sabato 23 marzo 2019

Sherlock Holmes: La leggenda del Barone Nero di James Lovegrove



"Una spaventosa figura si aggira sui tetti della Londra notturna. Grazie a una forza sovrumana e a un arsenale avveniristico, il misterioso Barone Cauchemar semina il terrore fra i criminali della metropoli. Un giustiziere solitario alleato della polizia oppure un criminale a sua volta? O forse solo un personaggio nato dalla superstizione popolare? Non è l’unico rebus da risolvere in questo fosco autunno del 1890, dopo che ben tre attentati dinamitardi hanno sconvolto la popolazione di Londra."

La creatura di Conan Doyle continua ancora oggi come al momento della pubblicazione a riscuotere un grande successo tra il pubblico. Logico quindi che vari autori nel corso del tempo si siano cimentati nell'impresa di aggiungere qualche nuovo tassello nelle avventure del detective di Baker Street. Il risultato è spesso altalenante, ma come successo anche per il pastiche "Conan e la strada dei re", questo genere di opere o lo si apprezza per quello che sono (un semplice divertimento per il lettore e la possibilità per lo scrittore di dire qualcosa in più sull'argomento) o da puristi lo si odia a prescindere visto che non potranno mai raggiungere la purezza del maestro.


Personalmente devo dire di aver trovato l'opera James Lovegrove davvero piacevole da leggere. Sopratutto per l'idea di mettere al confronto la logicità pura di Holmes con il tema Steampunk/esoscheletro robotico da combattimento mossi a vapore, che personalmente devo dire di averlo trovato azzeccato.

Certo poi se lo si guarda con lo sguardo critico del fan di Conan Dolye i difetti si accumulano. Sopratutto per una caratterizzazione abbastanza lontana dai personaggi canonici, con un Holmes un po' troppo tronfio della sua intelligenza superiore, con una trama che punta più sull'azione che sul ragionamento deduttivo. Il mistero dietro al barone è interessante e la storia funziona egregiamente.

Il fumo della pipa vale
come vapore?
Molto interessante la figura del Barone Cauchemar una sorta di Batman/Steampunk con una  forte ispirazione per i personaggi di Giulio Verne, che devo dire che nell'economia del romanzo ci sta veramente molto bene. Peccato per un cattivo non decisamente altrettanto entusiasmante.

A mio giudizio il difetto principale è una conclusione decisamente affrettata che rovina l'interessante prefazione messa in campo, con tanto di coinvolgimento del professor Moriarty, per uno scontro abbastanza banale e noioso. 

5 commenti:

  1. Non è che risente un po' dei due recenti film su questo personaggio?

    Moz-

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    1. Una vaga ispirazioni potrebbe tranquillamente esserci, ma non ne sono sicuro.

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  2. Amo molto i pastiche holmesiani, spesso sconfinano nell'horror o nella fantascienza, ricordo per esempio un fantastico "Sherlock Holmes e la Guerra dei Mondi" di Manly Wade Wellman oppure il racconto di Neil Gaiman, vincitore del Premio Hugo "Uno Studio in Verde Smeraldo" in cui Holmes vive in un universo alternativo dominato dai Grandi Antichi lovecraftiani.

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    1. Sono d'accordo, i pastiche holmesiani sono interessanti proprio perché permettono di calare Holmes in situazioni che Doyle non avrebbe mai pensato.

      Mi segno i due titoli da te proposti perché sono veramente interessanti.

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