lunedì 11 ottobre 2021

Cthulhu Invasion - Una saga lovecraftiana - recensione -

 

Yorick è una rivista fondata nel 1987, dedicata alla letteratura del fantastico, spesso con pezzi di altissimo pregio che sono praticamente introvabili da altre parti. Qualità e cura nel testo che hanno innalzato questa piccola realtà nell'olimpo degli appassionati del fantastico. Alcuni suoi volumi sono oggi ricercati dagli appassionati con lo stesso zelo con cui i protagonisti di Lovecraft si immergono nella ricerca di antichi grimori. Nel suo raggio di azione rientrano scrittori come Robert Howard, H.P. Lovecraft, Emilio Salgari (praticamente il non plus ultra per un tipo come me). 

Una delle prove della dura battaglia combattuta dalla Yorick per la nostra salvezza.

Una delle piacevoli iniziative di cui è promotrice è  Cthulhu Invasion, un mondo immaginario (o forse solo uno dei tanti specchi che si affacciano su un realtà alternativa o futura), in cui più di 20 autori, tra le migliori penne del panorama italiano si cimentano nella stesura di racconti collegati da elementi narrativi comuni. 

Un universo alternativo dove nonostante i vari segni premonitori i nostri peggiori incubi lovecraftiani si sono realizzati. Infatti Cthulhu, Shub-Niggurath, Dagon, il Re in Giallo e molti altri sono scesi dallo spazio profondo sulla nostra terra. In breve tempo queste entità spaziali hanno distrutto il nostro mondo e portato il caos e la follia. Solo piccoli gruppi di resistenza rimangono a lottare per gli ultimi scampoli di sanità rimasta e per la speranza che un giorno l'umanità possa risorgere libera. A guidarli ci sono personaggi come "Capitan Aosta", "Taxus", "i salgariani del Rajah".

Pubblicare autori italiani? Vuoi scatenare l’apocalisse?
Molto piacevole che le vicende raccontate siano ambientate principalmente in Italia, tra i posti più isolati tra Alpi e degli Appennini e le grandi città. Non mancano pericolose escursioni in terre straniere, come la casa museo di Robert E. Howard, dove si potrebbero nascondere importanti documenti. Quello che ho adorato è che nonostante ci sia un evidente differenza di stile tra un racconto e l'altro, il substrato comune, ricco di elementi/personaggi che fungono di pietra miliare alle vicende narrate rende tutto più credibile e coeso. Un universo in continua espansione che ogni anno si arricchisce di nuovi tasselli.  Elementi che rendono perfettamente chiaro che ci troviamo davanti a un progetto ben pensato e ragionato, che non sfigurebbe in un gioco di ruolo (e sono sicuro che se proposto da qualche casa editrice famosa farebbe andare "fuori di senno" ogni appassionato del genere horror). Un progetto che mi ha ricordato molto vagamente la serie di libri Wild Cards. I nomi dei vari eroi di questa saga poi sono veri e propri soprannomi di battaglia che ogni autore ha creato per se, in una sorta di gioco di ruolo dove ogni creatore vuole essere egli stesso il protagonista della sua storia.

Vi consiglio di recuperare questi volumetti prima che vadano a ruba, io mi sono divertito molto a leggerli.

lunedì 4 ottobre 2021

Lupin III - Spada Zantetsu, infuocati! - Recensione -

Regia: Masaharu Okuwaki
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television
1ª TV Jap: 29 luglio 1994
Durata: 91 min
Rete it: Italia 1
1ª TV it: 14 dicembre 2000  

Goemon è sicuramente uno dei personaggi più scarsamente utilizzati nell'universo di Lupin (perlomeno al suo massimo potenziale), venendo spesso relegato per esigenze narrative al ruolo di macchietta (nel suo caso ad "affetta cose a chiamata"), fa quindi piacere vedere per una volta il nostro samurai al centro della storia anche se i risultati finali non sono propriamente soddisfacenti. 

L'emozione di vedere il proprio antenato bollito vivo
La trama vede un emozionatissimo Goemon assistere a uno spettacolo kabuki dedicato al suo illustre capostipite, quando all’improvviso viene attaccato da un gruppo di ninja che vogliono la sua spada. Dietro all'operazione c'è il signore della mala cinese Chin Chin Chu, intenzionato a carpire il segreto custodito da una statuetta a forma di dragone che gli permetterebbe di creare una lega metallica invincibile, teoricamente superiore a quella usata per la spada Zantetsu del samurai, Sia la spada che la lega furono realizzati secoli prima dallo stesso artigiano.

lunedì 27 settembre 2021

Una vita in lettere vol. 1 (1825-1850) di Charles Dickens - A cura di Laura Bartoli - Recensione -

 

Il 4 settembre del 1860 Charles Dickens brucia tutta la sua corrispondenza, in poche ore le fiamme bruciano chilometri di parole scritte in decenni di vita e rivolte sia a umili soggetti come a grandi personaggi del suo tempo; e forse con le ceneri portate via dal vento lo scrittore inglese sperava che se andassero anche i suoi pensieri, dubbi e pecche. Un pensiero di eclissamento, forse presagio della morte imminente, che nei fatti non riuscì a realizzare visto che i suoi conoscenti e colleghi conservano con cura le sue missive (che ci sono pervenute quasi tutte intatte e che continuiamo a riscoprire ancora oggi). 

"Ieri ho bruciato, nel giardino di Gad's Hill, lettere e documenti accumulati in vent'anni. S'è levata una fumata come quella con cui sulla riva il Genio si palesò dallo scrigno; e poiché il tempo era splendido quando ho cominciato, e pioveva a dirotto quand'ho terminato, sospetto che la mia corrispondenza abbia oscurato il volto dei Cieli"

ABEditore e la curatrice dell'opera Laura Bartoli ci fanno un regalo prezioso e veramente unico, la traduzione di ben 150 lettere dello scrittore, completamente inedite in italiano, che ci permettono di farci in un quadro più preciso ed autentico (con pregi e vizzi) di uno dei più grandi scrittori della narrativa inglese e mondiale. 

Si comincia con i primi amori, le difficoltà finanziare della famiglia che lo costringeranno ad abbandonare la scuola e a trovare un lavoro presso una fabbrica di lucido da scarpe (cosa che non perdonerà mai ai genitori e che sarà la base per il suo romanzo più famoso "David Copperfield"), i lavori di cronista parlamentare, le costanti difficoltà economiche che lo costringevano spesso a fare i salti mortali tra piccoli prestiti di amici ed editori per pagare le spese domestiche (in questo periodo inizia a scrivere i primi bozzetti che confluiranno nel "I quaderni postumi del Circolo Pickwick", il suo primo successo letterario). 

lunedì 20 settembre 2021

Thunder 3 - Recensione -

Paese di produzione: Italia
Anno: 1988
Durata : 98 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker Jr, Larry Ludman
Sceneggiatura: David Parker Jr, Larry Ludman
Produttore: Fabrizio De Angelis 

Con questo capitolo si conclude a malincuore la saga di Thunder, il Rambo forse di spirito poco indiano ma decisamente di italico cimento. 

Un po' come il suo attore (Mark Gregory che ormai sono sicuro che si tratti di un alieno, visto che in ogni film ha una fisionomia diversa. L'attore poco dopo questo film scomparirà completamente dalla scene, forse per evitare di partecipare ad un eventuale nuovo capitolo) Thunder ha di nuovo cambiato pelle: Nel primo film era una sorta di outsider venuto per riportare la giustizia in città, nel secondo era una sorta di indiano perfettamente inserito nel sistema e perfino con un lavoro come tutore della legge, in questo terzo capitolo... ehm... Thunder si mette a fare l'indiano del discount, di quelli che per interdirci vedevi nella peggiori pubblicità o film. 

Quello che è certo in questo capitolo è che David Parker Jr e Larry Ludman vogliono dare una nuova rilettura al personaggio (o forse sarebbe meglio dire che il nostro due aveva finito il materiale da cui prendere ispirazione e tocca fare da se) e quindi questo film lo si potrebbe definire una sorta di soft reboot per lanciare il personaggio verso nuovi obbiettivi. O perlomeno è quello che il mio cervello ha disperatamente ipotizzato per cercare di spiegare la collocazione temporale del film. 

Il nostro irriconoscibile Thunder e suo... figlio? Ma nel film precedente non era un neonato? Quanto è vecchio Thunder in questo film per avere un figlio dodicenne? E se non è suo figlio cosa ci fa con un bambino non suo nei boschi? Domande senza risposta.
Infatti Thunder in questo film vive la sua tranquilla vita da indiano stereotipato fino a quando i buzzurri locali non organizzano la versione americana della famosa scena di caccia di Fantozzi, solo che non avendo a disposizione il correspettivo locale del perito industriale Carletti, decidono che cambiare genere e dedicarsi alla caccia all'indiano causando danni e feriti tra i compagni di Thunder. 

lunedì 13 settembre 2021

Fantasy & Science Fiction n. 13 (Ottobre 2015) - Recensione -



In questo nuovo volume di F&Sf il tema centrale è il cambiamento, inteso come rivoluzione delle nostre vite; sia che esso sia dipeso da grandiosi eventi apocalittici, sia che dipenda da cambiamenti interni ma non meno rivoluzioni.

I racconti presenti sono:

Disegno di Pascal Blanché
Eco di Elizabeth Hand:
In un futuro imprecisato il mondo è andato alla rovina, ma l'amore a distanza tra due persone sopravvive nei ricordi e nelle poche lettere che i due riescono a scambiarsi durante i brevi momenti in cui la rete torna a funzionare. Un amore che si arricchisce di nuovi significati e aspettative man mano che i ricordi personali scompaiono. Racconto promosso a pieni voti.

Fino a veneranda Età di Wilson Tucker: L'intera umanità sembra scomparsa dalla faccia della terra, solo un soldato americano grazie a un colpo di fortuna è sopravvissuto  La scomparsa della sua specie non pregiudica affatto che il nostro soldato possa divertirsi a saccheggiare la città, soprattutto quando una strana donna dalle fattezze da pin-up compare all'improvviso a fargli compagnia (anche se l'alcool la fa "sciogliere" un po' troppo). Racconto molto carino e divertente nella sua rilettura del classico tema dell'invasione aliena.

I ratti di Athur Porges: Terrificante racconto a tinte horror dove a causa di vari esperimenti atomici alcuni ratti hanno subito una inquietante capacità di apprendimento e il protagonista ne patirà le conseguenze.

lunedì 17 maggio 2021

Thunder 2 - Recensione - Non rompere mai le scatole all'indiano

 Paese di produzione: Italia
Anno: 1987
Durata: 80 min
Genere: azione, avventura
Regia: Larry Ludman
Soggetto: David Parker jr., Larry Ludman
Sceneggiatura: David Parker jr., Larry Ludman

Sembra un altro attore ma è sempre Mark Gregory
Il primo Thunder deve aver riscosso un discreto successo visto che qualche anno dopo Laddy Ludman (Fabrizio De Angelis) e David Parker jr. (Dardano Sacchetti) mettono in cantiere un nuovo film sul nostrano Rambo pellerossa. Il problema è il come, visto che nel precedente film Thunder dopo aver messo a ferro e fuoco la città era stato fatto sparire in modo forzato a fine film. Forse l'idea iniziale era quella di seguire e "omaggiare" il secondo capitolo del fratello maggiore americano con protagonista Sylvester Stallone, ma evidentemente andare in qualche posto che ricordasse la giungla costava troppo. Quindi i nostri si spremono le meningi e trovano una di quelle soluzioni che apparentemente sembrano un colpo di genio ma poi passato l'entusiasmo iniziale a guardarle bene si capisce quanto sono stupide.

Infatti in questo secondo capitolo si apre con Thunder che spuntato dal nulla difendere la classica famiglia americana anni 80 da degli stereotipatati biker, pochi minuti dopo arriva lo sceriffo che ovviamente non perde tempo per arrestarlo... solo che adesso il nostro eroe è uno sbirro! Addirittura mandato dall'ufficio centrale contro ogni logica umana nella stessa cittadina del primo film. Non aiuta ad inghiottire il rospo il fatto che la sceneggiatura sbrighi tutto l'inghippo con la laconica frase "Ah, pensavo fossi morto". Voglio dire questo torna dopo aver causato milioni di dollari di danni, provocato diversi morti e messo a soqquadro il paese ma tutto viene risolto da una lapidaria alzata di spalle... Ok.

giovedì 13 maggio 2021

Tintin in Tibet - Recensione -

 

Tintin in Tibet (in originale: Tintin au Tibet ) è il ventesimo volume de "Le avventure di Tintin". La storia venne pubblicata con ritmo settimanale sulla rivista Tintin dal settembre 1958 al novembre 1959, pubblicato come libro nel 1960. Hergé la considerò la sua avventura migliore sul reporter belga (e io sono d'accordo con lui).

Tintin in tibet è una storia stupenda sulla amicizia; su quei rapporti di affetto che ne il tempo ne la lontananza non possono spezzare, un sentimento che ci porta a compiere grandi gesti di sacrificio e bontà, spesso a nostro rischio e pericolo.

Un volume che raggiunge punte di qualità tecnica e visiva eccezionali, tra i migliori della serie, basti vedere come Hergé si impegni in modo maniacale a riprodurre alla perfezione gli elementi paesaggistici e folkloristici del luogo.

Il momento della rivelazione (una delle tavole più belle e complesse di Hergé)
La trama vede il capitano Haddock, il Professor Girasole, Tintin e Milù in vacanza presso un resort nelle Alpi francesi. Durante la lettura del giornale il nostro reporter belga legge di un incidente aereo sulle montagne dell'Himalaya, in Tibet, ma inizialmente non ci fa molto caso. Una improvvisa rivelazione, di quelle che ognuno di noi prima o poi ha provato, fa intendere a Tintin che il suo amico Chang (che viaggiava proprio sul quell'areo) è gravemente ferito e gli sta chiedendo aiuto dal luogo dell'incidente. Nonostante i suoi amici cerchino di spiegarli in tutti i modi le scarse possibilità che il suo amico sia ancora vivo, il reporter convinto delle proprie idee parte per Kathmandu, da dove spera di organizzare una spedizione per ritrovare il suo compare scomparso. Ad accompagnarlo in questa avventura ci sarà l'inseparabile Milù e il capitano Haddock, che nonostante i suoi scoppi d'ira per la presunta cecità del suo compagno di avventure nel riconoscere quella che lui considera una avventura senza speranza e poi il primo ad accompagnarlo nei suoi viaggi.