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venerdì 10 giugno 2022

Playmobil: The Movie - Recensione -

 
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Francia
Anno: 2019
Durata: 110 min
Genere: commedia, animazione, avventura, fantastico, musicale
Regia: Lino DiSalvo
Soggetto: Lino DiSalvo

Hans Beck e la sua creatura
Nel 1973 la crisi petrolifera costringe moltissime società a ripensare in modo radicale alla loro produzione, tra di esse c'è la Geobra Brandstätter, società tedesca che produceva giocatoli in plastica di generose proporzioni. L'aumento del costo delle materie prime infatti costringe la società a pensare a una nuova linea di giocatoli di dimensioni ridotte. A capo del progetto viene messo Hans Beck (considerato il padre del brand), che ispirandosi ai disegni dei bambini mette in campo una serie di pupazzi alti 7,5 cm e con una dotazione di pezzi molto dettagliata che saranno poi conosciuti come "Playmobil", diventando in breve tempo un successo commerciale (e una sorta di rivale per i Lego). 

Una rivalità giocattolosa che si è trascinata nel corso di decenni, set dopo set, licenza dopo licenza. Era ovviamente solo questione di tempo prima che la controparte tedesca tentasse una qualche risposta allo strabordante successo di The Lego Movie. Infatti nel dicembre 2019 viene portato nelle sale il film "Playmobil: The Movie", che nonostante le poche velleità artistiche, è risultato alla fine uno dei peggiori flop della stagione (prima che i cinema chiudessero per il covid-19). 

lunedì 30 novembre 2015

Quando mediaset esportava sigle all'estero

Ci fu un periodo a cavallo tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90 in cui Berlusconi cercò di portare la formula di canale 5 all'estero. Nacquero cosi una serie di sorelle di Canale 5 nei principali stati esteri europei, ci furono: La Cinq in Francia (primo canale di mediaset all'estero e attivo dal 86 al 92);  Tele 5 in Germania (presente dal 88 al 92); e Telecinco in Spagna, ad oggi l'unico canale ancora in attività (dal 1990). Per questi canali era necessario un palinsesto accattivante, per una questione di costi e semplicità molti di essi furono semplici riedizioni di quelli già mandati in Italia, o lievi variazioni delle stessi. Anche i cartoni vennero messi in lista, di solito già mandati da mediaset (all'epoca Fininvest) sul proprio canale, con una semplice traduzione nella lingua locale del doppiaggio italiano, anche se in alcuni casi come per "Max et compagnie" (il nostro: "E' quasi magia Johnny") ci furono ulteriori censure e stravolgimenti rispetto all'edizione nostrana. Ovviamente come ogni cartone che si rispetti c'è bisogno di una sigla che l'accompagni, se inizialmente le sigle usate erano quelle italiane semplicemente tradotte, successivamente si decise di adattare la base musicale che in italia era usata per un cartone con una serie che in Italia aveva un'altra sigla ancora, con risultati per le nostre orecchie mostruosi. Abbiamo così in Francia, Spagna e Portogallo lupin e soci abbandonare il furto per indossare i tacchetti e diventare Holly e banji  (rispettivamente olive et tom in Francia e Campeones in Spagna) o vedere in Germania gli abitanti di Mapple Town a causa della crisi dedicarsi alla pirateria con L'isola del tesoro (in tedesco la sigla si chiama Gold und Rum, ma serie si intitola Die Schatzinsel). L'obbiettivo del post di oggi è quello di mettere alcune sigle per ogni paese che per vari motivi hanno suscitato l'ilarità o lo stupore nella mia persona.