lunedì 24 aprile 2017

Le stanze dei fantasmi Di Hesba Stretton, Wilkie Collins, Elizabeth Gaskell, Adelaide Anne Procter, George Augustus Sala, Charles Dickens - Recensione -



In una vecchia magione di campagna Joe e Patty, dopo essere stati vittime di una serie di misteriosi incidenti, decidono di invitare un gruppo di fidati amici a passare un periodo nella casa per cercare di venire a capo del mistero (altrimenti a cosa servono gli amici?) e vivacizzare le loro giornate. Ogni amico andrà a dormire in una stanza specifica (ognuna dotata di peculiare nome) con il proprio fantasma annesso e dopo 12 giorni di rigoroso silenzio dovranno raccontare cosa hanno visto e udito. Dietro ai partecipanti della storia si nascondo 6 firme di alto livello del panorama culturale dell'epoca. Infatti nella stesura di "Le stanze dei fantasmi" si nasconde un romanzo a cornice, che raccoglie una serie di storie pubblicate su "All the Year Round" nel 1859, in cui Charles Dickens con la sua ironia irresistibile fa da anfitrione e mediatore alle storie raccontate.

A leggere le prime pagine del romanzo sembra di assistere alla classica storia di fantasmi, con catene sbatacchiate lì e là, urla nel cuore della notte, visioni spettrali ecc. Invece fin dalla prima occhiata alla casa dove si trasferiranno Joe e Patty si capisce che l'atmosfera sarà tutt'altro che orrorifica, ma metterà in luce i veri fantasmi, di cui ogni partecipante alla storia è simbolo di qualche fobia o nevrosi, incarnazione degli spettri dell'epoca vittoriana. Una coppia affiatata, un giovanotto brillante, una femminista convinta, un ex marinaio col suo compagno di avventure e un avvocato di successo, tutti loro avranno una storia da raccontare, forse più spaventosa o divertente di una vera e propria storia di fantasmi.

A guardarla oggi l'epoca vittoriana è denotata di un fascino irresistibile, basti pensare alle avventure di Sherlock Holmes, tanto che ancora oggi vengono create storie, film, fumetti ecc ambientate in quel periodo. Ma l'epoca vittoriana fu un periodo anche di grandi disparità sociali, di violenza, di fame, povertà. Grande prosperità in quell'epoca di illuminismo scientifico aveva lo spiritismo, quasi fosse una sorte di compensazione o di riparazione per un periodo che stava rendendo le trasformazioni economiche e scientifiche sempre più veloci e caotiche, che divorarono le sempre più risicate certezze dei tempi precedenti. A questa si contrappone la lettura del periodo, che se pure tendente a mettere il fantastico in chiave quotidiana, direi quasi domestica, dimostra un volontà di scrivere storie terapeutiche, che dovevano essere edificati o perlomeno offrire uno spunto di riflessione. Non manca comunque un linea comica che si mantiene viva per tutto il romanzo, dal suo inizio alla fine, basti pensare alla cameriera, «una vera e propria distilleria per la produzione delle lacrime più abbondanti e trasparenti che avessi mai visto» o il Fantasma della Febbre malarica che ha causa di una malattia molesta è costretto a subire delle gigionesche avventure che lo portano il giorno del suo matrimonio a farlo credere un inguaribile ubriacone e far saltare il matrimonio. Quando tutto sembra perduto si sveglia e si accorge che era tutto un sogno... oppure no, il mistero non viene mai chiarito. Alla fine della dodicesima si scopre che non esistono fantasmi nella casa, ma ogni occupante  ha narrato il proprio "fantasma" interiore: l'innocenza perduta, il manco rispetto dato ai genitori, la morte, il peccato, l'amore non corrisposto. Un vero e proprio catalogo delle disavventure umane, che come in una sorta di terapia di gruppo, che i nostri si trovano a raccontare.

Un bel libro da leggere, che mi ha divertito e inquietato allo stesso tempo (tutte le storie sono interessanti da leggere ancora oggi e offrono interessanti punti di riflessione). Da leggere un po' per volta, come biscotti per tè, da il meglio.

Il libro contiene i seguenti storie:

I mortali nella casa di Charles Dickens
La Stanza dell'Orologio di Hesba Stretton
La Stanza Doppia di George Augustus Sala
La Stanza del Quadro di Adelaide Anne Procter
La Stanza della Madia di Wilkie Collins
La Stanza del Signorino B di Charles Dickens
La Stanza del Giardino di Elizabeth Gaskell
La Stanza ad Angolo di Charles Dickens

Personalmente ho adorato i racconti La Stanza del Signorino B, Stanza del Giardino e la Stanza della Madia. Se si va e avete letto il libro potete scrivere nei commenti quali sono state le storie che vi sono piaciute di più.

Scheda sul sito dell'editore: qui

domenica 23 aprile 2017

Samurai Jack Stagione 5 episodio 5 - Commento -



La puntata si apre con la visione di una landa desolata con al centro una torre gigantesca (la base di Aku). Qui rincontriamo un vecchio amico di Jack, lo scozzese, ormai invecchiato (ricordiamoci che sono passati ben cinquant'anni dalle vicende della serie precedente) e su una sedia a rotelle, circondato da un esercito pronto alla battaglia, comprese le sue numerosissime figlie a cui rivolge un divertentissimo atteggiamento da padre premuroso (anche se sono delle vere e proprie valchirie pronte al combattimento), che dirige contro la fortezza del nemico.

Nonostante la notevole potenza di fuoco l'esercito dello scozzese nulla può contro la forza titanica di Aku, che in pochi secondi sconfigge pigramente il nemico. Anche il vecchio scozzese soccombe, e qui chi è fan della serie avrà sicuramente versato qualche lacrimuccia per uno dei personaggi più amati della serie... Per fortuna era tutto un barbatrucco degli sceneggiatori che lo fanno risorgere (come fantasma) più forte che mai grazie ai poteri della sua spada. Bella scena dove lo scozzese prende in giro con il suo tipo accento scozzese Aku per non essere ancora riuscito a sconfiggere  Jack. Ora il gruppo ha l'unico obbiettivo di ritrovare Jack per costruire un esercito capace di distruggere definitivamente Aku.

Nel frattempo Ashi è ancora confusa su cosa credere, se fidarsi dei propri insegnamenti dati dalla setta e uccidere Jack (come prova a convincerla la visione della madre delle assassine)  o provare a fidarsi del samurai e seguirlo nel proprio il proprio girovagare per cercare la verità.


Bella la scena dove Jack e Ashi fanno un viaggio bellissimo sul dorso di un drago blu, cosa che permette alla ragazza di vedere la bellezza del mondo e la gentilezza del samurai nell'accomiatarsi dall'essere. Qui i due si dovrebbero separare, ma Ashi comprende che la chiave per scogliere i propri dubbi è nel Samurai.

Samurai Jack è ancora tormentato dalle visioni. Nel frattempo assistiamo a un nuovo scontro di visioni tra il samurai e la ragazza, con Ashi che crede che le stelle siano una creazione di Aku, mentre Jack la rimproverà perché ancora accecata dall'odio e le racconto una fiaba che aveva sentito da bambino dalla madre, dal sapore leggermente giapponese, sulla creazione delle stelle (anche se diciamo che ne riprende solo lo stile). Con Jack che assume la figura del genitore che racconta una fiaba alla propria bambina per farla calmare. Ma ad Ashii questo non basta e il samurai le fa vedere la realtà mostrandoli un bosco in cui la devastazione di Aku ha lasciato in vita un singolo albero per dimostrare tutto il suo potere e il suo disprezzo per il bello e la natura (con Aku che sembra quasi impersonare l'industria e il disprezzo umano per la natura, vista solo come mezzo da sfruttare ad ogni costo e senza alcun ritegno).

Successivamente i due si dirigono verso un città di Aku, dove possono vedere nuovi atti di malvagità del tiranno che non esita a invitare dei criminali in fuga dal loro pianeta a stabilirsi e saccheggiare in un villaggio di persone pacifiche e laboriose. Facendo comprendere come Aku distrugga sistematicamente tutto ciò che di buono e bello esiste nel mondo. Gli innocenti e i deboli devono ogni volta soccombere davanti al potere e alla forza bruta dei malvagi. A questa scena Ashii comprende finalmente da che parte stare. Bello lo stile di vestiario di Jack che recupera dei vestiti nella città che lo fanno assomigliare a un Clint Eastwood nei tempi in cui girava western con Leone.

La ragazza vorrebbe ora combattere le malefatte di Aku, ma un rassegnato Jack le dice che non c'è nulla da fare. Lui ha combattuto per più di cinquantanni e non è riuscito a cambiare nulla. Cosa potrebbe fare lei?

Arrivati in un altro villaggio i due scoprono nuove distruzioni da parte di Aku, e dove vengono a conoscenza che i bambini del posto sono stati rapiti e portati in una fabbrica come manovalanza. I due ovviamente partono al salvataggio dei bambini. Una volta giunti nella fabbrica i due si dividono, con Jack che allontana i bambini che sono stati manipolati mentalmente dal nemico per attaccarli, mentre la ragazza dovrà trovare un modo per interrompere il lavaggio del cervello. Ashii riesce a trovare il cattivo (che inizialmente non vediamo interamente, ma solo le sue mani che si muovono, come se fosse un burattinaio che muove i fili da dietro le quinte) e a sconfiggerlo dopo una dura lotta. I bambini vengono salvati ma una scossa dolorosa sembra suggerire a Jack che siano tutti morti, cosa che gli provoca un crollo psicologico definitivo, con il ritono del samurai attorniato dalla luce verde che gli dice che è arrivato il tempo di partire e Jack senza dire nulla lo segue scomparendo nel nulla, mentre la ragazza accorre e scopre che i bambini sono vivi. Che fine ha fatto Jack?






Bella puntata come sempre. Come andrà a finire?

Qui trovate i commenti agli episodi precedenti:

Samurai Jack Stagione 5 episodio 4 - Commento -
Samurai Jack Stagione 5 episodi 1-2-3 - Commento -

lunedì 17 aprile 2017

A Normal Lost Phone - Recensione - (Android, iOS, Steam)



I nostri cellulari ormai sono ormai dei piccoli e preziosi scrigni del tesoro, in cui traspare molto spesso la nostra vera natura, scevra di filtri o imposizioni che provengono dalla società. Ma cosa succederebbe se il cellulare di un altro cadesse nelle nostre mani? Cancelleremmo tutto e ci terremmo il cellulare o cercheremmo di riportare il cellulare al proprio legittimo proprietario indagando nei dati sensibili dell'altro? Con il rischio, complice la curiosità morbosa che comincerà a insinuarsi nelle nostre azioni dopo i primi controlli generici, di scoprire qualcosa di apparentemente strano nei comportamenti del proprietario?

A normal lost phone ci mette proprio in questa strada. Trovato un cellulare starà a noi decidere cosa fare, se cancellare tutto e beccare un semplice achievement, o mossi dalla curiosità tenere il cellulare e scoprire qualcosa sul proprietario e perché abbia abbandonato il suo cellulare. Sarà proprio attraverso la seconda scelta che cominceremo a scoprire una realtà molto diversa da quello che appare inizialmente sfogliando pigramente le app presenti sul cellulare. Se infatti inizialmente ci sembrerà di curiosare in un semplice cellulare di un ragazzo qualunque, andando avanti cominceremo a notare delle discrepanze tra i messaggi, che qualcosa non quadra in quello che leggiamo. Starà a noi da novelli detective trovare informazioni e password che ci permetteranno pian piano di scoprire, come in una sorta di matriosca, una realtà molto diversa da quella immaginata inizialmente. Una sorta di viaggio nella natura umana.

Il gioco ci metterà alla "caccia" del diciottenne Sam, un ragazzo come tanti misteriosamente scomparso durante il giorno del suo compleanno. Starà a noi scoprire il perché di questo gesto.

La modalità di gioco è molto semplice, nella maggior parte dei casi dovremo cercare nei testi presenti nel cellulare per comprendere la password che ci permetterà di entrare in una app o altro, per scoprire poi un ulteriore tassello nella vita di Sam (il nome del ragazzo possessore del cellulare). Per esempio per trovare la password del wi-fi pubblico dovremo spulciare tra i vari messaggi fino a trovare l'imbeccata giusta per arrivare alla soluzione del mistero. Non ci son variazioni di sorta da questo meccanismo, anche perché l'intento dei programmatori non era quello di creare un gioco basato sugli enigmi, ma semplicemente attraverso una serie di piccole sfide (mai difficili) farci interessare alle vicende di Sam.

Ottima la traduzione in italiano del gioco. Mi sono piaciute molto anche le musiche del gioco, tutte realizzate da artisti indipendenti, che si legano bene con il gioco, cosa che da quel tocco di "atmosfera" davvero impagabile.

Il punto dove il gioco da il meglio di se è la trama. Una storia di formazione davvero inusuale, ma dannatamente interessante, che tratta argomenti come bullismo, l'omofobia e le tematiche transgender davvero rare da trovare in un videogioco (sopratutto queste ultime sono state davvero interessanti. Visto che di questo mondo conoscevo pochissimo), che solo di recente stanno cominciando ad emergere come temi. Una storia delicata e molto naturale (sopratutto nei dialoghi tra i vari personaggi), che sono sicuro che vi farà riflettere su molti argomenti che normalmente non siamo avvezzi a trattare.

Forse il problema principale del gioco a mio giudizio è che le tematiche sono si interessanti ma il gioco in se non è abbastanza appagante da rimanere fisso nella mente del giocatore. Una maggiore caratterizzazione dei personaggi non avrebbe sicuramente guastato il prodotto, che in certi punti risulta troppo poco immersivo. Ma per una volta forse il gioco può tranquillamente passare in secondo piano.

A Normal Lost Phone è un gioco che promuovo a pieni voti. Un videogioco che fa riflettere sul come molto spesso ci basiamo su pregiudizi per analizzare e affrontare realtà e pensieri che non sapiamo comprendere. Sul fatto che ci possano essere ragazzi e ragazze con una sensibilità diversa dalla nostra, che molto spesso per le proprie aspirazioni e sentimenti personali sono osteggiati e criticati, ma che invece dobbiamo rispettare e comprendere.

sabato 15 aprile 2017

Samurai Jack Stagione 5 episodio 4 - Commento -


Dopo l'epico scontro della puntata precedente assistiamo a un confronto più diretto ma molto più problematico tra Jack e l'unica assassina sopravvissuta .....

La puntata si apre con Jack che si risveglia da un sonno agitato dopo essere caduto nel burrone nel momento del massimo trionfo. Dopo essersi ripreso scopre che li vicino si trova il corpo apparentemente morto dell'ultima delle assassine, cosparso di sangue. Mentre il samurai guarda afflitto il corpo della ragazza, da dietro un gruppo di corvi lo apostrofa come assassino (vero e proprio simbolo del sentimento di colpevolezza che Jack sente per la fine della ragazza), mentre il samurai spiegare che sono state le ragazze con le loro azioni a scegliere il proprio destino, ma egli non ha nulla da recriminare a se stesso.

La ragazza si riprende e attacca Jack, ma il samurai ha facilmente la meglio e riesce facilmente a immobilizzarla. Qui inizierà un lungo e difficile confronto tra i due, oltremodo complesso perché l'assassina è accecata dall'odio e dagli insegnamenti dati dalla confraternita (una vera e propria critica alle sette che offrono visioni estreme della vita), con Jack in difficoltà dimostrare l'operato malvagio di Aku non avendo nessuna prova tangibile dei fatti. Confronti a tratti molto divertenti per l'evidente incompatibilità di due mondi, con il samurai che cerca pazientemente di cercare qualche forma di dialogo senza mai riuscirci per la chiusura ermetica e fanatica dell'altro.

L'attacco di un mostro gigante (che per certi versi ricorda il Pescecane/Balena di pinocchio) mette temporaneamente fine allo scontro. Jack e la ragazza si accorgono dalla presenza di mostri più piccoli che vivono all'interno della creatura che dovranno affrontare. Assistiamo nuovamente a un momento riflessivo in cui Jack parla con se stesso (che inizialmente assume la forma di una sfera bianca. La concretizzazione della sua coscienza?) e successivamente con la vecchia forma giovanile in colore blu, sulla possibilità di redenzione di Ashi (il tutto mentre la ragazza lo osserva schifata del suo comportamento). Con gli spiriti della sua testa, che ne rappresentano il lato oscuro, che vorrebbero che Jack abbandonasse la ragazza (il famoso male minore) per avere più possibilità di sopravvivenza. La scena ci fa comprendere bene come Jack si senta in colpa per il destino orribile di Ashi, che è dipeso anche dalla sua esistenza, dal fallimento del samurai nel svolgere il proprio destino.    

Molto carina la scena dove Samurai Jack togliendo gli aghi a lui e a Ashi afferma che molti pagano profumatamente proprio per farsi pungere dagli agi. Ormai a suo agio con i commenti caustici della ragazza, Jack riesce pian piano a dare pan per focaccia alla ragazza per i suoi insulti.

Quando ormai sono sulla via per uscire dal corpo del mostro, Jack assiste uno spettacolo magnifico composto da vari esseri volanti dai calori magnifici. Il Samurai giustamente afferma che anche nei posti più brutti si può nascondere la bellezza, che dalla morte nasce sempre qualcosa di nuovo e bello. Dopo uno scontro spettacolare, il duo riesce a scappare. Qui la ragazza avrebbe la possibilità di colpire Jack, ma il passaggio di un coccinella mette in luce un ricordo sopito nella ragazza, dove la maestra del culto aveva schiacciato un'altra coccinella perché non facente parte del progetto di Aku e fonte di distrazione dal percorso di odio della ragazze. In un bellissimo gioco di sguardi, la ragazza osserva la reazione di Jack alla presenza della coccinella, il quale dopo averla accarezzata la lascia andare. Quel semplice e microscopico gesto, mette in totale crisi il mondo di valori in cui credeva la ragazza. Ashi ora non sa più a cosa credere.

Puntata molto bella. Dove Jack sembra assumere i panni di Virigilio che deve guidare Ashi verso un percorso che la porterà a una nuova visione degli eventi e della vita. Un rapporto mai banale tra i due, a tratti molto divertente, ma dal profondo taglio psicologico.

Qui trovate i commenti agli episodi precedenti:

Samurai Jack Stagione 5 episodi 1-2-3 - Commento -

lunedì 10 aprile 2017

Marziani, andate a casa! di Fredric Brown - Recensione -


Uno dei più grandi quesiti della storia dell'umanità è se esistono altre forme di vita intelligenti nello spazio oltre a noi e sopratutto se un giorno riusciremo a stabilire un contatto con loro (che sia pacifico o meno). Per il momento non abbiamo prove certe per affermare o smentire l'esistenza di esseri alieni, proprio per sopperire a questa mancanza di risposte sono nati in vario ambito storie che riguardassero un contatto alieno. Basti pensare alla "guerra dei mondi" di Wells, passando per "E.T. l'extra-terrestre" di Spilberg, a Star Trek ecc.

Negli anni 30-40 all'apice dei racconti Pulp, uno degli argomenti più in voga erano delle storie dove eroi muscolosi e votati all'azione andassero in giro nello spazio raddrizzano torti o ingiustizie presso le indigene popolazioni del pianeta o salvando la terra da pericolose invasioni aliene (basti pensare a John Carter di Marte o Flash Gordon).

Marziani, andate a casa! di Frederic Brown è un romanzo di fantascienza umoristica del 1955 che prende sonoramente in giro i romanzi di fantascienza di quel periodo mettendo su la più pacifica e allo stesso tempo fastidiosa invasione di alieni mai messa in pratica.

Negli Stati Uniti degli anni 60 uno scrittore di fantascienza (Luke Devereaux) sta cercando scrivere un romanzo di fantascienza dopo un lungo periodo di crisi. Quando finalmente sembra trovare l'idea giusta ("E se i marziani..." che sembra sia una sorta di parola magica catastrofica) trova alla porta un piccolo e verde marziano (o presunto tale), dall'aspetto simile a Gazoo degli antenati o Flintstones. Dopo l'iniziale periodo di sbalordimento Luke riceve dal caustico alieno acide critiche all'umanità e a lui in particolare, l'alieno inoltre dimostra di saper teletrasportarsi e di essere immune da ogni contatto fisico (come se fosse una sorta di ologramma)

L'alieno che ha fatto visita a Luke Devereaux non è solo, sembra infatti che almeno un miliardo di piccoli e odiosi esseri verdi abbia invaso la terra con l'unico scopo di rendere un'inferno la vita delle persone, spettegolando segreti e spiando la gente anche nell'intimità coniugale grazie alla loro visione a raggi x. Quando ormai l'umanità sembra sull'orlo del collasso più totale gli alieni scompaiono misteriosamente come quando sono venuti.

Gli Alieni in una rappresentazione moderna
Brown riesce a mettere su una riuscitissima satira umoristica che mette in berlina la moda del tempo per le invasioni aliene e sopratutto le nostre idiosincrasie per la verità pura. Gli alieni di questo romanzo attuano la più pacifica delle invasioni, visto che direttamente non causano vittime (indirettamente invece ne causano migliaia o centinaia di migliaia grazie alle loro azioni e commenti caustici), visto che non possono toccare in alcun modo oggetti o macchinari pericolosi (sono letteralmente incorporei, ma possono parlare. Cosa che mette in crisi il mondo scientifico), la loro arma più micidiale è quella di spettegolare la verità nascoste o taciute (da raccontare storie poco edificanti su una persona considerata uno stinco di santo al suo funerale a segreti di stato segretissimi che mettono in seria difficoltà gli stati maggiori delle potenze russe e americane che non riescono più a trovare motivi validi per farsi la guerra o per prepararla) e rendere impossibile qualsiasi finzione cinematografica perché gli alieni intervengono costantemente a fare casino (e più l'evento è grosso più alieni ci sono), causando nel breve periodo una gigantesca crisi di mercato.

Bellissima è la scena dove Luke va a un corso offerto di un presunto psicologo che avrebbe trovato un metodo per aiutare a combattere i commenti al vetriolo degli alieni e aiutare il prossimo a superare lo stress causato dagli alieni, ma che non rileverà mai perché gli alieni ogni volta che comincia parlare lo sbugiardano clamorosamente nelle sue affermazioni fino a causarne l'esaurimento nervoso.

Anche la loro scomparsa non è ben chiara, visto che spariscono tutti nello stesso momento e in modo improvviso. tanto da che molti si fregiano dell'idea di aver cacciato gli alieni (dal presidente dell'onu, il protagonista e perfino un oscuro inventore e la sua folle macchina "supervibratore subatomico antiextraterrestri".

Un romanzo caldamente consigliato. O volete aspettare che siano i marziani a spifferarvi il finale?

venerdì 7 aprile 2017

Samurai Jack Stagione 5 episodi 1-2-3 - Commento -


Di Samurai Jack mi ricordavo pochissimo, solo qualche scena qui e la, e il fatto che veniva trasmesso da un l'allora giovanissima LA7 (Vi ricordate del brevissimo periodo in cui  trasmetteva  i cartoni di Cartoon Network e addirittura Ken il Guerriero? Pensare a cosa è diventata oggi quel canale fa sorridere). Alla notizia di una nuova serie ero perplesso, ricordavo che la serie era molto episodica e dal finale aperto. Dopo ben tredici anni il mitico samurai dal kimono bianco torna con una storia che mi sorpreso per l'alto livello narrativo e tecnico, che metterà fine una volta per tutte al girovagare del nostro Jack con una storia lineare. Ho deciso quindi dedicare uno spazio settimanale (che spero di riuscire a mantenere) in cui parlare di questa serie davvero interessante. Spero vi piaccia. Qui sotto potete trovare intanto i primi tre episodi usciti.

Episodio 1

L'episodio inizia con la visione di un pacifico villaggio, ma l'illusione è di breve durata e diverse esplosioni squassano il paesaggio. Le truppe robotiche di Aku devono obbedire alla loro programmazione volta a conquistare e distruggere tutto ciò che si trovano d'avanti. Quando ormai tutto sembra perduto assistiamo all'arrivo di un misterioso estraneo in sella a un poderoso chopper, con una pesante corazza da samurai, che usando armi da fuoco e una lancia estensibile fa facilmente fuori le truppe del dittatore. Finita la propria missione il misterioso salvatore se ne va come era venuto, mentre una bambina salvata dal massacro riconosce nell'oscuro cavaliere il nostro vecchio e caro Jack, trasandato e con il volto solcato da profonde rughe di preoccupazione e da una incolta barba (cosa che disturba molto visto che Jack non indossa ne il suo iconico kimono bianco ne si vede da nessuna parte la sua mitica katana), ma non fa in tempo a ringraziarlo.

Veniamo a scoprire che sono passati ben 50 anni dall'ultima avventura narrata, anni che sono passati senza intaccare minimamente il corpo del samurai (che gode di una sostanziale eterna giovinezza), ma che hanno lacerato profondamente la sua anima e i valori in cui crede, lasciandolo demoralizzato per un compito che sembra impossibile da portare a termine nonostante i suoi sforzi e lacerato da dubbi e incubi per il proprio fallimento.

Nel frattempo veniamo a conoscenza che un gruppo di donne ha creato un culto basato sulla figura di Aku e sulla speranza di un suo ritorno. Con una cerimonia che ricorda molto un rito satanico, con i colori che virano tutti sul rosso e il nero, assistiamo alla nascita di sette bambine, sette future assassine. Tutte le donne sono vestite di nero e con il volto coperto da una maschera (a significare la perdita di ogni tratto umano),

Jack si ferma in una foresta per riposare, ma non esiste riposo per il nostro eroe, che si ritrova ad affrontare in una scena dal forte impatto emotivo. Infatti gli spiriti dei genitori che lo accusano di non aver portato a compimento il proprio dovere. Mi ha davvero colpito il fatto che gli spiriti dei genitori sembrino fuoriuscire dalle foglie che si staccano da un albero, probabilmente una similitudine della morte, per poi rivelarsi solo una volta che foglia è caduta nel fiume, in una sorta di trasposizione in terra del fiume Stige. La scena diventa con il trascorrere del tempo sempre più spaventosa e angosciante, con il fiume che si riempe di morti urlanti, mentre il povero Jack non può che guardare angosciato l'evento. Questo ci fa comprendere come il nostro samurai sia dilaniato dai dubbi che lo hanno fatto rinchiudere in se stesso. Qui assistiamo per la prima volta alla comparsa di un samurai a cavallo ricoperto da una minacciosa aura verde e dalle corna simili a quelle di Aku, forse la rappresentazione del lato oscuro di Jack che sta per prendere il sopravento? O che forse rappresenta le sue nevrosi che si incarnano in un nemico immaginario sempre pronto al minimo cedimento a distruggerlo definitivamente nella pazzia totale? non lo sappiamo. Il culmine viene raggiunto poco dopo quando il nostro Eroe viene raggiunto dalla figura del proprio padre avvolto dalla fiamme e dalla postura che ricorda molto la figura del Cristo sulla croce, che al culmine dell'accusa diventata totalmente una figura composta da sola fiamma (con il fantasma samurai verde che rifa di nuovo la sua comparsa a uno spaurito e sconvolto Jack, che decide di scappare per andare nel villaggio in fiamme che fino a quel momento aveva evitato).

Intanto le bambine vengono addestrate nella caverna a perdere ogni sentimento e umanità dai loro cuori per diventare delle perfette macchine assassine. Emblematica la scena dove una delle gemelle trova un pertugio nella roccia dove è possibile ammirare il bellissimo paesaggio esterno ma viene scoperta e costretta a comprendere che per lei e le sorelle non può esserci bellezza o altro di positivo prima della morte del samurai perché ne sarebbero altrimenti indegne.

Arrivato al villaggio Jack scopre di essere arrivato tardi e che ormai tutti gli abitanti sono stati uccisi. Qui incontra Scaramouche, uno spietato robot jazzista che fa del suono la sua arma. Grazie al robot abbiamo la conferma che il samurai ha perso la sua amata spada e comprendiamo che per questo fallimento ha incoscientemente abbandonato il bushido usando armi da fuoco e una lancia (un rifiuto palese di usare le armi tradizionali dei samurai) e si è rinchiuso in una pesante armatura di ferro al posto del suo kimono (quasi per proteggersi dal pesante senso di colpa che sente premergli addosso). Una volto sconfitto il nemico con la sua stessa spada Jack riparte. Nello stesso periodo le sette assassine hanno completato il proprio addestramento e sono pronte per la caccia.

Episodio 2

Se la puntata precedente si era chiusa con uno spirito oscuro e angoscioso, il secondo episodio si apre con la comicità mostrandoci la giornata tipo di Aku. Un cattivo che fa cose divertenti, come mettersi le fiamme sugli occhi come se fossero lenti a contatto o sgridare i proprio sudditi che gli sono venuti a rendere omaggio perché hanno sporcato il pavimento che aveva appena finito di lavare. Con un espediente comico ben riuscito, in cui Aku si confessa a se stesso in versione psicologo, ci viene rilevato che egli ha ormai ha perso totalmente la voglia di sconfiggere il samurai, complice una routine che da ormai cinquant'anni lo sta opprimendo senza non avere sconvolgimenti di sorta nonostante i continui attacchi di Jack (che ormai non può più scappare perché ogni passaggio verso il passato è stato distrutto).

Con il proseguo della storia assistiamo a uno sdoppiamento del piano narrativo, che si divide tra Jack e un lupo bianco, animale che sembra la guida spirituale del samurai e dal destino simile. Di fatti il lupo si troverà ad affrontare delle tigri verdi giganti, mentre Jack si trova nello stesso periodo a combattere le gemelle assassine.

Jack e il suo spirito del passato
Gemelle che attaccando in gruppo sembrano avere la meglio su ogni arma di Jack, talmente veloci da essere quasi invisibili, finendo addirittura per distruggere l'armatura del samurai. Il nostro eroe riesce a scappare e rifugiatosi in un guscio di un robot ha il primo scontro con il suo alter ego più giovane (una sorta di paragone in negativo con la scena precedente di Aku). Un dialogo ben scritto ci fra ben comprendere come la mente di Jack sia lacerata dai dubbi interiori senza apparente risposta, tanto che il suo alter ego sembra quasi suggerirli diabolicamente di mollare tutto e togliersi la vita per preservare almeno l'onore e non soffrire più, ma il nostro eroe non è disposto a cedere e con una frase che si dimostrerà oscuramente profetica dichiara che è sempre riuscito a sopravvivere a robot "fatti di dadi e bulloni". Nel frattempo il samurai avvolto in una nebbia verde continua ad aspettarlo al varco.

Spettacolari i combattimenti in questo episodio
Grazie alla pioggia scrosciante Jack riesce a individuare le gemelle e a rifugiarsi in un tempio ispirato dalla religione indiana. Qui innescarà un gioco mortale dove le uniche cose visibili saranno la luce delle lucciole e le diafane maschere inespressive delle gemelle. Dopo aver affrontato le gemelle in un combattimento magistralmente realizzato, con una gamma cromatica dal forte contrasto (bianco e nero), finirà per uccidere una delle gemelle. Jack rimane sconvolto per il gesto, ma non ha il tempo per elaborare il tutto perché anche lui ferito gravemente e con le altre gemelle alle costole. L'unica cosa che può fare è distruggere il passaggio con la spada di Scaramouche (il robot assassino della precedente puntata) e tuffarsi nel fiume. La puntata si chiude con la visione del lupo bianco esanime a terra, circondato dai cadaveri dei propri nemici. Qualcosa in Jack è definitivamente morto.

Certi sfondi sono spettacolari


Una tragica scoperta.


Episodio 3

Jack è ancora vivo, seppure gravemente ferito. Il nostro samurai cerca di scappare dalle feroci assassine, ma è più stanco e ferito che mai, con la foresta tinta di un colore bluastro che lo avvolge in una cappa di paura. Rifugiatosi in una grotta, a causa della stanchezza e dal dolore causatoli dal coltello dell'assassina che si era estratto senza antidolorifici di sorta cade svenuto. Vittima del freddo e della febbre incontra di nuovo il suo alter ego, questa volta denotato da un ghigno che man mano che la discussione va avanti diventa sempre più spaventoso e disgustoso, quasi si trattasse di uno squalo o peggio di un demone. I due discutono sull'omicidio della ragazza, con l'altro che si domanda cosa farà Jack. Sarà disposto a combattere e ucciderà o cedere le armi e si farà uccidere?

La puntata non lo dice ma Jack aveva già affrontato già esseri umani in una puntata di una serie precedente, ma essendo forse morti fuori dallo schermo non vengono conteggiate come canoniche per l'economia dello show.

Forse una delle espressioni facciali più espressive in Samurai Jack
In una scena davvero interessante e ben disegnata assistiamo all'incontro tra Jack e il Lupo, entrambi ricoperti di sangue, che sembra quasi creare oscuri disegni, con inquietanti similitudini con i circuiti di un robot (dove l'unica cosa a far da contrasto è il colore vivo degli occhi dei due).

Grazie a un sogno rivelatore (in cui vediamo il piccolo jack assistere a un tentativo di assassinio nei confronti del padre) il nostro eroe riesce a comprendere che la via del bushido può essere anche fatta di morte ("sono le nostre azioni a dirci chi siamo e dobbiamo accettarle per vivere" gli dice infatti il padre nel sogno). Tra il lupo e Jack si forma un sodalizio che permetterà ad entrambi di recuperare le forze per le battaglie future.

Nel frattempo le gemelle hanno ritrovato le traccie del samurai e si apprestano allo scontro finale. Arrivate nei pressi del luogo dove Jack ha trovato rifugio, possiamo grazie a una scena esplicativa assistere allo sconvolgimento delle assassine per una scena di affetto tra un cervo e una cerva, facendoci comprendere come le gemelle per colpa del loro addestramento (la grotta in cui sono addestrate assume i connotati di un mondo chiuso e impenetrabile) siano incapaci di comprendere il mondo esterno, tanto da rifiutarlo perché visto come alieno e incomprensibile. Le gemelle assassine sono piene solo di concetti falsi, precostituiti per farle diventare macchine, che non possono non sgretolarsi alla luce del sole, perché non hanno la capacità di discendere la verità, in quanto privi di qualsiasi strumento di analisi che ogni persona sviluppa con le iterazioni con il prossimo e con il mondo esterno.

Arrivati allo scontro finale, un Jack che ha ritrovato la fiducia in se stesso offre loro una possibilità di salvezza e redenzione, ma le ragazze accecate dall'odio sono incapaci di cogliere l'occasione. Di fatti se nel precedente scontro grazie alla forza del gruppo erano riusciti a battere facilmente Jack, qui grazie alla mancanza di sentimenti sono incapaci di aiutarsi a vicenda, soccombendo una volta negli scontri, fino alla sconfitta finale. Quando tutto sembra volgere al meglio anche il protagonista cade nel burrone.



Cosa accadrà? Jack prenderà una delle assassine come sua allieva e gli insegnerà i valori del bushido come penso? Lo scopriremo solo nella successiva puntata.                

lunedì 3 aprile 2017

Tolino vision 3hd - recensione -



Purtroppo qualche tempo fa il mio Kobo Glo HD ha tirato i remi in barca e ho dovuto provvedere a prendere un lettore sostitutivo (smettere di leggere avrebbe comportato un grave pericolo per la mia salute mentale). Dopo qualche tempo speso alla ricerca di un degno sostituto, complice anche un'offerta allettante che ne abbassava di molto il prezzo, mi sono deciso a prendere il Tolino Vision 3 HD. Sperando di fare cosa gradita a chi si trova nella medesima necessità di sostituire il proprio lettore o è semplicemente interessato a prendere un ebook reader ho scritto questa mia recensione dopo un periodo di qualche mese di utilizzo.

Un vero peccato che Tolino non permetta di
mettere la copertina del libro come immagine
di stand-by .
Tolino nasce dall'unione di diverse librerie tedesche e la deutsche telekom (da poco sostituita da Kobo nelle sue quote), capace di battere il colosso dell'e-commerce Amazon e i suoi device almeno sul suolo germanico. In Italia Tolino ha sempre avuto un ruolo più defilato rispetto ai concorrenti, complice una partnership con ibs.it (il "cugino sfigato" di Amazon), che non è mai riuscita a valorizzarlo nonostante la buona tecnologia al suo interno.

Il tolino arriva in una confezione abbastanza spartana di cartone, con all'interno: il lettore, un cavetto e un piccolo libretto. La spedizione da parte di ibs è stata precisa e rispettosa del tempi (anche se decisamente più lenta. Una settima circa per arrivare non è proprio il massimo).

I punti forti  del vision 3 sono: la sua leggerezza, una design ricercato nelle forme, una semplicità d'utilizzo apprezzabile (a meta strada tra la complessità del KOBO e la semplicità di un dispositivo Amazon), anche se personalmente avrei preferito avere una maggiore possibilità di personalizzazione. Lo schermo è di buona fattura, e la lettura risulta piacevole e chiara (è praticamente scomparso l'effetto ghosting che caratterizzava tutti i primi modelli di ebook reader), ovviamente questi dispositivi non sono adatti a leggere file di grandi dimensioni come un quotidiano o un sostanzioso pdf, ma per il resto si comporta discretamente.

Il Tolino Vision 3HD legge una buona gamma di formati: ePUB, sia con o senza DRM (comodo il fatto che i libri in tale formato possono essere scaricati direttamente nell'e-book reader se si ha registrato il deposito con ibs); pdf e txt. Purtroppo non è supportata la lettura di file CBZ/CBR (i formati per i fumetti per intenderci), un vero peccato a mio avviso, ma vista la scarsa memoria del dispositivo (circa 2GB disponibili per l'utente) si rischiava di riempire in breve tempo la memoria. I libri possono essere acquistati da qualsiasi store online, cosa che apprezzo moltissimo visto la mia ritrosia a usare solo un'unico store per i miei acquisti.

Interessante la funzione cluod di Tolino/Ibs.it che permette di avere una comoda copia di backup per i nostri dati (illimitati per gli acquisti sullo store ibs.it e 5GB per i file acquistati da store esterni), ma purtroppo limitata da uno store ibs che è si migliorato, ma ha ancora molta strada da fare per raggiungere la semplicità di utilizzo dei dispositivi Amazon. Sopratutto da fastidio l'impossibilità di togliere l'icona dei libri presenti nel cloud nel dispositivo per chi come me preferisce scaricarli direttamente da calibre, cosa che causa la presenza dello stesso libro due volte all'interno del dispositivo (una per la copia inviata da calibre e una presente nel cloud), cosa veramente frustante. Comunque la possibilità di leggere il libro da qualsiasi dispositivo, nello spunto in cui ci eravamo fermati sul tolino (ovviamente se il dispositivo è collegato alla rete tramite wi-fi), è veramente fantastica (questa possibilità si realizza solo con i libri presenti sul cloud tolino e scaricati da li). Peccato che non sia presente come nei dispositivi Kobo una compatibilità con Pocket o programmi simili che permettono in tutta comodità di leggere pagine di siti internet comodamente dal lettore e-book.

La tecnologia HZO e il Tap2Flip sono tecnologie interessanti ma di scarso utilità a mio giudizio. La prima vi permette far bagnare il dispositivo senza che esso venga danneggiato (il circuito elettronico è protetto da una speciale pellicola che non fa entrare l'acqua); la seconda è una specialità presente solo nei dispositivi tolino e permette di cambiare pagina semplicemente battendo con le dita il retro del ebook reader, idea carina ma che ho travato scomoda e spesso non precisa nell'utilizzo, mettiamoci pure che l'uso di una cover protettiva ne preclude l'utilizzo è il gioco è fatto. La retroilluminazione è ben fatta e piacevole alla vista e permette tranquillamente di usare il dispositivo anche nelle ore notturne.

L'interfaccia è molto carina e semplice da usare. Forse sarebbe stato interessante permette agli utenti più smanettoni di modificare di più interfaccia o certi aspetti della libreria, ma forse gli aggiornamenti futuri verranno incontro a queste esigenze.Davvero interessante a mio giudizio è il fatto che il Tolino salva note ed le evidenziature direttamente in un comodo file txt, che può essere facilmente scaricato dal lettore, cosa che per chi come me usa evidenziare i pezzi importanti del testo per le recensioni è veramente fantastico. Carino il fatto che Vision 3 Hd permetta di fare screenshot della pagina visualizzata, addirittura in alcuni casi a colori.

In definitva Tolino Vision 3HD è una buon dispostovi, con interessanti caratteristiche e un cloud interessante ma da migliorare. Il suo problema principale è di non essere ne carne ne pesce, cosa che ne rende difficile stabilire verso quale soglia di pubblico si stia rivolgendo il prodotto.