sabato 7 novembre 2020

Conan e il Dio-ragno di di L. Sprague de Camp



I pastiche howardiani sono come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. A volte sono discretamente divertenti, altre volte sono decisamente scadenti. "Conan e il Dio-ragno" è un testo discreto, a tratti anche divertente e in altri invece un po' stucchevole, ma che offre la piacevole alternativa di un barbaro decisamente più sentimentale e ciarliero di quanto siamo abituati con la penna di Howard.

La trama vede Conan fuggire dal Turan a causa delle sue disavventure sentimentali per conquistarsi la bella di turno. Neanche il tempo di dire cimmero, che il barbaro si ritrova coinvolto suo malgrado nel complotto dei sacerdoti del dio ragno Zath; che sono pronti a per rapire Jamilah, la moglie favorita di re Yildiz, per i loro oscuri scopi. Tra belle ballerine, un dio ragno e sacerdoti dagli oscuri poteri magici Conan avrà una durissima prova da affrontare.

martedì 3 novembre 2020

Passione libri di Debbie Tung - Recensione -


La lettura è una delle mie attività preferite, una delle poche cose che ho iniziato da bambino e che non ho mai smesso di fare da adulto, complice una natura introversa e timida che nel leggere a trovato ristoro e spesso una valvola di sfogo. 

La mastodontica pila di libri da leggere, di cui ci promettiamo di leggere tutto prima di acquistare altro e che costantemente non rispettiamo acquistando un altro volume. Help!

Ogni passione si sa porta a sviluppare una serie di comportamenti che alla fine diventano una parte di noi stessi e questa non fa eccezione: la paura di non avere nulla da leggere (che ai tempi della scuola mi portava a caricare due o più libri nello zaino perché non si sa mai quando finirai il libro attuale, e che spesso si trattavano dei corposi e pesanti Mammut Newton. Che mannaggia a loro avevano la copertina che si piegava solo con lo sguardo); sviluppare un odio totale per le etichette dei mercatini dell'usato, che probabilmente sono studiate apposta per essere difficili da togliere senza lasciare aloni o danneggiare la copertina; lo sviluppo di una capacità quasi diabolica di trovare il libro giusto in libreria, quello che dalla quarta di copertina sembra una cosa super interessante, e che assolutamente non puoi lasciare lì; perdere l'autobus/treno perché troppo preso dalla storia che stai leggendo ecc. 

Far bagnare il libro? Giammai! Meglio beccarsi una febbre da cavallo!
Quindi se trovi in libreria e trovi un libro pieno di vignette che ti fanno ridere perché ti ci ritrovi in molte, forse troppe per non preoccuparti un po', che fai non lo riporti a casa? Ovviamente sì.

Debbie Tung è una fumettista inglese che spiega in poche vignette alcuni atteggiamenti e stranezze tipici del bibliofilo medio, con un pizzico di ironia e molta dolcezza. Il suo tratto è molto semplice e leggero, si concentra sull'essenziale e non ha particolari guizzi artistici, ma va dritta al cuore. L'impostazione originale è decisamente pensata per i blog e cellulari, con una divisione a quattro o sei vignette massimo. 

Una lettura decisamente piacevole, anche se sconsiglio di leggere il tutto in un fiato, visto che altrimenti si rischia di finire il tutto in poche ore.  

Sicuramente è un libro pensato per il bibliofilo duro e puro, di quelli che per intenderci guardano gli ebook con la stessa comprensione di Bernardo Gui per le teorie di un eretico (tanto che in tutto il libro l'ebook reader viene citato due volte e pure in aspetti accessori o negativi). Poi sarà un mio difetto ma non ho mai capito l'estasi che provano molti lettori e la protagonista nell'odorare un libro, l'ho sempre trovata una esagerazione di un aspetto tutto sommato accessorio (non ho mai sentito lodare l'odore del pallone nuovo da un appassionato di calcio per dire).

In una pagina il mio superpotere di trasformare i soldi in libri ogni volta che mi trovo in una libreria

In definitiva a mio giudizio Debbie Tung scrive una serie di vignette divertenti e in cui ogni lettore ci si può rispecchiare. Sicuramente si presta moltissimo come idea regalo per i vostri amici divora libri. Io personalmente mi sono divertito molto a leggerlo.  

Le etichette adesive noooo! Nooo! (fugge via urlando maledizioni in antico stigiano)

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lunedì 26 ottobre 2020

I navigatori dell'infinito e Gli astronauti di J.-H. Rosny aîné - Recensione -

 

Oggi il contributo della fantascienza europea (o in questo caso della protofantascienza) tende purtroppo ad essere dimenticato, un vero peccato considerando il grande livello raggiunto in paesi come Italia (Yambo per esempio) e Francia, con idee e spunti davvero interessanti.Ovviamente sia gli autori italiani che francesi raramente raggiungessero il livello dei corrispettivi angloamericani, ma non per questo vanno denigrati ma invece valutati secondo il loro periodo storico.

La fantascienza francese ha attecchito poco nello stivale (nonostante nel tempo ci siano stati qualche piccolo tentativo di esportare qualche volume), ma J. H. Rosny aîné mi ha stupito molto e merita a mio giudizio una riscoperta. Spero che l'iniziativa dell'editore Il Palindromo spinga altre case editrici ad emulare il gesto e riscoprire una branchia della fantascienza oggi sconosciuto (cosa che in America sta in parte avvenendo).

J.-H. Rosny aîné (nato a Bruxelles il 17 febbrario 1856 e morto il 15 febbraio 1940 a Parigi), pseudonimo di Joseph-Henry Honoré Boëx è conosciuto in Italia principalmente grazie al romanzo di ambientazione preistorica "La guerra del fuoco" (1909), da cui venne tratto un film omonimo del 1981 diretto da Jean-Jacques Annaud. Le sue escursioni nel campo della fantascienza nel nostro paese erano fino a questo momento completamente inedite. All'inizio della sua carriera scrisse numerosi romanzi assieme a suo fratello minore Séraphine-Justine-François Boëx, per poi dividere la propria carriera artistica con il romanzo Marthe Baraquin ( aggiungendo aîné al suo nome nei suoi successivi romanzi, tale termine infatti vuol dire vecchio, mentre il fratello prese il nome Jeune , giovane). nei suoi romanzi di fantascienza unì il naturalismo al fantastico con un intento fortemente incentrato al divertissement (Da molti è stato definito uno dei padri della fantascienza francese assieme a Jules Verne).

domenica 25 ottobre 2020

City Hunter Special 5 - La Rosa Nera - recensione -

 

City Hunter: La rosa nera (titolo decisamente più brutto rispetto all'originale "Goodbye My Sweetheart") è il primo special uscito dopo la conclusione della serie tv nel 1991. Questo special è uscito in Giappone nel 1997, mentre in Italia è arrivato in tv solo nel 2004. 

Questa volta Hunter dovrà vedersela con Professor, un criminale di fama internazionale, caratterizzato dal fatto che sceglie solo i colpi che possano mettere alla prova le sue abilità e non per il semplice compenso. Il criminale si trova attualmente a Tokyo dopo essere sfuggito da una retata della polizia. Allo stesso tempo Emi, una famosa ballerina, chiede ai nostri eroi di ritrovare suo fratello, scomparso durante il suo diciottesimo compleanno. Le due storie finiranno per scontrarsi, con tutte le spiacevoli conseguenze del caso. 

Questo character design più maturo e realistico non mi dispiace. Peccato che cozzi molto nelle scene comiche.

Fin dalle prime scene si vede benissimo che lo special punta molto a replicare gli stilemi del cinema action americano. Un nemico e una trama più seria "costringono" Ryo a dare il meglio di se, sopratutto nelle scene dove la sua fisicità e abilità con la pistola brillano assai. 

Il cattivo con il suo cinismo, intelligenza e una spiccata dose di sociopatia lo rendono la perfetta nemesi di Ryo Saeba. Rispetto ai tanti cattivi da operetta visti precedentemente la sua totale mancanza di scrupoli morali lo rendono un avversario molto pauroso e a tratti realistico (con tanto di background che per una volta da i giusti elementi per spiegare la sua rabbia contro il mondo).

giovedì 22 ottobre 2020

Dampyr 246-247 ("I sussurri nel buio" e "Il segreto di Robert Howard") - Recensione -

 

Non sono una grande esperto della saga di Dampyr (devo ammettere che la cosa un po' mi dispiace perché leggendo tempo fa il primo volume della saga ne ho notato tutto il potenziale, ma purtroppo il mio difetto è che non amo molto le saghe che teoricamente possono durare all'infinito) ma leggendo sul web che per due volumi la storia sarebbe stata incentrata sul mio caro zio Bob sono corso in edicola ad acquistare il fumetto (aspettando di averli entrambi prima di leggere la storia, in modo da non morire di ansia per l'attesa dello sviluppo della trama nel successivo capitolo). Che poi sicuramente tra un po' mi ritoccherà riprendere a breve Dampyr perché i miei sensi salgariani vibrano per una vicina uscita, ma ne riparleremo. 

Quando un personaggio di un fumetto esprime perfettamente il tuo pensiero.
Il fumetto riprende la parte finale della vita di Robert E. Howard, uno dei più grandi scrittori pulp e fantasy che abbia mai camminato su questa terra. Sicuramente un grande bardo della forza e del coraggio, che infondeva molto di se nei suo personaggi e per questo ancora oggi le sue storie non annoiano e affascinano per la vividezza delle trame (spesso inserendoci riflessioni e temi così importanti da sorprendere il lettore più smaliziato). 

martedì 20 ottobre 2020

Mister Link - Recensione -

Titolo originale: Missing Link
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2019
Durata: 95 min
Genere: animazione, avventura, fantastico
Regia: Chris Butler
Sceneggiatura: Chris Butler 

Mr link è l'ultima fatica dello studio Laika, uscito lo scorso anno in America e arrivato da noi solo quest'anno. 

Come per tutti i film dello studio Laika si tratta di un film in stop motion diretto in questo caso da Chris Butler. È stato candidato agli Oscar lo scorso anno per la categoria animazione (purtroppo vinto ingiustamente dal quinto capitolo di Toy Story). 

La mia stessa espressione quando cerco di parlare delle mie passioni con dei perfetti sconosciuti.
La storia vede Sir Lionel Frost, un avventuriero scapestrato e sognatore, cercare di ottenere l'approvazione della rinomata "Society of Great Men", che però poco apprezza l'idealismo e il romanticismo che Mr Frost mette nelle sue assurde e fallimentari ricerche (che riguardano principalmente i criptidi, animali la cui esistenza è sostenuta da tradizioni e leggende, ma di cui mancano prove scientifiche). A dargli una possibilità di riscatto c'è una misteriosa lettera, che lo invita a cercare il famoso Sasquatch negli USA. Arrivato sul posto l'avventuriero scopre che la lettera è stata inviata dalla stessa mitica creatura, che spera ardentemente che Mr. Frost possa aiutarlo nella sua ricerca per ritrovare i suoi parenti tra gli Yeti, in Himalaya. Mr Frost e Mr Link (il nome dato alla creatura) partono per questa nuova grande avventura ma non tutti sono disposti a permettere che "l'evoluzione" faccia il suo corso. 

domenica 18 ottobre 2020

City Hunter Special 4 - Servizi Segreti - Recensione -

 

In Giappone arriva James McGiver, ex guerrigliero e attualmente il candidato presidente di un repubblica controllata da una feroce giunta militare. Tra i membri della sua scorta c'è sua figlia Anna, che però ha dimenticato la figura paterna dopo un doloroso evento. Qualcuno nel frattempo sembra intenzionato a colpire il presidente tramite la ragazza e tocca a Ryo Saeba proteggerla. Kaori e Hunter si troveranno invischiati una storia di potere, vendetta e avidità. 

Non vi preoccupate è solo uno degli elementi su cui si basa il film
Ho molto apprezzato questo special, che riprende a grandi linee alcuni elementi del primo film dedicato al nostro cecchino preferito (il rapporto problematico tra padre e figlia, la minaccia di un paese estero, i fantasmi dal passato che tornano a turbare il presente ecc). La trama funziona decisamente bene, con i vari elementi della storia che si incastrano perfettamente negli eventi, anche se alcuni spunti sono stati volutamente inseriti per portare il pubblico verso una certa reazione (la morte di un determinato personaggio in un punto che permetta a Ryo di ottenere la motivazione per far scattare il momento giustizia e una faccia alla Ken il guerriero per esempio). Bello il rapporto padre - figlia, che sviluppa tra contrasti e difficoltà in modo piacevole, e senza quella soluzione finale troppo melensa del primo film. Peccato che alcune idee interessanti introdotte in questo film vengano presto messe nel dimenticatoio dopo pochi minuti di pellicola: Kaori che nei primi minuti dello special sembra finalmente messa alla pari con Ryo (tanto da aver imparato a sparare) ma che poi torna al suo ruolo di martellatrice delle porcherie del suo collega e che nel film è continuamente ossessionata dal paragone tra la sua "tavola piatta" e le procaci forme delle sue assistite (cosa che mi ha fatto venire l'urticaria dopo pochi minuti). O Saeko che afferma di essere stata molto simile alla ragazza alla sua età, e che quindi sarebbe una ottima mentore per Anna e con un interessante sviluppo del personaggio, ma la cosa finisce lì per dare ulteriore e ingiustificato spazio a Ryo.

Anna e James McGiver

I nuovi personaggi funzionano, sopratutto James McGiver, che di fatti giustamente per intraprendenza e coraggio ricorda un po' un Ryo. Anna invece soffre un po' della visione prettamente maschile della donna in Giappone: venendo prima vista come una donna preparata e coraggiosa, per poi dopo le prime rivelazioni sul suo passato, diventare improvvisamente esitante e nervosa, con il grande "dubbio esistenziale" sul fatto che una donna che non attrae e non cura il suo vestiario è prettamente inutile (certo poi il film cerca di spiegare la situazione ma il cambiamento è troppo brusco per essere credibile). I cattivi sono ne più ne meno delle macchiette, con motivazioni a tratti forzata, sicuramente l'elemento meno riuscito. I nostri eroi seguono il loro classico canovaccio, da segnalare solo un Umibozu messo in scena con una motivazione assurda e poco credibile. Bello comunque il rapporto da mentore di Ryo con Anna, anche se purtroppo sfocia spesso nelle immaginabili scenette comiche a suon di mutandine e battute a tema mokkori.  

Le animazioni sono di buon livello, con alcune scene dirette veramente bene come la scena di inseguimento con la mini cooper.

Il film ha aveva un grande potenziale, sopratutto in quei elementi di novità detti sopra, ma preferisce andare sull'usato sicuro. Alla fine non ci si può lamentare tra ottime scene di combattimento, personaggi interessanti e una storia che si segue con piacere con le sue rivelazioni ad effetto.