Il Cile è stato a lungo uno dei pochi paesi del Sud America a vantare una lunga epoca di democrazia, situazione poi conclusasi bruscamente dopo l'elezione a capo di Stato di Salvador Allende nel 1970, l'unico presidente di orientamento marxista eletto democraticamente. Purtroppo dopo pochi anni dall'inizio del suo mandato e dopo forti pressioni economiche da parte degli Stati Uniti, il paese divenne soggetto di un colpo di stato organizzato dall'esercito e guidato da Augusto Pinochet (segretamente appoggiato dalla CIA) che porto all'abbattimento di ogni organizzazione democratica, l'istituzione di una dittatura militare e un gravosa recessione economica. Situazione conclusasi solo all'inizio degli anni 90 (e senza che Pinochet pagasse per i propri crimini).
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| Il presidente Salvador Allende |
Molti oppositori politici finirono in carcere, dove furono torturati o addirittura uccisi. Tra di essi c'è il padre del protagonista, Marcelo, che tramite il suo giornale clandestino, Justicia, denunciava i soprusi e i crimini commessi dal regime del dittatore. La sua famiglia è invece costretta a fuggire negli USA per scampare alle persecuzioni, dove hanno cercato faticosamente di ricrearsi una nuova vita. Daniel, il protagonista del romanzo, sta finalmente rimettendo insieme i pezzi della propria esistenza quando suo padre, storpiato nel fisico e nella mente dopo anni di torture subite in prigionia, torna dalla sua famiglia. Il ragazzo dovrà trovare il modo di riavvicinarsi a un genitore vittima di gravi traumi neurologici che l'hanno lasciato semi-paralizzato, costantemente vittima di incubi e dolori a cui riesce a rispondere solo tramortendosi di alcolici, e amareggiato con se stesso perché convinto di non star facendo abbastanza per i suoi amici rimasti in prigione.