mercoledì 20 settembre 2017

In quest'angolo di mondo (Kono Sekai no Katasumi ni) di Sunao Katabuchi


Genere: animazione, drammatico, storico, guerra, 
sentimentale,  slice of Life
Regia: Sunao Katabuchi
Soggetto: Fumiyo Kōno
Sceneggiatura: Sunao Katabuchi, Chie Uratani

Suzu è un ragazza dolce e sognatrice, spesso con la testa fra le nuvole, da cui trae ispirazione per i suoi disegni. La ragazza vive il periodo difficile della Seconda Guerra Mondiale presso la città di Kure, vicino alla città di Hiroshima, dove vive la sua vita da novella sposa assieme al marito (un ufficiale della marina giapponese). L'ambiente familiare difficile ed estranio, i razionamenti e i bombardamenti americani mettono a dura prova Suzu, che però a dispetto della sua natura mite dimostra una tenacia e una forza incredibili, continuando ad andare avanti nonostante la situazione diventi sempre più difficile nei giorni antecedenti e successivi al lancio della bomba atomica.  

La storia raccontata è molto dolce e semplice, ma piacevole da guardare. Non ci sono particolari colpi di scena, nemici dichiarati o pericoli per il mondo intero. È semplicemente la vita di Suzu, con i suoi dubbi e incertezze, i suoi sogni e i suoi drammi, spesso con la disperazione e la speranza mischiati in un percorso senza fine (il tutto senza cercare a tutti i costi il lacrimone, ma semplicemente narrando le ovvie difficoltà dell'epoca). Interessante il fatto che non tutti li avvenimenti narrati sono esposti in modo lineare, e alcuni punti spesso vengono narrati a metà tra il sogno e la realtà. Il tutto senza fretta, ma lasciando che la storia si racconti da se. Non mancano comunque le scene crude e tragiche, anche dal forte impatto visivo.

Una storia di vita quotidiana, ma che riesce a restituirci per questo un racconto più vivo e intimo di molti altri film storici. Altro tema centrale del film è l'incontro tra due persone, visto come due realtà che si fondono, per poi scindersi nuovamente quando si perde il contatto in un mare di possibili realtà, non tutte liete (bellissima la scena dove Suzu fa un ritratto del marito mentre sta dormendo per essere sicura di non perderne la memoria).

I personaggi del film non mostrano sempre i loro vero carattere (basti guardare Keiko, la cognata di di Suzu.), non raccontano più di tanto di se stessi, ma il registra lascia spesso che siano le loro azioni a parlare per loro. Tutti comunque molto naturali nel parlare e nell'agire, sembra veramente di avere a che fare con persone veramente esistenti.

Veramente bellissimo è il personaggio di Suzu, visto inizialmente debole e sognatore, ma che come un piccolo fiore coriaceo è capace di flettersi, di piegarsi, di resistere, di sopravvivere a ogni ostacolo. Tanto da diventare la colonna portante della sua famiglia adottiva. Un personaggio che riscalda veramente il cuore.

Il tratto è molto semplice ma ricchi di dettagli, con colori fortemente temperati, sopratutto per gli ambienti urbani e paesaggistici.

Mi è piaciuto molto il fatto che in alcuni casi il disegno abbia variazioni pittoriche in alcuni punti della storia. In alcuni punti le espressioni dei personaggi riprendo lo stile da vecchio manga, sopratutto quando Suzu sbaglia in qualche cosa, davvero adorabile.

C'è chi questo film lo vuole associare a "Una tomba per le lucciole" di Isao Takahata ma per me i due film hanno una differente impostazione. Il film di Takahata è molto più scuro e negativo rispetto al film di Katabuchi (anche lui uscito dalla scuderia Ghibli), che al contrario è più positivo e aperto alla pace.

Il doppiaggio italiano mi è sembrato veramente buono, tutte le voci era perfette per il loro ruolo.

Bisogna dire che in alcuni punti la storia risulta troncata, come si fosse mancata una scena, ma nulla di cosi grave da danneggiare la visione del film (da pochi giorni è giunta la notizia che il regista girerà una versione con 30 minuti in più di animazioni che erano stati previsti nel copione ma non animati per mancanza di budget).

Le scene dopo la conclusione del film andrebbero rivisti a mio giudizio. Visto che non si capisce bene cosa vogliano dire e sembrano non collegarsi bene a quanto narrato nel film.

In definitiva un film veramente bello, che scalda il cuore fin dal primo minuto. Una storia che mischia sapientemente dramma e fiducia nell'umanità.

lunedì 18 settembre 2017

DANCOUGA NOVA - Recensione -


Autore: Masami Ōbari
Regia: Masami Ōbari
Studio: Ashi Productions
Rete: Animax
Episodi: 12
In Italia grazie a Yamato Animation

Nel 2104 la terra è ancora preda di numerosi eventi bellici e la pace sembra ancora lontana. A fungere da salvatore ci pensa il Dancouga, un misterioso robot componibile, che interviene sempre a vantaggio della parte più debole in un conflitto per ristabilire l'equilibrio sul campo di battaglia, ma senza mai scagliare il colpo finale per distruggere l'avversario e scomparendo nel nulla quando il suo obbiettivo è stato raggiunto. Hidaka Aoi, pilota di macchine da corsa, Tachibana Kurara, agente di polizia, Johnny Burnette, uomo d'affari e Kamon Sakuya, senzatetto, vengono scelti da una misteriosa organizzazione come nuovi piloti del Dancouga Nova. I nostri eroi dopo un iniziale entusiasmo cominceranno a chiedersi il perché del misterioso comportamento sul campo di battaglia e sul perché proprio loro sono stati scelti per tale missione. 

Dancouga Nova si basa sull'anime Dancouga di Masami Ōbari del 1985. Anime che come tanti suoi coetanei dopo un iniziale fallimentare passaggio televisivo viene riscoperto dai fan, che ne apprezzano la buona craterizzazione dei personaggi e gli inserti J-Pop (tutti molto azzeccati e orecchiabili), per quanto alla fine la trama non si discosti molto dai suoi granitici precedessori come Mazinga & co. Il tentativo  Production Reed di riportare alla luce il progetto Dancouga (con un meca rinnovato e aggiornato ma sempre rispettoso dell'originale) nel 2007, con tanto di ritorno di personaggi che avevano lavorato alla prima versione del robot come Masami Ōbari alla regia di questo nuovo capitolo (che nel 1985 si occupava delle animazioni), si dimostra fallimentare.

I personaggi sono letteralmente non pervenuti, non sono presenti neanche quei basilari dettagli che permettono di stabilire i ruoli all'interno del gruppo (tanto che per assurdo ripescare la vecchia formula del capo, il bel tenebroso, la fanciulla e il grassone tanto abusata negli anni 80 avrebbe giovato tantissimo allo show). Gli sceneggiatori cercano ogni tanto di mettere su qualche elemento che possa differenziarli ma non c'è nulla che gli elevi dall'essere piloti stravisti in altre 3000 serie dello stesso genere. Paradossalmente il personaggio che ha più spazio è quello che a livello d'importanza conta meno di tutti, con tanto di storia d'amore che viene imposta perché si e senza nessuna reale vantaggio per la trama. Anche i personaggi secondari seguono il destino di vuoto pneumatico degli eroi, con tanto di capo gigionesco e misterioso (con un super capo a fargli da contraltare in tutta la sua serietà e tenebrosità), attorniato da una meccanica popputa (che sembra essere inserita solo per fare qualche scenetta sexy e poco altro) e un assistente che serve solo per aumentare il minutaggio delle schermate fisse per risparmiare il budget (ma ne riparliamo fra poco) con ciarle inutili. L'unico elemento di spicco è il fatto che questa volta sono i personaggi femminili ad avere un ruolo centrale per la guida del robot, ma si tratta sostanzialmente di una vittoria di Pirro.  

Se i personaggi fanno schifo almeno la trama premia con colpi di scena e trovate riuscite, giusto? E invece no. Dancouga ha si premesse e alcuni elementi molto interessanti, ma peccato che tutto sia sviluppato con scarsa cura e in modo frettoloso (sembra che gli sceneggiatori si inventino tutto sul momento), la sceneggiatura non fa nulla per informare su quello che sta succedendo o sugli antefatti, con lo spettatore che si ritrova sempre più confuso con il passare degli episodi. Non si capisce a che pro il robot debba intervenire nei vari conflitti planetari per riequilibrare le fazioni in campo, per poi andarsene quando le forze in campo si sono equilibrate. Il Dancouga forse è finanziato dai signori della guerra? Ma sopratutto come fa ogni volta ad essere sicuro al 100% che le forze in campo sono equilibrate? Purtroppo la sceneggiatura non ci verrà in soccorso con qualche stralcio di spiegazione.  

L'apparizione di un nuovo  Dancouga rivale di colore rosso e sulla carta una buona idea, peccato che lo spunto venga gettato alle ortiche quando lo si sovraccarica di interrogativi e misteri che non portano a nulla e non verranno mai sbrogliati. Al caos generale viene aggiunta sempre più confusione: I due robot sono programmati per fondersi (e non si capisce perché si perde tempo in queste stupidaggini invece di partire direttamente dalla fusione) ma si perdere tempo in scontri inutili che dovrebbero fortificare i due robot non si sa bene in che modo, visto che i piloti sono stati auto-addestrati nel sonno. La trama si incarta se possibile ancora di più quando ci viene detto che il Dancouga è poi anche una specie di super arca che dovrà proteggere i geni delle specie terrestri se non si riuscirà a sconfiggere un nemico alieno potentissimo volto ad eliminare tutte le specie intelligenti (che raggiungono un certo livello di tecnologia) per evitare la distruzione della galassia e altre assurdità di questo genere. Un calderone di idee che sembrano buttate li sul momento, aggiungendo nuovi pezzi ogni volta per far muovere la trama e giustificare le precedenti assurdità. Mettiamoci poi un combattimento finale si interessante ma che si conclude con un forzatissimo, frettoloso e deludente happy ending (combattimento finale e conclusione della serie durano si e no due minuti scarsi. Vi lascio immaginare il tragico risultato di far entrare tutto e il contrario di tutto in questo breve lasso di tempo) .

Gli unici punti su cui l'anime sembra brillare sono le scene di combattimento (sopratutto quelle molto belle dell'agganciamento dei vari componenti), ma che alla lunga dimostrano con la loro riciclo generale in ogni episodio un budget molto scarso. Sopratutto gli episodi finali dimostrano il fiato corto, con intere scene realizzate con schermate fisse dove i personaggi sono congelati in pose statiche, mentre solo la bocca e gli occhi si muovono in lunghissimi e noiosi dialoghi (ma solo nel caso in cui il personaggio stia parlando altrimenti non verrà mai inquadrato nella sua interezza). Il lato Fan Service fa il suo lavoro e i personaggi femminili principali (sopratutto Hidaka Aoi) sono ben realizzati.

In definita DANCOUGA NOVA è una serie guardabile ma non imprescindibile (io consiglierei di guardare Godannar, decisamente molto meglio per trama e sviluppo), da guardarsi solo se si ha la passione per quel genere di animazione e non si ha nulla di meglio da guardare, per il resto del pubblico c'è il forte rischio di mollare la serie dopo un singolo episodio. I contatti con l'illustre precedessore si riducono a qualche piccolo omaggio durante la serie e al design generale del robot (con qualche piccola differenza).

Strano ma vero Yamato Animation porta questo anime con sottotitoli nel suo canale Youtube, probabilmente come per il caso del pessimo Glass Maiden per via di costi di licenza bassissimi. 

venerdì 15 settembre 2017

Life is Strange - Recensione -


Life is Strange è una avventura seriale in 5 capitoli, che ha conquistato pubblico e critica nel corso del passato 2015. Un gioco veramente bello, emozionante e con una storia dannatamente coinvolgente.

Il gioco ci farà impersonare Maxine Caulfied (anche se lei preferisce farsi chiamare Max), una studentessa di un corso di fotografia timida e insicura, con grosse difficoltà a vivere la sua vita scolastica. Max durante una lezione ha una visione apocalittica dove la sua città natale viene distrutta da un tornado. Successivamente a causa di un tragico evento che riguarderà una sua cara e vecchia amica d'infanzia scoprirà di avere la possibilità di tornare indietro nel tempo e poter quindi cambiare il futuro, e grazie a questo suo potere riuscirà a salvare la sua amica, ma causerà in conseguenza di ciò una serie di eventi che renderanno sempre più problematica la propria esistenza. Infatti il potere di Max non è essente da difetti,  più usa il suo potere per aggiustare il presente e più questo diventerà sempre più problematico, in una sorta di effetto farfalla che avrà ripercussioni sempre più pesanti su Arcadia Bay e i suoi abitanti.

Life is strange è un titolo molto diverso dalla classica avventura punta e clicca, puntando più sulla storia e i personaggi (tutti magnificamente caratterizzati), avvicinandosi per questo più allo stile dei giochi Telltale Games, anche se con le dovute differenze. .

Interessante vedere come grazie al potere di riavvolgere il tempo avremo la possibilità di ponderare meglio le nostre azioni e capirne il peso che avranno nella vita di Max. Infatti durante i dialoghi potremmo tornare indietro nel tempo per vedere le conseguenze nel dare altre risposte e così scegliere la nostra risposta definitiva dopo una attenta ponderazione. Vero tocco di genio malvagio da parte degli autori è quello di inserire nei pensieri di Max che potremo ascoltare anche i dubbi che questa avrà dopo aver preso una decisione importante, in modo da instillare il dubbio nel giocatore e costringerlo a rivedere le proprie scelte più volte.

La storia ha uno stile che si avvicina molto a una serie tv, con l'interessante pregio di essere modificata dalle scelte fatte dal giocatore durante lo svolgimento del gioco. Uno stile di gioco che narrativamente parlando ricorda molto di opere filmiche come The Butterfly Effect o Donnie Darko, altrimenti se conoscente il mondo anime il gioco vi ricorderà serie come Steins;Gate o Erased. Non mancano simboli forti (come i vari spiriti animali), legati sopratutto alla fotografia vista come elemento capace di congelare nel tempo i ricordi, tanto che diventeranno uno strumento potentissimo attraverso cui la protagonista potrà viaggiare indietro nel tempo/realtà alternative.

La grafica del gioco è decente, non certo realistica (vagamente tratteggiato come un fumetto a mio avviso), ma in questo genere di giochi non è di certo l'elemento di punta. Certo in alcuni casi da fastidio notare una certa mancanza di sincronizzazione labiale e una espressività facciale dei personaggi non sempre riuscitissima, ma nulla che danneggi la fruizione del gioco.

Nonostante l'elemento paranormale il gioco si concentra più sul rapporto tra Max e Chloe, su i loro sentimenti, i loro dubbi, sogni. In una perfetta metafora della crescita personale che ogni adolescente deve fare per per raggiungere lo stato adulto. Max infatti ha difficoltà ad avvicinarsi a una realtà scolastica che sente ostile e complicata, in cui trova sempre più difficoltà ad unirsi. A simbolo di tutti ciò c'è il suo rapporto con la sua amica del cuore Chloe, che il suo atteggiamento ribelle e anarchico rappresenta la parte infantile e nostalgica di Max, che diventerà sempre più impossibile da gestire con il suo nuovo mondo scolastico/sociale che lei vuole portare avanti. A tutto ciò si unisce il senso di colpa che la ragazza prova per aver abbandonato la propria amica nel momento peggiore della sua vita. Il messaggio finale che arriva è che non esistono scelte esattamente giuste o sbagliate, ma solo la nostra decisione, che anche impegnandoci al massimo non ci porterà mai a salvare tutti, qualcosa bisognerà sempre perdere qualcosa per andare avanti.

Come detto prima uno degli elementi più riusciti è l'interazione con i personaggi presenti in gioco, infatti grazie ad alcuni di essi sarà possibile accedere a delle storie secondarie che trattano elementi attuali molto difficili come il bullismo, l'insicurezza giovanile, ecc. Altri invece mi hanno colpito per la capacità di modificare il loro comportamenti nei nostri confronti a seconda delle risposte che gli daremo, a volte in modo totalmente diversi da come penseremmo normalmente.

Interfaccia di gioco
La componente narrativa si sviluppa principalmente grazie a una serie di oggetti e stanze ricche di elementi (dai computer ai pezzi di carta) con cui potremo interagire per approfondire aspetti della storia che altrimenti ci rimarrebbero oscuri, e che spesso ci porteranno a ribaltare completamente la nostra idea su una determinata persona, tanto che sarà la vostra principale occupazione durante il gioco dei primi 3 capitoli del gioco (sarò solo io ma durante il gioco solo l'idea di lasciare il mio pc perennemente acceso e senza password di sorta per limitarne l'accesso mi faceva salire l'ansia.). Ovviamente come in ogni punta e clicca classico l'analizzare un oggetto ci permetterà di ascoltare la personale descrizione di Max e i suoi eventuali pareri (tutti veramente molto belli da ascoltare). Tutto ciò permetterà di aumentare il realismo e il respiro della storia.

Il doppiaggio inglese è veramente buono, con voci perfette per i ruoli loro assegnati. Personalmente avrei preferito avere la possibilità di avere un doppiaggio italiano, visto che con i sottotitoli è facile avere  quell'attimo di disattenzione che ti fa saltare quelle parole chiave per capire il discorso, ma capisco che l'inserimento di un ulteriore doppiaggio avrebbe fatto lievitare ulteriormente i costi in modo spropositato.

Molto bello anche il comparto musicale, sempre azzeccatissimo con canzoni indie e folk che riescono bene a ricreare le atmosfere del gioco.

Le scelte rilevanti ai fini della trama saranno
sempre evidenziate da particolari effetti visivi e sonori.
Davvero piacevole da vedere la grande quantità di citazioni di film, libri ed altri elementi di cultura geek presenti all'interno del gioco (si vada Full metal Alchemist a Cannibal Holocaust). Ho perfino trovato una citazione semi nascosta all'artista giapponese Shintaro Kago (con il suo stile guro demenziale/satirico), cosa che ho apprezzato molto.

Direi che alla fine ci troviamo di fronte a un bel titolo, ma non di fronte a un capolavoro. Il gioco va alla grande fino all'ultimo capitolo, per poi risultare zoppicante e non ben strutturato, per quanto ancora di alto livello. Infatti l'ultimo capitolo l'ho trovato leggermente troppo ripetitivo e per certi aspetti banale (sopratutto nel sogno onirico nella seconda metà dell'episodio, a mio giudizio veramente noioso e fuori contesto), sopratutto nel finale (anche se per l'economia del gioco è comprensibile). Un altro difetto che ho riscontrato è quello che a conti fatti, tranne per molti elementi accessori ho trovato che la storia fosse molto più pilotata di quello che uno si aspetterebbe, sopratutto per la presenza di solo due finali possibili al di là delle scelte fatte (mettiamoci poi il fatto che il secondo finale è un non-finale). Aggiungerei poi che molti elementi nel finale non trovano una spiegazione logica (la provenienza dei poteri di Max, il tornado) e si sente la mancanza di idee o più probabilmente di budget nel loro sviluppo, un vero peccato.

Bisogna dire poi che Life is Strange è stato anche vittima del suo stesso successo, forse un tran tran mediatico eccessivo per un gioco con delle tematiche non proprio originali (in fondo si tratta di elementi che per quanto ben gestiti non dicono nulla di nuovo al genere).

In definitiva è un gioco che consiglio vivamente di provare, certo c'è qualche difetto qui e la, ma per una volta mi sono sentito vicinissimo per pensiero e storia alla protagonista e credo che per un gioco sia una bella cosa.

lunedì 11 settembre 2017

Il mistero della Sfinge Gialla e Le bare di granito di Calogero Ciancimino - recensione -


Una cosa che mi piace molto fare quando leggo un romanzo "d'annata" è quello di scoprire cosa fosse considerato d'intrattenimento ai tempi dell'uscita del romanzo, i suoi temi principali, quale forma di evasione fosse preferita dal pubblico, la tipologia di racconto e le sue paure o le convenzioni ideologiche che dominavo al tempo (in questo romanzo per esempio la popolazione orientale vista come aliena e nemica ecc). Come in una vecchia fotografia dei nostri nonni, dove l'interesse spesso si ferma non sulla figura del parente, ma su un oggetto particolare o su un vestito desueto. Leggere l'avventura del Dottor Berri, del suo amico scienziato Benson e dell'agente del servizio segreto Jacobson mi ha molto divertito. Una storia d'avventura divisa in due parti che anticipa per molti aspetti le spy story di Fleming.

"Una Londra brumosa e fredda, un medico che riceve una misteriosa telefonata la sera dell'ultimo dell'anno, un veleno che non perdona e un viaggio nelle terre dell'Estremo Oriente per fermare i piani criminali del terribile Fu-Mang-Yu e sgominare la sua diabolica setta." 

Questa è in breve la trama dei due romanzi. Una corsa contro il tempo tra Inghilterra e Cina piena di colpi di scena per fermare una volta per tutte il "pericolo giallo" rappresentato da Fu-Mang-Yu.

Calogero Ciancimino non può certo essere classificato tra i grandi della nostra letteratura, in fondo fu un onesto scrittore di romanzi d'avventura senza nessuna velleità da grande scrittore. La sua produzione fu racchiusa in un periodo molto breve, solo quattro anni, tra il 1932 e il 35, per poi concludersi bruscamente in giovane età a causa di una malattia. Il suo pregio principale fu quello di scostarsi dal salgarismo all'ora imperante . Nei due suoi romanzi riproposti dalla Cliquot, si nota la passione vorace per la tecnologia (la base segreta dove si rifugia il cattivo è un tripudio di tecnologia per gli standard degli anni 30, con sistemi di vigilanza, macigni girevoli, raggi verdi che possono bloccare i motori), per il mare, e per l'oriente che Ciancimino essendo capitano di lungo corso aveva visitato. Certo non si può non notare la forte influenza che le avventure delle avventure del diabolico dottor dottor Fu Manchu di Arthur Henry Sarsfield Ward (noto al grande pubblico come Sax Rohmer) ebbero nella stesura del romanzo di Calogero Ciancimino, basti pensare che il suo cattivo è ripreso sulle linee di quello Rohmer, ma con la piacevole aggiunta di una grossa tenaglia d'acciaio al posto della mano sinistra (cosa che lo rende curiosamente un precursore del dottor No di Fleming) e una cattiveria e intelligenza a tutta prova. Un romanzo però che grazie alla presenza dell'agente segreto Jacobson (con i suoi incredibili travestimenti, i cifrari per comunicare, gli strumenti all'avanguardia) riceve quel tocco di mistero e fascino tipicamente legato alle spy story che saranno rese famose dal personaggio di James Bond.

Certo non manco i difetti: i personaggi principali sono abbastanza stereotipati nell'agire e poco caratterizzati, e ci sono alcuni di fortuna veramente conclamati. Alcuni colpi di scena sono abbastanza prevedibili. Nulla che comunque ne danneggi la lettura.

Il pericolo giallo fu una idea del XIX secolo che vedeva il presunto pericolo che i popoli dell'Asia potessero superare i bianchi e governare il mondo, sovvertendo i valori, la cultura e il sistema di vita occidentali. Una pensiero che rifletteva gli stereotipi di razzismo, imperialismo e colonialismo dell'epoca.

Sicuramente molto interessante è la figura del cattivo, questo diabolico Fu-Mang-Yu, che con la conoscenza nefasta è riuscito a creare un siero che dopo un perdio di stasi di un anno trasforma con lo subisce in un essere totalmente devoto alla distruzione e al suo creatore. Un nemico potente perché misterioso e costantemente circondato dai propri sgherri e da diversi sosia pronti a immolarsi per lui, con l'unico obbiettivo di distruggere la razza bianca, vista come barbarica. Con tanto di base segreta inespugnabile, ricca di trabocchetti e con una piovra gigante come guardiano.

Certo letto oggi il romanzo risulta per certi aspetti viziato da visione distorta e razzista della popolazioni orientali (sopratutto nel romanzo rispetto a quelle occidentali), viste come freddi e calcolatori, incapaci di provare affetto per chi non è loro simile (spesso neanche tra di loro), rispetto al bontà e al coraggio di quelle occidentali, tanto pericolose da vederne un pericolo futuro per i bianchi, ma bisogna comunque considerare che nell'epoca in cui questo romanzo scritto erano considerazioni comuni nella popolazioni occidentali (le colonie furono create anche con il paravento dell'obbiettivo di creare migliori condizioni di vita delle popolazioni autoctone). Considerazioni da cui ancora oggi non siamo totalmente immuni, visto il razzismo che investe le popolazioni africane che sbarcano sul nostro continente.

Un romanzo piacevole e ricco di colpi di scena, sopratutto grazie a un nemico principale davvero ben congegnato e particolare nell'aspetto. Gli accenni di spy story poi lo rendono molto affascinante considerando il periodo in cui fu scritto (molti decenni prima della stesura del primo libro di James Bond). C'è qualche dovuto all'età e alla pubblicazione rivolta principalmente a un pubblico di bassa estrazione sociale, ma nulla che ne rovini il fascino finale.

sabato 12 agosto 2017

Lupin III prima serie manga - recensione -


La serie originale era formata da 94 capitoli e fu pubblicata dal 10 agosto 1967 al 22 maggio 1969 sulle pagine della rivista Weekly Manga Action, pubblicata dalla Futabasha. Due anni dopo, nel 1971, Monkey Punch riprese la serie aggiungendo 36 nuovi capitoli indicati come Rupan Sansei - Shin bōken (ルパン三世・新冒険? lett. "Lupin III - Nuove avventure") e stampati tra il 12 agosto 1971 e il 27 aprile 1972 sempre sulla stessa rivista.

In Italia il manga è stato pubblicati prima dalla Star Comics con l'etichetta "Orion" in 13 volumi dal settembre 2002 al settembre 2003. In totale sono statai stampati solo 120 capitoli, alcuni dei quali riuniti in un unico capitolo o numerati diversamente rispetto alle pubblicazioni originali. In totale i capitoli italiani sono 109 secondo l'edizione giappone più l'extra. Planet Manga ha ristampato la serie in 15 volumi (includendo anche le storie saltate dalla Star Comics).

Ero molto curioso di leggere il manga di Lupin III, da cui sarebbe nata la stermina produzione che ancora oggi vede protagonista il nostro ladro gentiluomo. Arrivato al quindicesimo volume posso dire che ci troviamo di fronte a un manga vivace e divertente, e che vale tutti i soldi spesi per i volumi.

I disegni sono inizialmente abbastanza grezzi e frettolosi, ma non bisogna dimenticare che Lupin fu un manga letteralmente partito in corsa (Monkey Punch si ritrovò a creare il proprio fumetto pagina per pagina, senza nessuna bozza o scaletta per le storie), comunque nel corso della serie il disegno migliora molto con tratti più dolci e più dettagliati.

Spesso questo manga raggiunge vette
di surrealismo incredibili.
Nel manga sono presenti molte scene di violenza o erotiche ma sono sempre disegnati in modo molto caricaturali e slapstick, per questo non si può mai parlare di disegni volgari o pornografici. Nel manga non c'è una netta contrapposizione tra bene e male, Lupin è un ladro che non esista a uccidere se costretto, ma dimostra più volte di avere anche uno spirito cavalleresco (per esempio nei capitoli 98-99 "il kanjincho di Lupin" non esita a mettere più volte a repentaglio la sua vita per mettere in salvo Sonya, la cui famiglia è stata sempre aiutata dalla famiglia Lupin, in modo che sfuggire alla CIA) che lo rende superiore alla massa dei criminali comuni, anche se non si dimostra uno stinco di santo per quanto riguarda la sua vorace passione per le donne. Un personaggio mosso dalla voglia di mettersi costantemente in prova con sfide impossibili e a cui il denaro ormai importa pochissimo (di fatto tutti i suoi rifugi sono letteralmente foderati di denaro). Quello che colpisce è il forte senso d'avventura che si sente durante la lettura, Lupin è coinvolto in decine di avventure al limite della realtà o del possibile, quindi non mancano storie che coinvolgono esseri invisibili o dotati di poteri apparentemente paranormali, o semplicemente bizzarri. C'è anche una buona dose di sperimentazione, con capitoli disegnati come se fossero girati in prima persona o uno stesso capitoli ridisegnato più volte con stili narrativi diversi.

Molti dei capitoli del manga sono stati poi trasposti in animazione nelle prime due serie anime (per esempio Pycal nella prima serie e Lupin in stile Dottor Jekyll e Mr hyde nella seconda serie).

Ouch!
Sicuramente un punto in cui il manga diverge molto dalle varie trasposizione anime è il fatto che i comprimari/amici del ladro gentiluomo hanno un ruolo molto più limitato e accessorio che quanto visto in tv, anche se mantengono a grandi linee la craterizzazione che si vede in tv. Sopratutto Goemon e Jigen si riducono spesso a semplici macchiette per sketch comici e appaiono solo ogni tanto nelle storie senza però avere mai un ruolo chiave nello sviluppo della storia (tanto da essergli costantemente inferiori). Sicuramente più interessanti sono i personaggi di Fujiko Mine e l'ispettore Zenigata,  la prima dimostra in questo fumetto di essere una degna avversaria per il ladro gentiluomo, tanto da essere l'unica donna che Lupin abbia mai veramente amato, e che non basa come accade spesso nei vari prodotti anime sul suo "charme" per raggirare ogni volta un allupato Lupin (anche se accade spesso che usi la sua astuzia femminile per raggirare Lupin). Zenigata si dimostra spesso un osso duro per Lupin e uno dei pochi avversari per cui mostri rispetto, meno gigionesco e maldestro della serie tv, anche se anche lui ogni tanto prenderà diverse cantonate. Molto interessante il rapporto di rivalità che si instaura tra i due, fatto di continue sfide, dove non sempre il ladro gentiluomo ha la meglio.

Il primo incontro tra
Lupin e Goemon
Nel manga si nota come Lupin abbia a suo seguito un numero enorme di uomini rispetto a quanto siamo abituati a vedere nell'anime, all'incirca  30.000 uomini sempre pronti per eseguire i suoi ordini tra scienziati, tecnici, infiltrati in varie organizzazioni governative e non. Un Arsenio Lupin molto interessato alla tecnologia e alla chimica, visto l'ampio uso di apparecchi elettronici futuristici o l'uso di vari prodotti chimici per assumere le sembianze delle proprie vittime per eseguire i suoi colpi.  Con tanto di di vari covi segreti in cui nascondere la refurtiva sparsi per il Giappone (uno è nascosto addirittura dentro alla residenza dell'imperatore del Giappone), con tanto di trappole, tesori e macchinari super tecnologici al loro interno.

Punto forte del manga di Monkey Punch sono le storie che ci propone su Lupin, sempre frenetiche e dall'alto tasso di sfida (e che Lupin riesce sempre in un modo o nell'altro a superare), ricche di colpi di scena e di donne sexy, cosa che ho personalmente adorato. Una narrazione molto veloce grazie alle battute ad effetto e colpi di scena sempre azzeccati. Bisogna dire però che molto spesso per l'autore è più interessante la sfida in se che lo sviluppo di una trama lineare o perlomeno coerente, quindi caratterizzato da uno stile molto episodico e senza un chiaro sviluppo orizzontale. Non si può infatti non notare come l'autore ami giocare con i propri personaggi, riproponendoli in situazioni o eventi diversissimi tra loro (sia per quanto riguardo il luogo o il tempo delle avventure), per il semplice di gusto di far vivere ai propri personaggi e a noi lettori nuove e sempre diverse avventure. Non mancano spunti interessanti sulla famiglia Lupin, sopratutto sul rapporto che hanno Lupin I, Lupin II e il famoso impero dei Lupin con il nostro protagonista, ma come detto prima bisogna sempre prendere con le pinze questi dati perché Monkey Punch continua costantemente a cambiare le carte in tavola. Molto carino il fatto che Lupin & Co. siano a conoscenza di essere all'interno del fumetto e spesso rompano la quarta parete per esprime pareri poco lusinghieri sul loro autore.



Il disegno Kazuhiko Katō riprende molto lo stile americano del tempo (sopratutto dei fumettisti della rivista MAD) con corpi maschili slanciati e molto caricaturali e donne dalle forme prorompenti.

Jigen nel manga

L'edizione Planet Manga è una buona edizione per chi si accinga nella scoperta del Lupin come inteso da Monkey Punch. Gli unici difetti che possono biasimarli sono:


  1. Delle copertine veramente brutte (sono le più brutte che io abbia mai visto nella mia vita) tanto che usare delle vignette interne in un effetto simil patchwork avrebbe dato effetti migliori.
Non se ne salva una

  1. Uno pessima scannerizzazione delle pagine a colori presenti nell'edizione originale giapponese che nell'edizione italiana diventano rettangoli di un nero quasi assoluto con ogni tanto un ballon che spunta dal nulla (rendendo spesso difficile seguire il filo del discorso o perlomeno capire cosa sta succedendo in quel momento).    
E scomparve nel vuoto cosmico


In definitiva è un manga che consiglio vivamente, sopratutto se siete fan di Lupin.

Un Giovane Lupino


Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.



Puntate precedenti:

07/08/17 Lupin III - La pietra della saggezza
08/08/17 Lupin III - Il castello di Cagliostro
09/08/17 Lupin III - La leggenda dell'oro di Babilonia
10/08/17 Lupin III - Lo schizzo di sangue di Goemon Ishikawa

venerdì 11 agosto 2017

Lupin III - Walther P38 - Recensione -


Regia: Hiroyuki Yano
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV 1º agosto 1997
Durata 93 min
Rete it. Italia 1
1ª TV it. 7 novembre 1999



Lupin III - Walther P38 è il mio special preferito sul ladro gentiluomo fin da bambino, un esperimento raro e ben riuscito che non smette mai di affascinarmi ogni volta che lo rivedo. 
"Io sono venuto qui per concludere un capitolo della mia esistenza" Lupin III

La trama vede il nostro Lupin III attirato nella villa del vice presidente degli stati uniti da un falso messaggio che annunciava il suo prossimo colpo all'interno della villa. Zenigata sta  per catturarlo quando un gruppo di misteriosi assassini entra in azione e uccide il vice presidente degli stati uniti e la sua scorta senza la minima pietà (tranne una ragazza che sembra non accettare i metodi sanguinari dei suoi compagni). Il nostro ladro gentiluomo approfitta della confusione per scappare, ma durante la fugga il povero Zenigata viene colpito da una Walther P38 argentata (un modello unico che solo Lupin possedeva in gioventù) e apparentemente ucciso. Lupin & co partono quindi alla scoperta della organizzazione Tarantola, un gruppo di persone specializzata in omicidi, prezzolata dagli stati e dai potenti del mondo. Una storia che mischia una storia di spionaggio, riflessioni filosofiche e con la miglior Lupin-girl di sempre. 

Lupin III - Walther P38 è uno special decisamente adulto rispetto alla produzione lupinesca standard. Non mancano omicidi, sangue a palate e parolacce. La comicità che siamo abituati a vedere in un qualsiasi prodotto di Lupin qui è quasi completamente assente e molto più in linea con la storia, anche se non mancano scene dalla comicità veramente riuscita (come quando Zenigata viene dichiarato morto in ospedale ma basta pronunciare la magica parola "Lupin" per riportarlo istantaneamente in vita dal mondo dei morti). Un anime che mischia sapientemente: un pizzico di James Bond; una organizzazione criminale potentissima; un cattivo con annesso gatto da accarezzare (che ricorda molto Ernst Stavro Blofeld). Una storia profonda che tratta con il giusto tatto argomenti complessi come la libertà e cosa si è disposti a fare per ottenerla/mantenerla. In mezzo ci sono pure degli esperimenti nazisti, cosa volete di più?

Il tutto unito da una ambientazione davvero unica, un isola non indicata dalla mappe con mille e più segreti. Un posto che è anche una prigione a prova di fuga visto che solo i gas che sgorgano dal suo terreno permettono di neutralizzare gli effetti venefici del tatuaggio. Un'ultima spiaggia per i peggiori criminali.  

Il character design è veramente molto bello, con un tratto che abbandona lo stile scimmiesco classico per adottarne uno più realistico e slanciato, oserei dire adulto. Le animazioni sono di ottimo livello e non si disdegna anche la presenza di dettagli gore, con scene violente in cui non si risparmia particolari truculenti.

Il cast questa volta è molto vario è interessante, soprattutto per quanto riguarda i cattivi, tutti ben caratterizzati e indimenticabili, spesso con poche frasi o gesti ben pensati che ci fanno capire subito il suo carattere (il mio preferito è il povero Bomber). La banda di Lupin in questo film ha uno spazio molto più risicato del solito essendo la trama incentrata principalmente sul ladro gentiluomo, fanno giusto qualche comparsata ogni tanto per giustificarne la presenza. Lupin in questo special è quasi irriconoscibile, molto più serio e complesso di quanto siamo abitualmente abituati a vedere, con molte sfaccettature oscure. La storia infatti preferisce concentrarsi sopratutto sul rapporto tra Lupin e Ellen (la Lupin-girl di questo special), e su come entrambi devono avere a che fare con una parte molto dolorosa della loro esistenza arrivata finalmente alla conclusione. Un rapporto che questa volta è veramente ben riuscito e naturale nella sua evoluzione, peccato per la sua triste conclusione. Ellen è una ragazza molto intelligente e furba, costretta uccidere contro la sua volontà, ha sviluppato una forte diffidenza contro il prossimo, il suo unico desiderio è libertà più pura, la libertà di essere se stessi e non dover obbedire a nessuno se non si è d'accordo con il suo operato. Adoro questo personaggio.

"A Ellen che guarda sempre il cielo".
Ogni volta che guardo questa scena c'è sempre un nugolo di
polvere nella stanza che mi fa lacrimare gli occhi.
Bellissime le musiche di questo film. Adoro il tema di questo film (Theme Lupin III '97), sopratutto le parti dove il coro cantando a cappella sostituisce gli strumenti musicali (purtroppo non sono esperto di musica e mi scuso in anticipo se ho detto qualcosa di sbagliato). Una delle ost più belle che mia sia mai capito di ascoltare (ogni volta volta che riascolto Don't Forget My eyes mi vengono i brividi).

Il doppiaggio italiano incredibile ma vero non presenta censure di sorta, tanto da presentare più volte la parola uccidere (vera parola tabù nei doppiaggi mediaset  anni 90/primi anni  2000 per quanto riguarda i cartoni) o mostrare le scene sanguinolente.  L'unica pecca presente come in "Lupin III - Il segreto del Diamante Penombra" è il cambiamento di sesso di un personaggio maschile perché troppo "femminile", il perché boh! Alla mediaset va bene seni e glutei al giornale ma ai bambini non si deve far vedere che un maschio può avere anche un aspetto più femminile.

In definitiva Lupin - Walther P38 è un anime unico nel panorama del ladro gentiluomo, un esperimento a mio giudizio perfettamente riuscito. Di certo non è un prodotto per tutti, sopratutto per chi preferisce un Lupin più in linea con lo spirito con la seconda serie, ma rimane un film che consiglio vivamente.

"A volte anche la libertà ha diversi svantaggi, c'è una quantità di cose che bisogna fare per conservare sempre e comunque la libertà"    
E poi dicono che Lupin è un prodotto solo per ragazzini


Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.



Puntate precedenti:

giovedì 10 agosto 2017

Lupin III - Lo schizzo di sangue di Goemon Ishikawa - recensione


Titolo originale: ルパン三世 ~血煙の石川五ェ門
Anno 2017
Durata 50 min
Genere azione, drammatico, avventura, thriller
Regia Takeshi Koike
Soggetto Monkey Punch
Sceneggiatura Yuuya Takahashi

Dopo il capitolo incentrato su Jigen, questa volta avremo a che fare con il nostro "amico samurai" preferito. 

La trama vede un misterioso energumeno chiamato Hawk cercare di uccidere Lupin, Jigen e Fujiko. In uno dei suoi tentativi di omicidio il killer causa la morte del boss yakuza che aveva assoldato un inesperto e presuntuoso Goemon come guardia del corpo, scatenandone la sete di vendetta. Il Fantasma delle Bermuda (sopranome di Hawk) si rivela un avversario molto più tosto del previsto, tanto che il nostro samurai dovrà trovare una nuova tecnica per affrontarlo ad armi pari.

L'idea di fare un film interamente incentrato su Goemon era una vera scommessa, in fondo è un personaggio che spesso è quello più sacrificato in minutaggio e caratterizzazione, che si ricorda più perché impersonificazione dello spirito del bushido che per qualche sua caratteristica personale, in molte occasioni riducendosi ad affetta ostacoli per Lupin. Qui invece gli sceneggiatori hanno fatto un ottimo lavoro, Goemon è un personaggio che ha una buona caratterizzazione, inizialmente è molto presuntuoso come dimostrano la ricca elsa della sua spada o la scena in cui salva il suo capo con una mossa molto acrobatica ma sostanzialmente fine a se stessa. Dopo lo scontro con Hawk, in cui il nostro tracotante samurai viene facilmente sconfitto dalla forza bruta dell'avversario, tanto da rimanerne così sconvolto che Lupin afferma che per lui sarebbe stato meglio perdere la vita. A Goemon non rimane altro che intraprendere un percorso ascetico (rappresentato dalla sostituzione degli elaborati fodero e del manico della spada con semplici parti in legno e dagli allenamenti infernali a cui si sottopone) per sviluppare una sorta di sesto senso che gli permetterà di combattere contro il suo avversario e di avere una presa sui sentimenti umani.

Piccola curiosità: Monkey Punch creò il personaggio di Goemon perché durante un Comic-On di San Diego negli anni 60 una signora gli chiese un suo schizzo per vedere le differenze tra il disegno Nipponico e quello Occidentale. La signora non rimase molto impressionata dal suo tratto perché lo stile di Monkey Punch era a suo  poco "giapponese", Punch infatti traeva aspirazione proprio dai fumetti americani (sopratutto quelli presenti nella rivista MAD) per i suoi manga, quindi i suoi personaggi non  avevano uno stile molto orientale. Rimasto colpito dalla cosa, il mangaka decise di recuperare inserendo un personaggio che riprendesse le tradizioni del paese del sol levante. Di fatti il ladro samurai compare solo dal terzo volume del manga di Lupin III, inizialmente come una sorta di avversario di Lupin e solo dopo molti capitoli entrerà effettivamente a far parte della sua banda. 

Il resto della banda rimane abbastanza defilata nel film, fungendo più da spettatore che da reale supporto. È comunque bello vedere come nonostante non ci sia ancora quel forte affiatamento tra i tre che verrà più avanti Lupin e Jigen non abbandonino mai il loro amico, ma rimangano sempre vicini a lui nei momenti di difficoltà, ma senza mai intervenire nell'allenamento o nello scontro contro Hawk per non offendere i suoi sentimenti e rispettare la sua decisione di affrontarlo in duello. Lupin mantiene la caratterizzazione della serie "La donna chiamata Fujiko Mine" e la cosa non mi dispiace affatto, compare poco in questo film ma quando c'è sa catturare subito l'attenzione. Si vedrà per pochi minuti ma la giacca nera è veramente spettacolare e sta divinamente sul personaggio.

Fujiko Mine è se possibile ancora più sexy che nel film precedente, sopratutto nella scena del massaggio da il meglio di se come gatta morta, per il resto non combina granché. Zenigata è veramente in forma, tanto da mettere più in volte in difficoltà Lupin e Hawk, e mantiene quello stile Hard boiled che aveva nel precedente film che si avvina molto allo stile originale del manga. 
Hawk è un cattivo molto interessante, fin da quando lo vediamo entrare in scena si capisce subito la sua pericolosità. Il Fantasma delle Bermuda è un grizzly incarnato in una persona, un tizio che da solo ha ucciso più di 2000 uomini, una forza della natura che la banda del ladro gentiluomo non è in grado di gestire, ma capace di attuare anche diverse tattiche per abbattere il nemico. Un gigante che però non trova appagamento in quello che fa, tanto da cercare di non uccidere altre persone, se non sono presenti nella sua lista (tanto che per lui lo scontro contro Goemon è più un fastidio che qualcosa di serio). Come caratterizzazione non è certo il massimo, ma quella sua area di mistero ne accresce di molto il fascino generale, sopratutto quando si cerca di comprendere chi sia a muovere dietro le quinte questo pericoloso killer.

Mi piace anche molto la forte componente yakuza che spunta ogni tanto nel film, in alcune scene sembra proprio di star guardando un film con loro come protagonisti. Mi dispiace un po' che gli appartenenti al clan Inaniwa non siano stati approfonditi, sopratutto i "quattro re della guardia" mi sarebbe piaciuto vederli maggiormente in azione.

La qualità tecnica è spettacolare, le animazioni sopratutto negli scontri sono fluide, ben realizzate e con proprio stile personale molto ben riconoscibile, sopratutto si nota un netto calo di scene riciclate rispetto al precedente film. Vedere la spada di Goemon tranciare arti e far schizzare il sangue dagli avversari in modo così realistico è qualcosa di veramente spettacolare. Sopratutto dopo anni in cui gli autori non si spingevano mai oltre a qualche vestito tranciato (anche nel manga credo che non ci sia mai spinto così in la). Forse l'unico neo sono le mutilazioni che subisce Goemon durante lo scontro finale, così estreme che nella realtà il povero samurai si poteva preparare per la pensione d'invalidità (ma esisterà poi una pensione per i ladri?), ma che nel film non hanno grosse ripercussioni sul ladro.

Un film che consiglio caldamente di vedere, che mette una storia degna per il nostro ladro samurai, sopratutto considerando il livello medio-basso raggiunto dalle produzioni recenti. Essendo poi un film veramente corto (50 minuti scarsi) è facile trovare un ritaglio di tempo per guardarlo.

Mamoo osserva Lupin e Jigen nel film
"La lapide di Daisuke Jigen"
P.S Piccola riflessione personale. Sia in questo film che nel precedente film ci sono numerosi possibili collegamenti alla figura di Mamoo, antagonista principale del film " La pietra della saggezza". Negli ultimi minuti del film incentrato su Jigen lo si poteva vedere osservare i due compari, in questo si dice più volte che dietro a Hawk c'è qualcuno con forti poteri politici ed economici, e sappiamo dal film del 1978 che Mamoo li ha. Ad ulteriore prova c'è il fatto che Il Fantasma delle Bermuda è stato dichiarato morto 13 anni prima (anche Lupin, Jigen e Fujiko lo sono stati. Un dettaglio da non dimenticare) e che adesso è tornato misteriosamente in vita (sappiamo che il nostro cattivo ha la tecnologia per clonare le persone) e mostra diversi segni di un metabolismo accelerato (mangia per 10 e non riesce a controllare il sonno) cose che potrebbero indicare il fatto che sia stato clonato. Che la serie del 2012 e questi due film siano una sorta di prequel alla pietra della saggezza?

Questa recensione fa parte del Lupin celebration week che questo blog dedica alla saga Lupin III per il suo cinquantesimo anniversario.



Puntate precedenti:

07/08/17 Lupin III - La pietra della saggezza
08/08/17 Lupin III - Il castello di Cagliostro
09/08/17 Lupin III - La leggenda dell'oro di Babilonia