sabato 26 marzo 2016

Lupin III: Partita italiana (Italian Game) - Recensione -



Lupin terzo - Partita italiana
ルパン三世 イタリアン・ゲーム
Paese Giappone
Autore Monkey Punch (manga)
Char. design Yokobori Hisao
Musiche Yūji Ōno
Studio TMS Entertainment
1ª TV Jap 8 gennaio 2016
Durata 90 min

 Lupin III: Partita italiana è il ventiquattresimo special dedicato al celebre ladro gentiluomo (venticinquesimo se considerate lo special Lupin III vs Detective Conan). Lo special è andato in onda l'otto gennaio 2016 in Giappone, in Italia per il momento risulta inedito. Per quanto non sembri questo special non è un prodotto totalmente originale come ci hanno abituato i precedenti capitoli, ma si tratta di un collage di tre episodi dell'ultima serie più trenta minuti di animazione originale che servono come una sorta di ponte fra i tre episodi per creare qualcosa di originale.

La trama è questa: Lupin e soci ricevono la sfida del misterioso Conte mascherato per recuperare il tesoro del Conte di Cagliostro (No, il conte di Cagliostro del film il castello di Cagliostro non c'entra nulla).. Nel frattempo si intrecciano i destini di Lupin e della sua nuova "compagna" Rebecca Rossellini.

Lo special come detto sopra è composto da tre episodi della serie tv (precisamente: Rendez-Vous senza fermate, Il matrimonio di Lupin e 0.2% possibilità di sopravvivere), senza alcuna modifica apportata ne al disegno ne nella sceneggiatura, unite da 30 minuti che fanno da punto di unione e centro portante della trama. Sembra onestamente di vedere uno di quei vecchi film di montaggio di cartoni come Goldrake, Jeeg ecc, con l'unica differenza che qui sono gli stessi autori giapponesi a modificare e plasmare gli episodi in modo che si incastrino in una nuova storia narrata. Il risultato onestamente non è dei migliori, la trama funziona solo nelle scene originali, per poi congelarsi improvvisamente quando riprende la storia dell'episodio televisivo, con l'effetto simile al cambio di un programma televisivo, per poi ricominciare come se nulla fosse quando la storia originale ricomincia. Si finisce per aspettare tra la noia e l'effetto simil déjà-vu qualche scena nuova tra puntate già trasmesse. I problemi di sceneggiatura non possono che essere evidenti, con personaggi che vengono chiamati in ballo per qualche misteriosa ragione e poi subito dimenticati, eventi e organizzazioni tirati in partita e poi mai visti in azione o presentate. Un vero peccato perché la trama dello special, per quanto sempliciotta, non è malaccio (Anche se non mancano come nella serie tv scene senza senza senso, come quando Rebecca compra un intero castello di importanza storica solo per rubare il tesoro contenuto al suo interno).

Sinceramente questa storia sta diventando noiosa
Il Character Design è come per l'ultima serie veramente ben fatto e accattivante, i paesaggi e le macchine sono riprodotti fedelmente. La soundtrack giapponese è veramente bella, ed è veramente imbarazzante il confronto con la nostrana edizione, effettivamente povera al confronto, scarsamente presente e mai coinvolgente. Per quanto riguarda il doppiaggio giapponese devo dire che le nostrane voci ufficiali sono molto fedeli alle voci originali ( tranne Rebecca, che trovo che nella versione giapponese abbia una voce più adatta al personaggio).

Il fatto che lo special non sia stato pensato espressamente per il mercato occidentale ha permesso l'esistenza dell'unica scena meritevole di tutto lo special per noi maschietti.


Menzione particolare va alla sigla davvero bella, con un ottimo accostamento di mandolino che aumenta il livello artistico della sigla piuttosto che svilirla. La sigla ha immagini spettacolari, che riescono ad attirare l'attenzione dello spettatore. Dopo la visione ero gassatissimo, si prospettava uno special molto interessante dopo la deludente serie televisiva. Un Lupin finalmente tornato ai fasti sexy di un tempo, nemici interessanti e situazioni al cardiopalma. Dopo la visione dello special mi sono sentito fregato per una visione sostanzialmente inutile e vuota, volta solo a sfruttare il più possibile il nome del personaggio. Anche adesso mentre scrivo la recensione mi chiedo se ci sia qualche significato dietro quelle scene. L'unico motivo valido che mi viene in mente è quello di indorare la pillola per un prodotto che altrimenti sarebbe risultato poco interessante a chiunque, anche al fan più accanito. Un vero peccato perché è stato l'elemento che mi ha spinto ha guardare lo special.

Mi chiedo se queste scene avranno in un futuro un significato concreto o sono solo li per fare bellezza

Onestamente non mi sento di consigliarvi questo special. Si tratta di una sceneggiatura da 25 minuti spacciata per special da 90 minuti con l'ausilio di tre episodi già trasmessi. La sceneggiatura non è nulla di che, ripetendo lo schema usato nella serie tv (inizio, viene inserito il super mistero alla "scooby doo", i nostri si muovono,Rebecca viene messa in causa senza alcun motivo giustificabile e senza apprezzabili miglioramenti sulla qualità dello special, arriva la soluzione insoddisfacente e includente). Onestamente ci sono special migliori.
 
Ci sentiamo prossimamente!


Aggiornamento del 21/04/2016

Grazie alla pagina "le mitiche citazioni di Lupin III" sono riuscito a venire a capo del mistero della sigla. Le immagini della sigla sono degli omaggi ad alcune scene presenti nel manga di Lupin III.


lunedì 21 marzo 2016

Ninja Slayer from Animation - Recensione -



Regia Akira Amemiya
Soggetto Yū Satō
Musiche Kenji Fujisawa, Shin'ichi Ōsawa
Studio Trigger
Anno di produzione 2015
Episodi 26
Aspect ratio 4:3
Durata ep. 14 min
Distributore it. Dynit
Rete it. VVVVID (Qui il link per gli episodi sottolineati)


Ninja Slayer è uno di quei anime che spaccano letteralmente in due gli appassionati di animazione giapponese. Chi è abituato dare maggiore importanza alla qualità visiva non potrà che trovare questo show mal fatto e una perdita di tempo. Chi invece è più avvezzo alla animazione giapponese in generale  riuscirà ad apprezzarne i lati positivi.

Il particolare stile di animazione
Ma cosa rende Ninja Slayer cosi particolare rispetto ai prodotti similari? (Ovviamente non considerando lo stile di disegno). Ninja slayer riprende la figura classica del ninja che noi occidentali abbiamo, aggiunge elementi volutamente trash e aggiunge tonnellate di battute ad effetto. Il risultato ad mio avviso è spettacolare.

L'opera è originatamene nata come Light Novel di due misteriosi autori americani (probabilmente fittizi) e tradotta successivamente in giapponese. Nel 2014 lo studio Trigger ne annuncia la realizzazione come anime in formato ONA (formato per il web) da 14 minuti a puntata (per 26 episodi).     

In un mondo dominato dai Ninja Kenji Fujikido è un salaryman giapponese vittima della malvagia organizzazione ninja Sōkaiya. Dopo aver assistito all'uccisione della propria famiglia (ed essere stato ferito mortalmente) Fujikido prova dei sentimenti di vendetta cosi forti da richiamare lo spirito malvagio Naraku Ninja. L'unione dei due porterà alla nascita di Ninja Slayer, ninja/spirito della morte con l'unico obbiettivo di vendicarsi di tutti i ninja malvagi. 

Nancy Lee l'infinita fonte di Fanservice
L'animazione di questo anime è decisamente particolare. Fin dal primi minuti si può notare che parlare di animazione in questo caso è molto diverso dal solito. Per dirla in poche parole il lavoro al primo impatto sembra a meta tra un progetto di una scuola di animazione e una animazione di prova per un nuovo anime di qualche grosso studio. A brevi sezioni disegnate discretamente si alternano moltissime scene in cui l'animazione è ridotta letteralmente ai minimi termini, dove i personaggi si muovono come se fossero delle sagome di cartone spostate staticamente sullo schermo. L'effetto inizialmente è molto straniante, sembra quasi di essere tornati bambini e giocare come facevamo allìepoca con l'immaginazione con i nostri pupazzi. Una volta abituati allo stile di animazione non ci si fa più caso, anzi diventa quasi un pregio, permettendo soluzioni visive e narrative inusitate. Altro aspetto molto interessante è l'uso per l'intera serie dell'aspect ratio 4:3 e audio mono (quello per intenderci delle vecchie vhs o dei tv a tubo catodico), risulta particolarmente azzeccato per il tipo di storia raccontata.

La trama come per lo stile grafico è molto particolare. A prima vista la trama risulta molto semplice, la classica storia di vendetta che ormai abbiamo visto in mille salse diverse, ma già dal primissimo episodio possiamo vedere che l'anime è strapieno di citazioni, slag ed espressioni più o meno inventate del mondo ninja. Abbiamo quindi attacchi dei vari personaggi che finiscono inevitabilmente in urlacci e grida (indimenticabili lo "Yeeeart!" o il "Wasshoi!" del protagonista) ripetuti per decine di volte durante la puntata. Ninja che prima di iniziare scontri all'ultimo sangue si lanciano in presentazioni in stile tradizionale (la frase "Domo, Hajimemashite. Nome personaggio x" si ficcherà per sempre nei vostri cervelli al punto che l'userete questa frase anche nella vita quotidiana), ogni morte è accompagnata da esposizioni e dal "Sayonara" urlato dal nemico sconfitto di turno. Ninja Slayer è il trash genuino, quello che sa osare veramente e non fa solo finta per attirare i pseudo critici del web. La visione è cosi genuina, da sembrare veramente di essere usciti da qualche trip psichedelico frutto di una visione non stop di film trash sui ninja, intervallati da videogiochi sullo stesso argomento. Il risultato per me è goduria al fulmicotone, non c'è scena che non strappi una risata, un nemico che non colpisca, un colpo di sceneggiatura che non sia apprezzabile.

Ovviamente ci sono anche dei difetti. La trama è fin troppo episodica e molti argomenti affrontati sono tralasciati o trattati in modo molto più superficiali nell'anime rispetto alla Light Novel. Chiaro esempio è la side story di Yamoto Koki, che risulta tranne che per un breve collegamento totalmente avulsa dalla storia principale. Il comparto visivo nonostante come detto sopra risulti alla fine geniale nella sua particolarità, ma risulta ben evidente che sia frutto più che altro da scelte registiche dovute a una cronica manca di fondi. In molti puntate la staticità dell'animazione è cosi forte che se non fosse per una sceneggiatura ben congegnata il prodotto risulterebbe di una sciatteria unica.          

In definitiva Ninja Slayer non è una serie per tutti. Personalmente l'ho apprezzata tantissimo, ma bisogna avere un palato scafato da mille visioni per apprezzarne lo stile. L'animazione è fatta letteralmente con due lire e l'anime non lo nasconde affatto. La storia conclude l'arco principale, ma molti aspetti secondari non sono stati del tutto conclusi. in definitiva dategli un'occhiata su vvvvid, dopo pochi secondi capirete sicuramente se è di vostro gradimento oppure no.

 

lunedì 14 marzo 2016

Capitan Harlock (Captain Harlock: Space Pirate Captain Harlock) - Recensione -


Anno: 2013
Durata: 110 min
Colore colore
Genere: animazione, azione, fantascienza, avventura, drammatico
Regia: Shinji Aramaki
Sceneggiatura:Harutoshi Fukui e Leiji Matsumoto
Casa di produzione: Toei Animation


Ci sono anime che nonostante il passare del tempo rimangono scolpiti all'interno del nostro cuore, che lasciano dentro di noi: ideali, speranze e sentimenti che faranno parte della nostra vita da quel momento in poi. Capitan Harlock può essere annoverato tranquillamente in questa lista (o perlomeno nella mia personalissima lista). Harlock è stato creato dalla geniale mente di Leiji Matsumoto nel 1977, e a tutt'oggi risulta un caposaldo della scena fumettistica giapponese, costantemente riproposto nel tempo in Giappone e non. Come ogni appassionato di Matsumoto sa ogni rappresentazione del capitano fa capitolo a se, senza nessun o quasi collegamento al precedente (al massimo c'è qualche collegamento stretto nelle due primissime serie), anche se tutti facenti parte del medesimo universo. In questo film abbiamo un Capitan Harlock più cinico e oscuro, alla dark matter oserei dire (la battuta la capirete dopo). 

Capitan Harlock nel film
l'umanità ha fallito nella sua conquista dello spazio e dopo secoli di peregrinazioni spaziali cercare di tornare al suo luogo di origine, la terra. Peccato che l'umanità sia ormai troppa popolosa per il pianeta natio e quindi scoppia una guerra per stabilire chi potrà tornare (guerra di Come Home). Guerra che avrà come conseguenza la dichiarazione che la terra è un luogo sacro e inviolabile per l'umanità. C'è un'unica nave che nonostante il divieto continua imperterrita a cercare un modo per tornare sulla Terra, l'Arcadia, guidata fin dalla guerra di Come Home da Capitan Harlock. A cercare di fermalo ci sarà la corrotta Gaia Sanction.

In questo film abbiamo un Capitan Harlock, molto diverso da quello a cui siamo abituati. Siamo di fronte a un capitano oscuro, più carnefice che vittima, molto più egocentrico del solito. Scelta interessante quella fatta da Harutoshi Fukui, anche se non sviluppata al meglio. Sopratutto nelle motivazioni di questo capitano, che risultano molto spesso fumose e non meglio chiarite. Dopo una partenza con il botto dove pensi a chissà quale avventura il nostro eroe ci porterà, lo vedi comportarsi per il resto del film come un ragazzino che dopo aver rotto un vaso cercare di coprire il misfatto facendo saltare in aria l'intera abitazione. Neanche le sue azioni sul momento risultano veramente comprensibili. I rapporti personali sono a malapena abbozzati, i suoi uomini lo seguono perché si. Per la maggior parte del film scompare nel nulla, per poi riapparire in qualche scenetta significativa. Il personaggio rimane comunque carismatico nelle scene in cui non parla,  e alcune scene d'azione in cui compare sono le più belle del film.

Meme
Per quanto riguarda i personaggi della nave bisogna premettere che sono quasi tutti al livello di macchiette e in quasi tutto il film la loro presenza è più che altro scenica. Abbiamo la bellissima Yuki (qui ancora più gnocca del solito), in versione più maschiaccio del solito, del personaggio della serie storica non rimane molto (forse qualche velato interesse amoroso per il capitano). L'unica scena memorabile in cui è coinvolta è una brevissima scena ricca di fanservice (nulla di eclatante) nella più scomoda doccia del mondo. Meme (o Meet se ricordate il suo nome nel doppiaggio italiano) è il personaggio che subisce meno cambiamenti drastici, anche se in questa versione risulta veramente bella da guardarsi (anche se gli occhi da rettile gli avrei evitati). Carino il collegamento della sua persona con la serie "Capitan Harlock l'anello del nibelungo". Menzione particolare al fatto che in questa versione è dotata di bocca (almeno qui riusciamo a capire come faccia a tracannare tutto quell'alcool). Del vecchio Yattaran in questo film non rimane nulla, il timido e impacciato ragazzo della vecchia serie viene trasformato in un personaggio tutto muscoli e azione, che del vecchio personaggio mantiene solo qualche tratto fisiologico. Cambiamento forse necessario ai fini della sceneggiatura, ma che non si dimostra pienamente appagante. Degli agli altri personaggi della vecchia serie non c'è ne traccia (ne della Mazoniane). Perlomeno la non presenza di Mayu non mi dispiace.

Per il film abbiamo un trio di personaggi tutto nuovo: Yama, che ricorda per certi aspetti Tadashi della prima serie. Anche in questo film cerca di conquistarsi la fiducia di Harlock. Il sua vita potrebbe essere riassunta nella frase: "la mia fedeltà è come una banderuola, segue il vento del momento". Il film cerca costantemente di farci capire che tra lui e Harlock c'è un destino in comune, ma poi si scorda di dirci quale sia (forse che sarà un capitano futuro dell'arcadia, o più probabilmente il protagonista di fan fiction yaoi con il capitano). Le sue decisioni si dimostrano 5 volte su 4 totalmente disastrose. Personaggio sostanzialmente odioso e blando. Ezra dovrebbe essere il cattivo della situazione, ma onestamente è più vittima della sfiga che altro. Si dimostra uno stronzo con il fratello, ma provate voi a rimanere gentili con un soggetto che per la propria frustrazione vi ha reso la vita un inferno e poi vi chiede candidamente come possa rimediare (//spoiler e mandi la vostra amata in coma irreversibile //spoiler). Logico sia che minimo lo vogliate morto. Di Nami possiamo dire..... nulla, semplicemente è il movente più stupido per mettere astio tra Ezra e Yama (perché ai giap se non metti il triangolo amoroso sembra brutto).

Il cast principale
Visivamente il film è da 10, le animazioni sono ottime, la cgi sembra quasi realtà in alcune scene. Il film da il massimo nelle scene spaziali, mentre nelle scene d'interni sono quasi tutte girate nella oscurità per risparmiare. Ho visto il film per la prima volta al cinema in 3D (anche perché era l'unica scelta) e onestamente come per la maggior parte dei film in 3D è solo soldi sprecati (più un forte mal di testa per me). Rivista a casa in bluray il film migliora tanto. Le battaglie per quanto brevi sono sicuramente  il piatto forte, peccato che siano di breve durata. Sostanzialmente è ben diretto, anche se non mancano i momenti in cui il film stagna nella quasi noia. Il problema più grosso è nella sceneggiatura , fin troppo confusionaria e con evidenti buchi di sceneggiatura, che lo sceneggiatore cerca di coprire usando come scusa la Dark Matter. Veramente ogni cosa che non può essere spiegata in modo logico viene salvata in calcio d'angolo dalla Dark Matter, risalutando spesso frustane da digerire. Altre domande invece non troveranno mai risposta (//spoiler// Che fine hanno fatto le altre navi a Dark Matter? Come fa Nami a contattare Harlock se è in coma? Perché la Giaia Saction non distruggere Harlock assieme alla Terra con il Jovian Blaster quando ne ha l'occasione? Come fanno a tornare i membri dalla ciurma dall'oltretomba? //spoiler//). L'Arcadia risulta visivamente d'impatto, forse leggermente tamarra, ma risultava di mio gradimento. Sopratutto il teschione che fa da prua alla nave è visivamente accattivante. I combattimenti sono veramente ben fatti, anche alla lunga possono risultare ripetitivi. Il fatto che il capitano e la sua ciurma siano poco presenti nella trama per dare spessore a Yuma e Ezra alla lunga risulta non premiare più di tanto.  Davvero una sfortuna perché visivamente e per alcune scelte registiche il film non è male. Il film è stato un fiasco nei cinema giapponesi non riuscendo a recuperare il budget investito, mentre in Francia e Italia è stato un successo (l'Italia è stato il paese con il maggior numeri di incassi al mondo. Ben sette milioni d'incassi).

In definitiva è un film con pregi e difetti. Alcune scelte sono interessanti (la nave, alcuni elementi della sceneggiatura, la grafica), ma non sono abbastanza per risollevare totalmente le sorti del film. Vi consiglio comunque di guardarlo, anche si possono trovare sicuramente altri prodotti migliori legati al personaggi del capitano.


Vi lascio con:

Fammi provare capitano un avventura
dove io son l'eroe che combatte accanto a te,
fammi volare capitano senza una meta.
tra i pianeti sconosciuti per rubare a chi ha di più.
(parte una lacrima solitaria)

lunedì 7 marzo 2016

City di Clifford D. Simak - Recensione -



Oggi parliamo di fantascienza con la F maiuscola, parliamo di City di Cliffordo D. Simak (nelle prime edizioni italiane era stato scelto il titolo Anni senza fine). Ci sono libri che sono cosi belli che quando sei arrivato all'ultima pagina sei triste perché sai che trovare libri dello stesso calibro è quasi come partire per scoprire antichissime rovine ormai dimenticate. Simak ha l'incredibile capacità di mischiare fantascienza, racconti di vita, distopie, eventi catastrofici in modo assolutamente perfetto e rendere la lettura digeribile anche per i palati che poco digeriscono il fantastico.

La Trama vede nel futuro in parte passato (il primo racconto parte dal'ormai passato 2008) l'umanità ha deciso di abbandonare le città, diventate grazie alla tecnologia ormai inutili, e di rifugiarsi in gigantesche tenute latifondo, dove continuano a vivere coadiuvati dai robot nei lavori manovali. Successivamente grazie all'esplorazione spaziale l'umanità trova una specie di eden sul pianeta Giove.

Intanto sulla terra i cani, divenuti la razza dominate, anche grazie l'aiuto di robot servitori (in funzioni di bracia prensili) instaurano una civiltà che vede nell'uomo una figura mitica. Una leggenda da raccontare ai propri cuccioli. In un vero e proprio colpo di genio dell'autore vediamo in cani raccontare attraverso 8 racconti sopravvissuti nel tempo la storia dell'umanità. Vediamo i cani chiedersi che figura fosse l'uomo, dove vivesse, cosa fosse la guerra (completamente sconosciuta nella civiltà pacifista e vegana dei cani) e che rapporti avesse con i canidi. Essendo ormai impossibile per essi risalire alla verità, ne concludono quasi tutti che le storie raccontate siano delle leggende riguardanti un'oscuro significato ormai dimenticato.  

I personaggi centrali sono la famiglia:

Webster che avrà nei corso delle generazioni un ruolo centrale nello sviluppo e nel declino della razza umana e nella nascita di quella canina. Per molti versi sono il simbolo dell'umanità, tanto che in molte occasioni sono stati loro a cambiare il solco della storia, molto spesso anche contro o in parte la loro stessa volontà. Il nome stesso della famiglia arriverà a essere considerato nome stesso dell'umanità per la razza dei cani.

Il robot Jenkins che sarà un elemento costante ed importantissimo nelle vicende della famiglia Webster e della razza canina, molto spesso prendendo volontariamente o meno decisioni di fondamentale importanza per il corso della storia. 

La razza canina che sopratutto dalla seconda metà del romanzo in poi avrà un ruolo sempre più importante nell'economia del libro. è attraverso loro che veniamo a conoscenza della storia finale dell'umanità e di cosa sia successo successivamente dopo l'abbandono della terra da parte della razza umana.

Siamo di fronte ad un capolavoro della fantascienza, di quei libri che ogni appassionato deve avere nella sua biblioteca. Certo ci sono delle leggerezze dovute al periodo in cui la maggior parte dei racconti sono stati scritti (aerei con motori atomici per dire), la tecnologia nel nostro mondo per quanto abbia rotto alcuni dei cardini della vita sociale non è ancora a scardinarla totalmente, anzi in molti casi ne ha permesso l'avvicinamento (pensiamo ai social network quando sono usati bene o ai moderni mezzi di trasporto), ma i racconti continuano ad essere molto validi ancora oggi. Sopratutto per le riflessioni che la loro lettura comporta. Il romanzo si costituisce da 8 racconti (più un racconto scritto nel 1972 che chiude definitivamente il ciclo).

Davvero un tocco di stile usare prima di ogni racconto una breve prefazione al racconto come se fosse scritto da qualche studioso canino che cercasse di far risaltare elementi del racconto secondo la sua visione del mondo, con tanto di anesso dibattito scientifico sulla esistenza o meno dell'essere umano. È davvero curioso cosa potrebbe pensare un giorno una razza aliena che si trovasse ad avere a che fare con pochi rimasugli della nostra razza.

In definitiva consiglio vivamente questo romanzo. Sopratutto adesso che la Mondadori ha deciso di ristamparlo premettendo di compralo sia in formato fisico, sia in formato ebook.

Formato Kindle
Formato Epub

mercoledì 2 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot - Recensione -

Anno: 2015
Durata: 118 min
Genere: azione, fantascienza, drammatico, commedia
Regia: Gabriele Mainetti
Soggetto: Nicola Guaglianone
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Menotti



Lo chiamavano Jeeg Robot è il secondo cinecomic autoctono prodotto in italia dopo il ragazzo invisibile . Ma se il film di Salvatores per quanto apprezzabile nell'idea, si era rivelato ben poco velleitario nelle aspirazioni e dalla trama fin troppo confusionaria. Lo chiamavano Jeeg Robot si dimostra invece una piccola gemma nel panorama filmico italiano. Possiamo finalmente dire "Habemus il film di supereroi italiano".


In una capitale vittima di attentati terroristici vive il nostro protagonista, Enzo Ceccotti, un ladruncolo che viene ineseguito dalla polizia dopo un furto. La fuga si conclude sulle rive del Tevere, dove per sfuggire ai poliziotti Enzo si immerge nelle acque del fiume, finendo a contattato con alcune sostanze radiative contenuti in alcuni bidoni nascosti nell'acqua. Dopo aver passato la notte in preda alla febbre, si sveglia inaspettatamente come se nulla fosse.  Il giorno dopo uscito di casa parla con Sergio, membro della banda dello "Lo zingaro". Sergio lo porta con se per recuperare della droga. Dopo aver preso il necessario a casa, Ceccotti incontra, Alessia, la figlia di Sergio, una ragazza con evidenti problemi psichici caratterizzata da una passione morbosa per il cartone animato Jeeg Robot d'acciaio. L'affare finisce male, e nella colluttazione Enzo vola giù dall'ultimo piano del palazzo in cui si stava svolgendo lo scambio. Contro ogni logica il ragazzo si rialza senza quasi riportare ferite. Da questo evento Enzo capisce di essere dotato di incredibili poteri. Starà adesso a lui scoprire come usare i suoi poteri.....


I personaggi principali sono:

Enzo Ceccotti (interpretato da Claudio Santamaria), il protagonista. 'E un ladruncolo di strada, che nella vita è riuscito a combinare ben poco. Grazie al caso riesce a recuperare una forza e resistenza sovrumani, che però non riuscirà  a sfruttare appieno, limitandosi a furti per il semplice tornaconto personale. Enzo è un ragazzone mai cresciuto, che in questa caotica società moderna non è riuscito a ritagliarsi un suo posto e si rifugia in se stesso per sfuggire al senso di vuoto pneumatico. Sarà grazie alla convivenza con Alessia, ragazza problematica ma legatissima al cartone Jeeg Robot d'acciaio, che riuscirà a trovare quei valori che gli permetteranno, come l'eroe Hiroshi Shiba dell'omonimo cartone, di usare i suoi poteri per combattere il crimine e dare speranza all'umanità. Devo dire di aver apprezzato moltissimo questo eroe tutto italiano. Un eroe che sbaglia, che brancola nel buglio delle possibilità guidato da un piccola luce che va e viene. Enzo è un personaggio che deve sporcarsi le mani per migliorare, non nasce perfetto, nella sua umanità è portato al vizio, allo egocentrismo, a farsi letteralmente male per arrivare alla sua evoluzione finale. Claudio Santamaria fa un lavoro più che egregio come attore e ci regala un'interpretazione più che perfetta.

(//Attenzione Spoilers)Fabio Cannizzaro (interpretato da Luca Marinelli)  detto "lo Zingaro" è il capo di una banda di criminali romani. Assume il ruolo di Villain per questo film. Ossessionato da un passato da cantante di un programma televisivo, cerca in tutti i modi di ritornare alla fama, finendo per tentare il "colpaccio" per uscire dalla "fogna" in cui è finito fallendo miseramente. Dalla sua vecchia professione continua a professare una passione per la musica italiana anni 80, sia nei vestiti che nelle acconciature. So che per quello che sto per dire molti mi metteranno alla fucilazione diretta, ma onestamente credo che sia il personaggio meno riuscito del film. Non è sicuramente colpa di Marinelli, che anzi fa una interpretazione egregia. è proprio il personaggio che non funziona: è un villian si, ma per tre quarti di film non ha quasi nessuna iterazione con il protagonista, anzi finisce per esserne quasi vittima. Per molti aspetti ricorda il Joker di Batman, ma non ha abbastanza follia per essergli pari, anzi finisce a volte in involontari siparietti comici. Sono nella parte finale recupera abbastanza carisma da essere un cattivo apprezzabile. Sicuramente più interessante la critica sociale che si nasconde dietro al personaggio, la sua ricerca come molti giovani moderni di questo paese, dell'effimera fama che youtube e co possono dare. L'apparire, l'essere costantemente all'attenzione di tutti diventa il fine ultimo, non importa con quale mezzo. Lo Zingaro cerca in ogni modo di riavere quella popolarità che sente sua, ma che non è riuscito a tenere. (Attenzione Spoilers//)

Alessia (interpreta da Ilena Pastorelli). 'E una ragazza con seri problemi mentali, ma dal carattere gentile e positivo. A causa di un profondo lutto si rifugia in un mondo immaginario il cui cardine è l'anime Jeeg Robot d'acciaio. Scambia Enzo per il protagonista dell'anime Jeeg, da qui l'inside joke del titolo. Sicuramente un personaggio ammirevole, che riesce a portare il protagonista verso la giusta strada.  

Sono davvero rimasto stupito dalla qualità tecnica di questo film. Veramente si rimane basiti nello scoprire che l'intero budget non supera i due milioni. Ovviamente non potete aspettarvi esplosioni ogni tre minuti, macchine sfasciate come se piovesse o cose che i cinecomic americani ci hanno abituati. Tutto il film si regge su una solida sceneggiatura, con ritmo abbastanza lento, che da il tempo necessario per far in modo che tutti i tasselli vadano al loro posto. Ottima la scelta registica di concentrarsi particolarmente sulle scene di combattimento a mani nude, che permette di ricreare la finzione di potenza senza esplosioni o raggi che avrebbe bruciato il budget come un foglio di carta. Rimango comunque aspetti discutibili, come la banda napoletana, che oltre che essere fortemente stereotipata non risulta essere sufficientemente caratterizzata, finendo per essere un comodo espediente per aumentare il minutaggio. Le location sono principalmente all'interno della città di Roma, cosa che non inficia la qualità ma anzi ne ridà ulteriore spessore. Per quanto non apprezzi molto l'uso del dialetto nei film, devo dire che qui risulta una scelta azzeccata, sopratutto nei personaggi secondari che riescono con la loro verve ad essere più realistici e a dare allo spettatore momenti di genuina risata.

Azzeccata la scelta di dare al protagonista un cibo preferito e "gusti filmici" (oserei quasi dire la sua unica fonte di sostentamento), cosa che ho molto apprezzato e che riesce con qualche inquadratura a dare più spessore al personaggio. Il film gode di una verve comica ben riuscita e mai invadente, tra frasi ad effetto e scene dalla ottima realizzazione, non riuscirete sicuramente a trattenere almeno una risata.

Mi complimento con gli attori e con il regista di questo film. Sono il profondo lavoro che c'è dietro. 'E un film che risulta essere un film di supereroi, ma che non tradisce la sua natura italiana.

Bellissimo il paragone sempre presente, ma mai oppressivo, con Jeeg robot. Eroe che molte ragazzi degli anni 80 ha rappresentato, molto più dei fumetti americani, la figura dell'eroe. Che inizialmente non accetta il proprio destino e lo rifiuta, per poi venirne a patti e combattere per il bene. Molte cose il protagonista di questo film ne riprende lo stile e le vicissitudini.        

In definitiva consiglio vivamente questo film. Ci lamentiamo sempre della decadenza della filmografia italiana, ormai schiava di commediole buoniste quasi al vomito e film falso/impegnati, per una volta che c'è un film che propone qualcosa di diverso, in modo intelligente e ben realizzato, sarebbe davvero un peccato farlo naufragare. Quindi per una volta spegnete il pc, non scaricate, ne cercatelo in streaming e andate al cinema a vederlo. Ne vale la pena. Io non sono amante del genere, ma se queste sono le premesse spero di vedere il più presto possibile un "Lo chiamavano Jeeg robot d'acciaio 2".