lui, tra mille brividi per colpi mitici e teneri rendez-vous" e chi nega mente spudoratamente. E alla fine alla notizia di una nuova avventura urlare "You’ll be Amazing, Amazing, Amazing, Amazing Lupin Forever and ever and ever…". 


E dopo anni alla fine dopo anni capisci che quel sorriso sornione non era rivolto a Fujiko ma a tutti noi che ancora dopo anni, decenni.. ne seguiamo rapiti le gesta. Buon cinquantesimo antiversioni Lupin!

lunedì 18 ottobre 2021

Austin Powers - Il controspione - Recensione -

 Titolo originale: Austin Powers: International Man of Mystery
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1997
Durata: 91 min (versione internazionale) 

86 min (versione USA, Ita)

Genere: comico, azione, spionaggio
Regia: Jay Roach
Sceneggiatura: Mike Myers

Non avevo mai visto nella sua interezza la saga di Austin Powers, considerandola ingiustamente fino a qualche tempo fa una parodia volgarotta di James Bond, invece carissimi lettori il personaggio creato da Mike Myers spacca di brutto! Oh! Yeah, baby!

Pensato come parodia delle storie di spionaggio degli anni sessanta (e in special modo di James Bond) il personaggio di Austin Powers è stato creato dalla vulcanica mente di Mike Myers. Si tratta di una spia decisamente sui generis, considerato che nonostante il fisico non eccezionale (è basso, poco atletico e dai denti storti) è uno sciupafemmine incallito e una spia imbattibile. Austin di giorno lavora come fotografo, mentre di notte combatte i piani del diabolico dottor Male.

lunedì 11 ottobre 2021

Cthulhu Invasion - Una saga lovecraftiana - recensione -

 

Yorick è una rivista fondata nel 1987, dedicata alla letteratura del fantastico, spesso con pezzi di altissimo pregio che sono praticamente introvabili da altre parti. Qualità e cura nel testo che hanno innalzato questa piccola realtà nell'olimpo degli appassionati del fantastico. Alcuni suoi volumi sono oggi ricercati dagli appassionati con lo stesso zelo con cui i protagonisti di Lovecraft si immergono nella ricerca di antichi grimori. Nel suo raggio di azione rientrano scrittori come Robert Howard, H.P. Lovecraft, Emilio Salgari (praticamente il non plus ultra per un tipo come me). 

Una delle prove della dura battaglia combattuta dalla Yorick per la nostra salvezza.

Una delle piacevoli iniziative di cui è promotrice è  Cthulhu Invasion, un mondo immaginario (o forse solo uno dei tanti specchi che si affacciano su un realtà alternativa o futura), in cui più di 20 autori, tra le migliori penne del panorama italiano si cimentano nella stesura di racconti collegati da elementi narrativi comuni. 

Un universo alternativo dove nonostante i vari segni premonitori i nostri peggiori incubi lovecraftiani si sono realizzati. Infatti Cthulhu, Shub-Niggurath, Dagon, il Re in Giallo e molti altri sono scesi dallo spazio profondo sulla nostra terra. In breve tempo queste entità spaziali hanno distrutto il nostro mondo e portato il caos e la follia. Solo piccoli gruppi di resistenza rimangono a lottare per gli ultimi scampoli di sanità rimasta e per la speranza che un giorno l'umanità possa risorgere libera. A guidarli ci sono personaggi come "Capitan Aosta", "Taxus", "i salgariani del Rajah".

Pubblicare autori italiani? Vuoi scatenare l’apocalisse?
Molto piacevole che le vicende raccontate siano ambientate principalmente in Italia, tra i posti più isolati tra Alpi e degli Appennini e le grandi città. Non mancano pericolose escursioni in terre straniere, come la casa museo di Robert E. Howard, dove si potrebbero nascondere importanti documenti. Quello che ho adorato è che nonostante ci sia un evidente differenza di stile tra un racconto e l'altro, il substrato comune, ricco di elementi/personaggi che fungono di pietra miliare alle vicende narrate rende tutto più credibile e coeso. Un universo in continua espansione che ogni anno si arricchisce di nuovi tasselli.  Elementi che rendono perfettamente chiaro che ci troviamo davanti a un progetto ben pensato e ragionato, che non sfigurebbe in un gioco di ruolo (e sono sicuro che se proposto da qualche casa editrice famosa farebbe andare "fuori di senno" ogni appassionato del genere horror). Un progetto che mi ha ricordato molto vagamente la serie di libri Wild Cards. I nomi dei vari eroi di questa saga poi sono veri e propri soprannomi di battaglia che ogni autore ha creato per se, in una sorta di gioco di ruolo dove ogni creatore vuole essere egli stesso il protagonista della sua storia.

Vi consiglio di recuperare questi volumetti prima che vadano a ruba, io mi sono divertito molto a leggerli.

lunedì 4 ottobre 2021

Lupin III - Spada Zantetsu, infuocati! - Recensione -

Regia: Masaharu Okuwaki
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV Jap: 29 luglio 1994
Durata: 91 min
Rete it: Italia 1
1ª TV it: 14 dicembre 2000  

Goemon è sicuramente uno dei personaggi più scarsamente utilizzati nell'universo di Lupin (perlomeno al suo massimo potenziale), venendo spesso relegato per esigenze narrative al ruolo di macchietta (nel suo caso ad "affetta cose a chiamata"), fa quindi piacere vedere per una volta il nostro samurai al centro della storia anche se i risultati finali non sono propriamente soddisfacenti. 

L'emozione di vedere il proprio antenato bollito vivo
La trama vede un emozionatissimo Goemon assistere a uno spettacolo kabuki dedicato al suo illustre capostipite, quando all’improvviso viene attaccato da un gruppo di ninja che vogliono la sua spada. Dietro all'operazione c'è il signore della mala cinese Chin Chin Chu, intenzionato a carpire il segreto custodito da una statuetta a forma di dragone che gli permetterebbe di creare una lega metallica invincibile, teoricamente superiore a quella usata per la spada Zantetsu del samurai, Sia la spada che la lega furono realizzati secoli prima dallo stesso artigiano.

lunedì 27 settembre 2021

Una vita in lettere vol. 1 (1825-1850) di Charles Dickens - A cura di Laura Bartoli - Recensione -

 

Il 4 settembre del 1860 Charles Dickens brucia tutta la sua corrispondenza, in poche ore le fiamme bruciano chilometri di parole scritte in decenni di vita e rivolte sia a umili soggetti come a grandi personaggi del suo tempo; e forse con le ceneri portate via dal vento lo scrittore inglese sperava che se andassero anche i suoi pensieri, dubbi e pecche. Un pensiero di eclissamento, forse presagio della morte imminente, che nei fatti non riuscì a realizzare visto che i suoi conoscenti e colleghi conservano con cura le sue missive (che ci sono pervenute quasi tutte intatte e che continuiamo a riscoprire ancora oggi). 

"Ieri ho bruciato, nel giardino di Gad's Hill, lettere e documenti accumulati in vent'anni. S'è levata una fumata come quella con cui sulla riva il Genio si palesò dallo scrigno; e poiché il tempo era splendido quando ho cominciato, e pioveva a dirotto quand'ho terminato, sospetto che la mia corrispondenza abbia oscurato il volto dei Cieli"

ABEditore e la curatrice dell'opera Laura Bartoli ci fanno un regalo prezioso e veramente unico, la traduzione di ben 150 lettere dello scrittore, completamente inedite in italiano, che ci permettono di farci in un quadro più preciso ed autentico (con pregi e vizzi) di uno dei più grandi scrittori della narrativa inglese e mondiale. 

Si comincia con i primi amori, le difficoltà finanziare della famiglia che lo costringeranno ad abbandonare la scuola e a trovare un lavoro presso una fabbrica di lucido da scarpe (cosa che non perdonerà mai ai genitori e che sarà la base per il suo romanzo più famoso "David Copperfield"), i lavori di cronista parlamentare, le costanti difficoltà economiche che lo costringevano spesso a fare i salti mortali tra piccoli prestiti di amici ed editori per pagare le spese domestiche (in questo periodo inizia a scrivere i primi bozzetti che confluiranno nel "I quaderni postumi del Circolo Pickwick", il suo primo successo letterario). 

lunedì 20 settembre 2021

Thunder 3 - Recensione -

Paese di produzione: Italia
Anno: 1988
Durata : 98 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker Jr, Larry Ludman
Sceneggiatura: David Parker Jr, Larry Ludman
Produttore: Fabrizio De Angelis 

Con questo capitolo si conclude a malincuore la saga di Thunder, il Rambo forse di spirito poco indiano ma decisamente di italico cimento. 

Un po' come il suo attore (Mark Gregory che ormai sono sicuro che si tratti di un alieno, visto che in ogni film ha una fisionomia diversa. L'attore poco dopo questo film scomparirà completamente dalla scene, forse per evitare di partecipare ad un eventuale nuovo capitolo) Thunder ha di nuovo cambiato pelle: Nel primo film era una sorta di outsider venuto per riportare la giustizia in città, nel secondo era una sorta di indiano perfettamente inserito nel sistema e perfino con un lavoro come tutore della legge, in questo terzo capitolo... ehm... Thunder si mette a fare l'indiano del discount, di quelli che per interdirci vedevi nella peggiori pubblicità o film. 

Quello che è certo in questo capitolo è che David Parker Jr e Larry Ludman vogliono dare una nuova rilettura al personaggio (o forse sarebbe meglio dire che il nostro due aveva finito il materiale da cui prendere ispirazione e tocca fare da se) e quindi questo film lo si potrebbe definire una sorta di soft reboot per lanciare il personaggio verso nuovi obbiettivi. O perlomeno è quello che il mio cervello ha disperatamente ipotizzato per cercare di spiegare la collocazione temporale del film. 

Il nostro irriconoscibile Thunder e suo... figlio? Ma nel film precedente non era un neonato? Quanto è vecchio Thunder in questo film per avere un figlio dodicenne? E se non è suo figlio cosa ci fa con un bambino non suo nei boschi? Domande senza risposta.
Infatti Thunder in questo film vive la sua tranquilla vita da indiano stereotipato fino a quando i buzzurri locali non organizzano la versione americana della famosa scena di caccia di Fantozzi, solo che non avendo a disposizione il correspettivo locale del perito industriale Carletti, decidono che cambiare genere e dedicarsi alla caccia all'indiano causando danni e feriti tra i compagni di Thunder. 

lunedì 13 settembre 2021

Fantasy & Science Fiction n. 13 (Ottobre 2015) - Recensione -



In questo nuovo volume di F&Sf il tema centrale è il cambiamento, inteso come rivoluzione delle nostre vite; sia che esso sia dipeso da grandiosi eventi apocalittici, sia che dipenda da cambiamenti interni ma non meno rivoluzioni.

I racconti presenti sono:

Disegno di Pascal Blanché
Eco di Elizabeth Hand:
In un futuro imprecisato il mondo è andato alla rovina, ma l'amore a distanza tra due persone sopravvive nei ricordi e nelle poche lettere che i due riescono a scambiarsi durante i brevi momenti in cui la rete torna a funzionare. Un amore che si arricchisce di nuovi significati e aspettative man mano che i ricordi personali scompaiono. Racconto promosso a pieni voti.

Fino a veneranda Età di Wilson Tucker: L'intera umanità sembra scomparsa dalla faccia della terra, solo un soldato americano grazie a un colpo di fortuna è sopravvissuto  La scomparsa della sua specie non pregiudica affatto che il nostro soldato possa divertirsi a saccheggiare la città, soprattutto quando una strana donna dalle fattezze da pin-up compare all'improvviso a fargli compagnia (anche se l'alcool la fa "sciogliere" un po' troppo). Racconto molto carino e divertente nella sua rilettura del classico tema dell'invasione aliena.

I ratti di Athur Porges: Terrificante racconto a tinte horror dove a causa di vari esperimenti atomici alcuni ratti hanno subito una inquietante capacità di apprendimento e il protagonista ne patirà le conseguenze.

lunedì 17 maggio 2021

Thunder 2 - Recensione - Non rompere mai le scatole all'indiano

 Paese di produzione: Italia
Anno: 1987
Durata: 80 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker jr., Larry Ludman
Sceneggiatura: David Parker jr., Larry Ludman

Sembra un altro attore ma è sempre Mark Gregory
Il primo Thunder deve aver riscosso un discreto successo visto che qualche anno dopo Laddy Ludman (Fabrizio De Angelis) e David Parker jr. (Dardano Sacchetti) mettono in cantiere un nuovo film sul nostrano Rambo pellerossa. Il problema è il come, visto che nel precedente film Thunder dopo aver messo a ferro e fuoco la città era stato fatto sparire in modo forzato a fine film. Forse l'idea iniziale era quella di seguire e "omaggiare" il secondo capitolo del fratello maggiore americano con protagonista Sylvester Stallone, ma evidentemente andare in qualche posto che ricordasse la giungla costava troppo. Quindi i nostri si spremono le meningi e trovano una di quelle soluzioni che apparentemente sembrano un colpo di genio ma poi passato l'entusiasmo iniziale a guardarle bene si capisce quanto sono stupide.

Infatti in questo secondo capitolo si apre con Thunder che spuntato dal nulla difendere la classica famiglia americana anni 80 da degli stereotipatati biker, pochi minuti dopo arriva lo sceriffo che ovviamente non perde tempo per arrestarlo... solo che adesso il nostro eroe è uno sbirro! Addirittura mandato dall'ufficio centrale contro ogni logica umana nella stessa cittadina del primo film. Non aiuta ad inghiottire il rospo il fatto che la sceneggiatura sbrighi tutto l'inghippo con la laconica frase "Ah, pensavo fossi morto". Voglio dire questo torna dopo aver causato milioni di dollari di danni, provocato diversi morti e messo a soqquadro il paese ma tutto viene risolto da una lapidaria alzata di spalle... Ok.

giovedì 13 maggio 2021

Tintin in Tibet - Recensione -

 

Tintin in Tibet (in originale: Tintin au Tibet ) è il ventesimo volume de "Le avventure di Tintin". La storia venne pubblicata con ritmo settimanale sulla rivista Tintin dal settembre 1958 al novembre 1959, pubblicato come libro nel 1960. Hergé la considerò la sua avventura migliore sul reporter belga (e io sono d'accordo con lui).

Tintin in tibet è una storia stupenda sulla amicizia; su quei rapporti di affetto che ne il tempo ne la lontananza non possono spezzare, un sentimento che ci porta a compiere grandi gesti di sacrificio e bontà, spesso a nostro rischio e pericolo.

Un volume che raggiunge punte di qualità tecnica e visiva eccezionali, tra i migliori della serie, basti vedere come Hergé si impegni in modo maniacale a riprodurre alla perfezione gli elementi paesaggistici e folkloristici del luogo.

Il momento della rivelazione (una delle tavole più belle e complesse di Hergé)
La trama vede il capitano Haddock, il Professor Girasole, Tintin e Milù in vacanza presso un resort nelle Alpi francesi. Durante la lettura del giornale il nostro reporter belga legge di un incidente aereo sulle montagne dell'Himalaya, in Tibet, ma inizialmente non ci fa molto caso. Una improvvisa rivelazione, di quelle che ognuno di noi prima o poi ha provato, fa intendere a Tintin che il suo amico Chang (che viaggiava proprio sul quell'areo) è gravemente ferito e gli sta chiedendo aiuto dal luogo dell'incidente. Nonostante i suoi amici cerchino di spiegarli in tutti i modi le scarse possibilità che il suo amico sia ancora vivo, il reporter convinto delle proprie idee parte per Kathmandu, da dove spera di organizzare una spedizione per ritrovare il suo compare scomparso. Ad accompagnarlo in questa avventura ci sarà l'inseparabile Milù e il capitano Haddock, che nonostante i suoi scoppi d'ira per la presunta cecità del suo compagno di avventure nel riconoscere quella che lui considera una avventura senza speranza e poi il primo ad accompagnarlo nei suoi viaggi.

lunedì 10 maggio 2021

Commando Ninja - Recensione -

 

Il nostro Hunter
Durante la guerra del Vietnam un gruppo di berretti verdi, guidati dal muscoloso John Hunter, si imbatte in una pattuglia di Ninja (con tanto di Ninja Predator) e di dinosauri che gli falciano in poco tempo. Passano gli anni e adesso il nostro Hunter è un padre divorziato che vive nei boschi canadesi. Un giorno il suo ex commilitone lo informa che un potente signore della droga e il suo esercito ninja, con mire di dominio mondiale, hanno rapito sua figlia. Ovviamente il nostro eroe non può rimanere indifferente alla sorti della figlia e scatena una lotta all'ultimo sangue che lo riporterà a rivivere il suo passato.

mercoledì 5 maggio 2021

Ciao Napoleone - Recensione -

 
 
Parlare di un prodotto della Mondo Tv non è facile, soprattutto perché c'è il forte rischio di mettere in luce più gli aspetti negati che quelli positivi. Per prima cosa bisogna dire che questa società rappresenta una realtà importante per il nostro paese e devo dargli il merito di aver creato tanti cartoni che hanno accompagnato la crescita di molti bambini, dall'altra parte è innegabile che la gran parte dei loro prodotti non hanno mai brillato per la qualità delle animazioni o delle sceneggiature (basti pensare che uno dei loro maggiori collaboratori è il famigerato Studio Sek, uno dei più famosi in negativo, studios nord coreani).
 

Il Nostalgia Critic in una recensione di un film della Mondo Tv
I loro prodotti oscillano sempre tra la sufficienza risicata e veri e propri aborti in animazione che hanno dato una nomea negativa ai loro prodotti, soprattutto all'estero.
 
Napoleone
Ma ogni tanto, quando i pianeti sono allineati, è possibile trovare qualche piccola gemma nascosta nel loro catalogo (e c'è anche da dire che la Mondo Tv ha creato un proprio universo narrativo molti anni prima che la Marvel pensasse solo lontanamente a mettere in cantiere il proprio). Se siete invece amanti del trash i loro prodotti sono una miniera di film "So bad So good". Scoperto per caso mentre ero alla ricerca di un film su Bonaparte devo ammettere che questo "Ciao Napoleone" si è rivelato una piacevole scoperta. 

Una delle mie passioni è fin da marmocchio la storia. Ho sempre trovato interessante cercare di comprendere il passato, l'evoluzione della società, come si poteva vivere all'epoca e come penasse la gente in un determinato periodo storico, lo studio delle battaglie e delle tecnologie che ogni epoca ha portato nella società.

Bonaparte arriva all'isola d'Elba. (da notare il riutilizzo della stessa donna con il vestito giallo in due posizioni diverse tra la folla. Pratica molto comune nel film)
Uno dei personaggi più controversi della storia è sicuramente Napoleone Bonaparte, che da semplice rampollo di una piccola famiglia nobiliare corsa raggiunse grazie alla sua abilità in battaglia e la sua grande capacità oratoria, lungimiranza politica e mosso profondo spirito riformatore riuscì a conquistare nel giro di pochi anni gran parte dell’Europa, lasciandovi una grande influenza che si ripercuote ancora oggi. Pochi personaggi come lui sono riusciti a dividere così tanto gli animi del suo tempo, basti pensare al nostrano Ugo Foscolo con il suo "Ultime lettere di Jacopo Ortis" e la delusione per gli ideali rivoluzionari traditi da quello che si considerava il riformatore del continente. Ancora oggi non siamo riusciti a trovare la quadra dell'uomo chiamato Napoleone, tanto che l’oppinione pubblica è letteralmente spaccata tra chi lo considera uno dei peggiori dittatori della storia, capace di distruggere la vita comune e mandare a morte centinai di miglia di persone pur di raggiungere i propri scopi personali; e chi invece nonostante i vari difetti ne riconosce la grandezza riformatrice e guerriera, classificandolo come il vero figlio della rivoluzione francese (tra cui il sottoscritto). 
 
I nostri giovani protagonisti: Nora, Giuseppe e Francesco
Un uomo che portò lo spirito della rivoluzione in tutta Europa e ne plasmò la figura secondo i propri ideali (basti pensare che il codice napoleonico è alla base del diritto civile di gran parte delle corti di giustizia europee. A lui dobbiamo l'istituzione dei cimiteri fuori dalla città, la creazione della scuola pubblica per tutti e del liceo in particolare, la propagazione dei diritti civili, la separazione dei poteri tra stato e chiesa (anche se durante il periodo dell'impero fu in parte rinnegata), burocrazia capillare e un sistema fiscale centralizzato. Arrivando a immaginare una unica grande nazione Europea, con una corte di cassazione europea, un governo centrale europeo, una unica moneta e una profonda idea di comunità, seppur guidata da un fratello maggiore più forte degli altri (Se vi dico che la capitale sarebbe stata Parigi?). Non vi ricorda qualcosa? Per non parlare del fatto che se in Europa guidiamo sulla destra della carreggiata e non a sinistra come in Inghilterra lo dobbiamo a lui). Una serie di riforme e nuove idee che ebbero un grande influsso nella vita sociale, tanto che nessuna delle precedenti monarchie quando tornò al potere riusci a riportare indietro le lancette della storia. Credo che anche i peggiori detrattori della sua figura non potranno negare che all'epoca nessuno poteva sostituire il generale corso come vero figlio del suo tempo.

lunedì 3 maggio 2021

Thunder (1983) - Recensione - Quando l'Italia non aveva paura di imitare i grandi

Anno: 1983
Durata: 86 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker Jr
Sceneggiatura: David Parker Jr, Larry Ludman
Produttore: Fabrizio De Angelis

Tra gli anni 60 e la fine degli anni 80 il cinema nostrano prende costantemente "ispirazione" dai grandi successi americani per realizzare film che possano appagare la sete di avventura e mistero di tutti gli appassionati di film (in special modo action e fantascienza, che in quel periodo vanno per la maggiore). Si tratta di pellicole che molto spesso erano fatte con mezzi limitati, in fretta e furia in pochi giorni di riprese, con attori letteralmente tirati su dai bar vicini a Cinecittà e con budget molto risicati. La qualità generale era quindi molto bassa, e nei fatti ormai quasi nessuno ricorda più questi film dozzinali ma fatti con il cuore (molto più comodo e chic ricordare sempre e solo Fellini, Leone, Pasolini e qualche altro regista da tripla AAA e di cui non si è visto neanche mezzo film) e soprattutto con una vitalità e una voglia di osare che il cinema italiano di oggi si sogna.

Mr Anonimo si presenta con un carico di film

Mr Anonimo che mi aveva già consigliato i film Angry Joe Bass e Un magnifico ceffo da galera si è ripresentato recentemente con un nuovo carico di meraviglie, tra le quali ho scelto questa trilogia nostrana che pur tra mille difetti riesce in questo primo capitolo a non far rimpiangere la saga originale con Stallone. 

Thunder, un giovane pellerossa, ritorna a casa dopo un periodo di lontananza scoprendo che durante la sua assenza un gruppo di operai sta distruggendo il cimitero della sua tribù per costruire un osservatorio nonostante la presenza di un trattato, firmato decenni prima dal nonno di Thunder con il governo americano, che sancisse che quelle terre sono di loro proprietà. Trattenendo la rabbia per i soprusi subiti il ragazzo cerca di usare dei mezzi civili per ottenere giustizia ma sia la banca (che finanzia i lavori) che lo sceriffo locale lo sbattono fuori senza neanche ascoltarlo, intimandoli di non impicciarsi ulteriormente in queste faccende. Poi mentre sta ritornando a casa, Thunder, viene aggredito da un gruppo di operai con i quali si era precedentemente scontrato per la distruzione dei luoghi sacri e che adesso vogliono vendetta. Neanche questa volta il ragazzo indiano ottiene giustizia dalla polizia locale, che tra razzismo malcelato e fastidio per le richieste di Thunder, finiscono per decidere di arrestarlo abusando del loro potere. 

lunedì 26 aprile 2021

La leggenda di Zorro - Recensione-

 

I Plonsters in tutto il loro magico splendore
Probabilmente vi sarà capitato qualche volta di andare su FB o simili e guardare il post di qualche pagina con la scritta ""ti sblocco un ricordo.", con annesso video/immagine di uno show, che raramente è veramente dimenticato (difficilmente propongono i "Plonsters", "Mighty Mouse" o "Quella strana fattoria" per dire i primi tre cartoni che ti sbloccherebbero veramente un ricordo). Alla fine non si tratta altro che dell’ennesima trovata facile per acchiappare "mi piace" ma mi ha fatto pensare a quali cartoni/anime ricordo con piacere ma raramente li vedo rimembrati in giro (forse per colpa di orari non comodissimi o semplicemente non avevano la forza di affermarsi in un panorama all'epoca assai ricco di proposte). Uno di questi è Zorro, successivamente rinominato "La leggenda di Zorro", anime prodotto nel 1994 dalla Ashi Productions in collaborazione con la nostrana Mondo Tv (che negli anni novanta tra obbrobri filmici e serie che imitavano i personaggi Disney, non disdegnava ogni tanto di mettere in coproduzione qualche anime di discreta fattura). 

lunedì 19 aprile 2021

Lupin III - Il tesoro degli zar - Recensione -

Regia: Osamu Dezaki
Char. design: Yasushi Nagaoka
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
1ª TV Jap: 24 luglio 1992
1ª TV it. 17 ottobre 1999
Durata 92 min

Da quanto tempo su questo blog non si parlava di Lupin? Era da un po' di tempo che volevo parlare del mio caro ladro gentiluomo (e non scordiamoci che quest'anno cade il cinquantesimo anniversario della prima serie... e si farà festa grande su questo blog). Oggi parliamo di "Lupin III - Il tesoro degli zar" (trasmesso da Mediaset anche con il titolo "Lupin e il tesoro di Anastasia") quarto special tv dedicato alle avventure del ladro gentiluomo. 

La famiglia imperiale
Tutti sappiamo della tragica fine della famiglia Romanov dopo la rivoluzione russa a Ekaterinburg nel luglio del 1918. Una Triste fine dovuta alla scarsa capacità di governo dell'imperatore, all'influenza oscura del santone Rasputin e dalla miopia del sovrano nel comprendere che lo stato aveva bisogno di una seria riforma strutturale della decadente autocrazia russa. Lupin però durante una ricerca presso la biblioteca civica di New York scopre un libro scritto da Jurovskij, il capo della sicurezza del luogo dove erano stati imprigionati i Romanov, che afferma di aver inscenato la  morte della famiglia imperiale per poi portarli in salvo fuori dal paese. Per i suoi servigi Jurovskij ottene una donazione di ben 500 tonnellate d'oro. Dopo varie peripezie l'oro è finito in America ma il nostro ladro gentiluomo non è l'unico a volere per se il malloppo.

sabato 17 aprile 2021

Fantasy & Science Fiction 12 (Giugno 2015) - Recensione -


Volume che parte alla grande con un racconto del mitico Robert E. Howard dal forte elemento orrorifico e che si lega al tema del popolo perduto molto caro allo scrittore texano. Anche gli altri racconti sono molto interessanti sopratutto "Sperduta nel centro Commerciale" di Allen Steele e Oh, "Uccellaccio!" di Manly Wade Wellman valgono la pena a mio giudizio di una lettura.

I racconti presenti sono:

La valle degli esseri perduti di Robert E. Howard: Nel giovane stato del Texas le faide sono brevi ma sanguinarie, e spesso finiscono solo quando una delle due famiglie è completamente distrutta. La rivalità tra Reynolds e i McRill non è da meno ma un elemento oscuro attende da secoli, in un luogo chiamato sinistramente "Valle Perduta", di scatenarsi per distruggere il mondo degli uomini. Racconto molto carino e che piacerà sicuramente ai fan di Howard che a quelli di Lovecraft.

Fate l'amore, non la ciccia (Plumage from pegasus) di Paul di Filippo: Racconto simpatico ma di certo non il migliore tra quelli prodotti da Di Filippo.

Illustrazione di Mimi N
Sperduta nel centro Commerciale di Allen Steele:
 Una piacevole scoperta. Un racconto che sembra uscito oggi e non nel 1993 per la sua scottante attualità. Si parla infatti dell'attrattiva che oggi internet e i prodotti collegati hanno sui giovani, del pericolo che si corre ad abbandonarsi ad un mondo totalmente artefatto e perfetto, ma che spesso è una amara alternativa di un mondo diventato troppo cinico e ostile verso qualsiasi soggetto che non riesca a calarsi nel modus operandi che la società civile e consumistica impone al singolo. Strangolandone la personalità dietro a comodi e rassicuranti stereotipi. Allo stesso tempo il racconto si volge anche del difficile rapporto tra genitori e figli, che da sempre è un tema molto delicato e difficile per la crescita.

martedì 30 marzo 2021

Miti e Leggende - Incantesimi e sortilegi - Recensione -

 

Se dovessi pensare alla prima parola che mi venisse in mente per descrivere questo volume sarebbe tristezza, mischiata con un po' di nostalgia per un tempo lontano e fantastico. Rispetto al precedente volume di cui avevamo parlato (Gesta eroiche) "Incantesimi e sortilegi" fa un ottimo lavoro nell'illustrare gli effetti negativi o positivi che la magia può portare agli incauti umani che ne fanno uso.

Apprenderemo del potere ambiguo che legò il coraggioso Tristano e la bella Isotta in una tragica storia d'amore. In cui i due dopo aver bevuto di una pozione magica provarono il più bel sentimento d'amore  che l'uomo può manifestare, ma allo stesso tempo il gesto ne causò la morte per la gelosia del Re Marco di cornovaglia, zio del cavaliere e legittimo marito di Isotta. 
 
La triste storia accaduta ad alcuni figli dei Túatha Dé Danann (una razza soprannaturale stanziata in Irlanda i cui clan erano uniti sotto il potere di un sommo re), che subirono gli effetti di un incantesimo lanciato per odio ci dimostra l’ineluttabilità dei sortilegi. Tutto accade perché Lir, potente signore locale, mosso dalla disperazione per la perdita dell'amata moglie Aeb (che gli aveva dato due coppie di gemelli: La forte e coraggiosa Fionguala e Hugh, poi due maschi, Fiachra e Conn) decise, come era uso al tempo, di sposare la sorella di sua moglie, Aoife. I primi tempi furono felici ma nella donna cresceva un odio sempre più forte per i figliastri, che pur rispettandola non ne riconoscevano il ruolo di madre. Tanto che un giorno quando il suo cuore non poteva più trattenersi, la matrigna, e in un impeto di rabbia, uso i suoi poteri magici per trasformare i ragazzi in quattro cigni. Nonostante si fosse amaramente pentita per il suo gesto la donna non poté fare nulla  per sovvertire l'incantesimo (riuscendo solo a permettergli di non perdere la propria voce umana) e i ragazzi dovettero tenere le loro forme animalesche per 900 anni. La donna fu punita per il suo gesto venendo trasformata in un corvo, destinata a volare per sempre da sola nella buia notte. I figli di Lir sopportarono con tenacia le difficoltà e il freddo delle stagioni invernali ma non potevano fare nulla per modificare il loro destino. Infatti " una formula magica era una storia (la parola stessa significa "racconto") blindata. Una volta cominciata, la storia si avviava inesorabilmente alla conclusione annunciata dall'incantesimo stesso". Solo alla conclusione dei 900 anni un Re del Munster riuscì a liberarli, ma se pur liberati dall’incantesimo, i loro corpi avevano subito comunque il passare del tempo ed ormai diventati estremamente vecchi, tanto che pochi giorni dopo morirono.