lunedì 2 ottobre 2017

Battle Royale di Koushun Takami - Recensione -


Battle Royale è un romanzo cosi pesante e violento, che difficilmente uscirà dalla vostra memoria. Una denuncia fortissima al sistema scolastico giapponese, cinicamente volto alla perfezione e all'eccellenza. Nel 1999 il trentenne Koushun Takami pubblica il suo primo e unico romanzo sconvolgendo l'intero Giappone. In Italia come sempre bisognerà aspettare l'enorme successo del manga per vedere pubblicato in sordina il romanzo in lingua nostrana (esattamente dieci anni dopo l'uscita in Giappone).

Nell'ipotetico futuro 1997 (il romanzo era stato scritto nel 1996) il Giappone come noi lo conosciamo non è mai esistito, sostituito da un paese dittatoriale chiamato "Repubblica della Grande Asia dell'Est". In questo mondo distopico ogni anno una classe di quindicenni a caso si ritrova a partecipare a quella che sembra a tutti gli effetti una gita scolastica, ma che invece nasconde il misterioso e terrificante Programma n. 68, meglio conosciuto come Battle Royale (espressione ripresa da un tipo di match a eliminazione del wrestling dove più partecipanti si affrontano sul ring fino a quando non rimane che un singolo lottatore sul ring).


I ragazzi si troveranno in un gioco infernale dove in premio c'è la loro sopravvivenza, ognuno di loro inizialmente cercherà di trovare un modo per fuggire da questo situazione e di formare alleanze strategiche con i propri amici, ma dopo poco la disperazione e la sfiducia nel prossimo prendono il sopravvento nei loro cuori. Quindi basta un ricordo di un dispetto o una antipatia, gelosie o una nomea negativa,  per scatenare le peggiori rappresaglie e distruggere ogni possibilità di unirsi in un gruppo (anche nei gruppi già formati), trasformando il tutto in un cruento gioco al massacro. A dare ulteriore spinta c'è la minaccia sopita, ma sempre presente del collare esplosivo che ogni partecipante indossa, che si attiverà se nessuno verrà ucciso nelle ventiquattro ore successive o se ci si troverà a transitare in una zona vietata (per costringere i partecipanti a combattere tra di loro viene attivato un meccanismo automatico che ogni tot ore elimina una parte della mappa come zona transitabile). Non marcheranno però le dimostrazioni di amore e amicizia tra diversi partecipanti, ma loro bontà sarà un pregio o una debolezza in gioco che punta al massacro? purtroppo solo un partecipante può sopravvivere al Battle Royale.

Takami riesce a ricreare un campionario apprezzabile di essere umani, ognuno ha la propria vita e desideri, per quanto molto spesso si tratti di personaggi fortemente stereotipati, come l'otaku strano ma buono, il campione di arti marziali fosco, il bullo e suoi scagnozzi ecc. Quindi c'è chi accetta fin da subito il gioco per i proprio tornaconto, chi per disperazione, chi per paura, ma tutti alla fine troveranno una giustificazione per perpetrare omicidi su omicidi su quelli che fino al giorno prima erano i propri compagni di classe o amici.

Il romanzo riprende il filone vivo negli anni 70-80 del gioco estremo e violento in un mondo distopico come "Rollerball", "L’uomo in fuga", ma aggiungendoci una forte dose di ribellione giovanile, che in paese come il conservatore Giappone è un tema molto sentito.

La mappa dell'isola dove si svolge il battle royale.
Due volte al giorno vengono comunicate le aree vietate
e conto dei ragazzi morti dall'annuncio precedente.
Interessante il fatto che non tutti i personaggi hanno vere e proprie armi. Infatti se la maggior parte degli studenti riceve armi vere, altri ricevono oggetti completamente inutili come freccette, forchette o boomerang. In particolari casi, al posto di un'arma, si riceve un oggetto utile ai fini del gioco come un radar in grado di captare gli studenti nelle vicinanze o un giubbotto antiproiettile. Cosa che aumenta se possibile il grado di frustrazione e paura nel partecipante, e allo stesso tempo fa comprende la perversità degli organizzatori.

Se per l'occidente il solo mostrare una pistola in mano ad un ragazzo è fonte di infiniti problemi e imbarazzi, per fortuna per ai giapponesi la cosa non tange più di tanto. Nulla ci viene risparmiato, accoltellamenti, avvelenamenti, squartamenti vari, in un tripudio di sangue e violenza. Se però di solito nei manga giapponesi c'è il gusto di mostrare la violenza per il semplice gusto di metterla in scena, qui la cosa è più ragionata e realistica. In fondo si tratta di un gruppo di ragazzini spaventati e insicuri, pronti al primo scricchiolio a spare invece di pensare lucidamente.

La trama è ben congegnata. I tempi sono gestiti in maniera discreta, la tensione rimane per la maggior parte del romanzo su livelli accettabili, l'attenzione non cala. Una storia dura, cruda e cinica.

La parte migliore del romanzo è come i personaggi subiscono il trauma del partecipare al Battle Royale e il modo con affronto la cosa, ognuno in modo particolare. C'è la coppia che decide di suicidarsi per non macchiare il loro amore, il ragazzino debole che si fa vincere dalla paura, una coppia di amiche che decide di credere nella bontà del prossimo e cerca di organizzare una resistenza pacifica, un gruppo di bulli che cercano conforto nel loro capo geniale. Una gradazione di sfiducia e speranza veramente interessante.

Purtroppo ci sono anche molti difetti.

Takami come detto sopra è uno scrittore alle prime armi e la cosa si vede benissimo fin dalle prime pagine. Lo stile è molto semplice ed elementare, con capitoli brevi e frammentari, spesso caotici, visto la volontà dell'autore di darci una visione completa degli eventi. Qui e là l'autore infilerà a forza un narratore onnisciente che ci darà ulteriori informazioni sulla vita di alcuni personaggi in modo anche abbastanza spocchioso. Forse in parte dipeso da una traduzione non proprio fatta a regola d'arte, ma rimane solo una mia impressione senza conferme esterne.

Logo del programma
Come detto sopra la caratterizzazione dei personaggi è molto elementare e riprende molto gli stereotipi da manga ad ambientazione scolastica. La cosa è comprensibile vista la mole di studenti da tratteggiare (42 in totale), ma almeno per i personaggi principali ci sarebbe aspettato un maggior impegno da parte dell'autore, almeno per dare un po più di colore a questa grigia schiera di ragazzi e ragazze che compaiono solo al momento del loro omicidio per poi sparire come se non fossero mai esisti. Un vero peccato perché la trama si arena più volte nel corso del romanzo per situazioni straviste e tritatissime, che non permettono mai di avere un minimo di affiatamento o perlomeno di simpatia con i personaggi (Per esempio: Noriko è la ragazza dolce, buona e sensibile senza particolari abilità vista in mille opere manga. Shuya è invece il belloccio della classe amato da mezzo comparto femminile e abilissimo negli sport). Sopratutto deludono i personaggi antagonisti principali Kazuo Kiriyama e Mitsuko Souma, il primo è letteralmente la versione studente giapponese di terminator (sia per resistenza agli attacchi nemici, che per la mancanza di sentimenti), decide di partecipare al torneo per motivazioni risibili e con l'unico scopo di fornire a Koushun Takami un comodo escamotage per eliminare facilmente un grosso numero di studenti. Mitsuko è sicuramente a mio giudizio il personaggio meglio caratterizzato dell'intero romanzo, con un background credibile e funzionale al personaggio, peccato gli spunti interessanti rimango solo abbozzi e non vengano mai sviluppati degnamente.

Altro problema è il fatto che troppo spesso, almeno nei personaggi tratteggiati meglio ci troveremo di fronte a un campione regionale dello sport x, dell'asso del computer, del maestro in quel campo ecc, tutti nella stessa classe, cosa che ammazza quasi del tutto la credibilità dei personaggi. A togliere quel poco di credibilità rimasta ci pensa l'estrema abilità di tutti i ragazzi nel maneggiare armi da fuoco o bianche, anche abbastanza pesanti come mitragliette o fucili, spesso in modo talmente esagerato da sembrare dei mini-rambo.

L'autore
Un vero peccato a mio giudizio la scarsa cura con cui è stato tratteggiato questo stato dittatoriale. Sarebbe stato interessante approfondire meglio la storia e la struttura di questo stato, ma probabilmente Takami ha preferito lasciare la cosa nel dubbio, anche perché quel poco che ci viene non sempre è ben strutturato (il perché ogni anno si svolga la battle royale, o il fatto che si accenni che ci sono 50 classi selezionate ogni anno per il battle royale, quando nel romanzo si dice che ce n'è uno solo ecc). Peccato peccato perché alcuni elementi per quanto solo tratteggiati risultavano molto interessanti, come la rassegnazione della popolazione al governo in cambio di una relativa tranquillità domestica, la figura del grande leader.

In definitiva Battle Royale è un libro diventato famoso più per il concetto che porta (tra l'altro molto interessante) che per la qualità effettiva del romanzo. Forse molto del suo clamore è dovuto in parte più al fattore Film/Manga derivati da esso, che al romanzo, comunque buono. Non fosse stato per una craterizzazione dei personaggi molto abbozzata e un stile molto elementare l'opera di Koushun Takami sarebbe una pietra miliare del romanzo giapponese, un vero peccato. Forse il suo stile era troppo ripreso da quello dei manga per funzionare in un romanzo. Personalmente consiglio comunque di dargli un occhiata, ma senza aspettarsi troppo.

6 commenti:

  1. Io di BR ho letto il manga, che comunque riprende la storia del romanzo. Che dire, la vedo come te: troppi personaggi e tutti stereotipati, un po' come nelle opere corali.
    Manca la normalità. A me certe scene, assolutamente gratuite, hanno pure dato fastidio.

    Però applaudo al concetto dietro BR, ossia la società scolastica giapponese che è -davvero- una battaglia reale a eliminazione.

    Moz-

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    1. Sono d'accordo. Infatti credo che la fama dell'opera deriva più dal film omonimo diretto da Kinji Fukasaku, con la partecipazione di quel colosso di Takeshi Kitano, che da reali meriti del romanzo.

      La cultura giapponese mi ha sempre affascinato, ma non si può nascondere come dici tu che abbia anche molti lati oscuri.

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  2. Prima o poi lo leggerò.
    Così come il manga, che mi è stato anche offerto in prestito più volte.

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    1. Ti consiglio di provare a dargli un'occhiata, al netto dei difetti che ho detto nella recensione ha anche qualche freccia nel suo arco. Comunque se vuoi farti un'idea rapida sul mondo di Battle Royale ti consiglio di dare un'occhiata al film (da qualche parte dovrebbe esistere anche una versione doppiata).

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  3. Io sono uno di quelli che ha conosciuto BR inizialmente quasi solo per via del film, ne ho apprezzato come dici tu la critica al sistema scolastico giapponese. Peccato che lo shock che ha generato il romanzo e poi il film non abbia aperto una reale discussione e ripensamento della loro scala di valori.

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    1. È un quesito che mi sono posto pure io, senza trovare una risposta definitiva. Nonostante il materiale non manchi(Battle Royale, GTO, welcome to nhk ecc) non c'è mai stato una forte esigenza di cambiamento. Probabilmente dipende da qualche aspetto dalla cultura giapponese che noi "gaijin" non possiamo comprendere.

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