martedì 30 marzo 2021

Miti e Leggende - Incantesimi e sortilegi - Recensione -

 

Se dovessi pensare alla prima parola che mi venisse in mente per descrivere questo volume sarebbe tristezza, mischiata con un po' di nostalgia per un tempo lontano e fantastico. Rispetto al precedente volume di cui avevamo parlato (Gesta eroiche) "Incantesimi e sortilegi" fa un ottimo lavoro nell'illustrare gli effetti negativi o positivi che la magia può portare agli incauti umani che ne fanno uso.

Apprenderemo del potere ambiguo che legò il coraggioso Tristano e la bella Isotta in una tragica storia d'amore. In cui i due dopo aver bevuto di una pozione magica provarono il più bel sentimento d'amore  che l'uomo può manifestare, ma allo stesso tempo il gesto ne causò la morte per la gelosia del Re Marco di cornovaglia, zio del cavaliere e legittimo marito di Isotta. 
 
La triste storia accaduta ad alcuni figli dei Túatha Dé Danann (una razza soprannaturale stanziata in Irlanda i cui clan erano uniti sotto il potere di un sommo re), che subirono gli effetti di un incantesimo lanciato per odio ci dimostra l’ineluttabilità dei sortilegi. Tutto accade perché Lir, potente signore locale, mosso dalla disperazione per la perdita dell'amata moglie Aeb (che gli aveva dato due coppie di gemelli: La forte e coraggiosa Fionguala e Hugh, poi due maschi, Fiachra e Conn) decise, come era uso al tempo, di sposare la sorella di sua moglie, Aoife. I primi tempi furono felici ma nella donna cresceva un odio sempre più forte per i figliastri, che pur rispettandola non ne riconoscevano il ruolo di madre. Tanto che un giorno quando il suo cuore non poteva più trattenersi, la matrigna, e in un impeto di rabbia, uso i suoi poteri magici per trasformare i ragazzi in quattro cigni. Nonostante si fosse amaramente pentita per il suo gesto la donna non poté fare nulla  per sovvertire l'incantesimo (riuscendo solo a permettergli di non perdere la propria voce umana) e i ragazzi dovettero tenere le loro forme animalesche per 900 anni. La donna fu punita per il suo gesto venendo trasformata in un corvo, destinata a volare per sempre da sola nella buia notte. I figli di Lir sopportarono con tenacia le difficoltà e il freddo delle stagioni invernali ma non potevano fare nulla per modificare il loro destino. Infatti " una formula magica era una storia (la parola stessa significa "racconto") blindata. Una volta cominciata, la storia si avviava inesorabilmente alla conclusione annunciata dall'incantesimo stesso". Solo alla conclusione dei 900 anni un Re del Munster riuscì a liberarli, ma se pur liberati dall’incantesimo, i loro corpi avevano subito comunque il passare del tempo ed ormai diventati estremamente vecchi, tanto che pochi giorni dopo morirono. 

domenica 28 marzo 2021

Kick-Heart - Recensione - Non lo ricordavo così Naoto Date



Ho molti piacevoli ricordi legati all'uomo tigre e alla sua bellissima sigla, cantata dai grandi Cavalieri del Re* (Sfido chiunque nato tra gli anni 80 e 90 nel sentire la strofa "Solitario nella notte va, Se lo incontri gran paura fa, il suo volto ha la maschera" a non rispondere ingrossando il petto con "Tigre, Tiger Man!!!"). Una serie che aveva nel suo cast anche sportivi realmente esistenti nel mondo della lotta libera giapponese come Antonio Inoki e Giant Baba, oltre che una serie sterminata di personaggi di fantasia uno più affascinante dell'altro (Come dimenticare per esempio il cinico emissario di tana delle tigri Mr X o inquietante quanto assurdo Mr No?). Per non parlare poi degli innumerevoli combattimenti inscenati con i cugini per emulare lo show e dove ognuno era tigre nera/rossa/verde a seconda del proprio gusto personale. Certo rivisto oggi è un cartone veramente violento e poco adatto al giovane pubblico che lo guardava su Italia 7 o canali regionali simili, ma i temi di quel cartone e di molti altri di quello stampo come Ken il guerriero o I cavalieri dello zodiaco sono ancora vivi in tutti quei bambini oggi adulti che li videro al tempo (ditemi oggi qualche cartone tramesso in tv che dia gli stessi insegnamenti).

Il nostro eroe mascherato
Kick-Heart è un corto animato realizzato nel 2013 da Masaki Tuasa con la collaborazione dello studio Production IG. Secondo Wikipedia si tratterebbe del primo anime realizzato completamente tramite finanziamento dei fan (usando la piattaforma Kickstarted).

venerdì 26 marzo 2021

Angry Joe Bass - Recensione -

 

Angry Joe Bass è un titolo decisamente particolare, con una buona idea di partenza e con un tema centrale inusuale e molto interessante (le condizioni di vita un pellerossa nell'America degli anni 70), anche se poi il risultato finale per una serie da fattori di cui parleremo non è dei migliori. Per prima cosa parliamo della trama:

George Hanson e sua figlia
Joe Bass è un taciturno e pacifico indiano d’America che vive di pesca sulle rive del lago Michigan. Il pellerossa si scontra per i diritti di pesca con il potente e ricchissimo George Hanson, un affarista che vuole trasformare la zona in una riserva per la pesca sportiva. La loro rivalità si inasprisce ulteriormente quando Karen, la bella e intraprendente figlia di George, si innamora di Joe. Il magnate roso dall'odio razziale e dallo smacco di vedere la propria figlia in compagnia di quello che considera feccia, scatena le corrotte autorità locali e tutte le sue conoscenze contro Joe. Abusi che portarono i protagonisti al punto di rottura, scatenando una dura e tragica risoluzione finale.

martedì 23 marzo 2021

Drawer hobs - Recensione -



Kazuchika Kise è un animatore dalla grande esperienza  nel settore, avendo lavorato ad esempio a titoli come Ghost in the shell e Your Name. Nel 2011 decide di fare il grande passo e realizzare la sua prima opera, un corto intitolato Drawer Hobs (Tansu warashi in originale).

La protagonista al al lavoro
La trama vede protagonista Moeru, una giovane ragazza che lavora in un call center e vive in un piccolo appartamento a Tokyo, passando le sue giornate senza nessun stimolo. A scombussolare la sua esistenza un giorno arriva una vecchia cassettiera spedita dalla madre della protagonista. La donna è decisamente seccata per questo regalo inaspettato, anche perché come si sa le case giapponesi non offrono grandi spazi interni. Tornata a casa dopo una cena con una collega, Moeru a causa dell'alcool ingollato cade sul letto senza aver ripulito la stanza (mi ha stupito vedere che le serate alcoliche dei salaryman non sono prerogativa dei soli uomini). Al suo risveglio però la casa è in perfetto ordine e la colazione è pronta.

Dietro a questo mistero ci sono sei spiriti in forma di bambini. Ognuno di loro rappresenta un elemento della sua vita e l'aiuteranno a migliorare la sua esistenza e allo stesso tempo rendendola più sicura di se a migliorare la propria immagine nelle altre persone. Questi folletti sono da sempre associati alla cassettiera e sono da secoli legati alla famiglia della protagonista, aiutando le varie proprietarie del mobile nella loro vita. 

domenica 21 marzo 2021

Railyways (2010) - recensione -

 

Diretto da Yoshinari Nishikori
Prodotto da Shūji Abe
Con: Kiichi Nakai, Reiko Takashima, Takahiro Miura, Yuika Motokariya, Tomoko Naraoka
Uscito nei cinema giapponesi il: 29 Maggio 2010
Durata: 130 minuti

Uno dei temi cari dei paesi capitalisti è il mito dell'uomo/donna di successo, quel soggetto che grazie alla proprie abilità e spirito di sacrificio è riuscito a scalare la società/posizione sociale fino a raggiungere dopo anni la massima posizione (poi ci sono pesi come l'Italia dove il vero sogno lavorativo, soprattutto al centro e al sud, è quello di ottenere il posto fisso, magari statale). Un obbiettivo che però ha molti lati oscuri: come il costante fattore di stress, l'abuso di straordinari e nei casi peggiori il suicidio.

Un Esempio di questa evoluzione del lavoratore è il nostro protagonista Hajime. Un impiegato che dopo anni di lavoro indefesso sta per arrivare in seno al consiglio dirigenziale in una grande azienda di elettronica. Per raggiungere questo obbiettivo il nostro impiegato ha tralasciato ogni aspetto che non fosse legato alla sua professione, con il risultato di trovarsi con una famiglia con cui non riesce più a comunicare ne a comprendere e che lo tratta freddamente, non ha più tempo per stare con gli amici o di andare a trovare la sua anziana madre. Un giorno però Hajime dopo la morte di un suo caro amico e la scoperta della grave malattia della madre ha un momento di crisi che lo costringe a rivalutare tutto l'insieme di valori su cui aveva basato la sua vita fino a quel momento. Sarà proprio mentre sta accudendo la madre malata che l'uomo vede passare il vecchio treno che fin da piccolo aveva sognato di guidare e che lo porterà ad una epifania. Il protagonista infatti comprende che non è felice del suo lavoro, anche se sta finalmente per raggiungere la posizione di successo che credeva di volere e quindi molla tutto per realizzare ottenere il suo vero lavoro ideale.

martedì 16 marzo 2021

Così parlò Rohan Kishibe - Recensione -

 

Le bizzarre avventure di JoJo è una delle serie manga/anime che apprezzo di più, soprattutto grazie all'utilizzo di archi narrativi complessi e ricchi di colpi di scena, personaggi sfaccettatati per quanto permettano gli Shonen (soprattutto nei protagonisti) ma in special modo nei combattimenti vero e proprio cavallo da battaglia della serie. 

Una serie che nel solo Giappone ha venduto più di 100 milioni di copie. Una storia che partita nel 1986 continua a mietere successi senza sosta ancora oggi, composta da ben otto saghe (Phantom Blood, Battle Tendency, Stardust Crusaders, Diamond Is Unbreakable, Vento Aureo, Stone Ocean, Steel Ball Run e JoJolion, attualmente in corso d'opera). 

I protagonisti delle varie saghe di JoJo
L'elemento che ha reso così iconico il manga di Hirohiko Araki e ha profondamente influito nel mondo dell'animazione giapponese è l'idea di far affrontare i due contendenti usando principalmente gli "Stand", nome dato nella serie alle manifestazioni dello spirito combattivo dei contendenti. Proiezioni che possono manifestarsi in entità di varie forme e poteri (umanoidi, oggetti comuni, liquidi e molto altro ancora. Entità a volte dotate di volontà propria e a volte semplici manifestazioni con effetti vari), capaci addirittura di modificare la realtà o in casi limite di sopravvivere allo stesso portatore. Altra tematica interessante è che ogni personaggio, stand, potere è una citazione a musicisti/band/dischi/canzoni realmente esistenti. E se volessi potrei continuare a lungo con tutte le fantastiche idee che hanno  giustizia al nome della serie (per esempio lo stile volutamente esagerato di pose e vestiti che si rifanno all'alta moda).

Dal 2012 è iniziata la riproposizione in chiave animata delle avventure dei componenti della famiglia Joestar (ogni saga delle avventure di JoJo ha come protagonista un membro di tale dinastia), cosa che ha riportato nuova popolarità al brand (recentemente si è concluso la riproposizione della quinta serie:  Vento Auro).

domenica 14 marzo 2021

Kid Cosmic (serie 1) - Recensione -

 

Per quanto l'animazione sia da sempre un settore dell'intrattenimento che mi piace esplorare, quando si parla di animazione americana moderna sono sempre in difficoltà. Conosco all'incirca cosa va per la maggiore in questo periodo ma è difficile che gli dia una visione approfondita, anche perché di solito non trattano argomenti che mi possano piacere. Di fatto i cartoni americani si potrebbero dividere generalmente in due grosse aree: I cartoon appositamente pensati per gli adulti, di solito con tematiche comiche (che puntano spesso molto sulla volgarità e black humor), e quel gigantesco calderone di produzioni per bambini/preadolescenti in cui si può trovare di tutto: Dai prodotti ben scritti e piacevolmente complessi come "Adventure Time" o "Lo straordinario mondo di Gumball" ai prodotti infantili tipo Paw Patrol. 

Queste citazioni ai fumetti di fantascienza anni 30- 50 mi sono piaciute molto.
Kid Cosmic fin da quando Netflix me l'ha inserito tra i suggeriti mi ha dato sensazioni contrastanti. Da una parte lo stile volutamente retrò del cartone mi attirava (ho un debole per le storie di fantascienza anni 50), dall'altra il protagonista non mi convinceva, quindi per diverso tempo l'ho tenuto in forse. Visto però l'enorme successo su Twitter mi sono detto che magari una possibilità la meritava. Dopo aver finito di vedere i dieci episodi della prima stagione devo dire che rispetto a "Gli Acchiappaglitch" la serie non mi ha deluso, non si tratta di un capolavoro ma ha uno stile piacevole, divertente e molto colorato.

Kid Cosmic è l'ultima serie creata da Craig McCraken, che molti di noi si ricorderanno per essere il papà delle Superchicche (questa serie deve qualche spunto narrativo dalle eroine fatte con "zucchero, cannella e ogni cosa bella"), prodotta da Netflix e distribuita sul suo servizio di streaming a partire dal 2 febbraio 2021. La serie è stata realizzata in CGI ma con le animazioni che ricalcano volutamente lo stile di fumetti vecchia scuola come "Tintin".

La trama è incentrato su Kid, un strambo ragazzino che sogna di diventare un eroe simile quelli che trova nei vecchi fumetti di fantascienza. Tutto procede come sempre nella sua pacifica cittadina nel New Mexico, fino a quando la caduta di una navicella spaziale permette al protagonista di trovare cinque strane gemme, ognuna di esse da al portatore incredibili poteri, e che lui ribattezza per questo le Gemme del potere. Ovviamente Kid non è il solo ad ambire alla potenza delle pietre e da tutto lo spazio arrivano diverse razze aliene interessate ai loro effetti. Sta a Kid Cosmic, il nome da battaglia del protagonista, e la sua scapestrata banda di compari affrontare la minaccia aliena.

martedì 9 marzo 2021

Io sono una strega di Marina Marazza - Rensione -

 

Caterina Medici da Broni è stata una donna dalla vita complessa e molto triste. Un persona colta, infatti il padre le insegnò a leggere e a scrivere (conoscenza già molto rara per un uomo, figuriamoci in una donna del suo tempo) e dal discreto fascino. A tredici anni dopo ripetute violenze rimane incinta del signorotto locale e deve subire la prima di una lunga e interminabile serie di traumi, vedendosi portare via il suo bambino. Poco dopo finisce per sposare un uomo che prima la lusinga e poi la costringe a prostituirsi per vivere a sue spese. Caterina però ha un carattere forte e indomito, che non le permette di accettare il suo stato e alla fine trova l'occasione per fuggire. Da lì la povera donna nonostante i suoi buoni propositi dovrà combattere costantemente una battaglia persa in partenza contro le sue "macchie", che non le danno scampo, e la quiete tanto sognata rimane sempre una breve parentesi.

Caterina è una signora vittima delle maldicenze e della sfortuna, e la donna nel corso del tempo come il suo amato Po tende nel proseguo delle sue avventure a intorpidirsi e a perdere la lucentezza delle origini (e senza che nessun venga mai a prendere le sue difese). Diventerà tante cose: Prostituta, fantesca, concubina; ma una parte di sé cercherà sempre il riscatto dai propri soprusi. Soprattutto dai nobili, che nonostante la loro presunta superiorità per schiatta o per livello culturale molto spesso sono peggio dei loro sottoposti e vivono nella bambagia e godono del loro potere di fare qualsiasi sopruso impunemente sui loro cortigiani (spesso mascherando la propria ipocrisia dietro a un parvenza di buonismo). La Da Broni arriva a Milano dove la sua situazione precaria continua, passando al servizio di un padrone dietro l'altro, fino a quando l'ultimo padrone il senatore Luigi Melzi a causa di misteriosi dolori di stomaco l'accusa di avergli fatto un maleficio (più precisamente di averlo "affatturato"), dietro anche consiglio di due illustri medici come Lodovico Settala e Giovanni Battista Selvatico che non riuscivano a curarlo (è interessante notare che nonostante il "maleficio" l'illustre senatore vivrà ancora dodici anni dopo la morte di Caterina e che la sua fine sarà dovuta a una colica, segno che il suo stomaco non ne ha tratto nessun giovamento). Dopo un processo la Medici viene dichiarata colpevole di stregoneria e viene prima strangolata e poi messa al rogo.

domenica 7 marzo 2021

Cristoforo Gorno - Cronache dall'antichità - Recensione -

 

 

Rai 5 e Rai Storia sono i miei canali preferiti dell'offerta della rete pubblica. Uno dei pochi motivi validi a mio giudizio per giustificare il canone. Due canali con palinsesti e appaganti, soprattutto difficilmente sarebbero pensabili per una rete commerciale (basti pensare al canale Focus che a parte i programmi in prima serata è diventato una sorta di "asta channel" o "incidenti aerei channel" a seconda dell’orario in cui vi sintonizzate. Probabilmente gli unici programmi capaci di attirare in massa il pubblico generalista.

Gorno ha il realizzato per la rete Rai Storia un formato chiamato "Cronache dall'antichità" e i suoi vari seguiti (Medioevo, Rinascimento, Risorgimento e l'ultimo realizzato è stato "Cronache dall'impero"). Si tratta a mio giudizio di un programma ben fatto, con una attenta cura per i luoghi in cui si sono svolte le vicende, le battaglie ma soprattutto tende a parlare della personalità dei protagonisti della vicenda, spesso usando le fonti storiche per analizzarne il pensiero e la mentalità dell'epoca (ed evitando invece l'uso di ricostruzioni dal vivo con attori). Spesso usando le fonti letterarie dell'epoca o dipinti moderni per dare più colore alla vicende e farci comprendere come poteva pensare un uomo della sua epoca sulla vicenda o la visione moderna che abbiamo di tali personaggi (con i dovuti distinguo, come per esempio nel caso di Federico II di Svevia dove si avverte spesso gli spettatori che alcune fonti sono di orientamento guelfo e quindi ostile), le fonti poi vengono usate anche come base per smascherare tutte le leggende che legano determinati personaggi. 

Il logo della prima serie dello show
Il programma è poi realizzato con una buona grafica computerizzata, cosa che aiuta a seguire le vicende che vengono narrate (uno dei must della serie sono le frasi tratte dalle fonti letterarie "impresse" su mura, rovine o paesaggi).

Gorno è un buon cicerone, ha una buona oratoria e gestualità, riuscendo sempre a centrare il punto senza risultare pesante (un perfetto mix tra l'esuberante dialettica di Barbero e l'impostazione seriosa di Mieli). 

Il libro "Cronache dall'antichità" è un buon compendio di quanto visto nella serie. Il saggio tratta il periodo che va dall'antica Grecia al periodo del dominato dell'impero romano. Il volume propone l'interessante idea che l'antichità vera e propria finisca nel 380 con l'editto di Tessalonica, che impose nell'impero romano la religione cristiana come l'unica consentita, chiudendo secoli di storia antica e aprendo le porte al medioevo.

lunedì 1 marzo 2021

Miti e Leggende - Gesta eroiche - Recensione -

 

 

Torniamo a trattare di una collana che mi ha piacevolmente colpito per qualità del materiale presentato, anche se questo volume devo ammetterlo mi è piaciuto meno degli altri.

La copertina in se non è malaccio ma è decisamente fuori contesto rispetto al contenuto. C'è da dire che il titolo nell'edizione nostrana è totalmente inventato e non rispetta minimamente il testo originale. In fatti il titolo inglese è "Seekers and saviours", in italiano "Cercatori e salvatori". Frase sicuramente più in linea con il materiale proposto.

Il prode cavaliere parte al salvataggio della bella damigella
Una delle cose che mi piace di questa collana è il fatto che ci siano quattro illustrazioni (tre all'inizio del volume e una alla fine) che narrano una breve storia senza dialoghi. In questo caso il salvataggio della principessa da parte di un prode cavaliere, con tanto di scontro finale on il malvagio cavaliere nero. 

La selezione dei testi non mi ha convinto granché, soprattutto per la presenza di diverse fiabe più o meno conosciute, che non ho trovato particolarmente intenerenti al tema proposto o comunque non mi hanno colpito particolarmente. Capisco che si tratta di edizioni pensate anche per bambini ma avrei preferito testi più ricercati.

domenica 28 febbraio 2021

L'inferno di Topolino - Recensione -



L'inferno di Topolino è stato pubblicato inizialmente nell'ottobre del 1949, diventando in breve tempo un classico della produzione nostrana targata Disney (conosciuta anche all'esterno nonostante le difficoltà di adattamento del testo, scritto interamente in rima).

In questa edizione sono presenti anche "L'inferno di Paperino", pubblicato su Topolino nel 1987. In appendice viene aggiunto un episodio della serie "Messer Papero e il ghibellin fuggiasco" sempre pubblicato sulla rivista del topo nel 1983.

La prima storia vede Topolino e Pippo coinvolti nella recita della Divina Commedia, ottenendo un clamoroso successo di pubblico. Ovviamente Pietro Gambadilegno non è contento della notizia e grazie all'aiuto di un suo sgherro ipnotizza il nostro duo, facendoli credere di essere veramente Dante e Virgilio. Nei loro panni medievali ovviamente non riescono a trovare pace nel nostro caotico mondo e decidono di trovare pace in un biblioteca. Lì finiscono per addormentarsi mentre stanno leggendo l'opera di Dante, e in una sorta di assurdo contrappasso finiscono per venir trascinati all'interno del libro.

Ai due non rimane altro da fare che percorre il periglioso cammino che dall'inferno li porterà verso la salvezza (Con Topolino nei panni di Dante e Pippo nel più buffo e goffo Virgilio che sia mai visto).

giovedì 25 febbraio 2021

Fantasy & Science Fiction 11 (Luglio - Novembre 2014) - Recensione


L'undicesimo volume segna alcuni importanti traguardi per Elara ma anche i primi segni di un progetto editoriale sempre più difficoltoso. Infatti questo volume segna il primato per la casa editrice bolognese come numero di pubblicazioni riguardanti F&Sf (Il progetto della Minerva editrice era fermo al decimo volume) e la prima copertina in comune con l'edizione americana, disegnata da Maurizio Manzieri (illustratore ormai storico della rivista americana). Dall'altra parte questo volume sarà l'ultimo con una parvenza di piano editoriale regolare, mentre i successivi usciranno sempre più sporadicamente fino all'ultima pubblicazione ormai ferma al marzo 2017.

lunedì 22 febbraio 2021

La finestra sul cortile - Recensione -

 

Poster realizzato da Laurent Durieux

Titolo originale: Rear Window
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1954
Durata: 112 min
Genere: giallo, thriller
Regia: Alfred Hitchcock
Soggetto: Cornell Woolrich (racconto)
Sceneggiatura: John Michael Hayes

Jeff è un fotografo d'assalto che durante un reportage rimane ferito a una gamba ed è costretto a passare un periodo di degenza presso il proprio appartamento, con la sola presenza occasionale dell'infermiera Stella e della bella Lisa (Grace Kelly), innamorata persa di lui. Jeff è un tipo troppo pratico per passare il tempo tra libri e radio (senza contare che nel 1954 computer ed internet esistevano solo nei romanzi di fantascienza). Jeff passa il suo tempo in un mix di semplice curiosità e diabolico voyerismo a spiare dalla finestra  del suo appartamento le azioni quotidiane dei propri vicini. Tutto procede nella normalità fino a quando il protagonista nota dei particolari che potrebbero indicare che un qualche evento tragico è accaduto. Stai a lui ora trovare le prove che provino la fondatezza dei propri dubbi.

La finestra sul cortile è un film perfetto, senza elementi accessori, ma che Hitchock dirige in maniera perfetta. Oltretutto offrendo vari livelli di analisi. Infatti la storia è: 
 
1) Un accattivante giallo, che punta tutto sull'apparente impossibilità di compiere il misfatto e delle deduzioni del novello detective (il film è tratto molto liberamente da un racconto di Cornell Woolrich).
 
2) È anche un un film che ci parla delle pulsioni da "guardone" del protagonista, a volte prendendole alla berlina visto che il nostro eroe non riesce trovare un passatempo più sano, a volte mostrandoci come spesso le nostre azioni siano mosse da preconcetti vari (un luogo tanto idilliaco non può nascondere il male, la morbosità porta a soluzioni sconclusionate ecc). 

domenica 21 febbraio 2021

Il Corsaro Nero n° 28 - Rivista Salgariana di letteratura popolare - Recensione -

Un mio caro amico mi ha regalato un volume di questa bellissima rivista amatoriale di cui nonostante la mia passione per Salgari non ne ero minimamente. Devo ammettere di essere rimasto particolarmente colpito dal materiale proposto. 


Martin Eden. Come un film suggerisce un metodo di Lavoro di Fabio Francione:

Un editoriale interessante dedicato al nuovo film tratto dal romanzo di Martin Eden (che sicuramente cercherò di recuperare).

Il mio grande viaggio sui mari dell'avventura di Alessandro Romano: 


Un bel articolo, dove l'autore racconto le sue prime letture giovanili, mi ha ricordato molto le mie prime letture Salgariane (che brividi la prima volta che ho letto il pezzo dove il Corsaro Nero seppellisce in mare il cadavere del fratello, il corsaro rosso, con il capo dei corsari che sembra quasi un Caronte dantesco o peggio un demone). Salgari è un autore adatto ad ogni età ma non è un caso che al suo funerale la maggior parte dei partecipanti fossero dei ragazzi. Salgari ha questa incredibile capacità di far sognare incredibili avventure e far provare emozioni cosi forti che un bambino non può rimanerne indifferenti.

giovedì 18 febbraio 2021

Corrispondenze di guerra di Jack London - Recensione -

 

 

Jack London è uno dei più grandi scrittori americani di inizio novecento, pochi autori come lui sono riusciti a conquistare il mondo letterario in così breve tempo, lasciando dietro di se capolavori intramontabili come "Zanna bianca" o "Il rifugio della foresta" ma soprattutto "Martin Eden" (il suo più grande capolavoro e in cui l'autore riversò molte delle proprie esperienze personali).

Come disse di lui Burgess "Jack London morì a quarant'anni ed esaurì fino alla feccia la vita del corpo e quella dello spirito. Nessuna delle due lo soddisfece del tutto, e cercò nella morte il tetro splendore del nulla".

L'autore americano nacque il 12 gennaio del 1876 a San Francisco (California), da William Henry Chaney (un imbonitore itinerante) e dalla spiritualista Flora Wellman. Qualche tempo dopo William abbandona la donna, che nel frattempo era rimasta incinta (di London). Nello stesso anno Flora incontra e successivamente sposa John Griffith London, che darà il proprio nome al ragazzo.

Jack London a nove anni

Per aiutare la madre il giovane London lavora come fattorino, passando il proprio tempo libero presso la locale biblioteca pubblica, appassionandosi alla lettura. Nello stesso periodo chiede alla sua zia Jennie (la ex balia di famiglia) un piccolo prestito per comprare una barchetta, la Razzle-Dazzle, con la quale intraprende una serie di attività più o meno lecite (tra cui la pesca illegale di ostriche, diventando un vero e proprio "pirata di ostriche"). Qualche tempo dopo cambia casacca e passa dalla parte dei tutori della legge. Questo genere di attività lasceranno pesanti strascichi alla sua salute.

Dal 1893 in poi intraprende vari viaggi per mare e terra che lo porteranno a visitare il Giappone e a partecipare alla marcia dei Kelly's Army (un esercito di disoccupati che l'autore dopo qualche tempo deciderà di abbandonare per viaggiare da solo per il paese).

Nel 1895 intraprende un percorso di studi presso l'università di Barkley, ma nonostante abbia superato gli esami di ammissione è costretto ad abbandonarla dopo un semestre per mancanza di denaro. In quel periodo si appassiona alle teorie socialiste e darwiniane, che avranno una profonda influenza nei suoi scritti.

Nel 1897 si imbarca per l'Alaska, dove nel frattempo è esplosa la febbre dell'oro, ma in breve tempo si ammala ed è costretto a tornare a casa. Sarà proprio questo ennesimo fallimento a spingerlo a dedicarsi totalmente alla scrittura.

sabato 6 febbraio 2021

What happened to Mr. Cha? - Recensione -

 

Dall’1 gennaio 2021 è disponibile su Netflix questo film coreano molto particolare, che mischia con abilità visioni deliranti e una cinica esposizione della realtà, il tutto in una amara e tratti sognate storia sul tramonto di un attore. 

La pellicola ha come protagonista Cha In-pyo, un attore sudcoreano che gioca con il pubblico tra realtà e finzione sulla propria carriera artistica.

La trama: Con la sua immagine di uomo romantico e gentile Mr. Cha ha ottenuto un enorme successo presso il pubblico negli anni 90. La sua fama però alla lunga si è trasformata in un gabbia dorata che ha bloccato la carriera artistica dell'attore, che nel corso degli anni non è riuscito più a rinnovarsi finendo per essere ricordato solo da pochi vecchi fan per alcuni  film del passato (una sorta di Troy McClure coreano per intenderci, solo molto meno consapevole). Nel presente l'attore sopravvive grazie a piccoli lavoretti pubblicitari. Mentre sta facendo una passeggiata casca in una pozzanghera e per non macchiare la sua immacolata immagine pubblica si rifugia nella palestra più vicina. Peccato che l'edificio sia in pessimo stato e crolla proprio mentre lui si sta facendo la doccia. L'attore rimane incolume ma un eventuale salvataggio da parte delle forze dell'ordine mettere in pericolo la sua fama di attore (lui che nei film non ha mai fatto una scena di sesso, non può comparire nudo davanti alla stampa) e poi in caso di recupero dovrebbe spiegare quella "bazzecola" di cosa ci faceva in una palestra di una scuola femminile! Mr Cha si troverà in una situazione che lo costringerà a fare i conti con la realtà della sua carriera artistica, umana e rivalutare le proprie scelte di vità.

Mr Cha non offre una trama in se particolarmente originale. Tematiche simili erano già state esplorate in "Birdman" e "Millenium actress", ma è nello sviluppo del percorso di riflessione e rottura di Mr Cha che il film da il meglio di se'.

Il protagonista ha creduto così tanto nel proprio personaggio da quasi fondersi con esso, una maschera che ha indossato così tanto da non riuscire quasi più a capire dove inizi l'attore e finisca l'ideale romantico di cui è portatore. Non aiuta il fatto che il suo manager Kim A-ram (interpretato da Jo Dal Hwanda) gli addolcisca costantemente la verità per evitare che i suoi sentimenti ne vengano offesi (anche se poi si scoprirà che anche lui non è così buono come sembra).

Il crollo della palestra è un momento di crisi, che dopo un lungo periodo di negazione e delirio, lo costringe a venire a patti con la realtà dei fatti. Se il protagonista di Birdman cercava disperatamente di riscattare la propria carriera e di andare oltre il suo ingombrante passato, non altrettanto si può dire di Mr. Cha, che nonostante il crollo dell'edificio rimane incollato al suo passato (tanto da continuare come se nulla fosse a proporre a politici e talk show i pochi elementi che gli danno una parvenza di popolarità, tra cui un caratteristico gesto della mano). Tanto da costringere il proprio manager a trovare metodi sempre più assurdi per per ostacolare i lavori di sgombero delle macerie (uno dei espedienti narrativi più riusciti e divertenti è il fatto che durante la riflessione per trovare nuove idee da suggerire al suo sottoposto per ostacolare gli scavi il protagonista fa una sorta di effetto matriosca e fa pensare a cascata i suoi precedenti io).

Eppure sarà propria nella sua nuova prigione che Mr. Cha comincerà un percorso delirante e assurdo di epifania su stesso, una analisi su come ormai la sua presenza non valga più il nome più grosso nella locandina ma se va bene una fredda citazione nei crediti di Imdb, arrivando a comprendere in una frettolosa e includente chiamata come tutto il suo repertorio da spendere sia ridotto a un piccolo repertorio (e che a fine film gli sarà pure tolto). 

Nel film non manca poi una riuscita verve comica, che aiuta a comprendere meglio la triste realtà degli eventi. 

In definitiva un bel film, con l'attore protagonista che gioca con il pubblico e le sue aspettative, in una diverte ma allo stesso tempo amara riflessione su cosa sia il successo e la fama, soprattutto di come basta un qualsiasi evento per trasformare una avviata carriera in un grigio presente fatto di talk show e foto di abiti sportivi.

lunedì 1 febbraio 2021

Dracula (1980) - Recensione -

 

Autore: Bram Stoker Romanzo, Gerry Conway, Archie Goodwin, Gardner Fox, Marv Wolfman Marvel Comics
Regia: Minoru Okazaki
Char. design: Hiroshi Agatsuma
Musiche: Seiji Yokohama
Studio: Toei Animation Marvel Comics
Rete: TV Asahi
1ª TV: 19 agosto 1980 (In Italia intorno al 1984)

A cavallo tra gli anni 60 e 70 i film Horror, soprattutto quelli realizzati dalla Hammer, spopolano. Non sorprende quindi che anche i comics americani riprendano il trend inaugurando varie testate a tema, che offrivano storie più cupe e violente (comunque sotto l’egida del Comic Code, che vietava per esempio che i cattivi ottenessero guadagni delle loro malefatte o comunque dovevano subire una punizione draconiana e pesante per le loro colpe). A partire dal 1971 però la situazione comincia a migliorare per gli autori visto che Stan Lee riuscì a smantellare in parte il codice pubblicando senza il bollino dell'ente il numero 96 dell'uomo ragno, che era stato inizialmente rifiutato a causa delle presenze di droghe nell'album (viste comunque in senso negativo). Tra i vari cambiamenti apportati ci fu la possibilità di inserire i mostri della tradizione classica come: Lupi mannari e vampiri.

I nostri eroi?
Grazie all'allentamento delle maglie del regolamento la Marverl lancia diverse testate tra cui Licantropus (in originale Warewolf), il mostro di Frankenstein (la cui trasposizione animata è già stata trasposta in questo blog e fa parte del primo progetto di sbarco della casa delle idee in Giappone, che riguarda anche questo film e la serie live action di Spider Man, che è a mio giudizio quella più riuscita delle tre).   

La serie a fumetti "Dracula" (In originale The tomb of Dracula) va avanti per 70 numeri (dal 1972 al 1979). Il vampiro di Wolfman è il classico antagonista cinico e spietato, ma dotato di un proprio codice morale. I suoi poteri sono quelli classici: Una forza sovrumana, la capacità di trasformarsi in un pipistrello, il fascino che gli permette di ammaliare le sue vittime ecc. Altrettanto si può dire delle sue debolezze: sensibilità ai simboli cristiani, la vulnerabilità alla luce del sole, l'aglio lo ostacola.

venerdì 22 gennaio 2021

A stretto contatto - Riflessioni di un traduttore su Robert E. Howard di Michele M. N. Plaitano - (articolo realizzato in collaborazione con Teate Cimmerica per l'evento "Oriental Stories" del 22/01/2021)

 

Questo articolo è stato realizzato da Sir Michele M. N. Plaitano (traduttore di indiscussa qualità e caro amico del sottoscritto, senza di lui probabilmente molto di questo evento non sarebbe stato possibile), che ringraziamo per la costante pazienza e aiuto dato al sottoscritto per le sue idee.

Buona lettura. 

Simone Di Primio (Teate Cimmerica)

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1 Di Robert E. Howard c’è sempre molto da dire, anche considerata la sua rinascita, cominciata qualche anno fa, e attualmente ancora in corso. Di sicuro voci più autorevoli della mia si sono espresse raccogliendo dati biografici e lavorando a diverse critiche, sul suo stile e quant’altro.

Raramente è invece stato espresso un parere sulle traduzioni, ed è quello che io qui mi accingo a fare; tuttavia c’è bisogno di contestualizzare un po’ prima di poter toccare l’argomento.
Howard, o anche REH, o anche Two Gun Bob, o Patrick Ervin, in vita riuscì a guadagnare abbastanza per sostenersi in un modo molto particolare, con la pubblicazione su diverse riviste d’intrattenimento, i Pulp, così definiti perchè ricavati dalla polpa di legno. Erano riviste di costo contenuto e d’ampia diffusione, tant’è che proprio la pubblicazione fu alla base dell’amicizia e della corrispondenza tra Bob e il ben più noto HPL, e il contatto col circolo di scrittori che si rifacevano al ciclo Lovecraftiano di Chtulhu.


C’é chi, a mio avviso in modo molto sguaiato, ha definito Howard e i suoi colleghi di Weird Tales e altri pulp “pennivendoli”, paragonandoli ad autori contemporanei più letterari, sminuendo i loro scritti più di quanto non fossero loro stessi a fare, e specialmente Howard 2. Una simile definizione, però, può essere però facilmente applicata agli stessi autori italiani del medioevo, o addirittura agli altri autori della classicità che spesso mettevano le loro abilità al servizio di un nobile per riuscire così a far fruttare i loro studi: la pubblicazione su rivista può essere considerata una particolare forma di mecenatismo, seppur “distorta”; ma non è mia intenzione fare uno sterile  confronto sugli autori, chi ha scritto di più, in modo più artistico, e chi “ha i più meglio fan” in questa sede stiamo analizzando produzione, stile e diffusione di Howard, prima di arrivare agli aspetti più tecnici della traduzione.

E proprio dalla diffusione conviene cominciare, di quella Americana prima che di quella Italiana, per chiarire alcune dinamiche fondamentali. Howard ha avuto la fortuna/sfortuna di vivere in un periodo in cui era possibile la pubblicazione su rivista, come già accennato, ed é riuscito a fare della scrittura il suo mestiere, dopo diversi lavori.  
Questo ha comportato quindi due punti principali. Molti testi howardiani erano sottoposti a una cernita e modifiche varie, primo fra tutti “By this axe I rule” di Kull divenuto “The Phoenix on the Sword”di Conan 3. Possiamo riscontrare già una dinamica particolare. Un lettore degli anni ‘30, nelle storie successive di Conan, sa già che lui è destinato a diventare re; ed è quindi implicitamente sicuro del successo del proprio beniamino, restando così affascinato dallo svolgersi delle avventure. Di fatto, con Conan Howard crea ed esplora il mondo presente nell’era Hyboriana, a differenza delle avventure di Kull,  che spesso danno l’impressione di essere claustrofobicamente recluse nella sua capitale. Questa dinamica è generalmente replicata dagli editori che hanno scelto la pubblicazione che possiamo definire “a cronologia di pubblicazione,” preferendola alla “cronologia interna” in cui invece vediamo “l’evolversi” del personaggio. 4

Novalyne in Italia di Giovanni Valenzano - (articolo realizzato in collaborazione con Teate Cimmerica e Libri Howardiani per l'evento "Oriental Stories" del 22/01/2021)

La locandina dell'evento
 

Questo articolo è stato realizzato dal sapiente Giovanni Valenzano (creatore e amministratore del pregevole sito Libri Howardiani), che ringraziamo per la collaborazione e la pazienza dimostrata. Vi consigliamo di visistare il suo sito e di mettere un mi piace alla sua pagina FB.

Buona lettura. 

Simone Di Primio (Teate Cimmerica)

Una composizione che casualmente assume il profilo del Texas, il paese di Novalyne e Bob


Novalyne Price Ellis (9 marzo 1908 – 30 marzo 1999) è stata l'unica donna ad aver mostrato sincero interesse per Robert E. Howard (22 gennaio 1906 – 11 giugno 1936) sia come artista che come uomo.


Novalyne era cresciuta in una fattoria di Brownwood, in Texas. Seguendo il sogno della scrittrice, la ragazza era diventata insegnante di scuola per pagarsi gli studi al Daniel Baker College e successivamente alla Louisiana State University. Finiti gli studi Novalyne ottenne una cattedra in storia ed inglese colloquiale presso la Cross Plains High School. Qui, messa in contatto da un amico in comune, Tevis Clyde Smith, conobbe nel 1933 Robert E. Howard, scrittore di successo in quelle riviste pulp che erano - ben prima dei fumetti di Lee Falk (Mandrake e The Phantom), Alex Raymond (Flash Gordon), Hal Foster (Prince Valiant) ed i comics supereoistici con Superman e Batman -  una delle poche forme di intrattenimento popolare insieme alla radio ed il cinema fra le due grandi guerre che sconvolsero il Novecento. Novalyne avrebbe voluto incontrare Howard solo per cogliere alcuni “segreti del mestiere”, ma durante il loro primo incontro il magnetismo di Bob superò le sue aspettative, ed i due ragazzi iniziarono a frequentarsi abitualmente, per volere di lei. Dopo alcuni maldestri tentativi d’approccio naufragati nel nulla attorno al 1934, Bob e Novalyne strinsero un’amicizia che per quanto burrascosa, si rivelò autentica, fino alla fine.

Dalle memorie degli incontri riportate giornalmente in un diario, Mrs. Price Ellis nel 1986 ne aveva tratto un libro intitolato One Who Walked Alone (lett. colui che camminava da solo)[1], pubblicato dalla Grant, una di quelle case editrici americane che hanno contribuito alla riscoperta ed alla diffusione dell’opera howardiana tramite edizioni di prestigio, cartonate ed illustrate, che ora sono un vanto per i cultori di tutto il mondo.

mercoledì 20 gennaio 2021

By This Book I Rule! e Teate Cimmerica - Novità

 

Era un progetto che avevo carezzato da tempo ma dietro la spinta dei ragazzi di Teate Cimmerica ho messo in cantiere il mio primo podcast "By This Book I Rule!" che parlerà nel suo primo episodio dei film tratti dalle opere di Robert E. Howard. Ci sentiamo Il 22/01/2020 per il compleanno di Zio Bob ;) 

 

Qui trovate la pagina dell'evento, partecipate numerosi!!!

sabato 16 gennaio 2021

Il maggiore Payne - Voi conoscete la storia della piccola locomotiva coraggiosa? - Recensione -

Titolo originale: Major Payne
Anno: 1995
Durata: 95 min
Genere: commedia
Regia: Nick Castle
Soggetto: Joe Connelly, Bob Mosher
Sceneggiatura: Damon Wayans, Dean Lorey, Gary Rosen

Il maggiore Payne è un film che fa parte della mia infanzia, uno di quelle pellicole che da bambino mi sono rivisto un milione di volte e che grazie anche alle sue battute cattivissime (almeno per il target di riferimento) ricordo con molto piacere. Qualche giorno fa su Netflix ho visto tra le novità il faccione sorridente di Payne, potevo io rifiutarmi di dargli una visione in onore dei vecchi tempi?

Marine: "Il mio braccio! Il mio braccio!"
Payne: "Fammi dare un'occhiata. Ehi, amico, conosco un giochetto che ti farà dimenticare il tuo braccio. Dammi la mano! Ora sentirai un leggera pressione." [spezza il dito anulare del marine] 
Marine: "Aaaahh. Il mio dito! Il mio dito!"
Payne: "Funziona sempre!"


Il maggiore sa come rendere emozionante anche la giornata più grigia
Benson Winifred Payne è una vera e propria macchina da guerra, nonché un maggiore dei Marines, che ha praticamente sconfitto da solo tutti i nemici degli Stati Uniti (probabilmente a suon di frasi virili ma il film purtroppo sorvola su questo dettaglio). Il suo problema è ch'è stato così efficiente che l'esercito non ha più bisogno di lui e quindi decide "saggiamente" di rimandarlo nella società civile. Ovviamente lo stile di Payne poco si adatta alla vita comune, ma per nostra fortuna prima che il maggiore incontri un "sceriffo Teasle" con cui scatenare la propria guerra, viene richiamato da un  suo superiore per addestrare uno scapestrato gruppo di ragazzi in una scuola militare della Virginia, in attesa di un più guerresca occupazione.

martedì 12 gennaio 2021

Mariel di Redwall (Quarto volume della saga di Redwall) di Brian Jacques - Recensione -

 

Trovato a un mercatino dell'usato a pochi spiccioli Mariel di Redwall si è rivelato una piacevole lettura.

La trama del romanzo vede una Topolina risvegliarsi sulla spiaggia, senza memoria del suo passato e circondata da gabbiani che non hanno intenzioni pacifiche nei suoi confronti. Nonostante la sua debolezza fisica la protagonista riesce a salvarsi grazie alla sua forza di volontà e il provvidenziale uso di una corda piena di nodi come arma contundente. Qualche tempo dopo la ragazza raggiunge l'abbazia di Redwall, dove trova ristoro e nuovi amici, riscopre la sua identità e organizza una missione che la porterà a confrontarsi con il nefasto ratto Gabol, capo della fortezza piratesca nell'isola di Terramort e ottenere la propria vendetta.

Brian Jacques (1939 -2011) è stato uno scrittore che fin da bambino ha avuto la passione per la scrittura (complice il fatto che il padre, grande lettore, gli leggeva i romanzi di avventura di Sir Arthur Conan Doyle, Robert Louis Stevenson e Edgar Rice Burroughs). A dieci anni Brian, sotto consegna dell'insegnante, scrivere un racconto talmente bello che il maestro è convito che il bambino abbia copiato il testo. Terminata la scuola a quindici anni si imbarca su varie navi e va in giro per il mondo, ma la vita del marinaio non fa per lui. Nel 1960 fonda la propria band, i "The Liverpool Fishermen". La saga di Redwall venne pubblicata anche grazie all'aiuto di Alan Durband, uno dei suoi insegnanti della sua infanzia, che promosse il suo libro presso diversi editori (inizialmente senza dire nulla all'autore). La saga ha avuto un grande successo in Inghilterra e nel mondo. Purtroppo in Italia non tutti i romanzi della serie sono stati tradotti e pubblicati, e per recuperarli rimane solo il mercatino dell'usato o internet.

lunedì 4 gennaio 2021

Sabrina (1954) - Recensione -

Titolo originale: Sabrina
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1954
Durata: 113 min
Dati tecnici: B/N
Genere: commedia, sentimentale
Regia: Billy Wilder
Soggetto: dalla commedia Sabrina Fair di Samuel A. Taylor

Sabrina è una commedia romantica deliziosa e divertente, che non ha subito minimamente il passaggio dei decenni, diventando una vera e propria fiaba moderna che non può lasciare indifferenti.

La trama vede come protagonista Sabrina Fairchild, dolce e insicura fanciulla innamorata persa del bello e scanzonato David Larabee (il genitore della ragazza lavora come autista per la facoltosa famiglia dell'uomo), con già tre matrimoni fallimentari alle spalle, che invece non l'ha mai considerata. La ragazza  parte per vivere due anni a Parigi, dove la donna migliora il proprio stile e diventa più sicura di se. Ritornata a casa incontra per caso la sua vecchia fiamma che questa volta si innamora della ragazza. Ovviamente i genitori e il fratello maggiore Larry* non vedono di buon occhio questo rapporto, anche perché hanno già organizzato il matrimonio di David con una ragazza dell'alta società che gli permetterà di realizzare un affare milionario.

domenica 3 gennaio 2021

No Straight Roads - Recensione -

 

Non sono mai stato un esperto di musica, al massimo posso vantare una discreta conoscenza nel campo delle sigle di cartoon, e infatti generalmente ascolto un po' di tutto in mischione caotico di generi. Quindi ero il soggetto teoricamente meno interessato a un gioco che fa della musica e della passione per il suonare uno strumento il suo tema centrale, invece "No Straight Roads" grazie a uno stile particolare e una grande fantasia nella realizzazione dei personaggi mi ha letteralmente conquistato a suon di musica. 

NRS ha una riuscita componente visiva che ricorda molto Jet Set Radio e con le pose alla JoJo.
Il gioco narrare le avventure rockeggianti della chitarrista Mayday e dal batterista Zuke, due musicisti indie che vogliono riportare a nuova gloria il genere rock nella città di Vinyl City.  Questo però va contro i diktat della potente etichetta discografica No Straight Roads o NSR, che grazie al suo monopolio ha imposto il genere EDM come l'unico accettato in città (genere che secondo Wikipedia in Europa si potrebbe definire affine alla "musica dance"). I due dovranno affrontare e sconfiggere i campioni della NSR se vorranno andare avanti nel loro sogno. 

venerdì 1 gennaio 2021

Un magnifico ceffo da galera - Recensione -

Titolo originale: Scalawag
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Italia, Jugoslavia, Stati Uniti d'America
Anno: 1973
Durata: 92 min
Genere: avventura, western
Regia: Kirk Douglas, Zoran Calic
Soggetto: Robert Louis Stevenson ("L'isola del tesoro") 

Adattare un classico è sempre una operazione difficile, soprattutto quando si vuole adattare la storia a un contesto più originale, per questo spesso si preferisce riprende la storia del romanzo senza particolari stravolgimenti, ma rischiando di portare al cinema l'ennesimo film uguale ai precedenti e che si dimentica poco tempo dopo la visione. Eppure i classici della narrativa, se ne vengono rispettati i temi centrali si prestano benissimo a nuove interpretazioni e ambientazioni. 

Danny sei tu?
Deve essere stato proprio questo ragionamento a portare nel 1973 Kirk Douglas a dirigere un film che vuole trasporre le avventure Jim e Long John Silver (questo nome non mi è nuovo) nei polverosi e avventurosi paesaggi jugo... ehm! Paesaggi western. Si tratta del primo film diretto dal famoso attore americano. Nel film è presente in un piccolo ruolo anche un giovane Danny Devito. 

La produzione del film fu abbastanza problematica, non solo per le avverse condizioni del posto (sul set non erano previsti servizi igenici), ma anche per la indigesta cucina locale (tanto che l'unica frase in iugoslavo che il regista imparò fu per chiedere non mettere l'aglio nelle pietanze). Il titolo originale "Scalawag" sarebbe dipeso dal fatto che il pappagallo pronuncia questa strana parola durante il film.