lunedì 17 luglio 2017

Nero italiano Di Giampietro Stocco - recensione -


Le ucronie sono sempre affascinanti. Immaginare una realtà completamente diversa dalla nostra, nella quale l'evento x non è mai accaduto (la vittoria degli alleati, la caduta dell'URSS ecc) da sempre ottimi spunti narrativi per immaginare nuove storie. Il fascismo con tutte le sue ipocrisie, ma anche le sue energie vitali, è sempre rimasto un con campo quasi vergine per le storie ucroniche. Gli autori stranieri non vi trovano il fascino esoterico del nazismo (il fascismo non ebbe mai un programma politico chiaro e andò sempre a braccetto con la situazione del momento, diventando il tutto e il contrario di tutto), ne la forza bruta dell'URSS (La guerra fu più un gioco d'azzardo che Mussolini e i suoi lanciarono nella speranza di una vittoria facile che non mettesse in luce la troppa debolezza e impreparazione del suo esercito). In Italia chi ci prova viene attaccato di essere un nostalgico o un revisionista, il tutto per la solita farraginosità sterile italiana che deve sempre dividere (almeno fino a qualche anno fa) l'autore a seconda del suo presunto orientamento politico (Tolkien è di destra, mentre Diabolik di sinistra ecc). Giampetro Stocco creare una interessante ucronia tutta italica.

In questa realtà Ciano è riuscito a tenere l'Italia fuori
dal conflitto, diventando alla morte del Duce il
suo successore. 
Italia anni 70, il fascismo rinunciando ad entrare in guerra è riuscito a sopravvivere alla seconda guerra mondiale. Hitler e Mussolini sono morti da tempo e le dittature di destra stanno diventando solo un ricordo sbiadito. Il fascismo è sempre più scricchiolante e debole, il vecchio ed inetto ex delfino del Duce, Galeazzo Ciano è ormai incapace di tenere le sorti del regime. Una svolta democratica è ormai necessaria, ma chi avrà la forza di guidarla? Il vecchio Re Umberto II? L'ormai senile Ciano? I vecchi leader dello stato liberale? O l'astro nascente del regime fascista Maria De Carli? Si scatena una lotta al potere senza esclusione di colpi.

Giampietro Stocco ci regala un buon romanzo. Lo scenario politico è molto realistico, con una Italia dilaniata da un crisi energetica senza pari (siamo nel periodo in cui i paesi petroliferi aumentarono i prezzi del greggio causando le prime crisi energetiche) e da una guerriglia nelle colonie che ricorda molto la guerra d'Algeria francese, ma sostanzialmente sonnacchiosa nella vita di tutti i giorni. Ormai gli spiragli di salvezza sono pochi e gli alleati sempre meno (nel romanzo rimane solo la Germania post attentato del luglio 44 guidata dall'ex nazista Speer). Logico quindi che un cambiamento politico sia nell'aria, con tanto di concessioni popolari come il divorzio o un secondo canale televisivo leggermente più aperto nelle dichiarazioni.

I colpi di scena sono ben organizzati e alcuni se conoscete la storia ne coglierete il significato (per esempio il fatto che Mussolini sia morto il 25 luglio del 44). I personaggi sono tutti abbastanza sufficientemente caratterizzati ( il protagonista che è abbastanza banale per come viene impostato ma risulta funzionale per la storia che ci viene raccontata), anche se difficilmente vi rimarranno impressi per più di 5 minuti. L'unica eccezione è l'antagonista principale, fin troppo stereotipato per risultare realistico (anche se il concetto di fondo del suo ideale politico è interessante per come viene mostrato). Sopratutto il finale è la parte che mi ha deluso di più. Fin troppo sbrigativo e breve per dare soddisfazione, con il cattivo principale eliminato nel modo più inappagate e forzato che ci possa essere.

L'Italia e il suo impero coloniale non sono
mai crollati nel romanzo.
Bella la dichiarazione che fa il leader del partito comunista alla folla dopo la caduta del fascismo. Un discorso che si adatta perfettamente allo spirito politico dei giorni nostri e che si può adottare allo spirito politico che divenne imperante dopo la seconda guerra mondiale per dimenticare o nascondere le magagne che molti avevano commesso o taciuto durante il fascismo:
    "Siete scesi in piazza a chiedere conto a Ciano solo quando avete cominciato a vedere la distruzione delle vostre case. Ma la stessa distruzione l’avevate vista trent’anni fa nei filmati del cinegiornale, sapevate già cos’era la guerra. Solo ieri pomeriggio la morte programmata a freddo dal governo di questo paese si è abbattuta sui suoi figli più coraggiosi: cinquantamila ragazzi che hanno sfidato il nazismo proprio mentre risorgeva… A via Tasso ho visto centinaia di prigionieri, centinaia di giovani picchiati e brutalizzati. Altre centinaia, forse migliaia, sono morti o dispersi. E dopo tutto questo, voi vorreste solo sventolare una bandiera di diverso colore?"          
Nero italiano Di Giampietro Stocco è un romanzo interessante, con delle idee ben riuscite ma che non sempre riescono a dare il meglio. Peccato per un finale bruciato dalla fretta dell'autore e da un cattivo stereotipato e poco interessante.  

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