sabato 12 agosto 2017

Lupin III prima serie manga - recensione -


La serie originale era formata da 94 capitoli e fu pubblicata dal 10 agosto 1967 al 22 maggio 1969 sulle pagine della rivista Weekly Manga Action, pubblicata dalla Futabasha. Due anni dopo, nel 1971, Monkey Punch riprese la serie aggiungendo 36 nuovi capitoli indicati come Rupan Sansei - Shin bōken (ルパン三世・新冒険? lett. "Lupin III - Nuove avventure") e stampati tra il 12 agosto 1971 e il 27 aprile 1972 sempre sulla stessa rivista.

In Italia il manga è stato pubblicati prima dalla Star Comics con l'etichetta "Orion" in 13 volumi dal settembre 2002 al settembre 2003. In totale sono statai stampati solo 120 capitoli, alcuni dei quali riuniti in un unico capitolo o numerati diversamente rispetto alle pubblicazioni originali. In totale i capitoli italiani sono 109 secondo l'edizione giappone più l'extra. Planet Manga ha ristampato la serie in 15 volumi (includendo anche le storie saltate dalla Star Comics).

Ero molto curioso di leggere il manga di Lupin III, da cui sarebbe nata la stermina produzione che ancora oggi vede protagonista il nostro ladro gentiluomo. Arrivato al quindicesimo volume posso dire che ci troviamo di fronte a un manga vivace e divertente, e che vale tutti i soldi spesi per i volumi.

I disegni sono inizialmente abbastanza grezzi e frettolosi, ma non bisogna dimenticare che Lupin fu un manga letteralmente partito in corsa (Monkey Punch si ritrovò a creare il proprio fumetto pagina per pagina, senza nessuna bozza o scaletta per le storie), comunque nel corso della serie il disegno migliora molto con tratti più dolci e più dettagliati.

Spesso questo manga raggiunge vette
di surrealismo incredibili.
Nel manga sono presenti molte scene di violenza o erotiche ma sono sempre disegnati in modo molto caricaturali e slapstick, per questo non si può mai parlare di disegni volgari o pornografici. Nel manga non c'è una netta contrapposizione tra bene e male, Lupin è un ladro che non esista a uccidere se costretto, ma dimostra più volte di avere anche uno spirito cavalleresco (per esempio nei capitoli 98-99 "il kanjincho di Lupin" non esita a mettere più volte a repentaglio la sua vita per mettere in salvo Sonya, la cui famiglia è stata sempre aiutata dalla famiglia Lupin, in modo che sfuggire alla CIA) che lo rende superiore alla massa dei criminali comuni, anche se non si dimostra uno stinco di santo per quanto riguarda la sua vorace passione per le donne. Un personaggio mosso dalla voglia di mettersi costantemente in prova con sfide impossibili e a cui il denaro ormai importa pochissimo (di fatto tutti i suoi rifugi sono letteralmente foderati di denaro). Quello che colpisce è il forte senso d'avventura che si sente durante la lettura, Lupin è coinvolto in decine di avventure al limite della realtà o del possibile, quindi non mancano storie che coinvolgono esseri invisibili o dotati di poteri apparentemente paranormali, o semplicemente bizzarri. C'è anche una buona dose di sperimentazione, con capitoli disegnati come se fossero girati in prima persona o uno stesso capitoli ridisegnato più volte con stili narrativi diversi.

Molti dei capitoli del manga sono stati poi trasposti in animazione nelle prime due serie anime (per esempio Pycal nella prima serie e Lupin in stile Dottor Jekyll e Mr hyde nella seconda serie).

Ouch!
Sicuramente un punto in cui il manga diverge molto dalle varie trasposizione anime è il fatto che i comprimari/amici del ladro gentiluomo hanno un ruolo molto più limitato e accessorio che quanto visto in tv, anche se mantengono a grandi linee la craterizzazione che si vede in tv. Sopratutto Goemon e Jigen si riducono spesso a semplici macchiette per sketch comici e appaiono solo ogni tanto nelle storie senza però avere mai un ruolo chiave nello sviluppo della storia (tanto da essergli costantemente inferiori). Sicuramente più interessanti sono i personaggi di Fujiko Mine e l'ispettore Zenigata,  la prima dimostra in questo fumetto di essere una degna avversaria per il ladro gentiluomo, tanto da essere l'unica donna che Lupin abbia mai veramente amato, e che non basa come accade spesso nei vari prodotti anime sul suo "charme" per raggirare ogni volta un allupato Lupin (anche se accade spesso che usi la sua astuzia femminile per raggirare Lupin). Zenigata si dimostra spesso un osso duro per Lupin e uno dei pochi avversari per cui mostri rispetto, meno gigionesco e maldestro della serie tv, anche se anche lui ogni tanto prenderà diverse cantonate. Molto interessante il rapporto di rivalità che si instaura tra i due, fatto di continue sfide, dove non sempre il ladro gentiluomo ha la meglio.

Il primo incontro tra
Lupin e Goemon
Nel manga si nota come Lupin abbia a suo seguito un numero enorme di uomini rispetto a quanto siamo abituati a vedere nell'anime, all'incirca  30.000 uomini sempre pronti per eseguire i suoi ordini tra scienziati, tecnici, infiltrati in varie organizzazioni governative e non. Un Arsenio Lupin molto interessato alla tecnologia e alla chimica, visto l'ampio uso di apparecchi elettronici futuristici o l'uso di vari prodotti chimici per assumere le sembianze delle proprie vittime per eseguire i suoi colpi.  Con tanto di di vari covi segreti in cui nascondere la refurtiva sparsi per il Giappone (uno è nascosto addirittura dentro alla residenza dell'imperatore del Giappone), con tanto di trappole, tesori e macchinari super tecnologici al loro interno.

Punto forte del manga di Monkey Punch sono le storie che ci propone su Lupin, sempre frenetiche e dall'alto tasso di sfida (e che Lupin riesce sempre in un modo o nell'altro a superare), ricche di colpi di scena e di donne sexy, cosa che ho personalmente adorato. Una narrazione molto veloce grazie alle battute ad effetto e colpi di scena sempre azzeccati. Bisogna dire però che molto spesso per l'autore è più interessante la sfida in se che lo sviluppo di una trama lineare o perlomeno coerente, quindi caratterizzato da uno stile molto episodico e senza un chiaro sviluppo orizzontale. Non si può infatti non notare come l'autore ami giocare con i propri personaggi, riproponendoli in situazioni o eventi diversissimi tra loro (sia per quanto riguardo il luogo o il tempo delle avventure), per il semplice di gusto di far vivere ai propri personaggi e a noi lettori nuove e sempre diverse avventure. Non mancano spunti interessanti sulla famiglia Lupin, sopratutto sul rapporto che hanno Lupin I, Lupin II e il famoso impero dei Lupin con il nostro protagonista, ma come detto prima bisogna sempre prendere con le pinze questi dati perché Monkey Punch continua costantemente a cambiare le carte in tavola. Molto carino il fatto che Lupin & Co. siano a conoscenza di essere all'interno del fumetto e spesso rompano la quarta parete per esprime pareri poco lusinghieri sul loro autore.



Il disegno Kazuhiko Katō riprende molto lo stile americano del tempo (sopratutto dei fumettisti della rivista MAD) con corpi maschili slanciati e molto caricaturali e donne dalle forme prorompenti.

Jigen nel manga

L'edizione Planet Manga è una buona edizione per chi si accinga nella scoperta del Lupin come inteso da Monkey Punch. Gli unici difetti che possono biasimarli sono:


  1. Delle copertine veramente brutte (sono le più brutte che io abbia mai visto nella mia vita) tanto che usare delle vignette interne in un effetto simil patchwork avrebbe dato effetti migliori.
Non se ne salva una

  1. Uno pessima scannerizzazione delle pagine a colori presenti nell'edizione originale giapponese che nell'edizione italiana diventano rettangoli di un nero quasi assoluto con ogni tanto un ballon che spunta dal nulla (rendendo spesso difficile seguire il filo del discorso o perlomeno capire cosa sta succedendo in quel momento).    
E scomparve nel vuoto cosmico


In definitiva è un manga che consiglio vivamente, sopratutto se siete fan di Lupin.

Un Giovane Lupino


Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.



Puntate precedenti:

07/08/17 Lupin III - La pietra della saggezza
08/08/17 Lupin III - Il castello di Cagliostro
09/08/17 Lupin III - La leggenda dell'oro di Babilonia
10/08/17 Lupin III - Lo schizzo di sangue di Goemon Ishikawa

venerdì 11 agosto 2017

Lupin III - Walther P38 - Recensione -


Regia: Hiroyuki Yano
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV 1º agosto 1997
Durata 93 min
Rete it. Italia 1
1ª TV it. 7 novembre 1999



Lupin III - Walther P38 è il mio special preferito sul ladro gentiluomo fin da bambino, un esperimento raro e ben riuscito che non smette mai di affascinarmi ogni volta che lo rivedo. 
"Io sono venuto qui per concludere un capitolo della mia esistenza" Lupin III

La trama vede il nostro Lupin III attirato nella villa del vice presidente degli stati uniti da un falso messaggio che annunciava il suo prossimo colpo all'interno della villa. Zenigata sta  per catturarlo quando un gruppo di misteriosi assassini entra in azione e uccide il vice presidente degli stati uniti e la sua scorta senza la minima pietà (tranne una ragazza che sembra non accettare i metodi sanguinari dei suoi compagni). Il nostro ladro gentiluomo approfitta della confusione per scappare, ma durante la fugga il povero Zenigata viene colpito da una Walther P38 argentata (un modello unico che solo Lupin possedeva in gioventù) e apparentemente ucciso. Lupin & co partono quindi alla scoperta della organizzazione Tarantola, un gruppo di persone specializzata in omicidi, prezzolata dagli stati e dai potenti del mondo. Una storia che mischia una storia di spionaggio, riflessioni filosofiche e con la miglior Lupin-girl di sempre. 

Lupin III - Walther P38 è uno special decisamente adulto rispetto alla produzione lupinesca standard. Non mancano omicidi, sangue a palate e parolacce. La comicità che siamo abituati a vedere in un qualsiasi prodotto di Lupin qui è quasi completamente assente e molto più in linea con la storia, anche se non mancano scene dalla comicità veramente riuscita (come quando Zenigata viene dichiarato morto in ospedale ma basta pronunciare la magica parola "Lupin" per riportarlo istantaneamente in vita dal mondo dei morti). Un anime che mischia sapientemente: un pizzico di James Bond; una organizzazione criminale potentissima; un cattivo con annesso gatto da accarezzare (che ricorda molto Ernst Stavro Blofeld). Una storia profonda che tratta con il giusto tatto argomenti complessi come la libertà e cosa si è disposti a fare per ottenerla/mantenerla. In mezzo ci sono pure degli esperimenti nazisti, cosa volete di più?

Il tutto unito da una ambientazione davvero unica, un isola non indicata dalla mappe con mille e più segreti. Un posto che è anche una prigione a prova di fuga visto che solo i gas che sgorgano dal suo terreno permettono di neutralizzare gli effetti venefici del tatuaggio. Un'ultima spiaggia per i peggiori criminali.  

Il character design è veramente molto bello, con un tratto che abbandona lo stile scimmiesco classico per adottarne uno più realistico e slanciato, oserei dire adulto. Le animazioni sono di ottimo livello e non si disdegna anche la presenza di dettagli gore, con scene violente in cui non si risparmia particolari truculenti.

Il cast questa volta è molto vario è interessante, soprattutto per quanto riguarda i cattivi, tutti ben caratterizzati e indimenticabili, spesso con poche frasi o gesti ben pensati che ci fanno capire subito il suo carattere (il mio preferito è il povero Bomber). La banda di Lupin in questo film ha uno spazio molto più risicato del solito essendo la trama incentrata principalmente sul ladro gentiluomo, fanno giusto qualche comparsata ogni tanto per giustificarne la presenza. Lupin in questo special è quasi irriconoscibile, molto più serio e complesso di quanto siamo abitualmente abituati a vedere, con molte sfaccettature oscure. La storia infatti preferisce concentrarsi sopratutto sul rapporto tra Lupin e Ellen (la Lupin-girl di questo special), e su come entrambi devono avere a che fare con una parte molto dolorosa della loro esistenza arrivata finalmente alla conclusione. Un rapporto che questa volta è veramente ben riuscito e naturale nella sua evoluzione, peccato per la sua triste conclusione. Ellen è una ragazza molto intelligente e furba, costretta uccidere contro la sua volontà, ha sviluppato una forte diffidenza contro il prossimo, il suo unico desiderio è libertà più pura, la libertà di essere se stessi e non dover obbedire a nessuno se non si è d'accordo con il suo operato. Adoro questo personaggio.

"A Ellen che guarda sempre il cielo".
Ogni volta che guardo questa scena c'è sempre un nugolo di
polvere nella stanza che mi fa lacrimare gli occhi.
Bellissime le musiche di questo film. Adoro il tema di questo film (Theme Lupin III '97), sopratutto le parti dove il coro cantando a cappella sostituisce gli strumenti musicali (purtroppo non sono esperto di musica e mi scuso in anticipo se ho detto qualcosa di sbagliato). Una delle ost più belle che mia sia mai capito di ascoltare (ogni volta volta che riascolto Don't Forget My eyes mi vengono i brividi).

Il doppiaggio italiano incredibile ma vero non presenta censure di sorta, tanto da presentare più volte la parola uccidere (vera parola tabù nei doppiaggi mediaset  anni 90/primi anni  2000 per quanto riguarda i cartoni) o mostrare le scene sanguinolente.  L'unica pecca presente come in "Lupin III - Il segreto del Diamante Penombra" è il cambiamento di sesso di un personaggio maschile perché troppo "femminile", il perché boh! Alla mediaset va bene seni e glutei al giornale ma ai bambini non si deve far vedere che un maschio può avere anche un aspetto più femminile.

In definitiva Lupin - Walther P38 è un anime unico nel panorama del ladro gentiluomo, un esperimento a mio giudizio perfettamente riuscito. Di certo non è un prodotto per tutti, sopratutto per chi preferisce un Lupin più in linea con lo spirito con la seconda serie, ma rimane un film che consiglio vivamente.

"A volte anche la libertà ha diversi svantaggi, c'è una quantità di cose che bisogna fare per conservare sempre e comunque la libertà"    
E poi dicono che Lupin è un prodotto solo per ragazzini


Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.



Puntate precedenti:

giovedì 10 agosto 2017

Lupin III - Lo schizzo di sangue di Goemon Ishikawa - recensione


Titolo originale: ルパン三世 ~血煙の石川五ェ門
Anno 2017
Durata 50 min
Genere azione, drammatico, avventura, thriller
Regia Takeshi Koike
Soggetto Monkey Punch
Sceneggiatura Yuuya Takahashi

Dopo il capitolo incentrato su Jigen, questa volta avremo a che fare con il nostro "amico samurai" preferito. 

La trama vede un misterioso energumeno chiamato Hawk cercare di uccidere Lupin, Jigen e Fujiko. In uno dei suoi tentativi di omicidio il killer causa la morte del boss yakuza che aveva assoldato un inesperto e presuntuoso Goemon come guardia del corpo, scatenandone la sete di vendetta. Il Fantasma delle Bermuda (sopranome di Hawk) si rivela un avversario molto più tosto del previsto, tanto che il nostro samurai dovrà trovare una nuova tecnica per affrontarlo ad armi pari.

L'idea di fare un film interamente incentrato su Goemon era una vera scommessa, in fondo è un personaggio che spesso è quello più sacrificato in minutaggio e caratterizzazione, che si ricorda più perché impersonificazione dello spirito del bushido che per qualche sua caratteristica personale, in molte occasioni riducendosi ad affetta ostacoli per Lupin. Qui invece gli sceneggiatori hanno fatto un ottimo lavoro, Goemon è un personaggio che ha una buona caratterizzazione, inizialmente è molto presuntuoso come dimostrano la ricca elsa della sua spada o la scena in cui salva il suo capo con una mossa molto acrobatica ma sostanzialmente fine a se stessa. Dopo lo scontro con Hawk, in cui il nostro tracotante samurai viene facilmente sconfitto dalla forza bruta dell'avversario, tanto da rimanerne così sconvolto che Lupin afferma che per lui sarebbe stato meglio perdere la vita. A Goemon non rimane altro che intraprendere un percorso ascetico (rappresentato dalla sostituzione degli elaborati fodero e del manico della spada con semplici parti in legno e dagli allenamenti infernali a cui si sottopone) per sviluppare una sorta di sesto senso che gli permetterà di combattere contro il suo avversario e di avere una presa sui sentimenti umani.

Piccola curiosità: Monkey Punch creò il personaggio di Goemon perché durante un Comic-On di San Diego negli anni 60 una signora gli chiese un suo schizzo per vedere le differenze tra il disegno Nipponico e quello Occidentale. La signora non rimase molto impressionata dal suo tratto perché lo stile di Monkey Punch era a suo  poco "giapponese", Punch infatti traeva aspirazione proprio dai fumetti americani (sopratutto quelli presenti nella rivista MAD) per i suoi manga, quindi i suoi personaggi non  avevano uno stile molto orientale. Rimasto colpito dalla cosa, il mangaka decise di recuperare inserendo un personaggio che riprendesse le tradizioni del paese del sol levante. Di fatti il ladro samurai compare solo dal terzo volume del manga di Lupin III, inizialmente come una sorta di avversario di Lupin e solo dopo molti capitoli entrerà effettivamente a far parte della sua banda. 

Il resto della banda rimane abbastanza defilata nel film, fungendo più da spettatore che da reale supporto. È comunque bello vedere come nonostante non ci sia ancora quel forte affiatamento tra i tre che verrà più avanti Lupin e Jigen non abbandonino mai il loro amico, ma rimangano sempre vicini a lui nei momenti di difficoltà, ma senza mai intervenire nell'allenamento o nello scontro contro Hawk per non offendere i suoi sentimenti e rispettare la sua decisione di affrontarlo in duello. Lupin mantiene la caratterizzazione della serie "La donna chiamata Fujiko Mine" e la cosa non mi dispiace affatto, compare poco in questo film ma quando c'è sa catturare subito l'attenzione. Si vedrà per pochi minuti ma la giacca nera è veramente spettacolare e sta divinamente sul personaggio.

Fujiko Mine è se possibile ancora più sexy che nel film precedente, sopratutto nella scena del massaggio da il meglio di se come gatta morta, per il resto non combina granché. Zenigata è veramente in forma, tanto da mettere più in volte in difficoltà Lupin e Hawk, e mantiene quello stile Hard boiled che aveva nel precedente film che si avvina molto allo stile originale del manga. 
Hawk è un cattivo molto interessante, fin da quando lo vediamo entrare in scena si capisce subito la sua pericolosità. Il Fantasma delle Bermuda è un grizzly incarnato in una persona, un tizio che da solo ha ucciso più di 2000 uomini, una forza della natura che la banda del ladro gentiluomo non è in grado di gestire, ma capace di attuare anche diverse tattiche per abbattere il nemico. Un gigante che però non trova appagamento in quello che fa, tanto da cercare di non uccidere altre persone, se non sono presenti nella sua lista (tanto che per lui lo scontro contro Goemon è più un fastidio che qualcosa di serio). Come caratterizzazione non è certo il massimo, ma quella sua area di mistero ne accresce di molto il fascino generale, sopratutto quando si cerca di comprendere chi sia a muovere dietro le quinte questo pericoloso killer.

Mi piace anche molto la forte componente yakuza che spunta ogni tanto nel film, in alcune scene sembra proprio di star guardando un film con loro come protagonisti. Mi dispiace un po' che gli appartenenti al clan Inaniwa non siano stati approfonditi, sopratutto i "quattro re della guardia" mi sarebbe piaciuto vederli maggiormente in azione.

La qualità tecnica è spettacolare, le animazioni sopratutto negli scontri sono fluide, ben realizzate e con proprio stile personale molto ben riconoscibile, sopratutto si nota un netto calo di scene riciclate rispetto al precedente film. Vedere la spada di Goemon tranciare arti e far schizzare il sangue dagli avversari in modo così realistico è qualcosa di veramente spettacolare. Sopratutto dopo anni in cui gli autori non si spingevano mai oltre a qualche vestito tranciato (anche nel manga credo che non ci sia mai spinto così in la). Forse l'unico neo sono le mutilazioni che subisce Goemon durante lo scontro finale, così estreme che nella realtà il povero samurai si poteva preparare per la pensione d'invalidità (ma esisterà poi una pensione per i ladri?), ma che nel film non hanno grosse ripercussioni sul ladro.

Un film che consiglio caldamente di vedere, che mette una storia degna per il nostro ladro samurai, sopratutto considerando il livello medio-basso raggiunto dalle produzioni recenti. Essendo poi un film veramente corto (50 minuti scarsi) è facile trovare un ritaglio di tempo per guardarlo.

Mamoo osserva Lupin e Jigen nel film
"La lapide di Daisuke Jigen"
P.S Piccola riflessione personale. Sia in questo film che nel precedente film ci sono numerosi possibili collegamenti alla figura di Mamoo, antagonista principale del film " La pietra della saggezza". Negli ultimi minuti del film incentrato su Jigen lo si poteva vedere osservare i due compari, in questo si dice più volte che dietro a Hawk c'è qualcuno con forti poteri politici ed economici, e sappiamo dal film del 1978 che Mamoo li ha. Ad ulteriore prova c'è il fatto che Il Fantasma delle Bermuda è stato dichiarato morto 13 anni prima (anche Lupin, Jigen e Fujiko lo sono stati. Un dettaglio da non dimenticare) e che adesso è tornato misteriosamente in vita (sappiamo che il nostro cattivo ha la tecnologia per clonare le persone) e mostra diversi segni di un metabolismo accelerato (mangia per 10 e non riesce a controllare il sonno) cose che potrebbero indicare il fatto che sia stato clonato. Che la serie del 2012 e questi due film siano una sorta di prequel alla pietra della saggezza?

Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.



Puntate precedenti:

07/08/17 Lupin III - La pietra della saggezza
08/08/17 Lupin III - Il castello di Cagliostro
09/08/17 Lupin III - La leggenda dell'oro di Babilonia

             

mercoledì 9 agosto 2017

Lupin III - La leggenda dell'oro di Babilonia - Recensione -


Titolo originale Rupan Sansei - Babiron no ōgon densetsu
Paese di produzione Giappone
Anno: 1985
Durata: 100 min
Regia Seijun: Suzuki, Shigetsugu Yoshida
Soggetto: Monkey Punch
Sceneggiatura: Yoshio Urasawa, Atsushi Yamatoya

Moon logic?
Non credo di aver mai visto prima di questa recensione questo film, ne avevo sentito parlare per la sua fama negativa, ma ho sempre preferito farmi un'idea tutta mia prima di sparare sentenze definitive su un qualsiasi argomento. Lupin III: La leggenda dell'oro di Babilonia è il terzo film dedicato al ladro gentiluomo e l'unico prodotto fuori dalla terza serie dove il nostro protagonista indossi la giacca rosa, e con il triste primato di essere uno dei prodotti sul ladro gentiluomo più censurati in Italia (ben 10 minuti censurati su 100 minuti di film). 

La trama vede Lupin e soci alle prese con il misterioso tesoro di Babilonia, una fortuna legata ad una antica leggenda babilonese. Il tesoro è agognato dal boss della mafia italiana Marciano e legato in qualche strano modo ad esso c'è anche la stramba e alcolizzata vecchietta Rossetta, che sembra conoscere molto più di quello che vuol far credere.

Lupin e Rosita
La leggenda dell'oro di Babilonia è un film abbastanza deludente, si vede che si è cercato di combinare una storia ricca di mistero come in "La Pietra Della Saggezza" con lo spirito umoristico e caciarone della terza serie, ma il risultato finale è disastroso, con intere scene ben realizzate nel loro insieme ma che non si collegano mai con la trama principale del film, con il personaggio di Rosetta che dovrebbe a fare da collante. Non mancano scene che sembrano messe per allungare il brodo, come la scena dove uno scornato Zenigata per aver fallito per l'ennesima volta nel catturare Lupin si trova come terribile punizione (che al confronto la crocifissione si Fantozzi in sala mensa era una cosa da nulla) quella di fare da presentatore in un concorso di bellezza per poliziotte, per poi dopo neanche 5 minuti venire riassegnato al caso, ma solo se si porterà dietro le scalmanate perdenti.

Peccato perché alcuni elementi presi singolarmente sono molto interessanti (il mistero dietro al tesoro, il personaggio di Rosetta, per certi aspetti il boss della mafia Marciano ecc) ma rimangono purtroppo solo spunti. La parte comica è caratterizzata da un umorismo slapstick e nosense, non sempre perfettamente riuscito, ma comunque molto divertente da seguire (sopratutto le peripezie del povero ispettore costretto a fare da balia a un gruppo di scatenate donne poliziotto internazionali molto stereotipate). I cattivi questa volta partono bene come caratterizzazione ma con il passare dei minuti diventano sempre più macchiettistici e imbarazzanti, per fortuna si vedono poco e si dimenticano facilmente. Per quanto riguarda i nostri qui danno una prestazione al quanto basica, tranne Fujiko, Lupin e Zenigata che sono un pochino più curati. Da segnalare la forzatissima storia d'amore tra un impacciato Goemon e la bella poliziotta cinese. Molto interessante che la Lupin girl a questo giro sia una simpatica e perennemente  ubriaca Rosetta, con i suoi siparietti comici e non, mette continuamente in imbarazzo un disperato Lupin che non sa mai come comportarsi con questa strampalata vecchietta.

No comment
La realizzazione tecnica è buona, ma si notano spesso vistosi cali di qualità in molte scene. Si apprezza la profusione di risorse di energie e risorse nella realizzazione di alcuni spezzoni di film, per esempio la lunga e divertente sequenza d'inseguimento nella parte iniziale, che però non sono mai un elemento di arricchimento per il valore generale del film ma rimangono piuttosto uno sterile esercizio di stile, tanto che la loro esclusione dal film non comporterebbe gravi problemi alla comprensione del film. Il character design riprende lo stile della terza serie, che può non piacere a molti, ma che personalmente non mi dispiace visto che riprende lo stile di Monkey Punch, quindi uno stile molto caricaturale e poco realistico. Non manca una sorta di omaggio alla logica dei cartoni americani,  in una scena lupin si stacca i capelli come se fossero una parrucca per cacciare due respiratori o quando in piena logica Looney Toons Lupin ribatte indietro dei candelotti di dinamite semplicemente cacciando un segnale di inversione di marcia. Non si capisce bene a quale pubblico si rivolga il film, se a un pubblico di giovanissimi o a uno più adulto, se vuole essere prettamente comico o più oscuro e pauroso,  cambia costantemente di stile da una scena all'altra, rendendo il tutto molto confusionario negli intenti. Non mancano poi elementi fortemente bizzarri come l'arma di Kowalsky, uno schiaccia mosche con veleno.

In definitiva si può dire che questo film sia una versione allungata di una qualsiasi puntata della terza serie, con tutti i difetti e i pregi di quella serie. Il suo punto forte è sicuramente quello di non perdersi mai sul serio e di esagerare sempre in tutto, con il risultato di creare un film si gigionesco ma divertente da guardare (sopratutto se si cerca un film poco impegnativo).

Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.



Puntate precedenti:

07/08/17 Lupin III - La pietra della saggezza
08/08/17 Lupin III - Il castello di Cagliostro

martedì 8 agosto 2017

Lupin III - Il castello di Cagliostro - recensione -


Titolo originale ルパン三世 カリオストロの城
Rupan Sansei: Kariosutoro no shiro
Anno 1979
Durata 100 min
Genere animazione, azione, avventura, fantastico, sentimentale
Regia Hayao Miyazaki
Soggetto Monkey Punch
Sceneggiatura Hayao Miyazaki, Haruya Yamazaki
Casa di produzione TMS Entertainment

Ho uno strano rapporto di amore/odio per questo film. Personalmente non credo sia uno dei migliori per quanto riguarda il mondo di Lupin III, prima che prendiate torce e forconi vedrò di spiegarmi meglio. Da una parte non si può che applaudire per le animazioni faraoniche, le scene iconiche ormai rimaste nella storia (una su tutte le famosa "rincorsa" che Lupin fa per raggiungere la bella Clarissa intrappolata nella torre), gli sfondi mozzafiato ecc. Dall'altra non si può non notare la forte antipatia di Miyazaki per il personaggio di Monkey Punch, tanto che del vecchio Lupin in questo film rimangono solo la giacca verde e i pantaloni, un pupazzo sgonfio che fu poi riempito dal futuro fondatore dello Studio Ghibli con i suoi concetti, cosa che personalmente non ho mai apprezzato.

La trama vede il nostro ladro gentiluomo svaligiare un casinò, accoratesi che il denaro era stato falsato dal Caprone, decide quindi di partire alla volta dell'arciducato di Cagliostro per venire a capo della faccenda. Appena arrivato li salva una ragazza in fuga da una banda di cattivi da una banda di cattivi, la ragazza si scoprirà poi essere Clarisse, la bellissima Duchessa di Cagliostro appena torna dal convento per sposare forzatamente il suo lontano parente e reggente del ducato dalla morte dei genitori di Clarisse, il diabolico Conte di Cagliostro. Lupin deciderà quindi di aiutare la principessa a evitare un ingiusto matrimonio.     

Lupin III - Il castello di Cagliostro è forse il film più iconico sul ladro gentiluomo che di Miyazaki, qualsiasi persona che mastichi qualcosina di animazione ne avrà almeno sentito parlare. È un film veramente fantastico e si vede con quanta passione e abnegazione Hayao Miyazaki ci abbia messo per realizzarlo, tanto da addossarsi più ruoli (regista, sceneggiatore, Character design ecc) per realizzarlo al meglio delle sue possibilità, alla fine non si può che rimanere letteralmente incollati allo schermo per la qualità elevatissima del prodotto. Le inquadrature sono fantastiche, sopratutto nelle scene di volo (una delle passioni di Miyazaki sono proprio gli aeri), dove sembra quasi di avere la sensazione di volare con il mezzo inquadrato in quel momento. Le animazioni sono fantastiche, sempre fluide e ricche di colori. Il disegno riesce a dare un ottima espressività ai personaggi. Gli sfondi sono forse la migliore del film, delle piccole opere d'arte che riescono benissimo a ricreare quella atmosfera sognante da favola che sembra circondare il castello. Le musiche sono fantastiche e riescono a ricreare bene le atmosfere del film, ma con Yuji Ohno non ci si poteva aspettare di meno. 

La craterizzazione dei personaggi è forse la parte più debole del film. Alcuni come Zenigata e Fujiko guadagnano tantissimo in questo film, il primo diventa un carismatico leader dal forte carattere hard boiled (finalmente libero da quella caratterizzazione buffonesca e comica che siamo abitualmente costretti a vedere), la seconda diventa una donna dal carattere forte e indipendente (bellissima la scena dove afferma che è stata lei a scaricare Lupin e non il contrario), ma comunque con un cuore buono. Altri come Jigen e Goemon hanno una craterizzazione tutto sommato classica (anche perché il loro minutaggio è abbastanza basso).

Passiamo al lato negativo: I cattivi in questo film sono abbastanza stereotipati, il Conte di Cagliostro è il classico furfante pomposo e vanesio, cattivo perché sì e dimenticabile, lontano anni luce da cattivi più carismatici come Mamoo (che poi di nome come farà? Conte? Boh!), addirittura risultano più interessanti i suoi sgherri simil ninja. La parte più controversa del film è sicuramente Lupin III, che rispetto a quanto siamo abituatati a vedere è un personaggio molto diverso, più buono e cavalleresco (tanto che nel film non ruba nulla, anche di scarso valore), più concentrato come un novello eroe a salvare la principessa in pericolo che a fare il suo mestiere, una sorta di furfante positivo ma bambinone. Alla fine non si può notare come detto sopra la volontà di Miyazaki di inserire i suoi valori nel personaggio, dimostrando il suo forte disprezzo per il materiale originale (la scena flashback dove un giovane Lupin viene riempito di frecce l'ho sempre vista come una sorta di uccisione del vecchio Lupin di Monkey Punch da parte di Hayao Miyazaki), cosa che lascerà indispettito Monky Punch stesso che si vedrà modificata la propria creatura agli antipodi di quello da lui disegnato. Clarissa è un personaggio interessante, dolce, carina e capace di andare oltre al proprio ruolo imposto per essere solo se stessa, ma ancora troppo legato al classico ruolo della damigella in pericolo per assumere il ruolo cardine delle eroine Miyazaki o dalla Lupin-girl di turno (anche se il suo personaggio fungerà poi da base per la creazione del personaggio di Nausicaä nell'omonimo film).

Questo film gode di ben tre doppiaggi in italiano (solo il film La pietra della saggezza gode di un numero maggiore di edizioni), con cast completamente diversi da una edizione all'altra. Personalmente rimango legato al secondo doppiaggio, quello che ha Gigi Rosa come doppiatore di Lupin (che avrei benissimo come sostituto di Del Giudice alla sua morte come doppiatore ufficiale di Lupin), anche con tutti i suoi errori di traduzione (in primis il cardinale che diventa il Papa). Per la recensione ho rivisto il film con l'ultimo doppiaggio, quello con Del Giudice che giustamente doveva doppiare questo film prima della sua dipartita, ma che purtroppo si nota come ormai fosse ormai troppo malato e vecchio per doppiare e il risultato finale su Lupin è veramente pessimo (con la sua voce che cade spesso in una sorta di farsetto), ma per un doppiatore che ha reso così iconico Lupin gli si perdona tutto.

In definitiva a mio giudizio Lupin III - Il castello di Cagliostro è un capolavoro della animazione giapponese, che tutti prima o poi dovrebbero guardare. Un film che merita di essere visto per ogni secondo di pellicola, che fa capire bene perché poi Miyazaki è diventato tanto rinomato nel mondo. L'unico difetto, peraltro relativo, che posso dargli è quello di essere un film che si avvicina paradossalmente più ad un proto ghibli che un film basato su Lupin III, visto quanto Miyazaki metta del proprio nel film. Sicuramente un film che può piacere al pubblico generico ma che può far storcere la bocca in qualche passaggio il fan di Lupin più scatenato.  

Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.


Puntate precedenti:

07/08/17 Lupin III - La pietra della saggezza

lunedì 7 agosto 2017

Lupin III - La pietra della saggezza - recensione -


Titolo originale ルパン三世 (Rupan Sansei)
Lingua originale giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 1978
Durata 102 min
Rapporto 1.85:1
Genere animazione
Regia Soji Yoshikawa
Soggetto Monkey Punch
Sceneggiatura Sōji Yoshikawa, Atsushi Yamatoya



Lupin III - La pietra della saggezza è uno dei film più belli dedicati al ladro gentiluomo, tanto che in Giappone viene continuamente riproposto al cinema (ultimamente sarà proiettato addirittura in 4D). Il suo destino in Italia è invece veramente strano. Arrivato esattamente l'anno dopo dalla sua uscita in Giappone con il semplice titolo di "Lupin III" ha subito nel corso del tempo diversi doppiaggi (attualmente siamo a quota quattro), alcuni con doppiatori completamente differenti dal cast originale (per esempio nel terzo doppiaggio Lupin è doppiato da Giorgio Melazzi, la voce storica dell'ispettore Gadget), diversi più fedeli all'edizione giapponese altri molti più censurati, cosa che lo rende il prodotto con più edizioni nel panorama italiano dedicate a Lupin. 

La trama vede Lupin e la sua banda alle prese con Mamoo, un misterioso personaggio dagli incredibili poteri, tanto da tenere sotto scacco le più grandi potenze mondiali. Mamoo sembra addirittura conoscere il segreto per l'immortalità.

La trama di questo film è davvero ricca di colpi di scena e avvincente, non escludendo una riuscita verve comica molto slapstick (ripresa dalla seconda serie, che in quel momento era ancora incorso di trasmissione), non mancano scene fortemente piccanti nelle quali Fujiko da il meglio di se. Sono presenti anche argomenti molto interessanti e fortemente angoscianti come quale sia il vero Lupin tra quello che è stato giustiziato all'inizio del film o quello che vediamo durante il film, la clonazione e suoi possibili sviluppi e dubbi morali che ne derivano (proprio in quegli anni cominciavano a dare i primi risultati in campo scientifico). Molto piacevole il fatto che Fujiko in questo film non sia come sovente accadeva nella seconda serie e in molti special tv una donna che usa il proprio fascino per raggirare il sempre allupato Lupin, ma dimostri di avere un sincero sentimento d'amore per il ladro gentiluomo, tanto da rinunciare all'eterna giovinezza per stare con lui (cosa che scatena il disgusto dell'idealista e purista Mamoo). 

Non mancano elementi succosi come il fatto che il film suggerisca che Jigen usi il cappello per nascondere un principio di calvizie o come il fatto svelato da un computer che nel cervello di Lupin sono presenti solo pensieri porcellini e Zenigata. 

La banda Lupin riprende la caratterizzazione della seconda serie, quindi con un Lupin più gigionesco e meno serioso della prima serie, Fujiko abile ricattatrice ma che alla fine torna sempre dalla parte di Lupin, con Jigen e Goemon fidati amici/spalle (in alcuni casi balie) di Lupin, Zenigata spalla comica ecc (anche se in questo film mantiene ancora una certa autorità). Sicuramente il personaggio più affascinante è proprio Mamoo, un cattivo che si sarà la base per tutta quella serie di villan ricchissimi che vedremo poi in special e film alla continua conquista del mondo o per semplice sete di potere/ricchezza, e che alla fine si scontreranno con il ladro gentiluomo, ma rispetto a loro questo antieroe sarà denotato da una maggiore profondità. Mamoo è un edonista e un idealista a livelli folli, che è intervenuto più volte per modificare la storia per il suo capriccio personale, a cui interessa solo preservare il bello per ricreare dopo l'armageddon un nuovo eden personale dove ci sarà solo meglio dell'umanità in una perenne condizione d'immortalità. Un personaggio con poteri incredibili, che neanche Lupin con la sua intelligenza riesce pienamente a spiegare, uno dei pochi suoi avversari che possa affrontare ad armi pari il ladri gentiluomo, tanto che alla fine sia Jigen e Fujiko si arrendo alla sua potenza, e solo Lupin come sua nemesi riesce ad affrontarlo. 

L'animazione è veramente ottima per il periodo, sopratutto è piacevole vedere come venga usata sapientemente per fondere numerose opere d'arte negli sfondi mentre lupin si muove tra di esse. Spettacolare la scena d'inseguimento tra un Lupin a bordo di una mini e un gigantesco camion con rimorchio.  L'unico cosa che non mi piace molto è il character disegn di Fujiko, uno dei peggiori mai dati a questo personaggio. 

Mamoo e Fujiko
Le musiche essendoci dietro Yūji Ōno sono come sempre spettacolari, molte riprese pari pari dalla seconda serie.

In definitiva un film che ogni appassionato di Lupin dovrebbe guardare almeno una volta.      







L'arte di Giorgio De Chirico incontra Lupin

Lupin fa parte della Justice League? :)


Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.




lunedì 31 luglio 2017

Freaks di Tod Browning - recensione -


Anno: 1932
Durata: 64 min
Genere: drammatico, orrore, macabro
Regia: Tod Browning
Soggetto: Tod Robbins
Sceneggiatura: Clarence Robbins

In un circo che fa dei fenomeni da baracconi la sua attrazione principale, nascono e si sviluppano relazioni tra gli artisti. Tra di essi c'è il nano Hans attratto dalla avvenente Cleopatra, una normale circense. Purtroppo per il povero nano la donna è interessata solo al suo denaro e progetta di ucciderlo assieme al suo amante Ercole (il forzuto del circo) per godersi l'eredità, ma i due non hanno fatto i conti con la dura "legge dei Freaks".

Cleopatra e Hans
Oggi il termine Freaks o fenomeno da baraccone dice poco, ma dal XIX secolo alla prima metà del XX secolo fu un spettacolo frequente sopratutto negli Stati Uniti. I fenomeni da baraccone consistevano in spettacoli dove dietro a un congruo pagamento era possibile vedere persone o animali con aspetto insolito, dovuto principalmente a malattie o malformazioni (alcuni sono rimasti nel nostro immaginario come la donna barbuta o i gemelli siamesi) per impressionare il pubblico o farlo ridere. Molto spesso per questi disgraziati era l'unica possibilità di avere una indipendenza economica e di parvenza di vita sociale, in un modo che altrimenti li avrebbe condonanti alla segregazione (alcuni come l'uomo metà donna potrebbero oggi rientrare nella categoria transgender, ma ovviamente negli anni 30 non era una cosa socialmente ammissibile).

Freaks di Tod Robbins è un film maledetto, i temi trattati ieri come oggi sono delicatissimi, temi che sfidano le leggi del buon senso e del politically correct. Eppure è proprio il suo modo di mettere su celluloide senza filtri o pietismo di sorta il triste mondo dei fenomeni da baraccone che lo rende un capolavoro. Nulla ci viene risparmiato, persone con varie mutilazioni agli arti (anche totali), nani, esseri con varie deformità, ma tutti accomunati dalla volontà di essere trattati da esseri umani e non come scherzi della natura su cui sfogare le proprie frustrazioni e debolezze perché incapaci di offesa.
È bello vedere come tra di loro ci sia rispetto e gentilezza che non si riscontra nel pubblico, sempre pronti invece a offendere senza ragione come nella scena con Madame Tetrallini e suoi sfortunati bambini. Interessante è anche vedere come i Freaks vivono con naturalezza le loro disabilità, c'è chi usa i piedi come mani per mangiare, chi senza arti si accende una sigaretta con la bocca senza che nessuno gli dia una mano, la vita da novella sposa di una delle sue sorelle siamesi ecc (con una nutaralezza da far venire il magone per la simpatia e poetica compassione della regia). Persone però dotati di un terrificante senso di vendetta se un elemento del gruppo viene colpito, la famosa legge dei Freaks "Offendetene uno e li offendete tutti" (la scena finale è di un orrorifico veramente terrificante, tanto che molti pezzi finali del film furono eliminati per l'estrema violenza).

Nel cast erano presenti dei veri e propri freak, cosa che permette di raggiungere punte di un realismo davvero unico. Certo a guardare il film oggi alcune prestazioni recitative sono troppo teatrali o esagerati nei movimenti, ma dobbiamo ricordarci che il sonoro era comparso da poco e gli attori dovevano disabituarsi ai vecchi metodi recitativi dei film muti. La prestazione dei personaggi Freaks è veramente stupenda per la naturalezza con cui gli attori si mettono con naturalezza nella parte.

Alcuni dei Freaks del circo
Il film fu inizialmente concepito come Horror per risollevare le sorti della  Metro-Goldwyn-Mayer che in quel momento si trovava in cattive acque (Tod Browning aveva diretto anche il famoso Dracula con Bela Lugosi), ma il format così atipico spaventò i produttori del film così tanto da ostracizzare il film. Si narra addirittura che durante le proiezioni di prova molti spettatori si sentirono male e ci fu anche un presunto aborto spontaneo per quanto la visione era agosciante. Tanto da costringere il povero Browning a tagliare molte parti del film e a ritirarsi dal mondo di Hollywood.

Un film che afferma la vecchia ma sempre attuale verità che dietro a un bel viso o una persona comune si può nascondere il peggiore dei mostri, e che sarebbe bello che per una volta smettessimo di giudicare per etichette o per l'aspetto fisico una persona, ma che essa venga solo giudicata per le sue azioni. Una lezione che fino a quando esisteranno casi di razzismo, di bullismo o altri casi simili non potremo mai dire di averla appressa appieno.

Una delle terrificanti scene finali

In definitiva è un film veramente bello, un film così interessante nelle tematiche da rimanere attuale ancora oggi. Di certo non è un film per tutti, sopratutto se si hanno i nervi deboli, vista la presenza di scene dal forte impatto, ma se riesce a superare la cosa è un film che ha molto da insegnare al pubblico di oggi.  

Il film si può trovare in streaming gratis e legale sulla piattaforma VVVVID: qui il link