mercoledì 29 giugno 2016

La canzone del mare - Recensione -


Titolo originale: Song of the Sea
Paese di produzione: Irlanda, Danimarca, Lussemburgo, Belgio
Anno: 2014
Durata: 93 min
Genere: animazione
Regia: Tomm Moore
Sceneggiatura: Will Collins


Fin da ragazzino sono stato attratto da leggende e fiabe, sopratutto quando venivano da paesi lontani come Giappone, Irlanda, paesi arabi ecc. Ho sempre trovato in essi una poesia quasi magica, che mi permetteva di vedere il mondo con occhi nuovi. Trovare nuove risposte a quesiti che dall'alba dei tempi l'uomo è costretto ad affrontare. Quindi la volontà di vedere questo film era forte. Peccato che la distribuzione italiana per questo genere di film abbia la stessa volontà di chi deve andare dal dentista (quindi operazione veloce come il vento e la più indolore possibile), pensate che ho scoperto questo film per caso e per fortuna sono riuscito a vederlo al cinema.

Una Selkie
La canzone del mare è un film del 2014 diretto da Tomm Moore, candidato all'oscar per l'animazione nel 2015. Il film parla di Ben, un bambino irlandese di dieci anni che vive con la sua sorellina muta Saoirse, che incolpa per la scomparsa della madre trattandola male, assieme al padre Conor (un uomo ormai distrutto dal dolore per la perdita dalla propria moglie). Eventi imprevisti faranno comprendere a Ben che la sua sorellina è in realtà una Selkie che deve liberare le creature magiche dalla prigionia della strega/dea celtica Macha.  La strada non sarà semplice per i nostri protagonisti e Saoirse rischia di morire se non ritroverà la sua pelliccia da Selkie e si metterà a cantare per le creature fatate.

Punto centrale del racconto è la figura delle Selkie, esseri del folclore irlandese e scozzese, che possono trasformarsi da foche in umane a loro piacimento togliendosi la pelliccia che le avvolge (secondo alcune tradizioni possono trasformarsi solo quando c'è la luna piena). Spesso le storie che le riguardano sono storie romantiche a sfondo tragico (in alcuni casi il marito sposa una Selkie senza saperlo, in altre è il marito a rubare la pelliccia e costringere la creatura a sposarlo essendo esse bravissime casalinghe. In entrambi i casi alla fine la donna riesce a recuperare la propria pelliccia e a tornare alla propria vera casa. Il Mare). La creatura una volta venuta in contatto con un umano non può tornare sulla terra per sette anni.

Il film di Tomm Moore si rivela essere una bellissima fiaba animata adatta sia al pubblico adulto che a quello formato da bambini. I primi si troveranno affascinati dai paesaggi e dal folklore locale e dal messaggio che il film vuole dare, i secondi apprezzeranno sicuramente la storia di amicizia fraterna che si viene a formare nel tempo tra Ben e Saoirse. I personaggi sono ben caratterizzati, sia quelli umani che quelli provenienti dalle leggende islandesi. Particolarmente riuscito a mio avviso è il personaggio di Saoirse, che nonostante per la maggior parte del film sia muta grazie ad un abile tratto di disegno gode di una espressività adorabile.

Interessante punto di riflessione nel film è la difficoltà per l'essere umano nella sua imperfezione egocentrica di gestire i propri sentimenti, che possono alla lunga diventare un nero abisso da cui è difficile distogliere lo sguardo. In cui l'unica soluzione applicabile sembra quella di rifugiarsi in una granitica vita che escluda totalmente i sentimenti per non soffrire ancora (basti pensare al padre di Ben che alla fine del film quando si riprende dal suo stato di torpore dice: "Ho vissuto tutto questo tempo come un sogno"). Ma sta proprio nei sentimenti la chiave per combattere il proprio lato oscuro, nelle storie e nelle canzoni in cui è possibile trovare la forza per vivere appieno i propri sentimenti.

Molto carino il disegno, sembra quasi di vedere un libro di fiabe per bambini animarsi davanti a noi. Particolarmente riuscite sono le musiche e le canzoni del film, che con quel tocco di gaelico, non possono che conquistare il cuore.

Di buona qualità il doppiaggio italiano, le voci mi sembrano tutte adatte ai personaggi e le canzoni per fortuna non sono state doppiate.

Piccola curiosità Saoirse è un nome irlandese che significa libertà, mentre quello della madre Bronach significa addolorato, mi sembra una scelta molto azzeccata a mio modo di vedere.

In definitiva consiglio di vedere il film se è ancora disponibile nelle sale altrimenti vi consiglio di aspettare l'uscita dei dvd/blu-ray.

lunedì 27 giugno 2016

Dark Agnes: un personaggio dimenticato




Se pensiamo a tutti i personaggi creati dalla magica penna di Robert E. Howard difficilmente ci viene in mente Dark Agnes. Mettiamoci pure che il suo personaggio femminile più famoso, quella rossa scatenata di Red Sonja, non è neanche una creatura partorita dalla mente di Howard ma è stata creata da Roy Thomas e Barry Sonja per il fumetto omonimo (prendendo solo qualche spunto da un personaggio omonimo dello scrittore texano).

Quindi se il personaggio femminile più famoso di Howard non ha nulla a che fare con lo scrittore texano, poteva Agnes ritagliarsi uno spazio? Purtroppo no. Non ci sono rimasti indizi sul periodo in cui Howard scrisse di Dark Agnes. L’unica traccia è presente in una lettera mandata nel 1935 da CL
Howard con la spada
Moore, creatrice di un’altra spadaccina femminile, nella quale l’autrice si complimentava con lo scrittore per Dark Agnes e sperava di vedere altre storie sulla spadaccina rossa (cosa che a spinto molti a credere che Dark Agnes fosse una specie di risposta di Howard al personaggio Jirel di Joiry della Moore. Una illazione senza nessun fondamento alcuno, visto che entrambi gli scrittori hanno elaborato i lori personaggi nello stesso periodo. Semplicemente la Moore fu più rapida a scrivere).

Nei due racconti pervenutici e in un terzo racconto mai completato da Howard, si può notare la volontà dell'autore di cercare di far pubblicare la sua eroina dalle riviste Pulp, cosa che non gli riuscì mai per la miopia degli editori del tempo. Nonostante Robert E. Howard fosse un autore affermato e amato dal pubblico (e dalle indiscusse capacità aggiungerei io) essi non erano mai disposti ad condiscendergli fiducia e pubblicare racconti fuori dagli schemi usali. Lo scrittore Texano non deve essersi comunque arreso facilmente visto che i due racconti e la bozza del terzo dimostrano il tentativo di far pubblicare a varie riviste le storie di Agnes cambiando ogni volta lo stile della storia per adattarsi al tipo di pubblicazione della rivista (il primo racconto può essere annoverato come racconto storico, il secondo come uno di cappa e spada e al terzo incompiuto venne aggiunto una componente Horror probabilmente per proporlo a Weird Tales).

Fatto sta che nessuno dei racconti fu pubblicato quando Howard era in vita e per lungo tempo rimasero inediti anche in America. Bisogna infatti aspettare gli anni 70 per vedere la prima pubblicazione e per il momento unica della nostra eroina. Nel 2011 la casa editrice Elara, in un primo tentativo di pubblicare delle storie inedite in Italia del nostro "Two-Gun Bob" pubblica le storie di Dark Agnes.

Dark Agnes si rivela essere una piccola gemma nel panorama pulp del tempo. Dimostrando che Howard era pienamente capace di creare un personaggio che esprimesse forza e femminilità allo stesso tempo, senza cadere come accade anche attualmente di creare personaggi femminili che sono solo esseri maschili con la gonna (passatemi il termine).

La prima storia parte nella Francia del sedicesimo secolo (non abbiamo dati certi, ma dagli indizi lasciati da Howard possiamo datare il tutto tra il 1519 e 1556). In un incipit davvero inusuale per un personaggio howardiano veniamo a sapere che Anges de Chastillon è una contadina, figlia di un figlio illegittimo del duca di Chatillon. Il padre, ex mercenario, dimostrando scarso affetto per la figlia decide di concederla in sposa a un bifolco locale per il proprio tornaconto. Agnes in un impeto d’ira uccide il promesso sposo con una daga e scappa nella foresta. Nonostante l’iniziale schock la protagonista dimostrerà tutto il suo carattere d'acciaio (rendendola pari agli altri personaggi maschili). In una strada dentro la foresta in cui si era rifugiata incontrerà  Etienne Villiers. L’iniziale rapporto di fiducia verrà incrinato dalla scoperta che il bel signorotto ha intenzione di vendere la ragazza a un bordello, facendo scatenare nella ragazza il primo dei suoi scatti d’ira sanguinosa, mandando Etienne per le botte subite quasi al creatore. Tuttavia, quando viene a conoscenza di aver tradito inavvertitamente l’identità di Etienne al duca di Alecon (che vuole morto il ragazzo perché sa che il Duca ha complottato contro il trono di Francia) in una sorta di gesto cavalleresco di espiazione decide di portarlo in salvo. Caduta a sua volta vittima di un aguato, Dark Agnes ferita e avendo perduto la guida del suo maestro verrà salvata da Etienne. In una sorta di pareggio finale delle proprie azioni, che permette a i due divenire compagni d’armi, ma senza che tra i due nasca un rapporto affettivo.

Il primo racconto, il migliore dei tre al mio giudizio, si può leggere come una storia che serviva ad Howard per cercare di inquadrare il carattere e le sfumature del personaggio, che sarebbero poi state completate e fissate nelle storie successive. La trama è un po’ altalenante, Agnes risulta troppo abile con la spada per una contadina che fino al giorno prima non ne conosceva neanche la forma e il finale  è fin troppo brusco nella sua conclusione. Sicuramente punto forte del racconto è la personalità di Agnes, di un magnetismo cosi prorompente che non se ne può rimanere freddi, dotata fin dal principio di un fuoco interiore sempre pronto ad esplodere in un’orgia di sangue. Il fatto che Howard non scelga di cadere nel più bieco romanticismo, facendo cadere la bella nelle braccia del più forte, ci fa comprendere come l'autore texano sia riuscito a dare una piena femminilità al suo personaggio e sia stato molto più avanti nel tempo rispetto ai contemporanei.

“Lama per la Francia” è il secondo racconto riguardante Dark Agnes, e sicuramente il peggiore dei tre. La trama riprende la storia precedente (Donna di Spada), i nostri protagonisti sono ancora inseguiti dagli sgherri di Renault D’Valance (sgherro del duca di Alecon che non vuol far sapere al suo capo che ha eliminato per sbaglio Guiscardo de Clisson) mentre tentano la fuga in Italia. Grazie al caso, Dark Agnes viene a conoscenza di un complotto che vede coinvolti alcuni nobili di Francia e d'Inghilterra, salvando la situazione. Il racconto è un po’ sottotono rispetto al precedente e possiamo vedere una protagonista più fredda e ragionatrice. Ci sono comunque dei spunti interessanti, come quando Dark Agnes si trova come un novello cavaliere a salvare una cortigiana reale in pericolo, in un clima al limite della burla.

Howard ha scritto anche una terza storia di Agnes, che però non ha mai portato a complimento (è stata la prima storia pubblica in cartaceo venendo completata da Gerald W. Page). Come detto precedentemente Howard in questa storia ha inserito alcuni elementi Horror per probabilmente vendere la storia a Weird Tales di Farnsworth Wright con la speranza che una rivista di fantastico sarebbe stata più aperta nel pubblicare la storia di una eroina cosi inusuale per i tempi. Agnes affronta uno stregone negromante non morto nella città di Chatres. In questo racconto è affiancato da un nuovo compagno, lo scozzese John Stuart (forse Howard ha voluto inserire questo personaggio per dare una spalla più solida a Agnes visto che il pericolo sarebbe stato più minaccioso). La storia finisce per essere una sorta di rito di passaggio per Dark Agnes per diventare un personaggio nuovo, cosa che molti critici hanno visto come una sorte di modificazione voluta da Page, ma io credo che la cosa fosse prevista da Howard.

L'edizione italiana di Dark Agnes
L’edizione proposta Elara è buona per il prezzo posto e l'iniziativa di pubblicare qualcosa di inedito di Howard è degna di lode. La prefazione è ricca e presenta degli elementi interessanti e mai pesanti. Peccato che la copertina non presenti al meglio il personaggio (sembra quasi che abbiamo preso la prima immagine vagamente simile su google), mettiamoci pure che nella versione originale dell’immagine era presente un drago che è stato malamente cancellato da Elara. Sicuramente l’elemento peggiore è quello di aver inserito due storie a parte per completare il libro di un personaggio completamente opposto a Dark Agnes (Cormac FritzGeoffrey è uno dei tanti antenati di Conan), interessante si ma fuori contesto. Avrei preferito che fossero inserite storie più attinenti al titolo, magari pubblicando la storia da cui è stata tratta Red Sonja (The Shadow of the Vulture) o l’avventura di  Helen Tavrel pubblicato nel libro Gli eroi del mare sempre della Elara.

I racconti presenti di Cormac FritzGeoffrey sono: I Falichi di Outremere e La Pietra di Belshazzar. Ambedue ambientati durante la terza crociata.

Il primo, sicuramente il più interessante , vede il nostro protagonista tornare in terra santa per vendicare la morte di un suo caro amico. Tra colpi di scena, vendette sanguinose e salvataggi finali  mozzafiato, punto interessante è la parte finale. Dove Cormac, che ha fatto del cinismo la propria arma contro il mondo trova nel suo presunto peggior nemico (Il Saladino) quei valori di gentilezza e cavalleria che lui stesso considerava come ormai scomparsi, comprendendo che la vera cavalleria si trova nei cuori delle persone e non nel colore della loro pelle o religione.
Cormac FritzGeoffrey con il suo
emblematico scudo.

Il secondo, invece vede un Cormac più riflessivo e calmo confrontarsi con una gemma dei tempi antichi che sembra bramare il sangue. Racconto carino. ma che non brilla per spirito.

I racconti che vedono protagonista il crociato irlandese dimostrano appieno tutto l’amore di Howard per i racconti storici, che erano i suoi preferiti da ragazzo. Peccato che come tanti personaggi di Howard siano stati interrotti dalla mancanza d’interesse degli editori che pagavano poco e nulla per lavori che richiedevano molto tempo di elaborazione, facendolo virare inevitabilmente verso i racconti fantastici, sicuramente più veloci da scrivere e meno faticosi nella ricerca di dati.

lunedì 20 giugno 2016

Lupin e la strategia psicocinetica - Recensione -

Già la copertina non preannuncia nulla di buono
Lupin sembra si sia fumato qualcosa di molto pesante (sorvoliamo sul resto del cast)
Anno: 1974
Durata: 82 min
Genere: avventura
Regia: Takashi Tsuboshima
Soggetto: Monkey Punch
Sceneggiatura: Hiroshi Nagano
Casa di produzione: Toho

Ne avevo già parlato nel film live action del 2014, oltre a Lupin the movie (Qui la mia recensione) esiste un'altro film live action di Lupin III, ma cosi brutto che Monkey Punch lo ha disconosciuto come prodotto basato sul ladro gentiluomo. I. Uscito nel 1974 in Giappone, Lupin III e la strategia psicocinetica è un film diretto da Takashi Tsuboshima.

Sia la prima serie anime (1971) che la prima serie del manga (67-72) hanno reso ormai Lupin III un fenomeno virale nel Giappone anni 70. Logico quindi che altri settori dell'intrattenimento si siano interessati a questo nuovo personaggio. L'idea di creare un Live action sul nipote del ladro gentiluomo di Maurice LeBlanc non è a priori una idea cosi pessima, essendo il personaggio privo di poteri o colpi supereroistici che tanta fortuna hanno portato all'animazione giapponese. Peccato che il film realizzato da Tsuboshima sia uno dei più imbarazzanti e scarsamente fedeli al personaggio mai realizzati, oltre ad essere di una povertà tecnica imbarazzante.

Il nostro Lupin nel suo periodo Toto Cutugno
Di solito nei live action giapponesi ispirati da manga o anime possiamo notare la volontà di riportare nel modo più fedele possibile il "sobrio" vestiario e le acconciature dei protagonisti. Tralasciando spesso completamente una sceneggiatura che sia minimamente funzionale o che ne ricalchi lo spirito originale. Con risultati spesso al limite del trash o della sufficienza. Nel film di Takashi Tsuboshima non abbiamo neanche questo, con il risultato di vedere un film comico di stampo quasi jamesbondiano a cui all'ultimo momento sono stati cambiati i nomi dei personaggi con quelli di Lupin III. Anticipando per molti aspetti l'umorismo buonista della seconda serie.

La trama del film riprende in modo parziale e con molte libertà alcuni aspetti tratti del manga.  Il film si apre con un Lupin versione anni 70 che tenta di salvare una bella carcerata (che scopriremo essere poi Fujiko Mine). Ovviamente come da tradizione Fujiko ricompensa Lupin per averla liberata facendolo arrestare al posto suo. Nel frattempo grazie al Jigen più anziano mai visto e dal vestiario a metà tra un Dandy e di un maggiordomo scopriamo il pretesto su cui si basa la trama. Veniamo a sapere che Lupin II aveva creato la più potente organizzazione criminale del mondo, ma è stato ucciso dall'ultimo arrivato della sua organizzazione, la famiglia Maccherone, che ha preso il suo posto all'interno della stessa. Solo l'ultimo rappresentate della Famiglia Lupin (Lupin III) potrebbe ancora ostacolare il suo piano e per questo va eliminato. Starà a Lupin III ricostruire l'impero Lupin e vendicare la morte del suo genitore.

Il ragioniere Zenigatti mostra tutte le sue doti ginniche nella Coppa Cop
Il film realizzato da Takashi Tsuboshima si rivela essere un film noioso, inconcludente e incapace di portare su celluloide qualsiasi aspetto dei personaggi o del manga/anime, finendo per scadere nella più scadente commedia. La regia usa uno stile molto slapstick e cartonesco, cosa che può funzionare per un corto da 5-10 minuti; ma in un film da 82 minuti con personaggi maschiette e comicità degna del peggior film di Stanlio e Olio rendono il film una visione straziante (sopratutto se siete fan di Lupin III). Takashi cerca di riprende alcuni aspetti del manga (come le scene delle esplosioni con i personaggi che assumono le capigliature Afro; Lupin ingrifato che rimane solo in mutante ecc.), ma non bastano a risollevare le sorti del film, finendo per far comprende di non aver compreso per nulla il personaggio e il suo modo di fare. Takashi arriva addirittura a dare dei quasi-poteri da super eroe a Lupin (come quando uno spocchioso Lupin ci dimostra come è riuscito ad uccidere uno sicario della famiglia Maccherone grazie alla sua velocità supersonica). La stessa sceneggiatura è piena di buchi di trama e scene senza senso, Molti argomenti vengono buttati come viene e poi subito dimenticati nella scena successiva. Per esempio la famiglia Maccherone, che il film vorrebbe farci credere pericolosissima, viene tirata in ballo solo quando serve per fare andare avanti e poi subito dimenticata. Lupin non ha nessuna voglia di vendicarsi e ruba semplicemente perché non ha nessuna voglia di lavorare. Altri elementi come i furti, che dovrebbero rappresentare uno dei cardini della storia, sono a malapena abbozzati e ridotti a pochi minuti di girato. Con il film che preferisce concentrarsi sui tendiosi tentativi di copulazione di Lupin (che finisco quasi sempre in bianco) e le tragicomiche avventure di Zenigata (che dire essere imbarazzanti e fare un pregio al film). Mettiamoci pure che il finale del film non porta a conclusione nessuno degli artefatti messi in campo, risultando quindi uno spreco totale di tempo.

Il mostruoso emblema della famiglia Lupin.
Come ciliegina sulla torta per la bruttezza del film veniamo a sapere che il simbolo della famiglia Lupin sarebbe una mostruosa lettera L stilizzata che finisce con un dito con una unghia laccata di rosso. Che Lupin III ha addirittura tatuata addosso fin dalla nascita! (Si capisce perché non abbia nessuna voglia di vendicare il Padre)

Neanche la caratterizzazione dei personaggi si salva. Lupin è uno scansafatiche, che grazie alle sue abilità ladresche che gli derivano dal sangue paterno vive di furti, visto ch'è in grado fin da neonato di realizzare qualsiasi furto o fuga che gli venga in mente (come a dire che se vostro padre è un falegname allora voi dalla nascita siete in grado di realizzare tavoli e sedie senza aver mai praticato prima il mestiere). In questa versione è veramente insopportabile, vuoto e vanesio. L'unico aspetto positivo è l'uso di una giacca bianca rispetto alle classiche verde o rossa.

Jigen mostra il suo arsenale.... ehm! le armi da fuoco ovviamente! :)
(scena non equivocabile).
Jigen in questo film è veramente un aborto. Lasciando perdere il vestito da Danday degno della peggior galera, sembra più l'apprensivo maggiordomo di Batman, che il freddo pistolero e fedele compagno di Lupin che tutti noi conosciamo. 'E l'unico personaggio con un briciolo di motivazione per quello che fa, ma è veramente un pretesto ridicolo che viene subito dimenticato per scene di commedia spicciola. L'attore Kunie Tanaka è l'unico attore che dimostri una certa somiglianza con il corrispettivo cartaceo oltre ad essere un attore con un certo spessore.

Fujiko Mine ha un ruolo abbastanza classico nel film. Fare la gatta morta per far fare a Lupin quello che lei vuole. L'attrice Hideko Ezaki si dimostra veramente incapace nella recitazione, con espressioni facciali da recita scolastica. L'unica nota interessante è il suo uso di carte da gioco affilatissime per tranciare oggetti.

La famiglia italiana Maccherone (fantasia portami via) e i suoi sgherri non rappresentano mai un reale pericolo per Lupin e company. La loro caratterizzazione è praticamente nulla. Addirittura non vediamo mai in viso il cattivo (in stile Boss Artiglio dell'ispettore Gadget), visto che preferisce mandare i suoi ordini su videocassetta, che dopo la visone dovrebbero teoricamente esplodere ma per motivi tecnici ciò non succede mai (forse le uniche scene divertenti del film).

I tre marmitto.... ehm Zenigata (l'ultimo a destra) e assistenti.
Zenigata in questa versione viene se possibile ridicolizzato ancora di più di quanto accade nella seconda serie. Oltre ad essere un imbecille di prima categoria, per aumentare il presunto livello di comicità del personaggio al detective vengono affiancati due assistenti (se fosse umanamente possibile) più scemi di lui (una sorta di Gianni e Pinotto giapponesi). Con l'unico risultato di trasformare ogni scena in cui sono presenti in qualcosa di cosi grottesco e fuori contesto che i peggiori cinepanettoni nostrani diventano quasi dei capolavori di comicità al loro confronto. Zenigata è sempre stato sempre contornato da un'aura tragicomica, ma ha dimostrato di essere l'unico capace grazie alla propria tenacia e a un pizzico di furbizia di catturare Lupin. Qui è già tanto se riuscirebbe a risolvere un puzzle per bambini di 3 anni. Sicuramente il personaggio più violentato e irriconoscibile del quintetto.

Il doppiaggio italiano è di ottima fattura, Tutti i doppiatori fanno un lavoro più che egregio, sopratutto Onofri (il doppiatore di Lupin) in uno dei suoi primi lavori sul ladro gentiluomo. Ma onestamente non riesco a capire perché Yamato Video abbia speso tempo e denaro per un prodotto che non valeva la spesa e non abbia speso tali risorse per fornire per esempio di sottotitoli fedeli all'originale i suoi dvd di Lupin.

In definitiva se siete fan del personaggio fate finta che il film non sia mai esistito. Quei pochi elementi riusciti non sono abbastanza per salvare un film che di Lupin ha poco e nulla da spartire e come film preso in se non merita neanche una minima traccia di pietà.

martedì 14 giugno 2016

Kindle Fire - Recensione -



Ero da tempo che ero intenzionato a prendere un tablet per l’uso quotidiano. Sia per la comodità di guardare video sul letto o leggere qualcosa sulle app dedicate ,sopratutto quando l'ebook è protetto da DRM e non avendo al momento un pc non posso scaricare il file sul lettore ebook. Sia per cose più serie come scrivere per il blog (sopratutto adesso che il pc ha deciso dopo anni di onorato servizio di passare a miglior vita). Non volendo spendere tanto cercavo in giro un tablet economico, ma che non sacrificasse troppo hardware e qualità in favore dell'economicità. Cercando in giro ho trovato questo Kindle Fire, dopo qualche titubanza iniziale ho deciso di prenderlo.

A soli €59 (con pubblicità sulla schermata di sblocco, che non da molto fastidio una volta abituati) difficilmente si va pensare a un top di gamma. Il Kindle si rivela invece di ottima fattura, dal prezzo conveniente ma con qualche piccolo difetto.

Il tablet viene mandato in un curiosa confezione arancione, simile a una busta da regalo. Nella confezione è presente: il tablet e il caricabatterie da 1v (cosa visto il prezzo non scontata); caricabatterie che non offre una velocità impressionante di ricarica (ci vogliono almeno 5 ore per una ricarica completa). Una volta acceso il tablet arriva già con tutti i dati Amazon inseriti (cosa sicuramente non tanto positiva visto che uno smarrimento potrebbe causare molti danni. Basti pensare al fatto che il dispositivo è collegato alla nostra carta di credito o conto paypal), cosa veramente fastidiosa per me.

L'interno della confezione
Il dispositivo si dimostra massiccio, con materiali molto duri al tatto e dalla plastica molto economica (il tablet è pensato anche per l’uso per bambini). Lo schermo da 171 ips si dimostra buono ma non è certo il meglio che si possa trovare sul mercato. Per l’uso quotidiano o ludico si dimostra accettabile (ovviamente visto che lo schermo non è predisposto per l’autoregolamentazione della luminosità non è consigliato per l’uso esterno). Il sistema Bellini (una versione modificata di Android 5.0 Lollipop) si dimostra leggero e ben funzionale, con una interfaccia in stile Amazon molto chiara e intuitiva (da quello che so non è possibile modificare il launcher ed installarne uno a vostro piacimento). Ovviamente i servizi Amazon sono presenti e ben implementati. Il playstore non è presente nativamente nel tablet, ma Amazon furbescamente ha permesso recentemente d’installarlo (con un procedimento molto semplice e che non richiede lo sblocco della root).

Il sonoro è buono e chiaro, discretamente potente (anche se mono). è presente il modulo otg con cui è possibile collegare tastiere, mouse o penne usb.

Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall'Hardware (composto da una batteria da 2980 mAh, pannello IPS di qualità discreta, una CPU MediaTek MT8127 Quad Core a 1.3 GHz basata su design Cortex-A7 e un 1 Giga di Ram), che nonostante sulla carta si dimostri abbastanza parco di prestazioni si rivela invece abbastanza versatile e prestante. Riuscendo a reggere elementi multimediali abbastanza pesanti (legge tranquillamente i video in 1080p), sia giochi che richiedono risorse abbastanza esose senza problemi (Metal Slug e Crazy Taxi funzionano tranquillamente senza nessun lag, al massimo qualche leggero rallentamento nelle situazioni più concitate). Totalmente inutili le due fotocamere presenti (2mp quella posteriore e vga quella davanti), con qualità delle foto veramente pessima (anche se Amazon sfacciatamente si ostini ha dichiararle perfette per fare foto e videochiamate), sarebbe stato meglio installarne una solo camera frontale migliore senza inserire nulla dietro. Tutti i tasti e le porte sono inserite nella parte superiore dello schermo, cosa pensato per aiutare la multimedialità del dispositivo. Ottima la batteria, dalla durata discreta (8 ore se si fa una sessione piena).

Inutile la funzione Blue Shade dello schermo, che teoricamente dovrebbe aiutare la lettura conciliando allo stesso tempo il sonno grazie alla eliminazione del colore blu; ma sfido qualsiasi lettore forte a resiste a una sessione di lettura di più di 10 minuti con uno schermo che assume una forte colorazione arancio quando attivate tale funzionalità.

Interessante invece l'Amazon Underground, che all'interno del suo store vi permette di scaricare gratuitamente alcune app che trovereste a pagamento nel play store. Come per esempio Sonic CD, DuckTales Remastered, Goat Simulator ecc, che per qualsiasi appassionato di videogiochi possono essere una mana dal cielo visto che l'ormai il 70% delle app di gioco sono dei free to play dallo scarse meccaniche di gioco.  Per il resto lo store Amazon si dimostra buono, ma scarso come offerta e non sempre con app aggiornate all'ultimissima versione.

Se si ha una cifra maggiore da spendere ovviamente conviene spostarsi verso altri lidi, ma come tablet da battaglia o da regalare a qualche parente alle prime armi si dimostra perfetto.    

lunedì 6 giugno 2016

Lupin Terzo vs. Detective Conan: Il film - Recensione -


Titolo originale ルパン三世VS名探偵コナン THE MOVIE (Rupan Sansei VS Meitanei Conan - The Movie)
Lingua originale giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 2013
Durata 110 min
Genere animazione, giallo, commedia
Regia Hajime Kamegaki, Hideaki Ōba, Susumu Nishizawa, Naoki Ishikawa
Sceneggiatura Atsushi Maekawa


Lo special "Rupan Sansei vs Meitantei Conan" (qui la mia recensione), deve essere veramente piaciuto ai giapponesi, visto che 4 anni dopo esce nei cinema giapponesi il film che vede di nuovo a confronto due dei più amati protagonisti di manga e anime, Lupin III e Detective Conan. La Lucky Red con la sua sussidiaria Key Film porta il film nei cinema italiani il 10-11 febbraio 2015 e successivamente in dvd e blu-ray. 

La trama vede il famoso ladro Kaito Kid (appartenente all'universo fumettistico di Conan) rubare una pietra preziosa . Ovviamente Conan non può rimanere in disparte e parte al suo inseguimento, finendo per essere fermato da Goemon fuoriuscito dal bagaglio della macchina. Il giovane detective capisce al volo che dietro al furto c'è il famoso Lupin III. Parte un'avventura che porterà a una nuova collaborazione tra la banda di Lupin III e Detective Conan per scoprire un misterioso scambio di refurtiva.     

Il film è visivamente d'impatto. Le animazioni sono particolarmente curate e fluide, la cgi è presente ma mai opprimente. Come per il precedente capitolo lo stile di disegno e il character design della maggior parte dei personaggi secondari, che di alcuni personaggi principali, riprende lo stile della serie tv Detective Conan. Gli unici che si sottraggono a questo stile sono ovviamente Lupin e suoi compari, cosa che porta ad un leggero stridore quando due personaggi di due universi diversi sono presenti nella stessa scena. Il Character design di lupin mi piace molto, meno quello dei personaggi di Conan. 

La trama è abbastanza accattivante, con una storia tutto sommato carina ma fin troppo buonista. Non sempre la sceneggiatura sarà chiara e facilmente comprensibile, mettendo in campo personaggi e ambientazioni solo per esigenze di trama, per fare un esempio: il fatto che il primo amore dell'agente Sato sia stato Lupin (Why?) o che Ai e Fujiko si conoscessero da tempo (quando?). Si nota che essendo Conan un anime rivolto a un pubblico più giovane di quello di Lupin molti caratteri tipici di Lupin e co sono stati stemperati in una comicità slapstick per accontentare tutti (anche se qualche siparietto sexy, per quanto molto soft è ancora presente). Nonostante il versus faccia pensare ad un rapporto di parità di trama tra i due protagonisti si capisce fin da subito che il protagonista principale tra i due è Detective Conan, con Lupin come nel precedente special ridotto per la maggior parte del tempo a Special Guest. Tra i personaggi secondari vediamo le presenza di alcuni personaggi italiani (ovviamente nella visione giapponese, perché un cantate napoletano biondo famoso in tutto il mondo che canta in inglese non si è mai visto qui in Italia). 

Particolarmente riuscito è il rapporto tra Jigen e Conan (qui ancora più approfondito di quanto visto nello special), con un ricco repertorio di battute e frecciatine che i due si scambiano di continuo. Sopratutto il fatto che Jigen tenga una piccola lista di frasi e comportamenti tipici di Conan (quasi una sorta di sberleffo dei cliché abusatissimi della sua serie di appartenenza) con le ripicche di Conan che chiamerà Jigen con il vezzeggiativo di "Paparino" nel film, sono un vero e riuscito colpo di comicità del film. Come contraltare femminile abbiamo il rapporto tra Fujiko e Ai, che se non proprio riuscito come quello del pistolero e del detective regala comunque una buona dose di comicità. Abbastanza blando e noioso il confronto tra il ladro gentiluomo e il detective liceale, con quel "vs" messo solo per attirare pubblico, i due vivranno avventure parallele per la gran parte del film con una sorta di sfida finale mai veramente tale (anche perché Conan non durerebbe due secondi contro Lupin III) , ma che si riduce più ad una sorta di cooperazione competitiva tra i due. Il resto dei personaggi sono sostanzialmente inutili e messi li solo per fare presenza.  Ovviamente non poteva che essere cosi per non scontentare i fan dell'una o dell'altra serie, anche se un maggior ardire avrebbe sicuramente giovato al film. 

Kyosuke Mamo e Julia Douglas fanno un piccolo cameo nel film
Nel film sono presenti alcuni piccoli camei di personaggi apparsi in altri special o film dedicati al ladro gentiluomo come: Kyosuke Mamo dal tredicesimo episodio della prima serie o  Julia Douglas apparsa nel film Lupin III - Le profezie di Nostradamus. Cosa che i fan più affezionati di Lupin si accorgeranno di sicuro. 

Il doppiaggio italiano è di ottima fattura e tranne per qualche scelta discutibile di traduzione, abbastanza fedele. Ovviamente sono stati usati i doppiatori ufficiali di entrambe le serie. Nel doppiaggio nostrano è stato omesso stranamente che il cantate italiano sia di Napoli, altrettanto discutibile è la scelta di far dire a Goro che la lettera minatoria è piena di errori, quando nell'originale semplicemente il detective essendo giapponese afferma di non comprendere il testo non conoscendo la lingua italiana. L'unica censura presente è quella dove Fujiko mentre la sta facendo un bagno con Ai chiede maliziosamente se APTX4869 abbia rimpicciolito tutto il corpo della ragazza (intendendo il seno della ragazza), che nella versione italiana è stata abbastanza stemperata nei toni. 

Conan e "Paparino" 

Come detto prima esiste uno special che funge da prequel che sarebbe da guardare (se non altro per comprendere appieno la vicenda, sopratutto per comprendere perché alcuni personaggi abbiano cosi confidenza tra loro). Per una volta sembra che siano i giapponesi ad aver messo il velo alla diffusione estera dello special quindi l'unico modo per vederlo e tramite fansub.  

In definitiva un film da vedere, forse non il migliore del duo ma sicuramente divertente e appagante. Forse un film più per i fan del detective occhialuto che del ladro gentiluomo.