lunedì 8 maggio 2017

ACCA - L'ispettorato delle 13 province - Recensione -


Regia: Shingo Natsume
Composizione serie: Tomohiro Suzuki
Musiche: Ryō Takahashi
Studio: Madhouse
Genere: Spionaggio, Intrigo, Militare
1ª TV 10 gennaio – 28 marzo 2017
Episodi: 12
Distributore it: Dynit
Streaming it: VVVVID (sottotitolata)


Le vicende sono ambientate nel regno di Dowa, strano regno insulare a forma di uccello (che detta così suona malissimo lo so). Il re sta per compiere il suo novantanovesimo anno di regno. Il paese è diviso in 13 distretti denotati da un forte carattere d'indipendenza dal potere centrale (un mix tra la svizzera e il commonwealth britannico). A fare da collante tra il potere centrale e le spinte centrifughe indipendentistiche c'è l'ACCA, organizzazione volta alla realizzazione del bene comune, che controlla con dieci osservatori i distretti. Jean Otus, il nostro protagonista, ha il compito di viaggiare tra i distretti e la capitale per controllare l'operato della ACCA e riferire ai comandati informazioni sulla situazione generale del paese, ma una minaccia preme nell'oscurità per danneggiare lo status quo e cambiare gli assetti del paese.

ACCA è una serie tv che mi ha colpito molto per l'intreccio narrativo, davvero interessante e accattivante da seguire, peccato che ci siano molti elementi non molto riusciti che alla fine ne abbassino di molto il risultato finale.

Sicuramente il punto forte dell'anime è la sceneggiatura, che riesce a tenere sempre desta l'attenzione dello spettatore dando sempre qualche nuovo sviluppo nella storia senza mai però sbottonarsi troppo, cosa che stimola la curiosità senza mai sovraccaricarla di informazioni inutili. Anche se bisogna dire che il ritmo della storia è decisamente fin troppo lento in molti punti, anche per una storia di questo tipo. Molto interessante è il ruolo delle sigarette che Jean Otus riceve dai vari distretti e il significato recondito che man mano verrà svelato intorno ad esse. Sicuramente meno riuscite a mio personale giudizio le scene riflessive, tutte ruotanti intorno al cibo e alla figura di Lotta (la sorella di Jean), che risultano alla fine noiose e ripetitive (io alla fine avrei voluto strozzare Lotta con i suoi maledettissimi dolci per dire).

I personaggi secondari sono tutti ben caratterizzati e ben riconoscibili alla prima vista, anche se bisogna dire che alcuni, come il personaggio di Nino, sembrano essere inseriti più per scatenare le fantasie yaoi delle fangirl, che per un reale funzionalità della serie. Non altrettanto si può dire dei personaggi principali, che non riescono mai ad uscire dai binari preimpostati già visti in tremila personaggi simili, Jean è fin troppo apatico e menefreghista per attirare simpatie e la sorella è la Mary Sue del suo universo, quindi difficilmente si riesce a provarne simpatia.     

Jean, Lotta e Nino
L'ambientazione è veramente interessante, ogni distretto ha la sua particolarità geografica e culinaria (uno degli aspetti più riusciti della serie), anche se il risultato finale risulta leggermente esagerato come realizzazione e fin troppo simile all'ambientazione di un videogioco, con paesi che hanno stacchi climatici troppo bruschi per essere realistici. C'è di tutto....  ambientazioni marinare, di montagna, desertiche, campagnole ecc... addirittura abbiamo distretti simil Las Vegas e per non farci mancare nulla pure un distretto dove i nobili costringono la popolazione a vivere con tecnologia e vestiario pre-rivoluzione .industriale simile alla Francia di Lady Oscar (senza che nessuno negli altri distretti faccia nulla o perlomeno si preoccupi per la condizione della popolazione, anzi per molti sembra più un vantaggio positivo che un problema).

Sicuramente elemento peggiore di tutta la serie è il finale, che con la sua volontà di raggiungere a tutti i costi un lieto fine all'acqua di rose rovina tutto il lavoro fatto in precedenza, con personaggi che agiscono senza una reale motivazione plausibile (o probabilmente gli sceneggiatori si sono dimenticati di metterla), rovesciamenti di fronti dettati dal caso, esseri diabolici da eliminare a tutti i costi per la salvezza dell'organizzazione che poi la sceneggiatura fa diventare buoni perché si. Con tanto cattivi della situazione che riescono in tutta tranquillità e senza nessuna ripercussione personale a raggiungere parte del loro obbiettivo (con buona pace della tanto decantata e sbandierato equilibrio precario che reggerebbe i distretti). 

Il mio personaggio preferito nella serie
Belle le sigle iniziali e finali, sopratutto la sigla iniziale (Shadow and Truth dei One III Notes) riesce a rendere bene le atmosfere noir della serie, oltre che essere molto orecchiabile. 

In definitiva ACCA è un anime con una buona storia, ma non sempre sfruttata benissimo, sopratutto nel finale. Se cercate una storia interessante e ricca di colpi di scena vi consiglio di dargli un'occhiata, se invece cerate un serie con una buona verve comica e tanta azione girata al largo (qui non ne trovate neanche un oncia).  

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