lunedì 11 ottobre 2021

Cthulhu Invasion - Una saga lovecraftiana - recensione -

 

Yorick è una rivista fondata nel 1987, dedicata alla letteratura del fantastico, spesso con pezzi di altissimo pregio che sono praticamente introvabili da altre parti. Qualità e cura nel testo che hanno innalzato questa piccola realtà nell'olimpo degli appassionati del fantastico. Alcuni suoi volumi sono oggi ricercati dagli appassionati con lo stesso zelo con cui i protagonisti di Lovecraft si immergono nella ricerca di antichi grimori. Nel suo raggio di azione rientrano scrittori come Robert Howard, H.P. Lovecraft, Emilio Salgari (praticamente il non plus ultra per un tipo come me). 

Una delle prove della dura battaglia combattuta dalla Yorick per la nostra salvezza.

Una delle piacevoli iniziative di cui è promotrice è  Cthulhu Invasion, un mondo immaginario (o forse solo uno dei tanti specchi che si affacciano su un realtà alternativa o futura), in cui più di 20 autori, tra le migliori penne del panorama italiano si cimentano nella stesura di racconti collegati da elementi narrativi comuni. 

Un universo alternativo dove nonostante i vari segni premonitori i nostri peggiori incubi lovecraftiani si sono realizzati. Infatti Cthulhu, Shub-Niggurath, Dagon, il Re in Giallo e molti altri sono scesi dallo spazio profondo sulla nostra terra. In breve tempo queste entità spaziali hanno distrutto il nostro mondo e portato il caos e la follia. Solo piccoli gruppi di resistenza rimangono a lottare per gli ultimi scampoli di sanità rimasta e per la speranza che un giorno l'umanità possa risorgere libera. A guidarli ci sono personaggi come "Capitan Aosta", "Taxus", "i salgariani del Rajah".

Pubblicare autori italiani? Vuoi scatenare l’apocalisse?
Molto piacevole che le vicende raccontate siano ambientate principalmente in Italia, tra i posti più isolati tra Alpi e degli Appennini e le grandi città. Non mancano pericolose escursioni in terre straniere, come la casa museo di Robert E. Howard, dove si potrebbero nascondere importanti documenti. Quello che ho adorato è che nonostante ci sia un evidente differenza di stile tra un racconto e l'altro, il substrato comune, ricco di elementi/personaggi che fungono di pietra miliare alle vicende narrate rende tutto più credibile e coeso. Un universo in continua espansione che ogni anno si arricchisce di nuovi tasselli.  Elementi che rendono perfettamente chiaro che ci troviamo davanti a un progetto ben pensato e ragionato, che non sfigurebbe in un gioco di ruolo (e sono sicuro che se proposto da qualche casa editrice famosa farebbe andare "fuori di senno" ogni appassionato del genere horror). Un progetto che mi ha ricordato molto vagamente la serie di libri Wild Cards. I nomi dei vari eroi di questa saga poi sono veri e propri soprannomi di battaglia che ogni autore ha creato per se, in una sorta di gioco di ruolo dove ogni creatore vuole essere egli stesso il protagonista della sua storia.

Vi consiglio di recuperare questi volumetti prima che vadano a ruba, io mi sono divertito molto a leggerli.

lunedì 4 ottobre 2021

Lupin III - Spada Zantetsu, infuocati! - Recensione -

Regia: Masaharu Okuwaki
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV Jap: 29 luglio 1994
Durata: 91 min
Rete it: Italia 1
1ª TV it: 14 dicembre 2000  

Goemon è sicuramente uno dei personaggi più scarsamente utilizzati nell'universo di Lupin (perlomeno al suo massimo potenziale), venendo spesso relegato per esigenze narrative al ruolo di macchietta (nel suo caso ad "affetta cose a chiamata"), fa quindi piacere vedere per una volta il nostro samurai al centro della storia anche se i risultati finali non sono propriamente soddisfacenti. 

L'emozione di vedere il proprio antenato bollito vivo
La trama vede un emozionatissimo Goemon assistere a uno spettacolo kabuki dedicato al suo illustre capostipite, quando all’improvviso viene attaccato da un gruppo di ninja che vogliono la sua spada. Dietro all'operazione c'è il signore della mala cinese Chin Chin Chu, intenzionato a carpire il segreto custodito da una statuetta a forma di dragone che gli permetterebbe di creare una lega metallica invincibile, teoricamente superiore a quella usata per la spada Zantetsu del samurai, Sia la spada che la lega furono realizzati secoli prima dallo stesso artigiano.

lunedì 27 settembre 2021

Una vita in lettere vol. 1 (1825-1850) di Charles Dickens - A cura di Laura Bartoli - Recensione -

 

Il 4 settembre del 1860 Charles Dickens brucia tutta la sua corrispondenza, in poche ore le fiamme bruciano chilometri di parole scritte in decenni di vita e rivolte sia a umili soggetti come a grandi personaggi del suo tempo; e forse con le ceneri portate via dal vento lo scrittore inglese sperava che se andassero anche i suoi pensieri, dubbi e pecche. Un pensiero di eclissamento, forse presagio della morte imminente, che nei fatti non riuscì a realizzare visto che i suoi conoscenti e colleghi conservano con cura le sue missive (che ci sono pervenute quasi tutte intatte e che continuiamo a riscoprire ancora oggi). 

"Ieri ho bruciato, nel giardino di Gad's Hill, lettere e documenti accumulati in vent'anni. S'è levata una fumata come quella con cui sulla riva il Genio si palesò dallo scrigno; e poiché il tempo era splendido quando ho cominciato, e pioveva a dirotto quand'ho terminato, sospetto che la mia corrispondenza abbia oscurato il volto dei Cieli"

ABEditore e la curatrice dell'opera Laura Bartoli ci fanno un regalo prezioso e veramente unico, la traduzione di ben 150 lettere dello scrittore, completamente inedite in italiano, che ci permettono di farci in un quadro più preciso ed autentico (con pregi e vizzi) di uno dei più grandi scrittori della narrativa inglese e mondiale. 

Si comincia con i primi amori, le difficoltà finanziare della famiglia che lo costringeranno ad abbandonare la scuola e a trovare un lavoro presso una fabbrica di lucido da scarpe (cosa che non perdonerà mai ai genitori e che sarà la base per il suo romanzo più famoso "David Copperfield"), i lavori di cronista parlamentare, le costanti difficoltà economiche che lo costringevano spesso a fare i salti mortali tra piccoli prestiti di amici ed editori per pagare le spese domestiche (in questo periodo inizia a scrivere i primi bozzetti che confluiranno nel "I quaderni postumi del Circolo Pickwick", il suo primo successo letterario). 

lunedì 20 settembre 2021

Thunder 3 - Recensione -

Paese di produzione: Italia
Anno: 1988
Durata : 98 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker Jr, Larry Ludman
Sceneggiatura: David Parker Jr, Larry Ludman
Produttore: Fabrizio De Angelis 

Con questo capitolo si conclude a malincuore la saga di Thunder, il Rambo forse di spirito poco indiano ma decisamente di italico cimento. 

Un po' come il suo attore (Mark Gregory che ormai sono sicuro che si tratti di un alieno, visto che in ogni film ha una fisionomia diversa. L'attore poco dopo questo film scomparirà completamente dalla scene, forse per evitare di partecipare ad un eventuale nuovo capitolo) Thunder ha di nuovo cambiato pelle: Nel primo film era una sorta di outsider venuto per riportare la giustizia in città, nel secondo era una sorta di indiano perfettamente inserito nel sistema e perfino con un lavoro come tutore della legge, in questo terzo capitolo... ehm... Thunder si mette a fare l'indiano del discount, di quelli che per interdirci vedevi nella peggiori pubblicità o film. 

Quello che è certo in questo capitolo è che David Parker Jr e Larry Ludman vogliono dare una nuova rilettura al personaggio (o forse sarebbe meglio dire che il nostro due aveva finito il materiale da cui prendere ispirazione e tocca fare da se) e quindi questo film lo si potrebbe definire una sorta di soft reboot per lanciare il personaggio verso nuovi obbiettivi. O perlomeno è quello che il mio cervello ha disperatamente ipotizzato per cercare di spiegare la collocazione temporale del film. 

Il nostro irriconoscibile Thunder e suo... figlio? Ma nel film precedente non era un neonato? Quanto è vecchio Thunder in questo film per avere un figlio dodicenne? E se non è suo figlio cosa ci fa con un bambino non suo nei boschi? Domande senza risposta.
Infatti Thunder in questo film vive la sua tranquilla vita da indiano stereotipato fino a quando i buzzurri locali non organizzano la versione americana della famosa scena di caccia di Fantozzi, solo che non avendo a disposizione il correspettivo locale del perito industriale Carletti, decidono che cambiare genere e dedicarsi alla caccia all'indiano causando danni e feriti tra i compagni di Thunder. 

lunedì 13 settembre 2021

Fantasy & Science Fiction n. 13 (Ottobre 2015) - Recensione -



In questo nuovo volume di F&Sf il tema centrale è il cambiamento, inteso come rivoluzione delle nostre vite; sia che esso sia dipeso da grandiosi eventi apocalittici, sia che dipenda da cambiamenti interni ma non meno rivoluzioni.

I racconti presenti sono:

Disegno di Pascal Blanché
Eco di Elizabeth Hand:
In un futuro imprecisato il mondo è andato alla rovina, ma l'amore a distanza tra due persone sopravvive nei ricordi e nelle poche lettere che i due riescono a scambiarsi durante i brevi momenti in cui la rete torna a funzionare. Un amore che si arricchisce di nuovi significati e aspettative man mano che i ricordi personali scompaiono. Racconto promosso a pieni voti.

Fino a veneranda Età di Wilson Tucker: L'intera umanità sembra scomparsa dalla faccia della terra, solo un soldato americano grazie a un colpo di fortuna è sopravvissuto  La scomparsa della sua specie non pregiudica affatto che il nostro soldato possa divertirsi a saccheggiare la città, soprattutto quando una strana donna dalle fattezze da pin-up compare all'improvviso a fargli compagnia (anche se l'alcool la fa "sciogliere" un po' troppo). Racconto molto carino e divertente nella sua rilettura del classico tema dell'invasione aliena.

I ratti di Athur Porges: Terrificante racconto a tinte horror dove a causa di vari esperimenti atomici alcuni ratti hanno subito una inquietante capacità di apprendimento e il protagonista ne patirà le conseguenze.

lunedì 17 maggio 2021

Thunder 2 - Recensione - Non rompere mai le scatole all'indiano

 Paese di produzione: Italia
Anno: 1987
Durata: 80 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker jr., Larry Ludman
Sceneggiatura: David Parker jr., Larry Ludman

Sembra un altro attore ma è sempre Mark Gregory
Il primo Thunder deve aver riscosso un discreto successo visto che qualche anno dopo Laddy Ludman (Fabrizio De Angelis) e David Parker jr. (Dardano Sacchetti) mettono in cantiere un nuovo film sul nostrano Rambo pellerossa. Il problema è il come, visto che nel precedente film Thunder dopo aver messo a ferro e fuoco la città era stato fatto sparire in modo forzato a fine film. Forse l'idea iniziale era quella di seguire e "omaggiare" il secondo capitolo del fratello maggiore americano con protagonista Sylvester Stallone, ma evidentemente andare in qualche posto che ricordasse la giungla costava troppo. Quindi i nostri si spremono le meningi e trovano una di quelle soluzioni che apparentemente sembrano un colpo di genio ma poi passato l'entusiasmo iniziale a guardarle bene si capisce quanto sono stupide.

Infatti in questo secondo capitolo si apre con Thunder che spuntato dal nulla difendere la classica famiglia americana anni 80 da degli stereotipatati biker, pochi minuti dopo arriva lo sceriffo che ovviamente non perde tempo per arrestarlo... solo che adesso il nostro eroe è uno sbirro! Addirittura mandato dall'ufficio centrale contro ogni logica umana nella stessa cittadina del primo film. Non aiuta ad inghiottire il rospo il fatto che la sceneggiatura sbrighi tutto l'inghippo con la laconica frase "Ah, pensavo fossi morto". Voglio dire questo torna dopo aver causato milioni di dollari di danni, provocato diversi morti e messo a soqquadro il paese ma tutto viene risolto da una lapidaria alzata di spalle... Ok.

giovedì 13 maggio 2021

Tintin in Tibet - Recensione -

 

Tintin in Tibet (in originale: Tintin au Tibet ) è il ventesimo volume de "Le avventure di Tintin". La storia venne pubblicata con ritmo settimanale sulla rivista Tintin dal settembre 1958 al novembre 1959, pubblicato come libro nel 1960. Hergé la considerò la sua avventura migliore sul reporter belga (e io sono d'accordo con lui).

Tintin in tibet è una storia stupenda sulla amicizia; su quei rapporti di affetto che ne il tempo ne la lontananza non possono spezzare, un sentimento che ci porta a compiere grandi gesti di sacrificio e bontà, spesso a nostro rischio e pericolo.

Un volume che raggiunge punte di qualità tecnica e visiva eccezionali, tra i migliori della serie, basti vedere come Hergé si impegni in modo maniacale a riprodurre alla perfezione gli elementi paesaggistici e folkloristici del luogo.

Il momento della rivelazione (una delle tavole più belle e complesse di Hergé)
La trama vede il capitano Haddock, il Professor Girasole, Tintin e Milù in vacanza presso un resort nelle Alpi francesi. Durante la lettura del giornale il nostro reporter belga legge di un incidente aereo sulle montagne dell'Himalaya, in Tibet, ma inizialmente non ci fa molto caso. Una improvvisa rivelazione, di quelle che ognuno di noi prima o poi ha provato, fa intendere a Tintin che il suo amico Chang (che viaggiava proprio sul quell'areo) è gravemente ferito e gli sta chiedendo aiuto dal luogo dell'incidente. Nonostante i suoi amici cerchino di spiegarli in tutti i modi le scarse possibilità che il suo amico sia ancora vivo, il reporter convinto delle proprie idee parte per Kathmandu, da dove spera di organizzare una spedizione per ritrovare il suo compare scomparso. Ad accompagnarlo in questa avventura ci sarà l'inseparabile Milù e il capitano Haddock, che nonostante i suoi scoppi d'ira per la presunta cecità del suo compagno di avventure nel riconoscere quella che lui considera una avventura senza speranza e poi il primo ad accompagnarlo nei suoi viaggi.

lunedì 10 maggio 2021

Commando Ninja - Recensione -

 

Il nostro Hunter
Durante la guerra del Vietnam un gruppo di berretti verdi, guidati dal muscoloso John Hunter, si imbatte in una pattuglia di Ninja (con tanto di Ninja Predator) e di dinosauri che gli falciano in poco tempo. Passano gli anni e adesso il nostro Hunter è un padre divorziato che vive nei boschi canadesi. Un giorno il suo ex commilitone lo informa che un potente signore della droga e il suo esercito ninja, con mire di dominio mondiale, hanno rapito sua figlia. Ovviamente il nostro eroe non può rimanere indifferente alla sorti della figlia e scatena una lotta all'ultimo sangue che lo riporterà a rivivere il suo passato.

mercoledì 5 maggio 2021

Ciao Napoleone - Recensione -

 
 
Parlare di un prodotto della Mondo Tv non è facile, soprattutto perché c'è il forte rischio di mettere in luce più gli aspetti negati che quelli positivi. Per prima cosa bisogna dire che questa società rappresenta una realtà importante per il nostro paese e devo dargli il merito di aver creato tanti cartoni che hanno accompagnato la crescita di molti bambini, dall'altra parte è innegabile che la gran parte dei loro prodotti non hanno mai brillato per la qualità delle animazioni o delle sceneggiature (basti pensare che uno dei loro maggiori collaboratori è il famigerato Studio Sek, uno dei più famosi in negativo, studios nord coreani).
 

Il Nostalgia Critic in una recensione di un film della Mondo Tv
I loro prodotti oscillano sempre tra la sufficienza risicata e veri e propri aborti in animazione che hanno dato una nomea negativa ai loro prodotti, soprattutto all'estero.
 
Napoleone
Ma ogni tanto, quando i pianeti sono allineati, è possibile trovare qualche piccola gemma nascosta nel loro catalogo (e c'è anche da dire che la Mondo Tv ha creato un proprio universo narrativo molti anni prima che la Marvel pensasse solo lontanamente a mettere in cantiere il proprio). Se siete invece amanti del trash i loro prodotti sono una miniera di film "So bad So good". Scoperto per caso mentre ero alla ricerca di un film su Bonaparte devo ammettere che questo "Ciao Napoleone" si è rivelato una piacevole scoperta. 

Una delle mie passioni è fin da marmocchio la storia. Ho sempre trovato interessante cercare di comprendere il passato, l'evoluzione della società, come si poteva vivere all'epoca e come penasse la gente in un determinato periodo storico, lo studio delle battaglie e delle tecnologie che ogni epoca ha portato nella società.

Bonaparte arriva all'isola d'Elba. (da notare il riutilizzo della stessa donna con il vestito giallo in due posizioni diverse tra la folla. Pratica molto comune nel film)
Uno dei personaggi più controversi della storia è sicuramente Napoleone Bonaparte, che da semplice rampollo di una piccola famiglia nobiliare corsa raggiunse grazie alla sua abilità in battaglia e la sua grande capacità oratoria, lungimiranza politica e mosso profondo spirito riformatore riuscì a conquistare nel giro di pochi anni gran parte dell’Europa, lasciandovi una grande influenza che si ripercuote ancora oggi. Pochi personaggi come lui sono riusciti a dividere così tanto gli animi del suo tempo, basti pensare al nostrano Ugo Foscolo con il suo "Ultime lettere di Jacopo Ortis" e la delusione per gli ideali rivoluzionari traditi da quello che si considerava il riformatore del continente. Ancora oggi non siamo riusciti a trovare la quadra dell'uomo chiamato Napoleone, tanto che l’oppinione pubblica è letteralmente spaccata tra chi lo considera uno dei peggiori dittatori della storia, capace di distruggere la vita comune e mandare a morte centinai di miglia di persone pur di raggiungere i propri scopi personali; e chi invece nonostante i vari difetti ne riconosce la grandezza riformatrice e guerriera, classificandolo come il vero figlio della rivoluzione francese (tra cui il sottoscritto). 
 
I nostri giovani protagonisti: Nora, Giuseppe e Francesco
Un uomo che portò lo spirito della rivoluzione in tutta Europa e ne plasmò la figura secondo i propri ideali (basti pensare che il codice napoleonico è alla base del diritto civile di gran parte delle corti di giustizia europee. A lui dobbiamo l'istituzione dei cimiteri fuori dalla città, la creazione della scuola pubblica per tutti e del liceo in particolare, la propagazione dei diritti civili, la separazione dei poteri tra stato e chiesa (anche se durante il periodo dell'impero fu in parte rinnegata), burocrazia capillare e un sistema fiscale centralizzato. Arrivando a immaginare una unica grande nazione Europea, con una corte di cassazione europea, un governo centrale europeo, una unica moneta e una profonda idea di comunità, seppur guidata da un fratello maggiore più forte degli altri (Se vi dico che la capitale sarebbe stata Parigi?). Non vi ricorda qualcosa? Per non parlare del fatto che se in Europa guidiamo sulla destra della carreggiata e non a sinistra come in Inghilterra lo dobbiamo a lui). Una serie di riforme e nuove idee che ebbero un grande influsso nella vita sociale, tanto che nessuna delle precedenti monarchie quando tornò al potere riusci a riportare indietro le lancette della storia. Credo che anche i peggiori detrattori della sua figura non potranno negare che all'epoca nessuno poteva sostituire il generale corso come vero figlio del suo tempo.

lunedì 3 maggio 2021

Thunder (1983) - Recensione - Quando l'Italia non aveva paura di imitare i grandi

Anno: 1983
Durata: 86 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker Jr
Sceneggiatura: David Parker Jr, Larry Ludman
Produttore: Fabrizio De Angelis

Tra gli anni 60 e la fine degli anni 80 il cinema nostrano prende costantemente "ispirazione" dai grandi successi americani per realizzare film che possano appagare la sete di avventura e mistero di tutti gli appassionati di film (in special modo action e fantascienza, che in quel periodo vanno per la maggiore). Si tratta di pellicole che molto spesso erano fatte con mezzi limitati, in fretta e furia in pochi giorni di riprese, con attori letteralmente tirati su dai bar vicini a Cinecittà e con budget molto risicati. La qualità generale era quindi molto bassa, e nei fatti ormai quasi nessuno ricorda più questi film dozzinali ma fatti con il cuore (molto più comodo e chic ricordare sempre e solo Fellini, Leone, Pasolini e qualche altro regista da tripla AAA e di cui non si è visto neanche mezzo film) e soprattutto con una vitalità e una voglia di osare che il cinema italiano di oggi si sogna.

Mr Anonimo si presenta con un carico di film

Mr Anonimo che mi aveva già consigliato i film Angry Joe Bass e Un magnifico ceffo da galera si è ripresentato recentemente con un nuovo carico di meraviglie, tra le quali ho scelto questa trilogia nostrana che pur tra mille difetti riesce in questo primo capitolo a non far rimpiangere la saga originale con Stallone. 

Thunder, un giovane pellerossa, ritorna a casa dopo un periodo di lontananza scoprendo che durante la sua assenza un gruppo di operai sta distruggendo il cimitero della sua tribù per costruire un osservatorio nonostante la presenza di un trattato, firmato decenni prima dal nonno di Thunder con il governo americano, che sancisse che quelle terre sono di loro proprietà. Trattenendo la rabbia per i soprusi subiti il ragazzo cerca di usare dei mezzi civili per ottenere giustizia ma sia la banca (che finanzia i lavori) che lo sceriffo locale lo sbattono fuori senza neanche ascoltarlo, intimandoli di non impicciarsi ulteriormente in queste faccende. Poi mentre sta ritornando a casa, Thunder, viene aggredito da un gruppo di operai con i quali si era precedentemente scontrato per la distruzione dei luoghi sacri e che adesso vogliono vendetta. Neanche questa volta il ragazzo indiano ottiene giustizia dalla polizia locale, che tra razzismo malcelato e fastidio per le richieste di Thunder, finiscono per decidere di arrestarlo abusando del loro potere. 

lunedì 26 aprile 2021

La leggenda di Zorro - Recensione-

 

I Plonsters in tutto il loro magico splendore
Probabilmente vi sarà capitato qualche volta di andare su FB o simili e guardare il post di qualche pagina con la scritta ""ti sblocco un ricordo.", con annesso video/immagine di uno show, che raramente è veramente dimenticato (difficilmente propongono i "Plonsters", "Mighty Mouse" o "Quella strana fattoria" per dire i primi tre cartoni che ti sbloccherebbero veramente un ricordo). Alla fine non si tratta altro che dell’ennesima trovata facile per acchiappare "mi piace" ma mi ha fatto pensare a quali cartoni/anime ricordo con piacere ma raramente li vedo rimembrati in giro (forse per colpa di orari non comodissimi o semplicemente non avevano la forza di affermarsi in un panorama all'epoca assai ricco di proposte). Uno di questi è Zorro, successivamente rinominato "La leggenda di Zorro", anime prodotto nel 1994 dalla Ashi Productions in collaborazione con la nostrana Mondo Tv (che negli anni novanta tra obbrobri filmici e serie che imitavano i personaggi Disney, non disdegnava ogni tanto di mettere in coproduzione qualche anime di discreta fattura). 

lunedì 19 aprile 2021

Lupin III - Il tesoro degli zar - Recensione -

Regia: Osamu Dezaki
Char. design: Yasushi Nagaoka
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
1ª TV Jap: 24 luglio 1992
1ª TV it. 17 ottobre 1999
Durata 92 min

Da quanto tempo su questo blog non si parlava di Lupin? Era da un po' di tempo che volevo parlare del mio caro ladro gentiluomo (e non scordiamoci che quest'anno cade il cinquantesimo anniversario della prima serie... e si farà festa grande su questo blog). Oggi parliamo di "Lupin III - Il tesoro degli zar" (trasmesso da Mediaset anche con il titolo "Lupin e il tesoro di Anastasia") quarto special tv dedicato alle avventure del ladro gentiluomo. 

La famiglia imperiale
Tutti sappiamo della tragica fine della famiglia Romanov dopo la rivoluzione russa a Ekaterinburg nel luglio del 1918. Una Triste fine dovuta alla scarsa capacità di governo dell'imperatore, all'influenza oscura del santone Rasputin e dalla miopia del sovrano nel comprendere che lo stato aveva bisogno di una seria riforma strutturale della decadente autocrazia russa. Lupin però durante una ricerca presso la biblioteca civica di New York scopre un libro scritto da Jurovskij, il capo della sicurezza del luogo dove erano stati imprigionati i Romanov, che afferma di aver inscenato la  morte della famiglia imperiale per poi portarli in salvo fuori dal paese. Per i suoi servigi Jurovskij ottene una donazione di ben 500 tonnellate d'oro. Dopo varie peripezie l'oro è finito in America ma il nostro ladro gentiluomo non è l'unico a volere per se il malloppo.

sabato 17 aprile 2021

Fantasy & Science Fiction 12 (Giugno 2015) - Recensione -


Volume che parte alla grande con un racconto del mitico Robert E. Howard dal forte elemento orrorifico e che si lega al tema del popolo perduto molto caro allo scrittore texano. Anche gli altri racconti sono molto interessanti sopratutto "Sperduta nel centro Commerciale" di Allen Steele e Oh, "Uccellaccio!" di Manly Wade Wellman valgono la pena a mio giudizio di una lettura.

I racconti presenti sono:

La valle degli esseri perduti di Robert E. Howard: Nel giovane stato del Texas le faide sono brevi ma sanguinarie, e spesso finiscono solo quando una delle due famiglie è completamente distrutta. La rivalità tra Reynolds e i McRill non è da meno ma un elemento oscuro attende da secoli, in un luogo chiamato sinistramente "Valle Perduta", di scatenarsi per distruggere il mondo degli uomini. Racconto molto carino e che piacerà sicuramente ai fan di Howard che a quelli di Lovecraft.

Fate l'amore, non la ciccia (Plumage from pegasus) di Paul di Filippo: Racconto simpatico ma di certo non il migliore tra quelli prodotti da Di Filippo.

Illustrazione di Mimi N
Sperduta nel centro Commerciale di Allen Steele:
 Una piacevole scoperta. Un racconto che sembra uscito oggi e non nel 1993 per la sua scottante attualità. Si parla infatti dell'attrattiva che oggi internet e i prodotti collegati hanno sui giovani, del pericolo che si corre ad abbandonarsi ad un mondo totalmente artefatto e perfetto, ma che spesso è una amara alternativa di un mondo diventato troppo cinico e ostile verso qualsiasi soggetto che non riesca a calarsi nel modus operandi che la società civile e consumistica impone al singolo. Strangolandone la personalità dietro a comodi e rassicuranti stereotipi. Allo stesso tempo il racconto si volge anche del difficile rapporto tra genitori e figli, che da sempre è un tema molto delicato e difficile per la crescita.

martedì 30 marzo 2021

Miti e Leggende - Incantesimi e sortilegi - Recensione -

 

Se dovessi pensare alla prima parola che mi venisse in mente per descrivere questo volume sarebbe tristezza, mischiata con un po' di nostalgia per un tempo lontano e fantastico. Rispetto al precedente volume di cui avevamo parlato (Gesta eroiche) "Incantesimi e sortilegi" fa un ottimo lavoro nell'illustrare gli effetti negativi o positivi che la magia può portare agli incauti umani che ne fanno uso.

Apprenderemo del potere ambiguo che legò il coraggioso Tristano e la bella Isotta in una tragica storia d'amore. In cui i due dopo aver bevuto di una pozione magica provarono il più bel sentimento d'amore  che l'uomo può manifestare, ma allo stesso tempo il gesto ne causò la morte per la gelosia del Re Marco di cornovaglia, zio del cavaliere e legittimo marito di Isotta. 
 
La triste storia accaduta ad alcuni figli dei Túatha Dé Danann (una razza soprannaturale stanziata in Irlanda i cui clan erano uniti sotto il potere di un sommo re), che subirono gli effetti di un incantesimo lanciato per odio ci dimostra l’ineluttabilità dei sortilegi. Tutto accade perché Lir, potente signore locale, mosso dalla disperazione per la perdita dell'amata moglie Aeb (che gli aveva dato due coppie di gemelli: La forte e coraggiosa Fionguala e Hugh, poi due maschi, Fiachra e Conn) decise, come era uso al tempo, di sposare la sorella di sua moglie, Aoife. I primi tempi furono felici ma nella donna cresceva un odio sempre più forte per i figliastri, che pur rispettandola non ne riconoscevano il ruolo di madre. Tanto che un giorno quando il suo cuore non poteva più trattenersi, la matrigna, e in un impeto di rabbia, uso i suoi poteri magici per trasformare i ragazzi in quattro cigni. Nonostante si fosse amaramente pentita per il suo gesto la donna non poté fare nulla  per sovvertire l'incantesimo (riuscendo solo a permettergli di non perdere la propria voce umana) e i ragazzi dovettero tenere le loro forme animalesche per 900 anni. La donna fu punita per il suo gesto venendo trasformata in un corvo, destinata a volare per sempre da sola nella buia notte. I figli di Lir sopportarono con tenacia le difficoltà e il freddo delle stagioni invernali ma non potevano fare nulla per modificare il loro destino. Infatti " una formula magica era una storia (la parola stessa significa "racconto") blindata. Una volta cominciata, la storia si avviava inesorabilmente alla conclusione annunciata dall'incantesimo stesso". Solo alla conclusione dei 900 anni un Re del Munster riuscì a liberarli, ma se pur liberati dall’incantesimo, i loro corpi avevano subito comunque il passare del tempo ed ormai diventati estremamente vecchi, tanto che pochi giorni dopo morirono. 

domenica 28 marzo 2021

Kick-Heart - Recensione - Non lo ricordavo così Naoto Date



Ho molti piacevoli ricordi legati all'uomo tigre e alla sua bellissima sigla, cantata dai grandi Cavalieri del Re* (Sfido chiunque nato tra gli anni 80 e 90 nel sentire la strofa "Solitario nella notte va, Se lo incontri gran paura fa, il suo volto ha la maschera" a non rispondere ingrossando il petto con "Tigre, Tiger Man!!!"). Una serie che aveva nel suo cast anche sportivi realmente esistenti nel mondo della lotta libera giapponese come Antonio Inoki e Giant Baba, oltre che una serie sterminata di personaggi di fantasia uno più affascinante dell'altro (Come dimenticare per esempio il cinico emissario di tana delle tigri Mr X o inquietante quanto assurdo Mr No?). Per non parlare poi degli innumerevoli combattimenti inscenati con i cugini per emulare lo show e dove ognuno era tigre nera/rossa/verde a seconda del proprio gusto personale. Certo rivisto oggi è un cartone veramente violento e poco adatto al giovane pubblico che lo guardava su Italia 7 o canali regionali simili, ma i temi di quel cartone e di molti altri di quello stampo come Ken il guerriero o I cavalieri dello zodiaco sono ancora vivi in tutti quei bambini oggi adulti che li videro al tempo (ditemi oggi qualche cartone tramesso in tv che dia gli stessi insegnamenti).

Il nostro eroe mascherato
Kick-Heart è un corto animato realizzato nel 2013 da Masaki Tuasa con la collaborazione dello studio Production IG. Secondo Wikipedia si tratterebbe del primo anime realizzato completamente tramite finanziamento dei fan (usando la piattaforma Kickstarted).

venerdì 26 marzo 2021

Angry Joe Bass - Recensione -

 

Angry Joe Bass è un titolo decisamente particolare, con una buona idea di partenza e con un tema centrale inusuale e molto interessante (le condizioni di vita un pellerossa nell'America degli anni 70), anche se poi il risultato finale per una serie da fattori di cui parleremo non è dei migliori. Per prima cosa parliamo della trama:

George Hanson e sua figlia
Joe Bass è un taciturno e pacifico indiano d’America che vive di pesca sulle rive del lago Michigan. Il pellerossa si scontra per i diritti di pesca con il potente e ricchissimo George Hanson, un affarista che vuole trasformare la zona in una riserva per la pesca sportiva. La loro rivalità si inasprisce ulteriormente quando Karen, la bella e intraprendente figlia di George, si innamora di Joe. Il magnate roso dall'odio razziale e dallo smacco di vedere la propria figlia in compagnia di quello che considera feccia, scatena le corrotte autorità locali e tutte le sue conoscenze contro Joe. Abusi che portarono i protagonisti al punto di rottura, scatenando una dura e tragica risoluzione finale.

martedì 23 marzo 2021

Drawer hobs - Recensione -



Kazuchika Kise è un animatore dalla grande esperienza  nel settore, avendo lavorato ad esempio a titoli come Ghost in the shell e Your Name. Nel 2011 decide di fare il grande passo e realizzare la sua prima opera, un corto intitolato Drawer Hobs (Tansu warashi in originale).

La protagonista al al lavoro
La trama vede protagonista Moeru, una giovane ragazza che lavora in un call center e vive in un piccolo appartamento a Tokyo, passando le sue giornate senza nessun stimolo. A scombussolare la sua esistenza un giorno arriva una vecchia cassettiera spedita dalla madre della protagonista. La donna è decisamente seccata per questo regalo inaspettato, anche perché come si sa le case giapponesi non offrono grandi spazi interni. Tornata a casa dopo una cena con una collega, Moeru a causa dell'alcool ingollato cade sul letto senza aver ripulito la stanza (mi ha stupito vedere che le serate alcoliche dei salaryman non sono prerogativa dei soli uomini). Al suo risveglio però la casa è in perfetto ordine e la colazione è pronta.

Dietro a questo mistero ci sono sei spiriti in forma di bambini. Ognuno di loro rappresenta un elemento della sua vita e l'aiuteranno a migliorare la sua esistenza e allo stesso tempo rendendola più sicura di se a migliorare la propria immagine nelle altre persone. Questi folletti sono da sempre associati alla cassettiera e sono da secoli legati alla famiglia della protagonista, aiutando le varie proprietarie del mobile nella loro vita. 

domenica 21 marzo 2021

Railyways (2010) - recensione -

 

Diretto da Yoshinari Nishikori
Prodotto da Shūji Abe
Con: Kiichi Nakai, Reiko Takashima, Takahiro Miura, Yuika Motokariya, Tomoko Naraoka
Uscito nei cinema giapponesi il: 29 Maggio 2010
Durata: 130 minuti

Uno dei temi cari dei paesi capitalisti è il mito dell'uomo/donna di successo, quel soggetto che grazie alla proprie abilità e spirito di sacrificio è riuscito a scalare la società/posizione sociale fino a raggiungere dopo anni la massima posizione (poi ci sono pesi come l'Italia dove il vero sogno lavorativo, soprattutto al centro e al sud, è quello di ottenere il posto fisso, magari statale). Un obbiettivo che però ha molti lati oscuri: come il costante fattore di stress, l'abuso di straordinari e nei casi peggiori il suicidio.

Un Esempio di questa evoluzione del lavoratore è il nostro protagonista Hajime. Un impiegato che dopo anni di lavoro indefesso sta per arrivare in seno al consiglio dirigenziale in una grande azienda di elettronica. Per raggiungere questo obbiettivo il nostro impiegato ha tralasciato ogni aspetto che non fosse legato alla sua professione, con il risultato di trovarsi con una famiglia con cui non riesce più a comunicare ne a comprendere e che lo tratta freddamente, non ha più tempo per stare con gli amici o di andare a trovare la sua anziana madre. Un giorno però Hajime dopo la morte di un suo caro amico e la scoperta della grave malattia della madre ha un momento di crisi che lo costringe a rivalutare tutto l'insieme di valori su cui aveva basato la sua vita fino a quel momento. Sarà proprio mentre sta accudendo la madre malata che l'uomo vede passare il vecchio treno che fin da piccolo aveva sognato di guidare e che lo porterà ad una epifania. Il protagonista infatti comprende che non è felice del suo lavoro, anche se sta finalmente per raggiungere la posizione di successo che credeva di volere e quindi molla tutto per realizzare ottenere il suo vero lavoro ideale.

martedì 16 marzo 2021

Così parlò Rohan Kishibe - Recensione -

 

Le bizzarre avventure di JoJo è una delle serie manga/anime che apprezzo di più, soprattutto grazie all'utilizzo di archi narrativi complessi e ricchi di colpi di scena, personaggi sfaccettatati per quanto permettano gli Shonen (soprattutto nei protagonisti) ma in special modo nei combattimenti vero e proprio cavallo da battaglia della serie. 

Una serie che nel solo Giappone ha venduto più di 100 milioni di copie. Una storia che partita nel 1986 continua a mietere successi senza sosta ancora oggi, composta da ben otto saghe (Phantom Blood, Battle Tendency, Stardust Crusaders, Diamond Is Unbreakable, Vento Aureo, Stone Ocean, Steel Ball Run e JoJolion, attualmente in corso d'opera). 

I protagonisti delle varie saghe di JoJo
L'elemento che ha reso così iconico il manga di Hirohiko Araki e ha profondamente influito nel mondo dell'animazione giapponese è l'idea di far affrontare i due contendenti usando principalmente gli "Stand", nome dato nella serie alle manifestazioni dello spirito combattivo dei contendenti. Proiezioni che possono manifestarsi in entità di varie forme e poteri (umanoidi, oggetti comuni, liquidi e molto altro ancora. Entità a volte dotate di volontà propria e a volte semplici manifestazioni con effetti vari), capaci addirittura di modificare la realtà o in casi limite di sopravvivere allo stesso portatore. Altra tematica interessante è che ogni personaggio, stand, potere è una citazione a musicisti/band/dischi/canzoni realmente esistenti. E se volessi potrei continuare a lungo con tutte le fantastiche idee che hanno  giustizia al nome della serie (per esempio lo stile volutamente esagerato di pose e vestiti che si rifanno all'alta moda).

Dal 2012 è iniziata la riproposizione in chiave animata delle avventure dei componenti della famiglia Joestar (ogni saga delle avventure di JoJo ha come protagonista un membro di tale dinastia), cosa che ha riportato nuova popolarità al brand (recentemente si è concluso la riproposizione della quinta serie:  Vento Auro).

domenica 14 marzo 2021

Kid Cosmic (serie 1) - Recensione -

 

Per quanto l'animazione sia da sempre un settore dell'intrattenimento che mi piace esplorare, quando si parla di animazione americana moderna sono sempre in difficoltà. Conosco all'incirca cosa va per la maggiore in questo periodo ma è difficile che gli dia una visione approfondita, anche perché di solito non trattano argomenti che mi possano piacere. Di fatto i cartoni americani si potrebbero dividere generalmente in due grosse aree: I cartoon appositamente pensati per gli adulti, di solito con tematiche comiche (che puntano spesso molto sulla volgarità e black humor), e quel gigantesco calderone di produzioni per bambini/preadolescenti in cui si può trovare di tutto: Dai prodotti ben scritti e piacevolmente complessi come "Adventure Time" o "Lo straordinario mondo di Gumball" ai prodotti infantili tipo Paw Patrol. 

Queste citazioni ai fumetti di fantascienza anni 30- 50 mi sono piaciute molto.
Kid Cosmic fin da quando Netflix me l'ha inserito tra i suggeriti mi ha dato sensazioni contrastanti. Da una parte lo stile volutamente retrò del cartone mi attirava (ho un debole per le storie di fantascienza anni 50), dall'altra il protagonista non mi convinceva, quindi per diverso tempo l'ho tenuto in forse. Visto però l'enorme successo su Twitter mi sono detto che magari una possibilità la meritava. Dopo aver finito di vedere i dieci episodi della prima stagione devo dire che rispetto a "Gli Acchiappaglitch" la serie non mi ha deluso, non si tratta di un capolavoro ma ha uno stile piacevole, divertente e molto colorato.

Kid Cosmic è l'ultima serie creata da Craig McCraken, che molti di noi si ricorderanno per essere il papà delle Superchicche (questa serie deve qualche spunto narrativo dalle eroine fatte con "zucchero, cannella e ogni cosa bella"), prodotta da Netflix e distribuita sul suo servizio di streaming a partire dal 2 febbraio 2021. La serie è stata realizzata in CGI ma con le animazioni che ricalcano volutamente lo stile di fumetti vecchia scuola come "Tintin".

La trama è incentrato su Kid, un strambo ragazzino che sogna di diventare un eroe simile quelli che trova nei vecchi fumetti di fantascienza. Tutto procede come sempre nella sua pacifica cittadina nel New Mexico, fino a quando la caduta di una navicella spaziale permette al protagonista di trovare cinque strane gemme, ognuna di esse da al portatore incredibili poteri, e che lui ribattezza per questo le Gemme del potere. Ovviamente Kid non è il solo ad ambire alla potenza delle pietre e da tutto lo spazio arrivano diverse razze aliene interessate ai loro effetti. Sta a Kid Cosmic, il nome da battaglia del protagonista, e la sua scapestrata banda di compari affrontare la minaccia aliena.

martedì 9 marzo 2021

Io sono una strega di Marina Marazza - Rensione -

 

Caterina Medici da Broni è stata una donna dalla vita complessa e molto triste. Un persona colta, infatti il padre le insegnò a leggere e a scrivere (conoscenza già molto rara per un uomo, figuriamoci in una donna del suo tempo) e dal discreto fascino. A tredici anni dopo ripetute violenze rimane incinta del signorotto locale e deve subire la prima di una lunga e interminabile serie di traumi, vedendosi portare via il suo bambino. Poco dopo finisce per sposare un uomo che prima la lusinga e poi la costringe a prostituirsi per vivere a sue spese. Caterina però ha un carattere forte e indomito, che non le permette di accettare il suo stato e alla fine trova l'occasione per fuggire. Da lì la povera donna nonostante i suoi buoni propositi dovrà combattere costantemente una battaglia persa in partenza contro le sue "macchie", che non le danno scampo, e la quiete tanto sognata rimane sempre una breve parentesi.

Caterina è una signora vittima delle maldicenze e della sfortuna, e la donna nel corso del tempo come il suo amato Po tende nel proseguo delle sue avventure a intorpidirsi e a perdere la lucentezza delle origini (e senza che nessun venga mai a prendere le sue difese). Diventerà tante cose: Prostituta, fantesca, concubina; ma una parte di sé cercherà sempre il riscatto dai propri soprusi. Soprattutto dai nobili, che nonostante la loro presunta superiorità per schiatta o per livello culturale molto spesso sono peggio dei loro sottoposti e vivono nella bambagia e godono del loro potere di fare qualsiasi sopruso impunemente sui loro cortigiani (spesso mascherando la propria ipocrisia dietro a un parvenza di buonismo). La Da Broni arriva a Milano dove la sua situazione precaria continua, passando al servizio di un padrone dietro l'altro, fino a quando l'ultimo padrone il senatore Luigi Melzi a causa di misteriosi dolori di stomaco l'accusa di avergli fatto un maleficio (più precisamente di averlo "affatturato"), dietro anche consiglio di due illustri medici come Lodovico Settala e Giovanni Battista Selvatico che non riuscivano a curarlo (è interessante notare che nonostante il "maleficio" l'illustre senatore vivrà ancora dodici anni dopo la morte di Caterina e che la sua fine sarà dovuta a una colica, segno che il suo stomaco non ne ha tratto nessun giovamento). Dopo un processo la Medici viene dichiarata colpevole di stregoneria e viene prima strangolata e poi messa al rogo.

domenica 7 marzo 2021

Cristoforo Gorno - Cronache dall'antichità - Recensione -

 

 

Rai 5 e Rai Storia sono i miei canali preferiti dell'offerta della rete pubblica. Uno dei pochi motivi validi a mio giudizio per giustificare il canone. Due canali con palinsesti e appaganti, soprattutto difficilmente sarebbero pensabili per una rete commerciale (basti pensare al canale Focus che a parte i programmi in prima serata è diventato una sorta di "asta channel" o "incidenti aerei channel" a seconda dell’orario in cui vi sintonizzate. Probabilmente gli unici programmi capaci di attirare in massa il pubblico generalista.

Gorno ha il realizzato per la rete Rai Storia un formato chiamato "Cronache dall'antichità" e i suoi vari seguiti (Medioevo, Rinascimento, Risorgimento e l'ultimo realizzato è stato "Cronache dall'impero"). Si tratta a mio giudizio di un programma ben fatto, con una attenta cura per i luoghi in cui si sono svolte le vicende, le battaglie ma soprattutto tende a parlare della personalità dei protagonisti della vicenda, spesso usando le fonti storiche per analizzarne il pensiero e la mentalità dell'epoca (ed evitando invece l'uso di ricostruzioni dal vivo con attori). Spesso usando le fonti letterarie dell'epoca o dipinti moderni per dare più colore alla vicende e farci comprendere come poteva pensare un uomo della sua epoca sulla vicenda o la visione moderna che abbiamo di tali personaggi (con i dovuti distinguo, come per esempio nel caso di Federico II di Svevia dove si avverte spesso gli spettatori che alcune fonti sono di orientamento guelfo e quindi ostile), le fonti poi vengono usate anche come base per smascherare tutte le leggende che legano determinati personaggi. 

Il logo della prima serie dello show
Il programma è poi realizzato con una buona grafica computerizzata, cosa che aiuta a seguire le vicende che vengono narrate (uno dei must della serie sono le frasi tratte dalle fonti letterarie "impresse" su mura, rovine o paesaggi).

Gorno è un buon cicerone, ha una buona oratoria e gestualità, riuscendo sempre a centrare il punto senza risultare pesante (un perfetto mix tra l'esuberante dialettica di Barbero e l'impostazione seriosa di Mieli). 

Il libro "Cronache dall'antichità" è un buon compendio di quanto visto nella serie. Il saggio tratta il periodo che va dall'antica Grecia al periodo del dominato dell'impero romano. Il volume propone l'interessante idea che l'antichità vera e propria finisca nel 380 con l'editto di Tessalonica, che impose nell'impero romano la religione cristiana come l'unica consentita, chiudendo secoli di storia antica e aprendo le porte al medioevo.

lunedì 1 marzo 2021

Miti e Leggende - Gesta eroiche - Recensione -

 

 

Torniamo a trattare di una collana che mi ha piacevolmente colpito per qualità del materiale presentato, anche se questo volume devo ammetterlo mi è piaciuto meno degli altri.

La copertina in se non è malaccio ma è decisamente fuori contesto rispetto al contenuto. C'è da dire che il titolo nell'edizione nostrana è totalmente inventato e non rispetta minimamente il testo originale. In fatti il titolo inglese è "Seekers and saviours", in italiano "Cercatori e salvatori". Frase sicuramente più in linea con il materiale proposto.

Il prode cavaliere parte al salvataggio della bella damigella
Una delle cose che mi piace di questa collana è il fatto che ci siano quattro illustrazioni (tre all'inizio del volume e una alla fine) che narrano una breve storia senza dialoghi. In questo caso il salvataggio della principessa da parte di un prode cavaliere, con tanto di scontro finale on il malvagio cavaliere nero. 

La selezione dei testi non mi ha convinto granché, soprattutto per la presenza di diverse fiabe più o meno conosciute, che non ho trovato particolarmente intenerenti al tema proposto o comunque non mi hanno colpito particolarmente. Capisco che si tratta di edizioni pensate anche per bambini ma avrei preferito testi più ricercati.