lunedì 30 maggio 2016

Il signore della svastica di Norman Spinrad - Recensione -

Titolo originale The Iron Dream
Autore Norman Spinrad
1ª ed. originale 1972
1ª ed. italiana 1976



Tutti noi conosciamo la storia di Adolf Hitler, il suo pensiero politico e le sue alberanti azioni. Ma se tutto questo non fosse accaduto e Hitler fosse stato costretto degli eventi a fuggire in America e fosse diventato un mediocre scrittore di fantascienza? Ci saremmo ricordati ancora di lui? Le sue opere avrebbero avuto lo stesso successo delle sue teorie? Norman Spinrad nel 1972 con il romanzo “Il signore della svastica” pubblica un romanzo con queste premesse.

Nell’universo alternativo creato da Spinrad un Hitler che ha mai preso il potere in Germania, dopo aver partecipato alla prima guerra e aver fatto parte di un gruppo di destra è stato costretto a fuggire negli Stati Uniti per scappare dal pericolo rosso che ha inglobato l’europa. Qui dopo aver imparato la lingua inglese vive di stenti come pittore. Dopo aver dipinto diverse copertine per Amazing Stories, Hitler si lancia nella scrittura di romanzi fantasy e di fantascienza di infima qualità che riscuotono un buon successo tra le pubblicazioni popolari.

Nel 1954 nell’ultimo periodo di vita scrive nel pieno di una attività febbrile il suo romanzo capolavoro. Il signore della svastica, con cui vince il premio Hugo (nella realtà mai assegnato).

Il romanzo fittizio scritto da Adolf Hitler, nasconde in verità tra le sue righe una realtà in cui possiamo riscontrare eventi che nel nostro mondo sono accaduti ma che nella realtà del romanzo non sono mai accaduti (un po’ come accadeva per il romanzo fittizio “La cavalletta non si alzerà più” che vedeva i nazisti perdere la guerra invece di averla vinta come accadeva nella fittizia realtà del romanzo La svastica sul Sole di Dick). Sarà facile avendo una infarinatura di storia moderna scorgere la presa al potere di Hitler, la notte dei lunghi coltelli, la campagna di Russia ecc, nelle azioni di Federic Jagger e affiliati.

Il romanzo di Hitler è scritto come se fosse un autore dilettate a scriverlo (oggi lo definiremmo al livello di uno scrittore medio di selfie pubblising), vero tocco di stile di Spinrad, con numerose ripetizioni di termini, personaggi caratterizzati malissimo (dei veri e propri fanatici senza raziocino); campagne militari irrealistiche, che non tengono conto di problemi di logistica, formazioni e morale dei soldati (con l’esercito che si lancia in campagne di migliaia di chilometri per poi andare allegramente al massacro con un attacco frontale). Le battaglie sono di quanto più assurdo si possa immaginare con i soldati che armati di mitragliatrici e manganelli attaccano esseri immensi con la pura forza della loro follia. Finendo per far diventare ogni battaglia una dimostrazione orgiastica di morte e sangue. Le scene di violenza sono ripetitive e cosi trite da diventare noiose. Nel romanzo sono presenti vari riferimenti fallici, a partire dalla grande mazza di Heldon, a indicare una sopita omosessualità in Hitler.

Il romanzo creato da Hitler si svolge in un mondo che ha subito un disastro nucleare in cui la gran parte della terra è radioattiva e popolata da mutanti, a parte poche zone risparmiate in cui si isolano delle popolazioni geneticamente sane.

Il protagonista, Federic Jagger, è un uomo puro nato nella reppublica di Heldon, poco prima che suo padre ne fosse cacciato per ragioni politiche. Fedderic dopo essere tornato nella repubblica di Heldon si farà promotore di una campagna che riporterà all’antico splendore Heldon e distruggere i mutanti che hanno conquistato il mondo.

Il romanzo fittizio di Spinrad si dimostra davvero ottimo per la sua realizzazione e per l’abilità di raccontare la sua storia come se fosse stata scritta da un altro scrittore. Creando una storia si ridicola e piena di colpi illogici (come probabilmente l’avrebbe scritta Hitler), ma creando un mondo si fantastico ma allo stesso tempo realistico, dove un Hiltle sconfitto e deluso riversa le sue frustrazioni e sogni all’interno dei suoi romanzi da quattro soldi. I suoi scritti infatti sono presenti leggermente camuffati i suoi principi e odi (si può vedere chiaramente nei mutanti e nei Dom, che altro non sono che razze inferiori ed Ebrei/Unione sovietica, mentre i cittadini di Heldon  e Federic  Jagger sono il popolo e l’invincibile leader sognato da Hitler). Il romanzo è cosi ben riuscito che in Germania ovest è stato bandito per anni per apologia del nazismo.

Molto interessanti sono la prefazione e il saggio critico presenti nel romanzo a fare da analisi stessa del romanzo (con l’ovvio limite che le manie di Hitler sono viste come pulsioni interne e non come ideologia).

In definitiva vi consiglio questo romanzo, che sicuramente offre un’ottima chiave di lettura sul pensiero di Hitler e di come nonostante in questa versione sia soltanto un pessimo scrittore le sue idee abbiano ancora un fascino sinistro su molti di noi.

Piccola riflessione:
Avete mai pensato come la gran parte dei nemici nel fantasy/fantascienza possa essere equiparta senza problemi ai Dom del fittizio romanzo di Hitler? Esseri brutti e per questo destinati ad essere cattivi senza riscatto (come se l’esteriorità fosse una espressione delle pulsioni interni).

lunedì 23 maggio 2016

Conan il ragazzo del futuro di Alexander Key - Recensione -

Titolo originale The Incredible Tide
Autore Alexander Key
1ª ed. originale 1970
Genere romanzo
Sottogenere fantascienza post apocalittica


In questo episodio non voglio parlare della bellissima serie animata degli anni ottanta omonima diretta dal bravissimo Hayao Miyazaki, ma dal romanzo da cui è stato tratto l’anime. Forse ad alcuni di voi sarà sfuggito ma da bambino/ragazzino ho sempre notato durante la sigla la scritta: tratto dal romanzo di Alexander Key “The incredibile tide”. Per molto tempo è rimasta una curiosità sopita, ma nel 2004 la Kappa lab importa il romanzo ribattezzandolo con il titolo del cartone (altrimenti dubito che in molti si sarebbero incuriositi).

The incredible tide narra la storia di Conan, un sopravvissuto agli eventi apocalittici che hanno portato a cambiamenti ambientali e geofisici della terra. Dopo 5 anni passati nella solitudine più totale viene finalmente soccorso da una nave di passaggio. Nave che si rileva essere facente parte della Unione della pace (Alexander Key non mette mai nel testo i nomi storici dell’URSS o degli Stati Uniti d’America, semplicemente si limita a mettere dei nomi di comodo ma che fanno ancora intendere il loro significato politico), da qui partirà l’avventura del ragazzo che lo porterà a salvare High Harbor e si suoi amici dal cataclisma.

Di solito non sono avvezzo a paragonare di mezzi così diversi di fruizione come il libro e il formato televisivo, in quanto essendo diversi possono offrire sia dei vantaggi che degli svantaggi per narrare una storia. Un romanzo non potrà mai mostrarci una battaglia in ogni sua parte per fare un esempio, ne una serie tv potrà mai mostrare chiaramente i moti d’animo del protagonista, ma se ben realizzati i due o altri media possono creare un’universo incredibile di emozioni e divertimento. Basti pensare al Signore degli Anelli ormai analizzato e approfondito in ogni sua sfumatura in fumetti, libri, videogiochi ecc. Per questo di solito preferisco recensire un media alla volta, mettendo solo qualche piccola correzione basata sul formato originale (quello che è uscito per prima in soldoni) quando la ritengo necessario, ma essendo questo romanzo cosi poco sconosciuto e per molti versi inferiore all'opera di Miyazaki ho preferito fare un confronto più diretto. Spero possa piacervi.

Partiamo dal protagonista. Conan nella versione cartacea è più vecchio della versione animata (come quasi tutti i personaggi del romanzo è all'incirca nella età della pubertà). Ha i capelli rossi ed è muscoloso, ha conoscenze del passato pre-cataclisma (in cui ha vissuto). Come carattere è decisamente vuoto e insipido, e non avrà nessuna evoluzione all'interno della storia. Ha un carattere fosco e irrisarcibile. Odia Industria con tutte le sue forze, senza ripensamenti o pentimenti (mentre il Conan televisivo aveva mostrato un comportamento più allegro e solare anche con i nemici). Mettiamoci pure ch'è il classico protagonista eletto dal destino (con tanto di voce che gli dice cosa fare nei momenti di pericolo), infallibile e sempre sulla strada giusta. Si finisce per odiarlo entro cinque pagine.

Lana è forse l’unico personaggio che non subisce grosse modifiche tra i due media. L’unica grossa differenza è che nella versione cartacea Lana ha paura del mare aperto per via degli incredibili cambiamenti climatici che sono successi e non si sposterà mai dall'isola (come invece accadeva nello show) e i due avranno come unico contato telepatico un gabbanella di mare che i due useranno come una sorta di messagiero.

Gli altri personaggi hanno un ruolo differente o non sono presenti nel romanzo: Il nonno di Conan non esiste, Il professore che dovrebbe essere il dottor Rao nell’anime non ha rapporti di parentela diretta con Lana (nel romanzo è uno zio), l’amico di Conan Gimsey viene solo accennato in una frase come sgherro di Orbo (un ragazzo di High Harbor nemico di Lana e di Conan e che nell'anime dovrebbe essere rappresentato da Uro ma senza averne lo stesso peso al livello di trama). Forse l'unica differenza più grossa è che alcuni personaggi (conan, il professore, Lana ecc) hanno capacità telepatiche rudimentali.

Tutti i personaggi compreso Conan sono caratterizzati con l'accetta, risultando piatti e noiosi (tutti tranne forse il professore che ha un profilo più definito).

Per una volta a mio modesto giudizio siamo di fronte a un romanzo inferiore all'opera derivata. Lasciamo perdere alcune fantasie anni settanta: Tipo che la plastica possa sostituire completamente il metallo o il legno (creando situazioni al limite del ridicolo come quando mettono Conan dentro una cella che ha una porta di plastica dura facilmente scardinabile dal protagonista), o che le fabbriche possano creare cibo sintetico. Se la versione proposta da Miyazaki aveva un messaggio ambientalista ben realizzato e coinvolgente, Alexander Key risolve il problema in due pagine per poi subito dimenticarsene. Anche se fazioni di Indastria e l'isola High Harbor sono appena abbozzate, con Indastria subito etichettata come cattiva (senza possibilità di riscatto), mentre l'isolani sono i buoni (un maggior approfondimento non avrebbe fatto male). Nel romanzo è presente una sorta di divina provvidenza a cui i protagonisti si rivolgono in continuazione quando la trama non ha sbocchi di uscita (capiterà frequentemente), cosa che ho davvero trovato odioso come metodo. Forse l’unico vantaggio del romanzo rispetto al lavoro di Miyazaki sta in una visione più realistica rispetto del cataclisma e dei suoi effetti noci sul mondo. Ovviamente tutte le fantasiose areonavi create da Miyazaki non sono presenti e sono un suo tocco personale.

Discorso a parte va fatto per il finale del romanzo. Ci possono essere finali aperti, chiusi, con un colpo di scena finale che permette il seguito, ma mai ho letto un finale cosi pasticciato e mal riuscito come questo. Sembra quasi che l’autore non sapendo più che pesci pigliare per finire il romanzo sia arrivato al numero minimo di pagine per un libro per ragazzi e abbia semplicemente chiuso la cartella sbattendosene del finale (Spoiler// in breve il romanzo finisce con Conan che mentre lo Tsunami sta per abbattersi sull'isola salva uno dei cattivi, si gira vede delle mani che lo raccolgono. Finisce veramente cosi Spoiler//). Davvero si finisce con avere l'amaro in bocca per un finale che fa presagire tutto e il contrario di tutto, ok il finale aperto ma qui siamo ai livelli di un romanzo inconcluso. Anche perché molti punti rimangono in sospeso (il rapporto tra Lana e Conan, il suo destino, il destino del mondo ecc).

In definitiva non aspettatevi nulla di entusiasmante. Forse l’unico motivo per leggerlo è quello di comprende come Hayao Miyazaki sia riuscito a fare propria quest'opera.  

mercoledì 18 maggio 2016

The Boy and the Beast - Recensione -


Titolo originale バケモノの子
Paese di produzione Giappone
Anno 2015
Durata 119 minuti
Regia Mamoru Hosoda
Soggetto Mamoru Hosoda
Studio Chizu


L'undici maggio sono andato a vedere il nuovo film di Mamoru Hosoda. Certo l'orario e il giorno non erano dei migliori, come da tradizione ormai consolidata nel panorama cinematografico italiano. Hosoda non è certo nuovo qui in Italia, basti pensare al bellissimo Wolf Children. Lucky Red visto che ormai le produzioni ghibli sono ormai finite e nuovi film non sembrano in produzione  porta in Italia il suo ultimo film (sotto l'etichetta Key film).

Kyuta è un bambino orfano di madre e con un padre scomparso. Decide di fuggire per non vivere con dei parenti che non gli mostrano il minimo affetto. Smarritosi per le strade di Tokyo incontra Kumatetsu, che dopo averlo portato nel proprio mondo ne fa il proprio allievo nell'arte del combattimento.

Con the Boy and the Beast Hosoda riprende molti elementi già espressi in Wolf Children (la difficoltà di crescere, le scelte legate alla propria vita, il senso di vuoto che ognuno porta dentro di se; uniti a un mondo con elementi fantastici messi in un contesto realistico). Il protagonista è un ragazzino che si sente abbandonato dal proprio padre e dalla società in cui non riesce più a trovare posto, finendo per trovare rifugio grazie all'aiuto di Kumatetsu nel mondo dei demoni (non è difficile scorgere in esso una sorta di rifugio idilliaco di stampo medievaleggiante dal pressante mondo moderno). Sarà proprio nel mondo dei demoni che il ragazzo troverà un padre putativo nel demone orso. Kutematsu non è certo a prima vista il miglior esempio per il ragazzo; essendo svogliato, attaccabrighe ed egocentrico; ma sarà la loro comunanza di fondo (sopratutto nel passato di entrambi), nonostante i continui battibecchi, a fargli diventare inseparabili. In un legame che supera il rapporto maestro allievo e si avvicina molto di più a quello famigliare. Il rapporto tra Kumatetsu e Kyuta è un rapporto che si fonda su un'atipico scambio equivalente, il ragazzo vista l'incapacità del proprio maestro di insegnare le sue tecniche a causa del suo egocentrismo deve apprendere l'arte emulando le mosse del proprio insegnate per poi trovare un suo stile personale (come un figlio che imita il proprio padre), trovando alla fine la forza per affrontare il proprio mondo; Il demone invece apprende grazie al suo allievo ad essere più riflessivo e calmo nei combattimenti, non più nel combattimento fine a se stesso, finendo per trovare un figlio/allievo tanto desiderato in Kyuta.

Sicuramente il punto forte del film è il rapporto che si forma tra i due protagonisti, tanto diversi tra loro da finire per diventare un tutt'uno unico e indivisibile  da cui i due entrambi trovano reciproco vantaggio. Il film sa ben gestire i tempi comici con i momenti più seri. Ad affiancare i due ci sono un monaco dalle sembianze suine (che sarà una sorta di elemento materno per Kyuta) e una scimmia casinista (ovviamente ogni riferimento a un certo "viaggio in Occidente" è puramente causale :) ). Sicuramente ben poco riuscito è il rapporto tra il protagonista e Midori, fin troppo artefatto e fuori contesto. Interessante invece il discorso delle debolezze umane rappresentate da una sorta di buco nero presente nel centro del petto, che nel mondo umano trova il suo corrispettivo nella balena bianca presente nel romanzo Moby Dick di Melville.

Il film di Hosoda riesce a dare il meglio di se nella prima metà del film, quella che vede i due protagonisti confrontarsi e crescere, per poi calare nella seconda parte. Dove Kyouta sembra rigettare un po' troppo facilmente il rapporto creato con Kumatetsu e il suo mondo, ma si comprende che il tutto è volto come simbolo della maturità del personaggio che abbandona i propri traumi infantili per diventare adulto (comprensibile invece il rapporto con il padre naturale). Forse il vero problema sta nella cattiva scelta di tempistiche e motivazioni che portato il ragazzo ad ritornare al proprio mondo.

Ottimo il comparto tecnico, con animazioni fluide e dai colori sgargianti. Fantastica la scena iniziale che ci informa del mondo demoniaco e dei suoi occupanti mettendo in campo i personaggi principali come delle figure fiammeggianti su sfondo nero (come se stessimo ascoltando una storia raccontata davanti ad un fuoco). Gli effetti in cgi sono buoni, anche se la folla animata in computer grafica è una delle più imbarazzanti che abbia mai visto per la pochezza realizzativa e la scattosità dei movimenti (sembrano tratti da un videogioco dei primi anni 90). Ottimo il doppiaggio italiano, che mantiene i termini giapponesi senza cercare di tradurli in modo artefatto in italiano. Il cast italiano è ottimo, sopratutto Pino Insegno che sembra aver trovato il personaggio più adatto per il suo timbro vocale (veramente stupefacente la sua performance).

Il film di Hosoda mi ha piacevolmente colpito, nonostante qualche piccola pecca. Una bellissima storia di formazione, con un'ottima regia. Sicuramente da vedere, sopratutto con chi non mastica animazione giapponese o da vedere con la propria famiglia.

lunedì 16 maggio 2016

Piccole recensioni in compagnia 2

Continua l'appuntamento con le microrecensioni:



Myriad Colors Phantom World
Anime con ottimi spunti di trama (un mondo dove elementi fantastici prendono vita grazie ad un virus), divertente, con personaggi accattivanti e con una buona dose di fanservice che non scade mai nel volgare. Peccato che quanto detto valga solo per gli episodi iniziali e finali e qualche episodio sparso (quello incentrato sulla bambina con l'orsetto e ovviamente quello ambientato alle terme), il resto degli episodi vale solo come episodio auto-conclusivo. Anime carino ma non aspettatevi grandi cose. (fonte italiana  crunchyroll)
Comical Psychosomatic
Anime di stampo comico con fini istruttivi. Molto interessante e divertente, riesce nel difficile compito di dare piccoli consigli e informazioni di varie tipologie psicologiche senza mai annoiare. Anime consigliato vivamente. (fonte italiana crunchyroll)
Heidi
Letto per curiosità comparativa, visto che l'anime è stato ormai visto anche dai sassi ho voluto leggere il romanzo da cui è stato tratto. Dopo la lettura credo che questo sia uno dei pochi casi in cui il prodotto collaterale si dimostra superiore al prodotto originale. Nel libro l'unica cosa veramente interessante e non presente nel cartone è la storia che ha portato il nonno ad diventare cosi scorbutico e odiato dal villaggio; no il nome del vecchio dell'alpe rimarrà per sempre un segreto (diciamo che da giovane non era uno stinco di santo). Il romanzo è accentuato da una forte vena di cattolicissimo che nella versione animata è stata fortunosamente omessa. Sia in questo romanzo che in molti altri romanzi ottocenteschi c'è questo strano mito che la montagna o la natura in generale siano quasi una sorta di luogo magico per recuperare da ogni sorta di malanno.  Per il resto l'anime è molto fedele al romanzo, anche se il tocco di Takahata si sente molto.

Graffiti nella biblioteca di Babele (Year's Best SF #16)
Interessante raccolta da parte di Urania di alcuni dei migliori racconti brevi di fantascienza mondo anglosassone. Tutti i racconti sono molto interessanti e piacevoli alla lettura. Interessanti i racconti:

Il Ragazzo di Jackie di Steven Popkes
in cui, in un mondo semidistrutto da diverse catastrofi un ragazzo orfano trova una madre inaspettata un un elefantessa intelligente e col dono della parola.

Bimba e l'oceano di Kay Kenyon
Bellissimo racconto ambientalista che narra della coesistenza di esistenza di una piccola bambina e una macchina volta al recupero dei rifiuti marini.

Petopia di Benjamin Crowel
 Racconto che narre le vicende in salsa quasi cyberpunk di due fratelli africani e di un animale elettronico dotato di una intelligenza artificiale realistica. Una favola sul consumismo moderno e i suoi nefasti effetti sulla nostra vita.

Come diventare un dominatore di marte di Catheryenne M. Valentine
Divertentissimo racconto su Marte e l'aspirazione che abbiamo un po' tutti di essere i dominatori assoluti di qualcosa.

Forse l'unico difetto che ho riscontrato (per altro non inerente al libro in se) è stata la presenza dei drm nel formato ebook (cosa che di solito negli urania non sono presenti), cosa che mi ha costretto a leggere il libro sulla piattaforma tolino reader di ibs a causa del fatto che usando un sistema operativo linux non esiste software per leggere tale formato. Spero ardentemente in un futuro senza drm (che hanno il solo e unico obbiettivo di rendere più difficile la vita del lettore acquirente) (maggiori informazioni qui)

La scena dell'inferno e altri racconti (1915-1920) di Ryūnosuke Akutagawa
Interessante recupero da parte di Asiasphere di uno dei grandi autori giapponesi del primo novecento. I racconti proposti offrono un'ottima varietà della produzione dell'autore. Non tutti i racconti mi sono piaciuti, ma alcuni sono veramente belli da leggere (Per esempio Rashomon, zuppa di riso, il tabacco e il diavolo). (maggiori informazioni qui)

lunedì 9 maggio 2016

Lupin III vs Detective Conan (2009) - Recensione -


Rupan Sansei vs Meitantei Conan
ルパン三世VS名探偵コナン
(Rupan Sansei vāsasu Meitantei Konan)
Regia Hajime Kamegaki, Hideaki Ōba
Musiche Yūji Ōno, Katsuo Ōno
Studio TMS Entertainment
1ª TV giapponese 27 marzo 2009
1ª TV italiana 23 ottobre 2016


Ricordate ci sarà sempre qualche nobile/principe che vi
assomiglierà nel mondo con cui potete scambiarvi
nel momento del bisogno. 
Alla TMS qualche produttore deve aver pensato che prendere le due più grandi galline dalle uova d'oro della loro scuderia (Lupin III e Detective Conan) e farci uno special in cui i due si incontravano doveva essere l'idea più lucrosa del secolo dell'animazione giapponese. E quindi Bang! Il 27 marzo 2009 esce in Giappone Rupan Sansei vs Meitantei Conan. Non è certo il primo esempio di crossover di serie famose (senza allontanarsi tanto basta guardare l'episodio della seconda serie di Lupin: "Folle amore a Versailles" dove il nostro eroe incontrava Lady Oscar), ma probabilmente uno dei più importanti per il "peso" dei propri fans. Peccato che alla fine il risultato non sia certo dei migliori per qualità e divertimento procurato. Il progetto comunque deve essere stato abbastanza lucroso da permettere un seguito diretto a questo special, addirittura in formato cinematografico (lupin III vs Detective Conan: Il film) arrivato anche da noi.    

La trama parte con il misterioso omicidio/suicidio della regina Sakura e del suo figlio il principe Jihl del regno di Vespania, cosa che porta a una profonda crisi di stato. A salire sul trono dovrebbe essere la principessa Mira (una ragazza che assomiglia come una goccia d'acqua a Ran), figlia della regina Sakura, ma un movimento di opposizione popolare non vede di buon occhio la salita di una regnate cosi giovane. Nel frattempo  Lupin III è alla caccia di un misterioso tesoro proprio nello stato di Vespania.   

La coppia che non scoppia.
I principali personaggi sia di Lupin III che di Conan sono presenti. Anche se il titolo può traviare la maggior parte dei personaggi dello special proviene dall'universo di Detective Conan (compreso i nuovi personaggi creati espressamente per lo special), mentre Lupin III e la sua banda hanno un ruolo molto più marginale nelle vicende dello special. Il vero protagonista è Conan, di fatti intorno a lui ruotano le vicende principali dello special. Lupin ha per la maggior parte del tempo una storia parallela a quella principale e solo alla fine ci sarà una collaborazione, neanche tanto forzata tra i due. Il ladro è quello che ci perde di più in caratterizzazione, finendo per essere una macchietta in salsa comica e fin troppo buonista (anche se qualche piccolo lampo di lussuria di carattere omagistico rimane). Ran ha un ruolo più attivo del solito, anche se nulla di eccezionale. Il povero Jigen si troverà a fare da balia a Conan, il feeling tra i due non è molto riuscito (credo che facciano coppia perché sono giapponesi, non vedo altri motivi), risultando spesso noioso e snervante, rapporto che darà maggiori frutti nel seguito filmico. Il rapporto tra Fujiko e la principessa Mira per quanto interessante è mal sviluppato e non riesce a dare i frutti sperati. I personaggi originali risultato tutti abbastanza scialbi e poco originali. La principessa Mira a parte qualche piccolo sprazzo di originalità (per esempio il fatto che fumi, cosa che dona alla principessa un tocco di naturalezza) non brilla per caratterizzazione, ne il rapporto con Ran può dirsi interessante o soddisfacente.   

Una delle poche scene carine del film
Il livello tecnico è altalenante a buone inquadrature se ne alternano molte disegnate malissimo, sopratutto nelle scene di più ampio respiro. La maggior parte degli ambienti e dei personaggi sono concepiti con lo stile di disegno di Detective Conan, mentre solo i personaggi di Lupin sono disegnati con uno stile diverso (anche se il character design è uno dei più brutti mai visti per Lupin & co). Questa discrepanza di disegno risulta fastidiosissima quando sono presenti due personaggi che appartengo a serie diverse. Le traccie musicali sono la cosa meglio riuscita dello special, complice anche uno stile prettamente Jaz di ambedue i compositori. La trama è molto semplice, una sorta di mix tra "il Principe e il Povero" di  Mark Twain e una caccia al tesoro classica con un pizzico di giallo, non è male come storia solo che si sente la mancanza di un movente per la comparsa nello stesso luogo dei due personaggi cosi diversi. Sarebbe stato stato interessante un confronto diretto tra i due, un po' come era successo nel libro "Arsène Lupin contro Herlock Sholmes" di Maurice Leblanc (il papà di Arsène Lupin). Non c'erano le premesse per fare questo special, e ovviamente per non scontentare i fans dell'una o dell'altra serie si è preferito imbastire una inconcludente storia parallela in cui i due protagonisti si incontrano solo alla fine per una assurda e fuori luogo collaborazione (In cui Lupin non fa altro che lo sbruffone mentre il giovane detective gli suggerisce le battute per smascherare il colpevole). Neanche gli avversari si rivelano interessanti o particolarmente geniali, neanche degni del peggior episodio filler di Detective Conan. Ci sono piccole perle nella pellicola, come quando: Conan viene burlato da Lupin per il suo atteggiamento da precisino o quando Jigen è costretto a scappare con Lupin (omaggiando la scena finale del film "la pietra della saggezza") per evitare le tecniche di combattimento che lui stesso ha insegnato all'esercito del regno Vespania, ma non bastano a risollevare le sorti di un film abbastanza lento e noioso.

Aggiornamento del 22/10/2016
Dopo anni finalmente i giapponesi si sono decisi a concedere i diritti per questo special. Questo crossover è stato proiettato in anteprima al Rimini Comix e poi successivamente il 22 ottobre in prima tv su Italia 1 alle 00:10 (perché come al solito Mediaset sa sempre come valorizzare i propri prodotti). Il doppiaggio è buono, anche se non mancano evidenti censure, come il pezzo in cui Ran e la principessa Mira discutono sulla dimensione del loro seno, che in italiano viene stravolto e non si capisce il senso del gesto. Anche alcune battute di Lupin e Co sono state smussate. Mi chiedo il senso di queste censure, visto che il film è stato mandato in un orario cosi tardo da scongiurare la presenza di bambini.  

In definitiva uno special abbastanza deludente, ma che perlomeno riesce ad intrattenere lo spettatore. Sicuramente più adatto ai fan di Detective Conan che a quelli di Lupin III.       

venerdì 6 maggio 2016

I vampiri dello spazio di Colin Wilson - Recensione -


Per quanto ormai i vampiri e il loro mondo siano un genere ormai iperinflazionato dai romanzi young adoult e similari cercando bene, sopratutto nel passato, qualcosina di buono si trova ancora.  
I vampiri dello spazio si rivela un'interessante rielaborazione del mito del vampiro in salsa fantascientifica (anche se in verità di fantascienza c'è solo nella prima parte, la seconda potrebbe essere ambientata tranquillamente ai giorni nostri).

La trama vede la navicella spaziale Hermes durante un viaggio esplorativo incontrare un'oggetto misterioso. Tale oggetto si rivelerà essere una gigantesca astronave con essere umanoidi ancora vivi a bordo ma in stato comatoso. Carlsen (il capitano della nave) dopo aver esplorato la nave decide di portare 3 esseri sulla terra per studiarli. La fama e la gloria sembrano attendere i membri dell'equipaggio, quando arrivati sulla terra un'evento imprevisto porterà a una rivelazione terrorizzante. Da questo film è stato tratto anche un film omonimo del 1985. 

Uno dei vampiri spaziali presenti nel film
Plan 9 From Outer Space di Ed Wood
Colin Wilson scrive un buon romanzo che riesce a mischiare bene i due generi di cui si compone (Fantascienza e Orrore classico), La trama funziona e anche se sono presenti dei punti in cui la trama rallenta fino alle soglie della noia non si arriva mai fino al punto di abbondare il libro per leggere qualcosa di più avvincente. I personaggi sono abbastanza tipici del genere (Il capitano coraggioso che deve risolvere il guaio, l'amico medico, il vecchio mentore, la vampira di bell'aspetto ecc) ma sono tutti ben gestiti e utili ai fini della trama. Si sente l'influenza del romanzo di Bram Stoker e del vampirismo in generale, come per esempio che i vampiri per impossessarsi del corpo della vittima devono avere il suo consenso (riprendendo la tradizione del vampiro che per entrare nella casa della vittima deve essere prima invitato) o quella del vecchio mentore che da la spiegazione sui misteriosi poteri che si velano dietro agli umanoidi spaziali (in stile Van Hellsing, anche se in questo romanzo ha un ruolo più defilato rispetto al suo simile). Il finale è sicuramente la parte meno riuscita del romanzo, che preferisce un finale fin troppo buonista e includente. Il punto forte del libro si rivela essere un'interessante esplorazione del vampirismo in tutte le sue forme e modalità.