lunedì 28 novembre 2016

Party 7 di Katsuhito Ishii - Recensione -

La ragazza non indossa mai abiti cosi sexy, quindi non fatevi illusioni,
la copertina è solo uno specchio per allodole.
Diretto da: Katsuhito Ishii
Scritto da: Katsuhito Ishii
Genere: Commedia
Anno di sucita: 2000
Durata: 104 minuti


"Nel Giappone più sperduto, all'interno di uno squallido hotel, un gangster sta cercando rifugio. Con lui ha una valigetta gonfia di banconote. La prima impressione che gli fa il personale di servizio non è delle migliori: il portiere cerca di acciuffare la sua valigia e il receptionist ha un'ossessione per la pioggia della peggior specie. Al gangster non ci vorrà molto per scoprire che l'edificio è popolato da gente ancora più strana. La ciliegina sulla torta? Trovarsi con altri sconosciuti in una stanza misteriosa, lottando per non farsi fregare il denaro faticosamente conquistato." sinossi tratta da VVVVID.

L'unica scena memorabile del film
A leggere una trama cosi uno sarebbe tentato di pensare che si tratti di un film sulla yakuza, con qualche accenno comico, che strizza l'occhio a Pulp Fiction di Tarantino. Ma quando ho iniziato il film mi sono accorto che il genere a cui si rivolge la pellicola è la commedia, la peggiore possibile, quella che non fa ridere. Il film vorrebbe tendere la sua storia verso il nonsense tipicamente giapponese, peccato che la pellicola nonostante abbia delle ottime frecce al suo arco non riesce mai a creare una storia che sappia divertire lo spettatore.

La storia del gangster che scappa con il malloppo e si rifugia in un Hotel sperduto, per quanto non  molto originale, poteva essere una buona idea di partenza per una serie di scene comiche. Invece il film fin dai primi minuti deraglia in sketch che nella mente dello sceneggiatore dovevano essere divertenti (sopratutto la scenetta con il portiere e il suo imbarazzante problema di calvizie per intenderci), ma che invece si dimostrano noiose e fine a se stesse. Più interessanti sono le storie che riguardano i sette protagonisti (che in realtà sono cinque, visto che due dei sette sono dei guardoni che non avranno quasi nessun interesse nella economia della storia), sopratutto quando il film comincia a far saltare gli altarini e mostrare come in una sorta di effetto a catena la verità dietro alle loro ipocrisie, forse l'unico momento in cui il film riesce a strappare qualche piccolo sorriso (sopratutto la scena dove il capo del criminale scopre che i munifici regali dei suoi superiori, da lui tanto decantati, sono solo delle paccottiglie da quattro soldi è forse la scena più riuscita del film). Discorso
Il costume ridicolo di Capitan Banana, ne che il nome
sia meglio.
a parte andrebbe fatto per i due voyeur, che non si capisce cosa ci facciano in questo film, tanto da sembrare un secondo film incollato al primo per una questione di tempistiche. Le scene in cui sono presenti sono inutili, imbarazzanti e sopratutto non fanno ridere. Capisco la volontà di trasformare il tutto in un nonsense in cui il voyeurismo diventi qualcosa di eroico (visto anche il fatto che queste pratiche in Giappone sono una vera e propria piaga), ma il tutto non va oltre a semplici spezzoni di storie che i due racconti si raccontano, con qualche accenno li e la alla vita di uno dei due, senza mai sfociare mai in qualcosa di veramente esagerato e divertente (tranne la purtroppo breve scena dell'orso wrestler).

Degna di menzione è la scena iniziale che descrive i protagonisti in stile prettamente anime. Forse l'unica scena veramente ben realizzata del film.

Solo il finale si dimostra leggermente più frizzante come eventi, ma nulla che possa risollevare le sorti del film (anche se la scena in cui si scopre il contenuto della valigia è vagamente divertente lo ammetto). Mettiamoci pure un vero e proprio finale non esiste e il film preferisce concentrarsi sulla battuta iniziale sulla misteriosa pioggia della peggior specie.

In definitiva Party 7 è un film che dovrebbe promettere una storia divertente e frizzante, ma che si dimostra per un progetto che non sa dove vuole andare a parare o anche solo divertire, con i protagonisti che per tutto il film non fanno altro che battibeccare tra di loro in una singola stanza d'albergo. Certi spunti sono interessanti, ma non sono mai approfonditi a dovere. Alcuni personaggi sono interessanti, come il capo del criminale o la sua ex ragazza Kana, altri come Capitan Banana sono da dimenticare.

Il film è disponibili con i sottotitoli sul VVVVID, qui il link nel caso siate interessati.

martedì 22 novembre 2016

Ace Attorney (anime) - Recensione -

逆転裁判 〜その「真実」、異議あり!〜
(Gyakuten saiban: sono "shinjitsu" igi ari!)
Regia Ayumu Watanabe
Soggetto Atsuhiro Tomioka
Char. design Keiko Ōta, Koji Watanabe
Musiche Kaoru Wada
Studio A-1 Pictures
Episodi 24
Durata ep. 24 min
Rete it. Crunchyroll (sottotitolata)
Generi dramma, mystery



La saga di Ace Attorney nasce in Giappone nel 2005 per continuare con vari seguiti fino ai giorni nostri riscuotendo sempre un grande successo ad ogni uscita. Nei primi tre capitoli (Ace Attorney, Justice for All e Trial and tribulations) il giocatore era chiamato ad impersonare Phoenix Wright (Yuki Kaji), avocato alle prime armi, e attraverso di lui difendere  dei personaggi presunti colpevoli (ma in verità innocenti). Il tutto condito da un buon mix di momenti di comicità esilarante (ad esempio l'espressioni assurde che assumono i protagonisti nei momenti di difficoltà, vero e proprio marchio di fabbrica della serie) a tratti molto più seri, permettendo anche a chi non era avvezzo al genere investigativo di trovarsi al suo agio.    


La serie di Poenix Wright poteva prendere tante strade per il suo sviluppo: poteva decidere di creare una nuova storia a se; creare una storia parallela o riportare semplicemente la trama dei videogiochi in modo quasi fedele. Per fortuna gli sceneggiatori hanno deciso di seguire la terza strada e il risultato è decisamente ben riuscito e divertente da seguire.



La trama segue quasi fedelmente quella del videogioco, riprendendo i primi quattro casi da "Phoenix Wright: Ace Attorney" (precisamente: Banco di prova; Un caso paranormale; La caduta del samurai e Ombre dal passato) e gli ultimi tre casi da "Phoenix Wright: Ace Attorney - Justice for All" (Incontri e separazioni; Delitto al circo e Un triste addio).

Punto forte della serie tv è quella di essere riuscita ad riprendere in modo perfetto lo stile del videogioco, sopratutto nei momenti comici. Sono davvero rimasto stupito dall'uso di un tratto si fedele ma allo stesso tempo originale. Tutti i casi presentati sono interessanti e riesco ad appassionare (era da tempo di JoJo che un anime non mi appassionava cosi tanto da non vedere l'ora che uscisse una nuova puntata).

Ogni caso occupa dalle tre alle quattro puntate (con un capitolo finale chiamato Last Trial che chiude definitivamente le vicende). Ci sono comunque elementi abbastanza assurdi se si conosce un minimo come funziona un processo. Per esempio il fatto che il processo al massimo duri uno o due giorni o che il giudice possa tornare più volte sulla decisione presa, ma essendo presi dal videogioco non mi sento di dargli un giudizio totalmente negativo. Tutti i casi proposti sono interessanti e ben scritti, anche se alcuni risultano (sopratutto nel finale) con moventi o cause non sempre ben riuscite  (sopratutto il caso "Delitto al circo"). Per tipologia e sviluppo la trama si avvicina più al giallo classico che al dramma. Con l'avvocato che come uno investigatore deve trovare le prove e le discrepanze nelle dichiarazioni per scoprire la verità e far confessare il colpevole.

Vero punto forte della serie sono i protagonisti. Tutti ben caratterizzati e ben inseriti nella trama (anche se non mancano i classici stereotipi giapponesi come il protagonista volenteroso e di buon cuore, il rivale dal temperamento freddo ma che nasconde un cuore d'oro ecc). Sopratutto i due protagonisti Phoenix Wright e Maya Fey sono divertenti da guardare e la loro crescita interiore è tratta con i giusti tempi (sopratutto il modo in cui i due interagiscono tra di loro è veramente piacevole da guardarsi). Sopratutto il temperamento infantile di Maya e le disavventure del nostro investigatore vi faranno strappare sicuramente una risata.

I disegni sono di buona fattura, ma si nota che l'anime è stato realizzato al risparmio, con personaggi disegnati quasi sempre a mezzo busto o con quadrature in primo piano per diminuire il numero di elementi in movimento. Nonostante ciò l'anime risulta visivamente accattivante e piacevole alla vista, con colori accessi e disegni semplici ma espressivi. Veramente belle le animazioni per le classiche esclamazioni di Phoenix e co, come il classico "obiezione". Ammetto candidamente di aver lanciato anch'io un "Obiezione" durante lo show. L'unica cosa imperdonabile è l'uso di una pessima CGI per animare la giuria durante i processi. Onestamente si fa fatica a credere che una animazione cosi scattosa e parca di dettaglia sia stata considerata sufficiente.

Il doppiaggio è di ottima fattura e gli urli di Phoenix e Co hanno il giusto tono. bellissima la seconda sigla d'apertura, che riesce a riprendere bene l'atmosfera della serie.

La traduzione italiana di Crunchyroll è veramente ben fatta.

In definitiva consiglio vivamente questa serie. Sia agli appassionati, che ai novizi che non conoscono il brand. La serie ha una trama intrigante, i personaggi sono divertenti e se vi piace il giallo troverete pane per i vostri denti. Quindi cosa aspettate? Un'obiezione?

venerdì 18 novembre 2016

L’incredibile viaggio di Albert l’ornitorinco che voleva conoscere il mondo - Recensione -



L’ornitorinco non è certo il primo animale che verrebbe in mente come protagonista di una storia, essendo un animale goffo e schivo, eppure il romanzo in questione si rivela essere un bellissimo diamante grezzo. 

Disegni di Claire Hummel
Albert è un abitante di uno zoo di Adelaide in Australia. Convinto dalle voci che circolano nello zoo di una zona in Australia senza umani, decide di abbandonare la sua casa e di andare alla sua ricerca nonostante sia un animale poco avvezzo alla vita selvaggia. Nel viaggio da lui intrapreso non troverà quello che si aspettava, con l’unica compagnia di una bottiglia vuota di vetro, si troverà  in un mondo a metà tra il far west e il nostro mondo attuale. Qui si scontrerà con una serie di personaggi diversi, che faranno una breve tratto di strada con lui ma che non lasceranno mai il suo cuore. 

 Il romanzo di Howard L. Anderson si rivela un buon libro da leggere. Per quanto il titolo chilometrico faccia pensare ad un’avventura rivolta a un pubblico di bambini, ci troviamo di fronte a un romanzo più simile a un racconto di formazione in salsa western. 

 La trama non è molto elaborata, ma è ben scritta e costruita. I personaggi che il protagonista incontra sono tutti ben caratterizzati. Invece il protagonista risulta a mio giudizio troppo vuoto e poco preso dalle vicende che lo circondano, anche se si nota una sorta di crescita interiore durante il romanzo. Il vero plauso va a personaggi secondari. Si va da un vombato con manie da piromane, che farà da mentore a Albert; due Bandicoot perennemente sotto i fumi del alcool; un vecchio diavolo della Tasmania, ex campione di lotta, che combatte vuoto che sente dentro; e vari altri animali. Tutti i personaggi avranno qualcosa da lasciare come insegnamento a Albert, come una sorta di testimone della loro esistenza, a testimonianza che alle volte sono proprio gli incontri imprevisti a farci crescere di più. 

Disegni di Claire Hummel
Il romanzo di Howard non è comunque un romanzo perfetto. Il protagonista è fin troppo abbozzato per suscitare simpatia. Ci sono fin troppi deux et machina che ogni volta salvano il protagonista dai guai. In alcuni punti il romanzo perdere il ritmo e cala vistosamente nella quasi staticità. Per il resto risulta un romanzo godibile. Sopratutto i legami che legano alcuni dei personaggi vengono alla luce con il giusto tempismo e ciò permette al lettore di sviluppare il giusto senso di curiosità. Il fatto che il romanzo sia ambientato in un mondo simil western in salsa australiana da un tocco di stile davvero ben riuscito e interessante. 

 Unico neo assieme alla caratterizzazione del protagonista sono i due antagonisti principali, che sono mossi da idee mai chiare o comprensibili, che compaiono solo quando serve una scossa alla trama. 

 Bellissimo il messaggio che ci lascia l’autore. Che alle volte sono proprio gli incontri più inaspettati e i personaggi più assurdi a darci gli più grandi e i rapporti più sinceri.    

La scheda del libro sul sito dell'editore qui

mercoledì 9 novembre 2016

kubo e la spada magica - Recensione -


Titolo originale: Kubo and the Two Strings
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2016
Durata: 101 min
Genere: animazione, avventura, fantastico
Regia: Travis Knight


"Da ora, prestate attenzione a quello che vedrete, e ascolterete, per quanto strano e insolito a voi sembri. In più vi avverto; se vi muovete, se guardate altrove, se dimenticate una parte del racconto, anche per un istante, il nostro eroe di sicuro perirà!" Kubo incipit del film.

Kubo e la spada magica (e del titolo ammazza spirito del film nel riparleremo dopo) è uno di quei film, da vedere almeno una volta nella vita. Non si può che fare il plauso a Laika per il lavoro egregio che hanno fatto per questo film, un lavoro cosi bello e originale da dare punti anche a molte produzioni Pixar e Disney.   

Trama: Nell'antico Giappone, un giovane cantastorie di nome Kubo narra bellissime storie di eroi, mostri, samurai e battaglie leggendarie (e galline) al piccolo villaggio in cui vive, attraverso degli origami magici che muove attraverso uno shamisen, senza però mai riuscire a finire le storie che racconta. Il giovane deve infatti tornare prima del tramonto alla grotta dove ha trovato rifugio lui e sua madre per nascondersi dal malvagio suo nonno Re Luna e delle sue zie, che sono intenzionati a prendersi l'unico occhio rimasto al fanciullo, dopo avergli preso l'altro da neonato. Un giorno per disattenzione Kubo rimane fuori oltre il tramonto, scatenando le forze oscure di Re Luna. Il cantastorie dovrà partire per un epico viaggio con una scimmia e uno scarafaggio samurai alla ricerca di tre pezzi di una armatura che gli permetteranno di sconfiggere il temibile nonno.

Kubo e i suoi compagni.
I ricordi sono una delle parti più importanti della nostra esistenza, da essi dipendo in parte il nostro carattere e il nostro modo di vedere le cose, ma anche cose spiacevoli e dolorose come un'ingiustizia o un ricordo doloroso, che posso caratterizzare in modo negativo la nostra vita. Sono proprio dai ricordi che nascono i racconti, come mezzo per rendere "immortali" ciò che consideriamo prezioso, anche se fosse un semplice ricordo di vita vissuta. Il viaggio che intraprende Kubo, non è importante per il risultato da raggiungere, ne tanto meno per l'armatura, ma nel viaggio, nelle avventure che si compie per raggiungere l'obbiettivo finale. Qui sta la contrapposta visione tra il giovane e suo Nonno, con il vecchio che vorrebbe strappare l'unico occhio rimasto al nipote per rendere freddo e perfetto come lui, per evitare che si lordi della malvagità e bruttezza del mondo. Kubo invece grazie al viaggio intrapreso con scimmia e scarafaggio, comprende che per ogni azione negativa ci sarà sempre un'azione positiva ancora più grande, che la cecità proposta dal nonno non è altro che fuga dalla realtà, che solo aprendo gli occhi verso il prossimo è possibile capire l'io di chi ci guarda e comprendere come il padre di Kubo cosa stiamo cercando; che ogni storia, anche la più bella deve concludersi, per poi ricominciare in nuove forme da qualche altra parte.

Le terrificanti zie 
Bellissimo il lavoro svolto da Travis Knight che regala una storia davvero emozionante e coinvolgente, che riesce a toccare argomenti delicati e difficili per un film per ragazzi come la morte in modo davvero delicato e con il giusto tatto, ma senza nascondersi dietro a comodi paraventi. Si nota il profondo amore per la cultura giapponese di cui il film è profondamente avviluppato, non solo negli aspetti esteriori ma anche nella sua filosofia, basti vedere l'importanza che ha nel film la festa Obon, in cui c'è la credenza che i morti tornino a trovare i loro parenti in quei giorni. Il film riesce a mischiare bene momenti divertenti ad altri più seri. L'animazione è davvero spettacolare e fa davvero impressione il fatto che ogni animatore produca in media 3.31 secondi di girato finito ogni settimana, per  circa 15.9 fotogrammi totali al giorno, per una lavoro durato anni. Semplicemente spettacolare e non si che apprezzare come l'animazione in stop motion si fonda in modo cosi perfetto con la cgi. I combattimenti sono davvero spettacolari e nulla è lasciato al caso.

Tutti i personaggi hanno una buona caratterizzazione, sia quelli positivi come Scimmia o Scarafaggio, che formeranno una famiglia per il giovane Kubo (non solo in senso metaforico come capirete
guardano il film), sia quelli negativi come il Re Luna e le sue figlie, che regaleranno brividi ogni volta che compariranno su schermo con la loro fredda malvagità. Davvero riusciti i personaggi di Scimmia e Scarafaggio, sopratutto il secondo ch'è il mio preferito, che con i loro battibecchi esilaranti daranno quei necessari momenti di leggerezza al film.

L'unico neo che darei al film è la parte finale che riguarda il Re Luna, che ho trovato leggermente forzato, ma comprendo che in film per ragazzi non ci si può non spingere verso certe soluzioni drastiche.

Capitolo a parte per il bruttissimo titolo dato nella edizione italiana. Comprendo che tradurre in italiano il titolo inglese non avrebbe dato lo stesso impatto e sarebbe stato chilometrico (qualcosa come "Kubo e le due corde per strumenti"), ma ci si poteva sforzare di più per trovare un titolo migliore rispetto a "Kubo e la spada magica", che dice tutto e niente nella sua banalità, e che nella economia del film ha poco senso, sopratutto visto che il titolo originale ha un senso se si guarda il film. Davvero un peccato.

In definitiva è un film che mi ha colpito fin dalla prima volta che ho visto il trailer e che non ha deluso le mie aspettative, anzi le ha superate abbondantemente.Consiglio a tutti di vederlo, tranne se si ha meno di sei anni, in tal caso forse sarebbe troppo ostico da seguire. Davvero un peccato che in sala fossimo solo in quattro gatti a vederlo. Andatelo a vedere subito al cinema o recuperate appena possibile il DVD/Bluray appena esce. 

lunedì 31 ottobre 2016

Il treno del mistero di Kyotaro Nishimura - Recensione -

I treni sono da sempre luoghi carichi di fascino e mistero, dove il tempo sembra quasi fermarsi mentre il mondo intorno a noi continua a girare vorticosamente, un posto dov'è possibile fare ogni genere d'incontri, per poi partire verso incredibili avventure (tranne se state viaggiando su un regionale italiano, in quel caso l'esperienza si fa più vicina a un girone infernale). Logico che molti autori abbiamo usato il treno nei loro romanzi come Agatha Cristie, Rowling, Le blanc ecc. Ma sarebbe possibile credere che un treno possa scomparire letteralmente nel nulla senza che nessuno se ne accorga? Sopratutto quando si parla delle ferrovie giapponesi? Famose per la loro precisione maniacale? Nishimura ci lancia una sfida che ogni appassionato del giallo e del mistery non può rifiutare.

Trama: Il treno del mistero è un'abile trovata pubblicitaria delle ferrovie giapponesi: un itinerario rigorosamente segreto attraverso il paese per quattrocento fortunati turisti. Ma tra una stazione e l'altra, improvvisamente, il treno scompare. E la polizia dovrà impegnare tutte le sue risorse per far fronte alla più incredibile forma di riscatto mai formulata.  (dal retro della copertina).

 Kyotaro Nishimura
Kyotaro Nishimura è in patria una sorta d'istituzione vivente per quanto riguarda il romanzo giallo, con milioni di copie vendute dei suoi romanzi, ha ricevuto numerosi premi letterari. Il treno del mistero è il primo romanzo di una fortuna serie, purtroppo come succede spesso in Italia è arrivato solo il primo volume della serie e poi non è stato più pubblicato nulla, probabilmente perché la traduzione italiana (anche se nell'edizione italiana non è scritta da nessuna parte) deriva da quella inglese ferma anch'essa al primo volume. Fortunatamente da quello che sono riuscito a capire ogni romanzo è completamente slegato dagli altri e accomunati solo dalla figura dell'ispettore Kamei.   

Il romanzo riprende lo stile "sfida contro il tempo", dove dopo  un inizio particolarmente calmo gli eventi si succedono in mondo sempre più rapido man mano che ci avviciniamo alla fine. Le vicende del romanzo sono raccontate da vari personaggi, che alternano i loro punti di vista per permettere al lettore di avere una maggiore comprensione degli eventi, anche se alla fine i personaggi principali con cui il lettore si interfaccierà saranno l'ispettore Kamei e il direttore delle ferrovie giapponesi Kimoto. Lo stile di scrittura è asciutto e funzionale, scevro di dettagli accessori o elementi non strettamente funzionali alla trama, permettendo al lettore di concentrarsi solo sugli elementi  più interessanti, sacrificando al contempo ogni possibile caratterizzazione o affezione sui personaggi,  con il risultato che il tutto finisce per essere fin troppo anonimo e macchietistico. Gli eventi che porteranno alla scomparsa del treno prima e poi alla affannosa ricerca dei passeggeri poi sono ben pensati e rilevati con il giusto tempismo, anzi molti degli escamotage realizzati dai rapinatori stupiscono per furbizia e realizzazione tecnica.

Peccato per una conclusione insoddisfacente e affrettata, con l'autore che sembra  si sia accorto all'ultimo di aver quasi finito lo spazio disponibile e sia corso velocemente al riparo con la prima soluzione che gli sia venuta in mente.

In definitiva Il treno del mistero di Kyotaro Nishimura si rivela un ottimo romanzo da spiaggia. Sopratutto per il fatto che i capitoli sono spesso brevissimi (alle volte non durano neanche due pagine) e la scarsità di pagine (il romanzo non supera le duecento pagine) non scoraggiano neanche il più pigro dai lettori. È un romanzo che diverte e non annoia, anche se risente di alcuni difetti che come detto sopra ne rovinano il risultato finale. Da quello che so è ormai fuori edizione da un bel po', ma se riuscite a trovarlo in qualche bancarella dell'usato a un buon prezzo (il mio volume l'ho pagato l'esorbitante cifra di 0.30€) è un occasione da non perdere.
   
L'edizione italiana è buona, anche se sono presenti diversi refusi di stampa, ma nulla di grave. Peccato per l'immagine di copertina, una delle più brutte e banali che abbia mai visto.

venerdì 28 ottobre 2016

Lifeline: Inferno Bianco



Avete mai giocato ad una avventura testuale? Forse no. L'avventura testuale è un genere fiorito negli anni 80 (dove la capacità grafiche dei computer era molto limitata), che consiste in un gioco composto quasi totalmente da testo in cui il giocatore si muove dando ordini testuali (prendi, gira a.., parla), diciamo che è molto simile alle meccaniche di un Dungeons & Dragons (ma in cui sono presenti solo due giocatori: Il master/computer e il giocatore) o ancora meglio i librigame (libri in cui è il giocatore attraverso le sue scelte a determinare l'andamento della storia). Oggi nell'ambito commerciale sono ormai scomparsi, ma esiste ancora un mondo di appassionato che continuano a scrivere avventure testuali in rete.

Lifeline: Inferno Bianco può essere considerato come un seguito spirituale delle avventure testuali ma in salsa moderna.

Solo e senza memoria, in un deserto ghiacciato, un misterioso personaggio chiederà a noi di aiutarlo a sopravvivere. Saremo noi a dargli le giuste dritte per raggiungere la salvezza (quando le nostre decisioni non lo manderanno all'altro mondo ovviamente :P ), mentre pian piano verremo a conoscenza della sua storia. Ogni nostra scelta potrà modificare in modo significativo la storia di V. Adams (questo il nome del personaggio che dovremo aiutare), compreso il finale.

Quando ho trovato questo gioco a soli 0.10€ sul playstore ero leggermente dubbioso sul titolo. Visto che sul playstore una buona parte dei titoli presenti sono ciarpame buono solo per occupare spazio sul cellulare. Invece Inferno Bianco si è rivelato un buon investimento.

Il gioco si rivela abbastanza semplice e leggero (quindi anche il peggior cellulare cinese dovrebbe riuscire a farlo partire). Tutto il gameplay si basa sul testo, non ci saranno ne immagini o video di sorta, e il giocatore interagirà ogni tanto con la storia attraverso delle scelte, di solito limitate a due opzioni (il classico scegli A e accade x, scegli B e accade Y). La storia nonostante sia molto semplice e con molti cliché, risulta profondamente accattivante e appassionante. Sopratutto il rapporto che si instaura con Adams è veramente ben riuscito, il tutto basato su brevi frasi di circostanza ma che riesco a dare spessore e umanità al personaggio, permettendo quel processo di affiatamento con il giocatore indispensabile in questo tipo di giochi. Alla fine non si può non affezionarsi a questo disgraziato e quando per una nostra scelta ne causeremo il decesso (e fidatevi accadrà spesso) sono sicuro che un po' vi dispiacerà e tornerete immediatamente indietro per cambiare la scelta. 

Davvero un colpo di genio il fatto che molte delle azioni che sceglieremo di far fare ad Adams porteranno a una sospensione automatica del gioco per alcuni minuti o ore (per esempio se ordiniamo a Adams di controllare un file o riparare qualcosa, lui chiuderà la comunicazione mentre svolge quella operazione e dovremo aspettare che l'abbia finita prima di poterlo ricontattare). Questo permette al gioco di avere una impostazione più realistica e interessante (anche se in verità il tutto è  una mera scusa per allungare il brodo in un gioco che altrimenti durerebbe 10 minuti scarsi). Altro punto forte del gioco è la riogiocabilità del titolo, davvero molto ampia, visto che ogni scelta fatta porterà una soluzione determinata, quindi il giocatore è spinto a giocare più volte il titolo per vedere come sarebbe andata la storia se avesse scelto B invece di A in quel determinato frangente.

Una schermata di gioco.
Ci sono comunque dei difetti. La storia è molto breve e stereotipata (se non fosse come detto sopra per le pause strategiche il gioco durerebbe pochi minuti). La difficoltà dei pochi enigmi proposti è abbastanza bassa e scarsamente presente, ciò può essere un bene o un difetto a seconda dei gusti, per quanto mi riguarda una maggiore complessità non avrebbe guastato, anche perché molti degli enigmi presenti sono imbarazzanti come livello di difficoltà. La scelta di  limitarsi a solo due opzioni è abbastanza stridente a mio giudizio, ho sentito troppo la mancanza di libertà di scelta durante il gioco, una maggiore possibilità di route avrebbe sicuramente dato maggiore spessore alla storia e libertà al giocatore, ma capisco che mettere molte scelte sarebbe stato difficile e confusionario nei piccoli schermi del cellulari.

In sostanza è un gioco divertente e appassionante, con qualche piccolo difetto certo, ma nulla che rovini l'esperienza di gioco. Lo consiglio a tutti, sopratutto agli amanti delle avventure grafiche che qui ritroveranno in parte lo spirito di quei giochi. Come sempre vi consiglio di acquistare questi giochi nelle piattaforme ufficiali per sopportare il lavoro degli sviluppatori (se il gioco vi è piaciuto è giusto dare qualcosina a chi ci ha regalato del divertimento, o no?).          

mercoledì 19 ottobre 2016

Lupin III - il sigillo di sangue, la sirena dell'eternità - Recensione -


Regia: Teiichi Takiguchi
Produttori: Kōji Takeuchi, Naoki Iwasa, Toshio Nakatani
Char. design: Yoshiharu Satō
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment

Lupin III - il sigillo di sangue, la sirena dell'eternità è il ventiduesimo (ventitreesimo considerando lo special crossover Lupin vs Detective Conan) special televisivo dedicato al ladro gentiluomo. Questo special è stato realizzato per il quarantesimo anniversario della serie. È andato in onda la prima volta in Giappone su Nippon Television il 2 dicembre 2011. In Italia lo special è stato trasmesso in prima tv su Italia 1 il 15 ottobre 2016 alle 23:15.

La trama vede Lupin "costretto" per l'ennesima volta a rubare un prezioso gioiello, la scaglia della sirena, per salvare la "rapita" Fujiko dalla boss della malavita Toudou Masae. Sembra infatti che il gioiello sia la chiave per raggiungere un favoloso tesoro che fa gola a molti. Il colpo riesce, ma Lupin si accorge che la pietra venduta dall'oscuro Himuro è solo un falso. Nel frattempo il nostro ladro gentiluomo incontra Maki, una bambina che vuole diventare l'allieva del più grande ladro del mondo. Tra colpi di scena e azioni rocambolesche Lupin e soci arriveranno di fronte al mistero della sirena, mentre Lupin riflette sul proprio mestiere di ladro.

La trama come si può vedere è abbastanza classica nello sviluppo e non c'è nulla che non si sia già visto in special precedenti. Lupin accetta il furto ma è già a conoscenza del mistero legato alla gemma, Fujiko è sempre pronta a tradire ma alla fine torna sempre dalla parte dei giusti, Jigen e Goemon fanno le spalle ecc. 

Sicuramente punto forte del film è una straordinaria qualità tecnica nel disegno, con inquadrature veloci e molto movimentate. Cosa che riesce a dare il giusto ritmo alla storia e trasformare un classico inseguimento alla "Lupin" in qualcosa di visivamente d'impatto. Il character design dei personaggi è molto carino da vedersi, con questo mix  molto dolce nei tratti e minimale nei disegni del volto.

La caratterizzazione dei personaggi è abbastanza classica, l'unica eccezione è Lupin stesso che attraverso Maki e il confronto con suo nonno si analizza per comprendere cosa ci sia dietro alle proprie azioni, cosa lo spinge ogni volta ad annunciare il colpo e lanciarsi in sfide impossibili, se non ci sia una sorta di maledizione che costringe tutti i membri della famiglia Arsenio a lanciarsi sempre in nuove sfide fino alla fine. Ho trovato molto bella questa scelta, anche perché alla fine non c'è una soluzione effettiva alla domanda e tutto viene lasciato nel dubbio (tranne per il fatto che Lupin si diverta a fare quello che fa). Bello anche il personaggio di Maki, con la ragazzina che grazie alla sua energica caparbietà diventa una divertente spalla per il nostro ladro gentiluomo, e grazie a lui riesce a crescere fino a maturare come ragazza. Carino il rapporto che si instaura tra Misa e Maki, la prima vista come una specie di strega per le sue capacità sovrumane di guarigione (una specie di Wolverine alla giapponese) e la seconda che viene da una vita difficile, ma che trovano nella loro amicizia la forza per andare avanti. 

I cattivi non lasciano il mordente, e come detto sopra non ci si discosta molto dal classico nemico da special di Lupin, quindi avido e alla ricerca del potere per i propri scopi. L'unica nota negativa la darei proprio alla scelta degli sceneggiatori di trasformare il cattivo Himuro nella parte finale del film in una sorta di Hulk giapponese, cosa che ho trovato molto forzata e poco azzeccata nel contesto proposto.

Il mistero dietro al tesoro della sirena e a Misa (l'amica del cuore di Maki) ha qualche spunto interessante, ma la storia non si dimostra mai capace di attirare l'interesse sul fatto e preferisce concentrarsi sui personaggi (forse la scelta migliore).

Il doppiaggio italiano mi sembra buono (Anche se la voce italiana di Misa non mi è piaciuta) e non dovrebbero esserci censure (ma non sono sicuro al 100%).

Piccola riflessione personale: È possibile che solo in Giappone le trappole dopo secoli di inutilizzo funzionino perfettamente come se fossero state installate ieri? Senza neanche un minimo di ruggine? 

In definitiva è uno special nella media, non ci sono particolari elementi negativi ma neanche elementi fortemente di pregio. Diciamo che si lascia guardare, forse l'unica cosa interessante è la particolare cura per l'animazione, sopratutto nelle scene d'inseguimento. 
   
  

lunedì 10 ottobre 2016

Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo - Recensione -


Rupan Sansei - princess of the breeze ~Kakusareta kūchū toshi~)
special TV anime
Regia: Takaomi Kanasaki
Char. design: Takahiro Kagami
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment
Rete: Nippon Television


Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo è il ventiquattresimo (venticinquesimo contando il crossover Lupin III vs. Detective Conan) special televisivo animato dedicato a Lupin III. Nonostante il nome faccia pensare a qualche collegamento con il primo film dello studio Ghibli (Laputa - Castello nel cielo), il film si avvicina per tematiche e ambientazioni al film Il castello di Cagliostro, sempre diretto da Miyazaki con protagonista Lupin. 

La storia parte con Lupin che cerca di rubare il tesoro di Shahalta, nazione montuosa e incessabile che fonda la sua economia su uno speciale tipo di elio e sulla tecnologia dei dirigibili. Il popolo dopo un violento colpo di stato ha abbattuto la monarchia per instaurare una repubblica. Durante il colpo Lupin scopre di essere stato anticipato da una banda di pirati dell'aria, ma quando riesce a recuperare il tesoro scopre che esso è composto da un bambino (Ramu) e una scatola vuota. Il ladro gentiluomo decide allora di aiutare Yutika (una delle componenti della banda) per scoprire la verità sul misterioso tesoro di Shahalta.

Possono una neonato, una "ragazzina" graziosa, Lupin e la sua banda salvare il film? La risposta breve è Ni. 

La caratterizzazione dei personaggi è veramente buona. Vedere Lupin e Jigen comportarsi da novelli papà, con Goemon in veste di zio amorevole che guarda caso passa sempre da quelle parti con qualche pensierino (giapponese) per il bambino è qualcosa di estremamente divertente. Lupin è veramente energico ed è bello il rapporto quasi paterno che si instaura con Yutika. Ramu è forse il pezzo forte dello special, difficilmente si potrebbe credere che un neonato possa essere cosi divertente, I minuti in cui lo si vede andare in giro con Lupin a fare furti sono forse uno dei punti più belli dello special, con il duo che diventa una specie di star popolare (con tanto di video su youtube, selfie e gente che tifa per il duo). Il fatto che in molte scene imiti le espressioni di Lupin e Jigen è carinissimo. Yutika è veramente un personaggio ben caratterizzato, con una evoluzione nel tempo veramente ben riuscita. Le sue espressione sono davvero adorabili (sopratutto quando Lupin la prende in giro chiamandola ragazzina). Mr G con il suo modo assurdo di fare (molto texan style), con il suo continuo ricorrere alle armi da fuoco per qualsiasi cosa (anche solo per salutare) e la sua aria da vecchia cariatide (anche se poi nella bottiglia c'è solo latte) è veramente fantastico.

La trama è carina ma sostanzialmente debole, e si sente forte l'influenza del film di Miyazaki (quasi tutte le scene principali del castello di Cagliostro sono presenti, rendendo il tutto più una sudditanza che un reale omaggio). Le parti originali funzionano a tratti, alcune meglio riuscite (sopratutto le scene con il neonato e quelle in cui lupin incontra le ex guardie reali), altre imbarazzanti nella loro realizzazione. La parte finale e alcuni personaggi sono veramente orribili. I nemici sono abbastanza anonimi e senza una motivazione accettabile. Sopratutto il primo ministro Shion Adel Bikrobute ha nella maggior parte del film un atteggiamento apatico e lascia che Koshal Van Shutelvalt distrugga e inquini il paese per il proprio tornaconto personale. Tranne negli ultimi minuti dello special tv dove ha un cambiamento caratteriale incomprensibile e forzatissimo. Passando dal menefreghismo più totale a "Il mondo mi odia! io odio tutti!" attaccando il cattivo principale a "l'ho fatto solo perché volevo proteggere x" (tra i lacrimoni di tutti), il tutto in meno di cinque minuti, rendendolo peggio di un ragazzino isterico che non ha ricevuto come regalo il nuovo Iphone (facendo comprendere come gli sceneggiatori si fossero solo accorti all'ultimo che a pochi minuti dalla fine non avevano ancora risulto il problema dei cattivi. Ricorrendo quindi al primo motivo valido per risolvere tutto). Il personaggio di Rasha è sostanzialmente inutile e non ha nessuna economia negli eventi della trama, beccandosi poi il premio più ambito senza motivo.

Il character design è veramente bello, con questo taglio più secco e realistico. Sopratutto Lupin è veramente ben riuscito e sembra molto più adulto del solito. Fujiko per quanto non abbia un ruolo di primo piano ha un tratto veramente bello e l'uso di una tutta da motociclista ne accentua le forme molto erotiche senza mai cadere nel volgare (gli animatori lo sanno e non mancheranno le inquadrature strategiche per evidenziare il fatto)  Le animazioni sono buone anche se non sono eccezionali. In questo special c'è il gradito ritorno della mitica Mercedes-Benz Typ SSK, anche se sotto forma di una brutta cgi che ne ammazzo di molto il fascino. Avrei evitato di mettere in scena quella imbarazzante (per quanto divertente) dell'incitamento evacuativo nei confronti del pargolo, che gode di una stitichezza leggendaria. 

Il doppiaggio italiano è buono e non sono presenti censure di sorta. Anche se alcuni dialoghi sono stati addolciti (Per esempio Yutika nel Colosseo da del pervertito a Lupin e non del mascalzone come nel doppiaggio italiano). 

In definitiva questo è uno special carino, che a tratti diverte, ma soffre di una sceneggiatura debole e troppo legata al film di Miyazaki e alcuni personaggi fuori da ogni schema. In parole povere è nella sufficienza.     

martedì 4 ottobre 2016

I Magnifici 7 (2016) - Recensione -


Anno: 2016
Durata: 132 min
Genere: azione, western
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: Richard Wenk, Nic Pizzolatto

Ormai è un fatto certo Hollywodd non ha più il coraggio per proporre qualcosa con un grosso investimento senza allacciarlo in qualche modo a qualche big del passato. Ecco qui un film tutto sommato decente che deve tenersi un nome molto più grosso di lui.

Siamo in California nel 1879 . Il piccolo villaggio di Rose Creek è perseguitato da Bartholomew Bogue e i suoi scagnozzi, che intendono cacciare gli abitanti per poter sfruttare il terreno ricco d'oro. Quando Bogue arriva ad incendiare la chiesa e massacrare alcuni abitanti della cittadina si scatena la rabbia della popolazione. La giovane vedova Emma Cullen parte alla ricerca di pistoleri per organizzare la rivolta. 

I Magnifici Sette
Partiamo dalla premessa che questo film dell'originale mantiene poco e nulla, giusto lo spunto della difesa di una città in mano a un cattivo e poco più. La trama è abbastanza sempliciotta nel suo sviluppo, il classico assedio in cui i nostri dovranno affrontare varie orde di avversari fino all'epilogo finale. Il film al netto dei proclami di modernità non si discosta tanto dai vecchi cliché del film western alla John Wayne. L'unica grossa novità è quello del cast multietnico che fa molto politically correct, ma è un pugno nello stomaco nei confronti della realtà storica (onestamente nel cast mancavano solo un italiano per diventare l'incipit di una barzelletta), compreso una donna che sa spare e che fa farà il sostituto di uno dei magnifici quando non sarà presente in scena. 

Il film si potrebbe almeno salvare se ci fosse almeno una motivazione decente dietro alla scelta dei comprimari di seguire Denzel Washington in quello che si preannuncia un sicuro massacro. Peccato che il film non abbia ne voglia ne tempo per dare anche un briciolo di spiegazioni e il modo in cui vengono reclutati potrebbe essere riassunto cosi:

Denzel: "Dimmi ti piacerebbe venire con me in quello che sicuramente si preannuncia un'impresa suicida, in cui se va bene alla fine della fiera non si salverà nessuno?"

Tizio: "Mmmm... Aspetta (controllando l'agenda).... Ci pagheranno?

Denzel: "Ci pagano una miseria"

Tizio: "Ah! Ok, per questa settimana sono libero".

Davvero non sto scherzando. Nessuno a parte Denzel Washington e Chris Pratt ha una motivazione o uno straccio di caratterizzazione per fare quello che fa. Sembrano letteralmente  dei mentecatti che vanno allegramente al massacro perché si. Peccato perché tralasciando il discorso storico i personaggi presentati sono tutti abbastanza interessanti. Abbiamo l'abile capo nero; un cecchino attanagliato dai sensi di colpa; un cinese che lo accompagna abilissimo con i coltelli; un messicano; un indiano che combatte con arco e  tomahawk; un gigantesco montanaro/cacciatore di scalpi interpretato da Vincent D’Onofrio che combatte come un'orso (che nel doppiaggio italiano ha una voce da idiota) e un irlandese ubriacone (Chris Pratt) ma dal cuore d'oro. È davvero un peccato che la sceneggiatura non si impegni per nulla per dare uno straccio di caratterizzazione al cast. Tanto che il film non cerca minimamente di nascondere le proprie pecche narrative.

Le scene di azione sanno intrattenere, ma si nota che Antoine Fuqua non sa narrare le sparatorie e i duelli, limitandosi a eroi che fanno fuori con un singolo colpo l'avversario senza mai sbagliare, qualsiasi sia la minaccia gli si pari di fronte, con situazioni al limite dell'assurdo con i protagonisti che in campo aperto vanno incontro al nemico a canna spianata o peggio all'arma bianca inarrestabili, mentre l'avversario si limiterà a sparare a casaccio sperando di colpire qualcosa. Almeno durante il film non ci si annoia mai e questo è sicuramente un grande pregio nel panorama dei remake moderni.

Il cattivo è onestamente uno dei più brutti e noiosi che il cinema western abbia mai partorito. Sembra la caricatura di una caricatura di un cattivone classico da film western, tanto che Peter Sarsgaard sembra aggirarsi sul set in preda a un torpore da oppio per quanto è annoiato da quanto gli accade intorno.

In definitiva i magnifici sette (2016) è un film guardabile, che diverte, con buone scelte d'azione ma afflitto da una sceneggiatura debole e un accostamento a un grande film western che non può che affossarne il giudizio finale.           

lunedì 3 ottobre 2016

Lupin III - La pagina segreta di Marco Polo - Recensione -


Regia: Hajime Kamegaki
Soggetto: Katsurō Hidaka
Char. design: Masamoto Sudō
Musiche: Yūji Ōno
Studio: TMS Entertainment

Lupin III - la pagina segreta di Marco Polo è il ventitreesimo special tv prodotto sul ladro gentiluomo (ventiquattresimo se consideriamo il cross over con Detective Conan). In Giappone è stato trasmesso il 2 novembre 2012, mentre in Italia è arrivato solo il 1 ottobre 2016 alle 23:35 (perché Mediaset non è contenta se non rende impossibile la vita del fan di Lupin).

Lupin è sempre un vero Gentleman 
La trama vede Lupin III accusato dell'omicidio di Theo Argento, un famoso archeologo genovese, che ha scoperto nel palazzo San Giorgio una pagina mancante del "Milione" di Marco Polo, attraverso la quale sarebbe possibile trovare un tesoro di inestimabile valore. Durante la ricerca del tesoro si troverà a fare da guardia del corpo alla giovane Lisa Argento, nipote dell'archeologo, ricercata da una oscura organizzazione. Nel frattempo Goemon si troverà impegnato in un allenamento che lo terrà  coinvolto mente e "cuore".

Devo dire che Lupin III - la pagina segreta di Marco Polo è stata una piacevole sorpresa da vedere. La trama per quanto molto semplice e sempre attenta ad non uscire dai binari preimpostati, sa intrattenere e divertire. I colpi di scena e i momenti comici sono ben inseriti e alternati tra loro. Zenigata qui ha una caratterizzazione più adulta e interessante da vedere rispetto al suo classico ruolo di macchietta comica dedita solo a inseguire Lupin, regalando in alcune scene una forza e una intraprendenza inaspettate (la scena della lotta a suon di colpi di Judo è davvero spettacolare). L'aura di mistero sul tesoro riesce a funzionare per tutto il film e il colpo di scena finale è veramente ben azzeccato come messaggio e soluzione.   

È interessante notare come lo special sia composto da due storie parallele, quella di Lupin alla ricerca del tesoro e quella di Goemon che si ritrova a studiare presso un maestro che lancia massime sulle mele (perché le mele sono immuni dalla sete di sangue secondo costui. Il perché.... lo sa solo lui) e la sua famiglia composta da tre bellissime ragazze. Senza che questo rallenti o confonda la storia, anzi rendendola ancora più interessante e appagante da vedere. Riuscendo alla fine a far convergere le due storie senza particolari discrepanze.  
 
Davvero pregevole i fatto che Goemon abbia questa volta una storia parallela degna di questo nome, e che incredibile ma siano riusciti a rendere divertente quel serioso di un Samurai. La scena del bagno per quanto ormai da manuale del fumetto Giapponese è veramente divertente per le reazioni da fesso di Goemon. Il tutto grazie anche ad una semplice, ma molto buona caratterizzazione delle tre sorelle (che mi hanno ricordato molto le tre sorelle di Occhi Gatto) che vivono nel Dojo dove si allena Goemon, che regalano grazie alle loro marachelle una storia molto ben riuscita. Dal morire dal ridere la scena dove Goemon parte al salvataggio di una delle sorelle del dojo, con frasi degne del peggior Shojo e con l'aria che si riempie di una atmosfera sognante, mentre  una esterrefatta Fujiko si chiede da dove vengono tutti questi luccichii. Peccato il nostro Ghé-Ghé non abbia nessuna voglia di accasarsi con la maggiore delle tre sorelle e fugga verso nuove avventure.

È  davvero interessante scoprire che Marco Polo in Giappone è soggetto di studi scolastici. Sopratutto per aver descritto per la prima volta al popolo europeo la loro terra, da lui definita Cipango e dipinta come un paese fatto di palazzi completamenti rivestiti d'oro.

Peccato per una Lupin girl (Lisa Argento) davvero imbarazzante, con una importanza nella economia della storia nulla o poco più, e una caratterizzazione ancora peggiore (Si lo so che durante la storia avrà una maturazione che la porterà a credere in se stessa e non affidarsi agli altri, ma onestamente a mio giudizio non basta per salvare il personaggio). Sembra quasi che Lupin se la porti dietro per contratto o una cosa simile. Anche il cattivo non sfugge da un profilo blando e dalle motivazione non molto chiare. Comparendo solo quando la trama ha la necessità di avere una scossa.

Il character design di Fujiko mi ha lascito contrastato, il tratto del viso mi piace molto, il resto no. Per il resto un buon lavoro, sopratutto sono ben fatte le espressioni scimmiesche di Lupin. 

Il doppiaggio è molto buono e non sono presenti censure di sorta.

In definitiva Lupin III - La pagina segreta di Marco Polo è  uno special che sa divertire lo spettatore, ha buone trovate e forse una delle migliore storie riguardanti Goemon. Di certo si può trovare molto di meglio ma anche di infinitamente peggio. Sicuramente da vedere, sia per chi si avvicina per la prima volta a Lupin che al Fan accanito dello stesso.          

lunedì 26 settembre 2016

Tartarughe Divine - Recensione -


Tartarughe divine è un romanzo scritto da Terry Pratchett, tredicesimo volume della serie mondo disco.

Fin da quando il primo uomo ha preso conoscenza della transitorietà in questo mondo sono nati vari culti per cercare di dare una spiegazione e un sollievo alla visita del cupo mietitore. Inizialmente attraverso semplici riti per i morti, che nel corso del tempo si sono evoluti in riti e istituzioni sempre più complessi e articolati, con l'ulteriore compito di regolare anche la vita terrena oltre che quella post morte.

Ogni culto anche il più semplice ha bisogno di soggetti e regole che ne amministri la conservazione e ne permetta lo sviluppo. Dal credo nasce potere e ricchezza, perché per garantirsi una bella vita nell'aldilà non c'è prezzo che tenga. Nel corso del tempo nascono sempre nuove regole e teorie per regolare i nuovi eventi o conoscenze del periodo (basti pensare alla varie teorie sulla vera natura del Cristo). Ovviamente queste finisco per creare nuove teorie alternative a quelle ufficiali che vogliono soppiantare le vecchie. Scoppiano conflitti, battaglie per stabilire chi avesse i Dei/Dio più forti/e.

Ma se fossero gli stessi dei ad avere la necessità di essere venerati e temuti per sopravvivere? Come una sorta di nutrimento senza del quale  non sarebbero altro che spiriti senza nome? Prachet con la sua visione sarcastica e umoristica mette in luce come la religione possa influenzare la nostra vita, anche nei più piccoli dettagli (basti pensare alle recenti discussioni a favore o contro il matrimonio omosessuale o anche più semplicemente sull'omicidio). Sul fatto che molto spesso le parole della nostra religione siano state, e vengano tutt'ora, storpiate per fini che non erano previsti originariamente (Basti pensare alle guerre di religione). Il tutto senza mai cadere nel volgare o nell'offensivo, anzi finirete per ridere per le continue riflessioni e battute del romanzo (tranne quando non sarete impegnati a schiaffeggiarvi la fronte fino a renderla insensibile per aver compreso la verità dietro alla battuta).

Prendere le sembianze di una modesta e poco appariscente tartaruga non è certo il modo più entusiasmante per presentarsi a un proprio fedele, ma per "il grande e possente" dio Om sembra essere l'unica soluzione rimasta. Sembra infatti che sia rimasto a secco di credenti e che il resto dei presunti fedeli creda più per paura o convenienza nella realtà tangibile della "Quisizione" (una versione ben poco romanzata della reale inquisizione spagnola). Il dio Om sarà costretto a far i conti con l'unico fedele rimasto (lo stolto monaco Brutha) e a intraprendere un viaggio per comprendere cosa rende realmente grande un Dio e da cosa nasca la sua forza. Un viaggio che si trasformerà in una riflessione al vetriolo sulla religione e i suoi fedeli.

Non avevo letto prima un libro di Pratchet e devo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso per la trama entusiasmante e per le continue battute esilaranti.
La trama funziona perfettamente e non ho riscontrato momenti di noia o inutili riempitivi. I personaggi sono tutti perfettamente caratterizzati, sia quelli principali che quelli secondari. In special modo divertenti e interessanti sono i due protagonisti del romanzo, il dio Om e il monaco Brutha. Con i due che devono confrontarsi e interagire per raggiungere la meta, con una evoluzione interna ben riuscita e che non si limita a due frasette da dire a fine libro. Con il risultato finale di vedere due personaggi completamente diversi dall'inizio del romanzo. 

Durante il viaggio che intraprendono i nostri protagonisti possiamo notare dei continui riferimenti alle varie religioni dell'umanità, dal cristianesimo al pantheon greco e norreno. Interessante il fatto della formazione e potenziamento di un dio grazie ai propri fedeli e cosa succede quando un dio perde anche l'ultimo fedele rimasto. Vi farete delle grasse risate quando scoprirete come sono fatti questi dei e come non siano molto più svegli rispetto ai loro fedeli.

In definitiva consiglio vivamente questo romanzo. Diverte e fa riflettere e credo che a un romanzo non si possa chiedere di più. Mi sono sinceramente affezionato ai due protagonisti del romanzo e per una volta mi sono dispiaciuto molto di essere arrivato alla fine di un romanzo. 

lunedì 19 settembre 2016

Independence Day - Rigenerazione - Recensione


Titolo originale: Independence Day: Resurgence
Durata: 120 minuti
Genere: azione, fantascienza, catastrofico, avventura
Regia: Roland Emmerich


Chi di voi si ricorda di quel film baraccone chiamato Independence Day? Quel film pieno di stereotipi e cliché, il tutto condito da una buona e cara invasione aliena? Probabilmente in molti. In fondo è un film che sa intrattenere, ha ottime esplosioni, alcune trovate ben riuscite e un Will Smith nel suo periodo più fulgido della sua carriera d'attore, con un carisma che da solo riesce a tenere quasi a galla l'intero film. Un film che del sentimento che riusciva a trasmettere allo spettatore ne faceva la sua arma vincente. Dopo diversi tentativi di riutilizzo fallimentari della stessa formula da parte del regista Roland Emmerich (Godzilla, The Day After Tomorrow, 10.000 AC, 2012 ecc), riuscirà con il seguito del suo più illustre film a creare un pellicola riuscita?

Sono passati vent'anni dall'invasione aliena, l'umanità si è evoluta rapidamente grazie alla tecnologia extraterrestre riuscendo ad aprire varie colonie nello spazio e un sistema di difesa satellitarie (anche se per il resto la tecnologia è rimasta uguale alla nostra, compreso  l'orribile usanza di dare nomi idioti ai programmi di messaggistica). L'umanità si appresta a festeggiare il ventesimo anniversario della fondazione del suo sistema di difesa quando dallo spazio arriva un ospite inatteso. La razza umana sarà pronta per ricevere una nuova invasione? Questa volta guidata da una regina grossa e furiosa, con tanto di mega nave grande come la luna?

Il film di Emmerich si può definire un riuscito seguito del primo capitolo?  Diciamo che ne rappresenta un seguito decente per un film che di suo non era un capolavoro della cinematografia moderna. I principali difetti sono due:

1) La caratterizzazione dei personaggi è qualcosa di terribile, sembra di assistere alla fiera dello       stereotipo cinematografico. Abbiamo il personaggio problematico ma belloccio e abile; il personaggio che deve superare il senso d'inferiorità per un padre ammirato da tutti; la spalla comica; il presidente eroico;  gli alieni hanno sempre le sembianze insettoidi ecc. Il che rende impossibile che un personaggio rimanga impresso per più di un'ora nella memoria di chi ha visto il film. L'unica eccezione sarebbe la pilota cinese, ma la sua importanza nelle vicende del film è pressoché nulla, visto che serve solo come contentino per il mercato cinese (che ormai è diventata l'ancora di salvezza per una industria sempre più a corto di idee).

2) Difetto che caratterizza la maggior parte dei film Remake/Reboot/Sequel di questo decennio e non solo questo film, è la costante sudditanza al film/saga di appartenenza, quasi si avesse paura che una trama che non abbia una strizzatina d'occhio a qualche scena o cliché di rimando al brand portasse lo spettatore in uno stato confusionale su quale film stia effettivamente guardando in quel momento.  Il problema è che in questo film sembra che ogni scena memorabile del film del 96 sia stata trasposta quasi fedelmente in questo, causando una sensazione cosi forte di Dejavu che comincerete a pensare di star guardando una director cut del primo film piuttosto che un sequel.      

La Regina Aliena
Per quanto riguarda la trama possiamo dire che nella sua non originalità riesce comunque ad attirare l'attenzione dello spettatore, sopratutto per le scene di combattimento (un mio amico avvezzo ad addormentarsi per la stanchezza a metà film è rimasto sveglio per tutta la durata del film, quindi diciamo che sa intrattenere). Ma se messa sotto un'analisi leggermente più accurata il film rivela una serie di buchi di trama o comportamenti idioti cosi grossi da rasentare la comicità involontaria. Con gli alieni che mostrano contro ogni logica il loro punto debole (cascando nello stesso tranello del primo film), il presiedente degli stati uniti che adotta gli stessi atteggiamenti suicidi del primo e una invasione aliena che è solo una versione ingigantita della precedente (e potremmo andare avanti per molto). Un'altra pecca è che il film non riesce mai a coinvolgere lo spettatore nel senso della tragedia incombente che si sta abbattendo sul pianeta, se per il primo era più che sufficiente mostrare la distruzione di alcuni edifici storici, oggi riproporre la stessa cosa ma in grande stile non riesce a trasmettere lo stesso sentimento, se non un parziale senso di noia. Alcune soluzioni per quanto non siano il massimo dell'originalità sono abbastanza buone da rendere il film più credibile rispetto al film del 96 (anche se riprendono molto gli stilemi di Alien)  sopratutto l'introduzione delle motivazioni e di ciò che temono gli alieni rende più interessante la loro fazione.

La scelta di usare dei nuovi protagonisti per il sequel si è rilevata fallimentare, visto che nessuno di essi riesce ad emergere dal mare di mediocrità in cui sono stati pensati, e il paragone con i vecchi è imbarazzante. Jeff Golblum viene investito del ruolo che aveva Will Smith nel precedente film (quello di tenere su la baracca con il proprio carisma), ma non ha la stoffa per riuscirci e i suoi tentativi di salvare il salvabile sono orribili. Alcune scelte di cast sono incomprensibili. Aveva senso mettere un imbarazzante signore della guerra che uccide alieni a colpi di machete? o l'affiancarli un impiegato macchietta comica come spalla?

La battaglia finale vista in modo realistico.

Ora datemi una bomba seria!!! .... ehm... scusate i ricordi! 
La battaglia finale contro la Ragina-Kaiju è visivamente d'impatto ma è fin troppo meccanica e poco coinvolgente per il pubblico, risultando più simile a un gameplay di qualche videogame tipo Serious Sam (ma senza lo stesso divertimento).
  
Il film apre a un terzo capitolo con nuovi interessanti eventi, ma se la formula non cambia non credo che gli darò una possibilità.

In definitiva questo film è un mezzo fallimento, ma riesce comunque ad intrattenere e a tratti a divertire. Peccato per una sceneggiatura blanda, personaggi poco sviluppati e una trama piena di buchi e stupidaggini che affossano quanto di buono si vede nel film. Per fare un buon film non basta mettere la stessa formula del film del 96 ma maggiorata, bisogna che dietro ci sia un solido progetto.              

martedì 16 agosto 2016

Ghostbusters (2016) - Recensione -


Anno: 2016
Durata: 116 min
Genere: fantascienza, commedia, azione
Regia: Paul Feig
Sceneggiatura: Kate Dippold, Paul Feig



Le protagoniste del film.

Ma possibile che i protagonisti di colore devono
sempre usare slang e atteggiamenti da getto?
Il nuovo Ghostbusters fin dagli inizi non è di certo partito sotto il segno di una buona stella; tra fans dei capitoli storici sul piede di guerra per la minaccia di vedere i propri eroi rovinati in questo reboot, femministe pronte ad osannare il film a priori e marchiare chiunque come misogino solo per l'ardire di muovere qualche critica al film (anche solo negli aspetti più tecnici). Insomma il film ancora prima di uscire si è trasformato in una immensa bagarre mediatica tra insulti e boicottaggi, di cui la stessa Sony non può negare di aver fomentato il fenomeno nella speranza di ottenere un maggior riscontro di pubblico. Sarebbe stato troppo facile schierarsi in una delle due barricate e chiudere il discorso li, invece per amore della verità e della comprensione ho preferito andare a vedere il film per avere una mia idea personale, scevra da pregiudizi o paragoni di capitoli precedenti. 

Erin è una prestigiosa ricercatrice, che dopo anni di studi e ruffianate, è sul punto di ottenere una cattedra nella prestigiosa Columbia University. Quando ormai tutto sembra ormai pronto per il grande passo spunta dal passato un libro scritto da lei e dalla sua amica Abby Yates (in cui le due affermavano l'esistenza dei fantasmi) che se venisse scoperto dalla facoltà causerebbe la sua espulsione dalla stessa. Nel tentativo di ritirarne la pubblicazione Erin ricontra la sua vecchia amica di liceo e riscopre l'antico gusto per il mistero. La sua reputazione è persa, ma una grande minaccia si sta per abbattere su New York e solo un gruppo di scienziate squattrinate e leggermente folli capitanate da Abby e Erin sembrano disposte a fermala.  

Si poteva tentare tanto con questo nuovo film di Ghostbuster, le possibilità erano praticamente infinite e il cast femminile poteva dare nuova linfa vitale ad una industria sempre più a corto di idee. Peccato che nonostante il film in sostanza risulti piacevole alla visione, sia costellato da una serie di pesanti errori che ne minano pesantemente il risultato finale.

La bellissima Kate McKinnon 
La sceneggiatura è lacunosa e fin troppo timida ad uscire dagli schemi già collaudati dal capitolo del 1984. Numerosi sono i punti in cui si senta la mancanza di qualche chiarimento o un momento di pausa per le spiegazioni. Addirittura anche elementi interessanti e possibilmente toccanti che riguardano una delle protagoniste vengono battute in una breve scena e dimenticate due secondi dopo. Molti dei dialoghi sembrano improvvisati sul momento e infarciti di termini "scientifici pseudo-impegnati" che non portano a nulla. La comicità è a tratti ben riuscita, con alcune battute ben costruite alternate ad altre veramente poco riuscite (come: "ti vedo elettrizzato" per parlare con un fantasma di un condannato alla sedia elettrica). Il tutto limitato da una intenzione di rispettare il politicaly correct e il PG-13, sicuramente la volontà è quella di coinvolgere lo spettatore giovane piuttosto che quello più stagionato.

I personaggi messi in campo sono abbastanza blandi e non riconoscibili tra di loro, si fa fatica a riconoscerli in una scena di gruppo. Unica eccezione il personaggio di Holtzmann, che risulta l'unico elemento abbastanza carismatico e divertente da guardare del gruppo, capace da sola di reggere quasi l'intero film. Si vede la volontà del film di trasmetterci un senso di empatia per un gruppo di ragazze che tenta contro tutti e tutto di credere al proprio sogno con un budget da miseria, ma i personaggi e le situazioni sono troppo semplificate per creare anche un minimo di comprensione e affiatamento (anche perché il film preferisce dedicarsi alla componete d'azione piuttosto che riflessiva). 

Uno zaino protonico che finalmente
sembra realistico. 
Alcuni elementi messi in campo sono interessanti. Per esempio il fatto che finalmente i le attrezzature degli acchiappa fantasmi siano visivamente fatti con pezzi di fortuna (tubi, griglie di ventilazione, fili elettrici esposti ecc) e abbiano bisogno di continue messe a punto prima di essere pronte per la battaglia (alcune delle migliori scene comiche riguardano proprio questi frangenti), invece che essere pronte come se fossero appena uscite dalla fabbrica. Il fatto che le armi siano tante e diverse offre una riuscita diversità di approccio e un aspetto più realistico al film, con possibilità di ottenere scene più movimentate e divertenti da seguire (cercando di sopperire a uno dei nei del primo capitolo, dove i protagonisti nelle scene di combattimento rimanevano perennemente immobili e poco coinvolti nella lotta). Peccato che quanto detto sia stato messo in campo solo nella parte finale, perché vedere gli acchiappafantasmi muoversi, colpire e venire a loro volta colpiti è stata la scena più bella del film.

Assolutamente inutili e brutti i camei dei protagonisti ancora viventi dei precedenti film, che nulla dicono o aggiungono (probabilmente la loro intenzione era quella di rimanere poco coinvolti nel film in caso di flop). Bastava semplicemente una scena dove i vecchi Ghostbuster lasciavano il testimone alle nuove generazioni per fare un lavoro onesto, un po' come era successo nel film di "Star Trek- Il futuro ha inizio", e invece si è preferito queste scene irritanti nella loro pochezza costruiva. In primis Bill Murray che compare in ruolo noioso e inutile (Per me nelle scene in cui era presente aspettava solo che qualche elemento della troupe gli staccasse l'assegno per andarsene). Probabilmente il povero Harold Ramis si sta rigirando nella tomba per lo sdegno. 

Una piccola parentesi sull'elemento femminista del film. Come spero si sia capito nella recensione non ho nulla contro al fatto che i personaggi principali del film siano tutti di sesso femminile, anzi sono convito che sia stata in fondo una scelta interessante e coraggiosa per un film con quelle ambizioni. Un film che mettesse alla berlina con una buona comicità tante convezioni cinematografiche, che ormai da un secolo hanno precluso ai personaggi femminili un ruolo principale o anche solo la comparsa in alcuni generi poteva essere veramente una bomba. Cosa abbiamo invece nel film? Una sorta di ripicca in salsa infantile dei personaggi con coppia di cromosomi  XY. Tutti i personaggi maschili vengono ridotti a macchiette comiche di pessimo gusto, con una comportamento cafoneschi e idioti, con il film che scimmiotta una sorta di "Girl Power" molto vuoto e irritante (per non dire idiota.). Tutta questa storia di un gruppo di ragazze che nonostante siano il lato debole vincono è solo una pagliacciata attira pubblico. Veramente un'occasione sprecata. 

In definitiva Ghostbuster 2016 è un film piacevole che mi sono divertito molto a vedere, anche se costellato da una serie di errori e mancanze che se risolte ne avrebbero fatto un grande film. Non sarà il miglior remake mai creato, ma ho visto molto di peggio (come Jurassic word per dire). Il mio consiglio è di andarlo a vedere o noleggiare il film senza farsi grosse speranze sia non senso positivo o negativo, per poi farsi a mente serena un proprio giudizio. Che a prendere posizioni da guerra fredda senza neanche aver visto il film o peggio solo per averlo letto delle recensioni di parte sono bravi tutti.