lunedì 31 ottobre 2016

Il treno del mistero di Kyotaro Nishimura - Recensione -

I treni sono da sempre luoghi carichi di fascino e mistero, dove il tempo sembra quasi fermarsi mentre il mondo intorno a noi continua a girare vorticosamente, un posto dov'è possibile fare ogni genere d'incontri, per poi partire verso incredibili avventure (tranne se state viaggiando su un regionale italiano, in quel caso l'esperienza si fa più vicina a un girone infernale). Logico che molti autori abbiamo usato il treno nei loro romanzi come Agatha Cristie, Rowling, Le blanc ecc. Ma sarebbe possibile credere che un treno possa scomparire letteralmente nel nulla senza che nessuno se ne accorga? Sopratutto quando si parla delle ferrovie giapponesi? Famose per la loro precisione maniacale? Nishimura ci lancia una sfida che ogni appassionato del giallo e del mistery non può rifiutare.

Trama: Il treno del mistero è un'abile trovata pubblicitaria delle ferrovie giapponesi: un itinerario rigorosamente segreto attraverso il paese per quattrocento fortunati turisti. Ma tra una stazione e l'altra, improvvisamente, il treno scompare. E la polizia dovrà impegnare tutte le sue risorse per far fronte alla più incredibile forma di riscatto mai formulata.  (dal retro della copertina).

 Kyotaro Nishimura
Kyotaro Nishimura è in patria una sorta d'istituzione vivente per quanto riguarda il romanzo giallo, con milioni di copie vendute dei suoi romanzi, ha ricevuto numerosi premi letterari. Il treno del mistero è il primo romanzo di una fortuna serie, purtroppo come succede spesso in Italia è arrivato solo il primo volume della serie e poi non è stato più pubblicato nulla, probabilmente perché la traduzione italiana (anche se nell'edizione italiana non è scritta da nessuna parte) deriva da quella inglese ferma anch'essa al primo volume. Fortunatamente da quello che sono riuscito a capire ogni romanzo è completamente slegato dagli altri e accomunati solo dalla figura dell'ispettore Kamei.   

Il romanzo riprende lo stile "sfida contro il tempo", dove dopo  un inizio particolarmente calmo gli eventi si succedono in mondo sempre più rapido man mano che ci avviciniamo alla fine. Le vicende del romanzo sono raccontate da vari personaggi, che alternano i loro punti di vista per permettere al lettore di avere una maggiore comprensione degli eventi, anche se alla fine i personaggi principali con cui il lettore si interfaccierà saranno l'ispettore Kamei e il direttore delle ferrovie giapponesi Kimoto. Lo stile di scrittura è asciutto e funzionale, scevro di dettagli accessori o elementi non strettamente funzionali alla trama, permettendo al lettore di concentrarsi solo sugli elementi  più interessanti, sacrificando al contempo ogni possibile caratterizzazione o affezione sui personaggi,  con il risultato che il tutto finisce per essere fin troppo anonimo e macchietistico. Gli eventi che porteranno alla scomparsa del treno prima e poi alla affannosa ricerca dei passeggeri poi sono ben pensati e rilevati con il giusto tempismo, anzi molti degli escamotage realizzati dai rapinatori stupiscono per furbizia e realizzazione tecnica.

Peccato per una conclusione insoddisfacente e affrettata, con l'autore che sembra  si sia accorto all'ultimo di aver quasi finito lo spazio disponibile e sia corso velocemente al riparo con la prima soluzione che gli sia venuta in mente.

In definitiva Il treno del mistero di Kyotaro Nishimura si rivela un ottimo romanzo da spiaggia. Sopratutto per il fatto che i capitoli sono spesso brevissimi (alle volte non durano neanche due pagine) e la scarsità di pagine (il romanzo non supera le duecento pagine) non scoraggiano neanche il più pigro dai lettori. È un romanzo che diverte e non annoia, anche se risente di alcuni difetti che come detto sopra ne rovinano il risultato finale. Da quello che so è ormai fuori edizione da un bel po', ma se riuscite a trovarlo in qualche bancarella dell'usato a un buon prezzo (il mio volume l'ho pagato l'esorbitante cifra di 0.30€) è un occasione da non perdere.
   
L'edizione italiana è buona, anche se sono presenti diversi refusi di stampa, ma nulla di grave. Peccato per l'immagine di copertina, una delle più brutte e banali che abbia mai visto.

venerdì 28 ottobre 2016

Lifeline: Inferno Bianco



Avete mai giocato ad una avventura testuale? Forse no. L'avventura testuale è un genere fiorito negli anni 80 (dove la capacità grafiche dei computer era molto limitata), che consiste in un gioco composto quasi totalmente da testo in cui il giocatore si muove dando ordini testuali (prendi, gira a.., parla), diciamo che è molto simile alle meccaniche di un Dungeons & Dragons (ma in cui sono presenti solo due giocatori: Il master/computer e il giocatore) o ancora meglio i librigame (libri in cui è il giocatore attraverso le sue scelte a determinare l'andamento della storia). Oggi nell'ambito commerciale sono ormai scomparsi, ma esiste ancora un mondo di appassionato che continuano a scrivere avventure testuali in rete.

Lifeline: Inferno Bianco può essere considerato come un seguito spirituale delle avventure testuali ma in salsa moderna.

Solo e senza memoria, in un deserto ghiacciato, un misterioso personaggio chiederà a noi di aiutarlo a sopravvivere. Saremo noi a dargli le giuste dritte per raggiungere la salvezza (quando le nostre decisioni non lo manderanno all'altro mondo ovviamente :P ), mentre pian piano verremo a conoscenza della sua storia. Ogni nostra scelta potrà modificare in modo significativo la storia di V. Adams (questo il nome del personaggio che dovremo aiutare), compreso il finale.

Quando ho trovato questo gioco a soli 0.10€ sul playstore ero leggermente dubbioso sul titolo. Visto che sul playstore una buona parte dei titoli presenti sono ciarpame buono solo per occupare spazio sul cellulare. Invece Inferno Bianco si è rivelato un buon investimento.

Il gioco si rivela abbastanza semplice e leggero (quindi anche il peggior cellulare cinese dovrebbe riuscire a farlo partire). Tutto il gameplay si basa sul testo, non ci saranno ne immagini o video di sorta, e il giocatore interagirà ogni tanto con la storia attraverso delle scelte, di solito limitate a due opzioni (il classico scegli A e accade x, scegli B e accade Y). La storia nonostante sia molto semplice e con molti cliché, risulta profondamente accattivante e appassionante. Sopratutto il rapporto che si instaura con Adams è veramente ben riuscito, il tutto basato su brevi frasi di circostanza ma che riesco a dare spessore e umanità al personaggio, permettendo quel processo di affiatamento con il giocatore indispensabile in questo tipo di giochi. Alla fine non si può non affezionarsi a questo disgraziato e quando per una nostra scelta ne causeremo il decesso (e fidatevi accadrà spesso) sono sicuro che un po' vi dispiacerà e tornerete immediatamente indietro per cambiare la scelta. 

Davvero un colpo di genio il fatto che molte delle azioni che sceglieremo di far fare ad Adams porteranno a una sospensione automatica del gioco per alcuni minuti o ore (per esempio se ordiniamo a Adams di controllare un file o riparare qualcosa, lui chiuderà la comunicazione mentre svolge quella operazione e dovremo aspettare che l'abbia finita prima di poterlo ricontattare). Questo permette al gioco di avere una impostazione più realistica e interessante (anche se in verità il tutto è  una mera scusa per allungare il brodo in un gioco che altrimenti durerebbe 10 minuti scarsi). Altro punto forte del gioco è la riogiocabilità del titolo, davvero molto ampia, visto che ogni scelta fatta porterà una soluzione determinata, quindi il giocatore è spinto a giocare più volte il titolo per vedere come sarebbe andata la storia se avesse scelto B invece di A in quel determinato frangente.

Una schermata di gioco.
Ci sono comunque dei difetti. La storia è molto breve e stereotipata (se non fosse come detto sopra per le pause strategiche il gioco durerebbe pochi minuti). La difficoltà dei pochi enigmi proposti è abbastanza bassa e scarsamente presente, ciò può essere un bene o un difetto a seconda dei gusti, per quanto mi riguarda una maggiore complessità non avrebbe guastato, anche perché molti degli enigmi presenti sono imbarazzanti come livello di difficoltà. La scelta di  limitarsi a solo due opzioni è abbastanza stridente a mio giudizio, ho sentito troppo la mancanza di libertà di scelta durante il gioco, una maggiore possibilità di route avrebbe sicuramente dato maggiore spessore alla storia e libertà al giocatore, ma capisco che mettere molte scelte sarebbe stato difficile e confusionario nei piccoli schermi del cellulari.

In sostanza è un gioco divertente e appassionante, con qualche piccolo difetto certo, ma nulla che rovini l'esperienza di gioco. Lo consiglio a tutti, sopratutto agli amanti delle avventure grafiche che qui ritroveranno in parte lo spirito di quei giochi. Come sempre vi consiglio di acquistare questi giochi nelle piattaforme ufficiali per sopportare il lavoro degli sviluppatori (se il gioco vi è piaciuto è giusto dare qualcosina a chi ci ha regalato del divertimento, o no?).          

mercoledì 19 ottobre 2016

Lupin III - il sigillo di sangue, la sirena dell'eternità - Recensione -


Regia: Teiichi Takiguchi
Produttori: Kōji Takeuchi, Naoki Iwasa, Toshio Nakatani
Char. design: Yoshiharu Satō
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment

Lupin III - il sigillo di sangue, la sirena dell'eternità è il ventiduesimo (ventitreesimo considerando lo special crossover Lupin vs Detective Conan) special televisivo dedicato al ladro gentiluomo. Questo special è stato realizzato per il quarantesimo anniversario della serie. È andato in onda la prima volta in Giappone su Nippon Television il 2 dicembre 2011. In Italia lo special è stato trasmesso in prima tv su Italia 1 il 15 ottobre 2016 alle 23:15.

La trama vede Lupin "costretto" per l'ennesima volta a rubare un prezioso gioiello, la scaglia della sirena, per salvare la "rapita" Fujiko dalla boss della malavita Toudou Masae. Sembra infatti che il gioiello sia la chiave per raggiungere un favoloso tesoro che fa gola a molti. Il colpo riesce, ma Lupin si accorge che la pietra venduta dall'oscuro Himuro è solo un falso. Nel frattempo il nostro ladro gentiluomo incontra Maki, una bambina che vuole diventare l'allieva del più grande ladro del mondo. Tra colpi di scena e azioni rocambolesche Lupin e soci arriveranno di fronte al mistero della sirena, mentre Lupin riflette sul proprio mestiere di ladro.

La trama come si può vedere è abbastanza classica nello sviluppo e non c'è nulla che non si sia già visto in special precedenti. Lupin accetta il furto ma è già a conoscenza del mistero legato alla gemma, Fujiko è sempre pronta a tradire ma alla fine torna sempre dalla parte dei giusti, Jigen e Goemon fanno le spalle ecc. 

Sicuramente punto forte del film è una straordinaria qualità tecnica nel disegno, con inquadrature veloci e molto movimentate. Cosa che riesce a dare il giusto ritmo alla storia e trasformare un classico inseguimento alla "Lupin" in qualcosa di visivamente d'impatto. Il character design dei personaggi è molto carino da vedersi, con questo mix  molto dolce nei tratti e minimale nei disegni del volto.

La caratterizzazione dei personaggi è abbastanza classica, l'unica eccezione è Lupin stesso che attraverso Maki e il confronto con suo nonno si analizza per comprendere cosa ci sia dietro alle proprie azioni, cosa lo spinge ogni volta ad annunciare il colpo e lanciarsi in sfide impossibili, se non ci sia una sorta di maledizione che costringe tutti i membri della famiglia Arsenio a lanciarsi sempre in nuove sfide fino alla fine. Ho trovato molto bella questa scelta, anche perché alla fine non c'è una soluzione effettiva alla domanda e tutto viene lasciato nel dubbio (tranne per il fatto che Lupin si diverta a fare quello che fa). Bello anche il personaggio di Maki, con la ragazzina che grazie alla sua energica caparbietà diventa una divertente spalla per il nostro ladro gentiluomo, e grazie a lui riesce a crescere fino a maturare come ragazza. Carino il rapporto che si instaura tra Misa e Maki, la prima vista come una specie di strega per le sue capacità sovrumane di guarigione (una specie di Wolverine alla giapponese) e la seconda che viene da una vita difficile, ma che trovano nella loro amicizia la forza per andare avanti. 

I cattivi non lasciano il mordente, e come detto sopra non ci si discosta molto dal classico nemico da special di Lupin, quindi avido e alla ricerca del potere per i propri scopi. L'unica nota negativa la darei proprio alla scelta degli sceneggiatori di trasformare il cattivo Himuro nella parte finale del film in una sorta di Hulk giapponese, cosa che ho trovato molto forzata e poco azzeccata nel contesto proposto.

Il mistero dietro al tesoro della sirena e a Misa (l'amica del cuore di Maki) ha qualche spunto interessante, ma la storia non si dimostra mai capace di attirare l'interesse sul fatto e preferisce concentrarsi sui personaggi (forse la scelta migliore).

Il doppiaggio italiano mi sembra buono (Anche se la voce italiana di Misa non mi è piaciuta) e non dovrebbero esserci censure (ma non sono sicuro al 100%).

Piccola riflessione personale: È possibile che solo in Giappone le trappole dopo secoli di inutilizzo funzionino perfettamente come se fossero state installate ieri? Senza neanche un minimo di ruggine? 

In definitiva è uno special nella media, non ci sono particolari elementi negativi ma neanche elementi fortemente di pregio. Diciamo che si lascia guardare, forse l'unica cosa interessante è la particolare cura per l'animazione, sopratutto nelle scene d'inseguimento. 
   
  

lunedì 10 ottobre 2016

Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo - Recensione -


Rupan Sansei - princess of the breeze ~Kakusareta kūchū toshi~)
special TV anime
Regia: Takaomi Kanasaki
Char. design: Takahiro Kagami
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television


Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo è il ventiquattresimo (venticinquesimo contando il crossover Lupin III vs. Detective Conan) special televisivo animato dedicato a Lupin III. Nonostante il nome faccia pensare a qualche collegamento con il primo film dello studio Ghibli (Laputa - Castello nel cielo), il film si avvicina per tematiche e ambientazioni al film Il castello di Cagliostro, sempre diretto da Miyazaki con protagonista Lupin. 

La storia parte con Lupin che cerca di rubare il tesoro di Shahalta, nazione montuosa e incessabile che fonda la sua economia su uno speciale tipo di elio e sulla tecnologia dei dirigibili. Il popolo dopo un violento colpo di stato ha abbattuto la monarchia per instaurare una repubblica. Durante il colpo Lupin scopre di essere stato anticipato da una banda di pirati dell'aria, ma quando riesce a recuperare il tesoro scopre che esso è composto da un bambino (Ramu) e una scatola vuota. Il ladro gentiluomo decide allora di aiutare Yutika (una delle componenti della banda) per scoprire la verità sul misterioso tesoro di Shahalta.

Possono una neonato, una "ragazzina" graziosa, Lupin e la sua banda salvare il film? La risposta breve è Ni. 

La caratterizzazione dei personaggi è veramente buona. Vedere Lupin e Jigen comportarsi da novelli papà, con Goemon in veste di zio amorevole che guarda caso passa sempre da quelle parti con qualche pensierino (giapponese) per il bambino è qualcosa di estremamente divertente. Lupin è veramente energico ed è bello il rapporto quasi paterno che si instaura con Yutika. Ramu è forse il pezzo forte dello special, difficilmente si potrebbe credere che un neonato possa essere cosi divertente, I minuti in cui lo si vede andare in giro con Lupin a fare furti sono forse uno dei punti più belli dello special, con il duo che diventa una specie di star popolare (con tanto di video su youtube, selfie e gente che tifa per il duo). Il fatto che in molte scene imiti le espressioni di Lupin e Jigen è carinissimo. Yutika è veramente un personaggio ben caratterizzato, con una evoluzione nel tempo veramente ben riuscita. Le sue espressione sono davvero adorabili (sopratutto quando Lupin la prende in giro chiamandola ragazzina). Mr G con il suo modo assurdo di fare (molto texan style), con il suo continuo ricorrere alle armi da fuoco per qualsiasi cosa (anche solo per salutare) e la sua aria da vecchia cariatide (anche se poi nella bottiglia c'è solo latte) è veramente fantastico.

La trama è carina ma sostanzialmente debole, e si sente forte l'influenza del film di Miyazaki (quasi tutte le scene principali del castello di Cagliostro sono presenti, rendendo il tutto più una sudditanza che un reale omaggio). Le parti originali funzionano a tratti, alcune meglio riuscite (sopratutto le scene con il neonato e quelle in cui lupin incontra le ex guardie reali), altre imbarazzanti nella loro realizzazione. La parte finale e alcuni personaggi sono veramente orribili. I nemici sono abbastanza anonimi e senza una motivazione accettabile. Sopratutto il primo ministro Shion Adel Bikrobute ha nella maggior parte del film un atteggiamento apatico e lascia che Koshal Van Shutelvalt distrugga e inquini il paese per il proprio tornaconto personale. Tranne negli ultimi minuti dello special tv dove ha un cambiamento caratteriale incomprensibile e forzatissimo. Passando dal menefreghismo più totale a "Il mondo mi odia! io odio tutti!" attaccando il cattivo principale a "l'ho fatto solo perché volevo proteggere x" (tra i lacrimoni di tutti), il tutto in meno di cinque minuti, rendendolo peggio di un ragazzino isterico che non ha ricevuto come regalo il nuovo Iphone (facendo comprendere come gli sceneggiatori si fossero solo accorti all'ultimo che a pochi minuti dalla fine non avevano ancora risulto il problema dei cattivi. Ricorrendo quindi al primo motivo valido per risolvere tutto). Il personaggio di Rasha è sostanzialmente inutile e non ha nessuna economia negli eventi della trama, beccandosi poi il premio più ambito senza motivo.

Il character design è veramente bello, con questo taglio più secco e realistico. Sopratutto Lupin è veramente ben riuscito e sembra molto più adulto del solito. Fujiko per quanto non abbia un ruolo di primo piano ha un tratto veramente bello e l'uso di una tutta da motociclista ne accentua le forme molto erotiche senza mai cadere nel volgare (gli animatori lo sanno e non mancheranno le inquadrature strategiche per evidenziare il fatto)  Le animazioni sono buone anche se non sono eccezionali. In questo special c'è il gradito ritorno della mitica Mercedes-Benz Typ SSK, anche se sotto forma di una brutta cgi che ne ammazzo di molto il fascino. Avrei evitato di mettere in scena quella imbarazzante (per quanto divertente) dell'incitamento evacuativo nei confronti del pargolo, che gode di una stitichezza leggendaria. 

Il doppiaggio italiano è buono e non sono presenti censure di sorta. Anche se alcuni dialoghi sono stati addolciti (Per esempio Yutika nel Colosseo da del pervertito a Lupin e non del mascalzone come nel doppiaggio italiano). 

In definitiva questo è uno special carino, che a tratti diverte, ma soffre di una sceneggiatura debole e troppo legata al film di Miyazaki e alcuni personaggi fuori da ogni schema. In parole povere è nella sufficienza.     

martedì 4 ottobre 2016

I Magnifici 7 (2016) - Recensione -


Anno: 2016
Durata: 132 min
Genere: azione, western
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: Richard Wenk, Nic Pizzolatto

Ormai è un fatto certo Hollywodd non ha più il coraggio per proporre qualcosa con un grosso investimento senza allacciarlo in qualche modo a qualche big del passato. Ecco qui un film tutto sommato decente che deve tenersi un nome molto più grosso di lui.

Siamo in California nel 1879 . Il piccolo villaggio di Rose Creek è perseguitato da Bartholomew Bogue e i suoi scagnozzi, che intendono cacciare gli abitanti per poter sfruttare il terreno ricco d'oro. Quando Bogue arriva ad incendiare la chiesa e massacrare alcuni abitanti della cittadina si scatena la rabbia della popolazione. La giovane vedova Emma Cullen parte alla ricerca di pistoleri per organizzare la rivolta. 

I Magnifici Sette
Partiamo dalla premessa che questo film dell'originale mantiene poco e nulla, giusto lo spunto della difesa di una città in mano a un cattivo e poco più. La trama è abbastanza sempliciotta nel suo sviluppo, il classico assedio in cui i nostri dovranno affrontare varie orde di avversari fino all'epilogo finale. Il film al netto dei proclami di modernità non si discosta tanto dai vecchi cliché del film western alla John Wayne. L'unica grossa novità è quello del cast multietnico che fa molto politically correct, ma è un pugno nello stomaco nei confronti della realtà storica (onestamente nel cast mancavano solo un italiano per diventare l'incipit di una barzelletta), compreso una donna che sa spare e che fa farà il sostituto di uno dei magnifici quando non sarà presente in scena. 

Il film si potrebbe almeno salvare se ci fosse almeno una motivazione decente dietro alla scelta dei comprimari di seguire Denzel Washington in quello che si preannuncia un sicuro massacro. Peccato che il film non abbia ne voglia ne tempo per dare anche un briciolo di spiegazioni e il modo in cui vengono reclutati potrebbe essere riassunto cosi:

Denzel: "Dimmi ti piacerebbe venire con me in quello che sicuramente si preannuncia un'impresa suicida, in cui se va bene alla fine della fiera non si salverà nessuno?"

Tizio: "Mmmm... Aspetta (controllando l'agenda).... Ci pagheranno?

Denzel: "Ci pagano una miseria"

Tizio: "Ah! Ok, per questa settimana sono libero".

Davvero non sto scherzando. Nessuno a parte Denzel Washington e Chris Pratt ha una motivazione o uno straccio di caratterizzazione per fare quello che fa. Sembrano letteralmente  dei mentecatti che vanno allegramente al massacro perché si. Peccato perché tralasciando il discorso storico i personaggi presentati sono tutti abbastanza interessanti. Abbiamo l'abile capo nero; un cecchino attanagliato dai sensi di colpa; un cinese che lo accompagna abilissimo con i coltelli; un messicano; un indiano che combatte con arco e  tomahawk; un gigantesco montanaro/cacciatore di scalpi interpretato da Vincent D’Onofrio che combatte come un'orso (che nel doppiaggio italiano ha una voce da idiota) e un irlandese ubriacone (Chris Pratt) ma dal cuore d'oro. È davvero un peccato che la sceneggiatura non si impegni per nulla per dare uno straccio di caratterizzazione al cast. Tanto che il film non cerca minimamente di nascondere le proprie pecche narrative.

Le scene di azione sanno intrattenere, ma si nota che Antoine Fuqua non sa narrare le sparatorie e i duelli, limitandosi a eroi che fanno fuori con un singolo colpo l'avversario senza mai sbagliare, qualsiasi sia la minaccia gli si pari di fronte, con situazioni al limite dell'assurdo con i protagonisti che in campo aperto vanno incontro al nemico a canna spianata o peggio all'arma bianca inarrestabili, mentre l'avversario si limiterà a sparare a casaccio sperando di colpire qualcosa. Almeno durante il film non ci si annoia mai e questo è sicuramente un grande pregio nel panorama dei remake moderni.

Il cattivo è onestamente uno dei più brutti e noiosi che il cinema western abbia mai partorito. Sembra la caricatura di una caricatura di un cattivone classico da film western, tanto che Peter Sarsgaard sembra aggirarsi sul set in preda a un torpore da oppio per quanto è annoiato da quanto gli accade intorno.

In definitiva i magnifici sette (2016) è un film guardabile, che diverte, con buone scelte d'azione ma afflitto da una sceneggiatura debole e un accostamento a un grande film western che non può che affossarne il giudizio finale.           

lunedì 3 ottobre 2016

Lupin III - La pagina segreta di Marco Polo - Recensione -


Regia: Hajime Kamegaki
Soggetto: Katsurō Hidaka
Char. design: Masamoto Sudō
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment

Lupin III - la pagina segreta di Marco Polo è il ventitreesimo special tv prodotto sul ladro gentiluomo (ventiquattresimo se consideriamo il cross over con Detective Conan). In Giappone è stato trasmesso il 2 novembre 2012, mentre in Italia è arrivato solo il 1 ottobre 2016 alle 23:35 (perché Mediaset non è contenta se non rende impossibile la vita del fan di Lupin).

Lupin è sempre un vero Gentleman 
La trama vede Lupin III accusato dell'omicidio di Theo Argento, un famoso archeologo genovese, che ha scoperto nel palazzo San Giorgio una pagina mancante del "Milione" di Marco Polo, attraverso la quale sarebbe possibile trovare un tesoro di inestimabile valore. Durante la ricerca del tesoro si troverà a fare da guardia del corpo alla giovane Lisa Argento, nipote dell'archeologo, ricercata da una oscura organizzazione. Nel frattempo Goemon si troverà impegnato in un allenamento che lo terrà  coinvolto mente e "cuore".

Devo dire che Lupin III - la pagina segreta di Marco Polo è stata una piacevole sorpresa da vedere. La trama per quanto molto semplice e sempre attenta ad non uscire dai binari preimpostati, sa intrattenere e divertire. I colpi di scena e i momenti comici sono ben inseriti e alternati tra loro. Zenigata qui ha una caratterizzazione più adulta e interessante da vedere rispetto al suo classico ruolo di macchietta comica dedita solo a inseguire Lupin, regalando in alcune scene una forza e una intraprendenza inaspettate (la scena della lotta a suon di colpi di Judo è davvero spettacolare). L'aura di mistero sul tesoro riesce a funzionare per tutto il film e il colpo di scena finale è veramente ben azzeccato come messaggio e soluzione.   

È interessante notare come lo special sia composto da due storie parallele, quella di Lupin alla ricerca del tesoro e quella di Goemon che si ritrova a studiare presso un maestro che lancia massime sulle mele (perché le mele sono immuni dalla sete di sangue secondo costui. Il perché.... lo sa solo lui) e la sua famiglia composta da tre bellissime ragazze. Senza che questo rallenti o confonda la storia, anzi rendendola ancora più interessante e appagante da vedere. Riuscendo alla fine a far convergere le due storie senza particolari discrepanze.  
 
Davvero pregevole i fatto che Goemon abbia questa volta una storia parallela degna di questo nome, e che incredibile ma siano riusciti a rendere divertente quel serioso di un Samurai. La scena del bagno per quanto ormai da manuale del fumetto Giapponese è veramente divertente per le reazioni da fesso di Goemon. Il tutto grazie anche ad una semplice, ma molto buona caratterizzazione delle tre sorelle (che mi hanno ricordato molto le tre sorelle di Occhi Gatto) che vivono nel Dojo dove si allena Goemon, che regalano grazie alle loro marachelle una storia molto ben riuscita. Dal morire dal ridere la scena dove Goemon parte al salvataggio di una delle sorelle del dojo, con frasi degne del peggior Shojo e con l'aria che si riempie di una atmosfera sognante, mentre  una esterrefatta Fujiko si chiede da dove vengono tutti questi luccichii. Peccato il nostro Ghé-Ghé non abbia nessuna voglia di accasarsi con la maggiore delle tre sorelle e fugga verso nuove avventure.

È  davvero interessante scoprire che Marco Polo in Giappone è soggetto di studi scolastici. Sopratutto per aver descritto per la prima volta al popolo europeo la loro terra, da lui definita Cipango e dipinta come un paese fatto di palazzi completamenti rivestiti d'oro.

Peccato per una Lupin girl (Lisa Argento) davvero imbarazzante, con una importanza nella economia della storia nulla o poco più, e una caratterizzazione ancora peggiore (Si lo so che durante la storia avrà una maturazione che la porterà a credere in se stessa e non affidarsi agli altri, ma onestamente a mio giudizio non basta per salvare il personaggio). Sembra quasi che Lupin se la porti dietro per contratto o una cosa simile. Anche il cattivo non sfugge da un profilo blando e dalle motivazione non molto chiare. Comparendo solo quando la trama ha la necessità di avere una scossa.

Il character design di Fujiko mi ha lascito contrastato, il tratto del viso mi piace molto, il resto no. Per il resto un buon lavoro, sopratutto sono ben fatte le espressioni scimmiesche di Lupin. 

Il doppiaggio è molto buono e non sono presenti censure di sorta.

In definitiva Lupin III - La pagina segreta di Marco Polo è  uno special che sa divertire lo spettatore, ha buone trovate e forse una delle migliore storie riguardanti Goemon. Di certo si può trovare molto di meglio ma anche di infinitamente peggio. Sicuramente da vedere, sia per chi si avvicina per la prima volta a Lupin che al Fan accanito dello stesso.