martedì 16 agosto 2016

Ghostbusters (2016) - Recensione -


Anno: 2016
Durata: 116 min
Genere: fantascienza, commedia, azione
Regia: Paul Feig
Sceneggiatura: Kate Dippold, Paul Feig



Le protagoniste del film.

Ma possibile che i protagonisti di colore devono
sempre usare slang e atteggiamenti da getto?
Il nuovo Ghostbusters fin dagli inizi non è di certo partito sotto il segno di una buona stella; tra fans dei capitoli storici sul piede di guerra per la minaccia di vedere i propri eroi rovinati in questo reboot, femministe pronte ad osannare il film a priori e marchiare chiunque come misogino solo per l'ardire di muovere qualche critica al film (anche solo negli aspetti più tecnici). Insomma il film ancora prima di uscire si è trasformato in una immensa bagarre mediatica tra insulti e boicottaggi, di cui la stessa Sony non può negare di aver fomentato il fenomeno nella speranza di ottenere un maggior riscontro di pubblico. Sarebbe stato troppo facile schierarsi in una delle due barricate e chiudere il discorso li, invece per amore della verità e della comprensione ho preferito andare a vedere il film per avere una mia idea personale, scevra da pregiudizi o paragoni di capitoli precedenti.

lunedì 18 luglio 2016

Hurricane Polymar - Recensione-



Regia: Hisayuki Toriumi
Soggetto: Tatsuo Yoshida
Char. design: Tatsuo Yoshida, Yoshitaka Amano
Mecha design: Mitsuki Nakamura, Kunio Okawara


Quando ero un bambino mio nonno mi regalò delle videocassette di alcuni cartoni animati (non mi ricordo il perché, forse ero andato bene a scuola). Erano delle cassette di Huricane Polimar con alcuni episodi delle serie (probabilmente senza nessuna licenza per i diritti visto che non avevano nessuno testo o logo, solo delle immagini del personaggio). Sarà stato per lo stile molto accattivante, per le storie molto semplici o molto più probabilmente perché il protagonista menava i nemici come un fabbro a farmi appassionare alla serie, divorando la cassetta cosi tante volte che i colori avevano cominciato a virare verso il blu.

Ma da dove arriva Hurricane Polymar? Polimar arriva dal Giappone degli anni 70 prodotto dalla Tatsunoko (una delle più famose case d'animazione giapponese degli anni 70-80). Assieme a Kyshan e Tekkaman forma una sorta di trilogia fortemente ispirata ai fumetti americani, ma rivisitati in chiave giapponese (I poteri degli eroi derivano dalla tecnologia piuttosto che da incidenti chimici o fattori accidentali). In Italia ha avuto un buon successo venendo trasmesso da numerose reti locali.

lunedì 11 luglio 2016

Sfida al Canyon infernale di Robert E. Howard - Recensione-



Robert E. Howard è stato un autore molto prolifico in vita, i generi da lui trattati sono cosi tanti che probabilmente si farebbe prima a nominare quelli che lui non ha trattato (se c'è ne sono). Ovviamente il nostro autore Texano non poteva evitare di cimentarsi con il racconto western. Genere da lui molto apprezzato. Fratini editori nel 2014 porta finalmente in Italia alcune delle storie western inedite scritte da Howard, permettendoci di apprezzare il nostro scrittore in contesti più realistici e moderni di quanto finora era possibile in lingua italiana.    

I racconti presenti sono ben otto:
"Tamburi al tramonto" ("Drums of the Sunset, 1928-29)
"La collina degli stivali" ("Boot-Hill Payoff", 1935)
"Il nido dell'avvoltoio" ("Vulture's Sanctuary", 1936)
"Gli avvoltoi di Whapeton" ("The Vultures of Whapeton", 1936)
"Lama, pallottola o capestro" ("Knife, Bullet and Noose", 1965) Facente parte della serie di Sonora Kid
"Il “suicidio” di Donory il Codardo" ("The Extermination of Yellow Donory", 1970)
"Sfida al canyon infernale" ("Showdown at Hell's Canyon", 1973)
"Lo scherzo del diavolo" ("The Devil's Joker", 1965) Facente parte della serie di Sonora Kid

mercoledì 29 giugno 2016

La canzone del mare - Recensione -


Titolo originale: Song of the Sea
Paese di produzione: Irlanda, Danimarca, Lussemburgo, Belgio
Anno: 2014
Durata: 93 min
Genere: animazione
Regia: Tomm Moore
Sceneggiatura: Will Collins


Fin da ragazzino sono stato attratto da leggende e fiabe, sopratutto quando venivano da paesi lontani come Giappone, Irlanda, paesi arabi ecc. Ho sempre trovato in essi una poesia quasi magica, che mi permetteva di vedere il mondo con occhi nuovi. Trovare nuove risposte a quesiti che dall'alba dei tempi l'uomo è costretto ad affrontare. Quindi la volontà di vedere questo film era forte. Peccato che la distribuzione italiana per questo genere di film abbia la stessa volontà di chi deve andare dal dentista (quindi operazione veloce come il vento e la più indolore possibile), pensate che ho scoperto questo film per caso e per fortuna sono riuscito a vederlo al cinema.

Una Selkie
La canzone del mare è un film del 2014 diretto da Tomm Moore, candidato all'oscar per l'animazione nel 2015. Il film parla di Ben, un bambino irlandese di dieci anni che vive con la sua sorellina muta Saoirse, che incolpa per la scomparsa della madre trattandola male, assieme al padre Conor (un uomo ormai distrutto dal dolore per la perdita dalla propria moglie). Eventi imprevisti faranno comprendere a Ben che la sua sorellina è in realtà una Selkie che deve liberare le creature magiche dalla prigionia della strega/dea celtica Macha.  La strada non sarà semplice per i nostri protagonisti e Saoirse rischia di morire se non ritroverà la sua pelliccia da Selkie e si metterà a cantare per le creature fatate.

lunedì 27 giugno 2016

Dark Agnes: un personaggio dimenticato




Se pensiamo a tutti i personaggi creati dalla magica penna di Robert E. Howard difficilmente ci viene in mente Dark Agnes. Mettiamoci pure che il suo personaggio femminile più famoso, quella rossa scatenata di Red Sonja, non è neanche una creatura partorita dalla mente di Howard ma è stata creata da Roy Thomas e Barry Sonja per il fumetto omonimo (prendendo solo qualche spunto da un personaggio omonimo dello scrittore texano).

Quindi se il personaggio femminile più famoso di Howard non ha nulla a che fare con lo scrittore texano, poteva Agnes ritagliarsi uno spazio? Purtroppo no. Non ci sono rimasti indizi sul periodo in cui Howard scrisse di Dark Agnes. L’unica traccia è presente in una lettera mandata nel 1935 da CL
Howard con la spada
Moore, creatrice di un’altra spadaccina femminile, nella quale l’autrice si complimentava con lo scrittore per Dark Agnes e sperava di vedere altre storie sulla spadaccina rossa (cosa che a spinto molti a credere che Dark Agnes fosse una specie di risposta di Howard al personaggio Jirel di Joiry della Moore. Una illazione senza nessun fondamento alcuno, visto che entrambi gli scrittori hanno elaborato i lori personaggi nello stesso periodo. Semplicemente la Moore fu più rapida a scrivere).

lunedì 20 giugno 2016

Lupin e la strategia psicocinetica - Recensione -

Già la copertina non preannuncia nulla di buono
Lupin sembra si sia fumato qualcosa di molto pesante (sorvoliamo sul resto del cast)
Anno: 1974
Durata: 82 min
Genere: avventura
Regia: Takashi Tsuboshima
Soggetto: Monkey Punch
Sceneggiatura: Hiroshi Nagano
Casa di produzione: Toho

Ne avevo già parlato nel film live action del 2014, oltre a Lupin the movie (Qui la mia recensione) esiste un'altro film live action di Lupin III, ma cosi brutto che Monkey Punch lo ha disconosciuto come prodotto basato sul ladro gentiluomo. I. Uscito nel 1974 in Giappone, Lupin III e la strategia psicocinetica è un film diretto da Takashi Tsuboshima.

Sia la prima serie anime (1971) che la prima serie del manga (67-72) hanno reso ormai Lupin III un fenomeno virale nel Giappone anni 70. Logico quindi che altri settori dell'intrattenimento si siano interessati a questo nuovo personaggio. L'idea di creare un Live action sul nipote del ladro gentiluomo di Maurice LeBlanc non è a priori una idea cosi pessima, essendo il personaggio privo di poteri o colpi supereroistici che tanta fortuna hanno portato all'animazione giapponese. Peccato che il film realizzato da Tsuboshima sia uno dei più imbarazzanti e scarsamente fedeli al personaggio mai realizzati, oltre ad essere di una povertà tecnica imbarazzante.

martedì 14 giugno 2016

Kindle Fire - Recensione -



Ero da tempo che ero intenzionato a prendere un tablet per l’uso quotidiano. Sia per la comodità di guardare video sul letto o leggere qualcosa sulle app dedicate ,sopratutto quando l'ebook è protetto da DRM e non avendo al momento un pc non posso scaricare il file sul lettore ebook. Sia per cose più serie come scrivere per il blog (sopratutto adesso che il pc ha deciso dopo anni di onorato servizio di passare a miglior vita). Non volendo spendere tanto cercavo in giro un tablet economico, ma che non sacrificasse troppo hardware e qualità in favore dell'economicità. Cercando in giro ho trovato questo Kindle Fire, dopo qualche titubanza iniziale ho deciso di prenderlo.

A soli €59 (con pubblicità sulla schermata di sblocco, che non da molto fastidio una volta abituati) difficilmente si va pensare a un top di gamma. Il Kindle si rivela invece di ottima fattura, dal prezzo conveniente ma con qualche piccolo difetto.