lunedì 3 maggio 2021

Thunder (1983) - Recensione - Quando l'Italia non aveva paura di imitare i grandi

Anno: 1983
Durata: 86 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker Jr
Sceneggiatura: David Parker Jr, Larry Ludman
Produttore: Fabrizio De Angelis

Tra gli anni 60 e la fine degli anni 80 il cinema nostrano prende costantemente "ispirazione" dai grandi successi americani per realizzare film che possano appagare la sete di avventura e mistero di tutti gli appassionati di film (in special modo action e fantascienza, che in quel periodo vanno per la maggiore). Si tratta di pellicole che molto spesso erano fatte con mezzi limitati, in fretta e furia in pochi giorni di riprese, con attori letteralmente tirati su dai bar vicini a Cinecittà e con budget molto risicati. La qualità generale era quindi molto bassa, e nei fatti ormai quasi nessuno ricorda più questi film dozzinali ma fatti con il cuore (molto più comodo e chic ricordare sempre e solo Fellini, Leone, Pasolini e qualche altro regista da tripla AAA e di cui non si è visto neanche mezzo film) e soprattutto con una vitalità e una voglia di osare che il cinema italiano di oggi si sogna.

Mr Anonimo si presenta con un carico di film

Mr Anonimo che mi aveva già consigliato i film Angry Joe Bass e Un magnifico ceffo da galera si è ripresentato recentemente con un nuovo carico di meraviglie, tra le quali ho scelto questa trilogia nostrana che pur tra mille difetti riesce in questo primo capitolo a non far rimpiangere la saga originale con Stallone. 

Thunder, un giovane pellerossa, ritorna a casa dopo un periodo di lontananza scoprendo che durante la sua assenza un gruppo di operai sta distruggendo il cimitero della sua tribù per costruire un osservatorio nonostante la presenza di un trattato, firmato decenni prima dal nonno di Thunder con il governo americano, che sancisse che quelle terre sono di loro proprietà. Trattenendo la rabbia per i soprusi subiti il ragazzo cerca di usare dei mezzi civili per ottenere giustizia ma sia la banca (che finanzia i lavori) che lo sceriffo locale lo sbattono fuori senza neanche ascoltarlo, intimandoli di non impicciarsi ulteriormente in queste faccende. Poi mentre sta ritornando a casa, Thunder, viene aggredito da un gruppo di operai con i quali si era precedentemente scontrato per la distruzione dei luoghi sacri e che adesso vogliono vendetta. Neanche questa volta il ragazzo indiano ottiene giustizia dalla polizia locale, che tra razzismo malcelato e fastidio per le richieste di Thunder, finiscono per decidere di arrestarlo abusando del loro potere. 


Il nostro eroe cerca di dimostrare pacificamente i propri diritti.
L'indiano riesce a scappare e, dopo aver rubato un arco e delle frecce, scatena una guerra privata tra le montagne del suo paese riuscendo a mettere in scacco le forze locali e ottenendo l'appoggio dell'opinione pubblica. Diventando grazie a una radio locale un eroe per gli oppressi di tutto il paese. La situazione però con il passare del tempo degenera sempre di più fino alla conclusione esplosiva.

Non sono solito parlare molto della musica nei film (sono un completo ignorante in questo settore e ho sempre paura di sparare qualche stupidaggine) ma la canzone con cui si apre il film, "Arizona Mountain", mi ha veramente colpito con il suo stile prettamente western e sono giorni che la fischietto. Una traccia che con queste arie malinconie e amare mentre scorrono i fantastici paesaggi dell'Arizona è perfettamente adatta a questo film. 

Ammetto la mia scarsa conoscenza su i costumi indiani ma non credo usassero lapidi per le sepolture.
Thunder è impersonato dal perennemente cupo Marc Gregory, nome che in realtà nasconde l'italianissimo Marco Di Gregorio (era usanza comune all'epoca usare nomi anglofoni per accattivarsi i favori dei mercati esteri), che nonostante una recitazione decisamente legnosa riesce grazie alle sue caratteristiche fisiche a risultare un personaggio credibile nel contesto della storia. Il buon Di Gregorio è anche il simbolo del cinema action italiano degli anni 80, visto che sulla soglia di diventare un attore di successo abbandonò improvvisamente il mondo del cinema e di lui si sono persero completamente le tracce dopo il 1989 (anno del suo ultimo film). 

Thunder va a caccia di elicotteri
Il film di Larry Ludman (Fabrizio De Angelis) nonostante il contesto di redsploitation è ricalcato sullo stile del fratello maggiore Rambo, copiandolo in molti elementi ma riuscendo a crearsi una propria identità unica e originale. Certo non siano di fronte alla complessità psicologica del film di Stallone, le motivazioni dell'eroe sono trattate giusto quel poco che serve per mettere in moto gli eventi, ma Thunder recupera lo svantaggio puntando tutto su azione e esplosioni, in un livello davvero inusuale per una produzione italiana (tanto dare il piacevole effetto di una opera quasi sullo stesso livello di una americana). 

I personaggi sono scolpiti con l'accetta, la divisione tra buoni e cattivi è manichea, la trama non brilla per originalità o complessità ma ho trovato Thunder un buon film. Non è di certo un capolavoro ma De Angelis sa giocare bene le proprie carte, grazie anche alle riprese fatte nel deserto dell'Arizona e un tema sul razzismo di cui è vittima l'indiano che per quanto poco sviluppato riesce a far parteggiare ancora di più per il protagonista. Poi vogliamo mettere che Thunder tiene in scacco le forze di polizia usando solo la sua conoscenza del territorio e un sempre affascinante arco? Che sia una sottile riflessione tra l'eterno scontro tra le popolazioni nomadi viste come pure contro le corrotte popolazioni stanziali? Probabilmente no ma mi piace pensarlo.

Thunder: Peste! Fermo o ti apro una finestra nella carcassa! ... Scusa ma a volte mi piace citare mio nonno.
Sarà un dettaglio buttato così usando il primo nome figo da indiano che hanno trovato, ma il nonno di Thunder si chiamava "Aquila della Notte", e chiunque conosca un minimo i fumetti Bonelli sa che c'è un solo personaggio che possa fregiarsi di tale titolo. Se fosse vero Rambo può solo allacciare le scarpe al nostrano pellerossa.   

Questo sì è risolvere alla radice il problema della polizia corrotta
Il film ha poi delle piccole scenette comiche che danno una marcia in più alla pellicola. Per esempio il nostro eroe che mentre sta mettendo a ferro e fuoco la città con un bulldozer, per farsi beffe della banca finanziatrice dei lavori d'inizio della storia le scarica un maiale morto all'entrata. Oppure il fatto che nonostante sia presente un "pericoloso criminale" le forze dell'ordine sono più prese dalla partita di football che dalla caccia all'uomo, tanto da non accorgersi della varie frecce che il nostro eroe tira ai loro mezzi.

Il finale è forzatissimo, tanto che sembra che tutti per quieto vivere o più semplicemente perché stufi di tutto il casino facciano improvvisamente finta che Thunder sia morto e gli lasciano campo libero per scappare (o forse avevano finito tutti i soldi del budget). Veramente pessimo. 

In definitiva Thunder è un prodotto di basso livello, sarebbe inutile negare l'elefante nella stanza, ma devo dire che il film riesce a sfruttare al meglio i propri pregi e a realizzare un film che si lascia guardare ben volentieri. Soprattutto non è la classica scopiazzatura di tanti altri film dello stesso periodo e nazionalità ma ha una propria identità, non originalissima vero, ma lo consiglio vivamente.

5 commenti:

  1. Beh come hai detto tu all'inizio questi film sono spesso fatti con pochi mezzi, attori improvvisati e trame spesso riciclate o plagiate.
    Certo oggi giorno sono un pò dimenticati ma per gli appassionati del genere di serie B.
    Beh comunque ammettiamolo la volontà e lo sforzo c'erano se poi non è andata .....

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    1. Erano film nella maggior parte dei casi bruttini ma pensando a cosa esce oggi in Italia rimpiango spesso questo genere di attività.

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  2. Gregory me lo ricordo in almeno un altro film, un pezzotto di "1997: Fuga da new York" nel quale il governo e i militari, per arginare la criminalità di quel quartiere cercavano di distruggere il Bronx ammazzandone tutti gli abitanti (SIC). E' vero, erano film di serie Z però li rimpiango anche io, almeno non si trattava delle insulse commediole dalle trame ultrafotocopiate.

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    1. Vero, era anche lì.

      Diciamo che pur nel tentativo di copiare il cugino americano si aveva voglia di osare e dare la propria versione alla storia.

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  3. Ehilà Silver, sono io, Anonimo! A proposito, grazie per l'identickit con Mister X de "L'uomo Tigre" (non il mio personaggio preferito ma, quanto mai apropriato per una presenza sinistra esfuggente come la mia).
    Beh, che dire... ancora una volta hai fatto un ottimo lavoro di recensione, non vedo l'ora di vedere le prossime dedicate agli altri due capitoli della saga ;)
    E buona anche la tua piccola retrospettiva sul cinema di genere nostrano di quei tempi che, è vero, malgrado pochi soldi, inesperienza, cast non sempre all'altezza, sceneggiature raffazzonate e tempi stretti si trattava comunque di pellicole d'intrattenimento oneste e genuine dotati di un vero animo da pioniere (o da guerriero navajo, in questo caso XD). Comunque non è mica vero che NESSUNO si ricorda più di questi film, ne è la prova il fatto che esistanto tanti siti, blog, forum e caricamenti vi video inerenti in varie linguie e con i più svariati commenti (in tutte le lingue) a farci capire che una gran bella fetta di fans (nel bene o nel male) questi prodottini l'hanno conquistata (soprattutto all'estero). In oltre, se è vero che molti erano lavori di livello quasi infimo, tanti altri invece erano di qualità sorprendentemente buona, raggiungendo per lo meno il livello di dignitosissimi B-Movies; tra questi titoli vorrei ricordare film come "Il giustiziere della strada", "Vendetta dal futuro", "1990 - I guerrieri del Bronx", "Colpi di luce" e altri di cui mi sfugge il titolo... Sicuramente i migliori artigiani in siffatti generi erano gli inossidabili Joe D'Amato, Enzo G. Castellari, Sergio Martino, Antonio Margheriti, Umberto lenzi, e si, anche i due simpatici pasticcioni Bruno Mattei e Claudio Fragasso, perchè no... Dopotutto il Claudione nazione è autore di quella splendida perla trash che risponde a nome di "Toll 2", un caso di film talmente sbagliato da venire fuori bene , e conquistare menti e cuori di una vastissima fetta di pubblico (almeno in America dove ancora si tengono convention con tanto di proiezione).
    Diciamo che questo Thunder rientra in una dimensione da film di serie C abbastanza discreta (quindi non da condannare agli abissi della Z), ed è soprendente come DeAngelis, malgrado la sua idea fosse quella di fare una rilettura di Rambo in chiave western moderna con l'indiano protagonista, finisca invece a realizzare una pellicola di purissima redsploitation in maniera quasi involontaria; i topoi ci sono praticamente tutti (protagonista solitario contro un sistema corrotto e arrogante; un parente caro ucciso QUASi per sbaglio; un tentativo di violenza carnale; ed escalation di violenza finale) e riesce a conferire al film un'autonomia ancora maggiore dal gemello Stalloniano (e, come vedrai, la pellicola di Stallone ha forse più di un debito, nella struttura, con il sottogenere Redsploitation di quanto tu non pensi), malgrado, come hai detto tu, varie sequenza copiate ai limiti del plagio (per quanto di pregevole fatture e fatte bene). Piacevole anche ci si sia andati direttamente sul posto in Arizona a girare il tutto, invece di tentare di riprodurre una moderna America magari in terra spagnola che, se con i western funzionava, in questo caso avrebbe saputo troppo di finto ed avrebbe aumentato l'aura trash.
    Comunque, mi fa proprio piacere che tu prenda molto sul serio le mie segnalazioni e dedichi del tempo per realizzarne queste ddeliziose rensione, torno a ripewterlo, non vedo l'ora di leggere la prossima, e non temere... presto ti suggerirò altri titoli a temas ;)
    Ciao

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