lunedì 20 febbraio 2017

Sentieri di sangue di Jack Ketchum - Recensione -


Di Jack Ketchum 
edizione Independent Legions Publishing
Anno 2016
Formato: Ebook, cartaceo
Genere: Western, Horror, Splatter


Dopo la fine della guerra con il Messico (1846-48) strani avvenimenti accadono al confine tra le due nazioni, uomini sconosciuti rapiscono donne per offrirle ad antichi dei ritenuti ormai dimenticati. Tre uomini dalla vita turbolenta incontrano una meticcia indio in cerca di vendetta, i cowboy dopo alcune incomprensioni decidono alla fine di aiutare la giovane a fermare le pratiche abominevoli che accadono oltre il confine.

La trama è tutta qui, anche se visto il numero esiguo di pagine non ci si poteva aspettare di più. La componente western è solo un'orpello e poco più (ambientata ai giorni nostri non avrebbe fatto differenze), anche la componente horror è presente a tratti, e quel poco di interessante che viene messo in campo (I sacrifici umani, le tre sorelle-sacerdotesse ecc) serve solo per dare più colore alla storia e mai veramente approfondito (il che a mio giudizio è un vero peccato). L'unico elemento che non ci viene lesinato sono le componenti splatter, veramente pesanti da digerire, anche si distribuite con il contagocce. I personaggi sono macchiette, senza nessuna craterizzazione di rilievo, addirittura i tre vanno letteralmente al massacro senza una motivazione plausibile.

La trama nonostante i difetti sopra elencati è carina e non annoia, anche se si nota che l'autore non ha messo particolare cura per una storia che nelle sue intenzioni era una semplice storia da leggere e dimenticare poco dopo. Lo stile è secco e scevro di orpelli inutili, correndo senza pause dritto alla meta.  

All'interno dell'edizione italiana sono presenti dieci illustrazioni di Giampaolo Frizzi. Idea in se carina, anche se devo dire che personalmente non ho apprezzato il tratto del disegnatore (a mio avviso abbastanza grezzo), che difficilmente riesce a cogliere nelle tavole lo spirito del racconto (tranne forse in una o due illustrazioni).

In definita si tratta di un racconto breve godibile, con qualche difetto e una discreta dose Horror/Splatter e con alcune soluzioni narrative interessanti (per quanto non ben sfruttate). Il fatto che il racconto non si perda in chicchere può essere un'ulteriore vantaggio per renderlo una lettura adatta mentre si aspetta l'autobus o si fa la fila.

lunedì 30 gennaio 2017

This War of Mine (Microsoft Windows, macOS, Linux, PlayStation 4, Xbox One, Android, iOS) - Recensione -



La guerra non è mai una bella cosa (anche se è purtroppo insista nella umanità), ma se c'è un aspetto di questa follia umana di cui difficilmente si parla è la situazione delle popolazioni civili durante le guerre, gli assedi, le battaglie che si sono alternate nel corso nostra storia. Eppure a ben pensarci è uno degli argomenti più delicati e difficili che si possa parlare. Questo gioco prodotto dalla 11 bit studios cerca aprire uno squarcio nella vita di quelle persone si ritrovano in una situazione infernale come un'assedio (infatti il gioco si ispira alle vicende dell'assedio di Sarajevo).

This War of Mine è un gioco di sopravvivenza, in cui il nostro obbiettivo sarà quello di guidare un gruppo di civili bloccatati in un assedio, ricercando cibo e materiali adatti alla sopravvivenza, evitando al contempo i pericoli (spesso mortali) e attuando diverse scelte morali.

Questo gioco mi ha davvero colpito per l'idea originale su cui si basa. Infatti il nostro obbiettivo non sarà quello di combattere come un soldato in una guerra (futuristica o meno), ne quello di guidare una guerra come se fossimo lo spirito della nazione (alla Total War per intenderci), ma dovremo invece guidare un gruppo di persone (generate a caso dal gioco da una lista di personaggi disponibili) alla sopravvivenza, andando alla ricerca di cibo, costruendo apparecchi atti a renderci la vita più sopportabile e compiendo scelte morali che avranno delle ripercussioni sul gruppo.

Sopratutto in quest'ultimo aspetto il gioco mostra il meglio di se. Fin dai primi minuti di gioco il videogioco ci darà delle scelte morali da compiere. Se avremo poco cibo sarà giusto dividerlo ugualmente, ma non soddisfacendo nessuno e consumando enormemente le nostre già risicate risorse? O sarà meglio darlo solo a chi conviene (il soggetto migliore per la ricerca per esempio)? Se un nostro compagno è malato, è giusto dargli una medicina o è meglio conservarla per tempi più duri? sperando che facendolo riposare il personaggio guarisca da se (rischiando ovviamente che la malattia si aggravi fino alla morte del nostro compagno)? Arrivando a quesiti amletici come decidere se rubare o meno il cibo e materiali a un'altra famiglia. Tutte le scelte avranno dei pro e dei contro (Per esempio aiutare un vicino aumenterà la felicità del gruppo, ma potrebbe causare la morte di un personaggio. Rubare cibo a una coppia di anziani ci darà quello che cerchiamo, ma i nostri non si sentiranno certamente degli eroi e potrebbero cadere in depressione) e sarà meglio analizzare attentamente ogni situazione prima di scegliere.

Purtroppo il gioco pecca in una serie di difetti che ne abbassano di molto il godimento finale. Per prima cosa il videogioco è dannatamente difficile, il che di solito non guasta per un gioco di sopravvivenza, ma qui l'asticella è stata alzata fin troppo e il gioco si dimostra spesso frustate nelle sue meccaniche (Per esempio una volta che l'equilibrio interno del gruppo si rovina sarà quasi impossibile recuperarlo, causando inevitabilmente il gameover). Il gioco non offre nessuna guida per comprendere il suo funzionamento  e saranno quindi necessari vari tentavi prima di arrivare a comprendere in modo sufficiente le meccaniche del gioco (Quindi capiterà spesso di perdere all'inizio perché non si è fatto x prima di y). Il gioco è abbastanza ripetitivo, e difficilmente si avrà voglia di rigiocarlo, almeno che non vogliate scoprire ulteriori dettagli su un protagonista o fare determinate scelte in modo diverso.

La modalità di gioco è molto semplice, ogni personaggio avrà una foto con vari segnalini che se accessi ci indicheranno che il nostro personaggio ha delle necessità (dalla comune fame a ferite gravi). I personaggi si può controllare semplicemente grazie alla pressione di un tasto del mouse o di un dito, rendendo il gioco estremamente semplice da usare.

La grafica del gioco è veramente bella e appagante, con uno stile grafico che si avvicina molto per atmosfera e stile a quello di un schizzo gettato di fretta da qualche fumettista durante l'assedio. Cosa che si dimostra dannatamente immersiva durante le ore di gioco.

In definitiva This War of Mine è gioco davvero interessante, con un concept davvero azzeccato. Purtroppo le numerose pecche ne limitano fortemente la godibilità e il gioco risulta non adatti a tutti. Un vero peccato perché il videogame da un'interessante riflessione su alcuni aspetti dalla guerra che difficilmente vengono toccati in modo cosi diretto ed efficace dai libri o film. Il mio consiglio è di provarlo almeno una volta, avendo bene in mente che non si tratta di un gioco perfetto.

Nella versione da me provata (android) il gioco dimostra qualche bug, sopratutto nelle animazioni (abituatevi a vedere i vostri personaggi muoversi come burattini svolazzanti se darete il comando di corsa nella casa), ma perlomeno nulla che mi abbia compromesso la giocabilità.

Come sempre invito i lettori di questa recensione a compare il gioco quando è possibile dai rivenditori ufficiali in modo da supportare gli sviluppatori, evitando di acquisire il gioco in modo illecito tramite apk o torrent. Se un gioco ci è piaciuto o ci ha dato degli spunti di riflessione è giusto ripagare chi il gioco lo ha fatto. O no?

mercoledì 25 gennaio 2017

Your Name ( Kimi no na wa) di Makoto Shinkai - Recensione -


Titolo originale: 君の名は。(Kimi no na wa.)
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2016
Durata: 107 minuti
Genere: animazione, sentimentale, scolastico, viaggio nel tempo
Regia: Makoto Shinkai
Soggetto: Makoto Shinkai
Sceneggiatura: Makoto Shinkai


"Quel giorno in cui sono cadute le stelle è stata come… Come una visione dentro a un sogno, niente meno di questo. Uno spettacolo magnifico." 

I legami che uniscono due persone sono un po' come i fili di un ricamo... si formano, si intrecciano, formano schemi, a volte si sciolgono, a volte si riformano quando meno ce lo aspettiamo. Ogni punto, colore o intreccio rappresenta quindi un punto della nostra storia in comune, ma cosa succederebbe quando due fili apparentemente destinati a non intrecciarsi mai finiscono per incontrarsi? Makoto Shinkai ci narra una bellissima storia d'amore dove il bandolo della matassa sembra impossibile da scogliere, in una infinita girandola di intrecci mancati.

Mitsuha Miyamizu, è una studentessa delle superiori che vive in una piccola città di montagna (Itomori) che desta, con una situazione famigliare disastrata (la madre è morta e il padre si è buttato totalmente nella politica per sopperire al dolore, dimenticando i propri figli) e vorrebbe trasferirsi a Tokyo (il suo sogno è quello di diventare un ragazzo carino di Tokyo). Mettiamoci che deve vivere assieme alla nonna (sacerdotessa) e alla sorella minore in un tempio dove bisogna rispettare dei riti che mettono in imbarazzo la ragazza. Nel frattempo Taki Tachibana, un giovane studente di Tokyo dal comportamento leggermente irascibile, ma dal cuore d'oro vive la sua vita di tutti i giorni, lavorando al ristorante italiano "Il giardino delle parole" (gradito omaggio del regista sia all'Italia che al suo precedente lavoro). Un giorno all'improvviso, senza nessuna apparente ragione, i due ragazzi si trovano rispettivamente l'uno nel corpo dell'altro. Inizialmente i due non avranno un chiaro sentore di cosa sta succedendo, visto che al risveglio nel proprio corpo hanno solo un vago ricordo di quanto accaduto nel corpo dell'altro, causando al proprio opposto molto momenti imbarazzanti, ma nel corso del tempo riusciranno a trovare un metodo per comunicare e organizzare la vita dell'altro al meglio.  

Your Name è stata una vera rivelazione fin dalla sua prima uscita in Giappone, conquistando le vette delle classifiche cinematografiche e ha battuto record su record al botteghino. Logico quindi che prima o poi sarebbe arrivato anche qui da noi (e io contavo con trepidazione i giorni che mancavano all'arrivo del film nel nostro paese). Ammetto con sincerità che la precedente opera di Shinkai (Il giardino delle parole) non mi aveva convinto pienamente. A una bellissimo comparto tecnico (sopratutto nei disegni) si accostava una storia tutto sommato non pienamente riuscita. In questo caso invece è stato amore a prima vista (fin dai primi trailer usciti). 

Questa volta Makoto Shinkai ha superato se stesso. Inizialmente la storia sembra un classico shojo (con elementi simili al manga Ranma 1/2 di  Rumiko Takahashi ), con una buona componente comica e una storia che si riallaccia molto al tema del filo rosso del destino e agli amori scolastici. Proseguendo nella visone del film però ci si accorge che la storia ha un respiro molto più ampio e una storia cosi bella da rimanere con gli occhi incolati allo schermo (sopratutto certe rivelazioni nella seconda metà del film hanno letteralmente spiazzato il pubblico presente in sala). I personaggi sono così ben caratterizzati, che si finisce per sentirli vicini, si vorrebbe entrare nella pellicola per aiutarli, si ridere con loro quando la situazione si fa buffa e si tifa e ci si dispera per loro quando la situazione si fa complicata (una sensazione di calore cosi forte come quella che ho provato durante la visone del film non mi capitava da tempo). 

Mitsuha e Taki devono far fronte a un rapporto che sembra avere tutto contro, al risveglio non ricordano neanche il nome dell'altro per dire, al punto tale che la domanda su chi sia l'altro (Come ti chiami?) diventa una sorta di mantra ripetuto costantemente nel film. Un rapporto che diventa qualcosa di temporaneo, di sfuggevole, una costante sensazione di vuoto... e proprio per questo bellissimo. 

Uno dei momenti più divertenti del film, ma dal
tocco veramente realistico .
(sarebbe sicuramente la prima cosa che farebbe un uomo
se si trovasse nel corpo di una donna).
Anche i personaggi secondari sono caratterizzati ottimamente, con pochissime frasi e gesti riescono a renderci chiaro il loro carattere e pensiero. 

Mi è piaciuto molto il fatto che i protagonisti quando sono nel corpo dell'altro riversano anche i loro caratteri e non soltanto la semplice voce, con Mitsuha che parla in modo effeminato (un quasi farsetto) e con atteggiamenti femminili quando è nel corpo di Taki e il ragazzo che si agghinda in modo molto trasandato per una ragazza e attua un atteggiamento molto più aggressivo quando è nel corpo di Mitsuha.   

Anche la componente tecnica è bellissima, con questo stile molto realistico (nella città) ma allo stesso carico di sfumature simili a pennellate di colore (nella campagna). Sopratutto un ottimo e oculato utilizzo della cgi, sempre funzionale e mai disarmonico nel contesto. Molto bella anche la colonna sonora, che riesce a legarsi bene alla storia raccontata (come nel precedente capitolo che nella canzone di Motohiro Hata - Rain trovava una sorta di sunto spirituale, qui accade lo stesso con la canzone dei RADWIMPS – Nandemonaiya, anche se la mia canzone preferita del film rimane ZenZenZense dello stesso gruppo).

Davvero un peccato che questo film non sia rientrato nella lista dei canditati all'oscar per i film d'animazione (facciamo una petizione e togliamo Moana/Oceania per metterci Your Name :P ).

Per concludere è film che mi ha veramente emozionato, con una trama bella e ricca di colpi di scena, con un ottimo comparto tecnico. Andatalo a vedere al cinema se potete o prendetelo/affiatatelo in formato fisico se non ci riuscite. Non scaricatelo in modo illegale per favore questo è un film che merita veramente ogni centesimo che costa .   




Premete paly e fate partire la magia





lunedì 23 gennaio 2017

Glass Maiden/Crystal Blaze - Recensione -


Diretto da Mitsuko Kase
Studio Studio Fantasia
Episodi 12
Anno: 2008
Genere: Azione, Fantascienza, Mistero.

In una misteriosa e torbida città, composta da relitti umani che vogliono dimenticare il proprio passato e ricominciare una nuova vita, gira la voce che alcune ragazze scappate di casa siano state usate da una misteriosa organizzazione e ritrovate con un corpo interamente di vetro, prima di sbriciolarsi dopo pochi secondi, venendo perciò definite "Glass Maiden". Sarà proprio scortando un cargo che i nostri protagonisti, facenti parte della agenzia investigativa S&A scopriranno al suo interno una ragazza che è riuscita a fuggire ancora viva dagli esperimenti dell'organizzazione, che sta tentando di creare armi umanoidi usando cavie umane di sesso femminile. 

La trama ha elementi interessanti: come le ragazze trasformate in armi umanoidi dal triste destino, lotte intestine tra elementi del governo, qualche personaggio apprezzabile (per quanto non molto originale) ecc. Peccato che la sceneggiatura deragli già dopo il primo episodio in una mediocrità e una mancanza di idee che si trascineranno fino alla fine. Sembra veramente che 12 episodi (ma anche solo due) per questa serie siano fin troppi e le premesse interessanti messe in campo non bastano a tenere vispa l'attenzione dello spettatore. Mettiamoci pure che alcune trovate per smuovere la trama sono cosi idiote e stereotipate da far cadere le braccia. Sopratutto è veramente angosciante vedere la svogliatezza degli sceneggiatori, che riusano sempre lo stesso escamotage per smuovere la soporifera storia (sto parlando delle due assistenti rompiscatole che con la loro presenza non necessaria finiscono per incasinare tutto entrando nel momento sbagliato o peggio facendosi rapire. Spesso in modo totalmente gratuito). Alcuni elementi non vengono mai chiariti (per altro molto spesso sono proprio gli elementi della trama più interessanti a mio giudizio), per esempio il perché un tizio effeminato controlli da solo una intera città con il consenso di qualche potente o il dottore di cui ci viene rilevato un'oscuro passato come ricercatore di arme biologiche, ma che serve solo come espediente per mandare avanti la trama e risolvere qualche ostacolo e poi subito dimenticato come se non fosse mai successo. Anche il cattivo risulta veramente poco interessante e neanche la sua dipartita da soddisfazione.  

L'odio puro per queste due ragazzine non lo potete immaginare
Alcuni personaggi sono interessanti, anche se come detto nessuno brilla per originalità e si sente forte l'odore di cliché. Abbiamo il detective duro ma dal cuore d'oro, dal passato come poliziotto, che ha pagato il fatto di non essere sceso a compromessi; un assistente giovane e ingenuo ma capace; La ragazza vittima dell'organizzazione dal comportamento materno verso i membri dell'agenzia ecc. L'unico elemento che spicca è il travestito con atteggiamenti femminili ma dotato di un fisico da palestrato. Nota negativa per le due ragazzine che lavorano come assistenti del detective (ma che non combinano granché), il cui unico scopo utile ai fini della trama è quello di escamatoge per movimentare la situazioni. Sopratutto Manami (capelli arancioni nella immagine sopra) la cui voce spacca timpani metterà sinceramente a rischio il vostro udito, forse l'elemento più noioso e irritante dello show.             

A livello tecnico la serie rasenta, senza mai raggiungerla, la sufficienza. Anche perché il character design è veramente blando e poco appariscente. Le animazioni sono nella norma per una serie di budget medio-basso, anche se non mancano scene veramente disegnate male. Le scene d'azione spiccano solo per la loro staticità, con personaggi quasi sempre fermi a sparare e raramente si assiste a qualche combattimento più articolato (ma non nulla di cosi appagante). 

L'indiscusso eroe di questa serie
In definitiva Crystal Blaze è un anime con qualche elemento interessante, ma con una trama blanda e mai totalmente appagante, con personaggi poco interessanti, con l'aggiunta di un umorismo di bassa lega che non riesce mai a far ridere. Peccato perché è una serie per certi versi mi è piaciuta, sopratutto per il personaggio del travestito (un vero spasso in ogni scena che compare) e per alcuni spunti di trama che se approfonditi (le ragazze soldato per dirne una) ne avrebbero sicuramente aumentato il valore. Una serie da guardare ma solo se si ama la fantascienza e il mistero e non si ha niente di meglio da guardare. 

Incredibile ma vero Yamato Video ha preso i diritti per questa serie per il suo canale Youtube: Yamato Animation (ovviamente solo in sub ita). Molto probabilmente perché i diritti gli devo essere costati pochissimo visto che pochi mesi dopo lo Studio Fantasia ha dichiarato fallimento.   

venerdì 13 gennaio 2017

"Rogue One: A Star Wars Story" - Il film "Commandos" di Star Wars - Recensione -


Anno: 2016
Durata: 133 minuti
Genere: fantascienza, azione
Regia: Gareth Edwards
Soggetto: John Knoll, Gary Whitta
Sceneggiatura: Chris Weitz, Tony Gilroy



Dopo il deludente capitolo VII ero veramente restio a guardare questa sorta di prequel, i dubbi in testa erano tanti, ma alla fine la curiosità ha vinto la battaglia e approfittando della iniziativa del cinema a 2€ sono andato a vederlo.

Fin dal capitolo della saga ( che poi si chiama Episodio IV, poi ditemi se la gente non fa confusione) c'è sempre stato un elemento importante per le vicende della storia ma sempre tenuto nell'ombra. Sto parlando dei famosi piani della morte nera rubati dai ribelli, l'intero capitolo quattro gira quasi interamente intorno a questo punto, tanto da finire poi quasi dimenticato (eppure intorno ai piani si scatena una lotta serrata tra impero e ribelli tale da cambiare le sorti della storia). Quindi l'idea di girare un film interamente incentrato su come i ribelli si sono impossessati di tali segreti era veramente accattivante ma allo stesso molto coraggiosa, considerando che i cavalli da battaglia delle serie (I personaggi classici della saga, i combattimenti con le spade laser, Yedi e Sith ecc) non sarebbero stati presenti e il tutto poteva trasformarsi in una gigantesca e noiosa compilation di "pio-pio" (onomatopea del laser di mia invenzione).   


Trama:

"Lo scienziato Galen Erso, dopo aver lavorato per anni per l'Impero Galattico, si è ritirato sul pianeta Lah'mu, dove vive insieme alla moglie Lyra e alla figlia Jyn Erso. Erso viene raggiunto dal Direttore Imperiale Krennic, che uccide Lyra e costringe lo scienziato a completare la progettazione della Morte Nera, una stazione spaziale capace di distruggere interi pianeti. Jyn riesce a fuggire e viene salvata dal ribelle Saw Gerrera. Quindici anni dopo, Erso convince Bodhi Rook, un pilota imperiale, a portare all'Alleanza Ribelle un messaggio per informarli dell'esistenza della Morte Nera, ma questi viene catturato dalla fazione estremista di Gerrera. Jyn, ormai adulta, viene fatta evadere da una prigione imperiale dai ribelli, che vogliono usarla per rintracciare Galen e ucciderlo, impedendo così che l'arma venga completata."  tratto da Wikipedia.

Parliamo prima degli aspetti positivi del film

Diciamo la verità K2-SO è C-3PO, solo
meno effeminato. Ma va benissimo così.
Mi è piaciuto molto vedere finalmente un'alleanza ribelle sporca, indecisa sulla strada da intraprendere per sconfiggere l'impero (alcuni ancora legati alle speranze del passato di sconfiggere l'impero secondo i mezzi della repubblica per dire), mai cosi lontana come qui da quella visione nettamente buonista e dal mantello bianco dei film precedenti della saga (la cui importanza era oscura dalla ingombrante figura degli eroi principali). Una ribellione che finalmente si vede giocare sporco per cercare di battere un avversario terribile e che non conosce pietà, che sa solo usare il pugno di ferro con cui schiacciare i nemici e far vivere il resto della popolazione con gli occhi fissi sulla punta dei piedi. Con alcuni ribelli che potrebbero perfino arrivare a estremismi tali da renderli oscuri quanto l'impero (Saw Gerrera con il suo corpo massacrato e quasi interamente robotizzato ricorda fin troppo un Darth Vader in salsa ribelle per non andare incontro a scomodi paragoni). Alla fine la cosa che più discosta la ribellione dall'impero è la speranza; la speranza che i sacrifici fatti, la mani piene di sangue versato alla causa, gli amici e i famigliari persi servano un giorno a sconfiggere l'impero e riportare la pace e la giustizia nella galassia.

Interessante che nel film "la Forza", sia ormai evocata più come una specie di mantra, una frase propiziatoria, nella speranza di incanalarne lo spirito sfuggente qua e là.

Le battaglie sono veramente spettacolari, la cgi ha ormai fatto passi da gigante e ormai è difficilissimo notare dettagli che stonino nel complesso. Le lotte tra impero e alleanza ribelle riescono bene a ricreare quella sensazione di disperato coraggio con cui "La feccia ribelle" affronta un impero mostruosamente potente, ma allo stesso tempo tronfio e troppo sicuro della sua potenza, riuscendo molte volte a vincere. Un impero nettamente in difficoltà a mantenere il controllo sulla galassia, che gioca la sua ultima e spaventosa carta (la Morte Nera) per vincere la partita, mentre le lotte intestine lo minano dall'interno.

Compariranno per un minutaggio veramente scarso, ma sia Darth Vader* che Tarkin** regalano nei pochi minuti loro concessi brividi incommensurabili. Il primo grazie alla sua terrificante e oscura forza (tanto più minacciosa perché non è mai palese), sopratutto nei minuti finali del film in cui lo si vede agire sul ponte della nave ribelle sono forse i minuti più affascinanti e allo stesso terrificanti mai dati a questo personaggio (che praticamente abbatte con la forza di un ariete qualsiasi pallida resistenza gli si pari di fronte). Avvinandosi molto al concetto originale del personaggio come una sorta di braccio violento dell'imperatore. Tarkin al contrario rappresenta il lato più nascosto ma allo stesso tempo più diabolico dell'impero, con la sua sete inestinguibile di potere, che mostra una strisciante obbedienza solo per gli avversari che non può abbattere (l'imperatore), non guardando in faccia a nessuno pur di raggiungere i suoi scopi (anche la distruzione di città e civili, anche quando sono ancora presenti dei suoi uomini sul posto).

Gli eroi al completo
*anche se bisogna ammettere che il costume di Darth Vader (che penso sia quello originale) oggi con la capacità di ripresa attuale sfigura un po' in tutta la sua plasticosità. Forse modificarlo per renderlo un pelino più realistico con le cineprese moderne non sarebbe stato male. Ma questa è solo una mia critica personale.

** L'attore che interpretava Tarkin (Peter Cushing) purtroppo è morto e quindi si doveva sostituire per forza in qualche modo. La strada intrapresa al di la della sterili critiche lanciate dai fan è impressionante (ricostruire il volto dell'attore in cgi) ma di qualità spesso altalenante. Uguale discorso vale per quello di Leila. Forse sarebbe stato meglio la più rischiosa via del far impersonare il personaggio a un altro attore.

Per fortuna i continui accenni all'universo di Star Wars per i Fan più incalliti come accadeva nel capitolo VII qui sono ridotti a qualche comparsata brevissima. Rendendo il film a mio giudizio molto più fruibile anche a chi della saga fregi poco e nulla o si approccia per la prima volta a Star Wars.

Passiamo ai lati negati:

S: Direttore siamo su questo pianeta già da 5
minuti senza combinare nulla.
 cosa dobbiamo fare?

K: Abbiamo perso troppo tempo su questo
pianeta! Al prossimo pianeta a caso!
La prima parte del film a mio giudizio è la parte peggiore, fin troppo soporifera e con una trama che non sa bene che pesci pigliare, strascinandosi pigramente fino all'arrivo nella base centrale dei ribelli. Si nota nettamente che quello che si poteva dire in pochissime battute viene allungato enormemente senza che la trama ne abbia alcun giovamento (e la scusa che il film si prende il suo tempo per spiegare non regge).  L'unica cosa che avrei preferito approfondire sarebbe stato il rapporto tra Jyn Erso e Saw Gerrera, che avrebbe dato un po' di colore alla prima (ma ne parleremo fra poco).

Alcuni punti non vengo mai spiegati e il film sembra soffrire di una strana allegria che lo costringe a saltare di pianeta in pianeta (con un tempo di permanenza in ciascuno di pochissimi minuti o peggio di secondi), forse per dare quel tono più ampio tipico di Guerre Stellari a una storia altrimenti molto ristretta.

Il cattivo del film: Il direttore Krennic è interessante per certi aspetti, ma rovinato da una carattere fin troppo vanesio e vuoto per colpire.

La critica maggiore che può muovere al film, e che poi mi ha dato il suggerimento per il titolo di film alla  "Commandos", è che il film dimostra una scarsissima caratterizzazione per i personaggi, avvicinandolo più a un film di guerra che a uno prettamente "starwarsiano" (passatemi il termine). I film di guerra sono caratterizzati (o perlomeno quasi tutti) dall'avere personaggi standardizzati: capo, ingegnere, pilota ecc. In Rogue One si assiste a un fenomeno del tutto simile, complice un cast davvero troppo ampio, quindi questa era probabilmente l'unica strada percorribile.

Un vero peccato perché all'uscita dalla sala facevo già faticavo a ricordare chi faceva cosa (tanto che alla fine si è costretti a usare delle associazioni di ruoli per ricordarsi i personaggi). Gli eroi principali Jyn Erso e Cassian Andor, non riescono mai a convincere nelle loro motivazioni che gli spingono ad agire, e risultano molto freddi nelle reazioni espresse (sicuramente cosa voluta per non rendere il film troppo drammatico). Sopratutto Jyn sembra non riesca mai ad uscire dal cliché dell'orfano in cerca di riscatto e perseguitato dal fantasma del genitore scomparso perennemente presente (in modo similare a Rey del capitolo VII).

Alla fine paradossalmente mi sarebbe piaciuto un focus maggiore su Chirrut, Baze e Rook (e si sono andato su wikipedia per i nomi) che offrivano perlomeno spunti interessanti (anche se come i protagonisti soffrono di scarsa motivazione/caratterizzazione che spieghi il loro bisogno di unirsi a quella che si presenta come una chiara missione suicida). Il personaggio meglio caratterizzato è il robot K-2SO (che ufficialmente entra nella top tre dei robot di Star Wars), che devo dire che con la sua verve caustica e sfiduciosa è il personaggio più simpatico del film.

In definitiva Rogue One: A Star Wars Story è un film che mi è piaciuto tantissimo, a mio giudizio nettamente più riuscito e coraggioso nelle tematiche di ogni capitolo precedente della saga. Sfortunatamente per certi elementi potrebbero renderlo un ottimo film in generale, ma un pessimo film della saga (visto la sua scarsa capacità di far sognare rispetto ai capitoli classici della saga. Ma un film dove le stormtrooper sparano relativamente bene va guardato a prescindere!

lunedì 9 gennaio 2017

Fornitori di Servizi in streaming Anime

La diffusione di internet e delle connessioni preformanti (finalmente anche in Italia, anche se non ovunque) sta spostando la fruizione di serie tv e film su i servizi di streaming on line, che con un abbonamento mensile o gratuitamente (grazie alla pubblicità) offrono un catalogo sempre accessibile in ogni momento della giornata e in ogni luogo. Forse uno dei settori che più ha giovato di questa situazione è l'animazione giapponese, che relegata fino a pochi anni fa a una manciata di titoli  o anche meno grazie all'iniziativa di pochi editori presenti sul mercato, oggi invece grazie alle piattaforme on line possiamo usufruire dalla maggior parte della offerta Anime che esce annualmente in Giappone. Ma quali sono i migliori servizi di streaming presenti sul mercato?  Questa è la mia esperienza per ogni piattaforma, spero che vi possa essere utile:
  


(VVVID) Sicuramente il miglior servizio gratuito per vedere anime e non. Ottima offerta di Anime, film e serie tv (le ultime due categorie sono caratterizzate da elementi non proprio recenti ma comunque di buona qualità). La qualità generale delle traduzioni è ottima e in alcune occasioni ha portato a far doppiare degli anime che avevano ottime visualizzazioni (cosa che personalmente non apprezzo perché è un processo che porta a far doppiare anime di successo all'aldilà della loro qualità effettiva, ma sono gusti personali). Peccato che la grafica del sito sia antiquata, pesante e troppo piena di elementi su schermo (tanto che se non avete un pc moderno e usate firefox preparate un pezzo di ghiaccio per raffreddarlo). Non esiste per il momento una computabilità con la chromecast (l'unica cosa è usurare il plug-in presente nel browser chrome) per me una grave mancanza visto la comodità di guardare animazione su grande schermo. L'app per android/IOS usa la stessa grafica confusionaria del sito e rende l'esperienza di utilizzo ancora più infernale se avete uno schermo piccolo. Molti si lamentano per la presenza di troppa pubblicità, ma per quanto mi riguarda non ne capisco il motivo visto che in qualche modo il sito deve finanziarsi, sarebbe più onesto chiedere una maggiore variazione delle stesse (spesso si vede la stessa pubblicità per due o tre volte di seguito). Per l'utilizzo del sito è necessario registrarsi. Trovate la pagina del sito qui    


Servizio in streaming di buona qualità, nato prima di VVVID, non è riuscita a uguagliarne il successo. Complice anche una piattaforma web all'epoca non proprio performante (per quanto più pulita di VVVID), anche se ultimamente ci sono stati dei miglioramenti, e un parco titoli non proprio entusiasmante (Inizialmente alcuni titoli stravisti di Dynit e poche novità interessanti. Non più presenti da molto tempo). Ultimamente ha stretto una partnership con Yamato Video per usare alcuni suoi titoli, ma per il momento non ci sono titoli in esclusiva di rilievo, comunque ci sono anime della scorsa stagione presenti anche sulla piattaforma Yamato Animation molto interessanti da vedere come "Shirobako" e "Ushio e Tora" da guardare. Molto gradito l'inserimento per ogni anime presente della data di scadenza dei diritti di visualizzazione su Popcorntv, cosa che permette di regolarsi comodamente in anticipo se si è indaffarati per la visione di un titolo, senza la paura che da un giorno all'altro la serie venga tolta mentre è in visione. Non  c'è una compatibilità diretta con la Chromecast ma lo streaming viene riconosciuto nativamente da chrome. Non è prevista la registrazione. Trovate la pagina del sito qui  


(Yamato Animation) Servizio di streaming by Yamato Video. Approfitta della piattaforma youtube per dare i suoi servizi (quindi massima compatibilità con i servizi google, in primis la chromecast). Palinsesto a mio avviso buono ma non eccelso, con qualche bella serie (Shirobako e Danmachi per dirne due), con una offerta scarsa di novità stagionali (ormai siamo più sulle latecast o serie vecchie) e orientata più verso serie giovanili. Inizialmente la qualità delle traduzioni lasciava molto a desiderare, con evidenti errori grammaticali e traduzioni abbastanza dubbie, per fortuna il servizio è migliorato molto nel tempo e il livello attuale è abbastanza buono. Il problema principale è l'indirizzo che yamato stessa sta dando, con attività su più fronti, compreso un canale a pagamento (ad oggi fallito), che disperde le utenze e le risorse in mille progetti diversi. Non è prevista la registrazione, ma può essere utile per essere sempre aggiornati sulle novità. Trovate la pagina del sito qui  


Colosso americano recentemente sbarcato in Italia. Gigantesco parco titoli, costantemente aggiornato, in cui si può trovare la maggior parte della produzione stagionale giapponese (Con tutti i pro e i contro del caso, compreso la qualità altalenante degli stessi). Inizialmente la qualità delle traduzioni lasciava molto a desiderare (spesso con traduzioni oscene), attualmente la qualità si attesta su un buon livello. La compatibilità con la chromecast è semplicemente perfetta e l'app è presente su quasi tutte le piatteforme esistenti (comprese le consolle di ultima generazione). Per usufruire della piattaforma non bisogna essere registrati (se si vuole usufruire solo dei contenuti free). Crunchyroll rispetto agli omologhi italiani punta all'abbonamento pecuniario; per altro non molto costoso a mio dire, solo 5€ mensili per una offerta cosi vasta si può fare. Quindi per usufruire della maggior parte dei servizi e della visione dell'ultima puntata di una serie entro 24 ore dall'uscita giapponese (altrimenti bisogna aspettare una settimana) bisogna essere utenti premium (sopratutto per evitare di passare ore tra la pubblicità). Trovate la pagina del sito qui  


Servizio di streaming nato direttamente in Giappone. Rivolto principalmente al mercato anglosassone, presenta comunque qualche titolo anche per il mercato italiano, anche se la pochezza dei titoli presenti e la scarsa cura nella traduzione nella nostra lingua ne sconsigliano fortemente la visione.  Ovviamente la compatibilità con la chromecast è inesistente. L'app invece è di buona qualità, anche se impostare un determinato sottotitolo non sarà una operazione semplice.  Trovate la pagina del sito qui  
   

Sito di streaming rivolto principalmente al mercato francese, ha recentemente rivolto i suoi servizi anche al nostro mercato. Il parco titoli in italiano è abbastanza limitato e da tempo non si conoscono ulteriori acquisizioni del parco titoli. La qualità delle traduzioni è abbastanza scarsa. Non esistono app. La fruizione free è abbastanza ostacolata (tra un singolo episodio all'altro avremo 100 minuti di attesa per vedere un nuovo episodio). L'offerta a pagamento è interessante ma non mi sono mai interessato su come funzioni (sopratutto se l'anime acquistato venga scaricato nel disco rigido o molto più probabilmente all'interno del server dell'editore). Trovate la pagina del sito qui


Ovviamente ci sarebbe da parlare anche di Netflix, Timvision ecc ma considerando che l'animazione giapponese è solo una piccola e non importante parte della loro offerta non li considero in questa disanima dei servizi in streaming. 

mercoledì 4 gennaio 2017

Il GGG - Il grande gigante gentile - Recensione -



Titolo originale The BFG
Paese di produzione Regno Unito, Stati Uniti d'America, Canada
Anno: 2016
Durata: 117 min
Genere: fantastico, avventura
Regia: Steven Spielberg
Soggetto: Roald Dahl (romanzo)
Sceneggiatura: Melissa Mathison

Roald Dahl è uno di quei autori che da bambino non capitò mai di leggere e che adesso rimpiango di non averlo fatto, sopratutto perché i suoi libri sono pieni di storie fantastiche e magiche che solo da bambini si può apprezzare in ogni sfumatura e che lette da adulti rimango storie bellissime ma qualcosa purtroppo sfugge (l'intervento della regina visto da adulto risulta un po' una baracconata, da bambino probabilmente mi sarebbe sembrato meraviglioso). Perlomeno nel corso del tempo ho visto i principali film tratti dalle sue opere (Il mio preferito rimane Matilde sei mitica) e quindi non potevo non andare a vedere al cinema un film tratto da uno dei suoi libri più amati e diretto da un regista che apprezzo particolarmente. 

La trama vede Sophie, una bambina orfana che vive a Londra, venire rapita da un gigante, che la porta nel suo mondo, composto esclusivamente da Giganti divoratori di umani (o come dicono loro urbani), in special modo di bambini. Quando Sophie comincia a temere per la propria vita, scopre che il gigante che l'ha rapita è l'unico della sua specie che non mangia carne umana e dal carattere gentile e mansueto. Il suo nome è GGG (acronimo di "Grande Gigante Gentile"), che ha come lavoro quello di portare bei sogni ai bambini. Tra i due nascerà una dolce amicizia. Purtroppo gli altri giganti sono fatti di pasta diversa e Sophie e GGG dovranno trovare un modo per fermarli definitivamente.     

GGG è una bellissima storia di amicizia tra due improbabili amici (Un gigante e una bambina), ambedue sono essere solitari del loro mondo. Sophie è una bambina crescita troppo in fretta a causa della perdita dei genitori, tanto da diventare troppo seriosa e petulante (sopratutto nella prima parte sarà arduo sopportare il suo tono petulante e saccente), finendo per soffrire d'insonnia. Sarà proprio l'incontro fortuito con il gigante gentile a darle la scossa per tornare a sorridere e aprirsi (Con GGG
che assume una figura quasi da dolce nonnino per la bambini). GGG invece è un gigante buono (anche se rispetto ai sui simili risulta molto più mingherlino) continuamente vessato dagli altri giganti per il suo essere diverso (non mangia umani e pratica una dieta di soli vegetali dal sapore disgustoso. i soli alimenti presenti nel mondo dei giganti), dalla parlantina buffissima e dolce allo stesso tempo, tutta formata da parole stropicciate o pronunciate male, ma che non danno mai l'idea di storpiatura o cacofonia, ma suonano invece dolci e gentili come il personaggio che le pronuncia (tanto che alle fine non si può non affezionarsi al gigante gentile). Il gigante soffre perché non può impedire ai suoi simili di mangiare gli umani, sarà proprio Sophie ha trovare l'idea giusta per sconfiggerli per sempre.

La cgi di questo film è veramente fantastica, i movimenti del gigante sono riprodotti in modo fluido e le espressioni facciali sono veramente ben realizzate (si capisce benissimo quando il gigante è triste o contento). La regia ha un ritmo altalenante, alcune scene sono ben gestite, come quelle tra il gigante e la bambina, altre come le scene finali sono a mio giudizio troppo lunghe per la storia che si sta raccontando e il ritmo ne risente molto, tanto che in alcuni punti si finisce per annoiarsi un po'. Decisamente 120 minuti sono troppi per il tipo di storia che si sta raccontando.

Altro punto punto dolente è il fatto che gli altri giganti sono resi si bene nella loro stupidità, ma non sono mai minacciosi sia visivamente che caratterialmente (pure Lupo Lucio della Melevisione potrebbe dargli punti per dire), aggiungiamo che e la sceneggiatura fa i salti mortali per non dire che alcuni bambini sono stati mangiati dai giganti e il gioco è fatto.

Carine le parti comiche, sopratutto le scene riguardanti la corte della regina e la bevanda.

Tutti gli attori coinvolti sono veramente adatti ai ruoli, sopratutto Mark Rylance nel ruolo di GGG.

Veramente bella scelta del finale che si discosta molto da quello del libro, ma che risulta a mio avviso molto carino e mai forzoso, sopratutto rispettoso dell'opera originale di Dahl. Molto carino l'omaggio a Quentin Blake, illustratore del romanzo.

In definitiva Il GGG - Il grande gigante gentile è una bella storia per bambini, con bei personaggi e con la capacità di far sognare grande e piccini. Purtroppo un ritmo altalenante, sopratutto nella seconda parte e una certa ritrosia a narrare alcuni punti più "scabrosi" del romanzo (alla fine nulla di cosi mostruoso o pericoloso per i pargoli) ne abbassano di molto il risultato finale.