La storia della medicina è piena di casi misteriosi o strani, molto spesso si tratta di malattie nuove o rare, che la medicina dell'epoca faceva fatica a comprendere.
Nel 1829 il primo chirurgo dell'ospedale maggiore di Milano, Giuseppe Ferrario, scrive il resoconto di un caso bizzarro in cui si era imbattuto nel 1828.
Il chirurgo Giuseppe Ferrario |
Ripresasi dalla crisi sente un profondo dolore sul lato destro del corpo. Gli aghi sono scomparsi e Maria crede che i suoi movimenti convulsi abbiano permesso ai medesimi di infilzarsi all'interno del suo corpo. Inizialmente la donna non fa nulla ma quando il dolore si fa insopportabile decide di recarsi in ospedale.
Inizialmente i medici sono esitanti sul metodo da usare, sopratutto perché credono che in realtà la donna sia malata di sifilide, e solo con l'intervento del Dottor. Ferrario, inizia la vera cura.
I metodi usati dal chirurgo dimostrano una scienza medica ai primordi, ancora in bilico tra gli antichi metodi di cura (salassi con sanguisughe per esempio) e un approccio razionale e scientifico al problema (bisturi e attenzione al benessere del paziente). Mi ha colpito moltissimo il fatto che Giuseppe Ferrario si rifiuti di mettere degli aghi segnati nel corpo della donna per vedere che direzione avrebbero preso all'interno delle carni della donna, come suggerito da molti suoi colleghi, e da lui rifiutato perché inutilmente doloroso e pericoloso per la paziente.
"Per non ripetere quanto ogni medico onesto avrebbe risposto a costoro, dirò solo che rifiutati da uomo d'onore tale esperimento inutile, dannoso e immorale"
Una illustrazione della Magni e dei punti in cui vennero trovati gli aghi |
"La Magni prese moltissimi rimedi interni; e nel periodo d'un anno incirca di cura le furono praticati 30 e più salassi assai generosi, applicate 280 e più sanguisughe, eseguite 10 apposizioni di potassa caustica, e fatti più di 300 tagli sulla superficie destra del corpo."
Nel frattempo la fama della donna si espande sempre di più, con moltissima gente che viene a farle visita all'ospedale (una donna secondo le affermazioni della Magni le avrebbe addirittura promesso un posto in una fabbrica tessile), tanto da ottenere il soprannome di "Donna dagli aghi" e la nomea di strega. Fama nata sopratutto dopo l'evento che la vede vomitare degli aghi (anche se ormai il medico ha seri dubbi sul fatto che la donna non abbia ingerito di proposito tali oggetti. Infatti tale situazione non si ripeterà più, visto che la donna rischiò in quella occasione di perdere la propria vita).
"Una vecchia contadina convalescente, posta nel letto di fianco a quello della Magni, incomincio da qualche giorno a fissarsi in capo che questa era stata stregata, e che poscia era diventata essa stessa una strega in virtù della magia comunicatale dagli aghi. Standole vicina di letto credeva la vecchia di potere ella medesima andare soggetta allo stesso stregamento. Non voleva essere quindi toccata dalla giovane, e nemmeno da me ch'essa pure credeva uno stregone, perché avevo la facoltà di estrarle gli aghi."
Alla fine la donna dopo varie perquisizioni fatte nella sua camera e alcuni giorni passati rinchiusa confessa di essersi auto-inflitta gli aghi nella parte destra del corpo, avendo poi cura di aspettare qualche giorno per fare in modo che le ferite si rimarginassero prima di denunciare la presenza dell'ago.
Lo stile del Ferrario è ricco di dettagli sulla vicenda, quasi un romanzo gotico, con numerose escursioni su fatti e nozioni su casi simili di cui il dottore era venuto a conoscenza nei suoi studi. Oggi probabilmente si avrebbe difficoltà ad accettare un teso che non si fa problemi a descrivere anche i dettagli più scabrosi della vicenda, ma bisogna anche comprendere l'intento istruttivo che probabilmente l'autore si proponeva di svolgere.
Oggi è difficile comprendere le motivazioni dietro al comportamento della ragazza (sicuramente abbiamo più strumenti per analizzare il fenomeno). Tanto che alla fine lo stesso Ferrario mette le mani avanti sulle possibili motivazioni dietro al gesto della donna. La donna sostenne di essere stata spinta dalle sue vicine, che tramite questo gesto autolesionistico erano sicure che la ragazza avrebbe ottenuto il favore dei santi martiri, ma è molto probabile che in realtà questa storia fosse stata raccontata per salvare in qualche modo la faccia. Magari dietro al suo gesto c'era la voglia di essere costantemente al centro dell'attenzione o per sfuggire in qualche modo alla magra vita di campagna). Probabilmente la vera risposta non la sapremo mai.
Questo libro è stato ristampato dal micro editore/alternativo Ex Umbris, che coraggiosamente si propone il nobile ed interessante obbiettivo di recuperare "storie e testi inopportuni, repellenti, imperfetti, sotterranei, attraverso autoproduzioni lente e non convenzionali".
Sicuramente è una casa editrice che seguirò con molto piacere e a cui auguro il miglior successo.
Bentornato!
RispondiEliminaNon so, così a pelle la signora mi sembrerebbe un grave caso di "Sindrome di Munchausen" però ovviamente nel 1828 questo non si poteva ancora saperlo.
Potrebbe benissimo essere così, la medicina dell'epoca era ancora in stato embrionale.
EliminaChe storia inquietante... a volte la mente umana fa strani scherzi...
RispondiEliminaVerissimo, ancora adesso a secoli di distanza non siamo ancora riusciti a comprenderla totalmente.
EliminaCosì a pelle mi sembra un lampante caso di Sindrome di Munchausen molto tempo prima che questa malattia venisse codificata.
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