lunedì 29 giugno 2020

La Donna dagli Aghi - Recensione -



La storia della medicina è piena di casi misteriosi o strani, molto spesso si tratta di malattie nuove o rare, che la medicina dell'epoca faceva fatica a comprendere.

Nel 1829 il primo chirurgo dell'ospedale maggiore di Milano, Giuseppe Ferrario, scrive il resoconto di un caso bizzarro in cui si era imbattuto nel 1828.

Il chirurgo Giuseppe Ferrario
Maria Magni è apparentemente una giovane ragazza come tante, denotata da una scarsa voglia di svolgere i pesanti lavori agricoli e vittima di una qualche forma di epilessia che ogni tanto la colpisce. Un giorno, secondo la sua prima versione dei fatti, trova per terra una carta azzurra con all'interno molti aghi d'acciaio; per non perderli la ragazza decide di appuntarli sulla sua camicia. Poche ore dopo la fanciulla è vittima di uno dei suoi attacchi epilettici e cade svenuta a terra. 

Ripresasi dalla crisi sente un profondo dolore sul lato destro del corpo. Gli aghi sono scomparsi e Maria crede che i suoi movimenti convulsi abbiano permesso ai medesimi di infilzarsi all'interno del suo corpo. Inizialmente la donna non fa nulla ma quando il dolore si fa insopportabile decide di recarsi in ospedale. 

Inizialmente i medici sono esitanti sul metodo da usare, sopratutto perché credono che in realtà la donna sia malata di sifilide, e solo con l'intervento del Dottor. Ferrario, inizia la vera cura.

I metodi usati dal chirurgo dimostrano una scienza medica ai primordi, ancora in bilico tra gli antichi metodi di cura (salassi con sanguisughe per esempio) e un approccio razionale e scientifico al problema (bisturi e attenzione al benessere del paziente). Mi ha colpito moltissimo il fatto che Giuseppe Ferrario si rifiuti di mettere degli aghi segnati nel corpo della donna per vedere che direzione avrebbero preso all'interno delle carni della donna, come suggerito da molti suoi colleghi, e da lui rifiutato perché inutilmente doloroso e pericoloso per la paziente. 

"Per non ripetere quanto ogni medico onesto avrebbe risposto a costoro, dirò solo che rifiutati da uomo d'onore tale esperimento inutile, dannoso e immorale"

Una illustrazione della Magni e dei punti in cui vennero trovati gli aghi
Dopo qualche tempo il medico comincia ad accorgersi che la storia propinata dalla ragazza non regge più alla realtà dei fatti. Troppi infatti sono gli aghi estratti dal corpo della ragazza, spesso in condizioni praticamente pari al nuovo, oppure trovati spezzati in varie parti del corpo. Alla fine della cura si raggiunse la ragguardevole cifra di 315 aghi estratti! Ma lo stesso Ferrario afferma che potrebbero essercene ancora molti all'interno del corpo della donna. 

"La Magni prese moltissimi rimedi interni; e nel periodo d'un anno incirca di cura le furono praticati 30 e più salassi assai generosi, applicate 280 e più sanguisughe, eseguite 10 apposizioni di potassa caustica, e fatti più di 300 tagli sulla superficie destra del corpo."

Nel frattempo la fama della donna si espande sempre di più, con moltissima gente che viene a farle visita all'ospedale (una donna secondo le affermazioni della Magni le avrebbe addirittura promesso un posto in una fabbrica tessile), tanto da ottenere il soprannome di "Donna dagli aghi" e la nomea di strega. Fama nata sopratutto dopo l'evento che la vede vomitare degli aghi (anche se ormai il medico ha seri dubbi sul fatto che la donna non abbia ingerito di proposito tali oggetti. Infatti tale situazione non si ripeterà più, visto che la donna rischiò in quella occasione di perdere la propria vita). 

"Una vecchia contadina convalescente, posta nel letto di fianco a quello della Magni, incomincio da qualche giorno a fissarsi in capo che questa era stata stregata, e che poscia era diventata essa stessa una strega in virtù della magia comunicatale dagli aghi. Standole vicina di letto credeva la vecchia di potere ella medesima andare soggetta allo stesso stregamento. Non voleva essere quindi toccata dalla giovane, e nemmeno da me ch'essa pure credeva uno stregone, perché avevo la facoltà di estrarle gli aghi."

Alla fine la donna dopo varie perquisizioni fatte nella sua camera e alcuni giorni passati rinchiusa confessa di essersi auto-inflitta gli aghi nella parte destra del corpo, avendo poi cura di aspettare qualche giorno per fare in modo che le ferite si rimarginassero prima di denunciare la presenza dell'ago.

Lo stile del Ferrario è ricco di dettagli sulla vicenda, quasi un romanzo gotico, con numerose escursioni su fatti e nozioni su casi simili di cui il dottore era venuto a conoscenza nei suoi studi. Oggi probabilmente si avrebbe difficoltà ad accettare un teso che non si fa problemi a descrivere anche i dettagli più scabrosi della vicenda, ma bisogna anche comprendere l'intento istruttivo che probabilmente l'autore si proponeva di svolgere. 

Oggi è difficile comprendere le motivazioni dietro al comportamento della ragazza  (sicuramente abbiamo più strumenti per analizzare il fenomeno). Tanto che alla fine lo stesso Ferrario mette le mani avanti sulle possibili motivazioni dietro al gesto della donna. La donna sostenne di essere stata spinta dalle sue vicine, che tramite questo gesto autolesionistico erano sicure che la ragazza avrebbe ottenuto il favore dei santi martiri, ma è molto probabile che in realtà questa storia fosse stata raccontata per salvare in qualche modo la faccia. Magari dietro al suo gesto c'era la voglia di essere costantemente al centro dell'attenzione o per sfuggire in qualche modo alla magra vita di campagna). Probabilmente la vera risposta non la sapremo mai.  

Questo libro è stato ristampato dal micro editore/alternativo Ex Umbris, che coraggiosamente si propone il nobile ed interessante obbiettivo di recuperare "storie e testi inopportuni, repellenti, imperfetti, sotterranei, attraverso autoproduzioni lente e non convenzionali".

Sicuramente è una casa editrice che seguirò con molto piacere e a cui auguro il miglior successo.

venerdì 5 giugno 2020

L'intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi di Terry Pratchett



Questo libro mi ha piacevolmente stupito non solo per la sua abile rilettura di molti elementi delle fiabe; ma anche per il suo essere un ottimo libro sul tema della crescita, dell'importanza del seguire la propria strada e non farsi inquadrare in ruoli creato da altri, prendersi le proprie responsabilità (anche quando le colpe non sono nostre), combattere per il bene di chi non può farlo ecc.

"- Mi stai ascoltando?
- Sì.
- Bene. Allora... se hai fiducia in te stessa...
- Sì?
- ... e credi nei tuoi sogni...
- Sì?
- ... e segui la tua stella...
- Sì?
- ... verrai sempre e comunque battuta da chi ha passato il proprio tempo a lavorare sodo e studiare, accantonando la pigrizia. Arrivederci."

Tiffany e gli uomini liberi
Tiffany Aching è apparentemente una bambina come tante altre che si occupa delle pecore e del fare il formaggio (anche se molto perspicace ed intelligente). Tiffany però vuole essere molto di più di una semplice contadina. Il problema è che: non è bionda quindi non può essere una principessa, non è un maschio quindi non può essere il prode principe, al massimo visto i suoi capelli bruni potrebbe ambire al ruolo di taglialegna, ma chi ambisce a tale ruolo? In verità Tiffany vorrebbe diventare una strega, non una di quelle stereotipate che si trovano nelle fiabe, ma una strega vera, di quelle che conoscono la verità e aiutano le gente (ed evitare le ingiustizie).

venerdì 29 maggio 2020

Fenomenologia di Diabolik di Andrea Carlo Cappi - Recensione -


Nel 1962 le sorelle Angela e Luciana Giussani portano in edicola un personaggio che ha fatto letteralmente da spartiacque nel modo di fare fumetti in Italia, non più legato ai principi dei buoni ma questa volta eroe dell'altra parte della barricata, quella dei cattivi (anche se con i dovuti distinguo). Diabolik diventerà in breve tempo un fenomeno di massa, tanto da dare sviluppo a tutta una serie di epigoni, tutti legati dalla lettera"K". Scatenando le feroci critiche dell'Italia per bene (arrivando a spingere le creatrici a spostare le avventure di Diabolik in posti immaginari, ma comunque con una certa verosimiglianza con le nostre regioni europee).

Un antieroe nel vero senso del termine, assassino e ladro, ma con una propria etica morale che lo rende paradossalmente superiore alle proprie vittime (che di solito sono criminali o ricchi affaristi della peggiore specie), tanto che spesso le sorelle Giussani si faranno araldi di numerose iniziative morali nelle sue pagine (la lotta con la violenza sulle donne, la pericolosità delle droghe ecc).

mercoledì 27 maggio 2020

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov - Recensione -


Bulgakov ebbe sempre un rapporto difficile con l'elitè culturale sovietica, che spesso censurava i suoi lavori pochi giorni prima della messa in scena, tanto da arrivare a mandare una lettera al governo per chiedere un permesso di emigrare all'estero (cosa ovviamente respinta ma che gli permise di ottenere il favore di Stalin). La prima stesura del romanzo risale al 1928, ma essa venne poi distrutta nel fuoco dallo stesso autore allo notizia dell'imminente censura del suo romanzo per i suoi contenuti cabalistici (un tema che nel romanzo ritornerà). L'autore però non demorde e nel corso della sua vita continuerà a riscrivere e rivedere l'opera (la quarta e definitiva stesura verrà completata dalla terza moglie dopo la morte di Bulgakov nel 1941).

Il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel numero 11 del novembre del 1966 e nel numero 1 del gennaio del 1967 appare, sulla rivista Moskva in una versione censurata del romanzo (che ne decurtata un buon dieci percento del romanzo originale).

Il romanzo dal forte spessore satirico si svolge in due piani temporali diversi. Da una parte si parla della visita a Mosca di Satana nei panni di Woland, un sarcastico professore straniero di occultismo, con la sua assurda compagnia di assistenti (Da Fagotto al mitico e gigantesco gatto Behemot, dal temibile Azazello alla strega Hella). Il loro arrivo porta caos e incredulità nel MASSOLIT, una importante associazione letteraria sovietica, mostrandone tutte le ipocrisie e loro false pretese artistiche (oltre a portare scompiglio in tutta Mosca). L'altra parte del romanzo, che interrompe la parte principale del racconto, si svolge nella Palestina al tempo del procuratore Ponzio Pilato, concentrandosi principalmente sulle vicissitudini di quest'ultimo e del suo rapporto con il predicatore Jeshua Ha-Nozri (Gesù).

lunedì 25 maggio 2020

Il delitto allo stagno dei loti (Serie " I Casi del Giudice Dee") di Robert van Gulik - Recensione -






Ritorniamo a parlare dei casi del Giudice Dee con un racconto breve ambientato tra i romanzi "I delitti del lago cinese" e "Il monastero stregato".

Nel 667 D.C. nella città di Han-yuan il nostro investigatore cinese deve risolvere il caso di un misterioso omicidio di un anziano poeta, ucciso apparentemente senza che l'assassino abbia lasciato il minimo indizio. A complicare ulteriormente le cose c'è il problema della scomparsa di un messo del tesoro imperiale, che stava trasportando alcuni preziosi lingotti d'oro.

Il delitto allo stagno dei loti non spicca tra le avventure del Giudice, ma intrattiene il giusto e ci sono alcuni siparietti comici molto carini (come il giudice Dee che cerca di calmare l'interesse per le donne di un suo aiutante con uno escamotage, che purtroppo finirà invece per riscaldarlo ancora di più).

Mi è piaciuto il fatto che l'assassino si faccia mascherare da un elemento che lui stesso aveva disprezzato, sicuro del fatto che non avrebbe mai rilevato la sua presenza, e che invece come dice lo stesso giudice ha rivelato il suo crimine. Lo status quo viene ristabilito e tutti possono tornare alle loro vite.

Il finale l'ho trovato un po' affrettato ma in sole 27 pagine non credo si potesse chiedere di meglio.

venerdì 22 maggio 2020

Koto ovvero I giovani amanti dell'antica città imperiale di Yasunari Kawabata - Recensione -



Yasunari Kawabata è stato il primo scrittore giapponese ad essere insignito del premio nobel per la letteratura nel 1968. Nato a Osaka nel 1899 e morto probabilmente suicida a Tokyo nel 1972, amico e scopritore letterario di Mishima (secondo Wikipedia il suo tragico gesto sarebbe stato causato del rimorso provato per il suicidio dell'amico). Dallo stile cristallino e dalla cura estrema per il dettaglio, Kawabata ci parla in questo breve romanzo della storie di due donne, dallo stile di vita e livello culturale profondamente diversi, ma legate da un forte legame di sangue. Entrambe vorrebbero approfondire la reciproca conoscenza, ma la disparità sociale e la mancanza di ricordi comuni sono ostacoli troppo grandi per permettere un rapporto stabile.

Kawabata è un autore che non conoscevo, e ho preso questo volume in un mercatino dell'usato spinto dalla curiosità. L'autore si dimostra abile nel tratteggiare la storia, nel mostrare con dovizia di particolari usi e costumi di Kyoto (ma senza dare spiegazioni pesanti o logorroiche).

mercoledì 20 maggio 2020

Gringolandia di Lyn Miller-Lachmann - recensione -


Il Cile è stato a lungo uno dei pochi paesi del Sud America a vantare una lunga epoca di democrazia, situazione poi conclusasi bruscamente dopo l'elezione a capo di Stato di Salvador Allende nel 1970, l'unico presidente di orientamento marxista eletto democraticamente. Purtroppo dopo pochi anni dall'inizio del suo mandato e dopo forti pressioni economiche da parte degli Stati Uniti, il paese divenne soggetto di un colpo di stato organizzato dall'esercito e guidato da Augusto Pinochet (segretamente appoggiato dalla CIA) che porto all'abbattimento di ogni organizzazione democratica, l'istituzione di una dittatura militare e un gravosa recessione economica. Situazione conclusasi solo all'inizio degli anni 90 (e senza che Pinochet pagasse per i propri crimini).

Il presidente Salvador Allende
Molti oppositori politici finirono in carcere, dove furono torturati o addirittura uccisi. Tra di essi c'è il padre del protagonista, Marcelo, che tramite il suo giornale clandestino, Justicia, denunciava i soprusi e i crimini commessi dal regime del dittatore. La sua famiglia è invece costretta a fuggire negli USA per scampare alle persecuzioni, dove hanno cercato faticosamente di ricrearsi una nuova vita. Daniel, il protagonista del romanzo, sta finalmente rimettendo insieme i pezzi della propria esistenza quando suo padre, storpiato nel fisico e nella mente dopo anni di torture subite in prigionia, torna dalla sua famiglia. Il ragazzo dovrà trovare il modo di riavvicinarsi a un genitore vittima di gravi traumi neurologici che l'hanno lasciato semi-paralizzato, costantemente vittima di incubi e dolori a cui riesce a rispondere solo tramortendosi di alcolici, e amareggiato con se stesso perché convinto di non star facendo abbastanza per i suoi amici rimasti in prigione.

mercoledì 13 maggio 2020

La storia di un bardo del potere (ovvero del coraggio) - parte 2

Riprendiamo la trattazione della vita di Robert E. Howard da dove l'avevamo lasciata.

Nel dicembre del 1932 esce sulla rivista Weird Tales il suo personaggio più famoso, Conan il barbaro. Il suo primo racconto, “La fenice sulla spada”, conquista il pubblico e permette una lunga serie di racconti di grande successo presso il medesimo sia all‘epoca che oggi (con tanto di ben 3 film, fumetti e videogiochi a tema. Non mancano poi numerosi epigoni come: DeCamp, Wagner, Leiber, Anderson). Il successo del personaggio non è dovuto solo all’eroe in se, che in parte è più semplificato e addolcito rispetto ai suoi precedessori, ma grazie anche all’elemento esteriore del protagonista.

martedì 12 maggio 2020

La storia di un bardo del potere (ovvero del coraggio) - parte 1



Oggi vorrei parlavi di Robert Ervin Howard padre del genere sword and sorcery (o heroic fantasy), considerato anche uno dei maestri della letteratura dell'orrore e grande interprete del romanzo d'avventura. Purtroppo come accaduto fino a qualche tempo fa con Tolkien la critica e la maggior parte del pubblico ha ancora difficoltà ad approcciarsi alla sua prosa, spesso relegandola a una produzione stereotipata a base di muscolosi eroi e donne in abiti discinti.

Un giovane Howard e famiglia
Robert E. Howard nasce a Peaster, nel Texas, il 22 gennaio del 1906, figlio unico di un medico di campagna, Isaac Mordecai Howard, e di una donna pioniera, Hester Jane Howard, a cui lo scrittore fu per tutta la vita legatissimo. Per gran parte della sua infanzia a causa del lavoro del padre si sposta in varie comunità del paese, prima di stabilirsi definitivamente con la famiglia nella cittadina di Cross Plains, dove passerà il resto della sua vita. Una città basata sul lavoro e con pochi svaghi culturali, che non vede di buon occhio chi non si applica nelle professioni manuali. Di carattere chiuso e fantasioso il giovane Howard subisce le angherie dei bulli del paese, cosa che lo porta a cimentarsi in sport fisici come la boxe in modo da sviluppare un fisico robusto. Nonostante la forte muscolatura Howard ha un carattere instabile e fortemente emotivo, soggetto a attacchi di collera improvvisi e lunghi periodi di depressione. Non aiutò il fatto che i genitori fossero una coppia decisamente male assortita (il padre aveva atteggiamenti tirannici, mentre la madre era iperprotettiva nei suoi confronti).


Sulla destra un Howard in atteggiamenti pirateschi
Insofferente a qualsiasi forma di autorità che limitasse la sua libertà personale trovò difficoltà a completare il suo percorso di studi, infatti abbandona dopo poco tempo il college. Cosa che poi Howard rimpiangerà per il resto della vita, visto che probabilmente un percorso scolastico sarebbe stata una delle poche occasioni dove lo scrittore avrebbe potuto mettere ordine al caos delle sue conoscenze e distaccarsi dall'asfissiante vincolo familiare. Non altrettanta fortuna avrà nell’ambito lavorativo, dove nonostante i vari mestieri intrapresi (barista, fattorino, impiegato…) finisce sempre per abbandonare tutto insofferente dei vincoli lavorativi, complice il fatto di essere convinto fin da ragazzino di potersi mantenere con la propria attività di scrittore.


Una rivista pulp con il racconto "La regina della costa nera" di Howard
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Infatti nel 1925 riesce a vendere la sua prima storia a Weird Tales, “Spear and Fang” (Lancia e Zanna), dopo che il suo stile rozzo e ancora acerbo gli ha negato il mercato delle riviste più celebri dell’epoca. La rivista gli offre un mercato sicuro per la sua produzione letteraria (anche se paga mezzo cents a parola e spesso i compensi arrivano con molto ritardo). Le pulp magazine diventano il mercato principale della produzione howardiana, si trattava di riviste molto economiche e qualitativamente scadenti (il nome infatti deriva dal fatto che la carta utilizzata per stampare le riviste era ricavata dalla polpa del legno), spesso con storie banali e forti stereotipi razziali (richiesti dagli stessi lettori, in modo da approcciarsi più facilmente alla storia). Bisogna dire che Robert si assocerà in modo abbastanza blando a tali tematiche, non disdegnando in più occasioni di usare personaggi di colore o orientali come protagonisti. Howard si lancerà con successo nella stesura di racconti per i più svariati generi: dal fantasy al racconto storico, dalle storie di detective a storie horror a tema lovecraftiano, dai racconti sportivi ai racconti in salsa western (spesso in stile comico), genere in cui si concentrerà nell’ultimo periodo della sua vita in quanto gli permetteva di pagare le dispendiose cure per la malattia della madre.

Solom Kane
Il primo personaggio howardiano di successo è Solomon Kane, che esce sulle pagine di Weird Tales nell’agosto del 1929, con il racconto Ombre Rosse (Red Shadows). Si tratta infatti di un spadaccino puritano che gira il mondo del XVI- XVII secolo per combattere il male in qualsiasi forma esso si presenti, considerando che nella visone dello scrittore l’influsso dell’oscurità spesso si concretizza in forma concreta (vampiri, arpie, demoni), che solo il coraggio indomito del protagonista può affrontare. Un personaggio con una grande fede in Dio che si trasforma in una esigenza, quasi maniacale, di risolvere torti e ingiustizie per il mondo, anche se questi richiedono anni per essere portati a compimento. Dall’altra parte è un personaggio tentennante e perplesso sull’utilità del suo operato, non riscontrabile nei veri puritani (per i quali tutte le risposte venivano da Dio). Per esempio nonostante i vari dubbi non si farà problemi ad usare il bastone regalatagli dallo stregone N’Longa (che poi si rivelerà lo scettro di re Salomone). Emblematico in tal senso è il nome del protagonista che da una parte ricorda proprio Re Salomone, re famoso per la sua giustizia netta, mentre il cognome Kane, nella sua pronuncia inglese ricorda molto Caino, il primo assassino della storia. Un crociato portatore di ordine nel caos (non a casa un suo avversario lo definirà un Sir Galahad), il cui nome suggerisce però la presenza di una colpa irrisolvibile, forse quello che per combattere il male egli stesso è costretto a commettere costantemente peccato. Due racconti da menzionare sono: “I passi nel mausoleo”, in cui Kane, preso prigioniero da degli schiavisti arabi viene portato in un antico mausoleo, e a causa di una loro leggerezza deve affrontare un demone sconfitto tempo prima dal re Salomone. Questo racconto è interessante anche perché mostra uno dei temi cari dello scrittore: il mito delle ciclicità delle epoche e delle civiltà, e di come gli dei amati in qualche punto del tempo finiscano nel corso dei secoli per essere corrotti in entità maligne, spesso risvegliati da una decadente civiltà con le sue azioni scellerate. L’altro racconto di cui vorrei parlarvi è “Il ritorno a casa di Solomon Kane” una struggente poesia dove l’ormai anziano spadaccino tornato al suo paese natio vorrebbe finalmente riposare le sue stanche ossa, ma il vento con le sue promesse di nuove avventure lo spinge di nuovo a partire. Poesia che a mio giudizio spiega bene il vero motivo per cui Solomon Kane agisce, anche se egli non lo ammetterebbe mai, il gusto per l’esplorazione e l'avventura, per andare a vedere cosa c’è oltre l'orizzonte. Un sentimento che l’accomuna con lo stesso Howard, che da sempre rifletterà nei suoi personaggi le sue aspirazioni e malinconie. Probabilmente è grazie a questa ricerca di verosimiglianza nelle storie che i suoi personaggi sembrano ancora oggi vivere di luce propria.

Kull di Valusia
Il 1929 è anche l’anno in cui compare per la prima volta Kull di Valusia, si tratta di un personaggio decisamente molto più cupo rispetto alle produzioni coeve, ottenendo poco successo presso il pubblico, e per questo durante la vita dell’autore solo una manciata di storie verranno pubblicate su Weird Tales (complice il fatto che il 1929 è l’anno della crisi economica e la disillusione definitiva sul sogno americano). Destino negativo dipeso anche dal fatto che il re di Valusia è come Solomon Kane diretta emanazione della psiche dello scrittore. Kull è un barbaro atlantideo che dopo un sofferto e sanguinario cursus honorum di cui sappiamo pochi dettagli, guida una rivolta contro il precedente re Borma e dopo averlo strangolato personalmente con le proprie mani ottiene la corona del regno più potente del suo tempo. La conquista ottenuta si trasforma in breve tempo in una gabbia per il barbaro, che di fronte alla complessità sociale della città e delle sue leggi millenarie si sente soffocare (degna trasfigurazione delle aspirazioni negate dell’autore). Infatti l’immagine a cui è spesso associato è quella del re seduto scompostamente sul trono, con il mento appoggiato su una mano possente, mentre guarda abulico il lento fluire della corte. Però non bisogna farsi ingannare dalla apparenze, per quanto l’energia barbarica e le aspirazioni di libertà di Kull siano frustate dall’assetto cittadino il re è sempre pronto come una tigre ad affrontare il proprio destino (uno degli aspetti più interessanti è proprio vedere come reagirà psicologicamente il barbaro alla nuova minaccia). Anche se le sue aspirazioni sono probabilmente destinate alla sconfitta egli non rinuncia a combattere, convinto come il suo ideatore che il valore di un uomo si riveli nella capacità di sopportare il dolore e nel rialzarsi sempre davanti alle sconfitte (anche se poi Howard non manterrà tale promessa, ma ne riparleremo tra un po’). Racconti degni di menzione sono: “Il teschio del silenzio”, dove lo stregone Raama è riuscito a imprigionare l’essenza stessa del silenzio in un castello a forma di teschio. Ovviamente il re nella sua baldanza fa riaprire le porte e libera il demone, che in breve tempo risucchia ogni genere di suono sulla terra, scatenando follia e terrore nella popolazione. Conscio del suo errore Kull, grazie al suo coraggio e perseveranza, riesce a rinchiudere nuovamente il demone e salvare il mondo. Questo racconto è interessante perché mostra le doti positivi che secondo Howard sono proprie del barbaro (coraggio, volontà, la forza di ribellarsi a un potere considerato assoluto). Il secondo racconto è “Gli specchi di Tuzun Thune”. In questo racconto Kull è preda di una profonda crisi depressiva e per cercare di alleviarla accetta l’invito di una sua misteriosa cortigiana di andare a visitare il potente mago Tuzun Thune, in quale grazie ai suoi specchi magici permette di vedere il passato e il futuro. Le visioni degli specchi sono così ammalianti che il re si perde sempre più in esse e nelle sue cupe riflessioni, tanto da farsi quasi totalmente dissolvere da essi e desiderando d’immergersi definitivamente negli specchi; il tutto mentre il regno in sua assenza cade nel caos e i suoi rivali ne approfittano per tentare di spodestarlo. Solo il provvidenziale aiuto di Brule il lanciere, che distrugge gli specchi permette a Kull di ritornare in se e salvare il regno (con Brule che gli mostra che il potentissimo mago alla fine non era tanto diverso dai comuni essere umani visto che ha tradito il sovrano per denaro). Il regno è salvo ma ormai il re non sarà più lo stesso, qualcosa in lui si è rotto per sempre. Il dubbio si è insinuato nel suo cuore ed egli non potrà più tornare ad essere il barbaro puro di prima, le sue solide certezze si sono trasformate in un singolo riflesso inconsistente delle infinite possibili realtà.

Può capitare di leggere su blog e forum che il personaggio di Kull sarebbe una sorta di bozza per il successivo personaggio di Conan, cosa suggerita dal fatto che la prima storia di Conan, “la fenice sulla spada”, è rimaneggiamento con aggiunta di elementi fantasy di un racconto inedito di Kull “Quest'ascia è il mio scettro!”, cosa molto dubbia per il sottoscritto (anche se ci sono varie teorie che se non vedono una revisione diretta, perlomeno ne denotano una sorta di filiazione). Se effettivamente i precedenti personaggi di Howard sono serviti per affinare le sue abilità di scrittore e indirizzare meglio le sue storie sui gusti dei lettori, bisogna comprendere che nonostante il suo successo nel mercato delle pulp magazine gli editori erano spesso restii a ad accettare i suoi testi che andassero oltre il rodato canovaccio delle loro pubblicazioni, richiedendo spesso pesanti modifiche o rifiutando totalmente le opere proposte. Howard lavorava anche 12-16 ore al giorno per mantenersi e gli editori avevano la cronica abitudine di pagarlo con ritardo. Non era quindi inusuale che lo scrittore cercasse di rivendere le storie rigettate ad altri editori che pensava potessero avere interesse nei suoi scritti se modificate secondo necessità. Non è raro quindi assistere a cambi improvvisi di nome (Steve Harrison) o l’aggiunta di elementi orrifici per venderli a riviste come Weird Tales (Dark Agnes) molto aperte a questo genere di pubblicazioni. Cosa poi paradossalmente continuata dai suoi successori editoriali.

Continua nella seconda parte...

mercoledì 29 aprile 2020

Tex classic n°1 - Il totem misterioso



Tex Willer è una leggenda vivente nel nostro paese, con volumi di vendita che gli americani con i loro prestigiosi supereroi si possono solo sognare. Un fumetto che da più di settant'anni ha conquistato, conquista e probabilmente continuerà a conquistare un enorme platea di lettori (compreso il mio vecchio che fin da ragazzino ha collezionato i volumi di Tex).

Un personaggio che ha fatto del suo carisma (grintoso, ironico, sempre dalla parte dei più deboli e contro ogni sorta di criminali), le ambientazioni  affascinanti che lo vedono coinvolto (praterie, foreste e tutto quello che ha da offrire il suolo americano) e un nugolo di nemici (che spaziano dai comuni criminali, gli indiani, per finire a maghi Voodoo e sette segrete) ne hanno decretato un fascino irresistibile. Un eroe sia per gli indiani (per i quali è Aquila della notte) sia per i bianchi (per i quali è un abilissimo ranger). 

Il cattivone della storia
Tex è nato nel 1948 dalla pena di Giovanni Luigi Bonelli e dalle matite di Aurelio Galleppini. 

Dal 2017 le prime avventure di Tex sono proposte mensilmente e a colori in un nuovo contenitore. Ultimamente la Bonelli per gli eventi legati al Corona virus ha regalato alcuni dei suoi fumetti. Oggi vorrei parlarvi del volume dedicato a Tex Willer.

lunedì 27 aprile 2020

Dark Crystal di Anthony Charles H. Smith - Recensione -



Dark Crystal è uno degli araldi del cinema fantastico per ragazzi degli anni 80 (assieme a pellicole come:"La storia infinita", "Gremlins" e "I goonies"). Un tipo di fare cinema che non aveva paura ad inserire tematiche crude, anche spaventose nelle proprie storie, e che voleva coinvolgere i propri spettatori piuttosto che rassicurare i genitori dei pargoli.

I due protagonisti del film/libro
Jim Henson per la realizzazione del film voleva tornare a fare un cinema più cupo, in modo simile alle fiabe dei Fratelli Grimm, convinto che i bambini dovessero provare un po' di paura. Il film fu uno dei più grandi successi del periodo, osannato da fan e critici

Mille anni fa sul pianeta Thra tutti vivevano in pace e armonia, questo fino a quando i tre soli che ruotavano intorno al pianeta si allinearono infrangendo il Cristallo della verità. I guardiani dell'artefatto, gli UrSkeks, si divisero a loro volta in due entità distinte: Da una parte i Mistici (detti anche urRu), creature buone e connesse alla natura ma incapaci di approcciarsi al mondo reale. Dall'altra gli Skeksis, esseri totalmente devoti al male e che hanno quasi totalmente inaridito il pianeta per la loro sete di potere (arrivando a cercare di sterminare la razza dei Gelfling per paura che potessero distruggere il loro potere). Infatti una profezia afferma che la divisione dei guardiani avrebbe avuto termine quando un prescelto avrebbe riportato allo stato originale il cristallo.

domenica 26 aprile 2020

Carlo H. De' Medici - Due racconti - "I fedeli di Gesù" e "Pianura" - Recensione -



De' Medici è un autore mi ha letteralmente stregato. La Cliquot ha recentemente regalato due racconti di questo autore, si tratta di "I fedeli di Gesù" e "Pianura" che furono pubblicati per la prima volta all'interno del volume "Scrittori giuliani" uscito per la casa editrice triestina Mischemi & C. nel 1935.

Una antologia della forte impronta irredentistica che pero' non si riscontra nei racconti dell'autore. 

Molto interessante la prefazione di Federico Cenci che spiega molto bene alcuni aspetti della personalità di questo scrittore. 

"I fedeli di Gesù" è il racconto per me più bello e riuscito tra quelli proposti, ha un tema centrale uno sguardo cinico e dissacrante della miserie umane, in una lenta e angosciante parabola dalle brutalità umana. In un sottofondo in cui si può notare un sottile stato d'invidia degli umili e della misera esistenza, ma perlomeno felice, ignorante dei grandi dolori della vita, da parte di un intelletto superiore.

Pianura invece, è incentrato sulle influenze esterne del paesaggio che si possono riscontrare nelle persone che vivono in quei territori.

Due racconti da riscoprire e leggere con calma per apprezzare la prosa.  

giovedì 23 aprile 2020

I grandi enigmi di Martin Mystère, detective dell'impossibile


Martin Mystere è stato creato dalla pena di Alfredo Castelli e realizzato graficamente da Giancarlo Alessandrini nel 1982. Un detective che svolge le sue indagini nel campo dell'impossibile: archeologia, antropologia, arte e oggetti inusuali sono il suo campo di azione. Vive a New York, in un appartamento ricco di piccole meraviglie e in compagnia del suo inseparabile amico e socio Java, un neanderthaliano. Le sue avventure riguardano ogni campo dell'impossibile e che la scienza ufficiale non vuole neanche toccare con le pinze.

Il mio primo approccio con la serie di Martin Mystire è stata con la carina serie a cartoni animati (anche se credo dopo la lettura di questo volume che il cartoon si sia preso molte libertà sul tema).

lunedì 20 aprile 2020

Diabolik sottosopra - L'uomo che non sapeva ridere -


Era da molto tempo che non leggevo un volume di Diabolik (anche se ai tempi delle medie ero un suo vorace lettore). Grazie alla pregevole iniziativa della Astorina, che ha regalato alcuni dei suoi volumi per la situazione legata al Cornavirus, ho riletto con piacere alcuni volumi del ladro italiano più famoso del mondo.

Diabolik e la sua incapacità di comprendere le battute
L'uomo che non sapeva ridere è una piacevole parodia ufficiale dei temi classici di Diabolik, esasperati per parodizzarli. Abbiamo quindi un Diabolik talmente serio da non essere in grado comprendere un qualsiasi elemento di comicità e una Eva Kent molto più romantica e sognatrice del solito. Una vittima che brama dalla voglia di essere rapinato e dei criminali pasticcioni ma intraprendenti (uno degli elementi più divertenti del fumetto).

mercoledì 15 aprile 2020

Dellamorte Dellamore di Tiziano Sclavi - Recensione -



Questo periodo di quarantena sta offrendo un sacco di spunti interessanti. Da qualche giorno Tiziano Sclavi ha gratuitamente la possibilità di scaricare il suo romanzo "Dellamorte Dellamore" da tempo fuori stampa.

Un romanzo che mi ha stupito per la sua qualità narrative veramente notevoli. 

Francesco Dellamorte nel film ominimo
Francesco Dellamorte lavora come becchino nel cimitero della piccola cittadina di Buffalora. Un eroe stralunato e cinico, che combatte ogni notte i ritornanti. Infatti nel suo cimitero per qualche strano fenomeno entro sette giorni i neo morti risorgono dalla loro tombe e sorgono in una sorta di non-vita desiderosi di carne umana, ed è compito del nostro protagonista rimandarli nel mondo dei morti. L'unico a fargli compagnia è il ritardato Gnaghi (capace di esprimersi solo attraverso il termine "gna" e le sue sfumature). Nonostante il nostro protagonista sembri un eroe, in realtà un cinico e sociopatico antieroe che non disdegna di portarsi avanti nel lavoro uccidendo i propri compaesani con la stessa pistola con cui elimina gli zombi (che poi per qualche assurda logica non viene mai collegato a tali misfatti).

domenica 5 aprile 2020

Coraline di Neil Gaiman - Recensione -


Neil Gaiman  è un autore di cui ho letto veramente poco, nonostante mi sia ripromesso più volte di leggere qualcosa di suo (anche se ho paura che la mia colonna di libri da leggere prima o poi mi crollerà addosso per quanto è diventata voluminosa ed alta). Visto che a un mercatino dell'usato ho trovato una copia di Coraline a un solo euro, mi sono detto che comunque ho visto fin troppe volte Indiana Jones e il tempio maledetto per non saper evitare una possibile valanga di libri.

Coraline è una bambina curiosa ed intraprendente, che si è appena trasferita con i genitori in una nuova casa che ha strani vicini e ben 14 porte (o meglio la quattordicesima apre verso un muro di mattoni). La vita scorre monotona e senza particolari eventi, con i genitori che svolgono la loro banale vita e non sembrano prestare molta attenzione alla bambina, che come tutti gli spiriti avventurosi vorrebbe una vita più ricca di eventi. un giorno la bambina scopre che la quattordicesima porta porta verso una strana casa dove vive l'altra mamma, un essere simile alla sua vera mamma ma con bottoni al posto degli occhi. Coraline trova lì la famigliola che ha sempre desiderato, premurosa e sempre pronta a giocare, ma non tutto è quello che sembra e il pericolo è sempre in agguato per la bambina.

sabato 4 aprile 2020

L'attimo fuggente - recensione -


Titolo originale: Dead Poets Society
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1989
Durata: 128 min
Genere: commedia, drammatico
Regia: Peter Weir
Soggetto: Tom Schulman

L'attimo fuggente è un di quei film che vanno visto almeno una volta nella vita, una pellicola che ha significato tantissimo per migliaia di persone. L'attimo fuggente è uno di quei pochi film che dopo la visione arricchiscono le spettatore di nuovi elementi, anzi mi spingo a dire che si tratta di un film che andrebbe visto da ogni studente e prof.
i protagonisti del film
La trama si svolge nel 1959 nel rigidissimo e reazionario collegio maschile Welton, dove l'élite del paese viene forgiata. Il professor John Keating, insegnante di letteratura, recentemente trasferito nel collegio ha un approccio originale alla didattica, che vuol portare gli alunni a: Seguire la propria strada, a comprendere la bellezza della poesia e l'essere se stessi e a non omologarsi alla massa.
Lo spirito del film è rappresentato dalla bellissima frase "Carpe diem, cogliete l'attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita" che viene pronunciata dal professore Keating all'inizio del film. Un inno all'aprirsi al mondo, ad apprendere la cultura e sciogliere i vincoli mentali che limitano il nostro pensiero. I protagonisti del film siamo tutti noi: con i nostri dubbi e incertezze, paure e ansie, pressioni esterne e divieti, sogni e desideri (sopratutto nell'età scolastica, dove tale peso è sicuramente più forte visto che si tratta del periodo più delicato e ricco di possibilità in divenire della nostra esistenza).

giovedì 2 aprile 2020

Conan - La cittadella scarlatta - Recensione - Robert E. Howard


Se la prima avventura di Conan ci catapultava nel pieno di un complotto per eliminare il re barbaro, nella seconda Howard spiazza di nuovo il lettore narrando del re Conan nel mezzo... di una battaglia campale dove il nostro eroe esce sconfitto (quando proprio uno pensa di aver capito l'andazzo ecco che quel birbone di Howard ti tira il tappeto sotto i piedi). Questo racconto venne pubblicato per la prima volta nel 1933 sulle pagine di Weird Tales.

Tsotha-lanti disegnato da Frank Brunner
La trama infatti vede Conan partire con soli cinquemila uomini per assistere un regno vicino, ma la presunta richiesta d'aiuto non è altro che un inganno di re Strabone e re Amalrus, che hanno organizzato una imboscata per distruggere lui e il suo esercito. Sconfitto l'esercito aquiloniano i due sovrani vorrebbero eliminare il re di Aquilonia, che stoicamente continua combattere sopra a una collinetta di nemici uccisi dalla sua spada, ma l'oscuro mago Tsotha-lanti, vero padrone di Koth, lo cattura con la sua magia e lo porta nella suo castello. Non avendo ceduto alle lusinghe del mago, il re viene relegato nelle segrete del castello, dove oscure entità si nascondono in attesa di ghermire e torturare l'anima di Conan per l'eternità. Riuscirà il re a trovare la strada per uscire dalla prigione e salvare il suo regno?

lunedì 30 marzo 2020

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie - Recensione -


Dieci piccoli indiani è uno dei massimi capolavori del romanzo giallo, forte di una trama praticamente perfetta e dal suspense riuscita. Un piccolo libro, che si può riuscire a completare in una giornata, dove il tema dell'enigma della camera chiusa viene portato ai massimi livelli. Non sorprende quindi che il capolavoro di Agatha Christie sia uno dei romanzi più venduti di tutti i tempi (oltre 110 milioni di copie).

I protagonisti del romanzo trasposti in una recente miniserie tv
La trama vede Anthony Marston, John Macarthur, Emily Brent, Lawrence Wargrave, William Blore, Edward Armstrong, Philip Lombard e Vera Claythorne venire invitati in una piccola isola da un certo signor Owen, per passare qualche tempo nella sua villa. Arrivati sull'isola il gruppo scopre che del proprietario non c'è traccia e che gli unici abitanti sono i domestici, nonché coniugi Thomas ed Ethel Rogers. Un misterioso messaggio però informa che tutti gli abitanti della villa hanno commesso un grave crimine nel corso della loro vita e che tutti saranno puniti per tale colpa. Perseguitati da un sciocca filastrocca infantile ognuno dei protagonisti dovrà fare i conti con le proprie colpe.

lunedì 23 marzo 2020

...più forte ragazzi! - recensione -


Durata: 115 min (edizione originale)
90 min (edizione ridotta)
Genere: Commedia, Avventura, Azione
Regia: Giuseppe Colizzi
Soggetto: Giuseppe Colizzi, Amedeo Pagani
Sceneggiatura: Giuseppe Colizzi, Amedeo Pagani, Barbara Alberti

I film di Bud Spencer e Terence Hill non sono probabilmente delle gemme del cinema, di quelle che ogni appassionato "vero e puro" deve vedere almeno una volta nella vita, ne offrono sceneggiature o inquadrature di altissimo livello cinematografico, ma nella loro semplicità e bontà sono dei film sempreverdi. Film che possono essere rivisti 100 volte e avranno sempre la capacità di farvi sorridere ed essere ricordati con profondo affetto. Cosa non da poco a mio giudizio.

La trama del film vede le picaresche avventure di due piloti d'areo, Salud e Plata, amici litigiosi e soci alla "pari". Dopo una serie di avventure, compreso un tentativo di truffa per incidente aereo poi sfortunatamente accaduto per davvero, i due organizzano nella giungla un giro di affari che non fa piacere al boss criminale della zona.

domenica 22 marzo 2020

Noi della compagnia dei sogni di Filomena Impicciatore - recensione -



"Cosa potrebbe succedere quando si incontrano un vispo bambino che vuole realizzare i suoi sogni e quelli di coloro che ama, un cervo, un pastore ragazzino, un uomo grosso e muscoloso, uno alto e ossuto e il più anziano dei boscaioli? Inizia questo avvincente viaggio insieme al piccolo Poseidone e lo scoprirai! …“a te, Vita, assegno il compito di custodire gli astri del firmamento. Nel corso dei secoli, chi riuscirà a far incontrare una Stella Alpina con una Stella Marina avrà la possibilità di raggiungere la propria Stella del Cielo e, dall’unione delle tre, potrà ricevere in dono la realizzazione di tutti i suoi sogni. Ma ricorda: se non sarai una guardiana attenta e sensibile, destinerai te stessa a non capire…”.

Noi della compagnia dei sogni è un piccolo libricino che mi è capitato di leggere recentemente grazie alla pregevole iniziativa della casa editrice che ha permesso ai lettori interessati di scaricare in formato pdf (qui il link).

sabato 21 marzo 2020

La città senza cielo di Jean Malaquais - Recensione -


Jean Malaquais nacque come Wladimir Jan Pavel Malacki in Polonia nel 1908, per poi emigrare successivamente in Francia praticando i più disparati mestieri pur di riuscire a mettere qualcosa nello stomaco (il minatore e lo scaricatore per esempio) e passando il resto del tempo alla Bibliothèque Nationale per stare al caldo e per apprendere al meglio la lingua del paese che era diventato la sua nuova patria. Il suo esordio letterario avviene grazie a André Gide che riconosciuto il suo talento letterario lo incoraggiò a dedicarsi alla scrittura. I due si erano incontrati grazie a una lettera furibonda di Malaquais in reazione a un articolo di Gide su una rivista letteraria, dove l'autore si chiedeva se la sua povertà passata avesse avuto un qualche effetto sulla sua prosa, cosa che ovviamente un letterato costantemente al verde come Jean Malaquais non poteva accettare. A nulla servirono le scuse dello scrittore e una lettera con 10 franchi (che jean strappò in mille pezzi e rispedì al mittente). Nel corso della sua vita scriverà pochi romanzi (tre per la precisione), ma elaborati con cura e ricchi di metafore. Nel 1953 pubblica Le Gaffeur, pubblicato in due occasioni in Italia, la prima in versione incompleta come "Il venditore di fumo" e solo recentemente grazie all'editore Cliquot in forma completa con il nome " La città senza cielo". Un romanzo che nonostante sia stato scritto quasi settant'anni fa è oggi più attuale che mai.

martedì 17 marzo 2020

Capitan Sciabola: Il tesoro di Lama Rama - recensione -


Ho sempre avuto la passione per le storie di pirati e quando ho visto su Infinity un film intitolato "Capitan Sciabola" ho deciso di dargli una possibilità a questo strano film ambientato nei caldi mari caraibici ma realizzato nella fredda Norvegia.

Capitan Sciabola (in norvegese Kaptein Sabeltann) è un personaggio che nei paesi scandinavi ha un ottimo successo di pubblico. Pensato inizialmente come spettacolo teatrale per bambini nei primi anni novanta, nel corso del tempo ha ottenuto sempre più successo, portando alla realizzazione di: Serie televisive, cartoni animati e libri a tema. Il film in questione è il penultimo prodotto realizzato e con con un budget di 6.970.000$ è stato il più costoso film norvegese per famiglie mai realizzato.

La trama vede Pinky, un ragazzo orfano, seguire le gesta di Capitan Sciabola e della sua temibile ciurma per i sette mari. Un giorno il capitano scopre la mappa per il favoloso regno di Lama Rama e il suo grandioso tesoro, sarà l'occasione per Pinky per intraprendere una grande avventura e ottenere qualche risposta su chi sia il suo vero padre (anche io se visto il nome di palta che gli ha rifilato lo avrei mandato alla malora).

venerdì 6 marzo 2020

Come si fermò la Terra di Calogero Ciancimino - recensione -


Nel lontano 3000 il mondo ha finalmente trovato pace e prosperità in ogni luogo del pianeta. L'umanità vive in gigantesche città ipertecnologiche, gli stati nazionali sono stati superati, i contatti con i marziani sono frequenti e il lavoro è un orpello quasi totalmente desueto. Il tutto grazie anche all'energia atomica, pulita e praticamente quasi infinita. Purtroppo un giorno, inspiegabilmente, il moto di rotazione della Terra rallenta sempre di più, fino a fermarsi: una parte del mondo cade nel buoi e nella morsa del gelo; l'altra è costantemente bersagliata dal sole e dal calore estremo. Solo una piccola striscia di terreno nella zona crepuscolare è abitabile, scatenando la guerra tra i vari popoli del mondo, che dimenticandosi della loro avanzata cultura sono ricaduti nelle barbarie per prendere con la forza gli ultimi pezzi di terra ancora vivibili.

Calogero Ciancimino nacque a Sciacca (AG) il 14 marzo 1899. Intraprese gli studi umanistici per la volontà del padre di farne un dottore, ma il suo rendimento scolastico si rivelò molto scostante, sopratutto in quanto insofferente della rigida disciplina che vigeva nella scuola. Per punizione, seconda la prefazione al romanzo scritta dal suo editore dopo la morte dell'autore, venne imbarcato dai genitori come mozzo su una nave mercantile diretta nell'America del sud. La nave fece naufragio lungo le coste della Guyana francese e Ciancimino fu uno dei pochi membri dell'equipaggio a sopravvivere. Da quella tragica avventura l'autore sviluppo paradossalmente una grande passione per il mare, tanto da diventare Capitano di lungo corso a 20 anni. La sua carriera come scrittore si può racchiudere nel brevissimo arco di pochi anni (dal 1932 al 1936), ma coronati da un ottimo successo di pubblico; sia come autore singolo, sia collaborando con Luigi Motta (di cui fu anche ghost writer per alcuni dei suoi romanzi). Autore di stampo salgariano, riuscì a crearsi un proprio stile grazie alla sua passione per il genere spionistico e la tecnologia (molti dei suoi romanzi, come il qui presente "Come si fermò la Terra", si possono tranquillamente inserire nel genere della protofantascienza).

sabato 22 febbraio 2020

Sonic - il film - Recensione -


Titolo originale: Sonic the Hedgehog
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Giappone
Anno: 2020
Durata: 99 min
Genere: Azione, Fantascienza, Commedia, Avventura
Regia: Jeff Fowler
Sceneggiatura: Patrick Casey, Josh Miller

Il porcospino blu è stato uno dei simboli degli anni 90 e uno dei massimi esponenti della console war tra Nintendo e Sega, che proprio grazie a Sonic poteva mostrare uno degli aspetti più forti della propria console (un processore a ben 7 mhz). Nel corso del tempo la società giapponese di Tokyo a causa di scelte sbagliate ha perso costantemente quote di mercato (arrivando nel 2001 a chiudere definitivamente il settore console nonostante un ottimo prodotto come il Dreamcast), ma Sonic è rimasto comunque nel cuore di milioni di fans (tanto che nuovi giochi escono per le console delle terze parti). Era logico quindi aspettarsi prima o poi un film tratto dalle sue avventure.

Sonic prima e dopo il cambio di design
Le prime informazioni sul film sono trapelate nel 2013, ma il film è diventato famoso anni dopo nella rete grazie a un trailer che mostrava un Sonic decisamente troppo umanizzato (aveva perfino dei denti umani), causando l'ira dei fans e le pronte scuse della società, che ha corso subito ai ripari slittando la data di uscita del film per rifare il design del personaggio (con un aggravio di costi di circa 5 milioni di dollari). Un evento che potrebbe diventare un tassello fondamentale per i futuri rapporti tra fan e produttori di film.

La trama vede il riccio antropomorfo Sonic venire costretto ad abbandonare il suo pianeta natale a causa di loschi soggetti che vorrebbero sfruttare i suoi poteri e a rifugiarsi sulla Terra grazie agli anelli magici che gli permettono di viaggiare per i mondi. Passano gli anni e Sonic si è ormai abituato alla vita nella cittadina di Green Hills, nel Montana, anche se a causa del pericolo di essere scoperto vive nascosto da tutti, nonostante la sua voglia di farsi degli amici si faccia sempre più forte. Un giorno a causa della sua frustrazione il porcospino blu rilascia per rabbia i suoi poteri scatenando l'attenzione dei politici sulla piccola città e l'arrivo di una strambo scienziato di nome Robotnik.
Baby Sonic



Passiamo alla domanda che ogni fan del porco spino si sta domandando: "Il film di Sonic è un buon film?" La mia risposta è un sì, ma con molte riserve. Parliamoci subito chiaro questo film non è rivolto al fan cresciuto con il Sega Megadrive (anche se non mancano varie strizzatine al mondo dei videogiochi), ma piuttosto si rivolge alle famiglie generiche e al possibile coinvolgimento di nuove generazioni (in una scena Sonic fa un balletto alla Fortnite). L'idea in se non è male ma non è applicata benissimo, tanto che non mancano salti logici e stiracchiature varie durante la pellicola. Sopratutto manca una cuore pulsante in un progetto che invece sembra un freddo robot del dottor Eggman.

Jim Carrey ci sta alla grande come Robotnik
Si tratta di un buddie movie tra un porcospino e il suo amico umano eseguito bene ma senza guizzi di originalità (il vecchiotto film di Super Mario non era fedelissimo al videogioco ma non mancava di originalità. Questo film invece è decisamente fin troppo generico). Anche i possibili usi dei poteri di Sonic portano a scene riusate più volte (comprese una determinata tipologia da sempre associata alla velocità). Non mancano scene di umorismo di bassa lega con peti e battutine varie.

Sonic e Robotnik sono caratterizzati abbastanza bene e hanno un percorso di crescita semplice ma azzeccato, sopratutto lo scienziato pazzo è divertentissimo da vedere grazie a un Jim Carrey semplicemente perfetto per il ruolo. La cosa che mi ha colpito molto è che entrambi i personaggi in questo film sono ancora lontani dalla piena maturità. Sonic è per esempio molto lontano dalla figura eroica e carismatica che conosciamo, spesso è ancora infantile nelle scelte e dubbioso nelle azioni, solo alla fine entrambe le figure cominceranno a diventare più simili alle loro controparti videoludiche.

Tom Wachowski, il compagno di Sonic durante la pellicola, è un personaggio che fa il suo onesto lavoro da bravo poliziotto

Questa gag era decisamente carina
Mi è piaciuto molto l'idea di usare gli anelli di Sonic come una sorta di strumento magico per attraversare i mondi (un gradito omaggio a uno degli elementi più iconici del personaggio). La scena iniziale con la tartaruga è decisamente molto carina e divertente.

La soundtrack è decisamente orecchiabile, ma risente molto del periodo nostalgico anni 80 che stiamo vivendo ultimamente.

A mio giudizio la scelta di fare un film live action non ripaga tantissimo e sarebbe stato meglio realizzare un film totalmente in animazione. Sopratutto perché la componente "umana" non ha per la gran parte molto da dire e fa quasi solo colore sullo sfondo.

Si vede che l'intenzione è quella di continuare il brand con nuovi film come fanno comprendere alcune scene del film (vi consiglio di rimanere in sala durante i credits in quanto siamo pieno territorio Marvel style).

In definitiva un film discreto, ma senza un forte elemento di fondo, che intrattiene ma che dopo due giorni dalla visione probabilmente non ricorderete nulla.