giovedì 30 aprile 2015

La lapide di Daisuke Jigen -Recensione-


Lupin: La lapide di Daisuke Jigen
Titolo originale: Lupin the IIIrd: Jigen Daisuke no Bohyou
Tipologia: Film
Anno di uscita in Giappone: 2014
Anno di uscita in Italia: Inedito
Prodotto da: Telecom Animation Film
Durata: 51 minuti (diviso in due episodi da 26 minuti circa ciascuno)

Staff

Direttore, Character Design
Koike Takeshi

Sceneggiatura di
Takahashi Yuuya

Opera originale di
Monkey Punch

Musiche di
Shimoji James







Lupin e Jigen sempre pronti all'azione.
Sicuramente tutti conoscono Lupin, ma per chi non si fosse mai interessato o venga da Marte darò un piccolo riassunto: Lupin III nasce dalla brillante mente di Monkey Punch nel 1967 (L'ispirazione viene dall'omonimo personaggio creato da Maurice Leblanc protagonista di una famosa serie di romanzi, di cui Lupin III sarebbe il nipote).

Dopo l'incredibile successo del manga, la TMS (Tokyo movie shinsha) nel 1971 decide di trasportarlo in animazione. La prima serie nonostante le ottime qualità non ebbe il successo sperato, per cercare di salvare la serie vennero chiamate le “pecore nere” della Toei Miyazaki e Takahata, appena usciti dal fallimentare film “La grande avventura del piccolo principe Valiant”. I due decidono di abbandonare il tratto serioso e fedele al manga tenuto fino ad allora, semplificando e rendendo più umoristica la serie. Nasce il tratto caratteristico della serie, che verrà riproposto per ben due serie e una infinita serie di ova e film.



Nel 2012 a 27 anni dall'ultima serie viene annunciata una quarte serie da 13 episodi, dal tratto più serio e fedele al manga. Nel 2014 viene mandato al cinema un film spin-off della serie (anche se
in realtà si tratta di due episodi uniti per dare l'illusione di film), tale film sarà tratto nella recensione. Questo è il sesto film basato su Lupin .



Lupin e Jigen decidono di rubare nella Doroa est “la piccola cometa”, una pietra preziosa che si narra sia un pezzo di cometa. Il pistolero è appena uscito da un fallimento, la sua cliente è stata uccisa in un concerto per la pace di cui era la protagonista. L'estrema sorveglianza, porta però al fallimento del colpo. Nella fuga Jigen viene preso di mira da un'incredibile cecchino, capace di sparare a colpo sicuro dal proprio angolo ceco. Egli è Tael Okuzaki uno sniper che ha l'abitudine di ordinare una tomba per le proprie vittime e di decidere con quanti colpi ucciderle attraverso il lancio di un dado. Nello scontro finale l'avversario si dimostra invincibile per il nostro pistolero, e Jigen cade esanime a terra. È la fine? Cosa Farà Lupin? Nel frattempo Fujiko si trova coinvolta in una torbida vicenda all'interno di un perverso club segreto.


Fujiko dimostra la sua utilità ai fini della trama. 
La caratterizzazione proviene dalla serie “La donna chiamata fujiko Mine”. I personaggi sono più seriosi e “freddi” delle loro controparti classiche, Lupin non casca più nelle moine di Fujiko, ma più che altro sta al gioco (e alla fine risulta quasi sempre vincitore), ha una mente fredda e lucida che gli permette con largo anticipo di comprendere le mosse nemiche, dimostra uno spirito cinico, ma l'omicidio di Jigen mostra anche il profondo affetto che è capace di donare agli amici. In alcune occasioni, soprattutto quando è fuori dal centro dell’azione, riesce a mostrare un forte senso dell’umorismo. Fujiko ha un mero ruolo di produttrice di fanservice e non va oltre l’abbozzato il ruolo di ladra sexy. Yael Okuzaki e Jigen sono i più deboli come caratterizzazione. Jigen dovrebbe avere un ruolo centrale nel film, ma non riesce ad andare oltre il ruolo di spalla di Lupin con il classico principio del pistolero d’onore, solo nel finale del film riesce a dimostrare le sue reali capacità.





Mai fare arrabbiare Jigen, mai!
Yeal Okuzaki (ispirato allo stilista tedesco Karl Lagerfeld, che indossa sempre abiti bianchi e occhiali scuri) come nemico non vale granché, è il classico assassino senza anima ma con grandi capacità pagato per eseguire colpi impossibili (un specie di Golgo 13, ma senza il suo carisma), anche se detiene alcune caratteristiche di spicco che ne riesco a stemperare l'impressione negativa (veste sempre in giacca bianco candido e anche nel finale, non rinuncia a tale principio quando si cambia d'abito perché sporco del suo sangue prima del duello finale. Ha ottime capacità nell'utilizzo della tecnologia e nella fabbricazione di armi). Non sono presenti ne Zenigata ne Gemon (inizialmente previsto nella sceneggiatura ma eliminato vista la difficoltà d’inserirlo in un episodio basata sulle armi da fuoco). Questo è il primo elemento in cui non sono presenti, rendendolo di fatto un prodotto inusuale nel panorama lupinesco. La loro mancanza complice una buona sceneggiatura non si sente affatto. Se vogliamo essere sinceri nella serie il loro ruolo e stato quasi sempre marginale. Gemon si riduce quasi sempre a fare da Deus ex machina nelle situazioni spinose. Zenigata fin troppo difficile da gestire se non da grandi nomi si riduce spesso a macchietta comica della situazione.


Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad un piccolo capolavoro, le animazioni sono fluide e il chater design funziona, i colori vividi e molto caldi. L’ambientazione è ricercata e realistica, sembra di vedere una vera città tedesca dal vivo.
Chi non vorrebbe una macchina cosi? Sarebbe l'ideale per i giorni di traffico.
Menzione speciale va all’utilizzo di veicoli ispirati a famose auto italiane (precisamente una Alfa Romeo 2000 GTV guidata da Lupin e una Maserati Bora con tanto di mitragliatrice nel cofano per il cecchino Yeal Okuzaki) che sono ben realizzate e nel contesto dell’epoca funzionali. Per la prima volta dall’OVA “Lupin III - Il segreto del Diamante Penombra” Lupin sfoggia una nuova camicia di colore blu (anche se a me sembra più azzurro Savoia ma tantè ) che devo dire gli sta divinamente. Non si tratta in realtà di un vero film ma da due episodi uniti per raggiungere un minutaggio da 51 minuti.





Lupin mostra le sua abilità con le mani :)





Il sorriso di Lupin vale mille parole. Nessuno può batterlo.
La trama nel suo complesso funziona e riesce a dare qualche brivido di piacere (la scena dell’inseguimento in macchina e Fujiko ignuda in una vasca cosparsa d’olio su tutte), anche se non sempre tutto scorre liscio. Alcuni colpi di scena sono telefonati con largo anticipo e il minutaggio troppo breve per dare una storia di largo respiro di cui si sente cerca mancanza. Lo stesso lupin nella seconda parte riulta un po troppo freddo e infallibile nei suoi piani, un pizzico di errore o causalità per rendere la situazione più interessante non avrebbe guastato. Nonostante qualche piccolo difetto lo consiglio a tutti gli appassionati di Lupin, se invece si è novizi e ci si approccia per la prima volta al mondo di Lupin consiglio di visionare precedentemente la serie “la donna chiamata Fujiko Mine” per poi eventualmente passare a questo film.










In attesa di nuove recensioni vi lascio con la bellissima sigla finale:


Si ringrazia per il supporto Alessandro B. e Roberta B. 



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