lunedì 20 marzo 2017

fiabe islandesi di Iperborea edizioni - Recensione -



Ho sempre adorato leggere le fiabe, sopratutto quando sono riportate in modo fedele alle loro versioni orali. Da esse è possibile rintracciare un filo di tradizioni, spesso risalenti a periodi pagani, che si sono mantenute intatte fino ai giorni nostri. Le fiabe per lunghi secoli snobbate dalla cultura alta, sono state riscoperte nel romanticismo, dove sono nate le prime raccolte che si riproponevano di riscoprire lo spirito genuino della nazione, oggi sono un'utile strumento per comprendere la mentalità del popolo dell'epoca, molto lontano dalla storiografia importante. Le fiabe riflettono la volontà di una popolazione contadina povera,di superare le proprie esperienze di fame, violenze e sopraffazioni, attraverso storia orali per criticare le ingiustizie e suscitasse la speranza di un riscatto sociale che gli elevasse dalle loro condizioni miserevoli.

«Ah ah!» disse la voce nella collina. «Non è mia abitudine risarcire certi scherzi, ma visto che sei venuto fin qui e ti sei accollato questa responsabilità, voglio fare un’eccezione e accontentarti. Vai a est della collina, troverai un puledro. Per sua natura caga cibo e piscia latte: puoi tenerlo e portarlo a casa con te.»

illustrazione di Kate Baylay
Questo è il terzo volume che la casa editrice Iperborea dedica alle fiabe nordiche (precedentemente erano state raccolte le Fiabe Lapponi e Fiabe Danesi), tutte riprese dai primi racconti tramandati oralmente.

L'Islanda terra isolata ha sviluppato un proprio assetto di tradizioni fortemente originali e che risentono molto spesso della tradizione vichinga. Non sarà infatti raro vedere nelle fiabe di questa terra Troll o giganti a varie teste, riti che nonostante l'aspetto cristiano dei gesti risuonano ancora di paganità (come benedire la tavola con un gesto magico).

Molti elementi interessanti traspaiono da questa raccolta, come la nascita del popolo nascosto (o Elfi se si preferisce), che non sono altri che i figli che Eva non era riuscita a lavare prima della visita di Dio (In cui si nota la trasformazione delle storie di radice vichinga al passaggio del cristianesimo) e che quindi vivono una esistenza nascosta all'uomo ma comunque affine, e che in molti casi viene in soccorso del protagonista, in altre invece come antagonista. Il fjöregg (uovo vitale), dalla valenza fortemente simbolica di vita e che assieme alla steinnökkvi (la barca di pietra dei Troll) dimostra la presenza di un tessuto molto più antico di tradizioni che si sono poi fuse con la tradizione cristiana.

Tutte le fiabe sono di breve durata (al massimo una decina di pagine) e molto spesso hanno una struttura molto simile tra di loro. Solitamente divisa in tre atti. Non mancano anche la presenza di storie che si riallacciano a una tradizione extranazionale, quasi una anticipazione della globalizzazione moderna, come in "Vilfríður più bella di Vala" e "Biancaneve" che godono di una forte somiglianza. Esistono temi comunque originali come "Fiaba di Hlini figlio del re", "Le figlie del contadino" dove sono le donne a salvare i loro futuri mariti. Mi ha particolarmente colpito la "Fiaba del re Oddur", una storia che per certi elementi potrebbe essere considerata oggi una fiaba transgender o perlomeno delle difficoltà di genere del protagonista, dimostrazione che certe tematiche siano presenti da molto tempo e non siano il frutto del nostro mondo moderno. Tutte le storie sono caratterizzate da un vena di Humor, quasi canzonatorio, con una tracia sensuale o di crudezza che si intravede nelle storie, tanto da ricordare una saga vichinga.

"Ho divorato due corvi, due topolini, dodici puledri, tredici vitelli, un cane, un bastone e cento pecore, ma potrei divorare anche voi!"

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