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lunedì 7 dicembre 2020

Green Book - Recensione -

Lingua originale: inglese, italiano
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2018
Durata: 130 min
Genere: biografico, commedia, drammatico, musicale
Regia    Peter Farrelly
Sceneggiatura: Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallelonga 

Scovato per caso durante una ricerca su un noto servizio di streaming Green Book si è rivelato una piacevole scoperta. Il film è un viaggio on the road nell'America degli anni sessanta, un paese ancora con profonde lacerazioni politiche e culturali (alcune ancora oggi non risolte), sopratutto per quanto i rapporti con il prossimo. 

Tony Lip, è un disoccupato italo-americano, che a causa di necessità economiche si ritrova ad accettare un posto come autista e tuttofare per Don Shirley, un pianista di colore, durante la sua tournée negli stati del profondo sud americano. 

giovedì 15 agosto 2019

Il mondo intero (The Whole Wide World) - Recensione -


Titolo originale: The Whole Wide World
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1996
Durata: 111 min
Genere: drammatico, biografico
Regia: Dan Ireland
Soggetto: Novalyne Price Ellis
Sceneggiatura: Michael Scott Myers

Chi segue da tempo il blog sa della mia sconfinata ammirazione per lo scrittore texano Robert E. Howard, uno dei massimi esponenti della narrativa pulp, creatore di tanti incredibili personaggi denotati da un fascino irresistibile (da quelli più famosi come il barbaro Conan e il puritano Solomon Kane, a quelli più sconosciuti ma non meno interessanti come Bran Mak Morn o Dark Agnes). Un cantore dell'avventura e del coraggio che metteva molto di se nei suoi personaggi (un po' come il nostrano Emilio Salgari, che ne condivide anche un similare tragico epilogo). Un gigante della scrittura ma tormentato dai suoi demoni interiori, vittima ricorrente di depressioni e malinconie. La sua prosa ha ispirato decine di scrittori, ben quattro film sono stati tratti dalle storie dei suoi personaggi, ma con l'aumentare della sua fama sono sorte varie leggende intorno alla sua figura, non tutte veritiere. Per fortuna in nostro soccorso viene pubblicato il libro di Novalyne Price Ellis (intitolato "One Who Walked Alone"), una donna che aveva conosciuto in vita Robert e che per un certo periodo fu al centro di un complesso rapporto affettivo che sfociò in un quasi rapporto amoroso. Proprio dal suo libro Vincent D'Onofrio decise di trarre un film in cui prese il ruolo di produttore e attore protagonista.

martedì 14 maggio 2019

Stanlio & Ollio (2018) - Recensione -


Titolo originale: Stan & Ollie
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito, Canada
Anno: 2018
Durata: 98 min
Genere: biografico, commedia, drammatico
Regia: Jon S. Baird
Soggetto dal libro di 'A.J.' Marriot
Sceneggiatura: Jeff Pope

Stanlio e Ollio sono due dei più grandi comici di tutti i tempi, dotati di un umorismo semplice ma non banale, comicità di classe e mai volgare. Erano l'incarnazione della sempre verde coppia composta da: uno stupido irrecuperabile ma in realtà molto più intelligente di quello che si direbbe e del suo compagno, che si crede il più intelligente e furbo della coppia, ma che in realtà è più svampito del suo compagno. Una coppia comica talmente riuscita da essere conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. 

La vita dei due comici per quanto ricca di successi e soddisfazioni in campo professionale non è mai stata facile. Stan Laurel era la mente creativa del duo e molte scene presenti nei loro film devono molto della loro riuscita al suo costante lavoro dietro alle scene (tanto che negli anni della televisione Stan si dispiacesse del fatto che la pubblicità spezzasse irrimediabilmente il ritmo delle comiche), cosa non molto gradita da Hal Roach che non gradiva intromissioni nei suoi progetti. Oliver Hardy era invece un ottimo attore ma appena finivano le riprese scappava per coltivare le sue passioni (il golf, le scommesse e le donne) che lo lasciavano in breve tempo pieno di debiti e con gli alimenti delle ex mogli da pagare. Quello che però gli faceva più dividere era il loro contratto con il produttore Roach, un vero e proprio contratto capestro, dove la coppia non aveva nessuna partecipazione nei guadagni del film (o dei diritti annessi) ma riceva un semplice compenso da stabilire ad ogni contratto (e Roach poteva licenziare liberamente una delle parti senza particolari ostacoli).

venerdì 22 febbraio 2019

Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità - Recensione -


Titolo originale: At Eternity's Gate
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Francia
Anno: 2018
Durata: 110 min
Genere: biografico, drammatico
Regia: Julian Schnabel
Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Julian Schnabel, Louise Kugelberg


Van Gogh è uno dei pittori espressionisti più famosi al mondo, le sue opere sono ricordate e omaggiate ovunque ma quando si cerca di scoprire l'uomo dietro all'artista le cose si fanno molto più difficili (al massimo ci ricordiamo del famoso taglio dell'orecchio e poco altro). Julian Schnabel famoso pittore contemporaneo dedicatesi a partire dagli anni 90 alla cinepresa, con un proprio stile molto personale, e a tratti in controtendenza al concetto di cinema tradizionale si è imbarcato nell'impresa di dare la propria versione sul pittore. Lo stesso suo film si può definire una propria visione dell'artista fiammingo più che una corretta biografia, arrivando ad andare controcorrente accettando una teoria sulla morte del pittore non approvata dagli storici.  

Van Gogh era un pittore decisamente particolare visto che inizialmente i suoi passi si rivolgono verso la carriera di predicatore (andò a predicare nelle miniere belghe), dotato di una profonda cultura sia religiosa che laica (sapeva parlare perfettamente l'olandese, il francese e l'inglese). Arrivato a Parigi ricevette la propria epifania artistica quando in una mostra ebbe la possibilità di vedere alcune stampe giapponesi, che con i loro forti contrasti cromatici lo conquistarono. Van Gogh diverrà un vero e proprio artista maledetto, dotato di una capacità incredibile ma mai compresa dai suoi contemporanei (tranne forse dal suo amato fratello Théo), costellando la sua carriera di tantissimi quadri. Basti solo pensare che nel soggiorno a Arles ne realizzerà duecento tra disegni e acquarelli, ma senza mai ottenere il riconoscimento agognato (in vita riuscirà a vendere un solo quadro a una sorella di un suo amico un anno prima di morire).

martedì 27 novembre 2018

Ed Wood - Recensione


Anno: 1994
Durata: 127 min
Dati tecnici: B/N
Genere: biografico, commedia, drammatico
Regia: Tim Burton
Soggetto: Rudolph Grey (romanzo)
Sceneggiatura: Scott Alexander, Larry Karaszewski

Considerato ingiustamente il peggior regista di sempre Ed Wood ebbe una esistenza sfortunata afflitta anche da gravi problemi di alcolismo (nonché l'attrazione per l'intimo femminile che indossava spesso). Grande appassionato di cinema non riuscì mai a sfondare in quel mondo, ma continuò a sfornare pellicole per passione, spesso grazie all'aiuto di attori altrettanto sfortunati come Bela Lugosi. La sua figura colpi positivamente il regista Tim Burton che rimase profondamente impressionato dal profondo amore per la settima arte del suo sfortunato collega.

lunedì 22 gennaio 2018

L'ora più buia - Recensione -


Titolo originale: Darkest Hour
Paese di produzione: Regno Unito
Anno: 2017
Durata: 114 min
Genere: biografico, drammatico, storico, guerra
Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Anthony McCarten

1940, la situazione per gli alleati dopo le sfolgoranti vittorie dell'asse in Polonia, Danimarca e Belgio si fa sempre più critica, neanche l'esercito francese considerato fino a quel momento la forza armata più forte del mondo è capace di arginare la macchina bellica nazista, anzi gli eserciti alleati rischiano di essere annientati a Dunkerque. Nel frattempo in Gran Bretagna dopo le dimissioni di Neville Chamberlain diventa Primo Ministro Winston Churchill, un uomo con una pessima fama e un altrettanto pessimo carattere, ma sarà proprio la sua ostinazione a dare la carica a una disillusa popolazione per ritrovare il riscatto e salvare con una operazione senza precedenti i 300.000 uomini dell'esercito inglese impegnati a Dunkerque.

mercoledì 13 aprile 2016

Race - Il colore della vittoria - Recensione -

Paese di produzione: Canada, Germania, Francia
Anno: 2016
Durata: 134 min
Genere: drammatico, biografico, sportivo
Regia: Stephen Hopkins
Sceneggiatura: Joe Shrapnel, Anna Waterhouse


Visto che in questi giorni ci sono i cinema days ne ho approfittato per vedere qualche film. Se ne avete la possibilità vi consiglio di cogliere l'occasione.


Nel 1936 a Berlino stanno per svolgersi le undicesimi olimpiadi; mentre il mondo sportivo è dilaniato dal dilemma se partecipare ai giochi organizzati da un governo dittatoriale e xenofobo, Jesse Owens, giovane corridore di colore decide di partecipare alle olimpiadi per dimostrare che lo sport può vincere anche sull'odio razziale.