martedì 6 marzo 2018

Il gatto con gli stivali (film 1969) - Recensione -


Titolo originale: 長靴をはいた猫
Nagagutsu o haita neko
Anno: 1969
Durata: 80 min
Genere: animazione
Regia: Kimio Yabuki
Soggetto: Charles Perrault

Il gatto con gli stivali è stato uno dei primi titoli di successo della Toei, frutto di tanti valenti maestri dell'animazione anni 70-80 (tra cui un giovane Hayao Miyazaki), tanto che il faccione del gatto protagonista Pero è diventato l'emblema della stessa azienda.

Conscia della lezione data dalla Disney con i suoi classici animati la Toei usa la fiaba originale come base di partenza per creare una sua storia personale, con un taglio più avventuro e comico, con diverse idee riprese da altre fiabe di Perrault  (per esempio i topolini recuperati della fiaba di Cenerentola) e una spruzzata di atmosfera da romanzo di cappa e spada che non guasta mai. La storia infatti parte con il gatto Pero (nome che omaggia l'autore della fiaba originale) già bardato di stivali e cappello fuggire per evitare la condanna a morte che pende sulla sua testa per non aver mangiato un topo. Durante la fuga il gatto incontra Pierre, un figlio di un mugnaio cacciato di casa dagli avidi fratelli che non vogliono spartire con lui l'eredità paterna. Colpito dalla bontà del giovane Pero decide di unire le forze con il ragazzo per cercare fortuna. Durante i loro vagabondaggi il ragazzo incontra la bellissima principessa Rosa, la figlia del re locale, di cui si innamora a prima vista. Pero decide come nella fiaba di aiutare il giovane a coronare il suo sogno usando una serie di trucchi per far crede al Re che Pierre sia lo sposo ideale della sua figlia in quanto ricco e pieno di virtù, il famoso Marchese di Carabas. Pierre contrariamente alla fiaba è contrario ad usare inganni e sotterfugi per conquistare la ragazza. Sarà però lo scontro con l'orco stregone Lucifero a dimostrare la vera pasta di cui è fatto il ragazzo. 

Il gatto con gli stivali si dimostra fin dai primi secondi di spettacolo un film veramente emozionante e piacevole alla vista. Le animazioni sono spettacolari e nonostante la loro apparente semplicità sanno conquistare l'attenzione dello spettatore alla prima occhiata. Sopratutto Pero, gode di animazioni fluidissime (notevoli quelle facciali), che lo rendono subito accattivante e simpatico (i baffi di Pero che si drizzano ogni volta che ha un'idea geniale per esempio). Meno riuscite le animazioni sui personaggi umani, che non sempre riescono bene a esprimere le loro emozioni, sopratutto per quanto riguarda il coprotagonista Pierre che viaggia quasi costantemente in uno stato di inquietante catalessi facciale. Non mancano anche casi di animazione sperimentale, come la corra sui cavalli dei due eroi per salvare la bella. La comicità inserita nel film è principalmente assunta dal trio di gatti assassini pasticcioni mandati dal Clan dei Gatti per eliminare il gatto ribelle, una comicità che nella sua semplicità funziona benissimo. Per esempio la scena dove la gatto Pero e uno dei gatti assassini sono costretti a battere le loro spade piegate sull'incudine mentre si osservano con stizza è veramente comica. Alla fine l'amalgama tra lo stile avventuroso e quello comico funziona benissimo e arricchisce la narrazione, permettendo di alleggerire i momenti altrimenti troppo seri e noiosi. Non mancano poi riprese dalla Disney la presenza di alcune parti cantate che però non sono sicuramente la parte più riuscita del film, solo la canzone finale con il suo ritmo accattivante si fa ascoltare con piacere.

A parte i personaggi principali, che risultano leggermente più approfonditi, il resto del cast non va oltre a varie figure stereotipate. Interessante il fatto che la figura dell'Orco in questo film ha un ruolo molto più ampio e sviluppato rispetto alla fiaba originale, rendendosi degno avversario dagli eroi (tanto che il finale della fiaba finisce in un clamoroso fiasco). Quello che più stupisce e si apprezza del film è il suo insegnamento morale che ribalta quello proposto dalla fiaba. Se infatti il protagonista di Perrault accetta di buon grado le astuzie proposte dal gatto con gli stivali per conquistare la bella, esattamente l'opposto fa il Pierre del film, che si dimostra fin dall'inizio del film restio e contrario a sotterfugi di Pero per conquistare la principessa Rosa, tanto che alla fine confesserà alla ragazza la verità. La morale che si apprende è quella di farsi apprezzare per quello che si è o per quello che si riesce ad ottenere con le proprie forze, senza ottenere i medesimi risultati grazie alla propria forza bruta o grazie ai furbi consigli di amici, per quanto ben intenzionati. Sopratutto cercando di far comprendere ai giovani spettatori che la via più facile non sempre si rivela quella più appagante. Insegnamento che oggi nella nostra società dove l'apparire sembra il centro di tutto non è sicuramente da disprezzare.

Davvero un bel film, piacevole e divertente, che non risente degli anni sul groppone.

Il successo del film porterà poi  a due seguiti animati  "...continuavano a chiamarlo il gatto con gli stivali" (Nagagutsu Sanjūshi, 1972) e "Il gatto con gli stivali in giro per il mondo" (Nagagutsu o Haita Neko: Hachijū Nichi-kan Sekaiisshū, 1976).

Ho guardato questo film su VVVVID che ripropone legalmente e gratis questo film ormai difficile da trovare per vie legali, peccato che nella versione proposta non sia presente nessun doppiaggio italiano ma solo una versione sottolineata (che perlomeno dovrebbe essere fedele al doppiaggio originale e non avere le libertà che gli adattatori del tempo erano avvezzi a prendersi per rendere il film più appetibile al mercato occidentale). Qui il Link. 

4 commenti:

  1. C'era un periodo nei primi anni'70s in cui questo e i seguiti venivano spesso trasmessi (assieme a tante altre cose come i Godzilla e i Gamera) sulle prime piccole reti libere.
    Altri tempi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo. Io per fortuna su qualche tv locale da ragazzino sono riuscito a vedere gli strascichi di quel primo periodo d'invasione di prodotti di animazione orientale.

      Elimina
  2. Oggi lo apprezzo; in passato invece ero così legato alla Disney (per stile, per tutto) che consideravo questi film (che come dice Nick passavano sulle tv private) quasi alla stregua delle vhs Stardust XD Insomma, una poveracciata simil-disneyana XD

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avevi tutti i torti. La toei degli anni 60-70 cercava di strizzare l'occhio al mercato occidentale inserendo alcuni elementi Disney (le canzoni per dire).

      Di vhs Stardust ne ho sentito parlare molto ma non credo di aver mai visto qualcosa da loro prodotto, prima o poi dovrò recuperare.

      Elimina