lunedì 26 giugno 2017

INFRAMAN L'ALTRA DIMENSIONE - Recensione -


Titolo originale Zhong guo chao ren
Paese di produzione Hong Kong
Anno 1975
Durata 88 min
Genere: azione, fantascienza, trash
Regia Shan Hua
Sceneggiatura Kuang Ni
Produttore Runme Sha

 A volta la vita è strana, una sera ti trovi a cercare qualche film per passare il tempo, e il caso vuole che ti trovi su VVVVID nella sezione film e trovi questo film che solo dall'anteprima ti attira con il suo stile trash. Il cervello protesta veemente, conscio che una simile visione non può far bene alla mia già precaria salute mentale ma il spirito da amante delle perle "so bad so good" rombando come un carro armato entra in scena e preme play (con buona pace del mi cervello).

Il costume del nostro eroe in tutta la sua bruttezza
Ma che cavolo di "robba" è Inframan vi chiederete voi? beh in parole povere è un clone cinese di Ultraman e Kamen Raider (con un spruzzata di Kyshan aggiungerei io). Uscito nell'ormai lontano 1975. Inframan è stato incredibile ma vero il primo vero film con i supereroi cinese (o meglio tokusatsu), diretto da Hua Shan e realizzato dalla prestigiosa Shaw Brothers Studios.

Basta vedere la trama per farsi una idea dalla trashosità del film: La principessa Dragon Mom si risveglia da un lungo sogno. I tempi sono ormai cambiati e la terra è stata colonizzata dai volgari esseri umani. Quale miglior modo di risolvere la situazione se non dichiarando guerra all'umanità per schiavizzarla? Nel frattempo guarda caso nella classica fortezza delle scienze anni 70 (piena di luci e lucette che tanto la crisi energetica e l'inquinamento globale sono ancora lontani) il Professor Chan ha inventato proprio in quel momento Inframan, una tecnologia che permetterà di far diventare Rayma (che nel doppiaggio italiano diventa Talbor o qualcosa del genere), l'assistente di laboratorio del professor, un essere umano letteralmente invincibile. A nulla servirà a Dragon Mom inviare i suoi potentissimi mostri di gommapiuma.

L'orda dei mostri di Gommapiuma
Ma perché un povero spettatore dovrebbe sorbirsi questo film? Perché si tratta di un film di fantascienza a basso budget ma dannatamente divertente da vedere. Ogni scena ha qualcosa di memorabile, a partire dal protagonista Inframan che munito del più ridicolo dei costumi (bruttissimo anche per l'epoca di realizzazione) combatte orde di nemici a suon di colpi di karate, raggi laser fatti dipingendo l'effetto direttamente sulla pellicola e colpi infuocati realizzati con le fontane dei fuochi d'artificio (Sicuramente il colpo più bello sono i "razzi spinta" dove il nostro eroe piegandosi a 90° colpisce i nemici con un calcio doppio mentre volando dagli stivali escono scintille). I nemici combattono sempre uno alla volta e quando esplodono fanno sempre un bel botto, anche quando finiscono in acqua. Non mancano neanche i momenti senza senso, come quando la regina annuncia più volte di aver trovato il punto debole del nostro eroe ma Inframan semplicemente se ne sbatte del presunto problema e continua come se nulla fosse a tirare legnate al nemico. O quando i nostri nonostante siano consci del pericolo lasciano che il nemico rubi tranquillamente i piani di costruzione di Inframan. Di trama neanche a parlarne, si segue un semplice canovaccio creato probabilmente sul momento, sfruttando tutti i cliché del genere.

I super effetti speciali parte 1
Sicuramente punto forte sono i combattimenti a suon di Karate, ma essendo il film cinese era il minimo. I mostri nella loro pupazzosità funzionano bene e i costumi di Dragon Mom e Occhio di Smeraldo hanno quel gusto sexy che andava negli anni 70 davvero adorabile. I paesaggi e modelli sono realizzati dignitosamente.  Le musiche non sono male (ovviamente perché riprese da serie giapponesi tokusatsu), tranne il tema di Inframan che nella sua infinità banalità  e di variazioni di tono mi è rimasta in testa per ore.

Il doppiaggio italiano è buono, anche se bisogna dire che i nomi dei protagonisti sono stati inspiegabilmente inglesizzati.

I super effetti speciali parte 2
In definitiva è un film divertente se saprete gustarlo per la sua semplicità e scarsità di qualsiasi elemento di trama seria o di scelta registica coraggiosa. Sicuramente il meglio lo da visto con amici per commentare in live ogni scena del film.

P.S. Ma l'altra dimensione citata nel titolo italiano a cosa si riferiva? Mistero.



Potete vedere il film gratuitamente su VVVVID.it 


Non potevo non inserire i famosi razzi spinta
(purtroppo l'immagine non permette di goderne in tutta la trashosità)

giovedì 22 giugno 2017

Cormac Mac Art di Robert E. Howard - Recensione -



La saga vichinga di Cormac Mac Art e Wulfhere lo Spaccateste è una delle più interessanti della produzione dello scrittore texano.

Il ciclo prodotto da howard è composto da 4 racconti, di cui solo 2 ci sono arrivati competi ("la notte del Lupo" e "Le spade del Mare del Nord", mentre "Le tigri del mare" e "Il tempio dell'abominio" sono stai completati da Richard L. Tierney).

Howard non vide mai pubblicati i racconti di questi due atipici eroi, infatti i racconti videro la pubblicazione solo molti decenni dopo la sua morte. La saga di Cormac e Wulfhere si sviluppa dopo il sacco di Roma da parte di Alarico (410) e l'abbandono della britannia da parte delle regioni romane. La civiltà Celtica/Romana sta venendo distrutta dalle continue ondate di Vichinghi, mentre al nord i Pitti cercano di riconquistare i loro antichi domini. In questo clima di perenne lotta vivono i nostri protagonisti. Come già detto per Dark Agnes, L'autore decise di modificare in corso d'opera il genere delle avventure dei nostri protagonisti con l'obbiettivo di raggiungere la pubblicazione in qualche rivista pulp (l'ultimo racconto ha una stile più orrorifico del resto della produzione.) Forse Howard sperava di pubblicare il racconto su Weird Tales, di solito più aperta alle proposte.

Punto forte del romanzo è la caratterizzazione dei protagonisti (Il fatto che il protagonista abbia una spalla è una cosa abbastanza rara nella produzione dello scrittore Texano). Di solito i racconti vedono l'azione dividersi in due parti: Una più ragionata e calma con Cormac e una più adrenalinica  e sanguinolenta con Wulfhere. Punto forte del racconto è il fatto che i due protagonisti riescono a dividersi perfettamente i ruoli e la trama non pende mai per l'uno e per l'altro eroe, anzi i due sono due lati complementari della stessa medaglia. Sopratutto perché tra i due scorre perennemente un vena di comicità nascosta tra le righe.

Sicuramente il miglior racconto della produzione è "Le tigri del mare". Che vede i nostri eroi andare alla ricerca di una principessa rapida da qualche popolo del mare. Cosa che porterà i nostri protagonisti a scontrarsi con una serie di avversari via via sempre più forti. Fino allo scontro finale in cui finalmente lo sposo può finalmente riabbracciare la sposa.

"Si, è una bella canzone, non voglio negarlo, ma già differisce in certi aspetti dalle cose che ho visto, e non dubito che la differenza aumenterà ogni nuova volta che verrà  cantata. Bene, poco importa ... il mondo stesso muta e cambia e svanisce fino a trasformarsi in nebbia, come le melodie dell'arpa di un menestrello, e forse i sogni che forgiamo sono più duratoti delle opere dei re e degli dei."

"Le spade del nord" è molto interessate come storia. I nostri eroi sono rimasti intrappolati su un isola in cui risiede uno dei tanti nemici di Wulfhere (dalle faide infinite). Grazie alla furbizia di Cormac e ad un aiuto inaspettato i nostri riescono a ribaltare la situazione e a riprendere il mare.

"La notte del Lupo" è una storia senza particolari colpi di genio ne di bruttezza, una volta letta la si dimentica molto facilmente.

"Il tempio dell'abominio" storia molto interessante per molteplici aspetti non solo inerenti al testo (come gli accenni all'abbandono dell'ultima legione romana della britannia che fanno pensare che la storia si aggiri intorno al 410 d.c). Molto interessante non solo per l'inserimento di una tematica horror, ma anche perché i due eroi si trovano a rispettare una forma di coraggio che viene dalla fede e non dalla spada.

I racconti riguardanti Cormac Mac Art  e Wulfhere lo Spaccateste sono presenti all'interno del libro Gli avventurieri del mare della casa editrice Elara. Al suo interno sono presenti altri due interessanti personaggi:

Terence Vulmea il Nero: un pirata scavezzacollo e temerario, con un odio inestinguibile per i propri nemici inglesi, con una fama nera quanto i vestiti che porta ma che si dimostra capace di gesti di pietà anche nei confronti dei suoi peggiori nemici. Un pirata dalle mille sfaccettature ma sostanzialmente ben definito e interessante. Uscito intorno al 1930 può definirsi uno dei tanti personaggi che hanno aiutato Howard a creare la personalità magnetica di Conan, con cui Vulmea il Nero ha molto in comune da spartire.

Helen Travel: Bellissima orfana che ha passato la maggior parte della sua infanzia sotto il rombo dei cannoni delle navi pirata. Donna forte capace di tenere testa ai suoi compagni pirati grazie alla sua abilità con la scherma (tanto da preferire lo stocco alla volgare sciabola per evitare di macchiarsi i vestiti di sangue). Uno dei personaggi femminili più riusciti di Howard, denotata da una forte contraddizione interna, con una propensione per l'avventura pura a cui si contrappone una forte ossessione per il mantenimento della propria onorabilità e purezza come donna. Un personaggio che mi ha conquistato fin dalle prime pagine.

  

lunedì 19 giugno 2017

Malpertuis di Jean Ray - Recensione -



Malpertuis è una strana casa che sembra nascondere un male senza nome. Per una questione di eredità un gruppo di persone sarà costretta a vivere dentro a questa strana dimora, dove ogni giorno accadono cose mostruose e la rassicurante realtà sembra nascondere antichi e terrificanti misteri, mentre antichi dei sono pronti per ritornare in scena. I miti possono veramente tornare a vivere sulla terra?

Queste sono le premesse dell'interessante romanzo di Jean Ray. Purtroppo fino a qualche tempo fa questo interessante volume era praticamente introvabile nel mercato nostrano, per fortuna nel dicembre del 2016 Urania ha deciso finalmente di ristampare questo volume.
Il romanzo si può dividere sostanzialmente in tre parti (nel'escamotage narrativo di un documento ritrovato che narra le vicende accadute precedentemente a Malpertuis e redatto da tre persone diverse), sempre più negative e orrorifiche con il passere delle pagine, che narreranno le sfortunate vicende di Jean Jacques e di sua sorella Nacy, costretti per questioni di eredità assieme ad altre persone (ma successivamente anche per altri più diabolici motivi) a vivere all'interno della oscura magione di Malpertuis. Le vicende iniziali, con le loro storie di avidità, rabbia, invidia, accidia, possono ricordare molto un qualche romanzo di Dickens (Per dire uno a "David Copperfield"), ma il succedersi di eventi e sparizioni sempre più strane fanno presagire pian piano che qualcosa non va, che la casa possa essere infestata da qualcosa di più angosciante delle antiche leggende legate alla magione o dai noiosi inquilini. Quando ormai il protagonista sembra abituarsi ai fatti, tutto precipita definitivamente e gli ultimi pietosi veli vengono strappati e la follia e l'assurdo evento di cui sono vittime viene a galla in tutta la loro empia e malvagia entità.

Partiamo dalla premessa che l'accostamento con un altro grande della letteratura come Lovecraft nella quarta di copertina è deleterio e crea false assonanze, anche perché i due non si sono mai conosciuti personalmente. Per quanto lo stile in certi punti abbia una certa somiglianza, lo stile proposto è sostanzialmente diverso. Ray propone un testo sostanzialmente asciutto e moderno nello stile, mentre il solitario di Providence aveva un stile arcaico e barocco. Anche il tipo di Horror è sostanzialmente agli antipodi. Quindi durante la lettura dimenticate Lovecraft o potreste rimanere sostanzialmente delusi.  

Malpertuis è un'interessante riflessione su come i miti e le leggende possano sopravvivere ancora oggi in forme e archetipi camuffati dall'attuale religione/pensiero dominate, in modi che sfuggono quasi del tutto dal controllo umano. Basti pensare a quante feste e riti che ancora oggi applichiamo (dalla festa del natale, al rito dello sposo che porta la sposa in braccio al momento di entrare nella casa ecc) derivino da rielaborazioni di riti e antiche divinità precedenti, e possano tornare con le giuste spinte alle vetuste forme e alle loro modalità mostruose per l'occhio umano moderno. Ma anche le divinità fortunatamente (o forse no...) devono sottostare all'inesorabile ruota del destino, a cui nessuno può rifiutarsi o bloccarne il flusso, pena la distruzione totale.

Jean Ray  riesce a creare un romanzo magnifico, dove ogni tassello trova il suo giusto posto all'interno del romanzo, quasi fosse qualcosa che sta accadendo in quello stesso momento davanti ai nostri occhi. I colpi di scena sono azzeccatissimi e la trama scorre piacevolmente. I personaggi, anche quelli che inizialmente sembreranno più irrilevanti, nel corso della storia avranno il loro posto negli ingranaggi della stessa. Ognuno di loro avrà una caratterizzazione davvero riconoscibile e immediatamente ci sembrerà di averli sempre conosciuti.

L'unico difetto che posso riscontrare è che la divisione del testo in tre ipotetici narratori, non porta in fin dei conti a un reale vantaggio ai fini della storia, risultano più che altro un comodo metodo per inserire elementi aggiuntivi nella storia. Aggiungerei inoltre, ma non è un vero e proprio difetto, che la storia narrata non rientra tanto nell'Horror puro, ma risulta più che altro un miscuglio di vari generi, con una forte componente Weird, che a molti forse potrebbe storcere il naso.

In definitiva è un romanzo che consiglio vivamente. È un classico che ogni appassionato di letteratura deve leggere almeno una volta nella vita.

lunedì 5 giugno 2017

Re in eterno di T. H. White - Recensione -



Ci sono romanzi che sono buoni per una lettura estiva sotto l'ombrellone, libri interessanti per una qualche tematica, ma ogni tanto quando la fortuna gira si scoprono libri che colpiscono dritti al cuore come un T-34 che avanza verso Berlino. Libri che fanno riflettere, che mettono in discussione le nostre idee, che sanno prendere un mito immortale e renderlo si più umano ma allo stesso affascinante e, farti riscoprire personaggi di cui pensavi di sapere tutto. Re in eterno è uno di quei romanzi che ogni appassionato di fantasy e non dovrebbe leggere, un libro in cui l'autore riesce a imprimere le sue idee ma rimanendo rispettoso del materiale originale.

Il libro si divide in quattro parti, ognuno di essi racchiude una parte della storia di Re Artù e dei suoi cavalieri fino a poco prima della battaglia finale contro il suo figlio illegittimo Mordred.

  • La spada nella roccia (The Sword in the Stone), da questo romanzo verrà poi tratto il film Disney "La spada nella roccia" (che però riprendere solo gli aspetti superficiali del romanzo); 
  • La regina dell'aria e delle tenebre (The Queen of Air and Darkness);
  • Il cavaliere malfatto (The Ill-Made Knight);
  • La candela nel vento (The Candle in the Wind).

Il romanzo parte in allegria narrando le avventure di Artù e del suo mentore Merlino, il tutto condito da un umorismo ben riuscito (per esempio lo scontro la re Pellinore e un altro cavaliere, in cui i due finiscono per sembrare più dei fessi che si danno botte per sport che eroici cavalieri in singolar tenzone come siamo abituati a pensare). Per poi diventare nello scorrere delle pagine sempre più tetro e triste man mano che ci avviciniamo alla fine (anche se l'umorismo continua a dare tracce di se ogni tanto).

Nel romanzo, sopratutto nel primo volume, sono presenti numerose lezioni su come essere un buon re grazie alle varie trasformazioni in animali che merlino fa provare a Artù (molto carina a mio giudizio la lezione con gli sparvieri), insegnamenti che si potrebbero applicare anche oggi.  

Molto interessante il fatto che Merlino non sia il classico mago dal capello a punta da poteri incommensurabili, ma che spesso la sua arte faccia cilecca (con risultati esilaranti). Con conoscenze anacronistiche per i tempi (per esempio conosce eventi futuri o il fatto che usi oggetti che non sarebbe stati di uso quotidiano che molti secoli dopo), tanto da sembrare quasi che provenga dal futuro (tanto da ringiovanire nel corso della storia invece d'invecchiare).

White arricchisce la storia originale con una nuova caratterizzazione dei personaggi, ma rimanendo fedelissimo per l'ambientazione storica (sia per le armi che per l'ambientazione, tanto le descrizioni delle giostre o di altri argomenti medievali sono davvero affascinati e sanno ricreare quel mondo alla perfezione). Per esempio non confonde o accorpa le sorellastre di Artù: Morgana (la strega) con la sorella Morgawse (la madre di Mordred).  

"Perché gli uomini facevano la guerra? Erano i capi malvagi che trascinavano il popolo innocente al massacro, o erano i popoli malvagi che si sceglievano i capi degni di loro? A ben guardare, pareva improbabile che un capo potesse costringere un milione d’inglesi contro la loro volontà. Se, per esempio, Mordred avesse manifestato l’intenzione di costringere gli inglesi a portare la sottana, o a stare con la testa al posto dei piedi, nessun dubbio che non avrebbero aderito al suo movimento per quanto bravo, persuasivo o ingannatore si fosse rivelato o per quanto terribile fosse stata la sua forza di coercizione. Un capo era costretto a offrire qualcosa di allettante ai suoi seguaci. Doveva dare la spinta finale all’edificio barcollante, ma nessun dubbio che l’edificio dovesse già barcollare per proprio conto prima di crollare. Se questi assunti erano veri, le guerre non erano calamità nelle quali i poveri, compassionevoli innocenti venivano spinti da uomini malvagi, ma movimenti nazionali più profondi, più sottili."

Mi ha piacevolmente colpito il fatto che White dia renda più complessi e contraddittori personaggi principali:

Artù è un re saggio e buono, ma saranno proprio la sua bontà e la sua rettitudine (e l'incapacità di adattarsi ai cambiamenti che si sviluppano nella sua corte) a causare la sua rovina e quella del regno (per esempio non riesce a comprende la natura malvagia del figlioccio e di Agravaine);

Lancillotto (sicuramente il personaggio più interessante del romanzo) è un personaggio pieno di complessi irrisolvibili (è un sadico ma allo stesso tempo cerca di compensare e nascondere tale tratto diventando il migliore tra i cavalieri di Artù), in continua lotta tra l'affetto incondizionato per il suo sire e l'amore senza limiti per la sua regina (cosa che lo porta più volte alla quasi pazzia). Un uomo che vive di estremismi, ma capace di venirne a patti per non danneggiare il prossimo, anche se spesso con pessimi risultati (come con sua moglie Elaine che finisce per aspettarlo per anni dopo essere stata abbandonata con un figlio da accudire talmente perfetto da essere inumano, fino a quando il suo marito non torna da lei dopo essere impazzito per colpa dalla regina Ginevra, per poi essere riabbandonata quando la regina lo richiama causandone la morte per crepacuore);

"Lancillotto aveva trascorso l’infanzia a fare esercizi cavallereschi e a pensare alla teoria di Artù per proprio conto. E credeva, con la stessa fermezza di Artù, con la fermezza dei cristiani più arretrati o meno “illuminati”, che esistesse una realtà chiamata Diritto. Ultimo, veniva l’ostacolo creato dalla sua natura. Nei recessi segreti del suo cervello particolare, in quei grovigli dolorosi e inestricabili che egli sentiva alla radice, il ragazzo era bloccato da qualcosa che noi non riusciamo a spiegare. Nemmeno lui sarebbe riuscito a spiegarlo, e per noi è passato troppo tempo. Amava Artù e amava Ginevra e… odiava se stesso. Il miglior cavaliere del mondo: tutti gli invidiavano la stima di sé che sicuramente doveva possedere. Sotto l’involucro grottesco e magnifico con un viso come quello di Quasimodo, vi erano la vergogna e il disprezzo di sé piantati, fin da quando era piccolo

Ginevra è una ottima regina, ma la sua sterilità e i suoi colpi d'ira causeranno molti guai futuri a Re Artù e a Lancillotto. Una donna che ama due uomini allo stesso tempo ma in diverso e allo stesso complementare tra loro;

Merlino è un mago saggio ma distratto e volubile, sostanzialmente di buon cuore (anche se anche lui avrà i suoi momenti negativi di rabbia). Cerca di  dare i migliori mezzi possibili per far diventare Artù un buon re, ma sarà proprio il positivismo senza limiti del suo pupillo a seminare i semi per la sconfitta del Re di Camelot.

La storia non ha una chiara collocazione temporale, Uther Pendragon sembra avere molto in comune con  Guglielmo il Conquistatore, ma ci sono vari accenni a personaggi successivi come Luigi IX Il Santo o le crociate, rendendo molto fumosa l'epoca storica (senza contare i vari anacronismi che l'autore si diverte a spargere durante il racconto).

La stessa Excalibur ha un ruolo molto marginale nel romanzo, tanto da sembrare una ordinaria spada, più simbolica che denotata di particolari poteri (La dama del Lago non compare per dire).

Per quanto come detto il romanzo sia di ambientazione medievale non mancano numerosi riferimenti al nazismo e al comunismo, alla pericolosità dei totalitarismi e dalla fiducia ceca nei governarti.

Artù è nel romanzo il più grande re che il mondo avrà mai (è una chiara allusione alla forza usate a fin di bene e di quanto sia importante la pace per i popoli), l'unico che riesca quasi a raggiungere da solo l'obbiettivo di rendere la terra un luogo votato totalmente al bene. Eppure i suoi tentativi si rilevano alla fine fallimentari. Istituisce la tavola rotonda (simbolo di giustizia e di un uso razionale della forza) per convincere i cavalieri d'Inghilterra a combattere per il bene, ma per farlo deve sconfiggere i vecchi potenti che non vogliono abbandonare la legge del più forte. Una volta che è riuscito a sconfiggere la vecchia classe feudale deve trovare nuovi scopi per i suoi cavalieri, per non farli cadere nell'ozio e nella lussuria, ma la ricerca del Graal lo priverà solo dei cavalieri migliori (tranne Galahad, il figlio di Lancillotto, che nonostante il raggiungimento dell'impresa rimane uno stronzo totale) e lascerà delusi e scornati i rimasti. Infine tenterà di imbrigliare il male codificando un codice di leggi e abbandonando il codice cavalleresco ormai vuotato dei suoi cavallereschi ideali per una ostentata purezza di facciata, ma alla fine saranno proprio le leggi da lui create a permettere allo storpio Murdred di controllarlo. La battaglia finale è l'epico scontro tra due mondi, il vecchio e barico modo di vivere (che rimane sempre sopito dentro di noi), che fa dalla rabbia cieca e dalla forza senza limiti il suo vessillo, e la speranza per i nuovi valori civili di giustizia ed equità incarnati in Artù. Uno scontro che lascia sul campo molti personaggi di entrambe le parti e che l'autore lascia volutamente aperto, in una sorta di passaggio di testimone al lettore,  che deve decidere da che parte schierarsi.

Forse l'unico difetto che sento di dare a questo romanzo è il fatto che l'autore abbia una passione nostalgica (Come per Tolkien e Lewis) per il vecchio mondo contadino/medievale inglese, ormai quasi del tutto scomparso per l'avanzamento dell'industria.

In definitiva consiglio a tutti questo romanzo, che mi ha emozionato e fatto riflettere, tenendomi incollato alle pagine fino alla fine (e che dispiacere quando ho finito il libro). Un libro istilla dei principi importanti in chi legge. Cosa volete di più da un libro? Un vero peccato che questo libro sia ormai introvabile in italiano (se non cercando nel mare piratesco o cercando nelle bancarelle), mentre nei paesi anglofoni sia considerato giustamente un classico del fantasy e continuamente ristampato.

 Non posso concludere che con questa frase, che solo chi leggerà il romanzo potrà capire:

HIC IACET ARTHURUS REX QUONDAM REXQUE FUTURUS